Gen
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SNOOPY E WOODSTOCK
22 Gennaio 2012 | Tagged SNOOPY | 3 Commenti
Gen
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Forconi caudini/ L’Italia degli inadeguati privilegiati è finalmente esplosa
20 Gennaio 2012 | Tagged forconi sicilia rivolta | 1 Commento
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L’Italia degli inadeguati privilegiati è finalmente esplosa. Monti comincia a diventarmi simpatico. Eravamo abituati ai burocrati, ai medici, agli insegnanti, agli intellettuali a tariffa che utilizzano lo scontento generale per far diventare ‘battaglia politica’ l’incapacità e la disorganizzazione. La più drammatica dimostrazione di quali danni facciano l’abbiamo avuta col comandante senza qualità. Neppure lì, nel mondo dei lupi di mare, trovi più uno che sappia fare quello che deve fare. Figuriamoci un po’.
Eravamo abituati ai giornali succursali delle segreterie di partito, in cui tutta la realtà è tagliata e cucita secondo le esigenze individuali di ricollocazione e di preservazione di sè. Ora il danno ci appare in tutta la sua infetta penetrazione. Ovunque, anche dove proprio non potremmo fare a meno della ‘competenza’, troviamo un inetto incapace che ad ogni allarme urla alla meritocrazia.
Ora l’Italia dei precari esistenziali si scontra con i precari veri; li avevano tenuti fuori dal lavoro annullandone il mercato naturale. Chi era arrivato sullo scoglio di fortuna del protezionismo di massa ora non vuole scendere e inneggia alla moralizzazione, ai concorsi pubblici, perlamiseria! Rispolveriamo la meglio gioventù della mediocrità di Stato. Tutti a verbale! Certo, quando c’erano Loro, i democristiani, un cretino a cui si faceva superare un concorso si guadagnava il lavoro eterno. Ora dura tutto l’espace d’un matin. Troppo faticoso ricominciare d’accapo a ogni cambio di governo.
Nessun talento caschi fuori dal controllo della peggiore ruggine burocrate che ha ucciso l’Italia e gli Italiani, e non la si abbatte nemmeno con le bombe. Fuori dal teatrino delle maschere, i commercianti, gli operai, gli artigiani, i poveri con la partita iva e quelli senza, sfruttati da questi e da quelli. I lavoratori, insomma, non i figliocci. Ma se alzano la voce, wè, e che facciamo? Questi ci fregano il posticino sullo scoglio elettorale.
Sezionando il dissenso, catalogandolo, si annulla tutto ciò che può e vuole essere produttivo fuori dai clan. Saremmo la Merica, se fosse tutto così autenticamente popolare. E invece siamo pur sempre il Paese dei Borgia e di Machiavelli. Se qualcuno protesta senza il marchio del valletto, i valletti si risentono e dicono che non ha il bollino blu. Nella repubblica delle banane, non tutte le banane sono uguali.
Certo che in Sicilia ci sono i mafiosi fra i manifestanti: i trasporti, gli appalti, il mercato ortofrutticolo è pieno di mafia. Come potrebbero gli agricoltori e gli autotasportatori esserne distanti. Ma quindi? Li sciogliamo nell’acido e rimuoviamo cause e problemi?
Ricordo bene l’odio furibondo contro i capi della polizia a Genova. Gli stessi che furono condannati per gli scontri in cui morì Carlo Giuliani acchiapparono Provenzano. E non piacque ai no global. Perchè quegli ‘assassini’, dissero, rimasero in servizio, tanto che riuscirono persino ad arrestare Provenzano. Io, a fare dietrologia, in tanto furore ideologico avverto un vago tanfo mafia style! Come la mettiamo? Allora scrissi una cosa folle: un appello ai no global di andare a spaccare le vetrate delle ville dei mafiosi. Chiesi loro di andare a fracassare i locali gestiti da cosa nostra. I poveri onesti lo fanno tutti i giorni. E anche i ricchi onesti. Quando preferisci arrangiarti, quando fai fatica a sopravvivere con mille euro o comunque con ciò che è davvero tuo piuttosto che spacciare cocaina o grattare con le unghie quella che cade agli altri, sei no global ad honorem. E sei garibaldino, mazziniano, sei Robespierre. Sei Giuseppe Di Vittorio; perlomeno, gli fai un po’ onore.
Ma a sinistra, nella ovattata aristocrazia dei dipendenti pubblici intellettualizzati, i contadini sono ancora fascisti amici del potere democristiano. In ogni caso, io mi preoccuperei. La mafia è roba seria. Proviamo ad avitare che diventi protagonista della repubblica che nascerà. Questo è il momento in cui il Sud ha veramente bisogno di chiarirsi le idee
Gen
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BROCCOLI PROGETTATI COME SOFTWARE: COME TI AFFAMO I FESSI, MENTRE I FESSI PENSANO ALLA LEGGE ELETTORALE
11 Gennaio 2012 | Tagged broccoli laboratorio ogm | Lascia un commento
Dic
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L’Italia ha bisogno di ragazzi generosi e colti, liberi e infaticabili
13 Dicembre 2011 | Tagged clientes | Lascia un commento
La bandiera della rivoluzione pacifica ma popolare l’hanno usurpata i fannulloni e i clienti, i servi e i ruffiani. La lotta per l’equità si infrange su una barriera di abusivi profittatori, camuffati da antagonisti del vecchio equilibrio dei poteri. Non trovando più fondi da raschiare, si sono inventati guerriglieri nella battaglia del popolo. Ma il popolo saprà riconoscerli
Gli usurpatori di ossigeno
La mia amica Anto mi chiede perchè sono così inguaribilmente ben disposta rispetto al genere umano. Continuo a ricevere delusioni, decisamente costose, visto che molte volte, troppe, ho lavorato a gratis e ci rimetto tempo e salute. Ma credo sinceramente che il mondo appartenga ai generosi. Nel mio caso, trattasi proprio di fessi, ma sto studiando perché la fessaggine, affinata, possa diventare generosità.
Mi inorridisce quella tipologia di mediocri che si ingozzerebbe fino a schiattare pur di non rinunciare all’ultima briciola. Sono gli italiani infami, quelli che hanno sempre vissuto a spese di qualcuno, a sbafo grazie a qualcuno, e ora vorrebbero accaparrarsi l’ultima scodella togliendola a chiunque. Si improvvisano indignati ma sono la causa sola e vera di quella bella indignazione che ha sollevato i giovani studenti. Sono i ruffiani che hanno sempre campato a colpi di spintoni, facendo i servi sciocchi abbarbicati alla slot machine dei soldi pubblici. E non sanno nulla, non hanno mai studiato nulla, capre ambiziose e brutali. Hanno sempre facce avvizzite e infelici e forse sanno di essere ininfluenti, malgrado gli schiamazzi.
Se sono, ingegneri, artisti, architetti, muratori o artigiani sognano l’incarichetto e non sanno chi siano Bramante e Brunelleschi. Non ne sfiorano, neppure di sguincio, il miracolo della creatività che fa distinguere un triste travè da un fabbricatore di cose straordinarie. Se sono medici parlano solo di nomi di potenti a cui infliggere la propria inerzia. Mai di malati, mai un indizio di solennità e di scienza; mai un po’ di nobile pietas; solo giaculatorie da servette. Se fanno professioni intellettuali, di intellettuale non hanno nulla. Nessuno slancio o traccia di conoscenza profonda di concetti che non siano ‘bere-fottere-mangiare’. Stanno in bilico sulle unghie, aspettando di grattare ovunque ci sia vita che nasce.
Si nutrono del lavoro altrui, dell’aria altrui, dell’intelligenza altrui. Delle possibilità che il mondo reale genera semplicemente faticando. E vagano, mendicanti e furibondi, sempre avvinghiati alle buste in cui infilano tutto ciò che possono. Ecco, conservano se stessi in quelle metaforiche buste piene di sporcizia, isolati e invisibili. Rabbiosi e infelici, piacciono molto agli aspiranti potenti di scarsa qualità. Sono buoni per sbrigare faccende disgustose. In cambio, infettano ogni spazio vitale, si accaparrano ogni briciola da nascondere nel loro sacchetto fetente. Ma non muovono l’aria, non lasciano traccia, non generano nulla di quel che serve per farci sopravvivere. Se sopravviviamo tutti, malgrado loro, è grazie ai pochi generosi, creativi e liberi, che talvolta lavorano gratis, spesso ci danno una mano per entusiasmo soltanto, ma mettono in circolo aria nuova e buona. E ci consentono di respirare anche se non saremmo noi in grado di produrre ossigeno. Capitalisti veri, in grado di preservare il mondo.
Spero di sentire sempre la gioia che provo ora quando un ragazzo giovane conquista il suo primo lavoro. O quando ottiene un risultato che desiderava, o semplicemente se è felice di sé. Spero con tutto il cuore di portare nel mondo aria pulita, non di sottrarla alle giovani menti. Spero di continuare a condividere l’umanità che ho attorno, non di odiarla come fosse usurpatrice di spazi non miei. Spero che ci sia sempre qualcuno, lontano dal fetore delle buste piene di incapacità, che tiri dritto, forte sulle sue gambe e gioiosamente inafferrabile.
Spero che nessuno mai mi convincerà che il mondo non è capovolto se io sono in piedi e faccio quello che so fare; sono loro a testa in giù, ad aspettare inutilmente che tutti gli altri cadano.
Nov
29
Precarie pernacchie prepariamo
29 Novembre 2011 | Tagged precari clientes | Lascia un commento
Il modo più ovvio per distruggere un sistema equo, di regole, è estremizzare le regole. Non fidatevi di chi sceglie sempre lo stesso bersaglio e ci spara sopra. Fosse la classe dirigente o l’Informazione. Serve solo a inventare valvole di sfogo da cui tutti, piano piano, prenderanno le distanze per sentirsi al sicuro. Non fidatevi.
Io voglio che siano garantiti i diritti dei malati; che non debbano aspettare un anno per una visita che attesti la malattia cronica. Voglio che una persona che ha lavorato 30 anni possa stare a casa e occuparsi di altro, se vuole, se non ce la fa. Voglio che chi ha vent’anni, ha studiato o sa fare l’imbianchino, l’idraulico, possa farlo senza subire il terrore vessatorio di un sistema fiscale che punisce chi lavora e premia chi spaccia la coca. Voglio che sia lo Stato a servirti, a chiederti un appuntamento per quantificare le tue giuste tasse e non tu che devi inseguire decine di uffici inutili, pieni di gente che ti odia perchè ti guadagni da vivere da solo. Voglio che si capisca che se i giovani preferiscono il precariato all’impresa autonoma è perchè hanno paura di un sistema fiscale pensato dai burocrati, dai dipendenti pubblici e non dai commercianti e dagli imprenditori o dagli artigiani. Voglio che un uomo di ottant’anni non debba fare ore di file, prendere un autobus per andare a spiegare a gente che neppure lo ascolta che è malato, che non può camminare o che un agricoltore non debba perdere giorni di lavoro perchè gli sono arrivate tasse non sue, bollette sbagliate, imposte ingiuste. E vale per la sanità, vale per la giustizia, vale talvolta per la scuola. Voglio una società fondata sul dovere, non sul diritto. Ma un dovere reciproco tra Stato e cittadino. E voglio una società in cui ciò che hai: servizi pubblici, organizzazione democratica, istituzioni, sono tuoi, e devi averne cura
Nov
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La politica del carciofo, nei giorni caldi senza carisma
27 Novembre 2011 | Tagged sinistri alternativa molise regione | Lascia un commento
Io vedo invece che si vorrebbe spostare il mare a Venafro pur di non tenere pulito quello di Campomarino e Termoli. Come se bastasse ruotare la cartina del Molise per dire che il Molise è cambiato. Ne abbiamo viste di stranezze nella nostra lunga vita, direbbe il mago Otelma! E io, come il Divino ciarlatano, icona grottesca dell’analfabetismo mistico, dico che il mare, grazie a Dio, (il dio vero) è ancora a Termoli e Campomarino e il progresso di un territorio non si decide a tavolino, mettendo crocette su una cartina capovolta. Le vicende elettorali ci hanno distratto molto, buttando su Frattura una croce fosforescente. Vorrei invece che chi, all’interno della maggioranza, ha al momento facoltà giuridica e democratica per governare questa fase e per segnare il prossimo futuro, eviti rincorse verso il basso, e ribalti il piano di discussione. Le persone fanno la differenza sempre. E proprio per questo trovo ridicola la veemenza di creare capri espiatori per salvarsi ‘la particina nella recita’. La libertà è un diritto fragilissimo. Basta usarlo male e lo si perde.
Ma non mi convinceranno mai a non dare ragione a chi ce l’ha perchè in questi anni pieni di tracotanza senza forza servirebbe qualcuno che sa stare ovunque senza accodarsi a nulla. Una volta la chiamavano ‘classe politica di governo’. Ora se vuoi fare il frikkettone devi dare addosso a qualcuno del tuo stesso schieramento, così, a caso. Pare sia più utile che governare bene o combattere davvero. A me dà un po’ di prurito: se non hai la forza di imporre una tua legittima convizione, o sei fesso o sei in malafede. In realtà, vorrei una bella battaglia vera, di contenuto, altro che cianfrusaglie e magheggi di parole. Una guerra di progresso in cui la classe dirigente, se vuole esserlo, sancisca la propria volontà di evoluzione dai berlusconismi di comodo. L’Italia è stata s-governata da un bravo opportunista che ha impastato con acqua e crusca, come ha potuto, con la classe dirigente che ha voluto. Ora vorrei una botta d’orgoglio e di intelligenza da parte di quelli che vogliono assumersi delle responsabilità invece che assieparsi in attesa che qualcuno lo faccia al loro posto. Il partito nuovo, e lo dico da troppo tempo, non si riconoscerà dal colore ma dalla consistenza e dal marchio: fibra naturale, disposta a farsi stropicciare. Vorrei qualcuno che si alzi in piedi e dica che la Democrazia si difende governando, sbagliando o rischiando a nome e per conto della gente.
Se si continuano a considerare le istituzioni, tutto ciò che ruota attorno, come una recita scolastica e l’unico sforzo è procurarsi una particina, stiamo perdendo una grande occasione di salvezza. Se chi aspira a governare dopo Iorio ha la sola ambizione della ‘particina’ nella recita, non fateci perdere tempo. Non ci servono attori, ci servono persone serie che non sprecano territori e certezze. O, per me sarebbe un sogno, abbiano la tempra e l’onestà di ripartire dallo Stato non dalla sua demolizione. Mi sono rotta le scatole di retorica nichilista. E mi sono rotta le scatole di furbetti, quartierini, soldatini e minus vari. O di quelli che usano le parole a cazzo non avendo soluzioni ma solo bersagli. La mia ossessione è difendere il mare e la campagna. Senza non ci saremo più. E so di avere il coraggio che serve. Non mi faccio confondere da nulla.
Nov
14
I temi della sinistra? La promozione del mercato libero, ma legale
14 Novembre 2011 | Tagged sinistra | Lascia un commento
Il ‘tema’ della sinistra, e della destra e del centro, dopo Berlusk, secondo me, modestamente, dovrà essere la qualità nella politica, prima ancora del cosa e del come,del chi occorre ristabilire il ‘per dove e da dove’. Dopo le escort di contorno che fanno le ministre, io ricomincerei a dare speranza ai ragazzi che sanno fare, umiliati da un mercato che non premia mai la competenza e lo studio. Da una Università che laurea analfabeti arroganti, addestrati a cavarsela con l’aiutino, dall’artigianato che sa fare meglio ciò che il mercato svaluta volutamente. E non parlo della retorica della meritocrazia, parlo di mercati che quantifichino il valore reale della qualità: l’oggetto che funziona deve costare di più perchè è migliore, ma nel target di qualità deve esserci la legalità. Per anni i sinistroidi si sono appassionati a dare addosso al ‘padrone’ demolendone l’immagine senza distinzioni. Mi chiedo come si salva il lavoro se favoriamo il deprezzamento con una antistorica e improbabile demagogia. Se la robaccia cinese costa meno è perchè vale meno, paga meno il lavoro, non rispetta le norme di sicurezza. Ma si tende a dare addosso alle aziende invece che a queste nuove e ormai radicate forme di ‘capitalismo distruttivo’. La qualità costa, ma produce risorse durevoli, produce un mercato contestuale di conoscenze, di specializzazione, dall’artigianato al lavoro intellettuale, che porta nel mondo, non solo nel nostri territorio, qualche nuova possibilità.
Nov
12
Rimanenze di Berlusconismo nei magazzini
12 Novembre 2011 | Tagged sinistra destra politica | Lascia un commento
Siate preoccupati. Non l’abbiamo battuto con i voti. Siate preoccupati della necessità di delegare la Politica ai tribunali, ai voti di sfiducia, ai mercati. Siamo all’azzeramento della Politica e alla definitiva tracimazione degli squali oltre la rete delle politiche sociali e condivise. Siate preoccupati non vendicativi
Il Berlusconismo nella comunicazione è stato: macchine del fango, dossieraggi contro i nemici, mirati e martellanti, volgarità, concetti elementari fatti passare per genuinità popolare; fedeltà nevrotica al leader, al limite dell’idolatria, negazione, scientifica, di ogni verità oggettiva che potesse metterlo in difficoltà. Tacere sui suoi punti deboli, esaltare l’aggressione, personale, agli avversari proprio perché si distruggesse, contestualmente, ogni discussione generale, più profondamente politica e e quindi non emotiva. Lo scopo era, dunque, indirettamente, annientare la sinistra disinnescando i suoi linguaggi, la sua cultura, la sua memoria. Il linguaggio doveva diventare quello di una servetta volgare, in ogni livello ed in ogni spazio pubblico, affinché i temi generali fossero sempre violentemente evitati, a vantaggio delle beghe personalistiche. E la gente, la gente vera, doveva limitarsi a condividere le ragioni di quel capetto o di quell’altro. Belando belando, si doveva convincere la gente che la Democrazia è la libertà di dire vaffanculo a qualcuno, e non di non consentirgli di governare una Nazione. Ma, soprattutto, lo scopo era semplificare, brutalizzare, instupidire il dibattito pubblico perché chiunque potesse sentirsi incoraggiato a conquistare la scena. Accesso facile alla televisione per ballerine senza qualità, accesso ai giornali per i gossippari, gli esperti di presenzialismo scambiati per giornalisti, tecnici, medici o avvocati veri, deprezzamento del lavoro con una massiccia sostituzione della qualità con la competitività: più sei disposto ad acciaccare chiunque e più sei bravo. L’apoteosi della mentalità dell’impiegatuccio famelico, un po’ ricattatore e un po’ sfigatello elevato a modello vincente. Finché dura.
A me ricorda qualcosa, tutto questo. Ne sento vicinissimo l’eco.
Nov
11
GOLPE BORGHESE/ Arrivano i colonnelli
11 Novembre 2011 | Tagged IORIO FRATTURA MOLISE REGIONE | Lascia un commento
Si chiede ai tribunali di avocare a sè il potere del popolo, della gente, degli elettori?
Si invoca il chiuso dei tribunali per eseguire un controllo che la democrazia e la sua Legge affidano agli stessi elettori ed ai loro rappresentanti, a porte aperte e subito dopo la chiusura delle urne?
Le operazioni di spoglio sono metafora eloquentissima della democrazia a misura del controllo diretto della gente ed è per questo che avvengono a porte aperte, davanti agli stessi rappresentanti degli elettori e subito dopo la fine della votazione.
Si spinge per sovvertire l’equilibrio delle regole acquisite e scritte del sistema democratico e per creare un precedente inquietante: il controllo dei tribunali e nei tribunali del voto popolare. Lo si fa presumendo un errore, per carità, possibile umanamente.
La Legge ha uno strumento trasparente per fugare il dubbio dell’errore nei conteggi delle schede:
il ricorso.
Ma utilizzando a pretesto quella presunzione di errore si stravolge il percorso chiaro delle norme che governano il voto?
Riaprire le schede, prima del ricorso, subito o dopo, non cambia nulla, in verità; non aggiunge garanzie di democrazia e non farlo subito non preclude certo l’obbligo di accertare la verità dei numeri; ma insinua un meccanismo istituzionalmente terrificante: la delega silente, e suo malgrado, al tribunale e semmai alle Prefetture.
Tant’è, il Tribunale, al momento, non sta tentennando, prendendo tempo, o è alle prese con chissà quali misteri (come viene raccontata questa fase) ma, semplicemente, intuisco e presumo, voglia attenersi alla forma, alla massima correttezza. E lo fa cercando di dimostrare che non ha e non deve avere competenza diretta ora nelle operazioni di controllo. La norma è chiarissima e dice che i plichi non possono essere aperti in alcun altro luogo che non quello in cui è avvenuto il voto. I tempi si sono allungati proprio perchè il tribunale ha cercato di procedere nel rispetto di quella norma e dimostrando che non ha possibilità di modificare quel percorso.
Questo clima nicaraguense è un rito di suggestione collettivo con cui non si può esercitare alcun tipo di pressione, lo escludo, sui giudici, ma con cui forse si tenta addirittura di traghettare il vuoto delle istituzioni fino alla eventuale nomina di un nuovo ministro dell’interno. Prevedendo la caduta di Berlusconi si sperava in un ministro ‘amico’? Si può mai pensare che la legge, il midollo spinale della Democrazia, sia condizionabile dal nome di un ministro piuttosto che un altro?
Siamo alla regola sciuè sciuè, all’accanimento che fa ‘perd tempo’, agli iter che vanno saltati a piè pari? Cioè, instauriamo un regime di polizia tutto mediatico? Per quanto farsesco, lo trovo riluttante e offende, io credo, chi, dai Tribunali, deve agire nel rispetto delle norme e debba tollerare il sospetto, insinuato a colpi di slogan e annunci, di essere complice o nemico, libero o clientelare, sereno o condizionabile a seconda che la sua decisione sarà ‘gradita’
(non corretta, attenzione), o meno.
Facendolo sembrare una patata bollente o una disperata richiesta di equità, in realtà si sta consumando uno scempio. E’ come se chi ha partecipato a far nascere un bambino stabilisse che la mamma non è idonea e affidasse il piccolo al primario, alle guardie dell’ospedale. Senza alcuna volontà reale di cautela e di verifica. Che invece avverrebbe, appunto, con i ricorsi. La verifica speedy è solo uno specchietto delle allodole, illuminato di proclami democratici, ma infido: implica la negazione di uno strumento giuridico come il ricorso e la tracimazione di ogni ingerenza sull’altra. Condividere questo ‘sbrigativismo mediatico’ significa negare l’intoccabilità delle tappe legali, della struttura istituzionale e politica dello Stato. Significa che con la scusa di voler controllare l’errore, presunto o vero, abbattiamo in un colpo solo tutti i paletti su cui si fonda la garanzia della Legge.
Significa che se procediamo a colpi di tacco sul pavimento, ci basterà per fregarcene di qualunque decisione popolare?
Perchè invadere lo spazio autonomo in cui gli elettori esprimono la loro volontà senza alcuna mediazione e senza alcuna ingerenza dei tribunali?
Perchè ci sembra così normale che non si rispetti una legge elementare che dice che le operazioni di spoglio non possono essere fatte in tribunale?
E insisto, perchè il ricorso non va bene?
Nov
11
L’Informazione improvvisata e complice
11 Novembre 2011 | Tagged MOLISE ELEZIONI FRATTURA IORIO ALLUVIONE GENOVA | Lascia un commento
L’Italia frana, inondata da fiumi violati dal cemento. In Molise, a Venafro, guarda un po’, crolla il soffitto di una scuola. A Termoli ogni goccia di pioggia preannuncia il pericolo di una nuova alluvione, e non per colpa della pioggia, che in fondo, è normale manifestazione autunnale. Ma il DIBBBATTITO è tutto concentrato sull’Informazione e sulla conta. Mai il Molise combattente e resistente era stato tanto memore di aver eletto Silvio. Gli assomiglia in tutto. Tanto per vendicarlo da questa maggioranza in pectore così ingrata, che invece sembra averne preso le distanze
Terra ha scelto un titolo serio per raccontare la tragedia dell’alluvione di Genova: ‘la macchina del fango’. Come a dire che le cose hanno un nome; ed hanno usato il nome giusto, piuttosto che abusare di metafore spettacolari. Ecco, l’Informazione italiana è complice, moralmente complice anche di un’alluvione. Per anni abbiamo parlato solo di pettegolezzi, utilizzando metafore, come per esempio proprio ‘macchina del fango’. In realtà, ciò di cui l’Italia ha bisogno è dare senso alle parole. A Genova la macchina del fango l’hanno azionata: incuria, speculazione, improvvisazione e cemento, oltre al resto. Di queste cose la mala politica si nutre. Prima che dei voti comprati e prima delle ballerine, la mala razza della Politica succhia la legalità, quella che riguarda la sicurezza, l’ambiente, la sanità, l’incolumità della gente. Una opposizione vera si occupa di queste cose; una Informazione vera le racconta, senza interagire con la Politica, ma anticipandola e braccandola. O, perchè no, aiutandola. Ma i giornali si occupano di Berlusconi come di un attore di telenovelas e non come capo di un Governo che non riesce a comunicare un piano d’allarme. In Molise, nessun dibattito sul rischio idrogeologico, sul rischio sismico, sulla difesa dell’ambiente. L’urgenza è rimuovere Berlusconi. Come qui era rimuovere Iorio. Il resto, sono problemucci secondari.
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10
GOLPE BORGHESE/ Il fantaelezioni e il campionato di baseball: New York Yankiees contro Boston Red Sox
10 Novembre 2011 | Tagged SALA REGIONE MOLISE ELEZIONI | Lascia un commento
Ma più che una partita di baseball, sembra lo sbarco in Normandia dei sammartinesi
Luca Palombo sta disperatamente tentando, e la cosa non interessa ai più, di metter pace fra Di Bello e Sottile. Di Bello e Sottile non hanno litigato, hanno esposto le loro posizioni su una faccenda pubblica, di interesse generale, non privato. Se voleva litigare con me mi avrebbe chiamato a casa, non avrebbe scritto un editoriale in cui afferma che quelli che non sono d’accordo con la sua Santa Alleanza contro Iorio fingono. E fingono perchè stanno svolgendo un compitino affidato loro da Iorio stesso. In quell’editoriale, Di Bello stabilisce che, per esempio anche io, visto che non la penso come lui, ho fatto scuola guida e mi è stata data la patente di sinistra per guidare verso Iorio. Ad una affermazione come questa, certo, avrei potuto rispondere andando a casa sua e mandandolo allegramente al diavolo. Ma per gentilezza e per dovere di protocollo, ad editto si risponde con editoriale. Sennò, che giornalisti siamo? Io sono pure democratica di sinistra, non potevo esimermi!
Ridurlo ad una litigata fra due persone serve a qualcuno, non certo a Palombo, credo. Ma Palombo, di suo, aggiunge che i delusi da Frattura trovano accettabile ‘persino’ Iorio. E lascia passare due enormità, intollerabili. Io non discuto su Frattura, mai fatto. Non accetto Iorio come se fosse il meno peggio. Iorio è la Politica, al momento, l’unica possibilità di discutere su qualcosa di verificabile e riconoscibile. Poi decidiamo se ci piace o no. Se non ci piace, non lo votiamo. Se pensiamo di rimuovere quel modo di amministrare facendoci votare dai suoi, io ho qualche perplessità. Per Sala è un male necessario: servono i numeri per rimuovere il potere più resistente, dice lui. Io dico che continuiamo a farci piacere chiunque pur di rimuovere chi non ci piace, e perdiamo tempo. E quando dico ‘farci piacere’, non parlo di Frattura ma proprio di quei voti del pdl dirottati su Frattura che fanno tutti finta che non esistano. Voto di protesta un corno, se permettete. Se voglio protestare contro Iorio, mi candido contro e vinco pure, se ci riesco.
Aggiungo, e non tornerò più sull’argomento, che contesto, onestamente e serenamente, che si lasci passare Iorio come qualcosa di sporco da cui ripulirci. Io non sono un politico, non sono il segretario di un partito e devo ragionare con oggettività. Sarà la vostra idea, non potete pretendere che la pensino tutti come voi. Non lo pensano quelli che lo hanno votato, e non è un dato marginale per nulla. Ma proprio perché Palombo, d’accordo con Sala, la pensa così, mi è ancora meno chiaro perché considerino tanto accettabile scendere a patti (leggo i numeri) con molti dei più forti rappresentanti di quella coalizione tanto ‘abominevole’. Rimosso Iorio, la persona di Iorio, quella cultura e quella traccia politica non la rimuoviamo certo con i voti di Patriciello e di Chieffo, o no? Per settimane si è tentato di sovrapporre il male-Berlusconi al male-Iorio. Salvo poi negare che Michele Iorio non ha fatto apparire mai Berlusconi nella sua campagna elettorale. Quindi, che devo pensare? Che chi se ne era liberato, prima, molto prima degli eventi odierni, andava arginato, contrastato?
La richiesta di verifiche, legittima, di fatto sta trascinando la proclamazione fino a farla coincidere con la eventuale caduta del Governo Berlusconi. A quel punto, indipendentemente dall’esito dei controlli elettorali, si chiederà il confino per Michele Iorio, per acclamazione popolare? Più spicciola di così, la ‘Democrazia secondo me medesimo e basta’ non potrebbe essere! Si chiederà l’intervento dell’ONU per abbattere il ‘dittatore’ del Molise, facendo ammuina su facebook? E da quando ci inventiamo i nemici e i despoti a seconda se ci sono simpatici o meno? Ma, soprattutto, da quando se non sei d’accordo devi essere delegittimato, schernito, offeso e accusato di sottomissione clientelare? Siamo in dittatura e non me ne ero accorta. Finchè c’era Lui..(Iorio) potevo scrivere quello che volevo e ora, con le brigate di Liberazione nazionale, devo espatriare? Nnamo bene!
Per me, non è in discussione la legge. Se Iorio non avesse vinto, ok. Ma se invece ha vinto, malgrado questo accerchiamento anomalo, è debole o è forte? E chi ha tentato di accerchiarlo, è coalizione alternativa o è solo cospirativa? Se puntiamo ad abbattere le persone significa che non è il sistema in discussione. Delle due, l’una: o sono importanti le persone, tant’è, Iorio deve essere accerchiato, oppure contano i programmi e le idealità generali. Se contano le persone, perché dovrei fidarmi di chi, di fatto, mi ha dato i suoi voti con tanta generosità dall’altra parte della barricata?Questa è la mia domanda, da settimane, ma nessuno risponde.
Tanto per capirci..premesse, presupposti e preconcetti
http://www.infiltrato.it/notizie/molise/leditoriale-una-dittatura-morente
https://www.facebook.com/note.php?saved&¬e_id=10150365633585825#!/note.php?note_id=10150361392490825
Echi antichi
http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=22207
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GOLPE BORGHESE/ Bevi, oh Sinistra, come Socrate, la tua cicuta proletaria…(Pasquale Di Bello, l’Infiltrato, 7 Novembre 2011)
7 Novembre 2011 | Tagged SALA SOCRATE SINISTRA | Lascia un commento
“Il compitino che è stato loro affidato è quello di tenere sempre aperto il fuoco amico: dichiararsi a parole di sinistra dopo aver ottenuto il porto d’armi a destra. In poche parole il gioco di Iorio e del suo cerchio tragico è smaccatamente chiaro: avvelenare i pozzi a sinistra, utilizzando gente di sinistra. Assieme al compitino principale, vi è poi quello di complemento: delegittimare l’informazione alternativa e boffarne (perdonate il pessimo neologismo) i protagonisti attraverso lo spargimento ad personam di fanghi e liquami”. (Pasquale Di Bello, l’Infiltrato, 7 Novembre 2011)
E la Sinistra, come Socrate, ebbe la sua sentenza di morte:
« [...] questo ha sotto scritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte
(Lettera d’accusa contro Socrate presentata da Meleto in Diogene Laerzio, Vita e dottrine dei filosofi, II, 5, 40.)
I pozzi, Pasquà, sono già avvelenati. Li hai avvelenati anche tu, e non solo per le chiacchiere dei giornali, che in fondo, incidono molto poco nell’economia reale dei voti. Li hai avvelenati condividendo e fomentando una usurpazione violenta come una bomba ma fugace, ‘di passata’, come diresti tu. Dopo questa mistificazione di finti alternativi il danno sociale che rimarrà sarà peggiore di quello che, sempre come dici tu, ha lasciato Iorio. Ciò che tu stati facendo è un colpo di coda, velenosissima, del più tracotante berlusconismo, quello di Ferrara e di Feltri. In fondo, la differenza tra la sinistra e la destra è semplice: per me tu hai diritto di dire e di fare. Per te io ho bisogno di patenti. Lo so, lo so, non ce l’avevi con me. Lo so bene. Ma questa è un’altra differenza fra destra e sinistra: io mi prendo le colpe, condivido le responsabilità per istinto. Persino le tue. Tu le colpe le sputi come se masticassi tabacco, senza sentirne il peso. Perchè stai riempiendo di veleno acqua non tua. Questa comunicazione furibonda marchiata di sinistra a fuoco e fiamme, e in tutta fretta, ha disossato il corpo della sinistra, la mia. Vedo la macchia orrida di ciò che ne resta e vi vedo tutti eccitati e strafottenti festeggiarne l’umiliazione. Ne sono terrorizzata. Potevamo sconfiggere Michele Iorio e governare il Molise. Senza blasfemi cecchinaggi, ma dando voce alla volontà della gente. E invece si voleva solo strozzare il Molise con una nuova era ioriana, più giovane e più famelica. Lo capirai quando, ancora una volta, vedrai molecole aggregarsi attorno a te, senza di te. Sento l’impazienza con cui scrivi, lo slancio vendicativo; ma questa, Pasquà, non è una faccenda tra Iorio, te, me, e qualcun altro. Qui si trattava di governare una regione, non di fare a botte tra noi. A chi importa? Solo a me? Bersani spera ancora nei numeri, nella frazione, nella somma che gli consenta di sopravvivere per inedia e non vede che la gente quei numeri li moltiplicherebbe con la propria volontà e la dignità calpestata. Basterebbe che ne avesse la possibilità. Tu sei complice, in Molise, di un esproprio: stai fingendo che Iorio sia il nemico assoluto e che l’unica soluzione sia rimuoverlo. Io credo che nessuna buona scelta derivi da un così pessimo presupposto. E non condividerò mai le guerre di secessione, di nessuno. Soprattutto perchè tu, proprio tu, le racconti con baldanza come guerre di liberazione, di sinistra e di popolo. Non lo sono e non sei autorizzato a farlo, in nome di quel Popolo
Ago
4
E IORIO ORDINO’ AL MOLISE DI CRESCERE!
4 Agosto 2011 | | 2 Commenti
Tintarella riceve
E IORIO ORDINO’ AL MOLISE DI CRESCERE!
(sottotitolo: se tutto va come deve andare)
L’ingegnere assessore l’aveva detto: “ ….. se tutto va come deve andare, la settimana prossima Iorio riporterà oltre un miliardo di euro! Poi, voglio vedere dove si andranno a nascondere quelli intenti a “ciacolare” (sic!), mentre noi lavoriamo …. “
E’ andata come doveva andare. Il formidabile turbo-ingegnere aveva ragione: arrivano i soldi! Ed è finita la campagna elettorale.
Ma, tentiamo, con fatica, ad elevarci dalle turbo-beghe di quartiere.
Certamente, per il moderno politico molisano o meridionale, al di là della collocazione, fatto puramente contingente, interessa mantenere un livello alto di spesa pubblica poiché essa, rappresentando gran parte del pil, venendo meno, creerebbe disoccupazione, minori investimenti e riduzione dei consumi. Ciò è tanto più valido quanto più ci si trova in prossimità di appuntamenti elettorali.
Proviamo a fare delle considerazioni di natura economica non slegate dalle vicine espe-rienze legate all’utilizzo di risorse pubbliche al fine di promuovere la crescita della nano-regione adriatica.
Ci dispiace per i turbo-ingegneri, ma, l’effetto della enorme spesa pubblica degli ultimi anni, non è stato affatto la crescita, anche se, come da manuale dell’economia, avrebbero dovuto generare, almeno nel breve periodo, + reddito, + consumi, + investimenti , + pro- duzione , nostri. Figuriamoci a considerare la spesa in un ottica di lungo periodo, essendo generalmente condiviso che essa porta l’aumento del debito pubblico e della tassazione altrui (ma, sempre meno!).
Ne deriva che, non siamo d’accordo sul peso che l’investimento pubblico ha nel promuovere lo sviluppo di un’area arretrata senza considerare la sua produttività, ovvero, la sua capacità di produrre nel tempo reddito. Si creano artificialmente attività effimere idonee a giustificare nell’immediato lo spreco di risorse causando danni duraturi nel momento in cui queste attività create artificialmente, su base politica, competono con le altre, quelle redditizie. I cittadini scoprono che è molto più facile e redditizio dedicare le proprie energie alla conquista dei “favori”, piuttosto che fare impresa e rischiare in proprio.
Siamo proprio al punto: il risultato dell’immane spesa pubblica profusa nella nano-regione è stato proprio questo: la distruzione dell’imprenditorialità e dello spirito d’iniziativa, le risorse più importanti per favorire sviluppo e crescita economica.
Arrivederci alle prossime elezioni, se andrà come deve andare.P.S. Và bene ringraziare tutti i nano-politici ed i turbo-assessori per il miliarduccio, ma, chi ha contribuito con il proprio lavoro a produrlo?
A parte tutto il resto, ciò che non si può ignorare è di questa nota è: attività effimere idonee a giustificare nell’immediato lo spreco di risorse causando danni duraturi nel momento in cui queste attività create artificialmente, su base politica, competono con le altre, quelle redditizieQuesto è il punto. Ma gli imprenditori ‘veri’ in Molise vengono solo per riconvertire e partire, per smobilitare e ricomprare a due lire. E ciò che resta, è fame e speranza. E la Politica deve sfamare con la speranza. E anche quando rimangono, sono redditizie anche perchè non assumono se non ne hanno bisogno. Alla Politica tocca prendersi la colpa delle cattiverie della matematica, come quando il fratellino dà un pugno alla sorellina e la mamma, per consolarla, le promette un’altra bambola. Meno male, dico io. Meno male. Ma, secondo me, qualche volta vorrebbe anche interlocutori. Non è detto che un cattivo giudizio non sia un buon consiglio. E il tuo è un buon consiglio. Indiscutibile. Continuo però ad essere certa che se invece di ricevere progetti sui parchi dei sorrisi avessero potuto vagliare progetti meno simpatici ma più concreti, li avrebbero accolti con gioia….E comunque, c’è qualcosa di vagamente irrazionale in una analisi seria, ma seria proprio. Un rivolo di epidermica ideologia, come quando un candidato alle primarie alla fine dice..‘perchè mi candido? Perchè quelli mi stanno un po’ antipatici’
Lug
19
E alla fine, rimpiangeremo loro non avendo saputo fare nulla di buono, dopo di loro
19 Luglio 2011 | | Lascia un commento
di Rita Iacobucci
Estratto di un discorso tenuto da Gaspari il 12 luglio scorso al consiglio regionale abruzzese, a l’Aquila
Dovunque sono andato ho trovato unità e consenso, perché? Perché non ho mai avuto presente l’interesse personale o di partito, ho avuto anche l’amicizia e la stima dei miei collaboratori, lo ha ricordato l’altra sera anche il nuovo Presidente della Corte Costituzionale Alfonso Quaranta, che ha lavorato con me per oltre venti anni come capo di gabinetto, ha ricordato che non vi è stata mai da parte mia una posizione personale o di partito, abbiamo sempre guardato all’interesse dell’Italia, questo mi ha portato la fortuna politica, mi ha portato anche la gioia di servire il mio paese con tutta la mia anima, con tutte le capacità della mia intelligenza, del mio fare.
Io mi auguro che questo sentimento torni ad essere preminente nel mondo politico italiano, l’Italia possa riprendere il suo sviluppo perché ne hanno tanto bisogno i nostri ragazzi, che sono il futuro, l’avvenire della nostra fatica.
A voi cari conterranei, io sono legato da un filo profondo di solidarietà, di amicizia di affetto, voi siete la mia Regione, siete quello che io ho amato per tutta la mia vita, coltivatela questa Regione, amatela con i miei stessi sentimenti, perché infondo quando voi sarete alla fine della vostra vita come oggi sono io, ricorderete soprattutto e soltanto quello che avete fatto per la vostra terra e l’amore che vi lega a coloro che ci seguiranno.
Lug
19
19 Luglio: dal giorno più buio in cui Borsellino tacque e noi aspettiamo ancora di capire
19 Luglio 2011 | Tagged borsellino sciascia via d'amelio | Lascia un commento

di Rita Iacobucci
Vent’anni dopo la strage di via D’Amelio – nel 2012 – potrebbero essere abbastanza per scoprire la verità. Nelle carte della procura di Caltanissetta sta prendendo forma quella peggiore, la più difficile da accettare. E fra un anno sarà completamente nota a tutti.
Semplice e fulminante: lo Stato stava trattando con la mafia, Paolo Borsellino lo scoprì, si mise di traverso. Morì disintegrato insieme alla scorta, ucciso da un’auto imbottita di tritolo e parcheggiata sotto casa della madre. L’ombra del sospetto si allunga sulla Squadra Mobile di Arnaldo La Barbera. Alcuni dei suoi uomini sono indagati per il depistaggio dell’inchiesta sulla strage.
Ora, a diciannove anni dalla morte del magistrato che si sacrificò allo Stato, prima che i sospetti divengano una verità che fa troppo male accettare, Paolo Borsellino è corretto ricordarlo com’era. Con due passaggi messi insieme nello speciale da Corriere.it. Gli ultimi pezzi di vita di un uomo onesto.
Domenica 28 giugno 1992
Salvo Andò avverte Borsellino che la mafia vuole ucciderlo • A Fiumicino, Borsellino con la moglie Agnese e Liliana Ferraro aspetta di imbarcarsi per Palermo nella saletta vip. Ad un tratto, arriva il ministro della difesa Salvo Andò, socialista, che lo saluta, gli si avvicina e gli dice che deve parlargli. Borsellino si allontana e si apparta con Andò, che subito gli racconta preoccupato dell’informativa del Ros, stavolta spedita alla procura di Palermo, che li indica entrambi come possibili bersagli di un attentato mafioso. Un terzo obiettivo indicato dal Ros è il pm di Milano Antonio Di Pietro. Andò gli chiede informazioni ulteriori, pareri, consigli. Borsellino impallidisce, poi va su tutte le furie: non ne sa nulla. È persino imbarazzato, ma deve confessare ad Andò di essere totalmente all’oscuro dell’informativa. Il procuratore Pietro Giammanco, destinatario ufficiale della nota riservata del Ros, non gli ha comunicato niente. [Lo Bianco-Rizza 2009]
Martedì 30 giugno 1992
Intervista al Tg5
“Io ho sempre accettato rischio del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi, come viene ritenuto, in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla certezza che tutto questo può costarci caro”
Lug
10
I temi della sinistra e le tane della destra
10 Luglio 2011 | | Lascia un commento
I lupi dormono tranquilli perchè a sinistra si parla molto di tutte le grandi cose che fanno caciara ma senza mai intercettare, neppure di sforo, la gente abbandonata a se stessa. Negli ospedali con le tac rotte e con gli ecografi spariti, nelle fabbriche sostenute dai piani anti crisi ma che fanno firmare fogli in bianco agli operai. Se rifiuti, vai a casa. E’ la crisi, bellezza. Oggi la giustificazione dello sfruttamento è la crisi, ieri era la povertà, domani sarà la fame, riveduta e corretta? Che le aziende siano in difficoltà è un fatto e la retorica della lotta dura che non ci fa paura non ha risolto mai nulla. Ma in Molise c’è un dato, che è ‘un signor problema’ di una regione piccola e giovane e già piegata. La ‘gavetta’ che è giusto far fare ai giovani, perchè forma, perchè tempra, qui non ha alcuna utilità. Se lavori senza soldi e senza contributi ma pieno di volontà non servirà ad essere selezionato quando bisognerà scegliere fra i bravi. Il lavoro non è un percorso evolutivo, costruttivo, è solo un passaggio occasionale e temporaneo, che non forma nessuno. Lo sanno i giovani infermieri precari, lo sanno gli operai, lo sanno quelli a cui la continuità darebbe esperienza vera, fondamentale se si tratta di mestieri che solo sull’esperienza fondano la sicurezza.
……
E se i ragazzi si misurano con un far west incontrollato, i loro predecessori sono invece incollati ai posti di lavoro da contratti blindati, anacronistici. La precarietà per diventare bravi sarebbe una manna, nel mondo dei burocrati incapaci. Invece è diventata solo un baratro che allontana sempre di più i privilegiati senza qualità dai giovani alla loro prima epserienza, protratta all’infinito.
………
Da sinistra, sento parlare di sanità del territorio in cambio degli ospedali, ‘così democristiani e antichi’ e mi figuro, come Giacomo Leopardi quando guardava la sua siepe, affollati e fumosi spazi in cui si può solo dirottare i malati verso gli studi privati dei medici. Nulla di nuovo, insomma. Torneremmo soltanto dove eravamo vent’anni fa, prima della riforma Bindi. Dopo quella riforma, e lo ribadisco, un po’ di civiltà nella sanità l’abbiamo conosciuta. Per gli operai è molto più dura. Oggi una giovane mamma mi ha raccontato di buste paga firmate in bianco, di tredicesime che non c’erano ma che che lei ha attestato e a cui ha rinunciato per non perdere il lavoro. Poi il lavoro l’ha perso lo stesso. Ma non è una gavetta, non è un percorso in crescendo da cui si selezionano professionalità sempre più competitive. No. E’ solo una corda tesa su cui attraversare il fiume. Cade uno, arriva un altro. Nessuno deve essere bravo, preparato, esperto. Basta che sia sottomesso e costi poco. Tanto è sostituibile da chiunque. Questo è un ‘tema’ della sinistra. Ma a sinistra l’emergenza è solo che i ‘temi’ siano utili a dire che la maggioranza è inefficace. Io trovo inquietante che una mamma di due figli licenziata perchè ha accettato di rinunciare a così tanti diritti da non poter più sostenere quel lavoro si rivolga a me dicendo: “Un altro figlio di mamma avrà almeno la possibilità di sopravvivere per qualche mese. E il ‘posto’ l’ho dovuto cedere io“
Gen
18
Dalla Befana a Capodanno: Ida e Paolo come Totò e Peppino
18 Gennaio 2011 | Tagged coro di san giuseppe, dalla befana a capodanno, ida, paolo | 2 Commenti

Dalla Befana a Capodanno: Ida e Paolo come Totò e Peppino
Prova di talento applauditissima per lo spettacolo del Coro di San Giuseppe
La Voce del Molise, 18 Gennaio 2011
Strepitosamente bravi! Ida e Paolo, nei panni ‘ingombranti’ di Tittina e Leo, fanno morire dal ridere. Gli abiti intralciano i movimenti e danno ai personaggi quella goffaggine studiata che trasforma ogni gesto in commedia dell’arte. Paolo Mancino improvvisa, sbaraglia il copione e segue l’inesauribile risorsa del suo istinto. Il corpo gli obbedisce e si adatta al personaggio tanto da farlo sembrare davvero un anziano un po’ stordito e pieno di acciacchi. La gamba si irrigidisce e lui lamenta una sciatalgia che fa scoppiare la risata generale. L’aveva capito bene Angela Tanga quando lo volle nel ruolo di Luciariello. Fu la sua prima volta sul palco e fu un clamoroso successo. Confermato, ora, da questa nuova prova di talento. Dalla Befana a Capodanno ha di nuovo sbancato. Malgrado l’acustica dell’Auditorium della Scuola Media non sia eccellente, la gente era in fila e rideva di gusto. Paolo, seduto su una panchina insieme a Ida, in una sorta di Aspettando Godot sammartinese, ricorda il passato con la sua amica Ida/Tittina. Lui vola, letteralmente, lasciando il copione a terra e planando sulla sua genuina creatività. Ida Mazzocchetti è brava come certe spalle storiche dei grandi attori e non perde mai i tempi comici di Paolo; sembrano Totò e Peppino; Ida, che gli è dietro, battuta su battuta, ha a sua volta una vis comica strabiliante. Tira fuori un fazzoletto assurdo dall’improbabile scollatura e la gag diventa gigantesca: lei si asciuga le lacrime, lui le toglie il fazzoletto e fa lo stesso, rimettendolo nella scollatura. Deliziosi, surreali, ironici. Involontariamente, inventano una parodia folle della Rosa purpurea del Cairo: “Ma Pasqualino Colabella, è morto? Nooo,vedi dov’è…” E Pasqualino, grazieaddio vivo e vegeto, è seduto tra il pubblico e ride a crepapelle. Da Beckett a Woody Allen, passando per la Porticuna e per Mezzaterre. Il Coro di San Giuseppe intona canzoni note e sottolinea ogni sfumatura della memoria con le parole e la musica. Le immagini di Silvestro, il cantastorie cieco che scriveva ballate popolari di ogni piccola storia paesana. La Carrese, San Biagio, il dopoguerra dei poveri e gli anni ’60 degli emigranti che tornavano vestiti da ricchi. La borsetta lucida di Tittina pesa, sulle gambe di una ragazza che ha camminato, che è arrivata lontano spinta dalla povertà ma che guarda indietro senza orrore. Ha trasformato il ricordo in amore, l’emigrazione in viaggio e testardamente, è tornata a guardare, ancora una volta, le stradine che portavano a casa sua. Paolo la guida, rievocando i nomi e i fatti. Ma oltre la storia, pregiata, ci sono gli attori. Due veri geni: audaci, incontenibili; guizzi di intelligenza nella brezza dolce della nostra storia
di Peppino Zio
La meglio gioventù
“La meglio gioventù”
“La meglio gioventù”
Prima del film famoso, “La Meglio Gioventù”, di qualche tempo fa, di Marco Tullio Giordana, che ha descritto i giovani di una generazione passata alla nostra dell’Italia intera, un poeta e medico di San Martino, quel Domenico Sassi, al quale dovremmo essere tutti grati per aver cantato le nostre tradizioni e la nostra identità sammartinese, con delle poesie straordinarie, scrisse un canto per il nostro paese, in cui esalta “’a meje geventù de Sande Martine”. E, fortunatamente, questo paese, in ogni generazione, ha sempre dimostrato una grande capacità di rigenerarsi, di fare qualcosa di nuovo, tenendo i piedi ben fermi su ciò che le generazioni precedenti avevano fatto. E, ogni tanto, ci sono dei momenti eclatanti che danno il segno tangibile di ciò! Così sta succedendo con il coro di San Giuseppe, nato dall’amicizia e dalla sensibilità di alcune persone, affiatate tra di loro, che hanno saputo coagulare, attorno ad un progetto di solidarietà con i più deboli del mondo, quelli in cura dalle sorelle di Madre Teresa di Calcutta, una realtà che piano piano si è consolidata anche con nuovi apporti. Questo Coro, e in primis Ida Mazzocchetti e Paolo Mancino, hanno scommesso sulla nostra cultura e sulla nostra memoria più atavica e popolare, regalandoci uno spettacolo che rievoca canti. modi dire, personaggi e luoghi che appartengono a San Martino ma che spesso non ci sono più o sono stati trasformati. L’operazione poteva sembrare scontata e in qualche modo agiografica, ma non è così: lo spettacolo che ci hanno regalato, già dall’estate scorsa e nei due appuntamenti delle festività natalizie, è stato straordinario e pieno di verve,di gags e di gestualità che ci hanno posto davanti ad uno specchio. E il pubblico si è talmente ritrovato nell’ironia e nell’autoironia dei canti e dei dialoghi, magistralmente interpretati, che ha gradito tantissimo e si è divertito molto, ricordando ciò che era in noi, nella soffitta della nostra memoria, sotto coltri di polvere e di lenzuola che, appena scoperti, in queste occasioni, ci fanno gridare con stupore: “Ah! C’è questa cosa! L’avevo quasi dimenticata!” Lo spettacolo racconta un mistero: quello della funzione di collante che certi riti e certe tradizioni hanno per una comunità, al di là del grado di religiosità o di laicità che ognuno di noi ha. La forza delle tradizioni sta nel cadenzare il tempo e le stagioni, sia di un anno che della vita intera, per uscire dall’ordinario della vita quotidiana e incontrare la straordinarietà della festa, che diventa memoria, ironia, capacità di stare insieme. E i sammartinesi, con il loro temperamento gentile e ospitale, sanno da sempre stare insieme. E con ironia, e leggerezza calviniana, lo spettacolo ci invita anche a guardarci dentro e capire se la libertà edonistica ”di giuvene de mò che vanne solo currénne” non sia l’esatto contrario di ciò che esige il dipanarsi armonico delle dinamiche di una società e di una comunità sane. Rispetto a questa libertà che si è trasformata in consumismo, edonismo e individualismo, torri nelle quali ognuno di noi si è chiuso, questo spettacolo, con il sorriso, ci fa pensare. Ma lo fa con leggerezza! Lo spettacolo, infatti è godibilissimo e fa entrare talmente in empatia chi recita e chi ascolta che sembra ad un certo punto un tutt’uno. Ida e Paolo hanno saputo coinvolgere e ricordare non solo la gente passata ma anche alcune persone presenti alla rappresentazione e ciò ha reso lo spettacolo perfetto. Diceva un grande scrittore che la poesia e l’arte non è se essa rimane su un foglio ma lo diventa quando trova orecchie e anime ad ascoltare, quando fa entrare in simbiosi chi la recita e chi ascolta. Del resto, nel teatro di Shakespeare succedeva lo stesso e la gente addirittura assisteva stando in piedi ad ascoltare, partecipando o rumoreggiando a seconda di come veniva percepita la storia o la recitazione. I sammartinesi devono essere grati al Coro di San Giuseppe per ciò che ci ha regalato in termini di emozioni e di memoria. La loro opera non è da meno del recupero di una piazza o di un luogo del nostro paese, come sta facendo l’Amministrazione comunale, o del recupero della nostra memoria storica, come stanno facendo alcuni appassionati della nostra storia e della nostra identità. Questo momento di spettacolo, apparentemente frizzante e leggero, si colloca a pieno titolo in questa “primavera sammartinese” dove si sta scommettendo su un futuro più vivibile e civile, ma ben piantato in una storia nobilissima e bellissima! Io spero che, come gli amministratori di questo nostro comune, o i raccoglitori di storia, o altre associazioni meritevoli, anche il Coro San Giuseppe continui su questa strada, facendo opera di solidarietà per i più deboli e per noi stessi!
Primapaginamolise.it, 3 Agosto 2010
Speciale Natalate in casa Cupiello
Gen
14
Il Coro di San Giuseppe: Dalla befana a Capodanno, uno spettacolo che ha fatto storia, ridendo
14 Gennaio 2011 | | Lascia un commento
Appuntamento da non perdere nell’Auditorium della scuola media di San Martino in Pensilis, il 15 gennaio alle 18.00

Nel Convento di Gesù e Maria, lo scorso Dicembre, c’erano più di duecento persone. Erano arrivate all’appuntamento con il Teatro e sapevano di trovarlo. Lo spettacolo: ‘Dalla Befana a Capodanno’, ha la sceneggiatura appassionata di Ida Mazzocchetti che recita il ruolo di Tittina. Seduto vicino a lei, compagno stancato dalla fatica ma irriverente come la bora delle primavere sammartinesi, c’è Leo, Paolo Mancino. Lo conosciamo bene. Fu uno straordinario, inimitabile Eduardo in Natale in Casa Cupiello in dialetto sammartinese. Fu talmente bravo che da allora lo chiamiamo: Lucariè. Lui sorride e gli basta un attimo per rientrare nella giacca da letto di Eduardo: si piega, le dita diventano nodose, da vecchio, e la voce roca riporta in vita De Filippo. Ride, Paolo, e non si accorge quanto sia incredibile la facilità con cui compie quella metamorfosi. Ida, come lui, è nata per modellare espressioni sulla sua faccia buffa e fa il giocololiere con la voce, con la mimica. Ha recitato nella Casa di Bernarda Alba, di Ugo Ciarfeo, e da allora il teatro è diventato un indispensabile e serissimo gioco. Ma non le bastava. Voleva, soprattutto, difendere la bellezza della nostra ironia, le parole che sanno dire cose sensate grazie a millenni di silenzi. Ha messo insieme tutti gli indizi, gli attimi di poesia che svolazzano nel vento delle generazioni e ne ha fatto un’opera teatrale. Dalla Befana a Capodanno è il vademecum della lingua sammartinese. La musica è il soffio vitale con cui animare le storie, con le canzoni, le fialstrocche cantate dal Coro di San Giuseppe. Al centro della scena, Leo e Tittina sono memoria vivente di ciò che sappiamo e non vogliamo perdere. Si ride molto, già solo a guardarli. Lui sembra anziano davvero, lento, appoggiato al bastone che usa anche per spiegare meglio i concetti importanti; lei, in collo di volpe e borsetta da pettegola, è persino temibile e ci si aspetta che la lingua affilata dica cose pericolose. Il prossimo appuntamento è nell’Auditorium della scuola media di San Martino in Pensilis, il 15 gennaio alle 18.00. Le voci e i musicisti del Coro di San Giuseppe: Maria Teresa Primiano, Nicoletta Ciota, Nicoletta Paolucci, Giovanna Sassano, Angela Inforzato, Isabella Condurso, Luciano Primiano, Lino Musacchio, Raffaele Ceglia, Leo Caterino, Giancarlo Graziaplena, con la regia musicale di Fabio Iacobucci, stanno già allestendo il palco. Lo Studio fotografico Kerem preparerà un dvd della rappresentazione, richiestissima da molti sammartinesi all’estero che vorrebbero vederla, almeno attraverso il video. Intanto i ragazzi lavorano, montano la scena. Le voci femminili studiano la disposizione degli strumenti, gli uomini eseguono pazientemente le direttive. Cappelli e sciarpe strette al collo, Raffaele, Lino e Luciano scavalcano chitarre e tamburi per muoversi nella jungla del palco ancora in disordine. Leo Caterino li precede, sale sulla scala e mette in pratica un’idea, dando lezioni di concretezza agli ideologhi che a terra guardano il palco perplessi. Smonta le pareti di legno come cogliesse fiori, con due dita e senza perdersi in chiacchiere. Gli altri corrono ad aiutarlo. E nello spazio grigio dell’Auditorium prende forma il piacere di creare cose belle, per il gusto, irrinunciabile, di stare insieme. Il 15 Gennaio si riaccenderanno le luci sulla panchina di Paolo e Ida. E si riderà ancora.
Gen
13
Parentopoli con lode: l’Università e l’oppio del populismo
13 Gennaio 2011 | Tagged finocchiaro, gelmini, parentopoli, università | 1 Commento
Io volevo essere comunista, sono comunista, ma, come Ennio Flaiano, non me lo posso permettere. Quando tutti parlavano e D’Alema taceva, io sapevo che aveva ragione lui. Ma qualche giorno fa, su Rai Tre, ho visto Ballarò. Si parlava di riforme e di giovani. C’erano la Gelmini e Cota per l’altare azzurro di Silvio Re. E c’erano Di Pietro e la Finocchiaro, ciascuno per il proprio altarino. Mi è venuto da piangere, confesso. Avevo di fronte la Finocchiaro e la Gelmini e non riuscivo a stare dalla parte della Finocchiaro, proprio non ci riuscivo. Qualche anno fa l’avrei adorata. Perchè mi hanno rovinato la testa? Perchè mi hanno tolto il gusto della rivoluzione e della cioccolata equa e solidale? Perchè il ministro Gelmini diceva una cosa seria ma fastidiosa: Se alzo il livello dell’Università rendo più forti i laureati, li rendo inattaccabili dal mercato del lavoro, dal clientelismo, dalla barbarie della mediocrità elevata a garanzia sociale. Faceva anche un esempio: “Piantiamola con le menate e le lauree in scienze della comunicazione che non servono al mercato e illudono centinaia di ragazzi”. Sono scoppiata a ridere. La Finocchiaro, che come tutti noi di sinistra, non ha più il senso dell’umorismo, snocciolava i dati dei ragazzetti che non sanno leggere, come fosse un problema del governo Berlusconi e non di anni di populismo e di finto socialismo. Fintissimo. L’Università è una cosa seria se serve a qualificare le persone, a renderle privilegiate in partenza nel mercato del lavoro. Un medico di cinquant’anni fa non aveva neppure un decimo delle conoscenze scientifiche che ha oggi un neo dottore. E uccideva, persino, in nome della scienza, i poveri pazienti inconsapevoli, sicuramente più spesso di quanto facciano oggi. Eppure, socialmente era rispettabile, anche se era nato povero, perchè lo studio, di per sè, bastava a stabilire una qualità, presumeva una conoscenza che altri non avevano. Socialismo è annullare le differenze di partenza e allevare uomini autonomi, non ‘tutti uguali e livellati verso il basso’. L’Università deve essere un diritto per tutti ma un diritto è una conquista che non si spreca, altrimenti si annulla l’utilità. Se i laureati non sanno scrivere, non sanno leggere, non sanno quello che dovrebbero sapere, la laurea non vale nulla e il mercato del lavoro è spietato. Diritto non è diritto di laurea, ma diritto di accedervi anche se si è nati poveri. Diritto di essere privilegiati per la propria ‘sapienza’ anche se partiamo da condizioni di vita svantaggiate. Certo, se la selezione la compiono rettori genitori, docenti cugini, zii e parenti tutti, la gente percepisce già la parola con allarme. Ma il concetto è giusto e a sinistra ci si insinua con trita e nebulosa prigrizia. La Finocchiaro si guardava bene dal dire che la qualità di una specializzazione dipende molto dalla chiarezza del percorso con cui vi si accede, dalla trasparenza vera. E non ha detto neppure quanto tempo impiega, per esempio, un giovane medico, per superare un esame di specializzazione se non ha aiuti di alcun tipo. Le caste che tanto turbano i nemici di Silvio, cominciano da lì. Ma si parlava solo di quindicenni che non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica mancano i fondi. Forse gli adolescenti non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica si è compiuta, negli ultimi trent’anni, un’iniquità mascherata da giustizia e chiunque ha potuto accedere all’insegnamento, senza alcun reale filtro preventivo. La cultura, d’altronde, o l’idoneità all’insegnamento, non sono esaminabili per concorso. L’unica, è agire a monte, durante gli anni dell’Università. Ho amici che raccontano bocciature sonore alla facoltà di architettura per non aver superato un test di lingua italiana. Che c’azzecca? E’ indizio di una regola fondativa della formazione universitaria: sei portatore di conoscenza e devi saperla anche diffondere. Di Pietro, che è intelligente, non si è imbarcato nella crociata ideologica dei poveri contro i ricchi e ha parlato dei processi di Berlusconi e delle cose che sa. Ha dimostrato, a suo modo, che la ‘conoscenza del tema’, anche quando è promozione di sè, rende competitivi. Vorrei sentire qualcuno che parla dei giovani senza fare catechesi del giovanismo e vorrei che qualcuno avesse il coraggio, anche a sinistra, di scendere dalle tigri e affrontarle.
Gen
8
Franco IV e Franco I
8 Gennaio 2011 | Tagged franco iv e franco i, iorio, vitagliano | 1 Commento

Video importato
YouTube Video
Gen
8
La mia biondissima Vitti
8 Gennaio 2011 | | Lascia un commento
Quanto è bella! Ineffabilmente patana..direi

Video importato
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Gen
5
Muccilli, il ‘chiodo’ Vitagliano e le tre donne sotto la croce
5 Gennaio 2011 | | 2 Commenti
A pochi mesi dalle elezioni c’è uno strano affanno da parte dei componenti del consiglio regionale, compresi gli assessori in Giunta. Si susseguono comunicati e interviste di sperticata ‘immutata’ fiducia nei confronti del presidente Iorio..ma.. C’è sempre un piccolo neo, un pregiudizio, salvo il quale il presidente resta nei loro cuori.
Innanzitutto, gli assessori senza macchia e senza pesi sono quasi tutti scontenti di come il governo regionale abbia dilapidato i fondi pubblici e trascurato le istanze, le attese, la fiducia e bla bla e rivendicano a pieni polmoni l’appartenenza al popolo sovrano degli elettori contro ‘quell’altro’. La colpa è sempre di un altro. L’unico assessore del Molise, sembra, sia Gianfranco Vitagliano. Nel senso che gli errori sono tutti suoi, le responsabilità tutte sue, i danni li ha fatti tutti lui. A fronte di ciò, di fatto, è l’unico poverello rimasto a dover addomesticare il lupo dei conti inimicandosi i contadi.
L’ultima botta d’orgoglio popolare, in ordine cronologico, viene da Salvatore Muccilli, neo assessore di Campitello. “Rinnovo la mia stima a Michele Iorio, sempre, ma Vitagliano ha fatto un disastro“. Le polemiche della neve mancata lo hanno indotto a puntare i cannoni su Gianfry, seppellendolo sotto una coltre nevosa di “è tutta colpa tua”. In realtà, si tratta di cose più serie. La società che gestisce la funivia avrebbe potuto procedere ai collaudi per tempo, i fondi si sarebbero dovuti spendere meglio, la neve avrebbe dovuto essere più bianca e immacolata per piacere ai turisti oltre l’appennino del Molise. Quando i soldi mancano, ci sono assessori responsabili, istituzionalmente e giuridicamente responsabili, e assessori finchè si scioglie la neve. Muccilli, e ha ragione, sente il fiato della gente, la ‘sua gente’ e si difende. Vitagliano, che sembra furbo e non lo è, avrà scelto di fare l’assessore vero e mò si piglia le palle di neve. Chi rimane a tener accesi i camini, quando fuori nevica, e non si lancia in sciate per provocare valanghe, o è Iorio, egli medesimo, o è uno che l’assessore lo fa, con i pro e con i contro, nel governo in cui è stato eletto. Se ci prende, è merito del governo regionale, se sbaglia, non può dare nemmeno la colpa a Vitagliano. In pratica, fa quello che deve fare un assessore.
Io a Vitagliano non voglio tanto bene. E’ troppo slanciato, ha le gambe lunghe come un giocatore di basket americano e non mi piace nemmeno come cammina. Ma Iorio è amico mio, suo malgrado, e sono piuttosto preoccupata in questi giorni. Siccome sono comunista, (nel senso che non mi piacciono le comunelle ma preferisco le comunanze, la programmazione vera, la Politica, a lunghissimo raggio) mi è particolarmente caro l’ermo colle di Michele Iorio. Un nome comune di democristiano che capisce. Vorrei trovare qualcuno altrettanto solido per dimostrare che la Politica è viva e marcia con noi, ma dov’è? Fino a quel momento, difenderò il patrimonio genetico di quella specie in via di estinzione.
Mi chiedo perchè si entri in una Giunta che ha provocato un disastro e si pensa di risolverlo, a pochi mesi dalle elezioni, dando tutta la colpa a uno solo. Se ce l’ha, questo governo non se la cava con lo scaricabarile dei minuti di recupero. I disastri, se sono veri, non sono mai così semplici da risolvere. Se sono falsi, c’è il sospetto che li si utilizzi a mò di cannoni da neve, per fare atmosfera. E tutta questa stima immutata per Iorio mi sembra esagerata. La sequenza programmata di palle di neve contro Vitagliano, con immediata e sincera comprensione per Iorio, mi fa pensare ad una barzelletta sammartinese. Tre pie donne piangevano sotto la croce: Gesù, che ti hanno fatto, gesù, tu che sei santo…Se potessi, dice la prima, ti toglierei il chiodo della mano destra. La seconda donna, interviene: “Gesù, tu che sei santo, allora io ti toglierei il chiodo della mano sinistra. La terza donna: Gesù, tu sei santo, tu solo, se non fosse per quei chiodi. Io vorrei toglierti anche quello dei piedi….Gesù, dall’alto, braccia aperte e testa china, le guarda e dice: “Ma vedi queste tre zoccole, mò mi devono far cadere dalla croce!”
Io, dal campo nomadi dei comunisti antipatici, rinnovo la mia diffidenza per Vitagliano, chiodo fisso dei colleghi di maggioranza. Ma spero che rimanga ben piantato. Gesù gesù…
Riferimenti
Il disastro totale di Vitagliano
Gen
4
Eclissi di sole, 4 Gennaio 2011
4 Gennaio 2011 | | Lascia un commento
http://www.repubblica.it/scienze/2011/01/04/foto/l_eclissi-10833812/1/
Bello illo maximo, quod Athenienses et Lacedaemonii summa inter se contentione gesserunt, Pericles, et auctoritate et eloquentia et consilio princeps civitatis suae, cum sol defecisset et tenebrae factae essent repente, Atheniensiumque animos summus timor occupavisset, docuisse cives suos dicitur illud certo tempore fieri, cum tota se luna sub orbem subiecisset. Quod cum disputando rationibusque docuisset, populum liberavit metu: erat enim tum haec nova et ignota ratio, solem lunae oppositu solere deficere; quod Thaletem Milesium primum vidisse dicunt….Cicerone
Traduzione
Durante quella lunghissima guerra che gli ateniesi e gli spartani fecero tra di loro col massimo sforzo, essendosi il sole eclissato ed essendo scese di conseguenza le tenebre improvvisamente, un grandissimo spavento si impadronì degli animi degli ateniesi, si dice che Pericle, il primo della sua città sia per prestigio sia per eloquenza che per deliberazione, abbia insegnato ai suoi cittadini ciò che egli stesso da Anassagora, del quale era stato discepolo, aveva appreso, (cioè) che quella cosa accadeva in una particolare situazione, essendosi l’ intera luna posta sotto la sfera solare. Avendo fatto conoscere quella cosa, il popolo si liberò dalla paura:in quel tempo quella era infatti una teoria nuova e sconosciuta che il sole fosse solito eclissarsi periodicamente per l’interposizione della luna; dicono che Talete di Mileto per primo abbia visto questa cosa.
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Dic
14
La tigre e la neve
14 Dicembre 2010 | | 2 Commenti

Dic
11
L’olio e la neve
11 Dicembre 2010 | | 5 Commenti
Ho provato, maldestramente, a riempire dei contenitori d’olio senza sporcare troppo. Ci sono quasi riuscita. L’olio d’oliva è molto altezzoso; scorre senza fretta ma neppure troppo lentamente e non fa rumore. Il mio silenzioso olio prende educatamente posto nel suo contenitore d’acciaio e io lo guardo, imbambolata. Ha un profumo lancinante, come una scelta giusta che non abbiamo fatto. Ed è silenzioso, come quando nevica all’alba e solo per qualche ora puoi vedere la bellezza suprema. L’olio e la neve non fanno rumore ma ne senti il richiamo dolce dell’eternità. Mio padre non era un agricoltore e neppure un gran lavoratore. Da ragazzo vendeva cavalli. Nel senso, che tra un viaggio e l’altro, avendo una passione sfrenata per i Carri, se si imbatteva in un bel esemplare lo comprava. Conosceva bene l’ambiente, compreso quello degli zingari, ‘commercianti di animali’ per predisposizione genetica. Lo aiutava il carattere, la naturale capacità di mediare. Sorrideva ma non rideva quasi mai. Parlava poco e mai a vanvera. Due qualità ideali per districarsi nei rovi dei compratori di animali da corsa. Negli anni ’50 andava in moto fino a Siena solo per vedere il Palio e tornava quasi sempre con un nuovo amico, un nuovo cavallo, un nuovo pasticcio da risolvere. Sgusciare via da una Babele di gente diversa e non sempre agevole da trattare era la sua abilità. Fino a quarant’anni si è concesso una lunga vacanza esplorativa, del mondo e dei mondi che lo popolano. Nel 1963, anno di nascita di mio fratello Nicola, che mio padre chiamava sempre e solo ‘Nicolino’, piantò quasi mille alberi di ulivo. Decise, in cuor suo, che da lì, dal quell’uliveto, sarebbe cominciata la sua vita ‘stabile’. Sembrava un contadino vero, tanto era bravo a far finta di esserlo. L’ultima volta che lo vidi in piedi e in forma cercava un mazzo di chiavi perso in campagna. Fece due volte il giro di tutta l’area; percorse con pazienza, guardando passo dopo passo dove metteva i piedi, tutto il vigneto; poi l’uliveto. Aveva quasi ottant’anni e camminava senza arrendersi. Quando finalmente trovò le sue chiavi si appoggiò ad un ulivo e accese l’ennesima sigaretta. Tirò fuori il fazzoletto bianco dalla tasca della giacca e pulì i persol. Rimise gli occhiali scuri e continuò a fumare, con calma: “Mi dai la tua parola d’onore che vi occuperete di questi terreni”? Risposi senza cura per quel momento che non si sarebbe ripetuto più. Sprecavo sempre i minuti che mi concedeva: “Le parole d’onore le vuoi sempre e solo da me..Per le pretese usi sempre il singolare” Senza scomporsi, mi riservò una delle sue pregiate lezioni di inesorabilità: “Questi ulivi sono nati con Nicolino. Devi occupartene anche dopo di me. Lo faranno se tu ti imponi”. Non me lo stava chiedendo per favore; mi stava ordinando di non tradirlo. Lì c’erano tutti i suoi passi, le orme delle sue scarpe, la fretta, la calma, la delusione, la speranza, i fallimenti e le volte che aveva avuto ragione. Ogni traccia aveva la sua profondità e aveva impresso nella terra l’appartenenza al mondo di mio padre. Il dopo è arrivato quasi subito e non so se saprò davvero mantenere una parola data. L’olio, il mio silenzioso olio, è al sicuro. Ora spero che torni la neve.
Dic
10
Oggi a Campomarino, sala del Consiglio comunale, ore 17,30
10 Dicembre 2010 | Tagged campomarino, cosib, eventi, rifiuti rossici | Lascia un commento
Per la Legalità, per la Democrazia…
(Giornalista “La Voce del Molise”) (Giornalista e Scrittore) Autore del libro “Al di là della notte. Storie di vittime innocenti della criminalità” (Pd, componente Commissione Antimafia) |
Dic
5
Iorio sei morto..E a te, quando ti ripigliano?
5 Dicembre 2010 | Tagged anfiteatro, iorio, larino | 1 Commento
Su un muro di cinta dell’Anfiteatro romano di Larino c’è una scritta di vernice rossa: IORIO SEI MORTO. Un segno di protesta coraggioso di qualcuno disposto a giocarsi 3000 anni di storia e di bellezza per dire al presidente del Molise una cretinata. Bastava telefonargli o scrivergli una cartolina. La zia di un mio amico dice sempre: piuttosto che cornuto, me lo taglio (chiedo scusa alle signore lettrici). Però quello sfregio sulla pelle, già fragile, dell’Anfiteatro, spiega meravigliosamente cos’è l’ipocrisia di questi tempi senza spina dorsale. Sono tempi in cui basta il pensiero, e tutto è inutilmente simbolico. Scrivo a Michele Iorio oltraggiando un luogo edificato nel I° secolo dopo Cristo, ma poi mi indigno se crolla Pompei, che probabilmente non sono mai andato a vedere. Troppo occupato a combattere contro Iorio, scrivendogli che è morto a distanza.
Iorio non è morto ma c’è da ripulire l’Anfiteatro. Il territorio va difeso; orsù, imbracciamo i secchi di vernice in questa rivoluzione del pennello. Se fossi Iorio gli risponderei: E a te, quando ti ripigliano? La spesa per cancellare la vernice da quella parete sacra, povera patria di una grandezza senza più dignità, sarà un nuovo capitoletto da aggiungere al riordino sanitario: euro 500 per danno muro Anfiteatro romano, sito in Larino. Un cretino lo sporcò credendo d’essere categorico. Non seppero difendere se stessi, provarono ad abbattere l’ultimo capitello di ciò che avevano senza saperlo.
Dic
5
Le Forche Caudine del sacro ioriano impero del Molise
5 Dicembre 2010 | Tagged il regno di michele strogoff | 2 Commenti
Madonna mia, come siamo potenti, noi molisani! Ci citano sui quotidiani nazionali, siamo nei carteggi extranazionali e siamo finiti pure su wikileaks; se persino Fini ci degna di attenzione evocando a sua volta Edward Luttwak, gran sacerdote (vero) dell’economia e della geopolitica mondiale. I Sanniti sono il vero pericolo, altro che leghisti! Roma non ha dimenticato, e ancora trema pensando a quei quattro pastori irascibili che inflissero ai guerrieri dell’Impero l’umiliazione del giogo. Michele Iorio come Gaio Ponzio Telesino, spauracchio di tutti i conquistatori. I numeri sono una faccenda seria e mostrano verità incontrovertibili: se qualcuno che produce 100 spende 120, ha un debito di 20. Non c’è da discutere. La Politica, però, pur non essendo una scienza esatta, comprende e trattiene in sé più dati oggettivi dell’algebra. Questa moralizzazione dei capi del mondo, di tutti i mondi, anche quelli relativi, mi suona capziosa. E’ la politica fine a se stessa, appunto, che si riempie la bocca di cifre, non avendo nulla da dire. C’è un dubbio che sembra abbia solo io. Non avendo ipocrisie elettorali da usare come assi ad un tavolo da gioco, mi posso permettere di esprimerlo. Sembriamo tutti sul palco de le nozze di Figaro: “Onestissima signora, Or capisco come va, Così fan tutte le belle! Non c’è alcuna novità”. L’era mesozoica dei macigni della burocrazia sulle spalle dei soliti pochi cittadini produttivi è finita. E’ finita per fallimento totale, ed era ora. I carrozzoni di politici, dirigenti dei politici, impiegati grazie ai politici e codazzi vari non hanno più risorse a cui attingere per nutrirsi. L’improduttività di concetto con cui si è miracolosamente retto il sistema economico italiano non è più. Una prece. Ciò che sa di bruciaticcio è che a dirlo, a bocca piena, siano coloro che ne hanno goduto, per decenni. Si accusano indefiniti clientelismi senza mai spiegare dove è confluito il consenso ottenuto mediante la rete capillare dei territori, delle regioni, dei comuni. Ai presidenti delle regioni, ai sindaci resta in mano la scopa, in un ballo in cui c’erano tutti, o no? La moralizzazione è una parola chiara, non la si può interpretare liberamente: il presidente della camera seziona il consenso del centro destra per ritagliare un altro brandello di rappresentatività. Che si ponga fine agli sprechi siamo d’accordo tutti ma che sia soltanto una prospettiva ideologica, che non mette realmente mano ai sistemi, agli ingranaggi di controllo, è una pernacchia; nulla più che questo. Fondiamo diecimila nuovi partiti per affermare, idealmente, per diecimila volte, che non se ne può più, che non esistono più le mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio. Nel frattempo, il nucleo del potere è talmente incancrenito che chiunque vi si avvicini si sporca. Ciò che vedo, dall’altra parte dello schermo, è una specie di surreale edificio: l’ingresso centrale è ermeticamente chiuso e tutti salgono sui cornicioni gridando che è chiuso, Ciascuno, dal suo lato della strada, ottiene un po’ di attenzione ma nessuno vuole davvero aprire, semplicemente, quella porta. Trovo insopportabilmente noioso, fra l’altro, questo provincialismo meschino: se ce lo dicono gli americani, i francesi, gli inglesi, siamo perfino felici di essere considerati marioli, inetti, incapaci. Quando gli americani ci impongono le loro guerre, morte al capitalismo delle multinazionali delle armi. Ora, è diventata gente seria. Siamo tornati, oltre che con le pezze ai pantaloni, alla macchietta delle barzellette: c’erano un francese, un russo, un americano e un italiano. E’ assolutamente corretta la somma che l’algebra dà del debito e del danno, ed è drammaticamente vera la sottrazione di servizi, di diritti, di possibilità. Ma non ci hanno tolto qualcosa che avevamo. Ci hanno ulteriormente impedito di averla, a prezzi ragionevoli. Non mi piace che sembri un danno recente. Prima, c’era l’Eden e in 15 anni abbiamo divorato i suoi giardini e i suoi frutti? Io ricordo le file in corridoi d’ospedale zozzissimi, in cui non potevi protestare, perché tanto non ti sentiva nessuno. E mi ricordo anche di quando andavo alle sette del mattino a fare la fila negli uffici pubblici, del tutto inutili, in cui ti si chiedeva di timbrare, tornare indietro, scavalcare due pedine come nel gioco dell’oca. Non diciamo fesserie. Se premia dopo dare addosso al clientelare, perché non premia mai in campagna elettorale? Vi siete mai chiesti perché non si parla mai di ambiente, di gestione di risorse che se si dilapidano non le avremo più: l’aria, il mare, l’ossigeno. Vi siete chiesti perché non si parla seriamente di poteri legittimamente amministrativi e poteri etici, invalicabili, che non si devono demandare a uno qualunque? Vi siete chiesti perché uno eletto perché ha una famiglia numerosa può decidere se in un territorio saranno edificate case, stabilimenti balneari o centrali nucleari, come fosse questione di gusti? Ma se spariamo il mortaretto dei soldi sprecati, l’ideologia arriva come il fumo e il popolo è appagato.
Dic
4
Lea Garofalo: morirò presto e di una morte indegna
4 Dicembre 2010 | | 1 Commento
Rita Iacobucci
PrimoPianoMolise, 3 Dicembre 2010

CAMPOBASSO. Saranno Alberto Brandone e Marzio Capra, docenti dell’Istituto di medicina legale di Milano, a cercare le tracce del Dna di Lea Garofalo nel magazzino di San Fruttuoso, vicino Monza, dove secondo i pm del capoluogo lombardo su ordine dell’ex marito della donna Carlo Cosco, i fratelli Vito e Sergio e altri quattro complici la giustiziarono nella notte fra il 24 e il 25 novembre del 2009, facendo sparire i suoi resti sciogliendone il corpo nell’acido.
Cercheranno anche nel furgone, che secondo gli inquirenti, servì per trasportare la collaboratrice dal centro della città al luogo dell’omicidio e in un appartamento nella disponibilità dei Cosco. Le operazioni, con tanto di estrazioni molecolari, prenderanno il via il prossimo 10 dicembre. L’incarico è stato conferito ai consulenti dal gip di Milano durante l’incidente probatorio che si è svolto due giorni fa.
Intanto, la collaboratrice di giustizia che non accettava di essere tale – si riteneva infatti una ‘semplice’ testimone di giustizia, dato che non aveva nessun conto da saldare con lo Stato – continua a parlare alle coscienze attraverso il memoriale che aveva consegnato all’indirizzo di un quotidiano nazionale, mai pubblicato prima dell’esclusiva realizzata dal Quotidiano della Calabria. Avrebbe dovuto arrivare al Capo dello stato, nelle intenzioni di Lea, attraverso colonne prestigiose e autorevoli. Ma il suo appello disperato è rimasto invece per due anni in un cassetto.
“Le autorità la conoscevano, lei con quella lettera chiedeva tragicamente aiuto”, commenta l’avvocato Roberto D’Ippolito che ha assunto da qualche giorno la difesa della sorella Marisa e della mamma di Lea, Santa Miletta. La lettera di Lea fu un ultimo tentativo di uscire da un destino segnato. Figlia e sorella dei capi delle ‘ndrine di Petilia Policastro, cercò con le sue dichiarazioni ai magistrati di fare giustizia e di far arrestare i responsabili di brutali assassini e del traffico di droga nella zona Baiamonti a Milano. Ma non sfociarono mai in nessun provvedimento giudiziario. Accusò il suo ex marito, padre di sua figlia Denise, e i fratelli di lui. Secondo i magistrati sono loro ad averla eliminata. In molti accusano: nel disinteresse delle istituzioni, che, pure, avevano ben presente il pericolo immanente e gravissimo in cui viveva.
Dic
2
Presidenti, sindaci e dirigenti ineleggibili se in dissesto finanziario
2 Dicembre 2010 | Tagged governo.it, ineleggibilità, iorio, molise | Lascia un commento
30 Novembre 2010
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica: il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 9.05 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi,
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
Il Consiglio ha approvato un ulteriore tassello del federalismo fiscale introdotto dalla legge n.42 del 2009; si tratta di uno schema di decreto legislativo che dà attuazione al criterio di base sancito dalla legge stessa: la richiesta di responsabilizzazione e trasparenza del governo delle autonomie territoriali. Il provvedimento introduce pertanto meccanismi premiali e sanzionatori per Regioni, Province e Comuni che culminano nel cosiddetto “inventario” di fine legislatura, per le Regioni, e di fine mandato per Comuni e Provincie: una dichiarazione certificata, vero e proprio strumento pubblico di rendicontazione da parte del Presidente di Regione, del Presidente di Provincia e del Sindaco, capace di attivare quel controllo democratico sancito dalla legge, informando i cittadini sullo stato di salute degli enti (a partire dalla spesa sanitaria delle Regioni) in vista delle elezioni. Tra gli altri, sono previsti ulteriori meccanismi di controllo quali il “fallimento politico” del Presidente di Regione, di Provincia e del Sindaco, gli adempimenti relativi al mancato rispetto del patto di stabilità interno, la decadenza automatica e l’interdizione dei funzionari regionali. Sono poi previsti meccanismi premiali con specifico riguardo al rispetto del patto di stabilità interno e all’azione di contrasto dell’evasione fiscale. Il provvedimento istituisce altresì la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, organo di verifica e controllo sul funzionamento del nuovo sistema di federalismo fiscale. Sul testo verranno acquisiti i pareri prescritti.
Il Consiglio ha avviato l’esame, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, del decreto legislativo, che integra e aggiorna il vigente Codice dell’amministrazione digitale, emanato nel 2005. L’esame del testo proseguirà in una prossima seduta.
E’ stato altresì approvato in via preliminare (per l’invio ai pareri della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari) uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2009/28 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento mira al potenziamento e alla razionalizzazione del sistema per incrementare l’efficienza energetica e l’utilizzo di energia rinnovabile ed ha fra gli obiettivi principali quello di diminuire gli oneri “indiretti” legati al processo di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (dall’autorizzazione alla connessione, all’esercizio), così da potere intervenire riducendo i costi specifici di incentivazione. Si raggiunge in questo modo il duplice obiettivo di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili per rispettare i target europei e di ridurre gli oneri specifici di incentivazione a carico dei consumatori finali di energia. Questi gli strumenti di incentivazione previsti dallo schema: incentivo per il biometano immesso nella rete; fondo a favore dello sviluppo dell’infrastruttura per il teleriscaldamento e il teleraffreddamento; incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili; contributi per la produzione di energia termica da piccoli impianti; potenziamento del sistema di incentivi per l’efficienza energetica, attraverso i certificati bianchi; fondi in favore dello sviluppo tecnologico ed industriale.
Al fine di consentire il completamento delle operazioni di risanamento delle istituzioni locali dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, il Consiglio ha disposto, su proposta del Ministro dell’interno, Roberto Maroni, la proroga per un semestre dello scioglimento del Consiglio comunale di Fabrizia (Vibo Valentia).
Su proposta del Ministro della difesa, Ignazio La Russa, il Consiglio ha nominato il generale di Corpo d’armata Biagio ABRATE Capo di stato maggiore della Difesa. Il Consiglio ha espresso vivo apprezzamento al generale Vincenzo CAMPORINI, il quale lascerà l’incarico il prossimo 17 gennaio, per il prezioso lavoro svolto.
Il Consiglio ha poi preso atto della rinuncia da parte del dott. Antonio Catricalà alla designazione a Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Il Consiglio ha altresì esaminato talune leggi regionali, ai sensi dell’art. 127 della Costituzione.
La seduta ha avuto termine alle ore 10,20.
La notizia l’ha segnalata Franco D’Abarno, Conferenzadeipiccolicomuni. Il testo però è quello integrale del sito del Governo. La mia domanda è se il vistuosismo è solo finanziario e basta far quadrare i conti. Chessò, accettando centrali nucleari, inceneritori, per dire. O, se invece, si tratta di un vistuosismo politico vero. In ogni caso, l’avevamo anche detto, non è che ci abbiano sorpresi.
Michele, Tonino e la malafemmina busciarda
Dic
2
Pietro Germi: il sud e il nord
2 Dicembre 2010 | Tagged pietro germi | 1 Commento
Il ventre molle della borghesia-mezzadra siciliana, i tormenti, il tempo immobile
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Il celòdurismo della borghesia veneta, fra un piano regolatore, una lottizzazione e una zoccola da provare
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Dic
2
WIKILEAKS: «A BERLUSCONI PERCENTUALI DA PUTIN PER IL GAS RUSSO»
2 Dicembre 2010 | | 1 Commento
Finita la ricreazione. Stop scandali Noemi, D’Addario e minchiate varie. Il fuoco incrociato sembra serio
Da Leggo.it
Nuovi file diffusi da Wikileaks, classicati questa volta come “segreti”, gettano ombre sul rapporto tra Berlusconi e Putin. Il documento ha il titolo «Relazioni tra Italia e Russia: il punto di vista di Roma» ed è datato 26 gennaio 2009. Questa volta a scrivere non è un diplomatico di “quart’ordine”, ma l’ambasciatore americano dell’epoca, Ronald Spogli. «L’ambasciatore georgiano a Roma ci ha detto che il suo governo crede che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti che vengono da ogni gasdotto costruito da Gazprom, in collaborazione con l’Eni. Esponenti della maggioranza di centrodestra e dell’opposizione del Pd, allo stesso tempo, credono che Berlusconi e i suoi amici stiano approfittando personalmente e in modo generoso dei tanti accordi intercorsi tra L’Italia e la Russia».
L’AMBASCIATORE SPOGLI CRITICA BERLUSCONI «La relazione bilaterale fra Usa e Italia è eccellente e racchiusa in una forte collaborazione su molti livelli e su molti fronti. Sfortunatamente, gli sforzi di Berlusconi per ‘ripararè la relazione fra l’Occidente e la Russia stanno minacciando la sua credibilità e diventando veramente irritanti nella nostra relazione». È quanto si legge in uno dei cablogrammi dell’allora ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli diffusi da Wikileaks e pubblicati dal New Tork Times.
IL RUOLO DELL’ENI «Il responsabile Eni per gli affari governativi (government affair), si incontra settimanalmente con Gianni Letta. Eni è uno dei finanziatori principali delle relazioni Italia-Russia. In un evento del 2007, in una conferenza in Asia centrale, i rappresentanti di Eni e Edison hanno parlato per 30 minuti. I quattro ministri degli esteri e i vice di altri cinque Paesi sono stati concentrati in un’ora». Lo si legge nel cable siglato ambasciatore Ronald Spogli pubblicato da Wikileaks.
“FRATTINI IMPOTENTE” «Lo stesso ministro degli Esteri Frattini – continua Spogli – ammette di non esercitare alcuna influenza su Berlusconi per quanto riguarda la Russia. All’inizio di settembre, durante la sua visita in Italia, l’ex vicepresidente Cheney si è confrontato con Frattini sull’atteggiamento molto pubblico e poco agevole per quanto riguarda il conflitto in Georgia. Un sottomesso Frattini ha sottolineato che, mentre lui ha forti opinioni sulla questione, tuttavia ha ricevuto i suoi chiari ordini dal primo ministro».
IL GUARDIAN E LA MAFIA RUSSA «I rifornimenti di gas dall’Ucraina ai Paesi dell’Ue sono collegati alla mafia russa, secondo l’ambasciatore Usa a Kiev»: lo scrive il Guardian, citando un documento pubblicato online da Wikileaks. La RosUkrEnergo (Rue), «controllata al 50% da Gazprom», è «effettivamente» controllata da «Semyon Mogilevich, che ha interessi occulti» nell’azienda con sede in Svizzera, scrive il quotidiano britannico.
I DUBBI DEL NEW YORK TIMES Tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin esisteva una «linea diretta», tanto che l’ambasciata americana e il ministero degli Esteri italiano «erano al corrente delle conversazioni tra i due solo dopo che accadevano i fatti, riuscendo a sapere solo alcuni dettagli o background». Lo scrive il New York Times, nella sua puntata di oggi dedicata ai cable che riguardano le relazioni tra Roma e Mosca. Secondo il rapporto della diplomazia americana a Roma, ‘rubato’ da Wikileaks, questa vicinanza cosi stretta «non era ideale dal punto dell’amministrazione e costituiva più un danno che un beneficio».
CACCIA AD ASSANGE Da oggi è anche formalmente l’uomo più ricercato al mondo, al pari di Osama bin Laden. Julian Assange, avvocato di 39 anni originario del Queensland, in Australia ma dalla residenza misteriosa (Gran Bretagna? Islanda? altro?) deve da oggi rispondere di un mandato di cattura internazionale emesso dalla Interpol, l’organo di polizia nel quale si riconoscono le polizie di 188 Paesi. Praticamente lo cerca il mondo intero. Il suo Wikileaks ha provocato un tale terremoto che ora nei confronti di Assange non c’è diplomazia che non stia facendo pressione per la sua cattura, dagli Usa alla Francia, dall’Italia alla Svezia. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato di aver ordinato la costituzione di una task force per evitare che in futuro si ripetano altre fughe di notizie.
Intanto le polizie del mondo da oggi sono coinvolte nella caccia ad Assange. Formalmente l’ordine di arresto (per stupro) è stato emesso dall’Interpol su richiesta della Svezia. Assange è accusato di violenza su due donne, e già il 18 novembre scorso la magistratura svedese aveva emesso un ordine di arresto nei suoi confronti. Le autorità svedesi lo volevano interrogare «sulla base di ragionevoli sospetti» per fatti avvenuti in agosto. Assange è accusato di aver usato violenza in due distinti incontri avvenuti in agosto, mentre lui si trovava in Svezia con l’intenzione di chiedere la residenza. I legali di Assange hanno già risposto, dicendo che il loro cliente nei giorni degli episodi contestati si trovava a Londra, e hanno presentato ricorso alla Corte Suprema di Stoccolma.
L’ l’Interpol (che si occupa in primo luogo di criminali di guerra, terrorismo, crimini contro l’umanità) ha reso noto di aver emesso nei confronti di Assange un ‘red noticè, un ‘avviso rossò. Equivale a un mandato di arresto internazionale. Quel ‘red noticè fa di Assange l’uomo più ricercato del pianeta, come il capo di Al Qaida. Non a caso negli Usa l’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mike Huckabee, ha chiesto per Assange la condanna a morte. Lui però resta pura ombra. Gli agenti lo cercano, ma non lo trovano. I giornalisti sì. Come il direttore di Time, Richard Stengel, che lo ha intervistato solo ieri via Skype, o come Forbes, al quale Assange l’11 novembre scorso ha detto di aver pronte nuove rivelazioni. Nel mirino di Wikileaks, questa volta, le banche, il sistema-Wall Street. L’unica a difenderlo è Christine Assange, sua madre. «Mio figlio è una brava persona che fa buone cose per gli altri» ha dichiarato alla stampa australiana. Ma ha ammesso anche di essere «un pò preoccupata».

Dic
1
Giornata mondiale contro l’AIDS
1 Dicembre 2010 | | Lascia un commento

Dic
1
Dino Risi: quel silente pregiudizio, peccato mortale di santi e navigatori
1 Dicembre 2010 | Tagged gassmann, in nome del popolo italiano, tognazzi | Lascia un commento
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Nov
30
Signore e signori, buonanotte: Mario Monicelli non c’è più
30 Novembre 2010 | | 4 Commenti
Primapaginamolise.it

http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=37562&goback_link=index.php
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Signore e signori, buonanotte! Con un salto ci aveva fatto maramao per cinquant’anni, visionario e strafottente, annunciandoci un futuro banale, ipocrita, disfatto e senza ironia. Era sempre un salto più in là. E ora, a 95 anni, come il Marchese del Grillo, ci ha salutati: Io sono io, e voi non siete un….! L’aveva vista bene la ‘Grande guerra’ del sud imbroglione che si inventa accenti settentrionali per cavarsela. Mai una volta che ci si possa fidare. E imbrogliando imbrogliando, gli tocca sempre di tornare a casa a piedi, di resistere, come fanno gli eroi, ma vestito da barbone. Il Meridione strafalcione che fa le guerre e non le capisce, che laurea i suoi figli per farli vergognare di ciò che sono e quando partono, lo fanno per scappare, mai per arrivare. Eppure, una ‘Ragazza con la pistola’ che arriva a Londra dalla Sicilia per sparare a Macaluso Vincenzo, ci travolge in una fragorosa, cattivissima risata: Monica Vitti con la treccia e il lutto che insegue il suo seduttore, disonorata e illetterata, è una pernacchia fantastica al mafioso inerme che incombe sulla sua piccola storia quotidiana…….
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Nov
30
Intervista di Piroriterre, France 3 a Michele Sottile
30 Novembre 2010 | | Lascia un commento
Elogio del silenzio, esposizione a Villa Dracaena, la Ciotat
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Nov
30
Centarli nucleari in Molise? Iorio , pare, dice di no
30 Novembre 2010 | Tagged iorio, molise, nucleare | Lascia un commento
Roma, 29 nov. (Adnkronos)- “Una centrale nucleare in Molise? Non se ne parla proprio”. E’ un no fermo quello opposto dal presidente della Regione Molise, Michele Iorio, ad una possibile scelta di sito nuclerare nella sua regione. Parlando a margine di un convegno Enea, oggi a Roma al palazzo dell’Informazione del Gruppo Gmc-Adnkronos, Iorio ha quindi sottolineato alcuni elementi importanti: “Non c’e’ nessun elemento di criterio per la localizzazione di una centrale nucleare in Molise, nella nostra regione si e’ verificato il terremoto di San Giuliano e recentemente un’alluvione”. “E comunque -ha concluso Iorio- noi siamo contrari”.
Bene! Dopo mesi in cui la stampa nazionale ha tentato di dimostrare che non abbiamo avuto nessuna alluvione, che abbiamo avuto solo un terremotino e che abbiamo scialacquato i soldi di tutti..tranne i nostri, speriamo che ci prendano un po’ sul serio. Sembrava, dico la verità, un tantino, quel genere di clima da ‘dossier’. Solo che qui era sottotono; più che scoprire che abbiamo allargato i crateri, non hanno trovato, al momento, altro.
Nov
28
FLI: Finchè Lavora Iorio…
28 Novembre 2010 | | 1 Commento
Io, speriamo che me la cavo

Nov
28
Turbogas Venafro: di ‘papi’ ignoto, in attesa di adozione
28 Novembre 2010 | Tagged termoli, turbogas venafro | 1 Commento
Una turbogas a Venafro, mentre i molisani sono occupati a difendere Altilia dalle pale e chissà, forse anche i tratturi e il paesaggio antico lungo la via della Carrese, la campagna che dal Sannio ci porta verso l’Apulia e il paesaggio collinare sui sentieri dei monasteri.
Ministro Prestigiacomo, ne avevamo già una di turbogas, nuova nuova, a Termoli; non basta?

Questa inchiesta, completa di dati, l’ho trovata solo su Primo Piano Molise e l’ho presa in prestito, col permesso di Rita Iacobucci, che tanto non oserebbe certo impedirmelo!
di RITA IACOBUCCI
Le società, i decreti, l’iter mai interrotto
CAMPOBASSO. Pensare che sei anni dopo la presentazione del primo progetto, sei anni dopo una battaglia che durò davvero poco ed ottenne quello che sembrava un risultato – e già questo avrebbe dovuto far riflettere -, pensare che il 18 novembre del 2010 il ministero dell’Ambiente avrebbe dato “giudizio positivo di compatibilità ambientale” per la centrale turbogas di Venafro… sarebbe stato arduo anche per il più accanito degli ambientalisti o per il più sfiduciato dei molisani.
Nessuno lo ricordava più questo impianto termoelettrico a ciclo combinato da 780 MW, quello di Termoli ne produce solo una ventina in meno, ma non è stato mai abbandonato dalla Molisenergy, Srl, una società con sede in Napoli, al centro direzionale – Isola E fabbricato 7. Tanto che dopo un primo giro di pareri non esaltante – a bocciarlo non fu solo la Regione Molise, ma anche il ministero dei Beni culturali, è tornata a scommetterci. E ha riproposto il Via, ministeriale. La società è andata direttamente ai piani alti della politica nazionale e alla fine l’ha spuntata.
Il decreto 843 firmato congiuntamente dalla Prestigiacomo e da Sandro Bondi ripercorre le tappe del cammino della turbogas e delle sue opere connesse – dall’impatto altamente significativo anch’esse – verso un parere fortemente vincolante che apre l’ultima fase, quella dell’intesa fra Ministero dello Sviluppo Economico e Regione per l’autorizzazione unica.
È il 16 luglio 2004 quando la Molisenergy fa istanza di pronuncia di compatibilità ambientale per una centrale alimentata da gas naturale da ubicare nella zona di Venafro. Il progetto si completa di un gasdotto di 16 km per l’allacciamento alla rete nazionale e che si estende nei Comuni di Vairano Patenora e Presenzano in provincia di Caserta e di un elettrodotto che si estende da Venafro, a Sesto Campano fino a Presenzano e che si ‘allunga’ per 9,2 km in aria e per 5,8 in cavo interrato per convogliare l’energia prodotta alla rete elettrica nazionale. Il Molise dice no, anche sull’onda di una sollevazione popolare e di una pressione mediatica e politica non indifferente. La Campania risponde: aspettiamo cosa dice il Molise. Contrario anche il Mibac. Due anni dopo Molisenergy torna alla carica e pubblica sui quotidiani locali e nazionali il progetto rivisto, chiede il riesame del parere Via e lo ottiene.
Si riapre una procedura che tutti, colpevolmente, abbiamo scordato. E dopo le variazioni progettuali che riguardano “gli aspetti architettonici concernenti la riduzione degli sviluppi volumetrici dell’impatto visivo e paesaggistico” comincia a cambiare il vento. Mentre monta la polemica su quello utilizzato per azionare le tante pale eoliche disseminate sul territorio molisano.
Le numerose osservazioni che arrivano da enti locali e associazioni civiche ed ambientaliste ( da Venafro, Montaquila, Pesche, consorzio industriale, comitato Valle del Volturno) vengono lette dai tecnici ministeriali, che continua però a tenere per buona “una valutazione di incidenza dalla quale non risultano, in fase di cantiere e di esercizio, impatti sulle componenti ambientali che caratterizzano i diversi siti della Rete Natura 2000 presi in esame”. C’è l’oasi delle Mortine lì vicino tanto per cominciare. Solo la Regione Molise resiste e conferma il niet il 30 ottobre di un anno fa. “Le motivazioni addotte dal parere negativo regionale non sono ostative all’espressione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale”, concludono a Roma e stabiliscono che si può fare. Con delle prescrizioni, certo. Molte di stile, accessorie per legge alle opere che Molisenergy chiede di realizzare alle porte del Molise. C’è quella consueta della ‘sistemazione a verde dell’area circostante con piante più e meno giovani. Non c’è una valutazione di merito, almeno nelle premesse non è dato rinvenirla, sull’impatto reale che avrà sull’aria e sull’ambiente circostante la turbogas di Venafro. Il decreto sarà pubblicato in Gazzetta ed è impugnabile al Tar. Resta la strada politica, rifiutare l’intesa con il ministero e provare a costruire uno sviluppo diverso per questa terra. Quello che porta al gas non è ineluttabile e senza uscita.
Massimo Romano: un’interrogazione che, questa volta, sembra proprio un appello alla resistenza territoriale, più che elettorale

CAMPOBASSO. Ora la Regione ribadisca il suo no. È l’unica via d’uscita, ritiene Massimo Romano sulla scorta degli atti e delle norme che disciplinano il settore della produzione di energia, per evitare che a Venafro atterri una centrale turbogas notevolmente più potente e d’impatto di quella già in funzione a Termoli e che nell’area circostante.
Perché la legge 55 del 2002 dice che per il rilascio dell’autorizzazione unica c’è bisogno che il ministero per lo Sviluppo Economico e la Regione interessata firmino un’intesa. Sono in presenza di quell’atto davvero non ci sarebbe più nulla da fare.
“La Regione – spiega l’esponente di Costruire democrazia in una mozione urgente - si è già espressa sulla centrale da 780 megawatt progettata dalla società Molisenergy”. Già, lo ha fatto con due delibere distante anni fra loro. In realtà il progetto era stato realmente ‘bocciato’ non solo dalla Regione, ma anche dal Mibac. Poi le modifiche ai dettagli paesaggistici ed architettonici delle opere da realizzare, formalizzate dalla Molisenergy nella riproposizione della richiesta di parere Via, hanno convinto i Beni culturali di Sandro Bondi. E d’intesa con l’Ambiente di Stefania Prestigiacomo è arrivato il ‘via’ libera alla nuova turbogas del Molise.
Se vedrà o meno la luce sarà anche per condizioni locali. Dipenderà, in sintesi, da come il Molise saprà e vorrà reagire. Perché la turbogas di Venafro, dimenticata quasi da tutti dopo una iniziale levata di scudi e un primo dimenticatoio scontato quando la ‘gemella’ di Termoli divenne realtà, non è solo ‘cosa loro’ del Pdl. È ancora una volta – sembra un vero modus operandi nel settore della produzione energetica – un’operazione bipartisan, costruita sulla testa della classe dirigente locale. Che, in effetti, finora sulla vicenda ha mantenuto un profilo di coerenza. Nel 2009 la giunta Iorio ha confermato il proprio giudizio negativo sulla centrale termoelettrica ai confini con la Campania. Ma basterà ora ribadire che no, non siamo d’accordo?
Massimo Romano ci prova a crederci. E lancia un allarme che è già una chiamata alle armi. Bipartisan l’hanno voluta? Bene, insieme proviamo a fermarla. Al ministero che chiederà – e c’è da giurare che lo farà presto – non c’è più Scajola, che su nucleare e turbogas spingeva molto. Ma l’avvicendamento sembra non aver cambiato di una virgola le convinzioni. Romani, in una delle sue prime uscite da titolare della delega, è andato in Lombardia a ‘regalare’ un reattore facendo andare su tutte le furie il potente governatore e collega di partito Formigoni. “Occorre uno scatto di reni anche da noi”, insiste Masssimo Romano, che, aprendo subito la discussione al Consiglio, cerca di bruciare tempi e tappe.
Al presidente Michele Iorio, dunque, Romano, con il documento protocollato alla segreteria dell’Assise di via IV Novembre, chiede di formalizzare la contrarietà all’intesa con il ministero di Paolo Romani. “Cominciamo a puntare i piedi e a svegliare davvero le coscienze – conclude Romano -. Non sarà facile, ma vale la pena di provare per il bene di questo territorio e di chi vi abita”. r.i.
Adelmo Berardo: mentre l’eolico ‘alza uragani’ arriva in silenzio la minaccia turbogas
CAMPOBASSO. “La Regione Molise, con gli impianti di produzione attualmente in esercizio nonché attraverso la recente installazione della centrale turbogas da 750 MW nel nucleo industriale di Termoli e la realizzazione di numerosi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, copre interamente le esigenze regionali presenti e future, immettendo anche energia nella rete nazionale a vantaggio delle altre Regioni”. Di più: il piano energetico approvato nel 2006 esclude categoricamente “la realizzazione di altre centrali turbogas nel territorio regionale”.
Sono questi i motivi per cui il governo Iorio, con delibera 489 dell’undici maggio 2009 ribadì il suo dissenso alla costruzione di un impianto termoelettrico a ciclo combinato a Venafro.
E il giorno dopo la ‘deflagrazione’ della notizia dal palazzo di via Genova nessuno vuole commentare. La contrarietà al progetto resta, ma i tecnici ministeriali hanno scritto che non è ostativa al rilascio di un parere di impatto ambientale favorevole. E con il governo centrale, sullo sfondo c’è un incipienti scontro istituzionale serio.
Il settore Energia, come attribuzione funzionale, è stato affidato dal presidente Iorio al consigliere Adelmo Berardo, padre di una legge sulle rinnovabili tanto osteggiata dai comitati contro l’eolico selvaggio. “Ecco, questa decisione dimostra come forse chi come me sceglie di puntare sulle energie pulite ed alternative non ha torto”, commenta a caldo. Mentre le associazioni scendono in piazza contro un parco che da otto anni non riesce a vedere la luce, il ministero in poco meno di un anno può cambiare per sempre il volto e l’ecosistema della Valle del Volturno.
“Io non esercito un potere discrezionale come consigliere delegato. Devo leggere bene il decreto Via che non conosco se non per ciò che ho letto sul vostro giornale. Ad ogni modo, con me il fronte del no alle turbogas sfondano una porta aperta. Se le preoccupazioni che pure emergono in maniera evidente ad una prima lettura dovessero essere confermate mi schiererò assolutamente con chi vorrà cercare di cambiare le cose. Siamo già predisposti ad opporci, con il presidente e il governo regionale ne discuteremo a stretto giro per mettere in campo la migliore strategia. Una strategia – conclude Berardo – che non tenga fuori nessuno, senza distinzioni. Perché solo uniti saremo più forti”.
La strada è formalmente il rifiuto dell’intesa con il governo. C’è da aprire un fronte con Prestigiacomo e Bondi e con Romani. Dopo lo ‘strappo’ già consumato sulla gestione della sanità, Iorio sarà disposto a fronteggiare un governo amico, ma sempre più “fino ad un certo punto”?
Amarcord Basso Molise
Termoli: Turbe di gas/Storia di una centrale
Solo una domanda, senza nulla a pretendere: Perchè una turbogas in bassomolise apre orizzonti inquietanti, e la ndrangheta, e la camorra, e belfaghor e mago zurlì; ma se a Venafro la fanno zitti zitti ci sembra normale? L’eolico ad Altilia è una porcheria, un porcellum, una cretinata che ‘abbassa il prezzo’ di qualunque amministratore che abbia una faccia, almeno per farsi la barba la mattina. Ma pure la turbogas di venafro, fuori tempo massimo buttata lì, senza tante chiacchiere, non è che faccia troppo bene alla pelle.
Nov
28
Tintarella, la signora del ‘rigore a scoppio’
28 Novembre 2010 | | 2 Commenti
“Sei sempre molto puntuale a cercare il pelo nell’uovo. Su Di Giacomo che dice di lasciare gli immigrati sulle gru, nulla. Nulla da dire, signora del rigore a scoppio? Ti posto una cosa del tuo stesso giornale, per rinfrescarti la memoria.
http://www.lavocenuova.com/public/sfogliagiornale/completo/20101127/index.html?pageNumber=5
Az” dice: Gentilissima, gentilissimo Az, non mi pare che la notizia sia stata trascurata. Di solito, il mio rigore a scoppio, come dice Lei, mi induce a commentare fatti o circostanze che nel contesto generale non si colgono col giusto approfondimento. In genere, corro in soccorso dei forti, come dice il mio amico Ricci, tanto per essere chiari. In questo caso, il Senatore Ulisse Di Giacomo ha espresso un’opinione ad effetto che avrebbe avuto, appunto, l’effetto desiderato fra i ricchi separatisti della Brianza leghista a basso tasso di scolarizzazione. Tra gli emigranti atavici, che si laureano come in quel nord si aprono partite iva, tra gli italiani del Molise che continuano ad avere il tatuaggio della povertà del sud del mediterraneo anche se hanno studiato il latino e il greco, quella affermazione è sembrata semplicemente bislacca. Pasquale Di Bello, che quando parla di cose serie diventa ragionevole, è stato piuttosto misurato. Ha scritto una cosa in lingua cristiana e democratica, e con forte accento umano. Conoscendolo, temo, fortemente temo, che non stesse giocando a palle di neve, come fa di solito quando scrive di Di Giacomo. Non so dirti perchè il Senatore abbia scritto quella frase. C’è un problema: se tutti gli immigrati senza permesso di soggiorno decidessero di attuare proteste clamorose, saremmo fritti. C’è poi una soluzione sbagliata a questo problema: se i senatori reagissero con piglio da cow boy e non avendo neppure un buon cavallo veloce per filarsela, gli immigrati potrebbero incazzarsi. E saremmo strafritti. Però, non ragioniamo sempre come se oltre il Molise ci fosse solo acqua e silenzio. Oltre la classe dirigente del Molise, soprattutto quella di maggioranza, c’è la classe dirigente italiana, quella berlusconiana. Lì in mezzo, la ministra per le Pari opportunità dà della vaiassa ad un’altra parlamentare. Il Premier dà del frocio a Vendola perchè non sa ballare il bunga bunga. Bossi vorrebbe imbracciare i fucili per abbassare la pressione fiscale sul ‘suo’ nord.
La genesi del pensiero del senatore Di Giacomo l’aveva già ben illustrata lo stesso Berlusconi nel 2004: “La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare. (dal Corriere della sera, 10 dicembre 2004)”
I molisani sono dei poveracci ma per decenni hanno saputo fare un biglietto alla stazione e prendere treni verso le Università di Milano, di Torino. Da lì, qualcuno che non parla affatto a nome delle Università, ci ha fatto sapere che se vogliamo le borse di studio dobbiamo farcele dare dagli atenei di casa nostra. Da qui, replichiamo facendo la voce grossa contro chi è più a sud di noi. Ma piuttosto che scandalizzarsi per le goliardate scritte su FB, non facciano capire troppo ai componenti di questo governo che parla come un ragazzo di seconda media seduto all’ultimo banco, che, purtroppo, i pensierini e i conticini sono più efficaci dei temi seri. Il risultato di questa dislessia della comunicazione politica è sempre lo stesso: Di Giacomo (nel nostro caso) ha estremizzato un non-concetto. Che significa: ‘lasciateli lì’? Significa che questo Governo ha leggi incontrovertibili e giuste e quelli stavano facendo caciara inutilmente? Smentisce così il suo stesso premier, che invece dice di aver buon cuore e di voler aiutare chi ha bisogno. La reazione ad un non-concetto è stata ugualmente spumosa: se Di Giacomo è cattivo gli immigrati hanno sempre e comunque ragione. Poi, magari, fino a ieri neppure ci eravamo accorti che erano sulle gru. Un Paese forte, davvero presente a se stesso, avrebbe dovuto impedire di farli salire. Avrebbe dovuto impedire di farsi dare degli analfabeti dell’ultimo banco. Avrebbe dovuto impedire di giocare a chi la spara più grossa. Ma facciamo più polemiche su quello che scrivono i parlamentari su facebook che sulle leggi che firmano; e tiriamo a campare. Il ragazzo che ha provato a replicargli ha ragione. A lui si doveva rispondere con un po’ di adulta tranquillità. Ma alla fine, caro Az, che ne è stato degli immigrati sulla gru, che tu sappia? Devo leggerlo su facebook? Mi sono scocciata di fare l’ideologa mentre mi fottono lo Stato.

Nov
27
Porticciolo di Campomarino: l’ex giunta comunale di Anita Di Giuseppe sotto inchiesta
27 Novembre 2010 | Tagged idv, inchiesta, porticciolo campomarino | Lascia un commento
Avrebbero favorito a vario titolo e con diverse responsabilità, l’imprenditore campano Francesco Moccia che, secondo l’informativa della Guardia di Finanza, sarebbe legato da “stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere stretti collegamenti con il clan Moccia di Afragola”.
http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=37432&goback_link=index.php
Tieni a mente
Disse Di Pietro interrogando il ministro Fazio sul commisariamento della sanità del Molise: “Tenere Michele Iorio è come nominare Provenzano ministro degli Interni o far fare il capo del Governo a Totò Riina”.
Nov
25
Santa Caterina d’Alessandria
25 Novembre 2010 | | 5 Commenti
Santa Caterina arrabbiata e stanca

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Nov
25
« Elogio del silenzio » la nuova esposizione di Michele Sottile su France 3 Television
25 Novembre 2010 | Tagged elogio del silenzio, michele sottile, villa dracaena | Lascia un commento

Villa Dracaena/art contemporain presenta il nuovo ciclo di proposte espositive con un artista con cui intende stabilire un rapporto di lunga durata e di proficua collaborazione artistica

France 3 Television dedicherà una puntata di Prioriterre all‘evento il prossimo 27 Novembre
Il 27 Novembre, PrioriTerre, programma di France 3 television, si occuperà di arte contemporanea e, in particolare, dell’artista molisano Michele Sottile. Così annuncia France 3 l’incontro con la nuova esposizione a Villa Dracaena: “PrioriTerre, France 3 television, in onda il sabato pomeriggio, ci porta questa settimana in questo luogo “magico” interamente dedicato all’arte contemporanea. I lavori di Michele Sottile sono di ampio respiro, non concedono un facile riposo ma ci permettono di fare delle pause (come in senso musicale) nel suo mondo blu, ancorati a fragili fili. Le sue opere sono una partizione musicale. Da vedere ed “ascoltare” assolutamente.
La mia pittura é pensata come una partitura (musicale) continua dove i segni non sono ancora note ma forse pause, silenzi. (MicheleSottile.2010)
Michele Sottile vive a Marsiglia ma è di San Martino in Pensilis. « Elogio del silenzio » é la nuova esposizione; una mostra allestita in una villa, doppiamente suggestiva. Villa Dracaena è a La Ciotat, città della Provenza incastonata fra le rocce della Costa Azzurra. L’immanenza del Mediterraneo, con la sua vegetazione e i suoi profumi, le dà quella surreale eternità che è propria dell’arte. Dentro le stanze di Villa Dracaena, le pitture sembrano vivere, respirare nel contesto di uno spazio umano e quotidiano: non sono semplicemente esposte ma invadono e riempiono della loro luce una casa divenuta Fondazione per l’arte: “Tra le tante immagini colpisce la diafana bellezza della serie eponima: sono immagini «silenziose» immerse in un monocromo blu che sfuma in tonalità rarefatte, superfici marine (?) fatte di solchi tracciati dalla punta inchiostrata sulle quali volano oggetti senza spessore ancorati a fragili lacci.
«Il suono è il primo movimento dell’immobile ». (Giacinto Scelsi)

Il silenzio come scelta, la sottrazione piuttosto che l’addizione, l’eleganza del poco, la consapevolezza che la creazione ha bisogno di sobrietà e non di esasperazione formale, una scelta che sembra particolarmente coraggiosa nel momento contingente in cui “l’arte [di oggi] nel cedere alla meraviglia tecnologica dei media ha perso proprio ciò che le stava più a cuore. Essa vorrebbe stupire, sorprendere, interrogare ma non si accorge che lo stupore così come la meraviglia sorgono dal lungo spazio lasciato dal silenzio”. Con questa scelta l’artista evidenzia che “il fascino dell’arte non consiste nel suo circolare e diffondersi nei circuiti della comunicazione mediatica e nella sua auto riproduzione infinita in una sorta di festino godereccio al tavolo imbandito della telecomunicazione …ma [consiste] nel suo indicare la prossimità di un fuori, cavo, vuoto, [un luogo] marginale – e distinto – dalla ripetizione ossessiva delle immagini”. I lavori, inoltre, comprendono opere multimediali. Piccoli video in cui i suoni e le immagini sono ingegno dell’artista ma diventano realtà comprensibile e riconoscibile, come la chiave che svela un ricordo, una nostalgia silente ma giammai placata. Nel privilegio dell’arte la rassicurante accessibilità della bellezza, scorta quasi come il sole nel fogliame fitto della comunicazione moderna. Luccica e rincorre ogni apertura, ogni canale della nostra attesa, e brilla, senza possibilità di costrizione. E per capire la bellezza basta esserne compiaciuti. Reincontrarla nell’indizio di un moto dell’intelligenza di chi crea e che sembra sapere cosa stavamo cercando

Nov
24
Papi…e cardinali
24 Novembre 2010 | | 4 Commenti

Il rinco

Il gringo
Nov
23
Oh oh, mi sembra di vedere un gatto..
23 Novembre 2010 | Tagged commentes | 6 Commenti

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/11/23/oh-oh-ce-un-gatto-per-vitagliano/
Commenti
Binomiospaiato dice:
23 Novembre 2010 alle 16:50
Caterì, ma ti sei rimbambita? Vitagliano sarebbe il nucleo sano del centro destra? Senza non si può?
- Gatto Silvestro dice:
23 Novembre 2010 alle 16:57 Cat è bastarda (pardon, madame). Dovrebbe spiegarci meglio. E’ un po’ tanto cerchiobottista, come al solito. - Tessuto sano dice:
23 Novembre 2010 alle 17:06 Altro che pardon madame. Se dice che GianfrancoVitagliano è il tessuto sano, li butta a mare tutti. Figuriamoci il resto…Ammazza, cat. E’ risorto Stalin! - Interdetto dice:
23 Novembre 2010 alle 18:23Caterì, ma che caxx dici? Vitagliano ha ‘il capitale istituzionale’ della maggioranza del molise? Ma ti sei ammattita?
Vedo che il tema interessa. Caro Gatto Silvestro, cerchiobottista lo dici a soreta. E salutala tanto. Tessuto sano è più creativo, e lo perdono. Detto ciò, rispondo a Binomiospaiato e a Interdetto. Gianfranco Vitagliano non è il tema affrontato. Ma era inevitabile citarlo, trattandosi, per chi continua a dimenticarlo, dell’Assessore alla Programmazione della Regione Molise. Se dico che il suo operato è ‘il capitale istituzionale’ della maggioranza Iorio, non intendo dire che il signor Vitagliano è il più bravo del mondo. Dico, senza tema di smentita, che il suo ruolo rappresenta e determina l’identità istituzionale di questo governo regionale. Tanto e più degli altri assessori, l’indirizzo, la possibilità, le scelte, i solchi e bla bla provengono da lì. Poter incontrare per strada i nostri assessori ci confonde le idee e ci induce, o meglio, signor Gatto Silvestro, Vi induce, a dimenticare troppo spesso cos’è lo Stato, cosa sono i ruoli dello Stato e quali poteri conferiscono. A proposito di ‘tessuto sano’ e di nuclei essenziali, Gianfranco Vitagliano è sicuramente ‘utente finale’ delle moltiplicazioni dei pani e degli assessorati del Molise. Su di sè ha il marchio del non eletto come portasse sempre il cartello del bersaglio del gioco delle freccette. Personalmente non mi fido, e non mi infonde la calma ancestrale che mi trasmette Michele Iorio. Però, visto che qui non parliamo di meditazione indiana e che io non scrivo mai, malgrado così sembri, i cavoli miei, vi spiego bene quale rischio impersona, e subisce, suo malgrado, l’assessore Vitagliano. Pur assessore-consigliere non eletto, la sua ‘non-elezione’ è il più clamoroso esempio di come il governo Iorio trattenga in sè un dna di scuola di partito che altrove si è sgretolato. Sostituito senza traumi visibili, ma che ci sono, grazie al carisma di Silvio Berlusconi. L’annullamento della barriera dei partiti come canale stretto della scelta dei governanti ci era sembrata un’evoluzione epocale verso l’espressione diretta della volontà popolare. Se è stato vero per Silvio Berlusconi, quella pratica, elevata a principio, ha significato vedere eletti a destra che votano a sinistra, eletti a sinistra che fanno gli assessori a destra e la possibilità, soprattutto, di essere eletti non perchè si ha in mente una cosa da fare, un’idea da sviluppare, ma perchè si è simpatici, si è ricchi, si ha una famiglia abbastanza grande per garantire qualche centinaio di voti. Se vi sembra irrilevante, ammattiti siete voi, non io. Per quanto riguarda Vitagliano, pur non avendo particolare simpatia, ribadisco, ha agito come parte di una coalizione, ha trainato il suo partito, lo ha nutrito, gli ha rimboccato le coperte, per decenni. Come se attorno nulla fosse cambiato, ha continuato ad adeguarsi alla ferrea dottrina del consenso a lungo termine e della politica come gioco di squadra. Se in un Paese come l’Italia una velina ha più possibilità di essere eletta di un uomo di Stato, indipendentemente dai nomi e dai cognomi, allora vi meritate le terze file, tirate da uno solo. In Molise si è pianificato il futuro prossimo e lontano con cinismo da squali, sezionando il consenso a lungo termine e a chi non piaceva, come me, ha continuato a credere in una alternativa democratica, ma cosa altra. Se l’opposizione a questa maggioranza la dobbiamo fare dal suo interno su piani algebrici e senza costrutto vero, se permettete, alzo la voce in difesa della Politica e delle fondamenta dello Stato. Vorrei poter scegliere fra Migliori, non fra chi porta sacchi di voti senza etichette da svuotare in testa a me. Voglio scegliere tra ciò che è stato fatto e tra ciò che si potrebbe fare, non assistere inerme ad una politica che sembra un concorso per usciere alle Poste. Datemi un candidato che sappia fare meglio, che abbia le qualità oggettive per fare, e giudicherò. Ma finchè continueremo a farci governare solo da chi vince a chi ha la carta più alta e non da chi sa davvero giocare, tanti auguri e salutatemi le vostre belle signore
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Nov
23
Oh oh..c’è un gatto per Vitagliano
23 Novembre 2010 | Tagged berlusconi, d'alema, elezioni, governo, iorio, pd, pdl, vitagliano | 7 Commenti
Ho pregato con tanta fede San D’Alema, anche quando Silvio stravinceva a suon di berlusconate. Pregavo con trasporto che la sinistra trovasse il suo ‘chinino’ per guarire dalla sinistrite. La sinistrite è quella malattia perfida che confonde il sistema immunitario di una coalizione politica e la fa agire per perdere, anche quando potrebbe vincere. Più specificamente, gli anticorpi cominciano ad attaccare la parte più sana e meglio funzionante del tessuto. Noi illuminati e rivoluzionari figli degeneri di Voltaire ne siamo stati infettati dopo l’elezione di Prodi. Che già quello era un sintomo chiaro, ma non l’avevamo capito.
In questi anni ho pregato molto che la sinistra guarisse, o che almeno trovasse un vaccino stagionale, utile giusto il tempo di affrontare le elezioni. Mentre gli anni passavano e San D’Alema sembrava ignorare le mie preghiere, Berlusk continuava a vincere. Mi ero arresa, rassegnata all’ateismo e al cinismo programmatico che chiamano ‘piano anticrisi’. Ascoltare l’accento sempre più popolano del governo e vedere il padanesimo diventare, come un vero e proprio paganesimo, culto dominante del sacro padano impero bergamasco, mi aveva avvilito del tutto. Pure quella personcina seria di Tremonti utilizzava la sua indiscutibile scienza solo per smobilitare defintivamente l’impalcatura del welfaire richiamando, indirettamente, i golosi ndranghetari verso i finanziamenti del nord. Pensavo, pregando San D’Alema, che se persino la camorra ci aveva schifato, saremmo morti senza nè armi nè onore. E pace e bene. San D’Alema vergine e martire non dava segno di ascoltare, ma l’avevo sottovalutato. Invece che guarire la sinistra, piano piano, si è ammalata la destra. Soluzione inattesa ma contorta. I destri si sono infettati di sinistrite e hanno cominciato a corrodere il tessuto buono del loro organismo. In Molise, che come dico sempre è il laboratorio genetico di tutti gli esperimenti nazionali futuri, stanno cercando di disattivare il linfonodo sentinella Vitagliano. Che sia pernicioso, non c’è dubbio. Ma è una terapia che non può separare il sano dal non sano e finirà per appoltigliare tutto. Disinnescando Vitagliano il sistema immunitario della destra non risponderà più al motore centrale. A quel punto, Iorio sarà come Prodi, vincente si e no per 24 ore, in una maggioranza a trazione disgiunta: chi tira di là e chi tira di qua.
La mia area celebrale di sinistra è contenta. Basterà un colpo d’unghia, un non voto al Bilancio, ed è fatta. La parte grigia del mio cervello starnutisce, imprecando di brutto. Che stanno facendo i destri? A occhio, sembra il circuito di Monza del gambero: vince chi, arrivato ultimo, non fa partire gli altri. Senza la L dell’Innominabile (non di lui, ma del suo capitale istituzionale) questo PDL è diventato un provetto PD. All’arrembaggio del leader e unico obiettivo: perdere pur di non far vincere gli altri. E’ come togliere il cavallo a Garibaldi e farlo andare a piedi a Teano. Non puoi impedire che ci vada ma ci fai una figura meschina. Da Torino, i nuovi democristiani efficientisti, ci verranno a dire che abbiamo sprecato. Vero. Abbiamo sprecato l’ultima occasione per essere autonomi.
Come sono felice! La seconda generazione delle seconde file è cresciuta. Siamo pronti per il governo delle terze file. E come per il governo nazionale, la Carfagna ci sembrerà meno peggio della quarta della fila, o la quarta della quinta, e così via.
San D’Alema, lo so che sono seccante, ma qui il problema si complica. Mi serve un altro miracolo: pani, pesci e tutto quello che puoi moltiplicare. Troppi disoccupati da sfamare. I posti in lista non bastano più.
Les comediens
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confusa in
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Nov
21
Quel ramo sul lago del Cosib
21 Novembre 2010 | Tagged cosib, facciolla, greco, l'innominabile, termoli, vitagliano | 2 Commenti
Nessuno capiva perché nella povera e obsoleta diga del Liscione morissero le carpe. Finalmente, sappiamo ora, che la colpa è dei piranha. Arrivano dai paeselli del basso Molise. Le carpe, probabilmente, sono morte di paura solo a vederli. L’intuizione ci è venuta dopo aver letto la lunga cronaca scritta da Vincenzo Greco, già sindaco di Termoli e universalmente noto come ‘Il Notaio Greco’. Chi pensa che il Molise sia una regione di gente semplice o è cretino o confonde il Molise con qualche altro posto. Qui accadono cose che nemmeno in Nicaragua: colonnelli spietati, colpi di Stato, imboscate, occultamenti e guerre con ogni tipologia di armi: dalle testate nucleari allo sgambetto pret a porter. Attorno, in verità, solo cri cri di cicale e poi più nulla. Abbiamo capito che qualcuno, avendo una struttura bella e pronta, tutta finanziata con i soldi pubblici, ci ha ricavato un’attività utile a ‘fare cassa’. Diciamo che avendo un forno per fare il pane, si è pensato di cuocerci dentro anche i cornetti. E’ tutto guadagno, a parità di costi. Ci hanno dato da mangiare cornetti, queste Mariantoniette con la barba, e poi hanno brindato, per farci fare due risate. Greco parla di piranha ma io vedo solo asini che volano. Dice, l’ex sindaco di Termoli, rivolto ai sindaci del Consiglio del Cosib: “Cari ragazzi, vale così tanto la pena fingervi non udenti e non vedenti? Visto che i cornetti, a voi, non li fanno impastare, cosa vi ha convinto a non sentirne neppure l’odore?” E si risponde da solo: ‘l’Innominabile’. Lo chiama così, mischiando Manzoni con Aznavour. Tra Innominato e Formidabile viene fuori l’Innominabile. Uno che si compra i sindaci come calamaretti al Porto. Ma non li compra per mangiarli, bensì per dividere con loro l’incommensurabile pasto di Termoli e contorno di sofficini. Sofficini di polpa di piranha, appunto. Detta così, è una bella storia, con tutte le coordinate giuste per fare audience. Io, però, voglio sapere innanzitutto cosa è arrivato in quel depuratore, indipendentemente da chi e come ci ha guadagnato. Inoltre, il notaio Greco rivendica per Termoli un ruolo di forza: mi chiedo perché i paesini attorno debbano contare meno. Se al Cosib sono arrivate sostanze inquinanti, non è che il diritto di saperlo e di impedirlo può essere proporzionale alla superficie occupata dai comuni. Facciolla, che è notoriamente un don Rodrigo furioso, gli ha dato del ‘pesce sega’, un pesce, come dire, che si amminchia un po’ con le elucubrazioni. L’Innominato, don Rodrigo, Don Basso Abbondio, la Monaca di Monza del Torto e la tresca col suo Egidio. E poi quei Bravi dei sindaci, sempre in attesa di ambasciate da eseguire. Il Notaio, in questo bel romanzo sul ramo del mare di Termoli, potrebbe essere il buon Frà Cristoforo. Ma Greco non ha il piglio umile e preferisce fare il cardinale Borromeo. A proposito di cancro e altre vicende concrete, sembrava un colpo di scena la richiesta del sindaco di Campomarino di affidare il registro dei Tumori al Cosib. Come chiedere un consiglio ad Azzeccacarbugli. In realtà, ha chiarito il suo pensiero in una replica a Marcella Stumpo in cui dice qualcosa che al Cosib era stato già detto. Il 4 Ottobre del 2008, proprio nella sala convegni del Nucleo industriale di Termoli era stato annunciato il registro regionale dei Tumori, affidato alla Lega per la Lotta contro i Tumori. Che ne è stato? Comunque, il dato serio è che Greco dice che il Nucleo, dopo la sua estromissione, è stato strutturato ad uso e consumo di chi ne fa parte. E chi non c’è, paga pegno. Dice cose vere, peraltro forzato a farlo da Di Brino che lo chiama in causa. Ma con l’Innominabile è più ironico che categorico. Se la prende molto, troppo, con i sindaci. Praticamente, ci suggerisce che ‘quando c’era lui’, i treni arrivavano in orario. Poi l’hanno sostituito con i semafori telecomandati. Rispetto alla gente, ai cittadini che chiedono di capire, va un po’ fuori tema. Contestare l’estromissione di Termoli dal Cosib non è prioritario, se dobbiamo discutere di salute pubblica. La legge dello Stato, sopra lo Statuto, sopra le leggi regionali, dovrebbe garantire trasparenza. Perché altrimenti siamo al colpo di Stato vero, di un’Ente ai danni di tutto il territorio bassomolisano e non solo. La sintesi la fa Di Giandomenico, detto Remo: “Senza regole, chiunque fa quello che vuole, e quasi sempre fa per sé”. Ma se davvero un Consorzio per lo Sviluppo è una specie di invalicabile base Nato, altro che piranha; siamo a Paperopoli. Eppure, ingenua come una Perpetua, mi chiedo: tutte queste persone abitano qui, dove abitiamo noi. Hanno figli che mangiano quello mangiamo noi e giocano negli stessi posti in cui portiamo i nostri bambini. Se davvero è stata fatta una cosa pericolosa, quale vantaggio può considerarsi equo rispetto al rischio? Al sindaco Greco dobbiamo gratitudine, in un contesto afono, per aver alzato la voce; ma gli chiederei di ripulire l’eloquio di attributi e predicati nominali. Padrini, Innominati, Bravi sono gargarismi elettorali. Buoni per scriverci i romanzi, non per sapere chi, cosa e se ci ammala l’acqua e l’aria.
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Nov
19
San Giuliano di Puglia: il dovere della riconciliazione
19 Novembre 2010 | Tagged rita iacobucci, terremoto san giuliano | 5 Commenti
Un articolo di Rita Iacobucci, pubblicato su PrimoPianoMolise il 19 Novembre 2010. E’ una analisi pacata e severa del dovere di recuperare la Ragione dove il dolore l’ha sopraffatta. Ed è una mano che pulisce lievemente il vetro appannato perchè la realtà di quel luogo straziato e sospeso torni ad essere illuminata dal ‘senso umano della pietà’. In nome degli uomini. In nome dei bimbi che uomini non saranno più.

L’articolo
Nessuna distanza consentirà mai di sentire questa tragedia, la tragedia del Molise, come un evento lontano. Epperò il tempo – certo – passando lieve sulle anime ferite, dovrebbe riscaldarle.
La cerimonia che si è svolta, spartana e dolorosa, nella stanza ovattata del Palazzo del Governo di Campobasso al contrario dimostra che c’è un dovere a cui forse in tanti sono sfuggiti finora perché probabilmente l’ora non era mai quella giusta. Un imperativo della coscienza che non si può chiedere a chi ha perso un figlio, strappato alla vita da macerie assassine. A chi ha salutato quella mattina un bimbetto che si era avviato vispo e fiducioso qualche ora prima delle 11.32 del 31 ottobre 2002 verso una scuola che non a caso è detta “dell’obbligo”. Un angelo che non festeggiò Halloween quel giorno né mai più.
Eppure il momento è venuto. C’è spazio e bisogno ora per la riconciliazione della comunità a San Giuliano di Puglia. Perché chi quel giorno si salvò ora guarda il mondo con occhi impreziositi dal primo rimmel di ragazza o dal gel di adolescente che ha una vita davanti. Perché accanto a Carmela Ferrante, mentre raccoglie dalle mani del prefetto la medaglia per la sua Antonella, non c’è il marito ma i loro due bambini. Antonio Borrelli è a casa, a consumare ancora un pezzo di ricordi da solo. Perché Antonio Borrelli, padre e sindaco che quel giorno non chiuse la scuola e che aveva dato l’okay all’apertura del piano aggiunto che causò il cedimento della struttura, è stato condannato dai tribunali della Repubblica e ha scelto il riserbo. La giustizia del mondo qui, sotto questo cielo, deve bastare se vogliamo chiamarci civiltà.
Le lacrime e la disperazione dei genitori che scavarono otto anni fa in quel cumulo sinistro di cemento e travi sperando in un miracolo che per loro non arrivò furono e sono drammaticamente identici.
Sì, il momento è venuto. E il dovere morale di costruire la pacificazione spetta alle istituzioni e ai molisani tutti. Anche a chi a San Giuliano ha trovato un’altra ‘casa’ e ha aiutato il ‘dopo’ così tremendo. Non si può pretendere da chi ha sofferto in maniera assoluta e ha lottato in questi anni perché “nessuna mamma e nessun papà debbano ancora piangere i loro bambini”.
Il prefetto di Campobasso ha avuto coraggio. Ha dato dignità alla consegna delle medaglie nelle mani di chi a San Giuliano da quel giorno maledetto non è più benvoluto. La sua è una sfida da raccogliere se il paese simbolo del terremoto vuole diventare l’emblema di una comunità che rinasce.
rita iacobucci
Nov
17
Ohh..lo dice anche Barbara: torni la Politica
17 Novembre 2010 | Tagged barbara spinelli, berlusconi, italia, repubblica | 1 Commento
IL COMMENTO
L’italia del sottosuolo
Repubblica.it
di BARBARA SPINELLI
Sono settimane ormai che l’annuncio è nell’aria: il governo Berlusconi sta finendo, anzi è già finito. Il suo regno, la sua epoca, sono morti. È sempre lì sul palcoscenico, come nelle opere liriche dove le regine ci mettono un sacco di tempo a fare quel che cantano, ma il sipario dovrà pur cadere. Anche i giornali stranieri assistono al funerale, nei modi con cui da sempre osservano l’Italia: il feeling, scrive l’Economist, la sensazione, è che la commedia sia finita. Burlesquoni è un brutto scherzo di ieri.
In realtà c’è poco da ridere, e il ventennio che abbiamo alle spalle è infinitamente più serio. Non siamo all’epilogo dei Pagliacci, e non basta un feeling per spodestare chi è sul trono non grazie a sentimenti ma a una macchina di guerra ben oleata. Per uscire dalla storia lunga che abbiamo vissuto - non 16 anni, ma un quarto di secolo che ha visto poteri nati antipolitici assumere poi il comando - bisogna, di questo potere, averne capito la forza, la stoffa, gli ingredienti. Non è un clown che si congeda, né l’antropologia dell’uomo solitario aiuta a capire. I misteri di un’opera sono nell’opera, non nell’autore, Proust lo sapeva: “Un libro è il prodotto di un io diverso da quello che manifestiamo nelle nostre abitudini, nella società, nei nostri vizi”. Sicché è l’opera che va guardata in faccia, per liberarsene senza rompersi ancora una volta le ossa.
Chi vagheggia governi tecnici o elezioni subito, a sinistra, parla di regime ma ne sottovaluta le risorse, la penetrazione dei cervelli.
Un regime fondato sull’antipolitica – o meglio sulla sostituzione della politica con poteri estranei o ostili alla politica, anche malavitosi – può esser superato solo da chi è stato detronizzato. Nessun tecnico potrà resuscitare le istituzioni offese. Può farlo solo la politica, e solo se essa si dà del tempo prima del voto. Capire il regime vuol dire liberare quello che esso ha calpestato, e quindi non solo mutare la legge elettorale. Non è quest’ultima a rendere anomala l’Italia: se così fosse, basterebbe un gesto breve, secco. Quel che l’ha resa anomala è l’ascesa irresistibile di un uomo che fa politica come magnate mediatico. Berlusconi ha conquistato e retto il potere non malgrado il conflitto d’interessi, ma grazie ad esso. Il conflitto non è sabbia ma olio del suo ingranaggio, droga del suo carisma. La porcata più vera, anche se tabuizzata, è qui. La privatizzazione della politica e dei suoi simboli (non si governa più a Palazzo Chigi ma nel privato di Palazzo Grazioli) è divenuta la caratteristica dell’Italia.
Proviamo allora a esaminare i passati decenni, oltre l’avventura iniziata nel ’94. L’avventura è il risultato di un’opera vasta, finanziata torbidamente e cominciata con l’idea di una nuova pòlis, un’altra civiltà. Un progetto – è Confalonieri a dirlo – che “ha contribuito a cambiare il clima grigio e penitenziale degli anni ’70, ed è stato un elemento di liberazione. Ha portato più America e più consumi, più allegria e meno bigottismo”. Più America, consumi, allegria: la civiltà-modello per l’Italia divenne Milano2, una gated community abitata da consumatori ansiosi di proteggersi dal brutto mondo esterno, di sentirsi più liberi che cittadini. E al suo centro una televisione a circuito chiuso, che intrattenendo distrae, occulta, manipola: nel ’74 si chiama Milano-2, diverrà l’impero Mediaset. Quando andrà al potere, il Cavaliere controllerà tutte le reti: le personali e le pubbliche.
Tutto questo non è senza conseguenze: cadendo, il Premier non lascia dietro di sé una società sbriciolata. Il paese in briciole è stato da principio sua forza, sua linfa. Non si tratta di profittare di subitanei sbriciolamenti, ma di far capire agli italiani che su questo sfaldamento Berlusconi ha edificato la sua politica. Che su questo ha costruito: sul maciullamento delle menti, non sull’individualismo. Su un’Italia che somiglia all’Uomo del sottosuolo di Dostojevski: un’Italia che rifiuta di vedere la realtà; che “segue i propri capricci prendendoli per interessi”; che giudica intollerabile che 2+2 faccia 4. Un’Italia che “vive un freddo e disperato stato di mezza disperazione e mezza fede, contenta di rintanarsi nel sottosuolo”. Un’Italia arrabbiata contro chiunque vorrebbe illuminarla (la stampa, o Marchionne, o i magistrati) così come l’America arrabbiata del Tea Party il cui ossessivo bersaglio è la stampa indipendente.
Correggendo solo la legge elettorale si banalizza la patologia. Altre misure s’impongono, che permettano agli italiani di comprendere quanto sono stati intossicati. Esse riguardano il controllo di Berlusconi sull’informazione e il conflitto d’interessi. La profonda diffidenza verso una società bene informata (per Kant è l’essenza dei Lumi) caratterizza il suo regime. “Non leggete i giornali!” – “Non guardate certi programmi Tv!”: ripete. Gli italiani devono restare nel sottosuolo, eternamente incattiviti. Altro che allegria. È sulla loro parte oscura, triste, che scommette. Qualsiasi governo che non si proponga di portar luce, di riequilibrare il mercato dell’informazione, fallirà.
Per questo è importante un governo di alleanza costituzionale che raggiusti le istituzioni prima del voto, e un ruolo prioritario è riservato non solo a Fini ma alle opposizioni. Fini farà cadere il Premier ma l’intransigenza sul conflitto d’interessi spetta alla sinistra, nonostante gli ostacoli esistenti nel suo stesso seno. Del regime, infatti, il Pd non è incolpevole. Fu lui a consolidarlo con un patto preciso: la conquista di suoi spazi nella Rai, in cambio del potere mediatico del Cavaliere. Tutti hanno rovinato la tv, pur sapendo che il 69,3 per cento degli italiani decide come votare guardandola (dati Censis).
A partire dal momento in cui fu data a Berlusconi l’assicurazione che l’impero non sarebbe stato toccato, si è rinunciato a considerare anomali la sua ascesa, il conflitto d’interessi. E i responsabili sono tanti, a sinistra, cominciando da D’Alema quando assicurò, visitando Mediaset nel ’96: “Non ci sarà nessun Day After, avremo la serenità per trovare intese. Mediaset è un patrimonio di tutta l’Italia”. La verità l’ha detta Luciano Violante, il giorno che si discusse la legge Frattini sul conflitto d’interessi alla Camera, il 28-2-02: “L’on. Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena - non adesso, nel ’94 quando ci fu il cambio di governo - che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’on. Letta… Voi ci avete accusato nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto d’interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… Durante i governi di centrosinistra il fatturato Mediaset è aumentato di 25 volte!”. Il programma dell’Ulivo promise di eliminare conflitto e duopolio tv, nel ’96. Non successe nulla. Nel luglio ’96, la legge Maccanico ignorò la sentenza della Consulta (Fininvest deve scendere da tre a due tv). Lo stesso dicasi per l’indipendenza Rai. È il centrosinistra che blocca, nell’ultimo governo Prodi, i piani che la sganciano dal potere partitico. A luglio Bersani ha presentato un disegno di legge che chiede alla politica di “fare un passo indietro”. Non è detto che nel Pd tutti lo sostengano. Una BBC italiana è invisa a tanti.
Se davvero si vuol uscire dall’anomalia, è all’idea di Sylos Labini che urge tornare: all’ineleggibilità di chi è titolare di una concessione pubblica, secondo la legge del 30 marzo ’57. D’altronde non fu Sylos a dire che l’ineleggibilità è la sola soluzione. Il primo fu Confalonieri, il 25-6-2000 in un’intervista a Curzio Maltese sulla Repubblica. Sostiene Confalonieri che l’Italia, non essendo l’Inghilterra della Magna Charta, non può permettersi di applicare le proprie leggi. Forse perché il paese è sprezzato molto. Forse perché c’è chi lo ritiene incapace di uscire dal sottosuolo, dopo una generazione.
(17 NOVEMBRE 2010)
Nov
16
Il Molise salvato dalla patata! Meno male che Silvio c’è
16 Novembre 2010 | | 1 Commento
Che il nucleare sarebbe uno scempio irreversibile per il Molise non ci vuole troppa materia grigia a capirlo. Ne basta qualche grammo. Se immaginate i pochi metri di costa tra Marina di Chieuti. Rio Vivo e Campomarino energizzate dalle tiepide bollicine di un cocktail a base di uranio, vi rendete conto, anche se la vostra materia è trasparente del tutto, che saremmo morti, kaputt, isolati per sempre. Ciao, ciao, ciao mare, ombrelloni, bandiere blu e pizza al chiaro di luna. Mi direte che la Francia e la Croazia ecce ecc. Quando i ristoratori e i balneatori proveranno a spiegarlo ai turisti, quelli, storcendo il naso, sicuramente risponderanno: “Se volevamo andare in Croazia, non ci venivamo mica qui”. Benchè, se questo governo resisterà alle notti brave di Silvio, secondo noi la prima centrale nucleare la schiafferà in mezzo alla Puglia ambientalista di quel precisino di Vendola. Meglio una bella centrale in Puglia che un gay presidente. Ma siccome siamo nell’era del federalismo separatista estremo, mica siamo la Puglia noi? Intanto pensiamo a Campomarino Lido. E la soluzione ce l’ha offerta come la ‘Gradisca’ di Amarcord la signorina Charlotte Roche, scrittrice hard e nota in germania soprattutto per un diario di una diciottenne molto precoce. Al presidente tedesco Christian Wulff, lady Charlotte ha offerto una notte di sesso in cambio del veto alla legge sul prolungamento dell’attività di 17 centrali nucleari in Germania deciso da Angela Merkel. La hot news è ovviamente su tutti i quotidiani europei di oggi e mi è venuto da ridere. In Italia abbiamo Silvio Berlusconi, mica un tedesco bacchettone qualunque e il Molise è salvo! Con tutte le patane turchesche che abbiamo, vuoi che non lo convinciamo subito? Quando lo capiranno che nulla si spreca in questa regione lungimirante e all’avanguardia!
La riflessione seria http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/11/12/aiutiamo-il-veneto-e-le-sue-popolazioni-colpite-dall%e2%80%99alluvione-inviamo-sms-al-n%c2%b0-45501/
Nov
13
La Basilicata aspetta altri 12 milioni di euro per il terremoto del 1980. E non bastano. Noi, dopo pochi anni, tutto sommato..non stiamo così male
13 Novembre 2010 | Tagged terremoto irpinia | 2 Commenti
Dal 1980 la Basilicata ha ricevuto complessivamente 4.800 miliardi di lire (circa 2,4 miliardi di euro) per le abitazioni, e dal prossimo riparto di nuovi fondi dovrebbero arrivare altri 12 milioni di euro: una cifra, quest’ultima, «nettamente inferiore al fabbisogno» poichè, fanno sapere dalla Regione, c’è da aggiungere al conto anche il meccanismo dell’aggiornamento dei costi dei materiali e delle attività edili per quelle opere non ancora completate….
E’ un terremoto di trent’anni fa. Noi, dopo otto anni, possiamo dirci un po’ più fortunati. Diciamolo, su!
Trent’anni fa il terremoto dell’irpinia
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=382144
L’odore di morte si sentì subito. Le urla dei sepolti vivi, anche. Un minuto e venti secondi bastarono per uccidere 2735 persone e per ferirne 8848. La forza del terremoto del 23 novembre del 1980, che nell’epicentro raggiunse il nono-decimo grado della scala Mercalli, sconvolse l’Italia intera. Quasi settecento i comuni coinvolti, nel cuore della Campania, soprattutto, nell’Irpinia come nel Salernitano, ma anche della Basilicata e del Molise. Un dramma senza fine, che è continuato: per decenni
Quest’anno è il trentesimo anniversario di un’ecatombe della quale bisogna cercare di trarre conclusioni e tirare le somme, senza dimenticarne le storie.
In Basilicata – sul territorio lucano il terremoto causò 140 morti – la ricostruzione del patrimonio edilizio abitativo ha raggiunto l’80 per cento circa, con la «punta» del cento per cento a Balvano (Potenza), uno dei Comuni più colpiti dal sisma (dove morirono 77 persone), e la consegna di tutte le abitazioni agli sfollati o a chi aveva perso l’unica abitazione di proprietà. Secondo i dati forniti dalla Regione, quindi, la ricostruzione è terminata per tutti quei lucani costretti a lasciare le loro case per i danni del terremoto del 23 novembre 1980 (che causò anche circa 300 feriti e oltre 40 mila senzatetto, su una popolazione inferiore ai 600 mila abitanti), e in un terzo dei nove comuni dichiarati «disastrati», dove le scosse resero inagibile il 60 per cento del patrimonio abitativo; otto case su dieci sono state invece ricostruite nei centri «gravemente danneggiati».
Dal 1980 la Basilicata ha ricevuto complessivamente 4.800 miliardi di lire (circa 2,4 miliardi di euro) per le abitazioni, e dal prossimo riparto di nuovi fondi dovrebbero arrivare altri 12 milioni di euro: una cifra, quest’ultima, «nettamente inferiore al fabbisogno» poichè, fanno sapere dalla Regione, c’è da aggiungere al conto anche il meccanismo dell’aggiornamento dei costi dei materiali e delle attività edili per quelle opere non ancora completate. «Occorre un colpo di reni – ha spiegato l’assessore regionale alle infrastrutture, Rosa Gentile – perchè molto è stato fatto nell’azione di recupero del patrimonio abitativo, ma forse qualcosa si può ancora fare sia per la semplificazione burocratica, sia per il finanziamento della conclusione delle opere».
Accanto ai finanziamenti per le case, la Basilicata ha ottenuto circa 13 mila miliardi di lire (circa 6,7 miliardi di euro) per l’insediamento di nuove industrie, tra cui la Ferrero, che ha aperto uno stabilimento a Balvano (Potenza): «Il terremoto – ha evidenziato l’assessore regionale alle attività produttive, Erminio Restaino – ha consentito alla Basilicata di vivere una stagione nuova in campo industriale. È stata un’esperienza che presenta ancora luci ed ombre, che non deve essere considerata solo per i suoi aspetti negativi».
Nov
12
Cosib: il Corsaro Nero, il Corsaro Rosso e il Corsaro Verde
12 Novembre 2010 | Tagged cosib facciolla, del torto, di brino, rifiuti pericolosi, termoli, unione dei comuni | Lascia un commento
Il corsaro è un eroe violento e senza regole ma non per il proprio interesse. La sua funzione ‘piratesca’ viene esercitata a vantaggio e per conto di un governo.
Una figura leggendaria ma di storicamente era di un governo, una sorta di idealista mercenario. Difendendo gli interessi e i beni dello Stato a cui era legato riceveva la nomina di combattente attraverso un documento detto, appunto, lettera di corsa, e la bandiera. Poteva rapinare solo navi mercantili nemiche, o uccidere solo in battaglia.
La “lettera di corsa e rappresaglia” era un’autorizzazione del sovrano, concessa al proprietario di un mercantile, con la quale si prevedeva che, nel caso in cui la nave fosse rapinata il mercante potesse reagire attaccando a il nemico assaltatore. La qual cosa divenne utile per boicottare i commerci delle potenze rivali in tempo di guerra. Molte navi corsare furono armate e finanziate da società private.
Salgari al suo Corsaro Nero affiancò il Corsaro Rosso e il Corsaro Verde.
Al Cosib di Termoli sembra di assitere ad una bella battaglia fra corsari. Il Corsaro Nero, perchè poco visibile. Il Corsaro Rosso, il cui governo è se stesso e per conto di sè agisce e reagisce, e il Corsaro Verde, che combatte per lo stesso governo del Corsaro Nero ma è più allegro e meno ombroso. La nave del Corsaro Nero è il Cosib. Quella del Corsaro Verde è Termoli. Quella del Corsaro Rosso è l’Unione dei Comuni del Basso Biferno. Ma è una battaglia di terra e di acqua dolce, non di mare. E alla fne, comunque vada, vince sempre l’armatore
La battaglia
TERMOLI. Contrattaccano i sindaci del comitato direttivo del Cosib dopo l’ultimo consiglio comunale a Termoli.“Il documento approvato all’unanimità (ad esclusione del consigliere Gatti che non ha partecipato al voto) dal consiglio comunale di Termoli nella seduta del 10.11.2010, rappresenta la cartina di tornasole di un quadro di palese approssimazione politica.
Infatti, gli unanimi consiglieri comunali, pur conoscendo ormai a menadito i fatti relativi alla vicenda dello smaltimento dei rifiuti provenienti da fuori regione presso il depuratore del Cosib, tanto da dibatterne ripetutamente e con evidente fervore, si ostinano a dichiarare il falso assumendo che l’amministrazione di Termoli non condivide la scelta di potenziare l’impianto di depurazione e quindi il suo conseguente uso per lo smaltimento dei reflui industriali provenienti da altre Regioni fatta dal direttivo dell’ente di cui sono rappresentanti i sindaci dei comuni di Campomarino, Portocannone, San Giacomo, San Martino e Guglionesi (relata refere).
E’ acquisita certezza, finanche, al ‘quisque de populo’, che il Comitato direttivo, composto dai sindaci dei comuni di Campomarino, Portocannone, San Martino e Guglionesi, non ha mai autorizzato lo smaltimento di rifiuti provenienti da fuori Regione, per cui il documento politico approvato, non può che contenere, per le ragioni rappresentate, una evidente quanto grave falsa affermazione.
Appare oltremodo evidente, nella migliore delle ipotesi, che ai consiglieri del comune di Termoli non è ancora chiaro quali siano le competenze e quali siano state le procedure che hanno condotto il Consorzio ad autorizzare lo smaltimento dei rifiuti provenienti da fuori regione, presso il depuratore di proprietà.
Inoltre, il medesimo documento politico, approvato all’unanimità, assume, solo per utilizzare un eufemismo, connotati di incredibile paradosso politico, laddove chiede che si annulli la decisione assunta sull’utilizzazione del depuratore del consorzio per lo smaltimento e la depurazione dei reflui industriali di provenienza extraregionale (relata refere) con ciò significando che il depuratore del consorzio può tranquillamente continuare a trattare il percolato proveniente da fuori regione essendo questo rifiuto non di certo industriale e che, per tale guisa, risulta essere stata quanto mai opportuna ed efficace la delibera del comitato direttivo che approvava l’atto di indirizzo, inviato agli uffici preposti, finalizzato ad una possibile e momentanea sospensione della depurazione dei rifiuti liquidi speciali provenienti da aziende esterne all’agglomerato industriale.
Da ultimo, ma non per ultimo, si evidenzia come, da parte de membri del comitato direttivo, come sempre sostenuto in occasione di incontri con il sindaco Di Brino, nulla osti alla rappresentanza di Termoli anche da subito nel medesimo organo direttivo, ma che tale scelta politica possa essere assunta, da una parte, solo quando i rappresentanti del Comune di Termoli decideranno di sedersi a discuterne con gli altri rappresentanti istituzionali e, dall’altra, solo e quando a tutti i comuni coinvolti nelle scelte sarà garantita un’adeguata rappresentanza territoriale e politica”.
DI BRINO AI SINDACI DEL COSIB: “AVETE OFFESO TERMOLI”Termoli. “Una pubblica offesa istituzionale alla nostra città”: così il sindaco di Termoli Antonio basso Di Brino definisce il documento odierno dei 4 sindaci del Direttivo del Cosib che hanno messo in evidenza imprecisioni e falsità nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio mercoledì scorso. «Il documento da loro prodotto – dichiara il primo cittadino di Termoli riferendosi a Facciolla, Cammilleri, Mascio e Antonacci – non è solo una pubblica offesa istituzionale, ancora prima che politica, alla nostra città ma in tutta evidenza è una inaccettabile ingerenza nella libera determinazione del Consiglio Comunale di Termoli. Consiglio che ha votato all’unanimità un ordine del giorno il cui contenuto è chiaro, condiviso dalla totalità delle forze politiche in esso rappresentate e dell’intera comunità di Termoli che esse rappresentano. Espressioni come “l’approssimazione politica, l’ostinazione a dichiarare il falso, le false affermazioni, l’ignoranza sulle competenze, il paradosso politico” che ci vengono rivolte non sono degne di un confronto politico e a maggiore ragione non possono essere sopportate nel contesto di un documento istituzionale e pubblico». Di Brino attribuisce alla perdita di autorevolezza istituzionale e di peso politico di Termoli nel corso degli ultimi anni le cause delle affermazioni fatte dai quattro sindaci, alle quali «non risponderò con la durezza e l’asprezza che queste affermazioni meriterebbero per il rispetto che porto ai cittadini dei Comuni di Campomarino, Guglionesi, Portocannone e San Martino in Pensilis».
«Il confronto e la crescita del territorio del Basso Molise resta però il frutto di una collaborazione di diverse comunità che non possono essere aizzate l’una contro l’altra per evidenti e miseri interessi politici o personali. Quando si perde il senso del ruolo che si è chiamati a ricoprire si può facilmente cadere in imbarazzanti situazioni come questa. Chi è più grande, chi ha maggiore responsabilità, chi rappresenta un maggior numero di individui, interessi e istanze ed è portatore di valori come il rispetto, la collaborazione e la pacatezza non solo sbandierati, ma davvero vissuti come fondanti la propria azione politica, ha però il dovere di far prevalere la consapevolezza del proprio ruolo all’impulso della reazione d’istinto. Questa Amministrazione saprà avviare quel percorso, che nel tempo necessario al suo corretto svolgimento, riporterà il Cosib ad avere un direttivo equilibratamente composto e davvero rappresentativo della realtà demografica, economica e territoriale del Basso Molise. Ne abbiamo il diritto, ne abbiamo la forza, ne abbiamo l’autorevolezza». Tuttavia Di Brino chiude con un ammonimento che ha il sapore di un aut-aut: «Certo è che ai tavoli dove i rappresentati dei cittadini di Termoli saranno chiamati a costruire questo percorso potranno sedere solo rappresentanti di altre Istituzioni che sapranno riappropriarsi della dignità che quel ruolo loro impone e che oggi hanno perso».
E poi arriva il Corsaro Grigio
da Termoli on lineemanuelebracone@termolionline.it
Di Giandomenico: Di Brino al Cosib
TERMOLI. L’onorevole Remo Di Giandomenico, capogruppo dei Popolari Liberali in consiglio comunale a Termoli, a distanza di cinque anni, vuole consumare una fredda vendetta politica contro il presidente del Consorzio industriale della Valle del Biferno, Antonio Del Torto.
All’insediamento di quest’ultimo come vertice del Cosib, nel febbraio 2005, si ebbe una lotta strenua e senza quartiere tra due componenti per la supremazia nel comitato direttivo, che vide soccombere proprio la linea portata avanti dall’allora sindaco di Termoli e deputato Udc.
Uno strappo durissimo, mal digerito dall’ex leader in Molise della formazione di Casini.
Ebbene, dopo un lustro, le ultime vicende legate alla gestione dell’impianto di depurazione consortile, hanno fatto agire Di Giandomenico, che dopo aver avuto gli accessi agli atti in qualità di consigliere comunale, ha preparato e presentato, venerdì scorso, una proposta di modifica al documento di indirizzo politico che sarà portato in discussione nel consiglio comunale di mercoledì prossimo.
Una miccia in un’assemblea che già si prefigura detonante sotto il profilo della dialettica e non solo.
L’assise civica, come è noto, è stata richiesta dal centrosinistra, dopo la prima idea dello scorso 19 ottobre lanciata da Erminia Gatti, nel frattempo divenuta leader molisana dell’Api di Rutelli.
Ma qual è questa proposta?
Per Di Giandomenico, il consiglio comunale dovrebbe esprimersi a favore del commissariamento della presidenza del Cosib, e al posto di Antonio Del Torto, l’incarico commissariale andrebbe affidato pro tempore, sino a risistemare gli equilibri in seno all’ente di contrada Pantano Basso, niente meno che al sindaco di Termoli Basso Antonio Di Brino.
Una mera provocazione o c’è un disegno strategico per portare scompiglio in maggioranza?
Nov
12
La sindrome della patata turchesca. Datemi un’aspirina che mi sento una zampogna nella testa
12 Novembre 2010 | Tagged alluvione, articolo 15, molise, patata turchesca, terremoto, terremoto alluvione, veneto | 3 Commenti
Aiutiamo il Veneto. Inviamo sms al n° 45501.
Costa solo due euro e vale due principi fondamentali: 1) il Molise è un posto civile. 2) Non siamo tutti ‘ladri di fondi pubblici’ e sappiamo bene, noi lo sappiamo, quanto facciano male le mani e le gambe a quella gente che spala e difende le case che ha costruito col lavoro. L’alluvione del Veneto ha travolto di fango oltre 9mila imprese, delle quali 24mila artigiane, con almeno 65mila dipendenti, e alcune sono distrutte completamente. Il nostro terremoto ha abbattuto più case di pensionati che tetti di aziende. E sicuramente, in proporzione, il Veneto, da fermo, perde più soldi del Molise. Noi, purtroppo, abbiamo perso i bambini. Ma quei lavoratori immersi nel fango chiedono le stesse cose che chiedevano i molisani: soldi e tempestività. Eppure, devono considerarci proprio dei buzzurri questi comunicatori di ultima generazione! L’improvvisazione dei mezzi di informazione dà i brividi e annuncia una radicalizzazione becera, da dare in pasto al popolo con le forche. ‘L’ultima parola’, programma di Rai 2 condotto da Gianluigi Paragone, nella puntata del 12 Novembre offre un esempio avvilente di come si possano raccontare i fatti svuotandoli dei presupposti. Paragone apre la puntata con un commento che sembra mio zio muratore che bestemmia al bar: “Il sud urla e brucia bandiere per la monnezza e tutti lo ascoltano. A nord affondano le aziende e a nessuno importa. Sono ricchi, e se le pagassero da soli le case nuove”. Spiega che questa è ‘la retorica solita’ e lascia scivolare col sorrisetto ammiccante di chi la sa lunga, che è una retorica molto vicina alla realtà. Quello che vedo io è che a furia di cavalcare tigri il cervello s’è disperso nell’aria. Il Veneto ha quattro ministri, tanto per cominciare; la disattenzione mediatica, da che mondo è mondo, dipende da chi i media li gestisce e confeziona i palinsesti, non dai meridionali che a casa, forse, volevano sapere e non hanno saputo. Il sud ha ignorato l’alluvione del Veneto? Il sud? L’hanno dimenticato Berlusconi e Bossi, che sono arrivati lì otto giorni dopo. L’ha dimenticato Fini, che ha aperto la convention del nuovo partito parlando di Pompei e di Ruby, ma non dell’alluvione. E le televisioni, che parlano tutto il giorno di zoccolume e di chiacchiericcio da servette ottocentesche, non gli operai del meridione o gli extracomunitari sulle gru. L’hanno dimenticato i cialtroni che si ingozzano degli abusivismi e dei disboscamenti che poi producono alluvioni e tragedie. Proprio a noi vengono a dire che non ci interessano queste cose? Ma tutti insieme, nel circo della disinformazione, danno la colpa ai fessi di sempre, noi. E bravo anche il cattolicissimo Formigoni: “Il dato certo è che il Nord manda a Roma 7 volte quello che riprendiamo. Non siamo piagnoni benchè il Veneto sia stato abbandonato”. Utilizza bene i minuti in video per farsi la sua personale campagna elettorale di fronte agli alluvionati con i mantelli di plastica gialla e gli stivaloni zuppi di fango. Quando si parlò di nucleare disse che si, certamente era d’accordo, ma mai in Lombardia. E uno. Quando parliamo di monnezza il brontolio della piazza leghista rilancia che a Napoli fanno solo ammuina e balletti mediatici. E due. E’ così che si inaugura il peggiore separatismo: noi abbiamo già dato e voi dovete continuare a fare il sud barbone. Alla faccia dei fatti e delle colpe vere. Questo sbarco dei Mille al contrario sembra un teatrino dei luoghi comuni ma è pericoloso. Per fortuna c’era Mentana, che almeno due o tre cose serie le ha dette. Il Veneto ha avuto danni per 840 milioni alle opere pubbliche con 121 comuni allagati. Berlusconi ha messo a disposizione 300 milioni di euro. 700 milioni sono resi disponibili dalle banche. La gente rumoreggia e dice no: “Siamo aziende disastrate e non possiamo permetterci gli interessi”.
Il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, tenta di intercettare ‘il ventre’ della piazza ma poi dice la verità. Si appella al numero per le donazioni, il 45501. Al Governo chiede che i soldi siano certi ma è prudente e non morde la mano di Berlusconi. Alla fine, chiede onestamente aiuto della gente comune, all’Italia, l’unica certezza rimasta a chi ha un po’ di buon senso. Noi, dal Molise, lo invieremo quel messaggino. Perché sappiamo che Luca Zaia, commissario del suo terremoto, farà gli stessi errori del nostro, nel tentativo di rispondere in modo sensato alle domande difficili della sua terra. E abbiamo anche capito che sa quanto sarà difficile recuperare cifre astronomiche, tant’è, conta anche su di noi, molisani, aggrappati ai finestrini di un Paese vilipeso dai furbi e dagli ingordi ma che è ancora pieno di persone per bene. In un raffazzonato esempio di informazione all’acqua di rose, in cui i fatti si buttano e le spine servono a far alzare la voce, arriva Vinicio D’Ambrosio da Campobasso, rispettabilissimo portatore di cifre ma utilizzato, ancora una volta, per stringere il cappio a questo Molise che si accontenta delle briciole e delle favole ideologiche. E, giù, con le patate turchesche, i musei della zampogna e i parchi del sorriso.
Il parco del sorriso che volevano realizzare quei ragazzotti di Ururi è un vecchio progetto, in realtà, molto precedente al terremoto. Si chiama ‘Morunni’, titolo di un’opera scritta da Luigi Incoronato, grandissimo scrittore amico e contemporaneo di Luigi Campagnone, di Domenico Rea, Michele Prisco, amato persino da Montale. Molti anni fa una legge europea finanziava progetti di promozione territoriale e si potevano realizzare percorsi letterari nei luoghi d’origine degli scrittori, riproducendo gli itinerari citati nei libri. Il progetto ‘Jovine’ scalzò, giustamente, il progetto Morunni visto che Jovine identifica il Molise più di chiunque altro. Il problema fu che lo si voleva per forza collocare a Guardialfiera. Alcune delle ambientazioni evocate nelle sue pagine sono ad Isernia e la forzatura venne considerata improponibile. Sarebbe stata una proposta turistica per utenti colti, e non si poteva certo condurli lungo sentieri fittizi. Ma, benchè fosse sbagliata la location, qualche soldo forse arrivò, almeno all’inizio.. Molti milioni di lire che con disinvoltura si chiedevano per una rievocazione dei luoghi di Jovine in un posto diverso da quello descritto da Jovine. Mi verrebbe da dire, se non fossi indegna di Pasolini, ‘io so i nomi’. In ogni caso, quasi come per Jovine, si continua a raccontare una balla.
I soldi pubblici del terremoto sono stati usati per il cratere e non sono bastati. In quella fase, e non potendo fare diversamente, sono stati utilizzati i fondi por-fas, che non sono stati sparati a mò di neve su Isernia o sull’alto Molise sottraendoli ai terremotati. Semmai, proprio perché c’era stato il terremoto, si è cercato un fondo disponibile ma distinto con cui non si poteva finanziare la ricostruzione ma il rilancio produttivo. L’art.15 non è una borsa scippata al terremoto ma un canale parallelo che il governo regionale ottenne, sudando parecchio, di poter utilizzare subito, proprio facendo leva sull’emergenza. Si tratta di un finanziamento contemporaneo ma non sovrapponibile e tantomeno modificabile nella destinazione. Ed infatti, è stato elargito a tutte le aziende che hanno presentato progetti. L’art.15 non è un provvedimento d’emergenza ma mette in circolo denaro che in quel momento avrebbe aiutato anche il cratere. E se dal cratere fosse arrivato un bel progetto di una cooperativa di giovani, di tecnici, chessò, di un’impresa per ricostruire case, e chi lo poteva impedire? Sono arrivati progetti per parchi del sorriso e musei del profumo. Si potevano bocciare e i soldi sarebbero tornati indietro. Non sono stati tolti a chi voleva fare cose diverse o più utili, sia chiaro, una volta per tutte. Inoltre, la patata turchesca non è una cretinata. E’ un programma scientifico attuato dal comune di Pesche con l’Università.
Se dal Basso Molise, per esempio, fossero arrivate richieste per la rivalutazione del grano Cappelli, o per il rimboschimento o per lo studio della salute del Biferno, sarebbero stati finanziati. Se da Larino fosse arrivato un progetto pubblico o privato per costituire un centro sanitario per le calamità, se dai comuni del cratere avessero chiesto il finanziamento per un’ambulanza, dico per dire, forse sarebbe stato valutato più pertinente rispetto al parco del sorriso. Abbiamo avuto a disposizione uno strumento avanzato di iniziativa autonoma e siamo rimasti un po’ spiazzati. Non era il governo regionale che poteva indirizzare o sindacare sulla qualità dei progetti, ammesso che fossero inutili per l’economia locale. Io non credo neppure che sia davvero così. La sberla a cui si sta dando la sola guancia che ci rimane è un odio utilitaristico tra nord e sud che gli ingenui molisani sembrano non cogliere, storditi forse dall’equivoco che abbattere un governo significherà sostituirlo.
A Nord, d’altra parte, i politici sono nello stesso imbarazzo e rimestano nella palude degli steccati o del capro espiatorio salvifico. Ma si sta preparando qualcosa di molto più devastante. Avverto l’allarme e mi rendo conto che pur di dar torto al potere, vorrei tacere, per una sorta di malafede iconoclasta. Mi frulla nella testa, con orrore, una puntata di Maurizio Costanzo in cui c’era Falcone. Cuffaro, dalla piazza, lo accusò di danneggiare il turismo della Sicilia con le sue inchieste. Una pagliacciata infame per confondere le idee. E quella immagine mi ricorda che io non faccio il pagliaccio negando la mafia. Qui parliamo d’altro. Dobbiamo, ora o mai più, sottrarci all’improvvisazione banditesca e non giocare con lo Stato e la sua impalcatura. E’ bene ricordare, anche, che la Basilicata, dopo 30 anni, aspetta ancora di ricostruire le case, crollate nel terremoto dell’Irpinia del 1980. In Umbria è lo stesso. A noi promisero e non poterono più dare, ma l’art, 15 non ha lasciato la gente nei prefabbricati. Ha solo fatto ripartire aziende, negozi, comuni e con soldi a ciò destinati e non alla ricostruzione. Chi li ha usati male ne renderà conto, finchè questo Paese avrà una legge. Ma il principio era corretto ed era in linea con quel pragmatismo del nord che avevamo sempre invidiato. Andare in bocca alla balena leghista a dire che siamo brutti sporchi e cattivi ci fa sperperare uno sforzo che poteva davvero cambiare le teste. Fossimo stati milanesi ci avrebbero lodati per la prontezza di riflessi.
Mentre continuiamo a vagare, come frati questuanti nella tempesta, con le delibere in mano, i ricchi speculatori di ideologismi, forti del loro acritico analfabetismo politico, verranno e ci diranno: avete sprecato impunemente soldi nostri, avete il coraggio di chiederne ancora? Lo dite voi, proprio voi. Bene, allora pigliatevi la monnezza, le scorie nucleari, le centrali e state zitti. Ecco, questo è il Molise che i paladini della giustizia stanno contribuendo a costruire. Quando avranno abbattuto il mammuth dello statalismo sannita, il nord ci manderà un bel regalino di ringraziamento: ‘Il resto di niente’, come quello dell’Eleonora Pimentel della Rivoluzione napoletana del 1799. Li vedo, i nuovi rivoluzionari, urlare inutilmente contro i liquami e contro l’uranio. Eravamo in trecentomila, giovani e forti..
Nov
8
Le vie della monnezza sono infinite
8 Novembre 2010 | Tagged cosib, molise, rifiuti | 3 Commenti
La grande paura, dal dopoguerra, da quando abbiamo imparato che il benessere costa e che divora l’ambiente, sono i rifiuti. E’ nelle discariche che si annida l’ingordigia di denaro che non si ferma neppure di fronte alla leucemia dei bimbi, al cancro di giovani mamme. C’è, ed è ampiamente documentata, una struttura verticistica della criminalità che ‘risolve i fastidi’ alle grandi industrie scaricando acidi, arsenico, metalli, residui chimici a costi convenienti, o forse semplicemente secretando sostanze che le alchimie del consumismo non hanno ancora imparato a gestire e le ignorano. L’opinione pubblica, pur sensibilissima ai pericoli visibili, non riesce a valutare razionalmente il percorso di tutto quello che il mondo contemporaneo produce, acquista, consuma, butta. Reagisce solo quando sente materialmente l’odore cattivo di ciò che non si è riuscito a interrare. Eppure c’è. Se butto 10 bottiglie a settimana di plastica devo sapere che quella plastica finisce nella spazzatura, moltiplicata per tutte le persone che come me fanno altrettanto. E l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del terreno comincia già quando quelle bottiglie vengono create. Ma quando le discariche si riempiono, il ciclo del benessere si inceppa e ci torna sulla faccia, nel naso, sotto il terreno dove camminiamo tutto quello che abbiamo buttato. Dopo l’esasperazione dei cittadini di Terzigno si discute di inceneritori, che non sono il male assoluto ma pongono un nuovo problema: sono macchine per produrre energia dai rifiuti, non semplicemente smaltitori. Tendiamo a immaginarli come provvidenziali aspirapolveri che riportano ordine nel caos dell’immondizia che travolge il mondo. Un inceneritore non sopravvive solo il tempo necessario per ‘digerire’ tutta la spazzatura che avanza ma avrà sempre bisogno di esserne alimentato. Creare un circuito che spinge la produzione di rifiuti invece che limitarla conduce, inevitabilmente, al corto circuito ambientale. La piccola, immensa soluzione sarebbe la raccolta differenziata. Pare non sia miracolosa, ma sicuramente fa meno male dei fumi della combustione e dei liquami delle discariche. Efficace anche politicamente, rispetto a smaltimenti e incenerimento, perché non ha problemi di dissenso e richiede manodopera, sminuzza l’economia in mille piccoli rivoli accessibili a tutti. Con poco investimento una piccola comunità genera lavoro non altamente qualificato e quindi in loco. A Termoli ci siamo spaventati molto perché al Cosib sono arrivati rifiuti da altre regioni e il presidente Del Torto ha spiegato, dopo l’inchiesta di primonumero.it, di Michele Mignogna e Monica Vignale, che, pur in una rete legale di controlli e di sicurezza sanitaria e ambientale, sono serviti a ‘fare cassa’. Il problema è che è accaduto senza che la gente lo sapesse. E’ vero che discutere pubblicamente di rifiuti rende impossibile qualunque decisione necessaria, se anche lo fosse: nulla di più semplice, in un contesto politico che procede a mò di slogan, che strumentalizzare, fomentare, utilizzare a vantaggio degli uni o degli altri un tema che alza la temperatura solo a nominarlo. Ma il silenzio è eticamente e formalmente vietato sia ad un ente pubblico che alle aziende private; tutto è pubblico quando parliamo di rifiuti o di produzioni pericolose: è pubblico il territorio, è pubblica la salute, la sicurezza, il diritto di sapere. Se, volendo credere a Del Torto, è stata una scelta economicamente corretta, e senza produrre danni all’ambiente, perché no? E perché non dirlo prima?
C’è poi un dato: smaltire rifiuti illegalmente è un business implicito, è più che mai miliardario; proprio perchè è capzioso il reticolato di burocrazia che lo soffoca, agire illegalmente è paradossalmente più semplice che voler essere onesti. Sarebbe talmente ovvio stabilire che un ruolo isitituzionale pubblico è del tutto incompatibile con l’amministrazione di un’azienda privata di quel tipo. Ma, soprattutto, se smaltire legalmente è il capitolo di spesa più pesante di un’azienda non serve la repressione. E’ l’economicità che favorisce la scelta. Un po’, mi si consenta l’azzardo esemplificativo, come con la droga: il prezzo è alto proprio perchè è illegale. E dove il rischio è alto, sguazzano i pesci temerari.
Però, c’è un aspetto più minimalista. Immaginiamo la minaccia ambientale sempre studiata a tavolino dai potenti della terra. E invece dovremmo preoccuparci anche di canali meno appariscenti, senza i quali i potenti apparirebbero per quello che sono, quando lo sono: lestofanti acculturati. In questo si annida un ulteriore pericolo: vi ricordate i corvi di Falcone? Vi ricordate come fu facile sollevare il sospetto che fosse dentro chissà quale porcheria?
Dei traffici illeciti di rifiuti, quelli pericolosi, ho un’idea meno raffinata. In un contesto debole, in cui il ricatto non avviene fra uno scemo in gessato che ti punta la pistola e un povero cittadino onesto ma, fra ruoli frastagliati, fra individui che hanno si un potere ma sempre troppo parziale e sempre fragilissimo. Le piccole furbizie si sommano, ma i furbi non sono mai davvero collegati direttamente fra loro e l’azione di uno non incide più di tanto su quella dell’altro. Non è impossibile trovare personaggi poco visibili ma disposti a fare da intermediari o proprio da operai per una criminalità tutt’altro che coreografica. Persino senza sapere, realmente, dove arriverà e cosa colpirà la loro piccola parte di pietra da lanciare. Anche in Molise, come ovunque in Italia, ci sono imprenditori in difficoltà o semplicemente in affanno rispetto alle leggi del mercato vero. Basta avere mezzi di trasporto idonei o dimestichezza con i luoghi. I rifiuti possono passare sotterrati in un terreno, senza troppe scocciature burocratiche, inevitabili nelle strutture pubbliche e con l’interlocuzione diretta delle amministrazioni di ogni livello. Niente analisi, niente registri, nessuna tracciabilità di nomi, di aziende, di permessi o delibere. Certo, è più avvincente immaginare amministratori spericolati che fanno affari con la camorra o con chissà quali grandi meccanismi internazionali. Ma credo, purtroppo, sia persino più ovvio che le maglie della legalità si aprano dove nessuno guarda e quanto meno si abbia da perdere. Ho in mente un anziano contadino abituato a svegliarsi prima dell’alba che già vent’anni fa mi raccontava di cumuli maleodoranti scaricati in un torrente del basso Molise ogni volta che pioveva. Li portava un piccolo muratore di provincia che diventava ogni anno più ricco. Cominciava a piovere e arrivava quel camion, poi due, tre. A osservare la strana operazione c’era solo lui, seduto su un tronco, a fumare al buio. E non capiva perché la mattina i pesci galleggiavano e l’acqua del torrente diventava sempre meno limpida. Con il vantaggio che non c’era altro testimone che un anziano, del tutto inconsapevole.
Nov
7
Il prete di Catania
7 Novembre 2010 | | 1 Commento
Gianfranco Jannuzzo
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Nov
5
Antonio Del Torto, presidente Cosib, berrà in pubblico l’acqua del depuratore
5 Novembre 2010 | Tagged cosib, del torto, depuratore, rifiuti, termoli | Lascia un commento
Acqua in bocca!
http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=36803&goback_link=index.php
Il presidente del Consorzio Industriale di Termoli Antonio Del Torto ha fatto sapere, con una nota stampa, che domani, 6 Novembre, berrà l’acqua del depuratore in presenza dei giornalisti. L’impianto è finito al centro di uno scandalo e tutte le parti politiche, compreso il Pdl di Termoli, con Di Brino a capo, gli hanno chiesto di fermare il traffico di rifiuti provenienti da fuori regione che finiscono nel depuratore di Termoli. L’ingegnere vuole così dimostrare che tutto è sotto controllo «bevendo un bel bicchiere d’acqua depurata», con un gesto esclusivamente simbolico. Per dimostrare quanto ‘sia cristallina’ l’acqua del depuratore del Nucleo industriale di Termoli e non per fare ‘acqua in bocca’; proverà così a dissipare una volta per tutte i dubbi sollevati sullo smaltimento dei rifiuti.
Cristiano Di Pietro, come Giamburrasca, gli manda a dire: “Preparate l’ambulanza! Presidente, faccia il serio!” A Del Torto diciamo che non faremo nulla per impedirglielo ma al tempo stesso vorremmo che dimostrasse in questo frangente, di avere un minimo di serietà. Parliamo di fatti gravi. parliamo di sospetta mancanza di rispetto delle regole e della possibilità che la camorra sfrutti, con il beneplacido di alcuni amministratori, il nostro territorio. Gli spot di Del Torto non ci interessano, le sue ridicole trovate non ci divertono. Le sue parole non placheranno la nostra voglia di arrivare in fondo alla triste vicenda del Cosib. Staremo a vedere cosa gli succederà dopo aver bevuto l’acqua del depuratore, ma mentre aspettiamo il commissariamento dell’ente, suggeriamo di prevedere ad un’ambulanza sul posto per un pronto intervento”. Così, Di Pietro jr.
Solo un dubbio, a margine di questo scambio di opinioni fra politici e parti in causa: se commissariano il Cosib, chi sarà il Commissario? E i rifiuti che eventualmente non arrivassero più a Termoli, che fine fanno?
CaterS
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Riferimenti
primonumero.it
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=7507
Nov
1
Gli sprechi del Molise e la banda degli onesti
1 Novembre 2010 | Tagged il regno del molise, la stampa, Michele Iorio | 11 Commenti

La Stampa è un quotidiano glorioso e serio e come succedeva ai contadini degli anni cinquanta col telegiornale Rai, ci verrebbe da dire: “Se lo dice La Stampa, è vero”. Due pagine intere con cui le cifre dello sfascio sono elencate con briosa fluidità, come parmigiano sulle parole: vicerè immaginifico, feudo, contado, terremotino, muro di gomma“. Rispetto alle inchieste sulla tirannia di Mastella in Campania c’è qualcosa di diverso, impercettibile ma diverso. Iorio, malgrado la parola ‘clientele’ sia ripetuta molte e molte volte, rimane quasi in penombra. Non lo si riesce a confondere del tutto con l’italietta gaudente e non lo si immagina mai col ghigno orrido di chi si è mangiato la terra del Molise e non smette di rovistarla. Benchè, allegramente e senza retorica, lo si ripete bene perchè non sfugga neppure al lettore distratto. Ma proprio non è credibile, Michele da Morrone, come l’imbroglione che canta mentre Roma brucia.
Fuori dal Molise, siamo il solito sud, democristiano e degenere, sempre con la mano tesa a pretendere carità che non si può più concedere. Dentro il Molise questa inchiesta, che dell’inchiesta non ha nè i toni nè i dati, sembra un po’, come dire, rilanciata a mò di secchiata d’acqua. Mi ha fatto pensare a zia Teresa quando lava il pavimento della cucina, a piano terra. Pulisce, strofina, lucida e poi, splash, butta l’acqua in strada, senza curarsi dei passanti. Malefico, magico, maledetto Sud. Il Molise, nella fiction dei meridionali profittatori ha il ruolo dell’infame. Non è mafioso, non è camorrista, non spara, non scioglie nessuno nell’acido. Un pacifico infame a cui la foga didattica del separatismo deve pur trovare una colpa per tagliarlo via dal nord. Non piacciamo al Polo Nord di Bossi e non siamo simpatici al Polo sud degli antiberlusconiani vendicativi ma nobilmente avvezzi alle ideologie. Idealisti del settore impiegatizio, siamo geneticamente programmati alla pausa caffè.
Michele Iorio è uno strano personaggio; nel PDL, nato nella Dc, addestrato alla pratica di don Sturzo più che alla grammatica di Tremonti: malarazza pura, ultimo esemplare vivente di politico per professione. Ecco perchè non piace a chi si è imprigrito e adeguato a parlare il dialetto delle istituzioni a tempo. Non ci si fida dall’alto ed è facilmente contestabile dal basso.
Di lui e dei suoi sprechi hanno scritto Caporale, Rizzo, e poi il taumaturgico Vinicio D’Ambrosio, evocato, intervistato, infatti, anche da Alfieri. Racconta del ‘muro di gomma’ contro cui ha dovuto dar capocciate, ignorato, dice lui. Nessun libro, come il Regno del Molise, è stato letto, presentato, divulgato, recensito e apprezzato criticamente così tanto. Semmai, ai muri di gomma, in Molise, non hanno mai sbattuto i giornalisti, gli ex politici, i dirigenti, gli amici o gli avversari. I rimbalzi toccano solo agli agricoltori, agli operai, agli studenti che tentano specializzazioni costose per esistere e competere, come fanno i figli dei milanesi o dei torinesi. Tant’è, il miglior tributo a Michele Iorio, lo dà proprio Alfieri quando scrive che “Nel frattempo da duplice commissario straordinario (terremoto e alluvione) il presidentissimo lavora al suo capolavoro: un programma pluriennale (votato con delibera nel giugno 2004 e istituito ex art 15) per rilanciare il sistema socio-economico della regione colpito. Un pacchetto omnibus su cui fa convergere un miliardo di euro di risorse. Da quel giorno non c’è comune, impresa, famiglia molisana che non ne sia stata beneficiata: le piazze dei paesi rifatte, le scuole di musica, il museo del profumo, la sanità foraggiata, il parco sentimentale, le consulenze d’oro e le assunzioni attraverso le controllate regionali, l’università, la Camera di commercio, i centri per l’educazione ambientale o Sviluppo Italia Molise”. Ecco, appunto. Quando la politica la facevano i ricchi illuminati che sapevano di dover creare opportunità per i poveri, in cambio di consenso ma anche di sopravvivenza dei territori, tutto questo si chiamava programmazione.
In Molise, il ‘terremotino’, ha ucciso, per colpe molto più bastarde e antiche di Michele Iorio. Colpe che affondano l’infezione delle clientele nella storia nota dell’Italia a due velocità e a mille paludi da guadare. Ma ancora una volta, la colpa deve avere un nome perchè sia funzionale ai cannibali che verranno. A nessuno importa in quale contesto e perchè per ‘fare’ devi concedere, mediare, persino subire. Io vorrei alternare gli elettori, non gli eletti. Meriterebbero, loro, l’esame severo di un’elezione al contrario. Raccontata così, la storia della cattiva coscienza del Sud non avrà mai fonte certa e vie di scampo. Tant’è, l’utile equivoco del cattivo e dei buoni si tradisce via via che il racconto, pur avvincente, si dipana: “I sindaci del cratere si dimisero per protesta con una clamorosa iniziativa“. E come no! Si dimisero per chiedere che la sospensione dei tributi continuasse ad oltranza. E contemporaneamente chiedevano fondi per le casse comunali vuote.
Poi arriva il vessillo ideale di ogni rivoluzionaria battaglia di liberazione, lo Zuccherificio del Molise. Milioni di euro per tenere in vita un mausoleo che ha garantito, e sia detto una volta per tutte, elezioni certe per chiunque, ma anche contributi certi per centinaia di lavoratori, e stipendi certi per ragazzi, per padri di famiglia. Io, nei giorni delle trattative contro la chiusura, ho assisito per caso e solo per qualche minuto ad uno scambio di sguardi tra i rappresentanti dei sindacati e Michele Iorio. La Regione Molise aveva tentato di chiudere quella partita. I sindacati, terrorizzati per se stessi più che per gli operai, urlavano fuori dai cancelli e fomentavano i lavoratori. Gioco facile, d’altronde. Un pacchetto di iscritti che da solo garantisce la sopravvivenza di un sindacato, più che il contrario. Certo, governare significa avere l’onestà di assumere decisioni giuste, non comode.
Nei due paginoni del quotidiano di Torino appare, come Mercurio alato, anche Astore e ri-parla di sanità e di clan familiari strategicamente allocati negli ospedali pubblici del povero Molise deficitario. Ma Peppino Astore, che gestì la Sanità molisana forse meglio di chiunque altro, sa bene che quando cominciò a parlare di tagli non fu rieletto. Oggi quella cordata, rinvigorita da innesti giovani, cerca di spingere verso un solo recinto i delusi, inneggiando all’onestà del rigore. E’ fumo anche quello; significa non dare nulla in cambio di tutto. E proprio come le promesse che non si possono mantenere, tradisce i buoni veri, la gente. Le ‘lacrime e sangue’ con cui ci si mette nella fila degli onesti non rispondono a nessuna domanda di chi le difficoltà le ha avute sempre e nessun governo le ha mai alleviate.
Non si tratta di rimbambire le masse con la disinformazione ma di offrire prospettive. Il Piano sanitario si doveva affrontare imponendo i ‘come’ non aspettando che Iorio fallisse. E vale anche per lo Zuccherificio. “Il reparto di Ostetricia raddoppiato per incanto” ha una storia lunga e complicata, che la Stampa non conosce, ma Astore si e avrebbe dovuto raccontarla meglio invece che scagionare il Governo centrale pur di dare addosso a quel cattivone del suo ex compagno di DC. Ed è una storia che anche Di Pietro, chissà, avrebbe potuto prevenire se non si fosse messo di traverso contro i Ds alle politiche del 2001. Il governo nazionale non è venuto dal nulla e a sinistra non si è fatta alcuna resistenza vera. Questa è una guerra di territori, di aria, di acqua e di paesaggi, non di liste. Immagino che il prossimo presidente, se non fosse Iorio, trascorrerà tutto il tempo del suo mandato a dire che ha ereditato le colpe di Michele Iorio. E nel frattempo, tra un bunga bunga e un Annozero, ci saremmo giocati la terra in cambio di saponette profumate. Spero, sinceramente, che il vento cambi ma che preservi le persone abituate a pianficare e tolga spazio, per sempre, alle improvvisazioni. A Michele Iorio consiglio, per nulla amichevolmente, di dimettersi. Mi piacerebbe tanto vedere, non di nascosto, la faccia che fanno gli indaffarati oppositori pensando che davvero è arrivato il tempo di trovare un lavoro, nel Regno del Molise.
Nov
1
di Marco Alfieri
inviato a Campobasso per La Stampa
1 novembre 2010
È una delle Regioni più piccole, più tranquille e anche più belle. Ma il Molise è pure la metafora dell’Italia che spende a piene mani il denaro pubblico.
- Ha il numero più alto di dipendenti regionali in rapporto agli abitanti: 2,79 ogni mille abitanti (Lombardia 0,39 – Veneto 0,59 – Lazio e Emilia Romagna0,64).
- Conta 27 dirigenti regionali ogni mille abitanti (la Lombardia soltanto 3).
- Costo di funzionamento della Regione: 171 euro l’anno pro capite (media nazionale: 93).
- Il 30,3% dei tributi locali finisce in stipendi al personale. In Lombardia la quota è del 2,1% .
- Ha il record di dipendenti dello stato centrale: 42,6 ogni mille1 C’è un dipendente pubblico ogni 350 abitanti (la media nazionale è uno ogni mille).
- Ha il record per la spesa in diarie e stipendi dei consiglieri regionali: 10,27 euro a carico di ogni abitante contro 1,06 della Lombardia 1,29 del Veneto 1,43 del Lazio 1,49 dell’Emilia.
- C’è un consigliere regionale ogni 10.700 abitanti; in Emilia Romagna uno ogni 83.751; in Campania uno ogni 96.484 e in Lombardia uno ogni 118.440.
- Con 10.250 euro lordi al mese un semplice consigliere regionale del Molise guadagna più del presidente francese Sarkozy (6800 euro).
- Al Molise lo stato centrale trasferisce più di mille euro pro capite contro i 243 euro della media italiana
Sul regno di Michele Iorio non tramonta mai il sole», ironizzano i detrattori. I possedimenti immobiliari della regione spaziano da Campobasso, a Roma (due sedi in via del Pozzetto e via Nomentana), al villino di rappresentanza di Bruxelles (554 mq nella centralissima Rue de Toulouse), fino alla «Casa Molise» di Moron (Buenos Aires), la dependance argentina inaugurata nel settembre 2008 con un viaggio costato alle casse regionali la bellezza di 80 mila euro. La flotta presidenziale invece era pronta in rada al porto di Termoli: una nave/jet da 8,5 milioni acquistata per collegare la cittadina adriatica con i dirimpettai ex jugoslavi.
Peccato che la scelta diretta del partner senza gara pubblica sia stata irregolare. Aliscafi Snav ha fatto ricorso e ha vinto. Frustrando i sogni di gloria del presidente armatore. Michele Iorio da 10 anni è il vicerè immaginifico del piccolo Molise (320 mila abitanti, un quartiere di Roma), la regione più sussidiata d’Italia. Anche se il suo potere camaleonte affonda al principio dei Novanta: prima sindaco di Isernia, il suo feudo, poi assessore regionale in quota centrosinistra, poi il ribaltone, la sconfitta in regione, una fugace apparizione in senato, il ricorso, e il rivoto vittorioso nel 2001 a capo di una coalizione berlusconiana, ma sempre con una avvertenza: in Molise Iorio è Iorio, non certo un di cui del premier.
Potere e consenso conquistato con capacità chirurgica, clientela su clientela. Si potrebbero scrivere interi libri sull’epopea di questo medico di provincia fattosi in poco tempo monarca assoluto dell’ex contado del Molise, staccatosi nel 1963 dagli Abruzzi nell’illusione di farsi mantenere in eterno. L’anno scorso c’ha pensato Vinicio D’Ambrosio («Il regno del Molise», edizioni il Chiostro). Il suo è un documento pieno di fatti e cifre, sprechi e scandali, mai smentiti dai protagonisti ma nemmeno ripresi dai media locali: «semplicemente snobbato, un muro di gomma»,commenta amaro D’Ambrosio. Per capire il Molise basta un numero: articolo 15. Lo chiama così chi prova a mettere in fila il sistema Iorio. Una tecnica nata dopo il «terremotino » del 2002. Il sisma colpisce 14 paesi vicini a Campobasso ma il presidente riesce ad estendere lo stato di calamità a tutta la provincia. Lo stesso farà qualche mese dopo con l’alluvione che colpisce il Basso Molise: emergenza spalmata su tutta la regione. Nel frattempo da duplice commissario straordinario (terremoto e alluvione) il presidentissimo lavora al suo capolavoro: un programma pluriennale (votato con delibera nel giugno 2004 e istituito ex art 15) per rilanciare il sistema socio-economico della regione colpito. Un pacchetto omnibus su cui fa convergere un miliardo di euro di risorse. Da quel giorno non c’è comune, impresa, famiglia molisana che non ne sia stata beneficiata: le piazze dei paesi rifatte, le scuole di musica, il museo del profumo, la sanità foraggiata il parco sentimentale, le consulenze d’oro e le assunzioni attraverso le controllate regionali, l’università, la Camera di commercio, i centri per l’educazione ambientale o Sviluppo Italia Molise. Fondi per le calamità usati per oliare il consenso e costruire clientele. Un miliardo gestito in house su cui la magistratura contabile chiede lumi da tempo e che ha finito per dopare un’intera economia già in difficoltà, dal pastificio La Molisana allo zuccherificio di Termoli all’ex impero Ittierre in amministrazione straordinaria. Lasciando il piccolo Molise in balia della bolla edilizia e dell’impiego pubblico.
Economia assistita più che produttiva. Con questo metodo clientelare, nel 2006 Iorio non rivince le elezioni, trionfa. Lo stuolo di auto blu e di carte di credito per dirigenti ed assessori, il personale in eccesso, la nuova facoltà di medicina aperta nel 2006 (a pochi metri dalla Cattolica), i viaggi all’estero (tipo per le olimpiadi del formaggio in Svizzera), le 18 commissioni consiliari tra ordinarie e speciali (ce n’è una sulla influenza suina) e una regione merchant bank che si occupa di produrre polli e zucchero, sono paradossalmente la sua forza. «Finché Berlusconi lo copre per via del voto regionale nel 2011, Iorio resta a galla ma le vacche grasse sono finite», ragiona Peppino Astore, senatore molisano ex Idv oggi nel gruppo Misto. «Per questo sta provando a dare la colpa al governo centrale che taglia i trasferimenti e lo mette sotto accusa per il deficit sanitario. Fa la vittima, il leghista al contrario». Sarò dura scalzarlo.
La sua è sempre stata una satrapia dolce, costosa ma avvolgente, consensuale, che si è mangiata pezzi di opposizione offrendo posti di sottobosco e che controlla molta stampa locale e soprattutto la tv principe, Telemolise (diretta dalla moglie di Ulisse Di Giacomo, coordinatore regionale del pdl), attraverso il meccanismo della pubblicità istituzionale per la promozione di progetti tipo «albergo diffuso» (306 mila euro di stanziamento nel 2009 più altri 190mila due settimane fa).
«Il Molise resta un quartierino asfittico in cui tutti si conoscono e in cui quasi tutti tengono famiglia», prosegue D’Ambrosio. Ad esempio Nicola Passarelli, ex presidente della corte d’appello di Campobasso,
appena andato in pensione è stato nominato assessore esterno alla Sanità. Tutto passa in cavalleria perché
l’andazzo va bene a molti. «Manca l’aul’autonomia della società civile, attaccata alla sottana di una politica che si è comprata il consenso di tutti», spiega Michele Petraroia, consigliere regionale del Pd. Potere e soldi senza responsabilità. «Solo che oggi con il federalismo fiscale è insostenibile», dice Sergio Sammartino
dell’associazione Majella madre. L’ex contado «non ha più i presupposti per restarsene da solo, bello e sussidiato.
Produciamo 30 euro su ogni 100 consumati ». E’ finita la pacchia. «Meglio tornare con i cugini abruzzesi». Nel frattempo i giovani scappano (il 50% dei laureati) e Campobasso e Isernia sono pieni di torsoli di cemento sconclusionato costruito qua e là, a sfregiare una regione bellissima e selvaggia…
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Ott
31
31 ottobre, ai bambini nella neve del mondo
31 Ottobre 2010 | Tagged 31 ottobre 2002, san giuliano di puglia, scuola jovine, terremoto molise | 7 Commenti

Ci viene in aiuto Eugenio Cirese, poeta dialettale molisano. E null’altro vogliamo dire se non condividere questo canto di Natale, nella neve del mondo
Lupe e cristiane pe’ la via d’Ascise
Pe chella via ogn’anne
m’arresce nnanze.
Sotto a ru capputtielle
lu munne mbraccia
e ‘n coppa a’ ru cascione
a piezze a piezze l’accumponne.
Lu bambenielle
da nnanze a la capanna ze l’abbraccia.
‘N copp’a la neve
pedate a fila a fila,
lupe e cristiane pe’ la via d’Ascise.
Passa la maiellese e le scancella.
(Eugenio Cirese, presepie inedito num. 4, gennaio 1954)
Umberto Visconti
Caterina Sottile
Ott
30
Attenti: La lobby dell’atomo all’attacco di comunità locali e internet
30 Ottobre 2010 | Tagged centrali nucleari, molise, nucleare | Lascia un commento
| L’Enel commissiona una relazione di 300 pagine per dimostrare che il nucleare è sicuro e le centrali sono un affare.
Lo studio, dal titolo emblematico “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo” (scarica il testo completo qui), presentato al meeting di Cernobbio del 5 settembre, è stato affidato da Enel ed EDF alla società di consulenza The European House-Ambrosetti e lascia subito perplessi, a partire dalla composizione del comitato di ricerca, nel quale compaiono: Fatih Birol, capoeconomista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, Gianluca Comin, direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Bruno D’Onghia, responsabile di Edf in Italia, Sergio Garribba, consulente del ministero dello Sviluppo Economico, i parlamentari Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera dei deputati) e Nicola Rossi, il probabile presidente dell’Agenzia che dovrà vigilare sulle costruzioni nucleari, Umberto Veronesi, e il giornalista Carlo Rossella, in qualità di presidente della Medusa cinematografica (gruppo Fininvest). Dopo una serie di affermazioni puramente propagandistiche – tipo: “incidenti come quello accaduto a Chernobyl non possono più ripetersi” [pag. 6], o “il ritorno al nucleare può contribuire a rafforzare il peso geopolitico dell’Italia” [pag. 11] o, ancora, “l’impatto sull’ambiente e sull’uomo dei materiali radioattivi conservati è sostanzialmente nullo” [pag.21] – il documento affronta ripetutamente il tema nevralgico dell’opinione pubblica, reclamando una “scelta paese” che garantisca un sostegno completo e trasversale per il medio-lungo periodo, le cui necessarie condizioni di contorno siano: - istituzioni efficienti e credibili - quadro normativo e autorizzativo chiaro e certo - industria nazionale pronta - sinergie fra gli attori rilevanti (ricerca, industria, finanza, politica) - consenso e condivisione dell’opinione pubblica. Su quest’ultimo punto, il documento preannuncia un attacco a 360°. Lamentando una “diffusa ignoranza informativa”, la presenza nell’informazione di “opinioni e posizioni personali spesso ideologizzate e il “ventennio di oblio” seguito al referendum del 1987, Enel ed EDF chiedono che stampa e televisioni forniscano “informazioni necessarie per coinvolgere la popolazione fin dall’inizio del processo decisionale” perché è necessario “un elevato grado di consenso sociale”. Secondo il Rapporto, colpevoli della disinformazione sul nucleare sarebbero in primo luogo i giornalisti, che, nel quinquennio 2005-2010, avrebbero detenuto il monopolio sul tema (51%) e che lo avrebbero trattato per il 42% in modo sfavorevole. Il principale imputato è il TG3, accusato di essere la testata che più parla del nucleare ma in maniera quasi sempre contraria al suo utilizzo. Gli “esperti”, invece, sarebbero interpellati sporadicamente e solo in merito alle “presunte” criticità del nucleare. Per quanto riguarda i programmi televisivi, viene lodato “Porta a porta”, che avrebbe un taglio politico basato sulla “controversialità delle opinioni”, e duramente criticato “Report” (definito “programma di inchiesta nettamente antinucleare”), colpevole di aver riservato al nucleare più tempo di tutti (90 minuti) ma di aver impiegato l’80% di tale tempo a parlare di “smantellamento degli impianti, incidenti alle centrali, rischi ambientali e gestione delle scorie future”, temi che per gli estensori del documento devono evidentemente rimanere tabù. Non molto meglio si sarebbero comportati i politici candidati alle recenti elezioni amministrative del marzo 2010. In tale contesto, infatti, al tema del nucleare sarebbe stato riservato solo lo 0,6% della propaganda e la maggioranza dei candidati, “coscienti del diffuso pregiudizio tra gli elettori”, avrebbe espresso posizioni perlopiù contrarie al nucleare (46%) o neutre (10%). Per quanto riguarda la stampa, sempre con riferimento il periodo 2005-2010, la visibilità offerta al tema del nucleare sarebbe stata molto limitata ma un po’ più equilibrata, poiché la “tendenza all’ideologizzazione nell’esposizione delle notizie” sarebbe meno marcata, “al punto che l’orientamento prevalente […] sembra improntato alla neutralità (65%)”. Anche qui, però, ci sono buoni e cattivi. Il rapporto prende infatti in esame 3 quotidiani – “Il Sole 24 ore”, “La Repubblica” e “Il Corriere della sera” – mettendo in risalto come solo il primo “tende a mantenere una rappresentazione della posizione contraria al nucleare costante e a livelli minimi”. Le altre 2 testate, invece, dando “maggior spazio al dibattito politico” finiscono per dare voce anche “alle posizioni delle forze politiche contrarie al nucleare”. Soprattutto “La Repubblica” “presta particolare attenzione anche ai temi ambientalisti” e nel 2007 ha conseguito “un picco di avversità al tema nucleare pari al 27%”, avendo pubblicato una serie di articoli sul mancato rispetto del protocollo di Kyoto. Nel loro complesso, tuttavia, i quotidiani hanno il merito – secondo il rapporto Enel- di riservare alle questioni inerenti il rischio e gli incidenti solo l’1% della comunicazione, contro il 16% delle televisioni. Dicevamo, comunque, che le preoccupazioni maggiori per Enel ed EDF derivano dall’opinione pubblica. Secondo le statistiche GPF Monitor del 2009, il “60% della popolazione si dice poco o per nulla favorevole al nucleare”, e non rassicura il fatto che tale percentuale sia scesa oggi di un solo punto (59%). Qui giungiamo a uno dei passaggi chiave di tutto il rapporto: “L’attuale scenario di dibattito istituzionale diffuso, fortemente polarizzato e di forte incertezza presso l’opinione pubblica, mal si concilia con l’indirizzo fissato dal Governo di ritorno al nucleare”. Certo, “il paese sconta oltre vent’anni di informazione mancante o parziale sul nucleare e un retaggio negativo del passato, legato alle tormentate (?) vicende che con il referendum del 1987 hanno visto una rapida sospensione e uscita dell’Italia da tutte le attività di generazione nucleare”. D’altra parte, è ancora forte l’effetto Nimby, poiché nonostante la popolazione sia complessivamente conscia dei “vantaggi” del nucleare, “la localizzazione di centrali nucleari ‘vicino a casa’ desta ancora forti preoccupazioni nell’opinione pubblica nazionale”. Ecco che, quindi, occorre “contrastare la diffusione di disinformazione o di informazioni parziali che inevitabilmente causano il propagarsi di paure collettive, diffondendosi a grande velocità attraverso canali quali internet”. Con queste premesse, è lecito attendersi per i prossimi mesi una vera e propria occupazione manu militari dell’informazione pubblica, peraltro già iniziata, visto che “esperti” cantori del “rinascimento nucleare” (come il documento Enel pomposamente chiama il nuovo corso del governo Berlusconi) spuntano come funghi tra le pieghe dei palinsesti del monopolio RAISET. Quello che sconcerta è il tono da lista di proscrizione del documento, la sua faziosità e le larvate minacce rivolte all’informazione indipendente e alle comunità locali, che è lecito supporre saranno d’ora in poi nel mirino della lobby nuclearista. Aspettiamoci perciò un’accelerazione della propaganda a favore dell’atomo e un inasprimento dei toni da parte di un governo ormai in crisi profonda e pronto a giocarsi il tutto per tutto pur di far proprio il bottino nucleare. |
Ott
30
Il governo accelera sull’Agenzia per la sicurezza nucleare
30 Ottobre 2010 | | Lascia un commento
| C’è ancora chi si attarda a pensare che questo Governo non riuscirà a realizzare il nucleare e quindi la prende con calma. Errore. Mai sottovalutare gli avversari. In pochi giorni il nuovo Ministro per lo Sviluppo ha stanziato 2,4 milioni di euro per la costituenda Agenzia per la sicurezza e ha messo in moto la nomina dei suoi vertici. Senza Agenzia tutto è bloccato, ma con la costituzione dell’Agenzia il meccanismo si riavvia. I soldi sono pochissimi ma sufficienti per fare le nomine. La struttura dell’Agenzia è raccogliticcia (senza offesa per i futuri dipendenti) perché viene realizzata con il trasferimento di personale da Ispra e da Enea. In sostanza non si procede pensando a ciò che servirebbe, ma a ciò che è disponibile nelle strutture già esistenti. Non sono previste risorse finanziarie per assumere le competenze professionali necessarie e per il funzionamento di una struttura delicatissima come questa. Bene ? No, male perché è la conferma che le tecnostrutture delle aziende che vogliono realizzare le centrali nucleari in Italia avranno sostanzialmente campo libero nel fare le proposte di insediamento e nella loro esecuzione. La costituenda Agenzia per la sicurezza (con buona pace del prof. Veronesi) potrà solo mettere i timbri di consenso sulle proposte altrui perché non avrà le risorse umane e finanziarie per poterle valutare con l’attenzione che richiede una struttura delicata come una centrale nucleare. Le Agenzia di Francia, Inghilterra e Finlandia (paesi tutti nuclearisti) hanno dato lo stop, chiedendo modifiche di non poco conto, ai costruttori francesi della centrale in Finlandia perché hanno fatto coincidere il programma informatico di funzionamento con quello di intervento in caso di incidente, con il rischio evidente che se uno va il tilt può andare fuori uso anche l’altro. Al di là del prof. Veronesi, i cui meriti in altri campi restano immutati, la costituenda Agenzia per la sicurezza italiana avrà mai la forza di adottare un simile comportamento? Con questi chiari di luna evidentemente no. Come si vede questo è un discorso minimalista, perché il vero problema del nucleare è quello messo in luce dalla ricerca tedesca che ha messo in evidenza che le leucemie nei bambini nei pressi delle centrali aumentano fino a 3 volte e che anche i lavoratori e gli abitanti vicini subiscono danni alla salute non solo quando ci sono incidenti, che pure rerstano un grande problema, ma anche durante il normale funzionamento di una centrale, per le radiazioni che emette. E’ difficile capire perché una una persona come Veronesi, che ha speso la sua carriera per la tutela della salute delle persone, oggi si lasci andare a dichiarazioni oniriche come quella che il nucleare attuale è sicuro. Per di più trascurando fatti di grande portata come il decommissioning e le scorie radioattive che durano per tempi lunghissimi e quindi graveranno come una minaccia sulle future generazioni. Comunque ciò che conta è che il Governo tenta di rimettere in moto il progetto nucleare, confermando che la mole di affari che muovono le centrali nucleari è più forte di ogni ragionevolezza sui costi, che sono più alti delle fonti rinnovabili, sull’occupazione, che con le rinnovabili sarebbe almeno 15 volte il nucleare, sugli investimenti, che sarebbero minori con risultati migliori. Per non parlare della maggiore autonomia energetica nazionale che garantirebbero le energie rinnovabili. Tuttavia la scelta nuclearista, contro ogni ragionevolezza, è nel dna del Governo, è stata promessa da Berlusconi ai suoi partner italiani e internazioonali. Anche un possibile clima preelettorale non deve lasciare tranquilli perché se i provvedimenti attuativi della legge 99/2009 procederanno anche un Governo a Camere sciolte potrà procedere cercando di creare dei fatti compiuti per rendere sempre meno reversibile la scelta nucleare. Per questo la raccolta delle firme a sostegno del disegno di legge di inizativa popolare per le eneregie da fonti rinnovabili e il risparmio energetico è un no più forte al nucleare, perché dimostra che semplicemente non ce n’è bisogno. Mancano 5 settimane alla fine della raccolta delle firme, usiamole per dare il maggiore slancio possibile a questa iniziativa, in particolare il 6/7 novembre quando verranno ricordati in 100 piazze d’Italia i referendum che hanno detto no al nucleare 23 anni fa con una maggioranza schiacciante. Alfiero Grandi |
Ott
30
Le scomode verità affogate
30 Ottobre 2010 | Tagged borsellino, claudio fava, mafia | Lascia un commento
di Claudio Fava – 30 ottobre 2010
|
Ott
30
Altromolise.it: Rifiuti e nucleo industriale, non è solo colpa del Cosib?
30 Ottobre 2010 | Tagged altromolise, cosib, rifiuti pericolosi, termoli | Lascia un commento
| 2010-10-29 22:44:03 |
| di ANTONELLA OCCHIONERO* – Vista l’importanza dell’argomento per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio, visto l’allarmismo scatenato in questi giorni si è pensato potesse essere utile, per capire quanto sta accadendo sul territorio del Basso Molise e principalmente sul territorio di Termoli, acquisire della documentazione. |
| Si è pertanto fatta richiesta scritta al Consorzio Industriale della Valle del Biferno di: - delibere relative agli investimenti (ampliamenti) dell’impianto di depurazione a partire dalla data dell’alluvione del 2003 ad oggi; - autorizzazioni regionali per l’impianto di depurazione e degli impianti di trattamento (compreso la determina dirigenziale n. 405 dell’8 ottobre 2009); - autorizzazioni allo scarico; - quantitativi, tipo e provenienza dei reflui e rifiuti trattati; - descrizione delle procedure di controllo dei rifiuti in entrata; - ruolo della Provincia e documenti di autorizzazione provinciale; - verbali di controllo ARPA, Provincia.La documentazione acquisita è messa a disposizione di tutti coloro che vorranno consultarla e si è ben lieti di fornire questi documenti a primonumero.it, che per primo si è interessato alla problematica con un inchiesta, se riterrà opportuno acquisire le informazioni in nostro possesso. In sintesi: il 31 luglio 2009 l’ing. Antonio Del Torto, nella qualità di Commissario Straordinario del Consorzio di Sviluppo Industriale della Valle del Biferno, inviava alla Regione Molise e per conoscenza alla Provincia di Campobasso, la richiesta di: - rinnovo dell’autorizzazione in essere (DD n. 28 del 8 marzo 2005) all’esercizio delle operazioni di smaltimento nell’impianto di depurazione consortile, per i codici CER di cui all’allegato; - indicazione in sede di rinnovo del volume complessivo autorizzato in luogo di specifiche quantità per ogni codice, come concesso ad altri gestori in nome di una maggiore elasticità di gestione; - l’eliminazione del divieto di smaltire i rifiuti speciali autorizzati, pericolosi e non provenienti da altre regioni in accordo con la più recente giurisprudenza (sentenza della C.C. n.10 del 20 maggio 2009).La Regione Molise con la determina dirigenziale n. 405 del 9 ottobre 2009, a firma del Responsabile del servizio, ing. Antonio Campana, determinava: - punto 4 che “l’autorizzazione è rilasciata per il trattamento massimo complessivo annuo di 180.000 mc di rifiuti non pericolosi e 10.000 mc di rifiuti pericolosi; - punto5: è possibile lo smaltimento dei rifiuti di provenienza extraregionale limitatamente ai soli rifiuti speciali; - punto7: l’autorizzazione è valida fermo restante il rispetto della disciplina degli scarichi contenuta nel d.lgs. 152/2006, e ferma restante la vigenza dell’autorizzazione allo scarico delle acque reflue, di competenza della Provincia di Campobasso; - punto 12: entro trenta giorni dalla notifica del presente atto il Consorzio dovrà provvedere al rinnovo della garanzia finanziaria prestata a favore della Regione Molise a copertura delle eventuali spese per danni ambientali derivanti dall’esercizio dell’attività autorizzata. - Punto 14: disporre la notifica del presente atto al Consorzio Industriale della Valle del Biferno, alla Provincia di Campobasso, al Comune di Termoli e all’ARPA Molise; - punto 15: contro il presente provvedimento è ammesso ricorso giurisdizionale al competente Tribunale Amministrativo Regionale entro sessanta giorni dalla notifica o ricorso straordinario al capo dello Stato entro centoventi giorni. E’ stato realmente notificato alla Provincia di Campobasso e al Comune di Termoli (Amministrazione Greco) questo atto dirigenziale? E in caso affermativo quali provvedimenti hanno avviato gli Enti a tutela dell’ambiente e del territorio, se di danno si tratta? Non è, quindi, stato scelto dai Sindaci il potenziamento dell’impianto di depurazione. Da quanto si è appreso, poi, i progetti in corso per l’impianto di depurazione fanno parte di un percorso individuato con un master plan e al momento consentiranno la realizzazione di un digestore anaerobico. *segretario del coordinamento territoriale del Basso Molise del PD |
Ott
28
Neuromed e Cattolica in Molise: Case mix e strutture d’eccellenza
28 Ottobre 2010 | | 1 Commento
SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
I parametri di ‘alta complessità’ (case mix) e gli standard di eccellenza delle cliniche universitarie. Proviamo a ragionare di salute e di economia sanitaria, senza pregiudizi e senza entusiasmi. Cattolica e Neuromed leggermente al di sotto dei parametri ma i criteri prevedono anche la ‘non genericità’ delle prestazioni proprio perchè non si sovrappongano a servizi già presenti sul territorio
Per non sbagliare, chiediamo aiuto ad Ippocrate, e chi più di lui? ”
Dai dati del Ministero sullo stato di salute degli italiani, aggiornato al 2006, si fotografa una realtà che forse nel quotidiano conosciamo bene: le due grandi patologie ‘madri’ che spiegano quasi tre morti su quattro (70%), sia tra gli uomini che tra le donne, sono malattie del sistema circolatorio ed i tumori; per le donne le malattie circolatorie sono causa preminente (43,8%) distanziando i tumori (25,6%). La terza causa di decesso sono le malattie respiratorie ma seguono i due “big killer” con notevole distacco (7,4% tra gli uomini e 5,4% tra le donne). Tra gli uomini le cause violente si collocano al quarto posto tra le cause di decesso (5,1%) mentre tra le donne questo gruppo di cause rappresenta il 3,4% . La quarta causa di decesso tra le donne è invece rappresentata dalle malattie endocrine e del metabolismo (4,9%) e in particolare dal diabete che da solo provoca il 4% dei decessi femminili.
I tagli imposti dal riordino, accolti come evento improvviso e non con la necessaria, progressiva strategia di pianificazione sul territorio, porteranno caos nella gestione ordinaria della sanità, soprattutto per i pazienti cronici o per le piccole e medie urgenze. E’ lì che le carenze potrebbero diventare dirompenti. Per la sanità ad alta complessità abbiamo invece recuperato un ritardo enorme rispetto al nord o agli ospedali specialistici dell’Abruzzo o della Puglia. Peraltro oltre alle strutture pubbliche, le due grandi presenze scientifiche private rispondono perfettamente alla necessità di arginare i ‘big killer’: malattie cardiocircolatorie e tumori. Da una parte Neuromed, con la sua ricerca neurologica e dall’altra Cattolica, con la cardiochirurgia e la chirurgia oncologica, la radioterapia e la chemioterapia. La presenza di strutture private è giustificata quando il pubblico non è in grado da solo di assecondare la richiesta di salute del territorio. Bisogna dire che tendiamo a immaginare il ‘privato’ molisano solo con Neuromed, Cattolica, Villa Esther di Bojano o Villa Maria di Campobasso. In realtà, ci sono moltissimi ambulatori o piccole strutture che eseguono esami diagnostici, anche in aree vicine agli ospedali pubblici. La presenza dei privati, però, se la osserviamo solo dal punto di vista geografico, non occupa zone in cui il pubblico è assente. La Cattolica, per esempio, è poco distante dal Cardarelli di Campobasso. E lo stesso vale per Neuromed rispetto all’Ospedale di Venafro.
Il tema del finanziamento degli ospedali di insegnamento, soprattutto in relazione alle modalità di copertura degli alti costi assistenziali di queste strutture, è il nodo da districare di tutti i sistemi sanitari. C’è però una sorta di livello imprenscindibile che giustifica la convenzione con il privato che è, appunto, l’alta complessità della prestazione: la possibilità di diagnosi complesse presume il supporto di strumenti di altissima tecnologia, per esempio.
Un indice che riassume tutte le ‘qualità peculiari’ è l’indice di case mix che indica la complessità relativa della casistica trattata, l’esperienza su quella particolare patologia. Una sorta di bollino di qualità che attesta l’efficienza ma anche l’economicità che deriva dal rapporto tra efficacia dell’intervento e tempi di degenza. Ma dentro questo dato c’è, ovviamente, tutto l’insieme dei parametri imposti dalla legge per l’assistenza sanitaria, compresa la ‘solidarietà, la tempestività e persino le buone maniere, oltre a elementi più squisitamente medico-scientifici e di sicurezza. Avendo a che fare con pazienti mediamente più gravi le cliniche universitarie sono in grado di affinare la propria esperienza scientifica e forniscono, contemporaneamente, una casistica più ampia e più continuativa. Un patrimonio che si traduce con la capacità sempre maggiore e diretta di intervento sulle malattie. Per semplificare diciamo che il case mix si esprime con un valore pari a 1; valori superiori indicano una complessità della casistica superiore a quella di riferimento.
1) C’è un paziente A che deve arrivare alla cura B, ma finisce per passare attraverso tutte le lettere dell’alfabeto senza mai arrivarci, o arrivando tardi.
2) Il paziente A ha bisogno della cura B e può trovarla sotto casa sua ma pensa che un ottimo cardiochirurgo, un luminare della neurochirurgia possano o debbano risolvergli anche i guai con la gastrite.
3)C’è una strana abitudine di eseguire esami invasivi o altamente specialistici suggeriti mangari dal medico di base. Per farli si ricorre ai centri d’eccellenza perchè si fa prima, perchè ci si fida di più ecc ma in assenza di una diagnosi chiara il percorso si interrompe, salvo poi ricominciare a distanza di qualche mese, se i sintomi non si risolvono spontaneamente. Un gioco dell’oca costoso e inutile per la soluzione del problema.
E’ in questa aspettativa dei malati che ricorrono all’alta complessità perchè la considerano ‘alta affidabilità’ che si crea il corto circuito. Certo, il concetto sarebbe più semplice da spiegare se parlassimo, chessò, di abbigliamento: in un territorio in cui si producono ottimi jeans si decide di finanziare un atelier di alta moda in modo da generare un mercato diversificato e garantire un dato prodotto anche a chi ha bisogno di lana pregiata, troppo costosa per il mercato ordinario. Ma, se invece che produrre capi unici cominciasse a confezionare altri jeans, peraltro, con costi di produzione molto più alti, finirebbe per appesantire il mercato interno travolgendo come in un domino tutte le altre attività. Raccontato così il problema è comprensibile. Trattandosi però di malattie e di esseri umani, non sempre è facile e possibile separare i percorsi e deludere le aspettative dei pazienti. Se si chiedono ad un centro di ricerca come Cattolica o Neuromed risposte per domande ‘banali’, ma che il paziente stesso non percepisce mai come tali, molto dipende da quali altre possibilità di accoglienza dignitosa trovi altrove.
Ott
26
Rifiuti nell’oasi Molise: nei dossier dell’Antimafia un dubbio da fugare
26 Ottobre 2010 | Tagged discariche, molise, primo piano molise, rifiuti pericolosi, rita iacobucci | 2 Commenti

Primo Piano Molise
di Rita Iacobucci
CAMPOBASSO. È difficile accorgersene. In fondo, in Molise, la puzza della ‘munnezza’ per strada non si sente. Non ci sono grandi emergenze, al massimo chi passeggia per Campobasso, Termoli o Isernia guarda per strada e pensa: madonna, potrebbero pulirla di più questa città!
Non si avverte neanche l’odore di quei soldi che pure intorno a questi affari girano sempre più voluminosi, le cifre sono da capogiro. Il business si chiama ‘rifiuti speciali’ e spesso o quasi sempre sono nocivi. Il business, questo business, è arrivato in Molise, batte le sue arterie scalcinate. Ai trafficanti di immondizia le infrastrutture non servono. Meglio le vecchie Provinciali dove i camion carichi di scorie e malattie passano indenni.
“Il Molise è diventato il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti”. Lo scrivevano già nel 2008 i magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Campobasso. Lo rafforzano le inchieste che quegli stessi inquirenti stanno portando avanti oggi che Napoli e l’hinterland sono di nuovo violati dai quintali di ‘munnezza’ per strada, dagli scontri con le forze dell’ordine e da una regia che tutto controlla e tira la corda finché può. Perché se lo Stato vuole risolvere un’emergenza che neanche il Terzo Mondo conosce in queste dimensioni – un’emergenza che allontana sempre più l’Italia dall’Unione europea – deve scendere a patti. E non è un problema di Sud. I rifiuti arrivano molto spesso dal ricco Nord, dalle industrie che con i meridionali fanno affari se si tratta di eliminare gli scarti di produzione. E non sono solo bulloni: sono residui chimici, pesticidi, dio sa cos’altro. Nascosto, dicono i pubblici ministeri che a Larino come a Campobasso e a Isernia cercano di mappare il fenomeno per bloccarlo, nel terreno di un Molise che vergine non è più.
Il risvolto inquietante della lotta senza quartiere che Terzigno sta combattendo con le istituzioni è stato svelato da Il Mattino e porta dritto in riva al medio Adriatico – a Termoli e a quel depuratore del Consorzio industriale al centro di un fascicolo d’indagine aperto dal procuratore capo di Larino Nicola Magrone – e a Montagano, alle porte di Campobasso, dove la Giuliani Environment ha chiesto e ottenuto dalla Regione l’autorizzazione a ‘scavare’ un’altra discarica perché quella che ha già in gestione è al limite della capienza. Ha ‘accolto’, dicono le associazioni ambientaliste che hanno aperto un fronte significativo, 50mila tonnellate di rifiuti ogni anno, in pochi sanno da dove sono arrivati e cosa fossero realmente. In totale gli impianti molisani trattano 36mila tonnellate annue di immondizia: un quarto giunge da fuori regione. Anche se la legge, sulla carta, lo vieta.
Non si sente la puzza della ‘muzzezza’ ancora in Molise, ma sono in tanti ora a vedere quei camion. Hanno scritto sui rimorchi, ad esempio, “Autotrasporti Caturano”, anni fa il titolare fu arrestato a Venafro: trasportava rifiuti tossici spacciati per innocui fertilizzanti con cui concimare i campi. Sono in tanti ad aver saputo in questi giorni che al Cosib del basso Molise arriva il percolato prodotto dal consorzio Napoli-Caserta, dalla discarica di Colleferro, dalla Ecoambiente di Casoria. Sono in tanti ad aver scoperto che in provincia di Isernia ci sono circa 20 discariche abusive segnalate.
I cognomi stampati sugli automezzi che scorazzano per le vie del Molise sono spesso anche nei verbali delle Procure di mezzo Sud Italia, legati ai clan di Santa Maria Capua Vetere. Questa regione è un’oasi, è ancora ‘tranquilla’, poco sorvegliata, avranno pensato. Il dossier elaborato dall’Antimafia già due anni fa dimostra che, forse, non è proprio così.
Ott
25
VILLA DRACAENA / ART CONTEMPORAIN VERNISSAGE / 26 NOVEMBRE 2010 – 18h30
25 Ottobre 2010 | | 1 Commento

Villa Dracaena/art contemporain presenta il nuovo ciclo di proposte espositive con un artista in residenza col quale intende stabilire un rapporto di lunga durata e di proficua collaborazione artistica. « Elogio del silenzio » é la nuova esposizione dell’artista italiano Michele Sottile. Tra le tante immagini colpisce la diafana bellezza della serie eponima: sono immagini «silenziose» immerse in un monocromo blu che sfuma in tonalità rarefatte, superfici marine (?) fatte di solchi tracciati dalla punta inchiostrata sulle quali volano oggetti senza spessore ancorati a fragili lacci. Il silenzio come scelta, la sottrazione piuttosto che l’addizione, l’eleganza del poco, la consapevolezza che la creazione ha bisogno di sobrietà e non di esasperazione formale, una scelta che sembra particolarmente coraggiosa nel momento contingente in cui “l’arte [di oggi] nel cedere alla meraviglia tecnologica dei media ha perso proprio ciò che le stava più a cuore. Essa vorrebbe stupire, sorprendere, interrogare ma non si accorge che lo stupore così come la meraviglia sorgono dal lungo spazio lasciato dal silenzio”. Con questa scelta l’artista evidenzia che “il fascino dell’arte non consiste nel suo circolare e diffondersi nei circuiti della comunicazione mediatica e nella sua auto riproduzione infinita in una sorta di festino godereccio al tavolo imbandito della telecomunicazione …ma [consiste] nel suo indicare la prossimità di un fuori, cavo, vuoto, [un luogo] marginale – e distinto – dalla ripetizione ossessiva delle immagini”.
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http://villadracaena.monsite-orange.fr/
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Ott
25
Caste: Marchionne contro i ricchi politici che si fanno difendere dai poveri operai
25 Ottobre 2010 | | Lascia un commento
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Ott
24
E i clan portano i veleni in Molise
24 Ottobre 2010 | Tagged casalesi, il Mattino, rifiuti tossici | 1 Commento
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di Rosaria Capacchione
NAPOLI (24 ottobre) – Al di là del Matese, lontano dagli occhi e dalle rotte battute dai trafficanti di veleni da vent’anni a questa parte. Si sono trasferiti là, in Molise, gli ecomafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete. Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli. Il monitoraggio avviato dalle associazioni ambientaliste molisane e dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere, Larino e Isernia segnala il rischio di infiltrazioni camorristiche e la presenza di imprenditori del settore. Come i fratelli Caturano di Maddaloni e Toni Gattola, cognato del capozona casalese di Cancello Arnone e controllore della discarica Magest di Licola, già coinvolti in varie inchieste – da Re Mida a Madre Terra – sullo smaltimento illegale dei rifiuti. L’indagine conoscitiva conferma, dunque, quanto già segnalato nel 2008 dalla Dda di Campobasso, e cioè che «il Molise è diventato il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti» . Sul tavolo dei magistrati di Larino è finito, nei giorni scorsi, il dossier-denuncia frutto di un’inchiesta pubblicata sul sito Primonumero.it sull’attività del depuratore e sul via vai di automezzi sospetti. «Dal lunedì al venerdì – è scritto – c’è un traffico di camion gialli con la scritta in rosso ”Autotrasporti Caturano”, per trasporto rifiuti, nel tratto Caianello-Venafro-Isernia-Bojano sino ad entrare nella zona di Campobasso: ma da lì se ne perdono le tracce». Antonio Caturano, viene ricordato, fu arrestato alcuni anni fa per ordine della Procura di Napoli (il pm Cristina Ribera, oggi alla Dda) nei pressi del cementificio Colacem di Venafro. Stava trasportando rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti e destinati alla concimazione dei terreni agricoli, stesso sistema utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno, e documentato nelle due inchieste «Madre Terra». A far scattare l’allarme, lo smaltimento a Termoli del percolato prodotto dal consorzio unico di Napoli-Caserta; dalla discarica Colleferro, alle porte di Roma; dalla Ecoambiente di Casoria. Ma non basta. La Procura di Campobasso si starebbe interessando della discarica di Montagano nella quale, dall’agosto scorso, la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi. Denunciano le associazioni ambientaliste: ogni anno arrivano nella discarica di Montagano circa 50.000 tonnellate di rifiuti, non solo da Molise, e camion senza alcuna autorizzazione prefettizia di cui non si conosce né il carico né la provenienza. Aggiunge il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: «Si è accertato che ci sono circa 36.000 tonnellate di rifiuti, un quarto del totale dei rifiuti conferiti nelle discariche molisane, provengono da altre regioni, contrariamente a quanto dispone la normativa nazionale». E Isernia? La situazione è tutt’altro che sotto controllo. Sono una ventina le discariche abusive segnalate e sequestrate negli ultimi due anni. E non è ancora dimenticata la vicenda di Fragnete e di Colle Santa Maria, sversatoi nei quali è finito di tutto (dai rifiuti urbani a quelli chimici) e mai bonificati.
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Ott
23
Lago di Guardialfiera: cosa sta uccidendo i pesci della diga?
23 Ottobre 2010 | Tagged conferenza piccoli comuni, d'abarno, diga di guardialfiera | 1 Commento

Immagini di FRANCO D’ABARNO
Ott
21
Sarah Scazzi/ Le Erinni di Avetrana
21 Ottobre 2010 | Tagged avetrana misseri, cosima, sabrina, sarah scazzi, valentina | 3 Commenti
Mamma non si è accorta di nulla, meno male. Papà si, e malgrado il dubbio che forse la sua vita sarebbe finità lì, ha capito cosa doveva fare: “Io l’ho detto, mò la gente sicuro dice..ma proprio lo zio doveva trovare il cellulare?” L’ha ripetuto, allargando le dita nodose sulla faccia, quasi a fare ombra a quel sole artificiale puntato sugli occhi. Ma era un sole che toglieva la terra sotto i piedi.
Misseri l’ha capito, eccome. Ripeteva quello che probabilmente aveva già detto a chi gli aveva pianificato ogni cosa, rassicurandolo forse. Il fiato degli inquirenti era sul collo di Ivano e alle donne di casa Misseri deve essere sembrato un rischio imprevisto. Michele si prende la colpa, tutta la colpa, e tutto da solo. Come un kamikaze bambino, bombe sul torace, passa attraverso la dogana della Legge e della vergogna.
Non prevedevano, le intelligenze puerili dell’harem Misseri, televisivamente criminali ma evidentemente solo per finta, che di fronte agli inquirenti veri si può scivolare. E nella tremenda favola del male, insegnata a mò di maestrine al paparino, lo smottamento, sotto le scarpe grosse, è il primo indizio di una frana non ancora arrivata a valle. Sabrina è una delle pietruzze che scivola per prima in carcere. Non l’ha tradita ‘paparino’; è la frana che non si poteva evitare se sotto, la terra, è troppo friabile per reggere. Lei parla come Clint Eastwood: “Mi vuole incastrare“. Manco fosse in Arizona, in fuga dopo un assalto alla diligenza.
Mamma Cosima tace. Papà Misseri voleva aiutarla la sua figlia strana, con la testa piena di fandonie televisive. Probabilmente finirà davvero a ‘marcire in carcere’, come in un fumetto di Tex, dimenticato da dio e dalle sue donne. E Sabrina, che come tutte le cattive vere è anche fortunata, ‘se la caverà’, disintegrando il ‘bastardo che voleva incastrarla’. Ennio Morricone ci avrebbe fatto una colonna sonora coi fiocchi.
E’ una striscia disegnata a matita, non una famiglia, non una tragedia. Una figlia che parla del padre come di uno che la vuole incastrare; una mamma che tace, e ce la immaginiamo a fumare il sigaro, sempre senza fiatare. Fra loro, l’ombra lieve di una bimba di 15 anni che nessuno ha ancora capito perchè è morta. Perchè? Mamma Cosima tace. Dorme o tace. E non aiuta sua figlia, neppure ora. Michele, almeno, ci ha provato. Cosima no. Ci si aspettava da una madre una confessione finta, come quella del marito. Più che mai, ci si poteva aspettarlo dalla madre. E invece, l’unico sentimento, per quanto emerga da una palude repellente, sembra averlo il padre. Voleva aiutare una figlia stramba e assatanata, che analizza il funerale di una povera figlia condannata a morte come fosse una regista: “Gli applausi? Nooo, sono finti, non hanno senso“. Chissà, forse ha provato un po’ di invidia. Vuoi mettere, stare nella bara è decisamente da ‘protagonisti’.
Mamma Cosima tace. Non ha avuto pietà per il finto mostro ma non si espone neppure per la povera Sabrina, condottiera di un esercito di Erinni senza coraggio. Coprirla tacendo servirà, forse, a tirarla fuori dal carcere ma non a salvarla. Chissà se lo sa, ora, in quella caciara oscena di ragazzotti che la braccano senza capire, che Concetta ha un dolore senza più voce, fra il petto e la testa, ma col tempo diventarà dolce. Lei, solo l’indegno sospiro di un dubbio, come fosse sott’acqua, che diventerà duro come due pollici sulla carotide. Anche fra cent’anni, non basterà a sentirsi vivi.
Sabrina non ha sbagliato nulla nella sua orrida scacchiera. Tranne le alleanze. Tant’è, è dentro con la pedina, e aspetta che la regina, da fuori, le porti i vestiti.
Ott
21
La mia nazione
21 Ottobre 2010 | Tagged pierpaolo pasolini | 6 Commenti
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Ott
21
Lea Garofalo: l’infamia e la barbarie di uno Stato parallelo
21 Ottobre 2010 | | 3 Commenti
di Rita Iacobucci
(Primo Piano Molise)
Era terrorizzata da Carlo
CAMPOBASSO. Il citofono del palazzo di via Sant’Antonio Abate che ha ospitato per pochi mesi la sua tormentata esistenza ha un pulsante rotto. Forse era lì che bisognava suonare per quell’appartamento affittato dal suo convivente che si è fatto poi aguzzino e carnefice. All’anonimato Lea Garofalo era abituata, se sei un collaboratore di giustizia quello che sei stato ‘prima’ devi buttartelo alle spalle.
È in questo palazzo incastonato nel centro storico di una città normale e tranquilla che Massimo Sabatino cerca di rapirla la mattina del 5 maggio 2009. Gli sfugge perché in casa c’è sua figlia Denise e gli uomini della ‘ndrina di Petilia non se l’aspettavano. L’aggressore a quell’adolescente non può fare del male, il codice e il capo dicono così. Il capo è Carlo Cosco, dietro le sbarre per quel tentativo di sequestro e per l’orrendo omicidio, un inedito per la ‘ndrangheta che non ha usato mai prima sciogliere i cadaveri nell’acido. Quella era roba dei ‘siciliani’.
“Ho un ricordo assolutamente vivo di lei, le sono stata accanto per sette anni. Da quando nel 2002 è stata consacrata la sua collaborazione con lo Stato. Ho cercato sempre di non farla sbandare, non l’ho mai assecondata quando aveva ripensamenti, neanche per un minuto. E quando l’anno scorso ho saputo della scomparsa e dell’aggressione che sei mesi prima era avvenuta a Campobasso non ho immaginato un esito diverso da questo purtroppo”. Annalisa Pisano è un avvocato, ma prima di tutto una donna e una madre. Parla di Lea Garofalo e le parole sono scelte accuratamente, le pause chiedono rispetto. Si occupa di questo nella sua carriera professionale: di assistere i collaboratori e i testimoni. Lea rientrava nella prima categoria, non aveva nulla di cui pentirsi, ma la contiguità con l’ambiente mafioso non permetteva di considerarla solo un testimone.
Aveva appena tre anni quando nel 1977 suo padre, capo della ‘ndrina di Petilia Policastro, venne assassinato in un agguato nella frazione di Pagliarelle. Neanche maggiorenne decise di fuggire con il suo amore, Carlo Cosco e con lui si trasferì a Quarto Oggiaro, ebbero una bambina, Denise. Pochi anni dopo le cose cambiarono. Lea cominciava a maturare una coscienza diversa, sotto i suoi occhi accadevano le stesse cose da quando era nata, ma lei le vedeva differenti e forse insopportabili.
“La conobbi giovanissima e con una bimba piccola. Era un mamma single, smarrita e terrorizzata. Una donna in fuga. Quando le uccisero il fratello Floriano la sua propensione a uscire da quel mondo ovviamente si rafforzò”, prosegue Annalisa Pisano.
Lea cominciò a parlare: del traffico di droga, degli affari sporchi, della faida che insanguina ancora la provincia di Crotone e la ‘succursale’ milanese, di un omicidio in particolare: quello del boss Antonio Comberiati e accusò anche il suo ex convivente Carlo Cosco e i fratelli di lui. Entrò nel programma di protezione. “Nel 2006 fece un colpo di testa – ricorda la Pisano – ma riuscii a riprenderla per i capelli. Dichiarò di rinunciare alla protezione, ma inviai al ministero una nota e attraverso i ricorsi amministrativi riuscimmo a farla reintegrare”.
Alti e bassi, momenti in cui sembrava avercela fatta e poi le ricadute. Accanto a lei una bambina che diventava donna, il richiamo del sangue che si faceva sentire. “Denise la pressava molto, voleva stare con il padre, frequentarlo. Tante volte ho fatto io le veci della madre, ero fermamente contraria – torna a quei giorni il legale-. Lea non doveva avvicinarsi neanche per un secondo al pericolo immanente che attentava alla sua vita. E lei era d’accordo con me. Non aveva più alcun affetto per Cosco, ovviamente. Era terrorizzata da quell’uomo e dalla sua famiglia. Per questo sono convinta che la decisione finale di riavvicinarsi a lui sia stata un gesto d’amore verso la figlia. Io non ero d’accordo e non ho potuto fare altro che lasciare il mandato difensivo. Non potevo più fare nulla per lei”.
Qui comincia la fine. I mesi a Campobasso, sotto lo stesso tetto con Cosco. Le liti continue, lui imponeva la presenza della madre per tenere sotto controllo Lea. Le chiedeva cosa avesse dichiarato ai magistrati dell’Antimafia, lei resisteva. Poi il conflitto finale, lei lo cacciò a fine aprile e andò per qualche giorno a Roma. Al suo rientro un tecnico della lavatrice bussa alla porta, era Sabatino. Solo Cosco sapeva che la lavatrice era rotta, aveva preso appuntamento con un idraulico vero per il giorno successivo. Ancora un tranello, a novembre di un anno fa. Lea questa volta è a Firenze. Cosco chiama la figlia e le manda sms, ripetutamente. La convince a raggiungerlo a Milano, ben sapendo che non andrà sola. Il rapimento da tanto tempo organizzato va a buon fine. Lea non c’è più, davvero di lei non c’è più nulla.
“Appena ho saputo che era sparita ho capito quello che era successo. Se mi chiedete come mi sento oggi… forse ho anche metabolizzato. La notizia non è stata così d’impatto. Io l’ho pianta un anno fa”.
Archivio Primapaginamolise , Febbraio 2010
La vera storia di Lea: un'anima sospesa tra la mafia e lo Stato
Poche speranze di trovare Lea Garofalo ancora in vita: una storia da raccontare
Pentita scomparsa, il cerchio si stringe intorno a chi tentò di rapirla a Campobasso
Caso Lea Garofalo, altri due arresti a Milano
Conferenza stampa arresti Cosco-Sabatini
Ott
18
Sarah/ “L’inconfessabile innocenza di Misseri”. Chi sono le mie talpe?
18 Ottobre 2010 | Tagged avetrana misseri, commenti, sarah scazzi | Lascia un commento
Nietzche che dich?
Nieztche, 17 Ottobre 2010 alle 19:56 ..”L’inconfessabile innocenza” è un titolo straordinario! Evoca l’omertà, il dolore di un padre costretto suo malgrado a fare il capo clan. Brava, come sempre. Ma ho una domanda: Corsera.it dice di essere andato contro corrente anche perchè ha degli informatori. E tu, che queste cose le dici da venti giorni? Hai scritto pezzi degni di una pagina nazionale ma, perdonami, non si possono fare ricostruzioni di una storia come questa leggendo i giornali qua e là. Chi sono le tue ‘talpe’..?
Caro lettore
io non ho informatori e non ho ‘ricostruito’ un bel nulla. La tua ironia non mi piace ma non perderò tempo ad analizzarla ora. Semmai, provo a spiegare che i giornali non si vogliono più distinguere dalle televisioni e lasciano prelavere l’esigenza di ‘intrattenimento’ su tutto. Proprio come la televisione. Nei salotti pomeridiani, mattutini o notturni a misura di telecamera non si deve ricostruire una vicenda ma ne si trae lo spunto per parlare, per trattenere spettatori, e intrattenere curiosi. Niente di demagogico o di moralmente degenere. E’ il modo corretto per raccontare storie senza fare processi veri e propri. I divani non sono ‘sbarre’ in cui interrogare inquisiti veri o ascoltare avvocati veri. Ecco perchè si parla dei fatti di cronaca senza che la discussione interferisca mai davvero con le indagini. L’attenzione mediatica, però, basta a fare da stimolo, sano, agli inquirenti. E’ un ruolo parallelo, che non si incrocia mai con il lavoro dei magistrati, dei carabinieri. A parte le ridicole dilatazioni psicoanalitiche, non è detto che siano tutti stupidi e che non ci fossero arrivati. Ma non è in TV che si devono svolgere le indagini, non di fronte alle famigliole italiane. Ecco perchè si propinano divagazioni improbabili o supposizioni avvincenti. Sui giornali, invece, essendo mezzi ‘scelti responsabilmente dal lettore’ si potrebbe fare meglio ed essere seri. Accade raramente, ma quando è stato così, sono certa, gli stessi inquirenti lo hanno colto.
Inoltre, una volta per tutte, soffiamo forte sulla cenere dell’ideologia psicosociologica: il sessantotto è lontano; perso il suo significato vero ci rimane il linguaggio, vacuo, e la diffidenza per la televisione, canale di ogni perverso mercato e consumismo. Quando la televisione perde il controllo di sè arrivano i fustigatori del pubblico vojeur. E’ il pubblico che non sa spegnere la tv, morboso e assetato di sangue e balle.
Ma dico io, se muore una ragazzina di 15 anni e nessuno sa come, perchè, vivaddio alla gente normale non sembra così ovvio e rimane di fronte all’uno mezzo che ha per capire a cercare di sapere perchè. Come in una comunità allargata, come quando in un piccolo paese muore qualcuno e le donne urlano per richiamare i vicini, per farsi coraggio condividendo il dolore con altri esseri umani, capaci di accorrere. Nessuna morbosità; semmai, un naturale ‘allarme generale’ per qualcosa che non è e non deve diventare ovvio, trascurabile.
Trovo invece che piuttosto che influenzare le Forze dell’Ordine o le Procure, la televisione, con i suoi plastici e i suoi psicologi-juke box, abbia edulcorato le teste dei ‘colpevoli’. Mai come in questo caso, proprio i protagonisti dell’assassinio di Sarah Scazzi hanno confezionato un ‘mostro’ ad uso e consumo di Porta a Porta, La Vita in diretta o Chi l’ha visto. Hanno pianificato una difesa piena di clichè, di allegorie dantesche o banalmente fiabesche: il lupo, cappuccetto rosso, la nonna, Cenerentola, le sorelle perfide e gelose, il cacciatore buono ecc ecc. Metafore ispirate alla semplificazione psicopedagogica dell’Informazione delle chiacchiere. Hanno immaginato, insomma, un melodramma perfetto per la TV.
Che non sia bastato a essere considerato ‘reale’ da chi indaga è un ottimo segnale di quanto le stanze delle tv, malgrado i tumulti mediatici, siano ‘insonorizzate’ e fuori da lì qualcuno è ancora presente a se stesso. Almeno spero.
13 Ottobre
12 Ottobre
11 Ottobre
11 Ottobre
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/11/mi-sono-amminchiata/
10 Ottobre
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/10/sarah-aldo-grasso-su-sciarelli-e-chi-lha-visto/
8 Ottobre
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/08/sarah-ma-lha-davvero-uccisa-lo-zio-da-solo/
7 Ottobre
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/07/drakula-sciarelli-spettacolo-stomachevole/
Ott
17
Sarah/ Non l’ha uccisa Misseri: Terra chiarisce la vicenda
17 Ottobre 2010 | Tagged avetrana, corsera.it, misseri, sarah scazzi | Lascia un commento
| Avetrana 17 Ottobre 2010 (Corsera.it)
In diretta da Terra, l’avv.Dragone ha dichiarato che il suo assistito: “Lo Zio Michele non è l’omicida,ha partecipato all’occultamento del cadavere.” La diretta del programma Terra, canale 5, apre con una rivelazione straordinaria, quella dell’Avv.Dragone, tesi sposata da Corsera.it da molti giorni.
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Ott
17
Sarah/ MICHELE MISSERI STREGATO DALLA FIGLIA SABRINA
17 Ottobre 2010 | Tagged avetrana, corsera.it, misseri, sarah scazzi | 1 Commento
| SARAH SCAZZI NON E’ MORTA STRANGOLATA |
| Roma 17 Ottobre 2010 ore 10.30 (Corsera.it)
Il Commissario Bruto Dobbiamo esser cauti noi del Corsera.it,abbiamo sistematicamente anticipato ogni notizia,anche il movente della gelosia,(Leggi art. del 15/10/10 Sarah una cugina troppo bella-leggi in cronaca),come quella ad esempio della lite furibonda tra Sabrina e Sarah nel garage(Leggi articolo ore 13.57 del 16/10/10 Sarah Scazzi urlava e scappava nel garage-vedi in cronaca).Finalmente ad un giorno di distanza esce la notizia ufficiale degli interrogatori di Michele e tutti …E’ lei dunque, senza ogni dubbio a trascinare nel garage Sarah, perchè voleva darle una lezione, una di quelle che non si dimenticano. Questo motivo scagiona il Michele Misseri da una partecipazione diretta nell’omicidio e dal punto di vista penalistico questa è una differenza sostanziale. Sabrina è furibonda, una miccia accesa, dopo mesi a cui pensava al momento in cui avrebbe avuto la resa dei conti con la cugina. Sabrina che probabilmente le ha strappato il telefonino di dosso, Sabrina che l’ha sbattuta contro il muro, che l’ha presa a schiaffi, e forse qualcosa di simile alla metropolitana di Roma è accaduto. Forse Sarah è caduta colpita a morte, o qualcosa di simile che ha fatto credere a Sabrina che fosse morta. Michele Misseri il padre è arrivato mentre tutto accadeva. Poi la messa in scena di un delitto atroce, un padre che si getta a capofitto nella tragedia della figlia per salvarla, tenerla fuori, lasciarle il tempo di vivere ancora un pò la vita. Se questa sarà la ricostruzione definitiva di Michele Misseri, il mostro di Avetrana potrebbe uscire dal delitto e sarebbe il vuoto intorno a Sabrina, che infatti rompe qualsiasi relazione con il padre,cerca di distruggerlo, non ne accetta alcuna ricostruzione. Eppure quell’uomo per 42 giorni ha cercato di salvarla, continua a collocarsi all’interno della scena del delitto, se voleva scaricare la figlia, avrebbe potuto raccontare una versione più radicale: E’ stata Sabrina a trascinare nel garage Sarah. Hanno litigato, io ho sentito quelle urla spaventose, sono andato a vedere cosa accadeva per sedare gli animi, poi ho visto sarah a terra, abbiamo pensato fosse morta. A quel punto ho preso una corda e l’ho strangolata. Strangolare un morto non è un’omicidio, ma una finzione, la messainscena di un delitto per depistare gli inquirenti. Sabrina sbaglia la sua difesa, si pone alle spalle del padre che cerca di venirle incontro. O Sabrina riuscirà ad ingannare tutti, come ha fatto fino adesso, riuscirà a salvarsi, ma se altri elementi delle indagini, la incastreranno, probabilmente il suo accanimento nei confronti del padre potrebbe rivelarsi un’arma a doppio talgio, un boomerang, ma questo Sabrina non lo sospetta ancora. Lei gioca con se stessa, con la tv, con la gente. Finalmente la sua vita è al centro del mondo e i sentimenti di odio, gelosia e invidia, li condivide con quella parte di mondo che fino a ieri neanche la guardava. Michele Misseri rompe l’omertà tra i complici, la sua è una vita di sacrificio, fatta di passione e di duro lavoro nei campi, di responsabilità nei confornti della famiglia, della moglie e delle figlie. Dobbiamo credere alla gente, credere a Concetta Serrano, quando dice che nessuna notizia mai era uscita dalla bocca della sorella su episodi di pedofilia famigliare. Per me ad oggi quel disgraziato di Michele Misseri non è un pedofilo. Ha ragione il criminologo Francesco Bruno, l’appetito di Michele Misseri per la nipote stona in questa storia più di ogni altro comportamento. Per Michele Misseri il rimorso di quella morte innocente è troppo forte ed è forse questo il motivo che lo rende migliore della figlia, e lo tira fuori dalla scena del delitto, almeno agli occhi del Signore. I giornali ne parlano. Ma c’è ancora qualcosa che si deve aggiungere: Michele Misseri è arrivato dopo nel garage, quando anche lui ha sentito le urla strazianti di Sarah. Cosima Spagnolo la moglie era probabilmente nella veranda ed è stata proprio lei a dire al marito : “Vai a vedere che fanno quelle due .” E questa versione sarebbe quella più semplice e naturale, quella di una famiglia normale, dove psicodrammi e sevizie sessuali non sono mai esistite, questa sarebbe la famiglia di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, come ama descriversi Cosma Spagnolo. C’è un solo neo, la gelosia di Sabrina per la cugina, che più cresce e più diventa bella, é una bambina adorabile, a cui tutti vogliono bene. Una ragazzina che si è abituata a vivere con persone più grandi e ne ha forse assimilato ogni malizia prima delle ragazzine della sua età. Il Commissario Bruto P.s. I nostri articoli sono frutto di informazioni che provengono da alcune nostre fonti, frutto di analisi e logica del delitto. Scriviamo nella sola ed unica intenzione di affermare la verità, per il bene dei protagonisti di questa vicenda. (CORSERA.IT)
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Tintarella, 15 ottobre
Ott
17
Sarah/ LA RABBIA DI SABRINA MISSERI: MIO PADRE E’ IMPAZZITO. MI HA TRADITO
17 Ottobre 2010 | Tagged avetrana misseri, il corsera.it, sarah scazzi | 1 Commento
| Ecco un quotidiano on line che la pensa esattamente come me Corsera.it |
| Avetrana 17 Ottobre 2010http://www.corsera.it/notizia.php?id=2858 Sabrina Misseri schiuma rabbia per il padre : “Mi ha tradito e vuole incastrarmi.” Il legame padre figlia è saltato perchè il rimorso ha divorato lo Zio Michele Misseri, le lacrime sono scese sul suo viso, il cuore batteva forte. La posizione processuale di Michele Misseri si capovolge, da vittima diventa testimone di qualcosa di efferato e forse alla fine scopriremo che la sua partecipazione al delitto è indiretta, forse soltanto materiale, perchè non esiste alcun movente, se non la pazzia, a cui oggi non si può più dare credito se è …Sabrina è egocentrica,preoccupata di cosa le accade intorno, Sarah è scomparsa dalla sua vista,non piange più per lei,non si pente,non sente dolore, ma soltanto rabbia, odio per il padre,sentimenti che potrebbero alla fine incastrarla alle sue resposabilità. Sabrina cerca il confronto con il padre, vuole affrontarlo, ma gli inquirenti sanno che devono attendere, perchè il confronto quando ci sarà, dovrà esplodere, far uscire da sabrina la confessione di ogni segreto che ancora tiene dentro di sè, come fiamme che alimentano un fuoco bestiale.Si nota la differenza di personalità in carcere tra Sabrina e Michele Misseri.appare evidente come sostiene il RIS,che Sabrina è una personalità dominante, lo Zio Michele Misseri, forse uno strumento della sua volontà.
Si scopre che nell’imminenza del suo fermo,Sabrina avrebbe inviato un sms alla sorella Valentina con scritto: Papà è impazzito e vuole incastrarmi.” Ma il vero alibi del “mostro” Michele Misseri sono proprio la figlia e la moglie, che hanno sempre negato di aver subito violenze da parte del marito e del padre. Esce di scena il movente della pedofilia, a meno che le due donne non vogliano ritrattare. Quelle di Michele Misseri, allora diventano semplici e imbarazzanti carezze, se mai saranno provate ai danni di Sarah. Ma anche questa versione è smontata da Concetta Serrano,che ripete ossessivamente: “Sarah non mi ha mai raccontato nulla di tutto questo.” Un gesto grave dello Zio Michele Misseri avrebbe avuto una ragione importante per essere confessato alla madre. Tutto il resto è fandonia,anche le dichiarazioni dei vari psicoanalisti e degli attori protagonisti dei talk show televisivi, che non ne hanno presa una; dalla Grazziottin di Porta a Porta alla inviata del Messaggero Pojola, che durante la trasmissione di Matrix dichiarava: “Credo in sabrina è assolutamente innocente.” L’ultima confessione di Sabrina Misseri che dice: “Sarah era uno scricciolo, non c’era bisogno di un compice per ammazzarla.” Scagiona ancora il padre. Nessun complice per uccidere la cugina. Forse lei lo sa.
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Ott
17
Rifiuti extraregionali al Cosib di Termoli: chi, come, quando, cosa
17 Ottobre 2010 | Tagged cosib, del torto, rifiuti pericolosi, termoli, valle del biferno | 1 Commento
Oreste Campopiano, Primapaginamolise.it
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Il sindaco Di Brino: colti di sorpresa, serviva trasparenza
Cosib, Del Torto: ‘Molte bugie’, ma non spiega perche’
La minoranza chiede gli atti, il Cosib rifiuta di darli
D’Ascanio chiede relazione al Cosib e controlli a polizia provinciale
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Ott
16
Sarah/ Il male assoluto
16 Ottobre 2010 | Tagged avetrana, michele misseri, misseri, sabrina misseri, sarah scazzi | 1 Commento
Tintarella, 9 Ottobre 2010
Quante persone oltre alla cugina sapevano cosa stava accadendo? Poche ore dopo, è morta. Non sapremo se non c’è stato il tempo di aiutare Sarah o se proprio quella confessione abbia accelerato la sua ‘esecuzione’.
Quarto grado, 10 Ottobre 2010
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Tintarella, 11 Ottobre 2010
“Abbiamo parcheggiato”
Tintarella, 15 Ottobre
Una comune storia di mafiosità: “Io non avevo nemmeno il numero di Sarah”
Quarto grado
L’arresto di Sabrina Misseri, 18 Ottobre 2010
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Ott
16
Io so i nomi! Ogni tanto mi piace ripubblicarlo
16 Ottobre 2010 | Tagged io so i nomi, pier paolo pasolini | Lascia un commento

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.
Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della
verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile…
Dal “Corriere della sera” del 14 novembre 1974
“Che cos’è questo golpe?”
Ott
16
Sarah/ Misseri: un contadino che sa caricarsi sacchi pesantissimi sulle spalle
16 Ottobre 2010 | Tagged michele misseri, misseri, sabrina, sarah scazzi | Lascia un commento
E come volevasi dimostrare, Sabrina coinvolta, forse molto più del padre
«Ha ammazzato Sarah»
Fermata Sabrina Misseri
15 ottobre 2010
Sabrina Misseri è stata dichiarata in stato di fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di concorso in omicidio volontario e sequestro di persona. La cugina di Sarah Scazzi è uscita su una Renault Clio grigia dalla caserma della Compagnia dei carabinieri di Manduria, da dove sono andati via oltre al capo della procura di Taranto, Sebastio, anche il sostituto procuratore, Mariano Buccoliero, che coordina le indagini sull’omicidio della 15enne, ed il procuratore aggiunto, Piero Argentino.
«Non c’è nulla da dire. Ne parleremo nelle sedi opportune», ha commentato il fratello di Sarah Scazzi, Claudio. Ma per Valentina, la sorella della ragazza fermata, «Sabrina è innocente».
L’ipotesi della trappola mortale. Sabrina, secondo fonti investigative, lo scorso 26 agosto avrebbe convinto Sarah a seguirla in garage. Qui, ad attenderle, Michele, l’orco di Avetrana, che avrebbe strangolato la nipote con la complicità della stessa Sabrina. A questo punto vacilla anche il movente sessuale. Michele ha dichiarato, nella sua orribile auto-confessione, di avere violentato Sarah dopo averla uccisa. E’ possibile che questo macabro particolare sia stato inventato dall’agricoltore per allontanare la figlia Sabrina dagli investigatori e per rendere più “credibile” la sua versione.
Il riepilogo della giornata. Sabrina Misseri è stata sottoposta a fermo ed è stata rinchiusa nella notte nel carcere di Taranto. Con accuse assai pesanti: la cugina di Sarah Scazzi, quella che era di fatto l’amica del cuore della piccola Sara, secondo la procura avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di persona e nell’omicidio della quindicenne, avrebbe concorso nei reati con il padre Michele, reo confesso per il delitto. La notizia giunge come un macigno su questa angosciante vicenda e suona quasi incredibile se si ripensa a tutte le lacrime versate da Sabrina sulla morte della povera Sarah. Non basta: il suo fermo è la diretta conseguenza delle dichiarazioni accusatorie fatte nei suoi confronti dal padre, Michele Misseri, colui che fino a meno di 24 ore fa era per tutti il solo responsabile di una vicenda terribile, con i suoi strascichi di pedofilia e necrofilia. Prima di essere sottoposta a fermo, Sabrina è stata interrogata a lungo, per quasi sei ore, nella caserma dei carabinieri di Manduria, dal procuratore di Taranto, Franco Sebastio, e dai pm inquirenti Pietro Argentino e Mariano Buccoliero. Non ha ammesso responsabilità, ha respinto tutte le accuse: il suo fermo – dice anche il suo difensore, l’avvocato Vito Russo – è strettamente legato alle dichiarazioni fatte dal padre. Anche la sorella Valentina non crede alla sua colpevolezza e appena si diffonde la notizia del suo fermo scrive sms ai giornalisti: «Sabrina è innocente!!!». Per la prima volta, in questo interrogatorio, Sabrina è stata assistita da un legale e questo aveva, già nel pomeriggio di ieri, fatto diffondere la notizia che fosse indagata, anche se sembrava che le venisse contestato il reato di concorso in occultamento di cadavere.
La svolta è arrivata a conclusione di una giornata che si era aperta con i carabinieri del Reparto operativo di Taranto e del Ris che facevano un esperimento giudiziale, accompagnati da Misseri, nel garage nel quale la quindicenne è stata strangolata. L’esperimento è continuato poi nel casolare in cui – secondo il racconto iniziale dell’uomo – Michele Misseri avrebbe abusato sessualmente del cadavere di Sarah, fino al pozzo in cui il corpo della piccola è stato nascosto per 42 giorni: dalla scomparsa della ragazzina, il 26 agosto, alla sera della confessione dell’uomo, il 6 ottobre scorso. Durante i sopralluoghi, lo zio-assassino avrebbe spiegato nei minimi particolari come ha strangolato Sarah, dove è caduto a terra il corpo della ragazza, dove è caduto il suo cellulare. Anche nel casolare Misseri ha indicato ai carabinieri il posto in cui avrebbe abusato della nipote già morta e quello nel quale ha bruciato i suoi vestiti e i suoi effetti personali: le poche cose che Sara aveva con sé per andare al mare, lo zainetto con un asciugamani, sandali infradito, pantaloncini e maglietta; e quasi certamente un “due pezzi” da bagno invece degli indumenti intimi. Il sopralluogo, come spesso accade in questi casi, sarebbe stato filmato dai carabinieri del Ris. Gli investigatori avrebbero anche cronometrato il tempo impiegato da Misseri per strangolare con una fune Sara, per caricare il cadavere nella sua Seat Marbella, e per compiere tutti gli spostamenti con l’autovettura: dalla casa al casolare e da qui al pozzo cisterna dove ha gettato il cadavere della piccola, coprendolo poi con pietre e rami. Concluso l’accertamento giudiziale, l’uomo è stato portato nella caserma di Manduria dei carabinieri, dove è stato nuovamente interrogato. E durante l’esperimento e in caserma, Michele Misseri ha tirato in ballo la sua figlia più piccola, Sabrina. Poi, poco dopo le 16, è stato condotto via a bordo di un mezzo della polizia penitenziaria. Gli investigatori hanno quindi cominciato ad ascoltare Sabrina, che era lì già da parecchie ore: più o meno da mezzogiorno, dopo che, con la testa coperta dal cappuccio di una felpa, aveva lasciato la sua casa a bordo di una vettura dei carabinieri. Dopo sei ore, uno scarno comunicato della procura dà notizia del fermo di Sabrina e rende note le accuse: Sabrina – dice la nota – «è gravemente indiziata dei delitti di sequestro di persona ed omicidio volontario in concorso».
http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/10/15/AMKImQ9D-omicidio_misseri_fermata.shtml
‘Abbiamo parcheggiato’: il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno accoglie un mio dubbio
Ott
15
Spigoli molisani: il pdl s’è liqueso. Il Pd lo era già
15 Ottobre 2010 | Tagged elezioni molise, iorio, pdl | 6 Commenti
Ho letto i giornali molisani, un po’ qui e un po’ là. Iorio sempre più solo…Consiglieri del pdl in trans…e non per sonnambulismo, Scasserra che se la prende con i piccoli comuni e mette in allarme i veri portatori di voti.
Cari centri destri, se avete deciso di perdere per fermare Berlusconi e le sue centrali nucleari, mi arruolo nell’esercito di liberazione dei cieli azzurri sui campi arsi, subitissimo. Se invece si vuol far ‘perdere’ Iorio che al momento è capo di una coalizione troppo autarchica per piacere ai leghisti, mi arruolo per spirito rivoluzionario e accoppo i disfattisti senza problemi. Fatemelo sapere.
Non è facile decidere di darvi una mano se nella testa ho sempre vaghi echi di Bellacciao. Ma questo è il giorno, e bisogna fare qualcosa di utile per l’umanità. Avverto l’urgenza di un pericolo vero, di un disimpegno ruffiano che non so ancora intepretare, ma non mi piace. Siccome mi sembra di cogliere i tumulti di una rivolta delle pulci in groppa al mammuth, che ne chiedono la testa, sarà necessario essere pronti a schierarsi.
Io, che sono democristiana, dalemiana ma soprattutto pigra, mi schiero col mammuth. Se perdo, potrò dire di non aver sentito il vento nuovo. Se vinco, potrò dire di non aver sentito il vento nuovo. Praticamente, direi la verità comunque. A me, questo vento nuovo, pare di conoscerlo.
E lo dicevo io
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/06/25/michele-iorio-chi-era-costui/
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Ott
15
Sarah/ Quell’innocenza inconfessabile, tra uliveti arcaici e mafiosità contemporanee
15 Ottobre 2010 | Tagged avetrana, michele misseri, sabrina misseri, sarah scazzi | 5 Commenti
Questa storia, tremenda, allucinante ma reale ha trovato la televisione del tutto impreparata, con tutto il suo corredo di chiacchiere e dilatazioni di retorica intellettualoide. Di Sarah e di zio Michele, di Sabrina e delle donne di questa famiglia, genuinamente sataniche, parlano i mestieranti dell’opinione. E si scervellano con le contorsioni freudiani, la sessualità, le perversioni, la psichiatria tanto al kilo.
Questo non è un dramma in chiave psicoanalitica. E’ una vicenda di quotidiana mafiosità in cui c’è un capo famiglia concreto. Nel chiasso delle ambizioni puerili ma demoniache delle sue donne, nel frastuono di telefonini e gridolini in cui sono pateticamente immerse le sue figlie, Misseri è rimasto lucido, il più lucido di tutti, ed ha preso la decisione più dura e più logica: accollarsi la colpa di un delitto e giocare a fare il pazzo, senza esserlo affatto. Come quando un padre sa di avere una figlia malata, incapace, e la asseconda per preservarne la dignità. Detta così, sembra inspiegabile. Sicuramente lo è per chi non sa quanto scotti il sole di Avetrana e quanta resistenza si impari, fin da piccoli, sopportando la solitudine degli ulivi del sud.
Michele Misseri, che avrà detto 10 parole in dieci anni, all’improvviso si trova ad affrontare le luci di tutte le televisioni italiane, telecamere e frivolezze metropolitane, lingue diverse dalla sua e gente che lo guarda come un fenomeno da circo. Ma regge la fatica, controlla quel fuoco incrociato di domande come sa controllare il fuoco delle stoppie.
Non conosceva il telefono di Sarah e quando finge di averlo trovato dice: “Io non avevo nemmeno il suo numero”. Perchè lo sottolinea? Gli avranno fatto quella domanda proprio le femmine di casa sua? Forse Sabrina, ma non solo lei, temeva che quello scricciolo tenero di Sarah riuscisse a farsi volere troppo bene dal capo tribù, garanzia vivente del benessere che dava alla Famiglia ?
Non credo che c’entri il sesso, che c’entrino le passioni letterarie e morbose. Credo invece che sia una concreta, banale, terrificante faccenda di soldi, di spartizioni e di ‘roba’. Questa famiglia meridionale, con un capo silente e sporco di terra, ma con la testa sgombra di retropensieri oziosi, ha più a che fare coi Malavoglia che con i drammi intimisti. A quelli sono avvezzi gli inseguitori di parole della televisione. Lui è abituato a cercare soluzioni immediate, per problemi che, direttamente o meno, hanno sempre a che fare con la ”preservazione della sua casa’.
Misseri si rovescia addosso tutto lo sporco contando, forse, sulla complicità delle sue donne. Che invece, un attimo dopo, non dicono che è pazzo ma che ‘deve pagare e deve marcire in galera’. E dalla galera, constatato che il patto è stato disatteso, Michele Misseri dice la verità, quel poco di verità che basta ad allarmare le sue femmine inaffidabili. E infatti, corrono ai ripari ed in cambio ‘dell’ostaggio Sabrina’, si piegano ad ‘ammettere’ che ‘papà è matto’. Una delle donne in galera con lui è come un taglio che si infetta velocemente e porterà al disfacimento di quel corpo unico che è casa Misseri. Michele lo aveva capito, evidentemente, ed aveva tenuto l’infezione lontana dalle mura di casa, portandola in carcere con sè. Ma non gli hanno dato retta, distratte dalle Tv e dai giornali.
Ott
14
Primonumero: rifiuti silenziosi
14 Ottobre 2010 | Tagged cosib. rifiuti pericolosi | Lascia un commento
di Michele Mignogna
Termoli. Da diversi mesi tutti coloro che percorrono con una certa frequenza la Bifernina non avranno potuto fare a meno di notare un insolito e inedito viavai di autobotti, quei grossi Tir che trasportano cisterne che in genere contengono sostanze liquide. Impossibile non notarli visto che, da un anno a questa parte, la loro presenza sulla statale che collega la costa molisana al capoluogo si è moltiplicata. Vanno e vengono a qualsiasi ora del giorno e, come dicono le scritte che campeggiano sui cilindri, arrivano da ogni dove: Caserta, Napoli, Cosenza, Potenza.
Dove vanno tutte quelle autobotti? E perché sono improvvisamente divenute così tante?
Sembrano domande banali, perfino inutili. Invece la risposta a quelle domande è davvero sorprendente e, per certi versi, inquietante. La maggior parte di quei camion-cisterna in arrivo dall’interno del Molise ma anche dalle altre regioni del Sud, infatti, è diretta al Nucleo Industriale di Termoli e in particolare al Depuratore del Consorzio, la cui attività recentemente si è trasformata in un grossissimo business con uno spaventoso giro di affari. Deus ex machina di tutta l’operazione è il potentissimo commissario-presidente del Consorzio stesso, Antonio Del Torto, l’ingegnere vicino a Iorio, militante di Comunione e Liberazione che – come vedremo nella seconda parte di questa inchiesta – ha moltissimi interessi nel settore dei rifiuti, uno dei settori che si stanno rivelando, specie al Sud, inesauribili miniere di denaro.
Il depuratore del Nucleo venne costruito a metà degli anni 70 da una ditta specializzata con sede a Novate Milanese. Era, ed è stato per oltre trent’anni, un impianto destinato a un uso molto limitato. Come testimonia infatti l’autorizzazione datata 1999, il Nucleo aveva un regolare permesso per lo smaltimento e la depurazione dei rifiuti prodotti dagli stabilimenti che hanno sede nel perimetro del Consorzio industriale, oltre al servizio offerto a qualche Comune della regione per smaltire il percolato da discarica. Un piccolo depuratore, quindi, con un piccolo volume di lavoro a uso esclusivamente “domestico” tanto che nel 2003, quando l’alluvione che colpisce contrada Rivolta del Re mette praticamente fuori uso l’impianto, ci si chiede se sia il caso di ripristinarlo, visti gli alti costi di ristrutturazione. Ma poi arrivano i “benedetti” fondi dell’articolo 15 a togliere i dirigenti dell’impasse, il depuratore viene lentamente rimesso in funzione e nel 2005 viene rinnovata l’autorizzazione allo smaltimento.
In ogni caso un anno fa, all’insaputa dei più e senza che la cosa venga resa nota in alcun modo (malgrado il fatto che il Cosib sia, è bene ricordarlo, un ente pubblico e quindi obbligato al massimo della trasparenza sulle proprie attività) ecco la svolta. E che svolta! Il presidente Del Torto, infatti, non si limita a chiedere il rinnovo dell’autorizzazione, ma chiede alla Regione di poter allargare il campo di azione e quindi di poter trattare non solo rifiuti delle aziende del Nucleo o i liquami di alcune discariche locali, ma anche residui provenienti da altre zone d’Italia, diverse dal Molise.
«L’autorizzazione in realtà già esisteva– precisa lui, il presidente del Nucleo – solo che non era tecnicamente perseguibile giacché l’impianto, prima della sua ristrutturazione, non era attrezzato per quelle operazioni. Quando è diventato adeguato, dopo un investimento di tre milioni di euro, abbiamo chiesto che l’autorizzazione diventasse efficace».
E’ questa la vera rivoluzione: da piccolo depuratore a uso interno, l’impianto deve essere trasformato in ricettacolo di liquami e scarti da discarica del Sud Italia, e non a caso alla richiesta di poter accogliere rifiuti provenienti anche da altre regioni se ne aggiunge un’altra: quella di far crescere la quantità di rifiuti pericolosi da trattare portando il tetto massimo a 10 mila metri cubi.
Del Torto, a sostegno della sue perorazioni, parla della necessità, per il Nucleo, di fare cassa, e in effetti la disponibilità a smaltire rifiuti pericolosi è assai redditizia.
La risposta della Regione Molise non si fa attendere e, manco a dirlo, è positiva. Prima la Giunta presieduta da Michele Iorio con una apposita delibera poi una determina dirigenziale del responsabile del settore Ambiente Antonio Campana (la determina numero 405 dell’8 ottobre 2009, esattamente un anno fa) autorizzano il Depuratore del Consorzio ad aumentare il proprio volume di attività accettando l’arrivo di 10 mila metri cubi di rifiuti pericolosi (una quantità che a detta di molti esperti del settore interpellati da Primonumero.it può essere definita eccessivamente elevata per un impianto con quelle dotazioni) e soprattutto a far confluire nell’impianto rifiuti provenienti da altre regioni d’Italia. In realtà il depuratore era pronto ad accogliere i residui della “monnezza italiana” fin dal 2007, ma è solo nell’autunno 2009 che l’autorizzazione riceve la benedizione del Governatore. «Perché lo abbiamo fatto? Ma per fare ricavi, no? E’ la logica conseguenza di una politica che tende a valorizzare gli impianti».
Sarà, ma se le cose sono così lineari come il presidente del Cosib dice, perché non informarne la popolazione? Perché il Cosib, che sforna comunicati per avvisare finanche delle idee progettuali allo stadio embrionale, ha tenuto all’oscuro i cittadini? «E che c’era da dire?» replica l’ingegnere, rispondendo alle nostre domande «Non era un argomento di interesse, non vedo proprio il motivo di fare comunicati o convocare incontri per dire che il depuratore aveva cominciato a fare il suo lavoro». Il “motivo” è che comincia quel vorticoso viavai di autobotti che vanno e vengono dalla Bifernina e alle porte di Termoli deviano la loro corsa per entrare nel perimetro del nucleo. Sono autobotti che trasportano perlopiù percolato da discarica. Di cosa si tratta? Ecco una definizione tecnica piuttosto comprensibile: «Con il termine percolato di discarica si definiscono le acque prodotte dai rifiuti che scorrono in una discarica. Le sostanze nocive solubili, contenute nei rifiuti, sono assorbite dall’acqua, il cui grado di contaminazione dipende dalla composizione della discarica, dagli eventi atmosferici e dai processi biochimici di decomposizione». E dunque, il percolato non è un rifiuto pericoloso di per sé, ma non è nemmeno «poco più che acqua piovana», come sostiene il presidente del Cosib. E’ invece un rifiuto pericoloso a seconda delle sostanze contenute nei rifiuti che lo hanno generato. E quindi per valutare il grado di pericolosità è necessario ogni volta sottoporlo a controlli e analisi chimiche. Controlli che, nel caso del depuratore del Nucleo industriale, dovrebbero essere effettuati su ogni carico di liquame in arrivo. Sono regole che il Cosib rispetta? E qual è la quantità di percolato che finisce nell’impianto del Consorzio?
Nel mese di luglio nel corso di numerosi appostamenti abbiamo assistito personalmente all’arrivo di una ventina di autobotti al giorno provenienti dal Molise e da altre regioni: 17 – 18 scarichi quotidiani per un totale di oltre 500 metri cubi alla settimana. Cifre riscontrabili anche nei documenti di carico e scarico che abbiamo visionato. Eccone alcuni riferiti allo scorso mese di marzo: il giorno 1 vengono registrati 16 scarichi provenienti da Napoli e Caserta, dunque rifiuti speciali, e presumibilmente pericolosi. Il giorno successivo, cioè il 2, idem come sopra. Il 23 viene certificato lo scarico di 492 metri cubi di percolato al termine di una settimana in cui al depuratore del Cosib, carte alla mano, viene denunciato l’arrivo di 2436 metri cubi di percolato da discarica. E i dati di marzo sono in linea con quelli di tutti gli altri mesi, a conferma .dell’intensissimo traffico di rifiuti che da dodici mesi a questa parte si sta moltiplicando all’insaputa dei più e soprattutto all’insaputa degli abitanti del Basso Molise.
La lettura di quei documenti riserva, tra l’altro, inquietanti sorprese. Per esempio, molte delle carte che fanno riferimento al piano di lavoro e controllo del conferimento dei rifiuti liquidi al Cosib, in sostanza un foglio interno, non portano indicazioni né sulla provenienza del rifiuto né sulla quantità da scaricare, ma solo la generica dicitura “lotto successivo al primo”. Che significa? Per non parlare di quelle bolle che si limitano a denunciare il trasporto di “carico di prova” senza specificare nient’altro, quasi come se quelli non fossero altro che dei trasporti fantasma.
E ancora. I fogli di viaggio dei camion (che evidenziano in sostanza la provenienza del rifiuto, chi lo trasporta, ed il quantitativo) dicono anche quali sono i luoghi di partenza del percolato che in grande quantità confluisce nel depuratore del Consorzio industriale. Ovviamente c’è la discarica di Montagano, quella in cui vengono raccolto i rifiuti solidi urbani di Campobasso. Altre quantità di fanghi e liquami arrivano dai paesi dell’hinterland molisani, alcuni dall’Abruzzo. E fin qui nessuna sorpresa.
Poi il raggio di azione si allarga. C’è la discarica di Tufo Colonico in provincia di Isernia (e sarà interessante constatare, nella prossima puntata di questa inchiesta, gli intrecci economici che legano quella discarica al Cosib). Poi si esce dal Molise, ed ecco che compaiono nomi di località tristemente note. Arriva a Termoli il percolato del consorzio unico di Napoli-Caserta che gestisce la discarica “Villaricca” una delle più grandi del Sud Italia; poi c’è il Consorzio Ce/4 commissariato durante l’emergenza rifiuti i cui affari – secondo un recente articolo de “Il Fatto quotidiano” – sono oggetto di una inchiesta della Procura di Napoli per episodi legati all’attività della camorra; poi c’è una delle discariche più grandi d’Europa, quella di “Colleferro” alle porte di Roma, anch’essa finita sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza della Capitale; e poi ci sono una serie di aziende più o meno grandi che portano tranquillamente il percolato a Termoli come la Ecologica Sud, Ecoambiente di Casoria in provincia di Napoli, anche questa in odor di camorra; e infine l’Agecos di Foggia il cui patron, Rocco Bonassisa, venne arrestato il 7 dicembre del 2009 per reati legati all’inquinamento ambientale causato – secondo l’accusa – da alcune discariche da lui gestite, molte delle quali chiuse in via preventiva dalle autorità competenti. All’elenco delle provenienze dei tir carichi di liquami, che spariscono nel depuratore del Consorzio per uscirne vuoti, si aggiungono i mezzi di Caturano, inconfondibili nelle loro scritte gialle: è un elemento inquietante perché l’impresa Caturano, con sede a Maddaloni, secondo inchieste giudiziarie sfociate anche in interrogazioni parlamentari, sarebbe stata utilizzata dal clan di Casalesi di Casal di Principe per smaltire illegalmente i rifiuti.
Questi, dunque, i luoghi di provenienza del percolato “depurato” al Nucleo. Poi c’è la questione del “come” avviene il processo di depurazione, con quali precauzioni, con che tipo di controlli, con quale grado di rispetto delle regole.
Naturalmente quando i rifiuti liquidi arrivano in discarica devono essere controllati, analizzati e accantonati in un silos fino al momento della depurazione. Non a caso la prassi e le buone norme dicono che appena arriva il carico si dovrebbe prelevarne un primo campione, poi un secondo a metà della fase di scarico, e infine un terzo a travaso avvenuto. E solo quando i campioni sono stati analizzati e si è accertato l’effettivo grado di tossicità del percolato, si da il via al processo di depurazione.
Nella stragrande maggioranza dei casi tutto questo al Depuratore del Consorzio industriale non avviene. Al Nucleo, infatti, è ormai prassi abituale che il campione dei liquami trasportati dalle autobotti in arrivo sia contenuto in una bottiglia di plastica che l’autista stesso consegna ai responsabili dell’impianto. Non esiste dunque alcuna certezza che il campione corrisponda all’effettivo percolato trasportata. E come se non bastasse, appena consegnata la bottiglietta campione inizia lo scarico nell’impianto di depurazione, senza aspettare l’esito delle analisi e dunque senza conoscere il livello reale di pericolosità dei liquami immessi nel circuito di depurazione.
Ci si fida, insomma, di quanto riportato sui documenti di accompagnamento. Con conseguenze a dir poco grottesche. Per esempio, dalla copia del certificato dei rifiuti è facile evincere che la Indeco srl è una società che conferisce percolato al depuratore del Nucleo avvalendosi tutt’ora (ottobre 2010) di un certificato del 2009 (il numero 824) esibito per la prima volta un anno fa. Come a dire che in dodici mesi la Indeco srl ha conferito lo stesso tipo di liquame o che, per lo meno, ci si deve fidare sulla parola della sua dichiarazione. Ma come si fa a fidarsi ciecamente di una società che seguita a trattare il percolato proveniente dall’area di Fondi, cioè del Comune in provincia di Latina commissariato per infiltrazioni della criminalità organizzata?
Vi è poi il problema relativo ai controlli esterni, e cioè quelli che devono essere fatti non sul percolato e sugli altri rifiuti che entrano nel depuratore, ma sul materiale che viene scaricato dall’impianto al termine del processo di depurazione e che poi da lì prende la via del mare.
Questi controlli esterni sono affidati all’Arpam (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Molise) i cui responsabili, da noi interpellati, dicono che nei controlli eseguiti in uno dei pozzetti esterni a valle del centro di depurazione non è mai stata rilevata la presenza di sostanze inquinanti fuori dai parametri. Inoltre sempre all’Arpam fanno sapere che i controlli vengono fatti a sorpresa, cioè senza preavviso, e che anche ai tecnici stessi dell’Agenzia viene indicato il luogo in cui dovranno operare solo il mattino stesso delle analisi. Sorprende, tuttavia, sapere che i controlli fatti all’esterno del depuratore in cui confluiscono decine di migliaia di metri cubi di rifiuti pericolosi siano soltanto due o al massimo tre nel corso dell’anno.
Infine, la questione dei fanghi. Una volta svuotati i silos in cui è avvenuto il processo di depurazione del percolato, infatti, rimangono nei contenitori i cosiddetti fanghi di risulta che dovrebbero essere essiccati, compattati e quindi trasportati in altre discariche specializzate nello smaltimento di questi residui. Invece un quantitativo di questi fanghi finisce nei terreni adiacenti, i cui proprietari autorizzano lo spargimento, o in quelli di proprietà del Nucleo industriale come Primonumero.it è in grado di documentare grazie a numerose fotografie scattate nei mesi estivi.
Va precisato che questo utilizzo dei fanghi di risulta è autorizzato dalla legge 152 del 2006, ma il problema nell’area del consorzio è che molto spesso i fanghi del depuratore non vengono analizzati in alcun modo, e quindi alla fine non è possibile conoscere né la quantità del prodotto di risulta che finisce nei campi, né la loro composizione chimica e l’eventuale grado di pericolosità.
Rimane una domanda finale. A chi giova tutto questo? La risposta è prevedibile: giova solo a un ristrettissimo numero di persone e aziende che da questa operazione traggono grandi guadagni. Ma questo sarà l’argomento della prossima puntata.
(ha collaborato Monica Vignale)
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=7444
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Ott
13
‘Abbiamo parcheggiato’: il direttore Bollino accoglie un mio dubbio
13 Ottobre 2010 | Tagged sarah scazzi avetrana misseri | 4 Commenti
Questa inchiesta sembra un lavoro di equipe con i lettori e i telespettatori
Ho segnalato al direttore della Gazzetta del Mezzogiorno un dubbio: perchè nella trascrizione della confessione di Misseri c’è scritto ‘abbiamo parcheggiato’?
Tintarella, 11 ottobre 2010
Carlo Bollino, autore di uno dei pochissimi pezzi ‘buoni’ di cronaca che ho letto sul caso Sarah Scazzi, controlla i verbali e conferma. Oggi su tutti i quotidiani, il dubbio divulgato con grandissima eco. Spero non fosse sfuggito anche agli inquirenti.
Da la Gazzetta del Mezzogiorno.it , 13 ottobre 2010
«…Ho messo di nuovo il corpo di Sarah in macchina, abbiamo parcheggiato… vicino alle canne. Ho parcheggiato…». Un lapsus? Un errore di trascrizione? Quell’«abbiamo parcheggiato» apre forse nuovi scenari? È una delle frasi pronunciate da Michele Misseri nella lunga confessione resa agli investigatori la notte tra il 6 e il 7 ottobre subito dopo il ritrovamento del corpo di Sarah. L’uomo confessa l’omicidio, magistrati e carabinieri si spostano in campagna per verificare se davvero il cadavere della 15enne sia nascosto in fondo a un pozzo. Difatti, tristemente, lo ritrovano. Quindi rientrano in caserma e a notte fonda riprendono ad ascoltare Misseri.
Il quale, ricostruendo i movimenti del 26 agosto, riferendo di aver anche abusato sessualmente della ragazza che era già morta, spiega poi di averla rimessa in automobile e di aver parcheggiato. Ma qui, per un attimo, Misseri usa il plurale («abbiamo parcheggiato») correggendosi immediatamente («ho parcheggiato»). Questa almeno la trascrizione letterale dell’interrogatorio.
È una delle zone grigie dell’inchiesta. D’altronde, nella ricostruzione investigativa, mancano ancora altri tasselli preziosi. La batteria del cellulare, ad esempio: non è mai stata ritrovata. Misseri non chiarisce fino in fondo se se ne sia disfatto o se sia andata smarrita. E ancora gli auricolari della cuffia che indossava Sarah quel maledetto pomeriggio. Li usava abitualmente, per ascoltare la musica dall’Mp3 e per parlare al cellulare. Scomparsi, come la batteria. Dove sono? Mistero.
E la corda usata per strangolare la ragazza? Un’altra tessera di fondamentale importanza: parliamo dell’arma del delitto. Michele Misseri nella confessione fiume descrive questa fune: «Era lunga un metro… una corda fine di quelle che si mettono alla motosega… più grossa dello spago, di colore grigio … la tenevo sopra al trattore. Dopo l’ho fatta sparire». Non si comprende, tuttavia, se l’abbia buttata tra i rifiuti (sì, ma dove?) o se l’abbia bruciata. Lui è vago, gli inquirenti (al momento) glissano.
Dove sono, infine, le tracce dei vestiti di Sarah del suo zaino e delle infradito che indossava quando lo zio l’ha strangolata? L’uomo descrive con esattezza tutto ciò che la ragazzina aveva addosso: «Aveva i pantaloncini, la mutandina da bagno, il reggiseno del costume da bagno e una magliettina, piccola». Misseri sostiene di aver bruciato tutto in una campagna in località Sierri ad alcuni chilometri di distanza dal pozzo nel quale aveva gettato il corpo. Nel corso della confessione riflette anche sulla possibilità che le ultime piogge di settembre possano aver lavato via le tracce. Si è detto però disposto ad accompagnare gli investigatori sul luogo di quel falò. Ma finora nessuno glielo ha chiesto.
ORE 12:20 – LA SALMA TUMULATA DOMATTINA
Sarà tumulato domani a mezzogiorno nel cimitero di Avetrana il feretro di Sarah Scazzi, la ragazza di 15 anni uccisa dallo zio, Michele Misseri, e il cui corpo è stato trovato il 7 ottobre scorso interrato in una cisterna, a oltre un mese dalla scomparsa. Secondo quanto annunciato dal vicesindaco di Avetrana, Alessandro Scarciglia, la bara sarà deposta in una tomba-monumento in un’area centrale del vecchio cimitero.
ORE 17:58 – LA MAMMA DI SARAH, NON ESISTE UN TERMINE PER DEFINIRE L’OMICIDA
«Nel vocabolario di italiano non esiste un termine per poterlo definire»: così Concetta Serrano Spagnolo, madre di Sarah Scazzi, si è espressa riferendosi allo zio omicida della quindicenne, Michele Misseri, parlando a microfoni spenti con l’inviato della trasmissione Rai ‘La vita in diretta’ Giacinto Pinto. Lo ha riferito lo stesso giornalista in collegamento da Avetrana.
ORE 18:18 – LA MAMMA, ORA NON E’ IL CASO DI AVERE RAPPORTI CON I MISSERI
Per Concetta Serrano Spagnolo, la madre di Sara Scazzi, «non è conveniente in questo momento continuare ad avere dei rapporti» con la famiglia Misseri. La frase è stata detta dalla donna, in un colloquio a due, all’inviato della trasmissione Rai ‘La vita in diretta’ Giacinto Pinto.
ORE 18:34 – IL MEDICO LEGALE, RISCONTRATO TUTTO QUELLO CHE HA DETTO MICHELE MISSERI
«Fino a questo momento tutto quello che lui (Michele Misseri, ndr) dice l’abbiamo riscontrato»: lo ha dichiarato il prof.Luigi Strada, medico legale incaricato dalla Procura di Taranto della perizia autoptica sul cadavere di Sara Scazzi. Strada, che ha esaminato Misseri prima di eseguire l’autopsia il 7 ottobre scorso, lo ha detto parlando con i giornalisti prima di entrare al Palazzo di giustizia di Taranto. Il medico legale si è detto convinto che Misseri abbia compiuto da solo l’omicidio.
«Un contadino – ha spiegato – che lavora i campi e zappa la terra ogni giorno ha la forza più che sufficiente». Strada ha aggiunto che l’assassino, per strangolare Sara, ha usato una fune per agricoltura, del tipo intrecciato del diametro di un centimetro e mezzo-due centimetri, e che «può essere» la fune che Misseri dice nell’interrogatorio che stava sul trattore, nel garage.
ORE 19:45 – POTREBBE SLITTARE L’INTERROGATORIO DI SABRINA
Potrebbe slittare di alcuni giorni l’interrogatorio delle due cugine di Sarah, Sabrina e Valentina. Gli inquirenti, che si trincerano dietro un riserbo assoluto nel tentativo di proteggere l’inchiesta dall’assalto dei mass media, vogliono attendere l’esito di alcuni riscontri. A Sabrina in particolare potrebbero chiedere chiarimenti circa le differenze in alcuni passaggi tra il suo racconto e la deposizione dell’amica Mariangela, con la quale insieme a Sarah, sarebbe dovuta andare al mare quel pomeriggio.
ORE 21:37 – IL LEGALE DELLO ZIO, COPRE QUALCUNO A CUI VUOLE BENE
«Mi ha detto che si è pentito per la prima volta fin dal momento in cui ha bruciato i vestiti»: lo ha raccontato al Tg5 delle 20 l’avv Daniele Galoppa, difensore del presunto omicida di Sarah Scazzi, Michele Misseri. Per il legale, Michele Misseri, «da sempre abituato al sacrificio» non avrebbe detto la verità, «soprattutto per le fasi dell’omicidio».
«Comunque – ha aggiunto – io ho raccolto alcuni nominativi per le indagini difensive». Secondo l’avv.Galoppa, lo zio di Sarah coprirebbe qualcuno a cui vuole troppo bene, al punto da sacrificare se stesso. L’avvocato annuncia al Tg5 che Misseri si è detto «disposto ad indicare il luogo dove ha bruciato i vestiti e il telefonino, ma al momento gli inquirenti dicono che non è necessario».
Il Giornale, correttamente, cita la Gazzetta del Mezzogiorno.
Avetrana, 13 ottobre 2010 - “Ho messo di nuovo il corpo di Sara in macchina, poi abbiamo parcheggiato vicino alle canne… Ho parcheggiato“. A parlare Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi che ha confessato di averla uccisa e vioentata. La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. La frase, pronunciata durante l’interrogatorio del 7 ottobre, fa parte delle contraddizioni nella ricostruzione della storia. Misseri l’ha detto ricostruendo con gli inquirenti le fasi successive all’omicidio, avvenuto il 26 agosto scorso. Racconta gli atti sessuali compiuti sul corpo, poi racconta di averlo rivestito e rimesso sull’automobile. Ora a polizia sospetta che l’uomo non abbia agito da solo.
Ott
13
Santoro: E voi ballate
13 Ottobre 2010 | Tagged annozero, santoro | Lascia un commento
‘Come Fantozzi, vado dal megadirettore generale e lui mi chiede il controllo di qualità. Se viene un direttore e vi dice: ogni bicchiere deve avere un marchio di libertà ex ante, voi che rispondete: ma ‘vaffa… nbicchiere‘.
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Ott
13
Riempitemi il bicchiere
13 Ottobre 2010 | Tagged annozero, santoro | Lascia un commento
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Ott
12
Sarah/ Su la Gazzetta del Mezzogiorno domani un particolare dell’interrogatorio di Misseri
12 Ottobre 2010 | Tagged sarah scazzi avetrana misseri | Lascia un commento
Ho scritto al direttore Bollino per chiedere come mai nei verbali della confessione di Michele Misseri lui, parlando della sepolura di Sarah nel pozzo dice: ‘ABBIAMO PARCHEGGIATO’.
Il direttore mi ha comunicato che domani pubblicherà un articolo proprio su questo particolare, ringraziandomi di averlo rilevato. Io ringrazio lui e il suo giornale per averci ricordato come si scrive un pezzo di cronaca. Aggiungo solo che non si può certo giocare al video game con una bambina che è morta davvero e che le mie riflessioni sono prive di qualunque morbosità. Vogliamo solo ragionare, per amore di verità e se possibile, persino per essere d’aiuto.
Ho della vicenda solo la conoscenza che proviene dai giornali e dalla televisione, e quindi, estremamente parziale. Però, un contadino che si ritrova un telefonino tra le mani, a cui magari non aveva dato importanza, lo butta nel pozzo e addio, visto che dice di esserci anche tornato più volte. Oppure ci passa sopra col trattore. Forse lo ha davvero trovato dopo e non nel suo garage. O anche, vedendo che i sospetti si concentravano su Ivano a capendo che da soli i carabinieri non ci sarebbero arrivati si lancia nell’arena. Vai a saperlo. Rimane il fatto che ci si scervella con la psicoanalisi e non si fanno rilievi molto più concreti: avrà perso qualche capello una ragazza stretta ad una corda? Ci sarà nella macchina qualche traccia di quel corpo? Non lo sapremo mai.
Considerazioni e dubbi
Da La Gazzetta del Mezzogiorno
Carlo Bollino: Saetta, il cagnolino che aspetta Sarah davanti al garage
Carlo Bollino, 2 Settembre 2010: Sarah Scazzi non sia come Elisa Claps
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=362976
Ott
12
Primonumero: piove nei reparti del San Timoteo
12 Ottobre 2010 | | Lascia un commento
Termoli. Piove, governo ladro. E in ospedale, dove col governo (quello regionale, sia chiaro) ce l’hanno già abbastanza dati i tagli e le sforbiciate a servizi e posti letto, non sanno più a che improperio votarsi. Già. Perché ai mille problemi della sanità nostrana, conseguenza di una gestione fino a ieri perfino dissennata e adesso, improvvisamente, improntata al rigore svizzero, si aggiungono le rogne pratiche. Come la pioggia, appunto. Che scende sui tetti e sui giardini e finanche nel corridoio attraversato dai pazienti che si recano a trovare, per una manciata di minuti al giorno, i rispettivi familiari sottoposti al delicati trattamenti di terapia intensiva.
Un bel secchio rosso campeggia, da un paio di giorni, all’angolo dell’ingresso che divide la sala d’aspetto dal reparto vero e proprio. Serve a raccogliere l’acqua piovana che s’infiltra dalle fessure dell’edificio, e spesso e volentieri qualche infermiere o portantino di buona volontà deve asciugare con stracci il pavimento bagnato.
A sentire i medici, tuttavia, quello della pioggia – lamentato con una vena ironica da qualche familiare trovatosi per caso ad attraversare il corridoio in piena emergenza secchi – è solo l’ultimo dei problemi che interessano il reparto del San Timoteo di Termoli. La vera emergenza, che ormai si protrae da un pezzo è che «invece di venire risolta peggiora di settimana in settimana», come ammette il personale, è l’assenza di farmaci.
Le medicine, indispensabili per l’anestesia dei pazienti che occupano i sei posti letto attrezzati con monitor salvavita e respiratori artificiali, sono più rare di una pepita d’oro fra le zolle del giardinetto interno del nosocomio. E i dottori, esasperati, scuotono la testa: «E’ incredibile che un bene di primissima necessità, praticamente indispensabile, sia così difficile da reperire in un ospedale!». Le cause dell’assurdo? I soldi che mancano o che vengono dirottati su altro, sempre quelli. Anzi, precisano gli addetti ai lavori, «la gestione amministrativa che ci ha trascinato in questa situazione». Quella di un paradosso vero: causa difficilissima reperibilità di farmaci salvavita, il reparto salvavita vede a rischio la sua funzione principale. Possibile? Possibile. Il Commissario straordinario Iorio può andare a verificarlo di persona, ammesso che non scivoli prima sul pavimento bagnato dalla pioggia, facendo attenzione a schivare i secchi.
(Pubblicato il 13/10/2010)
E l’avevamo già detto
A Messina l’apocalisse. E aTermoli?
Ott
12
Sarah/ E se Misseri volesse proteggere la sua famiglia?
12 Ottobre 2010 | Tagged avetrana misseri, indagini, sarah scazzi | Lascia un commento
Misseri non parla delle cuffiette, forse perchè quando lui l’ha vista già non le aveva più. Fossero proprio le cuffie ‘l’arma del delitto’?
Il telefonino
L’idea che possa essere rintracciabile può essere suggerita da una mente tecnologizzata. Il bisogno di giustificarne l’esistenza per Misseri è stato davvero un depistaggio: ha depistato le indagini su di sè? Lui lo avrebbe triturato col trattore, secondo me, senza troppi giri. Se pensiamo al mostro viscido, psicotico, tutto torna. Se lo guardiamo dall’interno del suo contesto e pensiamo ad un contadino razionale, diventa plausibile persino che si porti addosso tutto il dramma di quell’orrore, per allontanarlo dalla sua casa. L’amico Ivano, ieri, in diretta a Matrix, ha puntualizzato con molta ansia che in un servizio televisivo non hanno mostrato tutto ciò che Misseri aveva raccontato del ritrovamento del telefonino; ha spiegato che prima non l’aveva visto perchè aveva fatto retromarcia. Perchè Ivano vuole rendere per forza credibile il racconto di Misseri? Considerate che questa cosa l’ha detto a fine trasmissione, nessuno gli aveva posto domande. Tant’è, ha lasciato tutti un po’ perplessi. Una considerazione, vagamente sociologica, che mi sento di fare è che forse stanno sopravvalutando la loro forza rispetto al pressing mediatico. Reggere le telecamere è roba da esperti
Ott
11
Sarah/ I misteri veri e i misteri falsi
11 Ottobre 2010 | Tagged sarah scazzi misseri indagini | Lascia un commento
Un dubbio
Dalla trascrizione della deposizione di Michele Misseri: “Poi l’ho messa di nuovo in macchina, abbiamo parcheggiato giusto vicino alle canne. Mi sono ricordato che avevo lavorato lì con mio padre e che c’era questo pozzo nascosto”.
‘Abbiamo’? Perchè Misseri usa il plurale? Un lapsus, un errore del giornalista o non era solo?
Ora, un ottimo pezzo di cronaca, da La Gazzetta del Mezzogiono.it
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=373657
di CARLO BOLLINO
Se gli investigatori ci hanno messo 42 giorni per venire a capo del giallo, «Saetta» conosceva la verità da subito. Il cagnolino che Sarah accudiva in strada, e che per ricambiare l’affetto la seguiva ovunque, per giorni è rimasto accucciato davanti al garage dell’orrore: attendeva invano che uscisse la padroncina, evidentemente dopo avercela vista entrare. Qualche vicino di casa notandolo gli aveva portato da mangiare, ma l’animale rifiutava il cibo: «Soffre anche lui per la scomparsa di Sarah», dicevano in tanti.Se si fosse prestata maggiore attenzione all’insistenza con la quale quella bestiola restava in via Grazia Deledda, forse il luogo del crimine si sarebbe scoperto prima.Nei manuali del buon investigatore probabilmente non è spiegato che anche i cani a volte possono parlare, ma in quello della logica è certamente scritto che il primo luogo da controllare debba essere lo stesso in cui la persona scompare. E invece, sorprendentemente, si viene a sapere che il garage, e la casa di Michele Misseri verso la quale Sarah era diretta, non sono mai stati perquisiti. Almeno non prima che l’uomo confessasse il crimine.
Lo avevamo scritto ma speravamo di sbagliarci, e invece fatalmente per Sarah Scazzi si è ripetuto lo stesso identico copione già visto per Elisa Claps e per Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina: cercati ovunque tranne che nel posto più ovvio, cioè l’ultimo nel quale erano stati.
Nelle indagini sulla tragica fine della ragazzina di Avetrana si continua a parlare di punti oscuri, ma nella confusione che sin dal primo giorno caratterizza questa storia finiscono per confondersi anche i misteri, ignorando quelli veri e coltivandone altri fasulli.
La mancata perquisizione nel garage dello zio di Sarah è certamente un’anomalia, e lo sarebbe stata anche se Saetta, il cagnolino che seguiva la ragazza scomparsa, non lo avesse indicato dormendoci davanti. In quello che si è scoperto essere poi il luogo del delitto, non potevano non trovarsi tracce di Sarah, e se la procura ne avesse ordinato un controllo sin dal primo giorno il giallo sarebbe ormai bello e chiarito. E invece le esitazioni (e i ritardi) accumulati all’inizio dell’indagine continuano a mostrare i danni provocati.
La sparizione di Sarah Scazzi venne rubricata per la prima settimana come «sottrazione consensuale di minore», insomma una fuga volontaria al seguito di qualche adulto, e questo aveva impedito nei giorni più caldi dell’indagine di ordinare intercettazioni telefoniche e ambientali. Eppure, registrare i discorsi tra Michele Misseri, la moglie e la figlia a poche ore dalla scomparsa di Sarah servirebbe oggi ad allontanare dalla cugina l’orribile dubbio di sapere ma di aver taciuto. Allo strazio provocato dalla morte della migliore amica, e all’orrore di scoprire che ad ucciderla è stato il padre, per questa giovane donna si aggiunge ora il supplizio del sospetto collettivo. Molto più difficile da sconfiggere proprio perché basato sul nulla.
Nella ricostruzione del delitto fornita da Michele Misseri ci sono ancora molti punti da chiarire e tante contraddizioni, probabilmente su alcuni aspetti mente, eppure nulla di tutto questo consente al momento di mettere in dubbio la sua personale colpevolezza, né lascia aperti spazi per collocare Sabrina e sua madre (che si trovavano insieme) sulla scena del delitto. Basterebbe ricordare che la tragedia si è consumata in appena 12 minuti (proprio grazie al tempestivo allarme lanciato da Sabrina) e che mentre Sarah veniva strangolata Sabrina la chiamava al cellulare, e non si è mai visto che la testimone di un omicidio provi a telefonare alla vittima. Nei 42 giorni precedenti al suo arresto, molti in famiglia hanno potuto sospettare di Michele Misseri, e forse persino Concetta, la mamma di Sarah, alludeva a suo cognato quando implorava gli investigatori di indagare tra i parenti. Ma sospettare è cosa completamente diversa dal sapere, e soprattutto è penalmente irrilevante.
E allora invece che concentrarsi nello sforzo di verificare se Sabrina abbia dubitato oppure no di suo papà, bisognerebbe chiarire altri aspetti di questo giallo. A cominciare dalla batteria del telefonino di Sarah, dall’asciugamano e dal suo zainetto: dove sono finiti? Misseri avrebbe detto di averli bruciati. Ma la plastica di uno zaino non scompare nel fuoco, al massimo si trasforma. E un telo da mare per quanto carbonizzato non si dissolve nel nulla, proprio come il costume da bagno o i sandali infradito che la ragazzina indossava al momento della sua scomparsa. Dove sono finiti questi brandelli di verità? E dove è finita la corda con la quale Michele Misseri ha detto di aver strangolato la nipote? E dove il cartone con il quale ne ha coperto il cadavere?
In questa vicenda non è stato individuato ancora neppure il luogo esatto nel quale lo zio ha riferito di aver compiuto quell’orrendo atto sessuale sul corpo senza vita della ragazza: lui ha descritto un «grande albero di fico», ma di piante simili nella zona intorno alla località «Mosca» pare ce ne siano così tante da aver reso impossibile riconoscere quella giusta. Un fico che a scoprirlo non soltanto contribuirebbe a fornire un riscontro (e invece finora l’unico vero riscontro alla confessione dell’omicida è il ritrovamento del cadavere), ma potrebbe offrire agli psicologi – se non agli investigatori – materia di ulteriore indagine. Giacché proprio sotto quell’albero, e nel casolare che vi sorge accanto, Michele Misseri trascorreva la sua infanzia con i genitori, e proprio all’ombra di quel fico era solito dormire suo padre. Fra tutte le coincidenze forse la più agghiacciante.
Più che di misteri, in questa fase ci sembra più corretto parlare quindi di indagini incomplete. I prossimi giorni serviranno probabilmente a compiere nuovi controlli, magari mettendo finalmente i sigilli al garage che è stato teatro del delitto e chiedendo a Michele Misseri di scortare gli investigatori sui luoghi dell’orrore, affinché si trovino uno ad uno tutti i riscontri che mancano. Finora gli unici oggetti appartenuti a Sarah e recuperati dagli investigatori sono il telefonino (privo della batteria) consegnato dall’omicida, e un suo braccialetto. Si trovava in fondo alla cisterna nella quale era stato gettato il cadavere, ed è stato visto per caso mentre si lavorava con le pale: perché ad appena 48 ore dalla scoperta del corpo, il pozzo dell’orrore è già stato chiuso e completamente interrato.
carlo.bollino@gazzettamezzogiorno.it
Su IL MESSAGGERO.IT, Nino Cirillo scrive:
La lancette vanno e vengono, fra le 14.30 e le 14.42, ma non se ne viene a capo. Sabrina, tanto per cominciare, aspettava la cuginetta per andare al mare e avrebbe dovuto aspettarla in casa, come al solito. L’amica Mariangela, invece, interrogata a lungo ieri pomeriggio in Procura, sostiene che vide Sabrina già sulla strada, quindi fin quasi davanti alla cantina, «e molto agitata». L’orologio in quel momento faceva le 14.40, Sarah poteva essere già morta.
Cominciano a cercarla in macchina, Sabrina e Mariangela. Sabrina stranamente telefona solo al padre di Sarah e non anche alla madre, che avrebbe potuto sicuramente saperne di più. La madre la incontra di persona in vico Verdi e lì le dà all’allarme a voce, senza che possa risultare dai tabulati elefonici. E sempre lì cominciano davvero le ricerche.
Dai verbali vien fuori un altro particolare, agghiacciante. A un certo punto Concetta, la madre di Sarah si rivolge a Sabrina e le fa: «Di’ ai tuoi genitori che ci avvertano subito se Sarah arriva, noi continuiamo a cercarla». E Sabrina che risponde sicura: «Ma i miei non sono in casa…». Ecco, Michele Misseri e la moglie Cosima pochi minuti dopo le tre, almeno a sentire Sabrina, non sono in casa. E dove sono? E come fa lei ad esserne così sicura? E’ da una circostanza come questa che nascono i grossi dubbi del gip, è su passaggi come questi che stanno ancora lavorando gli investigatori.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122220
E sempre Cirillo apre, forse involontariamente persino, un altro dubbio
Lo zio assassino: Sarah si è difesa. Dopo ho pregato sulla sua tomba
dal nostro inviato Nino Cirillo
AVETRANA (11 ottobre) – Il giorno in cui avrebbe ucciso e violentato la sua nipotina Michele Misseri si alzò molto presto, alle tre e mezza, come ogni contadino che si rispetti. Due ore dopo -forse s’era già levato il sole-, lo zio Michele era nei campi, «ai Cuturi». Tornò a casa per pranzo, «all’una e dieci, l’una e quarto», e alle due era in cantina, nella cantina a fianco della casa, in via Grazia Deledda, dalle parti del campo sportivo, dove solo mezz’ora più tardi avrebbe spezzato con la sola forza delle sue mani la giovane vita di Sarah Scazzi.
Qui comincia il film dell’orrore che ormai tutta Italia conosce. Qui si apre il verbale di 23 pagine rimasto finora segreto che racconta fatti già conosciuti, ma offre anche fotogrammi assolutamente inediti, una carrellata di violenza, di allucinazioni, di morte. Tutto Michele Misseri in questa cartellina, lo zombie di Avetrana che dopo una vita passata sott’acqua, a spaccarsi la schiena nelle vigne, viene fuori e uccide, e violenta, e nasconde. E alla fine prega, perché sulla tomba di Sarah Michele Misseri dopo il delitto è andato anche a pregare.
Sono le 2.15 del 7 ottobre quando comunicano a Michele Misseri che deve nominarsi un avvocato. Lui è da poco stato riportato negli stanzoni del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di viale Virgilio, sul lungomare di Taranto, ha già confessato e fatto scoprire il corpo di Sarah, è il momento più convulso di quella notte, il più delicato. Lo zio Michele, però, non si scompone. Al procuratore aggiunto Argentino che insiste per avere una risposta («Intende nominare un difensore di fiducia?»), lui bofonchia in dialetto: «Eh mo’…». E infatti si rifugia in un legale d’ufficio, l’avvocato Daniele Galoppa di Grottaglie che lo sta ancora assistendo.
Il primo interrogatorio formale dell’assassino della piccola Sarah, dell’uomo che per 42 giorni ha giocato ha rimpiattino con tutto il paese e con un esercito di investigatori, ora può cominciare. Michele Misseri dice subito – ed è un’affermazione incredibile – che Sarah «è scesa da sola» in quel locale buio e che lui se l’è vista «a meno di un metro». Quando la ragazzina gli ha girato le spalle lui ha preso la corda e gliel’ha «attorcigliata» intorno al collo. Per qualche lunghissimo minuto, questo si sapeva, «finché non l’ho vista barcollare in terra». Non si sapeva, però, che Sarah non è stata colta totalmente di sorpresa, che ha tentato disperatamente di difendersi, di togliersi quella corda, di spezzare la morsa. Lo racconta lo zio Michele: «Non c’è riuscita a mettere le mani tra il collo e la corda».
«Una corda fine era. Corda di quelle che mettono alla motosega o allo scopatrice – si dilunga l’imputato – era un resto di corda che avevo fatto, che veniva tagliata e la tenevo così». Ma si è reso conto, gli chiedono, di quel che aveva fatto? E lui impassibile aggira la risposta: «No, non è uscito sangue». Come descrivere un uomo così? E allora, cos’ha fatto dopo? «Ho fatto sparire la corda e ho preso la macchina. Stavo uscendo dal garage quando in quel momento prima di uscire ehm ehm …è venuta Sabrina».
Ecco, a questo punto entra in scena Sabrina, figlia di Michele e cugina di Sarah, che scende in strada quando la povera ragazzina è già morta. E chiede notizie al padre – lui dice intorno alle tre meno venti – e lo prega: «Se viene, dille di aspettare, noi andiamo a cercarla». Michele Misseri racconta che Sabrina, con l’amica Mariangela e la sorellina più piccola di Mariangela, va e viene dalla casa per quattro volte. Ogni volta gli dice: «Se viene Sarah, falla aspettare», e lui, ogni volta, tranquillo annuisce.
Negli intervalli – anche questo ha dell’incredibile – riesce a occuparsi del corpo di Sarah: «L’ho coperta così, con un cartone che c’era là nel garage e l’ho lasciata dov’era, su un fianco laterale della cantina, che se uno si affaccia non la vede».
Non si ferma un attimo, però, lo zio Michele: «Allora ho aperto il portone a metà, ho preso la macchina, l’ho fatta entrare a marcia indietro, ho tolto tutto quello che c’era sul cofano, ma non tutta la macchina, l’ho fatta entrare a metà…». A quel punto carica la povera Sarah e non si preoccupa che la figlia potrebbe arrivare da un momento all’altro: «L’ho presa, l’ho stesa nel baule, poi ho messo il cartone che l’avevo coperta sopra. Non si vedeva niente».
Sono passate le tre, le ricerche sono davvero iniziate, Sabrina non tornerà presto da quelle parti, Michele può partire. «Si, stava già tutto preparato» ammette ancora. Non va subito alla cisterna, si ferma sotto un albero di fico distante trecento metri e spiega perché: «Era l’albero di fico di mio padre, quei terreni una volta erano di mio padre», forse ripercorrendo con la mente antiche angosce familiari. Chissà quali ricordi terribili l’avranno guidato, proprio lui che è stato anche emigrante in Germania e solo oggi si sa che lavorava da becchino in un cimitero tedesco.
Sotto il fico avviene la sudicia violenza. Lui spoglia Sarah e poi la riveste. E poi la spoglierà di nuovo quando deciderà di gettarla nella cisterna. Neppure questo si era mai saputo. Ai pm che gli chiedono quando esattamente ha pensato alla violenza, lui risponde: «Subito, in quel momento stesso, quando ho visto l’albero del fico. Poi l’ho messa di nuovo in macchina, abbiamo parcheggiato giusto vicino alle canne. Mi sono ricordato che avevo lavorato lì con mio padre e che c’era questo pozzo nascosto».
Dopo averla gettata lì dentro Michele brucerà tutto, lo zainetto, la ciabattine e i vestiti, brucerà tutto quel pomeriggio stesso ma un paio di chilometri lontano. Getterà la batteria lungo la strada e si terrà il telefonino di Sarah («L’ho messo in una stoffa di pezza» racconterà nel suo approssimativo linguaggio).
Quando i magistrati gli chiedono il perché tutti quei ripensamenti, il perché della decisione di bruciare i vestiti se la cisterna alla fine avrebbe reso irriconoscibile tutto, Michele Misseri ha l’unico ripensamento: «In quel momento mi è venuto così, dopo mi sono pentito perché li ho bruciati…». E comincia ad a dilungarsi sulla descrizione della tomba-cisterna, soprattutto a spiegare come decise di coprirla fino a renderla assolutamente introvabile.
Anche qui, tutto sembra carico di strani simbolismi. Ci mette un masso di tufo sopra, poi un ceppo della vigna, «così o la pietra o il ceppo mi avrebbe aiutato a riconoscere il posto». E infatti ci torna sul posto, non una ma tre volte, e sempre di pomeriggio, sempre più o meno all’ora di quello scempio. Ma a fare cosa? «Ho fatto qualche Ave Maria, il segno di croce e me sono andato…». Ecco, questo è Michele Misseri.
Sono le tre e mezza del 26 agosto. Si riavvia verso casa, ma «faccio il giro, scendo sotto, passo da un’altra parte, dalla secondaria che va a mare», dal famoso cognato che l’aspettava per andare a raccogliere i fagiolini. Era molto in ritardo, «ma lui non disse niente». Avrebbe raccontato tutto, Giuseppe Serrano, un mese più tardi ai carabinieri, aprendo una voragine nell’alibi dello zio Michele, spalancandogli le porte della galera.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=122353&sez=HOME_INITALIA&ctc=0#commenti
Leggendo questo articolo mi viene un dubbio che però conferma le perplessità che già avevo: “Poi l’ho messa di nuovo in macchina, abbiamo parcheggiato giusto vicino alle canne. Mi sono ricordato che avevo lavorato lì con mio padre e che c’era questo pozzo nascosto”.
‘Abbiamo’? Perchè Misseri usa il plurale? Un lapsus, un errore del giornalista o non era solo?
Ott
11
Sarah/ Mi sono ‘amminchiata’?
11 Ottobre 2010 | Tagged avetrana misseri, chi l'ha visto, commenti, sarah scazzi, sciarelli commentes chi l'ha visto sarah scazzi aldo grasso | 1 Commento
Anonimo dice: Cate, ma ti sei amminchiata su questa cosa della Sciarelli..Come mai? 10 Ottobre 2010 alle 06:56
Caro Anonimo, non mi sono ‘amminchiata’, come dici tu, su questa storia in particolare ma su un allarme di cui parlo da anni. Sono diventata come gli anziani un po’ rimbambiti e ripeto le stesse cose continuamente. Abbiamo un problema di lingua e abbiamo imposto all’Italia il livello morale e intellettuale di chi fa televisione o scrive sui giornali. L’Italia, io credo, è migliore, ma la lingua pubblica che le facciamo parlare la costringe ad un silenzio disgustato. Se leggo opinioni alte, scritte bene, espresse bene, anche se non so parlare, anche se sono analfabeta tendo a farmi coinvolgere e sono portato a seguire quel solco. Se la comunicazione pubblica si realizza sul piano viscerale, solo su quello, la gente non ragiona, guarda, magari si diverte anche, ma guarda restando muta. E’ un pericolo serio perchè legittima la guerriglia invece che il dibattito.
Le nuove generazioni sono cresciute con un target di comunicazione pubblica che è tipica dei drogati: gente che urla, che parla come fosse ubriaca e ripete ossessivamente modi di dire, frasi fatte che sembra esprimano sentimenti forti ma non dicono nulla, non spiegano, non consentono spiragli di comprensione che non siano elementari, immediati, banali ed egocentrici. Il problema posto non viene mai discusso in modo oggettivo ma solo partendo dall’io, dal me.
Se vado in televisione e dico che i politici sono ladri, sembra che abbia detto una grande verità e invece impedisco, come se mettessi un tappo, qualunque discorso realistico, concreto: chi è ladro, cosa ha fatto, perchè, quando? E’ importante perchè determina l’utilità di quella dichiarazione. Tant’è, sentiamo cose tremende ma che non hanno alcuna conseguenza. E ciò insinua, in modo quasi subliminale, che puoi essere ladro, puoi essere corrotto, puoi essere Riina e Provenzano, tanto non succede nulla. Non è così, non deve essere così. Ma diventa così perchè le parole non pesano più e se tutti sono ladri, nessuno è punibile. Inoltre, siccome la comunicazione è un pascolo appaltato a man bassa dalla politica spicciola, qualunque argomento è strumentalmente utilizzato per difendere o attaccare questi e quelli, mai per dire la verità o per capire chi ha ragione e chi ha torto. Persino la morte atroce di una bimba diventa guerra di bande: se dici che Sciarelli ha torto dai ragione all’onorevole Carlucci e quindi fai il gioco del PDL. Se dici che ha ragione fai lo sgambetto a Berlusconi.
Se mentre sei in diretta, di fronte a milioni di italiani che vogliono solo sapere se una ragazza scomparsa è viva e salva, e hai la faccia della madre che ti guarda, puoi chiedere la pubblicità, spiegare a quella donna e al suo avvocato quali notizie stai leggendo e proseguire la trasmissione dopo che la mamma ha avuto la possibilità di capire cosa sta accadendo, magari di andare a parlare con i carabinieri. Se non lo fai è perchè sei ‘ineducata’ alla ragione, all’autorità del buon senso. Non si tratta di pietà, di sentimenti, di rispetto del dolore. Si tratta di saper trattare con la comunicazione pubblica, che ha un valore diverso e maggiore di quella di casa tua. Attiene all’universalità della parola e alla responsabilità di usarla quando ha un’eco così vasta.
Sciarelli quella sera sembrava quasi irritata dalla mancanza di reazione della madre. Si aspettava che avrebbe dovuto avere la lucidità di chiedere di andarsene. Avesse chiesto scusa avremmo chiuso la faccenda. E invece, con la tipica arroganza delle signorine che popolano i reality, ha pure reagito alle critiche, rilanciando, accusando il parlamento di non aver ancora approvato la legge sulle persone scomparse. La questione, ancora una volta, è stata espressa con ‘io, me’ come succede nelle campagne elettorali, nella pubblicità o sui divani degli adolescenti aggressivi ma pettinati bene, non tra gente seria, a cui non puoi dire frasi ad effetto.
Vi faccio un esempio molto stupido: immaginate un medico che all’arrivo di un paziente dice ai parenti: ma che vi devo dire, che volete da me, è cadavere, è cadavere, è cadavere…tre, quattro volte. Come a dire alla madre, al padre: ma vedi anche da te che è morto? E poi si giustifica dicendo: sapete, è difficile, è l’emozione di quel contesto che fa sfuggire di mano la situazione. Pensereste che è un medico inesperto, perlomeno. E vi chiedereste chi ce l’ha messo in un luogo in cui si deve avere a che fare solo con le emergenze e proprio con le situazioni impossibili.
Perchè non possiamo più pretendere la forza, la personalità stabile e assistiamo, ogni giorno, 24 ore al giorno, a manifestazioni di fragilità psicologica. Perchè non vi sembra preoccupante che agli italiani si imponga un modello umano così traballante, inaffidabile? Succede nei grandi fratelli, nelle isole dei famosi nevrotici ecc ma succede anche con la televisione e i giornali che si occupano di faccende serie, reali.
Certo, basta spegnere, basta non leggere; e infatti, gli italiani non leggono i giornali e le televisioni sono quasi tutte felici se riescono a racimolare ascolti che vent’anni fa riuscivano a fare già solo con Carosello. Ma se la gente non vota, non guarda la televione, non legge i giornali, scappa via dagli ospedali che non funzionano e cerca quelli che invece funzionano bene, perchè dobbiamo continuare a foraggiare quello che non è ‘gradito agli utenti’?
Come dice una mia amica bella, bella perchè curiosa di tutto, io parlo sempre di soldi. Vero. Perchè sono convinta che i percorsi edulcorati dei soldi pubblici, ma ormai anche quelli privati, stabiliscono i livelli di qualità e uccidono il mercato libero. Il monopolio del basso livello costa decisamente troppo. Con quei soldi ci potremmo garantire qualità eccellenti e un mercato vero, che non ha bisogno di sostegno ma si alimenta con il gradimento spontaneo. Benchè, il valore di cui parlo, inutilmente, è quello autenticamente umano dell’intelligenza.
Riferimenti
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/10/sarah-aldo-grasso-su-sciarelli-e-chi-lha-visto/
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/08/sarah-ma-lha-davvero-uccisa-lo-zio-da-solo/
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/wp-admin/post.php?action=edit&post=3232
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/07/drakula-sciarelli-spettacolo-stomachevole/
Ott
10
Sarah/ Aldo Grasso su Sciarelli e Chi l’ha visto
10 Ottobre 2010 | Tagged sarah scazzi sciarelli chi l'ha visto aldo grasso gramellini | 4 Commenti
A fil di rete
Gesto di delicatezza nella tv verità
I l delitto perfetto. Non per chi l’ ha commesso, ma per la tv: le telecamere sono in casa dell’ assassino mentre il colpevole confessa l’ omicidio in una vicina caserma dei carabinieri. E la prima ad apprendere la notizia, è la madre della povera Sarah Scazzi. Con un crescendo drammaturgico di grande intensità: le mezze conferme, le mezze smentite, l’ incertezza sulla localizzazione del ritrovamento, il numero dei «fermati». A un certo punto, sul finire della trasmissione, la conduttrice Federica Sciarelli dice: «Una notizia che non avremmo mai voluto dare». C’ è da crederle. Ma sul piano mediatico era quella la notizia che ogni programma, dei tanti che si sono occupati del caso, avrebbe voluto dare. Poteva capitare a una delle tv locali che in Puglia hanno seguito ossessivamente la vicenda; poteva capitare a Porta a porta, con l’ inevitabile commento a caldo di qualche criminologo; poteva capitare, ed è capitato, a Chi l’ ha visto?, la trasmissione più titolata a seguire la scomparsa della ragazza, la trasmissione che una settimana fa aveva mandato in onda le lacrime dello zio, Michele Misseri, disperato perché aveva trovato i resti del telefonino di Sarah. Con le telecamere ormai accese 24 ore su 24, in una società organizzata attorno ai media, nella piena consapevolezza che ormai gli strumenti multimediali rappresentano il nuovo ambiente in cui viviamo, è inutile chiedersi se questo strazio collettivo in diretta andasse fermato o no. Da tempo viviamo nel post-Vermicino. Quando la Sciarelli si premura di dire alla mamma di Sarah, Concetta Serrano, se desidera interrompere il collegamento compie un gesto di estrema delicatezza, ma manda, contemporaneamente, un’ indicazione linguistica: questo non è un reality, questa è tv verità. Il fatto è che la verità non sembra mai vera, si vorrebbe dire di no alla verità dell’ apparenza, spegnendo le telecamere, nella speranza che ci sia una verità diversa dell’ essere. Grasso Aldo, (8 ottobre 2010) – Corriere della Sera
Gentilissimo Aldo Grasso, non so perchè ha voluto ‘assolvere’ Federica Sciarelli da una colpa che nessuno le ha contestato. In questo modo, ha ‘delicatamente’ evitato di discutere sul dato oggettivo. La signora Sciarelli non ha sbagliato a dare una notizia, che era quella e non si poteva fare altrimenti, ma ha gestito quella comunicazione senza alcuna responsabilità. Sembrava si sentisse proprietaria di una verità, persino a prescindere da una madre che su quella verità, se lei permette, aveva certo maggiori diritti. Non si discute dell’obbligo di dire ma sul come. Peraltro, la signora Sciarelli leggeva titoli di altri giornalisti, di altri cercatori di verità. Nessuno scoop a Chi l’ha visto, che in una situazione come quella è stato solo una banale rassegna stampa. Ma di fronte a quella madre occorrevano maniere gentili, abitudine alla cura dei rapporti umani che di solito provengono da una grande scuola, dall’educazione. Gli italiani sono molto più sensibili di chi oggi fa televisione. Non era mai accaduto. Si parla di sciacallaggio ma è molto, molto meno che questo: è sciatteria, inadeguatezza rispetto a vicende che richiedono galateo ferreo. Lei la prende larga e finge di non capire, discutendo sul dubbio della notizia da dare o meno. Dovrebbe riflettere sul come, sui modi che distinguono le qualità. Gramellini, a Che Tempo che fa, dice che siamo tutti ipocriti perchè nessuno ha spento. Il tema imponeva e giustificava attenzione. Ma io vorrei che mi si chiedesse scusa. Ho spento eccome. E ipocrita non me lo dice nessuno.
Ott
10
Il Fatto: Marcegaglia, i fondi neri e lo smaltimento illecito di rifiuti tossici
10 Ottobre 2010 | Tagged emma marcegaglia porro arpisella il giornale il fatto | Lascia un commento
I guai giudiziari della Marcegaglia: dai fondi neri allo smaltimento illecito di rifiuti tossici
Il fratello del numero uno di Confindustria è stato condannato per una mazzetta. Scoperta anche una rete di evasione fiscale in Svizzera. Nel mirino delle procure anche il padre Steno
Questa volta non ci sono case a Montecarlo, cucine Scavolini e neppure, che si sappia, finanziarie off-shore parcheggiate al sole di qualche isoletta dei Caraibi. Per capire meglio la vicenda esplosa ieri con le perquisizioni alla redazione de Il Giornale conviene però tentare di rispondere a una domanda fondamentale. Per quale motivo Rinaldo Arpisella, da almeno quindici anni fidato consigliere e lobbista della famiglia Marcegaglia, ha interpretato come una minaccia concreta le frasi pronunciate al telefono dal giornalista Nicola Porro? Perché proprio lui, l’esperto Arpisella, un professionista che gestisce l’immagine della presidente di Confindustria e i suoi rapporti con le istituzioni e con la stampa, si è sentito messo alle strette (addirittura “prostrato” scrivono i magistrati) dalle parole del vicedirettore del Giornale? Un primo indizio utile per abbozzare una risposta lo possiamo rintracciare in un breve articolo pubblicato il 22 settembre scorso dal quotidiano della famiglia Berlusconi. Titolo “Pressing in aula sul fratello del presidente di Confindustria”. Nel testo si dava conto di un’udienza del processo per le tangenti Enipower in cui il pm Carlo Nocerino aveva interrogato un dirigente del gruppo Marcegaglia per capire chi nell’azienda mantovana avesse saputo delle stecche pagate a un manager dell’Eni. La maxi bustarella (oltre un milione di euro) serviva ad aggiudicarsi un appalto di caldaie del valore di 127 milioni di euro.
Per questa storia, che risale al 2003, Antonio Marcegaglia ha patteggiato (nel 2004) una condanna a 11 mesi di reclusione e un risarcimento di circa 6 milioni di euro. Ma dalle sue dichiarazioni rese ai pm è nato un filone d’indagine forse ancora più imbarazzante per la famiglia mantovana che controlla uno dei più importanti gruppi siderurgici italiani. Sì, perché grazie alla collaborazione delle autorità di Berna la Procura di Milano ha ricostruito una rete di conti svizzeri alimentati per un decennio da fondi neri dei Marcegaglia. Un vero tesoretto, che secondo la ricostruzione dei magistrati sarebbe stato utilizzato dalla famiglia della presidente di Confindustria per una lunga serie di operazioni riservate. L’inchiesta l’anno scorso è approdata alla procura di Mantova per competenza territoriale. E anche l’Agenzia delle Entrate ha aperto un’indagine.
Il capitolo non è ancora chiuso, quindi, anche se i Marcegaglia hanno più volte reagito alle indiscrezioni puntualizzando che si tratta di “episodi già da tempo definiti”. Certo l’interrogatorio del 21 settembre, nei termini in cui il Giornale l’ha riportato nel suo articolo, potrebbe far pensare che in Procura a Milano non ritengano chiarita del tutto quella vicenda. Così come del resto è in pieno svolgimento anche un’altra inchiesta penale che coinvolge Steno Marcegaglia, padre di Emma, questa volta a Grosseto. È una storiaccia di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi che ruota attorno alla Agrideco, un’azienda maremmana. A febbraio l’operazione, nome in codice “Golden Rubbish” ha portato in carcere una quindicina di persone. ma in tutto gli indagati sono 61 e tra questi anche il fondatore del gruppo Marcegaglia, perché secondo l’accusa anche uno dei suoi impianti, quello di Ravenna, avrebbe smaltito scorie di lavorazione in modo illegale. Anche in questo caso il gruppo mantovano ha respinto tutte le accuse. Così come nei mesi scorsi sono sempre state respinte al mittente illazioni e voci sugli affari dei Marcegaglia alla Maddalena.
Proprio una società del gruppo mantovano si è infatti aggiudicata la gestione del nuovo Arsenale, una delle strutture finita al centro dello scandalo di Bertolaso e compagni. Socio dei Marcegaglia in questa operazione è il manager-finanziere Massimo Caputi, uomo dal lungo curriculum e dalle mille relazioni nei Palazzi romani. La famiglia della presidente di Confindustria non è stata mai coinvolta nelle indagini su questa specifica vicenda. Resta aperta però la questione probabilmente più imbarazzante. Quella che riguarda l’immagine di Emma Marcegaglia tirata in ballo, lei o il suo gruppo, in inchieste penali da un capo all’altro della Penisola. Forse per questo alzando il telefono con Porro, perfino lo smaliziato Arpisella, si è sentito minacciato. Peggio: prostrato.
di Vittorio Malagutti
da Il Fatto quotidiano dell’8 ottobre 2010
Ott
10
Seconda telefonata: Arpisella-Porro non cazzeggiano più
10 Ottobre 2010 | Tagged Arpisella, emma marcegaglia porro arpisella il giornale il fatto, il giornale, marcegaglia, Porro | Lascia un commento
Domanda: ma chi c’era dietro la D’Addario? Gli stessi che sono dietro Fini? E chi sono?
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Ott
10
Cazzeggi: Porro-Arpisella
10 Ottobre 2010 | Tagged il giornale Porro Arpisella marcegaglia | Lascia un commento
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Ott
9
Sarah/ Il Gip comincia a parlare di ‘altro possibile complice dell’assassinio’
9 Ottobre 2010 | Tagged sarah scazzi avetrana misseri | Lascia un commento
Forse non l’ha proprio uccisa lo zio, forse. Racconta con estrema chiarezza l’occultamento del povero corpo della ragazzina ma non ciò che è accaduto prima. E non perchè sia confuso ma perchè si smentisce e non sa spiegare i come, i dove, i cosa ecc. Il parroco, durante i funerali, tuona: ‘I ragazzi chiedano aiuto a chi li ama davvero..a chi davvero li ama”- Sembra un monito a quella cugina-amica a cui Sarah aveva consegnato il proprio segreto.
Quante persone oltre alla cugina sapevano cosa stava accadendo? Poche ore dopo, è morta. Non sapremo se non c’è stato il tempo di aiutare Sarah o se proprio quella confessione abbia accelerato la sua ‘esecuzione’.
La figlia vuole che il padre paghi. Il fratello di Sarah spera che si tolga da solo la vita. La mamma Concetta sapeva dell’interesse malato dello zio per sua figlia. Ma Sarah a quell’appuntamento, che dicono fosse ‘per andare al mare’ la manda da sola? A casa di un degenerato mandi una bambina di 15 anni da sola, alle 14,30 del pomeriggio? Questo assassino che tutti hanno fretta di cancellare dalla faccia della terra, pur essendo, in fondo, l’unico a conoscere la verità. Saremmo portati a voler capire, prima di ‘cancellarlo’. E ciò che non si capisce è proprio come è possibile che in otto minuti qualcuno uccida una giovane donna, sana, presumibilmente piena di energie e in grado di dare, chessò, un calcio in bocca a chi vorrebbe afferrarla.
Misseri dice che Sarah era di spalle e quindi non ha visto la cordicella con cui l’ha soffocata. Povero agnellino tra chissà quanti macellai. In otto minuti, uccisa, violentata e portata via, lontanissimo. La figlia Sabrina arriva in quel mattatoio, in quei minuti, e non trova nulla che sembri strano. Potrebbe essere. O forse trova Sarah col padre? Viva o morta? E la madre, se sapeva, non azzanna proprio quell’uomo, non lo sbatte a terra, non gli chiede spiegazioni? A me non sembra orrida, se pur inconsapevole, complicità. Forse è proprio che davvero la mamma non pensa, perchè sa che non è così, che quel cognato possa aver fatto del male a Sarah. Però, c’è anche altro: Sabrina è preoccupata e chiede all’amica Mariangela di cercare Sarah. Alle 14,42, quando l’assassinio è già compiuto. Cosima è in casa ma non dà segni di presenza. Forse perchè non c’è? E forse non c’è nemmeno il padre? E se ‘il mostro’, ora che si è assunto tutte le colpe, fosse indotto a uccidersi o magari morisse misteriosamente in carcere, tutti tranquilli. Nessuno potrà più capire cosa è davvero successo. Supposizioni, solo supposizioni.
(Da il Salvagente) Mentre si celebrano i funerali di Sarah Scazzi, restano i dubbi di una tragedia che sembra avere ancora molti aspetti da chiarire. Possibile che nella famiglia di Michele Misseri, lo zio che due giorni fa ha confessato l’omicidio e la violenza carnale, nessuno sapesse o sospettasse qualcosa? Se lo chiede anche il Gip di Taranto che ha in mano l’inchiesta, Martino Rosati. Che ieri ha confermato il fermo per omicidio, occultamento, e vilipendio di cadavere. Perché Sarah, che aveva un appuntamento con la cugina Sabrina, invece di entrare in casa e andare direttamente da lei, è scesa prima nel garage dello zio? E possibile che tanto Sabrina quanto la mamma Cosima, ossia la moglie di Misseri, che in quel momento erano in casa, non avessero sentito nulla nel silenzio di quel pomeriggio di agosto? I dubbi del Gip attendono una risposta. Forse svelata dall’esito dell’autopsia attesa per la prossima settimana. Se infatti non fosse confermata la violenza carnale, lo scenario cambierebbe. Anche Daniele Galoppa, il legale che assiste Michele Misseri, non è convinto di come siano andate le cose. E fa notare come il racconto dell’uomo sia tanto preciso sull’occultamento del cadavere di Sarah quanto tentennante sul resto. Ipotizzando che non sia stato lo zio a uccidere la nipote, ma solo a nasconderne il corpo.
E Apcom scrive: I dubbi degli inquirenti: qualcun’altro poteva sapere
Avetrana (TA), 9 ott. (Apcom) - Michele Misseri lo zio di Sarah Scazzi che si è autoaccusato di aver ucciso la nipote quindicenne e di averla violentata subito dopo morta, è comparso ieri davanti al Gip del tribunale di Taranto per l’interrogatorio di garanzia. L’uomo davanti al Gip Martino Rosati ha ricostruito quello che è successo lo scorso 26 agosto: “Lei è arrivata da sola davanti alla cantina, si è affacciata e mi ha detto, zio sono tornata. Io l’ho invitata ad entrare e ho cominciata a toccarla, lei si è ribellata. A quel punto ho preso la fune del trattore e l’ho strangolata”. Questo, secondo il racconto dell’uomo, quanto successo nella cantina della famiglia Misseri, ad un tiro di schioppo dalla casa di Sarah e con molta probabilità a due passi da dove la cugina Sabrina, figlia di Michele e l’amica Mariangela aspettavano Sarah per andare a mare. Ma i dubbi su quanto successo il pomeriggio del 26 agosto sono ancora tanti. Il primo: Sarah si sarebbe lamentata dello zio proprio con la cugina Sabrina ma si è infilata da sola nella cantina l’uomo che l’avrebbe poi uccisa. Per quale motivo? Cosa le ha detto Misseri per convincerla? Tanti dubbi ancora da chiarire per il Gip tarantino che per questo motivo ha convalidato il fermo lasciando l’uomo in isolamento e senza possibilità di colloquio, perché come ha spiegato nelle oltre quattro pagine di ordinanza: “Anche per questo è necessario che non parli con i familiari perché sarebbe elevatissimo il rischio di concertazioni di difese posticce e fuorvianti”. L’uomo nel suo racconto ha anche ammesso di aver palpeggiato altre volte la nipote. Le avance di zio Michele su Sarah sono cominciate intorno alla metà del mese di agosto. Quindi almeno un paio di altre volte “il mostro” avrebbe tentato di fare pesanti avance alla giovane nipote. E per quelle volte che l’avrebbe palpeggiata, Misseri avrebbe regalato dei soldi alla nipote, tanto che la stessa Sarah avrebbe fatto questa confidenza alla madre Concetta.
Ott
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Ghe’dini mì
9 Ottobre 2010 | Tagged vignette berlusconi ghedini | Lascia un commento

Ott
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Gaber Jannacci lo sapevano già
9 Ottobre 2010 | Tagged jannacci gaber chi l'ha visto tv | Lascia un commento
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Dis, ma perchè l’è un intellettuale? Cos’è stà roba dell’intellettuale? Bhè, l’è uno che sa le cose prima, mooolto prima e te le dice. Ma siccome tu non sei un intellettuale, le capis minga
Ott
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La Voce delle Voci/ Brulli e pupi. Eolico connection
9 Ottobre 2010 | Tagged eolico voce delle voci | Lascia un commento
[ 15/04/2010] La Voce delle Voci
di Andrea Cinquegrani
Vento milionario e cicloni giudiziari da alcuni mesi in svariate regioni meridionali. Il grande business delle energie “nuove”, pulite, in questo caso dell’eoloco, tira sempre di piu’, per via della valanga di contributi pubblici (spesso europei) a disposizione. E spesso, chi fino a qualche anno prima s’era rimboccato le maniche con monnezza e rifiuti tossici, ora si trasforma magicamente in “green”. Come – caso emblematico, documentato mesi fa dalla Voce – l’antica e consolidata dinasty campana dei La Marca, che da un passato a base (oltre che di amicizie “pericolose”) di fanghi provenienti da Cengio trattati nella periferia occidentale di Napoli (il quartiere di Pianura venuto alla ribalta nei drammatici giorni della protesta contro la riapertura della discarica), oggi viaggia col vento – e’ il caso di dirlo – in poppa, a bordo di una sfilza di sigle GEC (Green Engineering e Consulting) disseminate tra Napoli, Roma e Londra, per realizzare svettanti torri eoliche in mezzo Sud, dalla Sicilia alla Puglia. Ma volano anche inchieste e carte bollate…
Stavolta ci spostiamo in Calabria, per vedere cosa succede in una regione che – come ha cercato di documentare carte alla mano l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris prima di essere “licenziato” dall’ex guardasigilli Clemente Mastella – da qualche anno ha visto balzare l’eolico tra i piatti “forti” del menu’ locale. Con la partecipazione, al banchetto, di politici, faccendieri, lacche’ e – potrebbero mai mancare? – cosche.
Eccoci a Girifalco, un piccolo comune situato in posizione strategica. «Siamo nella parte piu’ stretta del tacco d’Italia – descrive un geologo della zona – particolarmente adatta all’eolico perche’ vi confluiscono forti venti da est e da ovest. E la nostra situazione e’ emblematica, perche’ ci sono piombati addosso grossi calibri locali e nazionali». Vediamo allora di capire quali sono i pezzi da novanta che, a Girifalco e non solo, cercano di imporre la legge delle proprie torri.
Partiamo dalla Parco Eolico Girifalco, societa’ a responsabilita’ limitata in vita da circa cinque anni, 400 mila euro in dote. A controllarla un’altra srl, Brulli Energia, quartier generale a Reggio Emilia. Sul ponte di comando Gianluigi Montorsi, al suo fianco il romano Franco Tortora (presidente del cda fino a due anni fa, quando ha passato il testimone a Montorsi) e il genovese Marco Ferrando.
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Al primo, Montorsi, cinquantacinque anni, fa capo un vero e proprio arcipelago societario, quasi tutto a base di energia made in Brulli (Energia, Produzione, Distribuzione, Trasmissione, Green Power, tutte srl), di Parchi eolici a macchia di leopardo in mezza Italia (Curinga, Sannoro, Sellia, Sersale, Tavenna, San Francesco, Punta Ferru, Pedru Ghisu etc), di sigle idroelettriche in Basilicata, Calabria e Sicilia, di tre tutto vento (Abruzzo Vento, Marsica Vento, Ortona Vento), piu’ altre multiuso (Energeo, Energeo Italia, Energeo Zanano, MEP, Co.el.co., M2M, Gamesa, Monte Selva). Dai documenti societari emergono parecchie operazioni condotte dal variegato gruppo Brulli – e in particolare dalla sigla piu’ dinamica, Brulli Energia – con una sigla britannica, la International Power Consolidated Holdings Limited. «Una prassi in voga ormai in questo settore – osservano alcuni esperti – le societa’ nostrane hanno diramazioni estere, molto spesso societa’ anonime o fiduciarie, comunque difficilmente accessibili, soprattutto per quanto concerne la reale proprieta’ delle quote societarie». Passiamo al secondo, Tortora, anche lui con l’hobby dei parchi. E’ infatti nell’organigramma della Parco Eolico Serra Pelata e della Parco Eolico Piano di Corda, altre due srl in pista, oltre ad Iris 2006.
Ma eccoci al terzo, pimpantissimo partner, Ferrando. Nel suo pedigree – anche se solo in qualita’ di procuratore – spicca la perla Acea, la supermunicipalizzata romana regina di acque e dintorni. Poi, il suo curriculum si popola di una trentina di IP, che vanno dalla International Power Italia, alla IP Holdings Limited (altra consorella inglese) fino ad un vero e proprio stormo di IP Maestrale e IP Maestrale Energy Italy sparse in tutta la penisola e tutte identificate attraverso numeri progressivi (due battaglioni che sfiorano le venti unita’ ciascuno): e tutte – pero’ – hanno un denominatore comune, ovvero un indirizzo, via Circumvallazione 108, Avellino.
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Avellino nuova Londra? Il capoluogo irpino neo ombelico del mondo? No, piu’ semplicemente allo stesso indirizzo si trova il quartier generale delle societa’ che fanno capo ad un altro fresco reuccio delle pale eoliche, Oreste Vigorito, originario di Ercolano (il celebre paesino degli scavi alle falde del Vesuvio), interessi tra Benevento – fra l’altro e’ il presidente della locale squadra di calcio – ed Avellino, appunto, dove sono ubicate nove societa’ collegate, tutte impegnate nell’eolico.
E proprio a via Circumvallazione, lo scorso novembre, hanno fatto irruzione i militari delle fiamme gialle che, dopo i due anni dell’indagine “Via col vento”, hanno arrestato lo stesso Vigorito. A finire in manette un altro avellinese, Ferdinando Renzulli, e due siciliani, Vito Nicastri di Alcamo e Vincenzo Dongarra’ di Enna (ma ci sono un’altra dozzina d’indagati). Nel mirino dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Avellino, sette parchi eolici (riconducibili alle nove sigle made in Vigorito e C.), anche stavolta sparsi un po’ in tutto il mezzogiorno, fino in Sardegna, dove si trova il maxi parco eolico di Le Plaghe, in provincia di Sassari, 26 turbine a vento per 20 milioni di euro.
Ma torniamo al mosaico di Brulli. A presiedere il collegio sindacale c’e’ un commercialista meneghino, Giorgio Luerti. Al suo fianco i romani Antonio Piciocchi, Luca Merenda, la catanese Gabriella Strano e la bergamasca Laura Milesi. Un avviato studio, quello di via Val di Sole 7, nel cuore di Milano. E una parentela con Simone Luerti, magistrato, per un paio di mesi al vertice dell’Anm. Perche’ solo per un brevissimo periodo? Il suo nome e’ venuto fuori nelle carte dell’indagine Why Not firmata da De Magistris: ciellino convinto e ottimo amico di Antonio Saladino, Luerti, tanto da dimorare, nel suo periodo di lavoro in Calabria, in un immobile riconducibile alle Compagnia delle Opere. Agli atti della maxi inchiesta, anche una telefonata del 30 aprile 2001 intercorsa tra l’indagato numero uno, Saladino, e Antonio Arminio, all’epoca segretario particolare del senatore Nicola Mancino, vice presidente del Csm. In seguito, Arminio si dara’ agli affari, e alla grande: a base di energia solare, visto che il suo arcipelago societario – acquartierato spesso e volentieri all’estero, Lussemburgo in prima fila – domina la scena in varie zone del sud, prima fra tutte la Puglia, con le stelle di Das Energia, Ekos Energia, Eolo srl, Apulia sviluppo fotovoltaico e altre consorelle.
«Il gemellaggio tra Campania la bianca ed Emilia la rossa continua negli anni – commentano alcuni analisti – basti ricordare gli storici rapporti tra Ciriaco De Mita e Calisto Tanzi, anche via calcio, gli interessi mattonari della parmense Bonatti ad Avellino fino a quelli bancari, documentati dalla decennale storia della Popolare dell’Irpinia, tanto cara sia ai De Mita che a Mancino. Un istituto di credito poi finito nell’orbita del gruppo Bper, ovvero Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con una serie di straschi giudiziari e di buchi neri ancora tutti da scoprire, a cominciare dalla societa’ collegata Mutina, che ha raccolto montagne di crediti spesso inesigibili e poi cartolarizzati. Una bomba da 10 mila miliardi e rotti su cui lo stesso De Magistris ha acceso i riflettori, mentre altre procure in Italia dormivano, nonostanze circostaziate denunce dei risparmiatori».
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Ma torniamo ai protagonisti del business eolico, stavolta i “locali” da novanta. In prima fila un senatore Pdl, Vincenzo Speziali, segretario della commissione Finanze e Tesoro a palazzo Madama, e un gruppo imprenditoriale in forte ascesa che fa capo alla famiglia Sgromo: per la serie, uno dei tanti conflitti d’interesse di casa nostra grandi come una pala eppure ormai fisiologici. Il tandem ufficializza il suo matrimonio attraverso la creazione del gruppo Sgromo-Speziali, cui fanno capo una serie di sigle. A cominciare da Calabria Solar, nata poco piu’ di due anni fa a Lametia Terme, sul ponte di comando i tre rampolli del senatore (Antonio, Giuseppe e Lorenzo, col 40 per cento delle quote), due della Sgromo dinasty (Eugenio e Sebastiano, titolari di un altro 40 per cento), mentre col 10 per cento a testa seguono Rocco Cristofaro (alla guida anche di Enersila) e Mario Bianco, catanzaresi doc.
Stessa formazione, piu’ o meno, in campo con Anemos srl che stranamente, nonostante il profumo di venti ellenici che evoca, piu’ pragmaticamente si occupa di ingegneria civile, in soldoni di «emulsioni di bitume, catrame e leganti per uso stradale». Forse per collegare le vie eoliche che corrono lungo la snella Calabria? Tra appalti e asfalti, comunque, un tocco al femminile non guasta affatto: ed ecco la presenza di due ladies, Maria Concetta Sgromo (che tiene compagnia ai fratelli Eugenio e Sebastiano nell’azionariato) e Rosa Cavaliere, che dal 2006 riveste la carica di amministratore unico in Anemos. Nata e residente a Lametia Terme, Cavaliere e’ in sella a diverse altre srl, regolarmente impegnate a correre nelle sempre piu’ vaste praterie eoliche: si tratta di Borgia Wind, Decollatura Wind, Marcellinara Wind, Savuto Wind e Squillace Wind, e nel pokerissimo di vento la dinamica Rosa figura sempre come amministratore unico.
Non e’ finita. Perla societaria dell’affiatato team Sgromo-Speziali – e crocevia di multiformi interessi – e’ EPC che emblematicamente, sotto il suo ombrello, riesce a coniugare compassi, mattoni e fonti rinnovabili (il suo nome, infatti, sta per Energia-Progetti-Costruzioni). Partiamo, anche stavolta, dalla platea azionaria. In prima fila, tanto per cambiare, i due soliti Sgromo (Sebastiano ed Eugenio), due Speziale (Antonio e Giuseppe, manca solo Lorenzo all’appello), ai quali si affiancano altri due rampolli che contano, Maurizio e Luisa De Nisi, nonche’ Tommaso Fruci.
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Queste ultime presenze, le “novita’” del gruppo, in realta’, sono altri protagonisti dell’affaire eolico. Ritroviano infatti il padre di Luisa e Maurizio, Francesco De Nisi, e lo stesso Fruci, al timone di Andali Energia srl, corazzata del vento finita pero’ in un vero e proprio ciclone giudiziario poco attenzionato dai media, nonostante i big coinvolti. Si tratta di ponderose indagini delle procure di Paola e di Crotone (ultima, in ordine di tempo, quella denominata “Basilide”) che vedono sotto i riflettori dei pm gli iter autorizzativi regionali che hanno portato al disco verde sia per alcune centrali a turbogas che per parchi eolici (EPC e’ impegnata nella realizzazione di quello nella Presila catanzarese): tra gli indagati eccellenti, Giuseppe Galati, sottosegretario al ministero delle Attivita’ produttive, pdl, l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti (entrambi, fra l’altro, al centro delle inchieste bollenti di De Magistris) e Francesco De Nisi, ex presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco del suo paese, Filadelfia.
Il cerchio si chiude con gli incroci azionari. Pur con un piccolo capitale sociale, pari a meno di 20 mila euro, infatti EPC ha il 65 per cento delle azioni di Andali (il restante 35 fa capo a Istifid spa, una delle solite fiduciarie in campo), oggi amministrata da Fruci (che ha rilevato il testimone da De Nisi) al quale tiene compagnia Lorena Maria Ricciardi. A completare la galassia provvede Cortale srl, il cui capitale sociale e’ interamente detenuto da Istifid. Per dire, uno scrigno che piu’ segreto non si puo’. Non e’ segreto invece il nome del precedente titolare delle quote societarie, Renova Wind srl, reginetta del vento nella vicina Puglia. Ne’ il nome dell’attuale timoniere di Cortale: Eugenio Sgromo.
«Un’impresa che s’e’ fatta col sudore della fronte e rischiando i soldi in proprio», e’ il leit motiv di parecchi a Lametia Terme a proposito della famiglia Sgromo. Qualcun altro, invece, alla procura di Paola ricorda gli esordi – come capita per parecchie sigle che poi si dedicano alle costruzioni e ai nuovi business, come quello delle energie rinnovabili – nel settore del movimento terra. Un settore, notoriamente, “difficile”, inquinato da una massiccia presenza di ‘ndrine (cosi’ come in Campania, ad esempio, e’ storico avamposto della camorra, dalla Nco di Raffaele Cutolo, alla Nuova Famiglia targata Nuvoletta fino ai Casalesi made in Sandokan). «Gli Sgromo hanno cominciato nel territorio tra Maida e Lametia Terme – ricostruiscono ancora a Paola – acquisendo sempre maggior peso. Li’ regna incontrastato il clan Iannazzo, a sua volta in cartello con i potentissimi Mancuso di Limbadi. In tutto il territorio nessuna foglia si muove senza un loro ok». E nessun vento prende a soffiare.
Ott
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Sarah/ Ma l’ha davvero uccisa lo zio? Da solo?
8 Ottobre 2010 | Tagged avetrana, misseri, sarah | 1 Commento
Hanno tutti fretta che Michele Misseri muoia. Il fratello di Sarah spera che si suicidi. La figlia Sabrina, strana presenza in questa storia, si augura che paghi. La moglie Cosima, sorella della mamma di Sarah, sospettava, o comunque, era stata costretta almeno a sospettare, da quanto è emerso dalle intercettazioni. Ma tace. Tutti zitti. Però poi si scopre che la bambina aveva già subito delle molestie dallo zio Michele. Lo dice il fratello che infatti spera che lo zio si suicidi. Non vorrebbe capire, sapere tutto, costringerlo a dire ogni cosa, ogni perchè. Vuole solo che muoia. Perchè sa già tutto? Una ragazzina di 15 anni subisce molestie dallo zio, lo dice alla cugina Sabrina, litigano addirittura. Per molti giorni Sabrina lascia circolare l’idea che abbiano litigato per un amico comune, più grande di Sarah e forse un po’ conteso. Poi, quando è chiaro che Sarah è morta si scopre che invece avevano litigato per una ragione che avrebbe chiarito fin dall’inizio quel mistero. Perchè? Copre il padre ed è naturale. Forse non crede sinceramente che l’abbia uccisa lui e quella macchia orrenda avrebbe accusato il padre senza dubbio. Ma perchè litigano? Una ragazzina di 15 anni confessa di essere molestata da un uomo di 57 e diventa motivo di litigio? Perchè Sabrina non accetta l’infamante confessione sul padre? E il giorno dopo questa tremenda rivelazione, si danno appuntamento per andare al mare? O per caso, si erano dati appuntamento, tutti e tre, per chiarire? Sarah si è fidata di Sabrina, era convinta che la spalleggiasse magari. Farla sparire poteva essere un modo, assurdo, folle, anche ingenuo, di farla tacere. Silenzio che poteva sembrare utile a Michele Misseri ma anche alle donne di casa Misseri? Non è strano che una ragazzina di 15 anni si avvicini al mostro, non lo è in un contesto evidentemente non proprio ordinario. E’ invece molto strano che le adulte della famiglia le permettano di farlo. Perchè aspettarla proprio a casa? Perchè è lì che dovevano parlare, in presenza di quell’uomo. Cosa è accaduto che ha fatto degenerare l’incontro, ammesso che sia degenerato imprevedibilmente. Inoltre, Misseri dice che Sabrina è andata in garage perchè Sarah non era arrivata all’appuntamento. La scomparsa di Sarah è avvenuta in un quarto d’ora. Pochi minuti in cui Michele Misseri afferra la bimba, la uccide e la violenta persino. Sabrina, la figlia ventiduenne, arriva in garage, e dopo tutto quel putiferio non vede nulla, non si accorge di nulla. Il giorno prima aveva ascoltato da Sarah che il padre la molestava. Il giorno dopo Sarah non arriva e lei chiede proprio al padre: Non è che l’hai vista? La madre di Sarah, che in questa storia è sempre stata la più lucida, la più chiara, pur nella sua stoica impassibilità, chiede di indagare sulla famiglia. Quali odi sapeva di dover considerare pericolosi? Però difende il cognato. L’unico maschio, ma non lo considera il più pericoloso. Misseri dice di aver trovato per caso il telefono di Sarah. A guardarlo, si può immaginare, ma solo per ipotesi, che qualcuno gli abbia spiegato che un telefonino è un canale aperto e consente di rintracciare una persona. E infatti, il telefono non ha più la scheda e la batteria. Misseri ha pensato di toglierle? Lui da solo? E se è così esperto di tecnologia, perchè finge di ritrovarlo? Per giustificare, nel caso fosse già stato individuato un segnale, la presenza del telefono in quel luogo: lo dico io prima che mi vengano a chiedere perchè nel mio terreno. Quanta dimestichezza coi telefoni.
http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/10/07/news/lo_zio_inchiodato_da_un_intercettazione-7811514/
Ott
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Servizio di sciacallaggio pubblico. Ma Ruffini difende Sciarelli
7 Ottobre 2010 | Tagged sciarelli sara scazzi chi l'ha visto | 2 Commenti
Quell’orrore, quel presunto giornalismo fatto rubando le notizie agli altri, con il privilegio delle telecamere rai, è anche inutile. Vuoto pneumatico di una cretina che gioca a fare giornalismo leggendo l’ansa, pur avendo la più grande macchina mediatica a totale disposizione. Quale scoop? Ha solo letto in diretta, in faccia a Maria Addolorata, che Gesù è stato crocifisso. C’era scritto su l’Ansa. Amen
Ma finalmente qualcuno si incazza
http://www.wakeupnews.eu/l%E2%80%99orrore-di-sarah-in-diretta-da-oggi-chiamatela-federica-sciacalli/ di Francesco Guarino
Rai 3 annuncia in diretta la morte e le ricerche del cadavere di Sarah Scazzi. Il volto impietrito della madre, una famiglia che si sgretola in pochi secondi e la conduttrice Federica Sciarelli che infierisce con la delicatezza di un carro armato. Il tutto sotto l’occhio accondiscendente delle telecamere. È il punto più basso e becero della recente storia televisiva italiana
Si dice che un’immagine valga più di mille parole. Ventisette minuti di immagini, però, tolgono la parola anche alla più forbita delle bocche. Ventisette minuti di orrore, di nodo in gola, di pugni allo stomaco. Ventisette minuti che rimarranno indelebilmente impressi nella storia televisiva italiana. Milleseicentoventi secondi in cui una telecamera ha torturato l’immobilità del volto di Concetta Serrano Spagnolo, una madre la cui colpa è stata di aver gridato al mondo intero che sua figlia Sarah Scazzi era sparita, e che aveva appena ricevuto la notizia che sua figlia era morta. E l’ha ricevuta mentre era seduta nel soggiorno dell’assassino, Michele Misseri.
LA MORTE IN DIRETTA – Lo spettacolo dell’orrore negli studi di “Chi l’ha visto?” inizia con un’ANSA delle 22.58: «I carabinieri starebbero cercando nelle campagne di Avetrana il cadavere di Sarah Scazzi». In collegamento dalla casa di Michele Misseri ci sono il legale della famiglia Scazzi, alcuni familiari e la madre di Sarah. Federica Sciarelli, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e conduttrice dal 2004 di “Chi l’ha visto?”, non tradisce la minima incertezza nel leggere il dispaccio. Ha annusato lo scoop e stringe il foglio tra le mani, come lo sciacallo che ha appena ghermito la preda inerme. L’avvocato sparisce per chiedere informazioni, mentre Concetta riceve una telefonata dal comando dei carabinieri. La linea è disturbata, Concetta chiede se è vero che stanno cercando un cadavere, quello di sua figlia. «È assurdo?», domanda come in trance, con gli occhi che sibilano in un tremolìo di speranza. Quando dall’altra parte del telefono le rispondono “no”, quasi le cade il telefono di mano. Pubblicità? Macché. Qualcuno porta la signora Spagnolo lontano dagli occhi delle telecamere? Figuriamoci. Una morte in diretta e per di più nel prime-time, come ci si può rinunciare? Nell’arco di trenta secondi i dubbi diventano già slide sul maxischermo: le testate online battono la notizia delle ricerche del cadavere di Sarah. La Sciarelli “purtroppo” deve mostrare le immagini: sente l’odore del sangue, infierisce, vuole che Sabrina, figlia dell’ormai sicuro assassino, venga in diretta a parlare. Chi se ne frega se suo padre ha ammazzato sua cugina. Nel soggiorno dei Misseri il clima è irreale. Si cerca di smentire, si attendono notizie dagli inquirenti, ci si aggrappa anche alla più irrisoria delle speranze. Ma la Sciarelli carica a testa bassa:«Vi leggo l’AGI, tanto, a questo punto, insomma…». E giù con la conferma delle ricerche dei carabinieri. La morte di una figlia di 15 anni, spiattellata in faccia alla madre che siede lì dove fino a poche ore prima sedeva l’assassino, viene liquidata con un “tanto, a questo punto, insomma”. L’orrore che si prova comodamente seduti da casa nel vedere una famiglia sgretolarsi pian piano è quasi pari a quello degli occhi di Concetta, che scrutano il vuoto innanzi a sé farsi sempre più grande. Verrebbe voglia di urlare: spegnete quelle telecamere, maledizione.
THE SHOW MUST GO ON – E invece no, la Sciarelli continua. È lo scoop della sua carriera, è l’evento di cui si parlerà negli anni a venire. Vuole vincere il Pulitzer dell’orrore e allora chiama ancora una volta Sabrina, la vuole sotto le telecamere, perché “tanto peggio di come si può sentire Concetta…”.
Una oscena bilancia del dolore, nel quale il peso di Concetta è calato, perché non riesce più a spiaccicare una parola, e quello di Sabrina è salito: diamine, è la figlia di un assassino! L’avvocato della famiglia Scazzi temporeggia, prova ad ovattare il dolore di Concetta, imbarazzato cerca di spiegare come in assenza di notizie certe sia inutile fare congetture, ma le sue parole vengono coperte dalle immagini della homepage di Corriere.it in cui campeggia a titoli cubitali la notizia delle ricerche del cadavere di Sarah. È il momento del gran finale, perché Federica Sciarelli vuole la sua stramaledettissima morte in diretta e nessuno ha il diritto di togliergliela: se la prende con i magistrati, colpevoli di “un interrogatorio fiume e non è regolare, perché un interrogatorio prima o poi finisce”, e mette a tacere definitivamente l’avvocato degli Scazzi, interrompendolo più volte e gli ringhiandogli contro perché “la notizia è terribile, si sta parlando dell’uccisione di Sarah”. Il legale sbotta con un filo di voce, distrutto: «Ho Concetta qui vicino». La Sciarelli assesta il colpo del ko: «Infatti è con lei che sto parlando».
VERGOGNA – Spegnere le telecamere. Bisognava semplicemente spegnere le telecamere. Chiudere quel collegamento, strappare via i microfoni, portare via una donna paralizzata dal dolore lontano dalla luce rossa dell’on air. Lasciarla sola con i suoi telefoni e col suo dolore, ad attendere che un giudice, un carabiniere, un avvocato le dicessero “sì, tua figlia è stata trovata. Morta. Uccisa, decomposta e forse anche violentata”. E invece Federica Sciarelli e la Rai hanno fatto in modo che si consumasse una tortura in diretta. Che una madre venisse interrogata e che avanzasse ipotesi credibili sul perché e sul come il cadavere di sua figlia, che lei credeva viva fino a cinque minuti prima, si trovasse in una campagna, in un pozzo, denudato e stuprato. Lo scoop, il successo, l’audience. Cos’è mai la morte di una quindicenne di fronte a tutto ciò? Gli occhi vitrei di Concetta rimarranno una delle immagini più terribili della storia giornalistica italiana. Saranno lo spartiacque vivente, la trincea che urlerà a pieni polmoni che a quel punto non si può arrivare più. Almeno fino al prossimo orrore.
Sapete cos’aveva in comune fino a ieri Federica Sciarelli con Enzo Biagi, Indro Montanelli e il generale Dalla Chiesa? L’onoreficenza di Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Per fortuna, in comune soltanto fino a ieri sera. Perché se lo Stato non avrà la dignità di revocarle l’OMRI, di sicuro ci avranno pensato Biagi, Montanelli e Dalla Chiesa a strapparsela dal petto dall’aldilà. Non sia mai che li confondano con certa gentaglia. Dimenticavamo: da oggi chiamatela Federica Sciacalli, please.
E Sciacalli replica pure, infatti:
“Ben vengano le critiche, me le prendo tutte, mi aiuteranno a crescere. Però anche io voglio rivolgere un appello ai politici: c’è una legge, quella sugli scomparsi, che giace in Parlamento da due legislature, perchè non viene approvata?”. Così Federica Sciarelli, la conduttrice di ‘Chi l’ha visto?’, ospite di Maurizio Costanzo per una diretta di ‘Bontà loro’ su Raiuno. La Sciarelli risponde così alle critiche di parte del mondo politico dopo che ieri sera, la sua trasmissione ha dato in diretta alla madre di Sarah Scazzi la notizia della confessione dell’omicidio da parte dello zio e il ritrovamento del corpo della figlia.
“Quello che vorrei dire – ha aggiunto la Sciarelli – è che non è giusto dire che ieri la situazione è sfuggita di mano in trasmissione. La realtà è che ieri la situazione è sfuggita di mano in generale”. “I politici possono criticarmi – ha concluso – e io accetto le critiche, però consentitemi di rivolgere anche io un appello. Bisogna farle le cose. Ma vi pare possibile, ad esempio, che una mamma che ha un figlio scomparso debba essere costretta, come succede oggi, ad andare lo stesso al lavoro per non perdere l’impiego?”
Sciarelli, ma vaffanculo!
http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/07/drakula-sciarelli-spettacolo-stomachevole/
Ott
7
Altro che barzellette..Berluska non scherza sulla sanità privata
7 Ottobre 2010 | Tagged sanità tar cattolica neuromed | Lascia un commento
I centri di ricerca della Cattolica e di Neuromed non possono avere tetti di spesa perche’ istituti riconducibili a natura pubblica. Il Tar del Molise boccia i tagli fatti dalla Regione Molise alle due strutture sanitarie specializzate in Cardiologia e cure tumorali (Cattolica) e patologie neurologiche (Neuromed). La sospensiva riguarda la riduzione dei rimborsi praticata dalla Regione prima dell’estate, cui si e’ aggiunta, in questi giorni, un’ulteriore decurtazione di circa il 35% del budget, decisa dall’ente per centrare il piano di rientro del deficit. Il provvedimento del Tar rimette, quindi, in discussione tutta la manovra sulla Sanita’ molisana. Mentre a Roma si preme per la riduzione strutturale della spesa, la decisione del Tribunale amministrativo, che ora dovra’ entrare nel merito della vicenda, rischia di rendere impossibile da applicare la revoca dell’accreditamento minacciato dalla Regione nei confronti di Neuromed e Cattolica dal primo novembre prossimo. (AGI)
Cioè, che significa? Che gli ospedali pubblici sono ridotti al lumicino, quando non eliminati del tutto, e i privati non avranno limiti di spesa? Se fosse davvero così, praticamente, è riuscito al Berluska, e non sono in Molise, quello che non fu permesso al Ciarra: il sacco della sanità pubblica; facendo pure contenti quelli dell’Osservatore Romano, notoriamente privi del tutto di sense of humor.
Ott
7
Sarah/ Drakula Sciarelli, Chi l’ha visto che non se po’ vedè
7 Ottobre 2010 | Tagged sara chi l'ha visto sciarelli | 4 Commenti
Sciarelli annuncia il ritrovamento del cadavere di una bimba di 15 anni, davanti alla madre impietrita. Ripete con voluttuosa avidità: cadavere. La mamma di Sara sembra impassibile ma poi si alza e scappa via. Dignità raggelante la sua. Sciarelli sembra un’ebete a cui hanno permesso di giocare a fare la giornalista. Allucinante. Stavano annunciando in diretta la morte di una bambina, forse uccisa dallo zio. Mostruosità su mostruosità. Spiegate a quella specie di vampiro senza testa che non basta occuparsi di drammi per essere seri. E se non si sanno gestire queste cose, l’inadeguatezza professionale diventa, ed è, abiezione
Video importato
YouTube Video
Ott
6
Primonumero: il Cosib, Termoli e la sommossa dei paeselli
6 Ottobre 2010 | Tagged cosib facciolla | 2 Commenti
di Manuela Iorio
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=7397
Termoli. Che fine ha fatto il Cosib? Che fine hanno fatto tutte le critiche intorno all’Ente e alla prerogativa di gestione del territorio? Non se ne parla più dai tempi di Vincenzo Greco, che con il presidente Antonio Del Torto, aveva addirittura avviato un ricorso al Tar per la presidenza. Al di là dei contenziosi giudiziari, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale Valle del Biferno non è più argomento di cronaca. Sono lontani i tempi in cui le nomine nell’assemblea generale infuocavano i dibattiti negli ambienti politici. Poltrone ambite, quelle del Nucleo, con gettoni di presenza da 400 euro a seduta. Non se ne parla più, soprattutto, perché Termoli non ha più alcun ruolo. Non fa più parte del Direttivo da quando gli altri Comuni, alcuni anche del centrosinistra, hanno preferito trovare un accordo con Del Torto, riconfermandolo alla guida dell’ente, in cambio di una loro rappresentanza nell’organo più importante del Cosib.
«Termoli, è vero, ha il 95 per cento dei terreni su cui ricade il Consorzio, ma è pur vero che gli insediamenti industriali coinvolgono tutti i paesi che si affacciano sul nucleo e che quella percentuale diminuirà, non appena altri Comuni come San Martino e Guglionesi, cederanno chi 450, chi 200 ettari» avevano detto dall’Unione dei Comuni.
Intanto i terreni promessi non sono stati ancora ceduti, e Termoli continua a restare fuori dai giochi. E’ cambiato il colore dell’Amministrazione, la sostanza è rimasta invece la stessa. Pure con un sindaco di centrodestra come Antonio Di Brino Termoli resta al palo. La questione è stata rispolverata qualche giorno fa, durante una conferenza su tutt’altro argomento, dal consigliere provinciale dell’Idv Cristiano Di Pietro, che ha ricordato il voto in occasione del rinnovo del Direttivo dello scorso maggio, in cui Di Brino non alzò la mano a favore della mozione presentata da Di Pietro con cui si chiedeva di far entrare Termoli nel Cda. Vennero così eletti San Martino, Campomarino, Portocannne e Guglionesi. «Un sindaco che tiene fuori la sua città non sa fare il sindaco» ha tuonato il consigliere provinciale dell’Idv, accusando Di Brino di «non aver votato, volutamente, per non cambiare gli equilibri politici».
In realtà il figlio del ’Tonino nazionale’ non l’ha raccontata tutta. Perché la mozione chiedeva sì, di far entrare Termoli, ma anche esplicitamente che fosse San Martino in Pensilis a uscire. Secondo i bene informati l’intenzione dell’Idv non era quella di fare un favore a Termoli, ma quella di prendersi una rivincita con San Martino. E in effetti la scelta di Di Brino venne giustificata proprio come un atto di rispetto. «La scelta di entrare nel direttivo del Cosib nel mese di settembre – commentò il sindaco – non è un atto da sabotatori, bensì la dimostrazione concreta di voler avviare un percorso condiviso e graduale con le altre istituzioni presenti nell’ente per riannodare in modo compiuto ed equilibrato in rapporto di dialogo che la precedente Amministrazione aveva interrotto». E, in effetti, sembrerebbe proprio questa la motivazione.
Il punto però è un altro. Settembre è arrivato ed è pure finito. Eppure per Termoli non è ancora arrivato il momento di entrare nel direttivo. Anzi, se il problema non viene sollevato, il Cda del Nucleo, a scadenza naturale, verrà rinnovato nel 2014. Che significa? Che Termoli resterà fuori fino a quella data? Gli altri Comuni sarebbero d’accordo a far entrare la città adriatica, prima del tempo. Ma a una condizione. Che Termoli aderisca all’Unione dei Comuni ’Basso Biferno’. D’altronde è la stessa richiesta che avevano fatto anche a Greco, che però aveva sempre nicchiato, arrivando poi in extremis nel giorno della votazione del nuovo presidente, 27 marzo 2009, ad accettare l’ingresso e a chiedere il rinvio per discuterne in consiglio comunale. Ma ormai era troppo tardi. I giochi, e gli accordi, erano già fatti. Del Torto venne riconfermato.
Ora per i soliti corsi e ricorsi storici la questione si ripresenta. E l’aut aut è lo stesso. I piccoli comuni del Basso Molise tengono in scacco il Comune più grande: Termoli. «Ma non è una questione di ricatto – rassicura Vittorino Facciolla, sindaco di San Martino – noi siamo disponibili a discutere e a ragionare insieme nell’ottica di uno sviluppo territoriale comune. Nell’ambito di una gestione unitaria anche i finanziamenti dei Pisu destinati a Termoli verrebbero uniti al Pai dei nostri comuni. Il che significa, per tutti, avere una premialità. Ossia soldi in più per lo sviluppo». Un rovescio della medaglia che non dispiace a Di Brino. Anche lui non ci vede dietro nessun ricatto: «Lo avevo già detto in campagna elettorale che Termoli doveva rientrare in tutte le forme associative che riguardavano i Comuni del Basso Molise. L’unione fa la forza e per Termoli sarebbe un vantaggio, anche perché sarebbe il Comune trainante. Settembre, è vero, è finito, ma stiamo aspettando la convocazione dell’assemblea generale. Del Torto, proprio pochi giorni fa, mi ha confermato la disponibilità degli altri comuni. Presto Termoli sarà nel direttivo. Per me una stretta di mano vale di più di un contratto».
Viene solo da chiedersi: se Vincenzo Greco avesse accettato subito di entrare nell’Unione dei Comuni, le cose sarebbero andate diversamente per Termoli? Molto probabilmente no. Lo strappo con il governo regionale dopo l’approvazione della legge di riordino dei Consorzi, con un forte ridimensionamento proprio di Termoli, è stato una frattura insanabile. Impensabile dunque un ruolo decisionale della città adriatica nell’Ente. Almeno fino a quando, come sindaco, fosse rimasto Greco, a capo di una coalizione di centrosinistra che ha sempre criticato «il sistema di gestione Iorio – Vitagliano» in Basso Molise.
(Pubblicato il 04/10/2010)
Amarcord Tintarella
hhttp://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2009/04/01/chi_c____c____chi_non_c____biancoceleste_____1978569-shtml/ttp://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2009/07/20/vittorino_il_guerrigliero_contro_d_ascanio_settebbellezze_1999980-shtml/
Ott
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A Madonn u sà chi tè i recchijne
5 Ottobre 2010 | Tagged caterina sottile immagini | Lascia un commento

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Santa Caterina con le scuffie e con la penna

Santa Caterina con le scuffie e con la penna
A Iakobux, che quel giorno c’era, e anche il giorno dopo ancora…
E la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno..
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Ott
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Santa Caterina d’Alessandria, nel giorno di San Francesco
4 Ottobre 2010 | Tagged tintarelladiluna foto | 1 Commento
Oggi si chiuderà, forse male, una storia durata troppo tempo.
Saluterò il disgusto barattandolo con la fortuna

Santa Caterina d’Alessandria, Lorenzo Lotto
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Ott
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Montanelli: tutto e il contrario di tutto
4 Ottobre 2010 | | 1 Commento
Il cerchiobottismo l’ha inventato lui. Ma è davvero una cosa cattiva?
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Minoli è insopportabile. E si nota ancora meglio quando intervista Berlusconi
Ott
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Berlusconi, Gramellini, l’Osservatore Romano, il Ciarra e io
3 Ottobre 2010 | | 5 Commenti
Onorevole Presidente, le scrivo una piccola nota per dovere morale. La Morale è un valore universale che se suggestionata, condizionata, manipolata dall’opportunità, diventa solo una delle tante pallottole dell’ideologia. Sono di sinistra, non l’ho mai votata, non sono un’imprenditrice ricca e, come se non bastasse, oltre alle sfighe già citate sono anche decisamente bruttarella. E’ necessario enunciare queste caratteristiche perchè non vi sia dubbio che non sono annoverabile nella tipologia delle sue fan. Eppure, eppure, la furibonda lezione di catechismo con seduta psicoanalitica collettiva scatenate per la sua presunta bestemmia, che ha scomodato persino l’Osservatore Romano, mi preoccupa, davvero. Ascolto Massimo Gramellini a Che Tempo che fa e mi chiedo perchè una povera disoccupata come me debba condividere quel livore furioso, uterino: quel pover’uomo del Ciarra che diventa Hitler, con tutti i suoi guai, anche dovuti all’età, per aver detto che Fini è disposto a vestirsi di panni non suoi pur di sopravviverle politicamente; le sue barzellette cretine analizzate come pagine di storia della filosofia moderna; basterebbe dire che non fanno ridere e che non le serve più fare il simpaticone ora che gli italiani sono preoccupati, Presidente, di non poter mangiare.
Le parole servono a spiegare i fatti e basterebbe dire cosa è buono e cosa no del suo Governo. Ma io assisto ad una sorta di metaforica (e per fortuna solo verbale) evocazione di Piazzale Loreto: c’è un dittatore e lo impicchiamo, ogni giorno, a suon di battutine, sarcasmi, retorica impastata col cemento dell’autoreferenzialità ideologica. Giochiamo a fare i giusti, i liberatori e siamo plebe assatanata. Non è disgusto, non è indignazione ma solo appostamento, ricerca ossessiva della postazione migliore da cui sparare.
Ho, dal mio angolo di anonima povertà, un senso dello Stato così forte che non posso temere un Presidente che non mi piace. Non lo voto, semmai, lo contesto ma basta con questa gara inverosimile al sofismo delle barzellette. Una intellighenzia che dovrebbe essere coscienza, identità degli italiani per bene, ma così minimalista, così aizzata contro di Lei, solo contro di lei, che finisce per spegnere ogni libera riflessione. Ha davvero perso la bussola del tutto questo paese, come dice, d’altronde, anche Marchionne. Ma Marchionne lo dice degli altri, non di sè. Le confesso che Lei non mi era stato mai tanto simpatico come ora, sebbene, ne avrei di ragioni serie per non essere così benevola. Il nucleare, per esempio; a Sud abbiamo bisogno di agricoltura e di commercio e ci uccidete, ancora una volta, considerandoci discarica del mondo.
Di questa opposizione trasversale, un po’ compagna e un po’ clericale, comincio ad aver paura. C’è una dissidenza di ragionieri; una sorta di livida brigata di liberazione impiegatizia. Non vedo eroi, non vedo giganti di dignità e di idealità ma solo piccoli impiegati abituati a darsi ragione da soli e addestrati a colpire il capo. Avrei ragioni enormi per desiderare una classe politica diversa e autorevolmente distinta dalla Sua ma mi aspetto che proporranno chiunque, purchè non sia Lei. Se l’Osservatore Romano disquisisce di bestemmie invece che di povertà, di soprusi quotidiani, e, mi consenta, dei guai loro, ben più blasfemi, capisco che dopo di Lei ci sarà da aver paura. Ha distrutto, suo malgrado, l’Italia nelle fondamenta, credendo di cavalcarne l’opportunismo, i difetti, le meschinità. Lei è Alberto Sordi, il commendator Tullio Conforti, operoso puttaniere, ricco, furbo, ipocrita, illusionista. Ma attorno a lei, parassiti stoicamente moralisti. L’Italia degli stipendiati pigri che odiano tutti gli altri non vede l’ora di poter tornare a chiacchierare di destra e di sinistra, di convergenze parallele e di questione meridionale, finalmente, all’ombra di un bel banano pubblico.
E dunque, presidente, sappia che la gente comune non è così contenta di partecipare alle lotte di classe improbabili, raccontate con dotta eloquenza e con truce ghigno, come lotte per la Democrazia. ‘Orca l’oca’, mi verrebbe da dire se non temessi il linciaggio dei giusti e dei buoni, ora e sempre abbeverati alla fonte del cattivo di turno.
Ott
2
Ennio, Stefano e io
2 Ottobre 2010 | Tagged ennio flaiano diario notturno | 3 Commenti
Una pagina qualsiasi di Diario Notturno, di Ennio Flaiano
Flaiano è la mia allegra ossessione. Non è patologica come le ossessioni, e non è neppure ossessiva, come le ossessioni. La mia ossessione per Flaiano è naturale affinità, scanzonata attrazione per quella ridarella che ti prende se sei molto serio. Se sei idiota difficilmente riesci ad ammettere di sentirti ridicolo. Flaiano mi fa ridere. E io, proprio per questo, non scherzo mai su Flaiano. Stefano, il mio amico Stè, ha letto Diario Notturno perchè gli è venuto tra le mani come quando piove d’estate, e ti bagni le dita così che puoi passartele sulla fronte.
Ci sono alcune pagine proprio belle. Questa non è la migliore ma è la più terribile
L’AMICO QUALSIASI
Tra le mie conoscenze ricorderò Qualsiasi. Nel mio taccuino trovo molti appunti che lo riguardano. Ecco il primo: «I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell’ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l’ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello».
Q. è davvero un uomo qualsiasi: purtroppo egli è convinto di essere qualcuno. È però soddisfatto del suo nome, che porta con umile civetteria. Abita in una casa qualsiasi, che adorna di oggetti qualsiasi: spende molto per questi oggetti (ha vivissimo il senso della proprietà) ed è convinto così di allietarsi l’esistenza. Le sue macchine musicali sono potenti, egli le tiene in moto tutto il giorno, impedendo ai vicini di pensare. Segue il progresso pur nelle minuzie, ma non trascura la tradizione. Crede che la poesia sia fatta di buoni sentimenti, oppure di crudeli perversità. Non si stima molto abile, ma ha fiducia nel suo buon gusto: senza questo suo buon gusto il cattivo gusto non avrebbe tanto dilagato nel suo paese. Qualsiasi è padre affettuoso: ama i figli per le soddisfazioni che dovranno dargli in avvenire ed ha un unico vero amico: se stesso.
Se poi ci addentriamo ad esplorare le sue idee morali e politiche troviamo di che giustificare largamente le avversioni che hanno ridotto il suo paese nelle attuali deplorevoli condizioni e il Re a vivere in un albergo senza pagare il conto. Ha un animo senza dubbi, un cervello lucido: non si pone problemi che non abbia già risolti in anticipo. Potevo coglierlo a contraddirsi tre volte nella stessa frase, potevo metterlo alle strette con le sue stesse affermazioni. Allora, da uomo che rinuncia alla lotta per generosità, concludeva che – dopotutto – non gliene importava nulla.
Lo frequentai negli anni che seguirono la grande sconfitta; e ancora oggi giuoca a fare lo scontento. È scontento di sé e del suo paese che vorrebbe tranquillo, confortevole, simbolico come la Svizzera – un paese dove non si rubano le biciclette. La folla lo infastidisce con le sue eterne, malformulate minacce, ed è convinto che il popolo non ami le cose belle, che lui ama, e che non abbia ideali disinteressati – che lui ha. «Il popolo» dice spesso «è sporco, si accanisce nella piccola compravendita, è superstizioso, pronto a derubarvi, prontissimo alle barricate, soprattutto se si tratta di farle coi vostri mobili». Egli sente, quindi, come massimo dei suoi doveri, di controllare il popolo, di impedirgli di far pazzie. Miglior alleato in quest’impresa gli sembra l’esercito, il quale, se non ha generali abbastanza abili per vincere le guerre, ne ha sempre per tenere a bada chi non vorrebbe farne.
Qualsiasi è anche scontento della storia che lo sovrasta. Per la verità si tratta di una storia ingrata, che gli ha limitate tante aspirazioni. Gli ultimi avvenimenti hanno insinuato nel suo animo questa verità: che la morale si modella sull’economia. Si meraviglia perciò, anzi finge di meravigliarsi, che certi concetti una volta tenuti in gran conto – come l’Onestà, l’Onore, la Tolleranza, l’Umanità – siano scaduti a tal punto da essere invocati da tutti e osservati da nessuno. Non si chiede se, per caso, quei concetti non servirono troppo a difendere la sua concezione dell’esistenza, cioè la sua stessa esistenza, a scapito di quella degli altri.
Un confuso scetticismo lo invita a conquistarsi un benessere personale ad ogni costo. Sospirando ammette che «siamo in un paese di ladri»: si difenderà col furto. Il furto è talmente entrato nelle sue abitudini che ruba senza accorgersene: vi chiede la matita per segnare un indirizzo e dopo se la mette in tasca. Dai massacri che hanno insanguinato la sua terra, ha cavato l’insegnamento del suo diritto alla vita comoda, difesa dalle leggi e dalla polizia.
Ennio Flaiano
Quando dico, povera me, che la Morale è una faccenda di forza, di coraggio e di indipendenza, non faccio che ribadire cose dette molti secoli prima di Cristo e qualche secolo dopo, anche da Ennio. Insisto sul fatto che la Politica la fanno gli uomini e il senso dello Stato, come patrimonio collettivo e a sua volta, induce gli uomini ad esserne suggestionati. Ma rimane il fatto che si può essere seri se qualcuno, da piccoli, ci ha insegnato ad esserlo. E’ la ragione, indiretta, per cui mi fido tendenzialmente di chi ha strumenti intellettivi sufficienti per provare imbarazzo, anche se non lo prova; perchè non può fare a meno di vedere, oltre sè, molto al di là di sè. Molto meno mi fido di chi non ha occasione per rubare, per delinquere, per trasgredire ma lo farebbe senza cognizione di danno, con infantile avidità egocentrica.
Ott
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Primonumero: in Basso Molise ci si ammala di più
1 Ottobre 2010 | Tagged tumori nucleare termoli | Lascia un commento
In Bassomolise ci si ammala: gli studi confermano, ma i politici disertano A Termoli e in altri sette comuni dell’hinterland il tumore ai polmoni, le malattie respiratorie e i disturbi dell’encefalo uccidono più che nel resto del Molise. Illustrati i dati di una rigorosa indagine scientifica affidata all’Iss su richiesta della Fondazione Lorenzo Milani. Le cause? Dovrebbero cercarle le Istituzioni, che però hanno disertato il convegno, dando pienamente ragione ai cittadini interpellati durante lo studio, che hanno dichiarato di avere scarsissima fiducia nei rappresentanti istituzionali per quanto riguarda le informazioni sui fattori di rischio ambientale.
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=7398
Termoli. A Termoli e nel suo hinterland, da Petacciato a Ururi passando per Campomarino, Guglionesi, San Martino in Pensilis e San Giacomo degli Schiavoni, si registrano alcune forme di cancro e malattie non tumorali che sembrano essere “specifiche” del territorio, endemiche, presenti in numeri superiori rispetto al resto del Molise. I dati sulla mortalità, i primissimi che arrivano dopo una “faticaccia” durata oltre tre anni, frutto della collaborazione tra vari organismi istituzionali e scientifici con l’obiettivo di cominciare a indagare il rapporti tra decessi, malati, ambiente e fattori di rischio del Basso Molise, rivelano questo: in sette anni, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2002, nell’area che gravita attorno a un importante polo industriale con tre fabbriche chimiche e una centrale turbogas, sono morte più persone rispetto alla media regionale a causa del tumore della trachea, bronchi e polmone (156 casi a fronte dei 132 attesi) disturbi circolatori dell’encefalo (530 contro 455) malattie respiratorie acute. Non solo. Anche alcune forme di mieloma sono più insistenti a Termoli e dintorni, come pure il diabete e l’infarto del miocardio. E se per la popolazione pediatrica, dunque bambini e adolescenti, non cono emerse criticità, due leucemie infantili solo a Termoli danno da pensare, anche se «sono troppo poche per avere valore statistico». Perché? Quali sono le cause? E’ “colpa” del territorio?
La domanda è antica e affonda nelle paure della popolazione che abita in bassomolise: il tasso di mortalità per leucemie, cancro e malattie non tumorali è superiore alla media nazionale?
Una prima, parziale risposta, è stata data dal rapporto finale della “indagine epidemiologica su ambiente e salute nell’area di Termoli” (qui il documento completo).
Il dato emerso dallo studio, che ha preso in esame sette anni (dal 1995 al 2002) non è allarmante, nel senso che non traccia un quadro drammatico del fenomeno, ma nemmeno basta a tranquillizzare la popolazione residente. Perché, emerge dall’indagine affidata all’autorevole Istituto Superiore di Sanità e condotta in maniera scientifica, esistono alcune forme tumorali e alcune malattie che qui uccidono più che altrove, come il tumore della trachea e dei polmoni, appunto, o i disturbi circolatori dell’encefalo e le malattie dell’apparato respiratorio.
Numeri, quelli illustrati dagli scienziati nel convegno del 30 settembre al cinema Sant’Antonio, promosso dalla Fondazione Lorenzo Milani, che impongono un approfondimento, e che soprattutto servono come punto di partenza per avviare uno studio territoriale specifico per arrivare a capire soprattutto gli eventuali fattori di rischio. A questo, in fondo, serve un Registro dei Tumori, quello strumento prezioso che in Molise, per ragioni evidentemente politiche, non si intende far decollare.
A dimostrazione di quanto poco le Istituzioni siano attente alla problematica, ci sono altri numeri. Quelli cioè della presenza e partecipazione al convegno di politici e amministratori. «Abbiamo spedito trecento inviti istituzionali» informa amareggiata Marcella Stumpo della Fondazione Milani. Sono arrivati in tre. Nemmeno un sindaco, fra quelli degli otto Comuni osservati, è ha preso parte alla giornata.
Il rapporto è curato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Università di Campobasso in collaborazione con la Fondazione Milani, che ha spinto per l’indagine sulla base delle richieste sempre più insistenti di associazioni e cittadini. Lo studio è stato sostenuto dalla Provincia di Campobasso e dai Comuni di Termoli, Campomarino, Guglionesi, Portocannone, San Martino in Pensilis, Ururi e Petacciato. Otto dunque i Comuni “osservati” da vicino. «Il territorio è stato considerato nelle sue caratteristiche morfologiche, socio demografiche, nella distribuzione degli insediamenti, nelle infrastrutture e nei fattori di rischio» ha spiegato la dottoressa Stefania Trinca, dipartimento ambiente e prevenzione dell’ISS di Roma, in una delle relazioni centrali della giornata (qui tutti gli interventi e i relatori), durante la quale sono stati svelati i risultati dell’indagine avviata nel 2007, che si sarebbe dovuta concludere qualche mese fa ma che ha subito un ritardo dovuto sia ai problemi organizzativi delle Istituzioni che alla difficoltà di convincere le famiglie a collaborare. «C’è stata una forte diffidenza – ha detto Marcella Stumpo della Fondazione Milani – e in alcuni casi perfino un rifiuto a compilare i questionari, nonostante il coinvolgimento dell’anagrafe e dei Vigili urbani. Pur non essendoci alcun rischio di esposizione pubblica o di violazione della privacy, le persone hanno avuto reticenze».
251 le famiglie indagate, per un totale di circa 522 persone. Lo studio ha esaminato solo la mortalità e non la morbilità, ovvero la frequenza con cui una data malattia si manifesta nella popolazione. L’indagine ha seguito criteri rigorosi e scientifici, avvalendosi anche della collaborazione di enti come l’Arpa Molise, e ha affrontato fra le varie cose i fattori di rischio come le industrie del Consorzio Valle del Biferno, che liberano nell’atmosfera polveri sottili, ossidi di azoto e fattori inquinanti. Le aree più interessate dal rischio? I Comuni di Portocannone e Campomarino, seguiti da Termoli e Guglionesi. «Una situazione che richiede approfondimenti tecnico-scientifici» hanno detto i relatori, insistendo anche sulla necessità di approntare un registro tumori che non c’è ancora, malgrado i ripetuti annunci della politica che così, con la scusa che «mancano i dati scientifici», evita di programmare e di indirizzare risorse nella prevenzione oppure nelle scelte di sviluppo territoriali meno dannose.
Argomento di forte interesse, questo, non solo per i residenti ma anche per la classe dirigente. Che però, nonostante l’importanza della giornata scientifica, ha disertato in massa. Il sindaco di Termoli Di Brino ha mandato in avanscoperta l’assessore Leone, e i colleghi degli altri 7 comuni non hanno nemmeno preso in considerazione di fare una capatina al cinema Sant’Antonio, che ha ospitato il convegno. Assenti ingiustificati tutti, con tre o quattro eccezioni fra cui il presidente della Provincia D’Ascanio.
Un “buco” che, insieme allo scarso interesse dimostrato dalla popolazione, presente con una manciata di cittadini impegnati nelle associazioni e alcuni medici, ha pesato moltissimo ed è stato stigmatizzato da molti, a cominciare dal presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Campobasso, il quale ha ricordato che una analoga diserzione da parte delle Istituzioni si è registrata anche qualche giorno fa durante il convegno sui rischi del nucleare.
Non solo la politica non ci fa una bella figura, ma da ragione su tutta la linea alle risultante della ricerca a proposito della fiducia nella trasparenza delle informazioni. In sintesi, queste: la gente ha molta paura, teme soprattutto l’esposizione a fattori ambientali e industriali, percepisce il territorio bassomolisano come portatore sano di rischi elevati, si fida parecchio di quello che dicono mass media e amici, mediamente dei medici, per niente di quello che dicono istituzioni e partiti politici.
LINK
L’Indagine su Ambiente e Salute nell’area di Termoli
(Pubblicato il 01/10/2010)
Ott
1
Inutile imparare a nuotare da gatto
1 Ottobre 2010 | | 1 Commento
Il più grande fumetto di ogni epoca. Questo in particolare lo regalerò a due nuotatori con buone braccia e buone gambe. Ma con una volontà di domare le onde ancora debole

Ott
1
No al nucleare: ce la facciamo, ce la possiamo fare bene senza…
1 Ottobre 2010 | Tagged nucleare vendola | 9 Commenti
Nucleare bocciato
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Autore: NichiVedola
http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/nucleare-bocciato.html
La Corte Costituzionale ha bocciato la legge che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese. Questa legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facoltà di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell’esecutivo nazionale in materia di energia nucleare. Finisce anche ogni possibilità di commissariamento, essendo stata dichiarate illegittima ogni urgenza in materia. Numerosi erano stati i ricorsi presentati, anche dalla Regione Puglia, ma avevamo anche ricordato al Governo che sarebbe stato possibile costruire centrali nucleari in regioni come la Puglia soltanto facendo ricorso ai carri armati.
La Consulta ha restituito dignità al rapporto tra Stato e Regioni, reso impraticabile dall’arroganza del governo nazionale che voleva – in sintonia con non meglio precisati interessi privati anche stranieri – trasferire in Italia tecnologie vecchie e pericolose e costosissime sotto ogni punto di vista e soprattutto per la gestione futura di scorie e siti contaminate. Rimarremo vigili perché ci aspettiamo altre sorprese. Molti sono gli interessi in gioco: noi tuteleremo solo il nostro territorio e i nostri cittadini.
Set
30
Palermo, aspettami
30 Settembre 2010 | Tagged palermo | 7 Commenti
Spero di riuscire a partire presto. Potrei godermi ancora il sole, se mi sbrigo. Del Molise mi mancherà solo il mio uliveto bellissimo

Set
29
Di Pietro ha un modo strano di fare, come se stesse davvero per ribaltare il tavolo
29 Settembre 2010 | | Lascia un commento
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Set
29
Michele Sottile
29 Settembre 2010 | | Lascia un commento
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Set
29
Buon compleanno, a due occhi chiari, come la luce sul grano verde
29 Settembre 2010 | | 7 Commenti
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Set
29
Questo dibattito mi piace: Emma Venturi e il Trio Lescano
29 Settembre 2010 | | 2 Commenti

da Altromolise.it
http://www.altromolise.it/search.php?query=emma%20venturi&R1=Am
Emma Venturi dixit
| 2010-09-01 02:54:28 |
| di EMMA VENTURI – Gentile Direttore, io credo che il nuovo movimento di Ruta sia inutile e dannoso. |
| Inutile perchè Ruta è stato sonoramente sconfitto dalla gente e deve quindi rassegnarsi a vita privata. Dannoso perchè allontana dalla possibilità che si crei un’alterrnativa forte e vera a sinistra.Giorni fa si faceva il nome di Peppino Astore come l’anti Iorio.Ebbene a tanta gente piacerebbe la schiettezza, la preparazione e la sobrietà di Astore.Tifiamo per lui.E chiediamo a Ruta perchè non coalizzarsi per un candidato credibile e non ancora sonoramente sconfitto?Altrimenti lasciamo il Molise a Iorio e ce ne dovremo andare con i nostri figli senza futuro. |
| 2010-01-19 01:11:44 |
| di EMMA VENTURI – Gentile Direttore, la centrale di committenza era una vecchia fissa dell’assessore Vitagliano. |
| A tutti ne parlava. E’ facile capire perchè. Se tutti gli appalti passeranno dalla Molise Dati, più che ad una esigenza di trasparenza, così come più volte strillato, si risponderà ad una esigenza di potere. Non si capisce perchè tutti gli enti dovrebbero servirsene, vedendo in questo modo intaccata la propria autonomia decisionale. I criteri di aggiudicazione sono sempre personali e ciascuno risponde secondo le proprie conoscenze ed opinioni.In quanto a noi cittadini apprezziamo lo sforzo che finalmente si faccia qualche gara, visti i recenti accadimenti (la nave per la Croazia, i contributi diretti alla “internazionalizzazione “di De Risio) ma solleviamo delle perplessità sull’uso che di tale centrale vorrà farsi anche considerando che la Molise Dati, Società di informatica, c’entra davvero poco con tale compito che poteva essere espletato da struttura interna della regione e senza aggravi di costi che, sicuramente, alla fine, ci saranno, come pure altre, costose consulenze. In quanto a noi, pertanto, ci vedremmo certamente più tutelati da un appalto aggiudicato dal piccolo comune di Roccapipirozzi che dalla Centrale regionale.In una regione in cui non esiste più struttura interna nè competenze specifiche, dove Pillarella va a parlare del piano casa a Sant’Elia a Pianisi perchè nessuno della struttura dell’Assessorato all’Edilizia lo ha firmato, considerandolo una cementificazione selvaggia, c ‘è poco da stare allegri di questo ennesimo accentramentoCi sovviene infine un pensiero:sarà per il controllo della centrale che è stato sacrificato il direttore generale in pectore più vicino a Michele Iorio? |
| 2010-01-03 23:30:53 | ||||
| di EMMA VENTURI – Gentile Direttore, la prego di pubblicare questo appello alle minoranze consiliari perchè nelle pagine del DPF sappiano leggere le disposizioni relative alle cabine di regia istituite da Vitagliano. | ||||
Dopo quella sui fondi del Por nella quale sono stati inseriti nomi vicini alla politica ma molto lontani da professionalità europee( e non è detto che poichè i fondi sono europei vadano buttati), ne spunta ora, come un fungo una nuova per le comunità montane.E’ quanto meno singolare che laddove il governo centrale chieda di sopprimere qui si istituisca addirittura un organo di consulenza.Il timore è che oltre questa vi siano altre sicure sarache sulle quali è bene vigilare.Antonio Calzolari replica
|
Set
26
Iacobucci intervista Tonino
26 Settembre 2010 | | 1 Commento
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Set
25
Il chiasso è criminale, quando parliamo di pronto soccorsi e sanità
25 Settembre 2010 | Tagged sanità ospedali di pietro iorio | 2 Commenti

Dovendo consegnare alle generazioni future un sistema sanitario, sia pubblico che privato, ancora accettabile, bisognava fermare l’espansione del debito. Accertate le quantità di denaro necessario, bisognava capire quali beni conservare e quali cedere. Stabilire chi ha provocato gli sforamenti, come, è sicuramente un dato politico ma anche stabilire cosa cedere e cosa no, lo è. L’opposizione, in tal senso avrebbe dovuto incidere sulle decisioni stabilendo cosa funziona e cosa non funziona. Chi è stato ingiustamente privilegiato, a danno della salute pubblica e dei bilanci e chi invece ha prodotto buona sanità e risparmio. Chi ha ridotto le file dei pazienti, chi ha garantito assistenza in luoghi decenti, puliti. Chi ha utilizzato gli ospedali pubblici come banco d’asta del posto letto e chi invece, facendo bene, ha razionalizzato la spesa elevando la qualità. Il Governo nazionale, a quanto risulta, ha chiesto la garanzia di una cifra precisa. Come l’avremmo ottenuta era affar nostro. Se l’opposizione abbandona il consiglio, disgustata, di fatto, per l’ennesima volta non ferma colui che identifica come causa del male. L’unico che dice una cosa efficacissima mediaticamente è Di Pietro: Iorio è una specie di boss del consenso elettorale e agisce con criminale irresponsabilità. Più o meno, traducendo dal vocabolario Toniniano, ha detto questo. Ha invocato un commissario esterno che gli tolga di mano l’ultimo martello sui conti di coccio del Molise. Sembra che abbia detto una cosa sgradevole per le delicate orecchie delle maestrine ma concreta, politicamente potente: il potere della caciara. Quando arriverà un commissario esterno leggerà dei dati: quanti pazienti ci sono ogni giorno in quell’ospedale, quanti parti in quel reparto, quanti ricoveri in quell’altro. Dopo due anni di caos, di smobilitazione e di disinformazione ciò che resta non è la realtà dei bisogni del territorio. I conticini, elementari, che bisognava fare, richiedevano troppo coraggio. Bisognava preservare chi lavora bene e nell’interesse pubblico e disinnescare, definitivamente, i banditi di ogni dove. Ha ragione l’avvocato Campopiano quando dice che gli attestati di “solidarieta” al Governatore, nel linguaggio mediatico – comunicativo sono volutamente fuorvianti, assolvendo di fatto ad una duplice funzione politica: “da un lato sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema vero, che è e resta quello del disastro della sanità regionale; dall’altro di radicalizzare, nell’immaginario collettivo, il confronto-scontro tra i due più visibili referenti della politica nostrana”. Ci sono due cose banali che nessuno considera importanti: sia in politica che in sanità la gente finisce per difendere ciò che c’è, rifiutanto ciò che potrebbe esserci, soltanto sulla carta. La gente comune che difende la Cattolica lo fa perché lì ha trovato accoglienza in un contesto schizofrenico, in cui a pochi metri di distanza trova pianeti diversi. Se difende la chirurgia di Larino è perché lì ha trovato camere pulite, buoni medici. Perché ha visto spesso, altrove, letti nei corridoi e file inaccessibili. Se difende l’ospedale di Venafro è perché sa quanto sarebbe difficile raggiungere un altro centro in poco tempo. Se al Cardarelli di Campobasso aveva disperatamente chiesto di conservare la chemioterapia è perché pur essendo un reparto piccolo, era a misura di malato.E se tra Cattolica e Cardarelli ci sono solo pochi metri, in Basso Molise è davvero molto più complicato. Rimane il problema, serio, ‘mediaticamente esplosivo’ dell’urgenza. Non si potrà ovviare con ambulatori poco attrezzati e non organizzati come veri e propri pronto soccorsi. Continuo a pensare ad un territorio diviso per settori: screeneng, diagnostica, eccellenza, e coordinati, come una sorta di ‘cervello centrale’ da centri di soccorso veri, non sulla carta e non ad uso e consumo elettorale, in grado di indirizzare i pazienti di volta in volta ma che portino a zero il rischio di morti per malasanità. Perché i colpi di teatro divertono molto in campagna elettorale, ma i morti pesano, anche dopo, e solo su chi è esposto in prima fila. Ecco perché è altrettanto ‘criminale’ fare chiasso quando si dovrebbe essere seri.
Set
24
Il nucleare non è un tema..è ‘il tema’
24 Settembre 2010 | Tagged nucleare | Lascia un commento
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Set
23
Attenti al nucleare e attenti davvero…
23 Settembre 2010 | Tagged nucleare | Lascia un commento
Ci convinceranno che se non vogliamo la centrale dovremo prenderci le scorie; e se non vorremo le scorie, allora, grazieaddio..pensate che fortuna, ci daranno una centrale..
Dopo aver smembrato il sistema del finanziamento pubblico agli enti locali, dopo aver affamato i territori affossando l’agricoltura, altri soldi facili per amministratori pigri e senza idee: il nucleare come una specie di vitalizio per puttane in disuso.
Io sparo, altro che Riina e pacchianate a chiacchiere. Ego annuntio vobis gaudium magnum, che sparo. Venitemi a prendere..se avete coraggio
Set
22
Iorio, il ‘capo dei capi’: Di Pietro e la strana associazione di idee
22 Settembre 2010 | Tagged Tempo ..da lupi | 2 Commenti

Question time, Camera dei Deputati, 22 Settembre 2010. Di Pietro interroga il Ministro Ferruccio Fazio sulla opportunità di lasciare nelle mani di Michele Iorio, in qualità di Commissario straordinario, la gestione della sanità molisana. Chiede al Ministro di revocare quell’incarico immediatamente perchè: “E’ come se si affidasse il Ministero dell’interno a Riina o a Provenzano”. Ma alla fine, nella controreplica, specifica: “Non deve essere ricandidabile, nè può fare il commissario, chi si comporta come Totò Riina’.
Bum!
Se Michele Iorio fosse davvero Totò Riina a Di Pietro toccherebbe il ruolo di Buscetta, sodale pentito e poi scoperchiatore del malaffare di Cosa nostra. A guardarli, pensando a ‘quelli veri’ dovrebbe venir da ridere. E invece non fa ridere il petardo violentissimo che Antonio ha fatto esplodere alla Camera dei Deputati, di fronte ad un Ministro Fazio sbigottito, egli stesso, e quasi imbarazzato. Lo guardava, durante il question time sulla sanità, come se assistesse ad un esperimento nucleare. Secondo me pensava: “Stì molisani dovremmo sparpagliarli subito..sono pericolosi.” Conoscendo i codici espressivi di Di Pietro, che parla di stalle e di rimesse quando vuole dire ‘regione’ e ‘senato’, immagino che intendesse dire che Iorio è un capo dispotico, il ‘capo dei capi’ ed ha, appunto, detto che agisce come Totò Riina. Quel nome però non è solo il personaggio di una fiction televisiva, con un titolo ridondante. Evoca morti tragiche, povera gente scomparsa nel nulla, cruente pratiche mafiose: incaprettamenti, corpi squagliati nel cemento, bombe che fanno saltare autostrade e uccidono Giovanni Falcone, saltato in aria come polvere in un giorno buio di Maggio. L’autostrada di Capaci alle persone per bene del Molise torna in mente per Falcone, giudice antimafia, sua moglie Francesca Morvillo, la sua scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, trucidati su ordine di Riina e per mano di un tale Giovanni Brusca, uno che strangolò e sciolse nell’acido Giuseppe Di Matteo, un bimbo di 13 anni, colpevole di essere figlio di Santino, pentito di mafia. Se a Di Pietro Michele Iorio, pur con i suoi errori, evoca davvero tutto questo, credo sinceramente di poter dire: mi dissocio. La sua è una deriva dialettica che si, quella, evoca una mentalità inquietantemente spregiudicata. Quando mi proverà che Michele Iorio ha ucciso, strangolato, messo bombe sulle autostrade, stringerò a Di Pietro la mano, come avrei voluto fare, bambina, quando arrestava i corrotti e i delinquenti. Ma ripensando a quei giorni, a quegli eventi, a quegli arresti eccellenti, e osservando con quanta leggerezza dica ‘Riina’ a chiunque, provo un brivido. L’effetto che prevedo è che per la stessa foga di ‘dissociazione’ il Governo decida di non rimuovere Iorio proprio per non darla vinta a Di Pietro. Che uomo pratico il sciùr Tonino! Benchè, non mi piace questa politica di infantilismi strategici, di pratica che esaspera la grammatica. E mi chiedo, perché Riina? Più che improbabili associazioni a delinquere si tratta di un’associazione di idee; cosa lo avrà indotto a fare un parallelo così paradossale? Probabilmente, proprio l’esplosione dell’autostrada deve essergli rimasta impressa e gli è venuto fuori un paragone strampalato ma non illogico. Secondo la sua logica.
caterina sottile
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Set
18
Son s’ciuppà
18 Settembre 2010 | Tagged enzo jannacci | Lascia un commento
L’unica possibilità è rimanere uomini..se la perdiamo non avremo più nulla. Più nulla. Gli italiani, dopo l’apocalisse della seconda guerra e del fascismo sono sopravvissuti perchè erano ancora abbastanza buoni. Abbastanza, quel poco che bastava a resistere
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Set
16
Tantum ergo: e andate in pace
16 Settembre 2010 | Tagged dino risi | Lascia un commento
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Set
16
La medicina parlata e la medicina pratica
16 Settembre 2010 | Tagged sanità | Lascia un commento
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Set
15
Meritocrazia e mediocrazia
15 Settembre 2010 | | 1 Commento
settembre 2010 – ore 13:01
Più che meritocrazia, ecco a voi la mediocrazia
Tutti, destra, sinistra e centro, inneggiano alla meritocrazia come strumento per vincere la sfida della competizione globale, in particolare con l’Estremo Oriente (Cina & Co). In effetti, da un’inchiesta recente del New York Times, si ricava che la Cina sta aumentando la partecipazione dello Stato nel settore manifatturiero (non solo nelle industrie di base), colpito, come nel resto del mondo, dalla crisi economica e dalla brusca flessione del commercio mondiale nel 2009. La riorganizzazioni delle imprese è accompagnata dalla ricerca di nuovi manager lanciata per concorso pubblico tra il miliardo di cinesi interessati. Le procedure si annunciano severe, quali quelle per il concorso per il Mandarinato del Celeste Impero di un tempo. L’attesa dei risultati sarà spasmodica. L’intenzione è che verranno scelti i migliori, la “crème de la crème” (come dice, storpiando il francese, un proverbio inglese).
In Italia, il Commissario di Governo del Comune di Bologna, Prefetto Cancellieri, aveva lanciato l’idea di selezionare il nuovo Sovrintendente e il nuovo Direttore Artistico del Teatro Comunale facendo ricorso ad un bando pubblico, così come previsto dalla “direttiva” del piacentino Pierlugi Bersani (emessa quando era al Governo e ancora oggi in vigore). Apriti Cielo! Il Pd emiliano ha dissotterrato l’ascia di guerra: i nomi dei valorosi aspiranti al suicido (viste le finanze del Teatro) li hanno già. Quindi perché perdere tempo in concorsi (pur se bressaniani)?
La destra non sembra abbia idee differenti. Un’inchiesta del Sole 24 Ore analizza il cambio di squadra nelle aziende in cui la Regione Lazio è azionista di riferimento o totalitario; a cominciare da Sviluppo Lazio per giungere alla Filas, al Bic ed ad Unionfidi ed ad una galassia di sigle minori, alcune delle quali il nuovo governo della Regione avrebbe l’intenzione di accorpare, o smantellare o chiudere. Vengono indicati anche nomi ed emolumenti di chi verosimilmente avrà le nuove poltrone, in gran parte candidati al Consiglio o alla Giunta regionale ma che non ce l’hanno fatta. Dal California Institute of Technology e dalla University of Pennsylvania, dove si sono trasferiti da anni, Andrea Mattozzi e Antonio Merlo, affermano che questa è la strada verso la mediocrazia. Più semplicemente credo che si vuole selezionale “la crème de la crème brülée”. A ciascuno il suo.
© – FOGLIO QUOTIDIANO
Set
15
Cristo sta sempre a Eboli
15 Settembre 2010 | Tagged sanità ospedali iorio cattolica | Lascia un commento

Giacomo Manzù/Cardinali
Il popolo ha manifestato, sul calvario della sanità molisana, il suo verdetto: la Cattolica si salvi. Lo aveva chiesto, tra un commento sul piano regolatore e l’altro, Bregantini, durante la messa in cattedrale, a Campobasso, con tanto di distribuzione di volantini alle vecchiette. Il cancro, la chemioterapia, le cardiopatie gravi c’entrano sempre con dio, in questi anni di oscurantismo impegnato. E questo è. Io sono contenta, per carità, ma spero venga anche nell’Islam bassomolisano a dare pronto soccorso agli assettati e buona chirurgia agli affannati. Amen
Set
14
Pepito Sbazzeguti/ Bregantini e Iorio come Peppone e don Camillo
14 Settembre 2010 | | Lascia un commento
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Set
14
Tutti in aiuto dei Giovanotti: la sfida della solidarietà lanciata dalle avversarie
14 Settembre 2010 | | Lascia un commento

Il fuoco ha distrutto la scorta di cibo di buoi e cavalli ed ha lasciato i ragazzi dei Giovanotti col cuore a pezzi. Ancora una volta, piegati ma non sconfitti. Hanno lavorato con tutta la forza che avevano nelle braccia, insieme ai Vigili del Fuoco, accorsi subito a domare un fuoco che sembrava arrivare direttamente dall’inferno. Ma nulla di strano: soffiava un vento fortissimo e anche una sigaretta spenta male o buttata da qualcuno al di là della strada potrebbe spiegare le fiamme, propagate velocemente proprio dal vento.
Il fuoco ha trovato il suo nutrimento migliore proprio nella paglia ed ha divorato centinaia di balle di fieno, messe una sull’altra, con fatica, in attesa del lungo inverno. Il danno, oltre che morale, è soprattutto economico. Costerà molti soldi riempire la mangiatoria degli animali e bisognerà provvedere subito. La Masseria di contrada Zezza, in territorio di Nuova Cliternia, è stata avvolta dalle fiamme per ore, dal pomeriggio di mercoledì fino alle 23,30. Si è temuto che fosse doloso, ma al momento è rimasta solo un’ipotesi. Peraltro, è una faccenda che impone molta prudenza: non era mai accaduto che lo spirito di contrapposizione tra i carri portasse ad aggressioni tanto gravi e si è portati ad escludere che possa essere successo ora.
Nell’attesa di chiarire le cause, ed evitando supposizione ingiuste e lanciate a caso, c’è una iniziativa che parte da FB. Proviene proprio dalla Presidente dei Giovani alFemminile, Sandra Tozzi, avversaria per antonomasia che però ama i Carri e ama questo territorio: ‘Aiutiamo i Giovanotti a ricominciare; credo che a questo punto di qualsiasi natura sia stato, non cambia la realtà delle cose e cioè che i giovanotti hanno avuto un grosso danno economico. Lanciamo da fb un’iniziativa per fare qualcosa, magari se ogni sammartinese dona un euro..aiuteremmo i giovanotti ma soprattutto la nostra tanto amata “CARRESE”.
CaterS
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Set
13
Una rete di servizi che segue il paziente e non il paziente che deve inseguirli
13 Settembre 2010 | | Lascia un commento
Il Corriere della Sera, con una inchiesta di Simona Ravizza, di occupa malasanità e di anscite. Rileva che sono più rischiose nei piccoli ospedali, una tesi, apparentemente oggettiva, che lascia perplessi. “Un bollettino di guerra: Messina, Roma, Policoro, Piove di Sacco. Nelle ultime due settimane sono tragicamente emersi tutti i problemi denunciati da mesi da esperti come Giorgio Vittori che guida la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). In Italia il tasso di tagli cesarei raggiunge il 40% contro il 15% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): un record in negativo che – secondo l’United Kingdom Confidential Enquiry – comporta un pericolo di morte materna 2,84 volte superiore. Duecentomila parti, uno su tre, avvengono nei 364 ospedali con meno di mille nascite l’anno (un numero garantito, del resto, solo in 190 centri sui 554 totali). E 54.142 bambini (il 10%) vengono alla luce in strutture con meno di 500 parti l’anno. Secondo Vittori meno donne partoriscono, meno esperienza hanno ginecologi e ostetriche: “Uno dei punti critici in ostetricia è il trasferimento tempestivo delle informazioni sui casi clinici in entrata. Ciò solleva la necessità, più che mai urgente, che all’interno delle unità operative sia creato un sistema di comunicazione tra i medici, che permetta di capire quel che è necessario per la singola paziente”. L’assioma sembra ovvio ma manca qualche considerazione che la statistica non spiega. La comunicazione tra medici è semmai difficile proprio nei grandi ospedali. La riorganizzazione della sanità si compie davvero se la necessità di tagliare non finisce per ‘condonare’ i grandi ospedali disorganizzati ma avvantaggiati solo dalla dimensione. Il rischio semmai, aumenta in un contesto generalmente già isolato. Un incidente in un ospedale di Milano troverebbe una possibilità di intervento a pochi metri. In Calabria, in Sicilia, in Campania ad uccidere, forse, è anche la mancanza di alternative e la colpevole incapacità culturale di coordinamento fra ospedali. Se posso fare un intervento di altissima difficoltà chirurgica in un solo ospedale specializzato non è un problema di per sé se, però , ci arrivo accompagnato e potendo avere una diagnosi affidabile in strutture snelle e capillari; se le terapie successive posso farle, agli stessi livelli, senza percorrere centinaia di kilometri. Altissima specializzazione accentrata ma accesso, proprio attraverso i medici delle piccole strutture, da ovunque. Una rete di servizi che segue il paziente e non il paziente che deve inseguirli. Se la sanità non fosse impresa individuale, soprattutto quella pubblica, ma concepita come una parte sostanziale dello sviluppo dei territori forse qualche euro lo risparmieremmo. E qualche vita anche.
Set
12
Piove sul Molise
12 Settembre 2010 | | Lascia un commento
Piove, sul Molise degli agricoltori stanchi, in attesa di seconda occupazione. Piove sulla Fiat, sui lidi di Termoli e Campomarino, sulle strade piene di buche che portano al mare come se andassi in montagna. Sui negozi chiusi, non per ferie, e sui centri commerciali pieni di ovvietà indispensabili. Piove sui marciapiedi che si inondano subito. Piove sul Vietri di Larino, sul suo reparto di Chirurgia, con gli infermieri missionari che lavorano, malgrado tutto. Piove sulla fila, sempre meno lunga, dei pensionati che aspettano le radiografie già dalle sette del mattino. Piove sui vigneti che non ci sono più e sui pali eolici che spaventano i bambini ma con cui volevamo essere ‘regione eco’. Piove sui bar dei centri storici ridiventati luoghi bellissimi. Piove sullo sforzo di ricostruire un territorio ripartendo dalla bellezza e dalla sua forza e sulla banalità di chiamare tutto questo: clientelismo. E piove anche sui clientes veri, sui vigliacchi di sempre che ronzano come le api, senza sbagliare mai fiore. Divorato uno, giureranno di averne scelto un altro e rimarranno in volo. Ordino un caffè. La tazzina è dipinta da Matisse, che non saprà mai di averla dipinta. I corpi danzanti che avvolgono la porcellana mi allarmano. Mi sento l’uomo dal fiore in bocca e Pirandello non mi perdonerebbe mai. Per fortuna sono morti sia lui che Matisse, e posso bere il caffè in pace. Gli intellettuali, grazieaddio, sono quasi tutti morti. Il barista ha sessant’anni, le mani bianche e rughe che condividono un sentimento di inquietudine col cielo di Settembre. Mi guarda, come se capisse che il fauvismo di Matisse non mi piace e mi cambia la tazzina. Quando un gruppo di pittori, nei primi del Novecento, si riunì in una nuova corrente pittorica, un critico, Vauxcelles, definì la loro mostra: “cage aux fauves“, gabbia di belve. Il Molise è così: una gabbia di belve addomesticate, ma pur sempre belve. Non per la cattiveria degli uomini ma per la loro conoscenza del vento. Dalla gabbia tutto diventa familiare, a poco a poco, e ci si arrende, per non farsi ferire troppo dalle sbarre. Il barista appoggia sul tavolo una nuova tazzina; questa volta è Segantini, l’Ora mesta, e mi rilasso. “Ha visto che bello il porticciolo di Termoli?” Conosco il Porticciolo di Termoli e lo amo follemente. Vedo a distanza le barche in fila, tirate dalle funi che vibrano a ogni folata di vento; almeno due, per arrivare alle Tremiti, hanno bisogno di 800 euro di carburante. Potremmo essere Portofino, Mentone. Il barista ha poteri paranormali e risponde come se leggesse i miei pensieri: “E invece io vivo dei cappuccini degli impiegati e delle birre dei ragazzi. Gli adolescenti bevono molto. Non so spiegarmelo. Qualche anno fa si fermavamo le famiglie di agricoltori che almeno tre volte all’anno facevano il giro dei negozi. Quando aprivano le scuole compravano zaini, vestiti, scarpe. Poi passavano da me per fare colazione. Ora non li vedo più. Ma sa, le dico la verità, non mi dispiace questa crisi. Ci ha riportati coi piedi per terra. Eravamo convinti che le nostre cose valessero poco e non le abbiamo difese. Secondo me ora ricominceremo a ingegnarci. Non è tutto così brutto, sa, ma questi figli sembrano già anziani”. Sul banco, dietro la cassa, molte buste ordinate di conti correnti: tasse, fogli di estratto conto. Dietro al banco una ragazza serve succhi di frutta e ogni tanto sbircia in un quaderno di appunti, forse di un esame all’Università, forse di un concorso. “Si, è qui ma vuole andare via. Così non fai in tempo a costruire niente. I miei figli parlano solo di soldi. Io i soldi li ho visti dopo che ho avuto loro. Ma dicono che sono scemo. Lei, che lavoro fa?” Mi vergogno di non avere una risposta all’altezza della domanda. Dico, senza difese, la verità: “Scrivo!” “Oh, complimenti! Allora sa bene di cosa parlo”. Chi scrive, secondo lui, conosce meglio degli altri la realtà. Sorride: “Pensavo di essere stato coraggioso a rimanere ma i mie figli non la pensano così” “I suoi figli cresceranno e impareranno a difendersi come ha fatto lei”. Si commuove, dice che nessuno più rispetta chi lavora. Mi regala il caffè e la tazzina con il dipinto di Segantini; non sa, forse, che è il pittore delle ‘cattive madri’ e amò la sua terra con spietata tenerezza. Accetto il dono per riconoscergli, senza parlare, il coraggio che non crede di avere. Pioverà ancora e bisognerà aspettare.
Ago
27
Mettete pomodori nei vostri cannoni
27 Agosto 2010 | | Lascia un commento

La crisi del pomodoro in Basso Molise sembra la prova generale di un’apocalisse che tutti temevano. L’agricoltura non è in crisi per la diminuita produttività ma perché il lavoro degli agricoltori è stato demonetizzato, svalutato, denigrato così tanto che alla fine i meccanismi speculativi del mercato, come è avvenuto in molti altri settori, ne hanno annientato ogni potere contrattuale. Quintali di pomodori sprecati, non raccolti da un mercato che pure ne avrebbe bisogno. Non manca la domanda; semplicemente, si vuole indurre ad acquistare un prodotto di minore qualità ai prezzi stabiliti da questo gioco al massacro. Aleggia la coltre vischiosa della malavita e non sorprende affatto. Il dato, e bisogna tenerlo a mente, è che oggi la malavita organizzata si interessa, fortemente, di cibo e di terra per produrlo. Dopo l’energia, dopo le grandi e distruttive infiltrazioni nell’edilizia, negli appalti, nell’acqua, si concentra sull’agricoltura. Uno spazio povero, come credevamo fosse, ma essenziale per la sopravvivenza dei territori. E se alle mafie piace significa che il pericolo non è più dover dividere i guadagni, i soldi, ma doverci difendere dal monopolio criminale del pane, del latte, dell’olio, del pomodoro. Si tratta, e si capisce a occhio, del peggiore pericolo mai corso. In Molise, e soprattutto in Basso Molise, l’agricoltura ha garantito reddito anche al commercio, all’artigianato. Ha consentito una resistenza salvifica anche con poco ed ha tenuto insieme i pezzi fragili di una società in espansione ma non ancora pronta all’autonomia economica dei territori produttivamente più evoluti. Ai giovani imprenditori agricoli, sempre accusati di troppo assistenzialismo, è stato chiesto di corazzarsi davvero contro il rischio dell’impresa, della competizione sul mercato senza il paracadute statalista. A quello sforzo è seguita la doccia gelata: il mercato non è affatto libero; è ‘cosa loro’, spazio occupato dalla camorra e da chissà quale altra fetentissima edulcorazione. Ciò che serve capire lo si ascolta dalle parole degli agricoltori, gente per bene, piegata sulla terra dalla stanchezza e dalla mancanza di rispetto. E lo leggi nei blog, nei siti di imprenditori colti, capaci di reinventarsi il proprio libero mercato cercando di preservare se stessi e l’intera categoria.
Francesco Travaglini, impreditore sammartinese, proprietario di un’azienda a Larino, attraverso il suo sito, Agycult: “Crisi: del pomodoro? E’ vero che i pomodori arrivano dalla Cina, nella misura di 1000 fusti da 200 litri di concentrato al giorno. E’ vero che secondo i contratti siglati con le industre conserviere i produttori si sono accordati e accontentati di prezzi intorno agli 8 euro per quintale e che tali contratti non sono stati onorati ed ora vogliono darne 5. E’ vero che un mercato moderno, secondo la definizione del manifesto di Clutrain, è generato da conversazioni e in agricoltura molto spesso l’unico a parlare è chi acquista. E’ vero che i contadini non sono muti ma azzittiti. E’ vero che le mafie sono sempre più padrone dell’industria agroalimentare, da quella conserviera a quella casearia passando per quella cerealicola ecc. Ma è vero anche che molti elementi grotteschi caratterizzano l’agricoltura italiana. Tanti soldi anzi tantissimi sono stati spesi per il comparto agricolo. Con quali risultati? Alla politica italiana ha fatto comodo aiutare i contadini atrofizzandone le menti in cambio di voti per poi d’un colpo, pretendere efficienza e prontezza alle sfide imposte dai mercati globali. Se i contadini sono da sempre ubriachi di aiuti di tutti i tipi come si può pretendere che ora sappiano affrontare un momento così difficile? Ed allora chiedono altri aiuti, fanno appelli. Alla politica, agli assessorati, ai vescovi. Ma questi più che promettere un palo eolico o un parco fotovoltaico da 6-7000 euro lordi all’anno sui nostri terreni non possono fare. Soluzioni? Ci fermiamo tutti per un anno..qualcuno dice…”
- Fermare le produzioni? Avviene già, per fisiologica resa. Sono molte le ex aziende ferme, perché travolte dai debiti, per scelta ponderata, per mancanza di soldi liquidi da anticipare per eseguire i lavori necessari. Rafforzare l’agricoltura, particolarmente in Basso Molise, potrebbe avere l’effetto di una sorta di ‘derattizzazione’ rispetto ai ricatti della malavita? C’è una via di mezzo tra assistenza ad oltranza e rivalutazione reale del settore? Si può pensare che servirà, sarà utile, non solo all’agricoltura ma alla salute di tutto il territorio? “Perché fermarsi? La prima e banale risposta che mi viene in mente è per non rimetterci più soldi anche perché sono pressoché finiti. Ma ci sarebbe molto altro da dire. Si dà la colpa alla CIna ed alla legislazione che non tutela il prodotto …italiano ma… Nel settore olio d’oliva dove la provenienza è ormai obbligatoria in etichetta non mi risulta sia cambiato qualcosa sulle abitudini degli italiani: oltre il 90% dell’olio venduto e’ appannaggio dell’industria olearia che lavora olio straniero dichiarandolo pure in etichetta. Ma quanti italiani si preoccupano di leggere queste tanto attese etichette trasparenti? I grossisti dichiarano che si fanno moltissimi e migliori affari con gli oli lampanti a 1,20 euro rispetto agli extravergini a 2,50. Cambierebbe qualcosa se sulle etichette dei pomodori pelati trovassimo l’origine dei pomodori? Io credo di no.E poi. i preti, gli artisti, i musicisti hanno diritto all’anno sabbatico, perché non i contadini? Tutti insieme”.
Ago
19
Domenico Sassi: quando parla un intellettuale le nubi della pigrizia si diradano
19 Agosto 2010 | | Lascia un commento
Sonetti a San Biagio, raccolta di poesie e discorsi medici e politici di Domenico Sassi, curata da Giuseppe Zio
u sacrestane ngore ràp a cchiese
ma Ndonie già ca tromme stammatine
i ggend va squezzanne pù paiése
Neppure una telecamera moderna e potente avrebbe potuto raccontare meglio la mattina del 3 Febbraio a San Martino in Pensilis. E’ il giorno di San Biagio
E mò che Luch è mort e Ciaurè
pur’ isse ce n’è iute all’atu monne
a fest de san Biase chi a fà?

Ci sono tutti i nomi, direbbe Josè Saramago.
Tutti i dati di una lunga storia di paese che racconta il Meridione e la sua mite resistenza. Nessuno sa spiegare perchè nel 2010 ci sono uomini che all’alba salgono a cavallo e raggiungono una quercia secolare, nel Bosco di Tanasso. Compiono tre giri attorno ad essa, mangiano una pietra, la danno da mangiare ai cavalli obbedienti, e tornano in paese, lungo la Via Martinese, portando una Croce e recitando antiche litanìe. La Croce, ancora oggi, la porta Luca Del Pinto. Prima di lui il padre Consalvo e prima ancora lo zio, il nonno, il bisnonno, il Luca di cui parla Domenico Sassi.
San Martino in Pensilis, 18 Agosto 2010
La serata su largo Baronale si illumina con le note di Occhi celesti e di Sande Martine, arrangiate da Mariateresa e Luciano Primiani ed eseguita insieme a Ida Mazzocchetti sulla chitarra di Luciano Primiani e Raffaele Ceglia, del Coro di San Giuseppe
Il professor Marrano con Giuseppe Zio
Peppino Zio ha completato un altro difficile mosaico consegnandoci finalmente anche
I Sonetti a San Biagio, poesie dialettali di Domenico Sassi.
Sassi fu un medico, un intellettuale e fu, come dice Giovanni Mascia: “uno dei fondatori, rimasti insuperati, della poesia dialettale molisana. Insieme ai colleghi medici e poeti Raffaele Capriglione e Giuseppe Altobello. Grazie alla benemerita ricerca di Giuseppe Zio, il poeta di San Martino non è più l’autore di una sola opera, peraltro ammirevole. Alla Storie de sande Lé, fanno ora corona i sonetti di San Biagio, Uocchie nerélla e le altre pregevoli composizioni”
Romeo Musa1919
Tuocc carrièr, tuocc ssù temone
tuocc lu carr de sand Leone
Ci era noto come autore de A Storie de Sand Lè e finalmente, attraverso la ricerca di Peppino Zio, si è aperta completamente la visuale su un uomo di studi eclettico, incisivo per il suo tempo.

Il Pensiero dei Giovani, la rivista che si pubblicava a San Martino in Pensilis alla fine dell’800, deve averlo influenzato sicuramente. San Martino in Pensilis fu, in quegli anni, capitale culturale in un territorio molto permeabile alle suggestioni napoletane, bolognesi, romane.
L’esperienza de Il Pensiero dei Giovani fu esaltante, anche per gli anni che seguirono, almeno fino al Ventennio. Cito una nota da Cavalli Sanniti, di Michele Tuono: “Nicola De Arcangelis, di Casalbordino (Ch), stampò per un certo periodo il «Pensiero dei Giovani», una bellissima rivista che si pubblicava a San Martino in Pensilis tra il 1886 e il 1888. Sulla testata spiccava un energico motto di Mario Rapisardi, poeta siciliano più noto, purtroppo, per le sue disavventure coniugali (sua moglie scappò con Giovani Verga) e per le memorabili risse verbali con Carducci e i suoi amici, che non per il suo talento. «Questo Pensiero dei Giovani – scriveva Rapisardi – sia degno della nuova generazione, che di caratteri ha mestieri più che d’ingegni e più dovrebbe operare che scrivere».
Della professione medica, della sua filosofia di studioso di medicina, il professor Marrano dice: “Negli scritti medici di Sassi si denota una impostazione di studioso “corretta e ancora attuale”, poiché, partendo dai casi clinici, discute i sintomi e i segni, quel complesso mondo che noi medici chiamiamo semeiologia, ed esaminandoli fa una serie di illustrazioni di teorie mediche che denotano una conoscenza salda e una capacità di discernimento non comuni. Quel che colpisce nel leggere i lavori di Domenico Sassi è lo spiccato senso clinico, la perfetta disamina tra quello che c’è di funzionale e di organico in una manifestazione morbosa, adeguando di conseguenza la terapia. Altra caratteristica metodologica importante del Dottor Domenico Sassi è quella di non accettare la diagnosi posta da altri medici, anche se illustri, come dato di fatto ma di costruire una diagnosi propria dall’anamnesi familiare, personale, remota e recente, e sulla disamina del reperto obiettivo.”
Chirurgo di fama mondiale, Marrano parla di fronte ai ‘suoi amici di San Martino’, nel luogo in cui è nato, con la commozione che di solito sorprende gli esseri umani quando la vita all’improvviso diventa abbastanza lunga perchè il dolore di una nostalgia non si possa più barattare con gli impegni, gli appuntamenti, gli obblighi quotidiani, Bisogna lasciarsi domare; e tra gli amici di sempre diventa, quasi quasi, tutto più semplice.
E della intelligenza ‘visionaria’ di Sassi, Vittorino Facciolla, sindaco di San Martino, coglie l’intuito assolutamente attuale di un discorso pubblico del 1925: ”
Marcello Pastorini canta Uocchie nerella, musicata da lui dopo una ricerca autonoma e il risultato è di una canzone d’amore bella come una notte di luna.
Paolo Mancino e Ida Mazzocchetti recitano alcuni dei sonetti di Sassi, in sammartinese. Antonio Raimondo è seduto accanto alla pila di libri e ricorda agli ospiti che il volume costa 10 euro, ma vale tutta la bellezza di questa terra. Più in là, i rumori e gli umori familiari di Piazza Umberto non disturbano la luna che è rimasta con noi, come interessata a quella strana storia di scienza e di parole buone.
• San Biagio: una tradizione antica come la pietra e il pane
• Giacomo Donati su le xilografie di Romeo Musa per la Storia de Sand Lé
• E’ datato 1727 il più antico documento che parla della Corsa dei Carri
E’ Giovanni Mascia, nell’incanto di Largo Baronale, in una sera di fine Agosto sammartinese, a raccontare la storia interrotta di un pensiero meridionale che invece fu freneticamente vivo. Lo fa, come sempre, salendo con ordine i gradini dei nomi, delle date, delle circostanze, delle svolte impreviste che riguardano le vicende umane. Ma, soprattutto, ci spiega cos’è quella memoria istintiva che conserviamo attraverso la rigorosa comprensione della lingua, del ‘dialetto solenne’ che Domenico Sassi ha così amato da renderlo leggibile, fino a noi.
Raffaele Capriglione
Racconta di un geniale quanto tormentato contemporaneo di Sassi, Raffaele Capriglione, che cantò il popolo condividendo con esso la povertà, gli stenti. Oggi penseremmo ad Erri De Luca che, nato ricco, sceglie di fare l’operaio e non può fare a meno, anche da quella ‘metà del cielo’ di essere un poeta. Ma vede davvero ciò che i poeti sentono soltanto, per sensibilità e per ispirazione.
• Giovanni Mascia: Sassi è uno dei fondatori, rimasti insuperati, della poesia dialettale molisana
Ago
19
Olà Pamplona: benvenuti a San Martino in Pensilis
19 Agosto 2010 | | Lascia un commento
Guerino Trivisonno
Il 20 Agosto arriveranno a San Martino in Pensilis 45 ragazzi di Pamplona e verranno per incontrare la comunità. In previsione del viaggio in Spagna che papa Benedetto XVI farà il prossimo anno, i giovani cattolici di Pamplona hanno espresso il desiderio di conoscere l’Italia, attraverso le sue infinite e importanti piccole comunità. Incuriositi dalla tradizione della Carrese, anche per la vaga similitudine con la loro corsa dei tori.
Ogni anno dal 6 al 14 luglio migliaia di persone si riversano nelle strade di Pamplona, nella Spagna settentrionale, per dare inizio alle celebrazioni della festa di San Firmin. La festa consiste nel lasciare liberi di correre per le strade sei tori e centinaia di uomini mettono alla prova il loro coraggio affrontandoli lungo la via che li conduce all’arena. Una festa molto contrastata dagli animalisti di tutto il mondo che si conclude con le corride

I ragazzi che arriveranno in Molise, in realtà, sono giovani cattolici ed hanno voluto incontrare i sammartinesi. Don Costantino Di Pietrantonio, l’instancabile parroco, li accompagnerà in una visita ‘istituzionale’ alle stalle di tutti e tre i carri e saranno accolti con un piccolo rinfresco prima nella Chiesa di Santa Maria e poi nella chiesa di San Pietro Apostolo. Qui, oltre a visitare la bella chiesa dove è conservato il corpo di San Leo, vedranno anche i video della festa a lui dedicata. Don Costantino sta organizzando un buffet con le nostre bontà più tipiche e per questo chiederà aiuto alle signore dei Carri. Il Comitato dei Giovani Alfemminile, attraverso la sua presidentissima, Sandra Tozzi, ha già dato piena disponibilità e naturalmente faranno altrettanto le ragazze degli altri due Carri.
Un gemellaggio inedito, che vuole essere soprattutto un incontro di conoscenze, di tradizioni, di affinità che parlano lingue diverse ma hanno una memoria storica in fondo molto vicina.
Don Costantino ripete, senza arrendersi mai, che le tradizioni, e soprattutto la Carrese, ha un fondamento cristiano profondo senza il quale sarebbe solo lotta, agonismo, vuota ed inutile competizione. La gara, se regolata dalla lealtà che proviene dalla fede, dai ‘buoni principi’ della cristianità, diventa, davvero, espressione di una civiltà alta e rispettabile.
caterina sottile
Ago
19
Neffa a Piazza Umberto: 17 Agosto 2010
19 Agosto 2010 | | Lascia un commento
Neffa: al Papi non darei 10 euro e neppure ci andrei con mia figlia
‘Mi dicono che questo comune è di sinistra, Sono contento’. E la folla rumoreggia, fischia per acconsentire e come in un’onda che scroscia sulla sabbia arsa di Campomarino Lido, applaude e segue la voce da sax di Neffa. San Martino by night ha cantato insieme a lui ed ha mostrato la sua new generation, che non è affatto indietro e non è affatto distratta.
Alle 22,00 la musica si alza su Piazza Umberto, piena come non mai e le famigliole abituate a passeggiare tranquille sembrano disorientate. La marea umana che si accalca di fronte al palco di Neffa sale seguendo la corrente di Mondo Nuovo: è la generazione degli abitini leggeri, delle signorine belle che non hanno paura dei maschi, degli zainetti e della birra portata in mano mentre si cammina.
Sono i ventenni del post Ventennio berlusconiano e con la politica, direbbe Di Pietro, non c’azzeccano, ma neppure ne sono immuni. Non sono di sinistra e non sono di destra, ma si incazzano, protestano, in nome delle proprie convizioni. Un partito nuovo, difficile da capire per chi crede di domarlo con la solita ‘solfa’ delle ideologie. Neffa canta nenie raffinate, piene di swing e di anima partenopea. Scivola sul jazz e sul blues e incrocia, quasi per caso, la canzone popolare che parla d’amore. L’estensione di quella ’fumata’ di sax che gli viene fuori dalla gola rende tutto molto ‘soul’ e molto gradevole.
Verso la fine del concerto dialoga con i ragazzi e sfotte Silvio, per gli amici Berlusconi, in arte Papi. Lo chiama ‘Premier’, non dice mai il nome ma dice, perchè sia chiaro che parla di lui, che non ci andrebbe con una figlia giovane. E attacca, nel senso che fa partire le note di ‘La mia signorina’ correggendo il testo: “Potrei anch’io fare il Presidente..ma non ci andrei con una minorenne..è troppo tardi per me..che ho settant’anni..”La musica è ancora ribelle e ti entra nelle vene e ti entra nella pelle. Noi anziani che ricordiamo Finardi, queste cose le sapevamo già
caterS
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Il video è di Primonumero.it che ce l’ha gentilmente concesso. Il nostro è stato disintegrato da una goccia di birra mista a polvere di noccioline
Ago
19
Facciolla’ fan page
19 Agosto 2010 | | Lascia un commento
Sindaci e Facebook: quando lo ‘struscio’ diventa cult
Quando la Politica scoprirà internet, internet diventerà una noia. L’ha scritto qualcuno che non è mai stato in Molise.
Facebook, network popolare ed elementare in cui si incontrano come nella piazza di un paesello milioni di utenti, è pieno di pagine, di profili, di spazi di politici, consiglieri, assessori e ministri. Pagine serie, istituzionali, a misura di consenso elettorale, più o meno vivaci, più o meno popolate, ma quasi tutte molto ortodosse. Lo scopo è informare sulle attività del personaggio politico, porgli direttamente delle domande, esprimere delle critiche. Nel ruolo di amministratore web i politici hanno scoperto di poter raggiungere gli umori dei loro territori, le attese di chi, di solito, ha poche opportunità di incontrarli de visu. E’ una gran bella cosa, bisogna dirlo.
Una vetrina trasparente in cui si possono scrivere le proprie opinioni. Se anche l’interessato non rispondesse, gli altri leggerebbero comunque e la Democrazia è compiuta. Il rischio, e gli psicologi del web lo sanno bene, è che, anche se protetti da un nick, si replichi quella sorta di fenomeno di prostrazione che induce i lettori ad essere comunque reverenziali. Il dibattito, anche quando c’è, finisce per avere le ‘gambe pesanti’, frenato dalla rinuncia ad essere davvero se stessi.
Succede però che qualcuno ‘rompa’ il vetro della vetrina: niente ruoli di facciata e tutti insieme appassionatamente. Non è semplice, nel mondo del web, stimolare il confronto evitando la deriva dell’affronto: ci vuole uno pratico.
Nel profilo fb di Vittorio Facciolla, sindaco di San Martino in Pensilis, le news ufficiali hanno due o tre righe di spazio; il resto è vita e tutta a disposizione dei lettori. Se un lettore ha il coraggio di criticare, il democraticissimo sindaco replica. Another one bites the dust! Alè, niente ipocrisie e affettazioni elettorali. Chi attacca sa che si beccherà la replica.
Propone temi di discussione pubblica:Provate ad immaginare cosa sarebbe via Po e dintorni senza le baracche abusive ed al loro posto un bel prato inglese, panchine ed una nuova rete di pubblica illuminazione? Oppure: Con Don Costantino, convocheremo un’assemblea a mò di stati generali sulla “carrese”; dibattito su regole, prospettive e recupero del significato antropologico della tradizione. Posta definizioni come: sei sammartinese se…E lì, giù con le tipicità meno onorevoli: “Se Michele Iorio viene in bretelle a San Martino ha capito che è l’unico posto dove gli posso fregare pure il pantalone“. Si riferisce agli impegni per completare alcune opere pubbliche, ovviamente.
Gli puoi scrivere ‘abbasso i Giovani’ (il suo adorato carro bianco-celeste) e fingerà di incassare, salvo sbottare all’improvviso per qualcosa che sembrava un’inezia; e lì devi capire che stai solo scontando un vecchio debito di oltraggio alla Corte. Ma nel profilo ‘di Vittorino’ si va soprattutto per proporre: Sindaco, l’acqua è rossa; sindaco, perché non tagliamo l’erba?; l’asilo quando apre? sindaco, quando viene Neffa? A me piace di più Vasco Rossi, ma se proprio non è possibile, andrebbe bene anche Vinicio Capossela.”
Pasquale, 14 anni, si arrabbia molto con i giornali molisani perché, secondo lui, hanno quasi ignorato l’Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni e perdono tempo con le sagre e le festicciole. Il Sindaco lo elegge Presidente onorario. Annarita confonde i nomi dei politici. Chiede se Vitagliano sia parente di ..Il Sindaco risponde: No, Vitagliano è il cugino di Margherita Huck. Peppe interviene e concede una short lesson di storia epica. Il tutto, in uno spazio in cui il nick ‘Sindaco Sanmartinoinpensilis’ ha la fotina di una birbante che sembra lui da piccolo ma si chiama Marianna, di cognome fa Facciolla e incombe su tutto e su tutti, come un ‘Grande Fratello femmina’ che storce il naso quando il primo cittadino perde le staffe; ridacchia invece quando lo fa a ragione. Perché da queste parti i guai non vengono mai soli e talvolta hanno figlie molto poco malleabili. God bless San Martino!
caterina sottile
Ago
17
Francesco Cossiga
17 Agosto 2010 | | Lascia un commento
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Ago
17
Neffa: Sognando contromano Roma, Milano..San Martino in Pensilis
17 Agosto 2010 | | Lascia un commento
Fa un pò impressione, a dire il vero, leggere le tappe del suo tour: Roma, Milano, Bagnoli, Montalto di Castro e..San Martino in Pensilis. Un concerto di fine estate che sarà un evento.
‘Sognando contromano’, la nave di Neffa, approda sulle coste di San Martino in Pensilis, a Piazza Umberto, il 17 Agosto. Porta musica, soul, cuore e una voce che sembra un sax che suona alla luna. Giovanni Pellino da Scafati, in arte Neffa, da ‘La mia signorina’ al Globo d’Oro del 2007, consegnato dalla stampa estera in Italia per la colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek, “Saturno Contro“, ha attraversato molte ere: negli anni ottanta esordisce come batterista in gruppi hardcore punk e con i “Negazione” arriva alla classifica americana. Poi scopre il rap e diventa Neffa. Con l’amico DJ Gruff, crea il gruppo Isola Posse All Star, nome di culto nell’underground Hip hop italiana.
E’ nel 1996 che si fa conoscere davvero realizzando con i suoi “Messaggeri della Dopa” un album omonimo e col singolo “Aspettando il sole”. Mel ’98 esce “107 Elementi”, secondo album della sua carriera solista. Nel 2001 con “La mia signorina” anticipa l’album “Arrivi e Partenze.” Con “Il mondo nuovo“, singolo dalle melodie arabeggianti ha invece anticipato l’uscita dell’album ”Alla fine della notte”. E sorge il soul.
“Sognando contromano”, l’ultimo lavoro contiene undici canzoni di sogni vissuti come speranze in un domani migliore, ispirate e piene di sfumature raffinate, dolci ma mai smielate.
Solo un passo nel futuro per sentire com’è
Non è tempo di fuggire è tempo di tornare a vivere
E’ un’esortazione senza schimazzo ma arriva, arriva forte e chiara ai ragazzi che lo seguono ovunque e stanno crescendo con lui.
Ago
16
Antonio Pennacchi: D’alema unico leader? Ohhh..si, quannne vorrrte te lo devo dì?
16 Agosto 2010 | | Lascia un commento
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Ago
16
Report: la sanità pubblica funziona dove costa meno
16 Agosto 2010 | | Lascia un commento
E l’avevo detto io…
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Ago
16
Nucleare: tecnologia francese tutta per noi
16 Agosto 2010 | | Lascia un commento
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http://www.youtube.com/watch?v=_gNGwOuH4PA&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=L2g_OD8lLxI&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=ahysk0KImtM&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=NjTff7oQlaQ&feature=related
Ago
14
Ancora qualche giorno e ricominciamo a chiacchierare in Tintarelladiluna..
14 Agosto 2010 | | Lascia un commento
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Ago
13
Chi ce fa a guerra nun tene pietà
13 Agosto 2010 | | Lascia un commento
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Lug
31
TERRONI
31 Luglio 2010 | Tagged libri, pino aprile, terroni | Lascia un commento

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Lug
11
Generazione O
11 Luglio 2010 | | Lascia un commento
Antonio Gramsci
Lug
2
Da primonumero.it: una metafora perfetta
2 Luglio 2010 | | Lascia un commento

Secondo me è una metafora molisana perfetta: in vendita, scassati e con un peso sulla capa
Giu
29
San Pietro e Paolo
29 Giugno 2010 | | Lascia un commento

Giu
28
Proprietà privata (nel senso..Privata del diritto alla proprietà)
28 Giugno 2010 | | Lascia un commento



Strada provinciale c.da Bosco Saccione
San Martino in Pensilis
Giu
26
L’ora del lupo
26 Giugno 2010 | | 1 Commento
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Giu
26
Nuovo paesaggio italiano. Oliviero Toscani, delatore del brutto
26 Giugno 2010 | | 1 Commento
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Nuovo Paesaggio Italiano Oliviero Toscani, con Salvatore Settis – direttore della
Scuola Normale Superiore di Pisa,Marco Magnifico – vicepresidente
FAI e Vittorio Moretti – presidente Holding Terra Moretti presenta:NUOVO
PAESAGGIO ITALIANOe lancia un appello a tutti gli italiani:inviateci
fotografie e video, collegandovi al sito www.nuovopaesa…ggioitaliano.it,
di tutto quello che ha rovinato e rovina il paesaggio straordinario
dell’Italia, diventate fotografi utili.
NUOVO PAESAGGIO ITALIANO è un progetto, una ricerca, che grazie al
contributo di tutti, diventa un archivio multimediale, un sito internet,
un’esposizione collettiva in costante aggiornamento. Un contenitore
culturale legato e applicato, non solo, alla territorialità, ma anche
agli usi e ai costumi degli italiani. Ognuno di noi, con i mezzi
tecnologici a disposizione, con il telefonino per esempio, può
documentare il degrado in cui viviamo e le infinite brutture, gli
sbagli, gli scempi che hanno devastato e continuano a devastare
l’Italia. Diventiamo delatori per migliorare il nostro ambiente! Evviva
la fotografia, così finalmente diventerà “vera arte” non da appendere ai
muri, ma memoria storica dell’umanità. NUOVO PAESAGGIO
ITALIANO è un nuovo modo di intendere, comunicare, di parlare di
paesaggio, un atteggiamento di difesa e di attacco. Da oltre due anni
Oliviero Toscani e La Sterpaia, Bottega dell’Arte della Comunicazione da
lui fondata, hanno dato vita a RAZZA UMANA, girando l’Italia per
documentare le facce degli italiani e dei nuovi italiani. Oggi RAZZA
UMANA è un archivio straordinario di oltre 10.000 ritratti e più di
3.000 interviste video e quest’archivio può essere considerato il
“volto” del NUOVO PAESAGGIO ITALIANO che cerca ora “corpo” nel
paesaggio, attraverso l’aiuto di tutti. NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
avrà tante forme e diventerà. un archivio fotografico e video
(aperto a ricevere il contributo di tutti e a essere consultabile).
una serie di mostre fotografiche (strettamente collegate all’archivio
che si andrà a formare), la prima sarà quest’estate a Suvereto presso la
cantina Petra di Terra Moretti (inaugurazione: sabato 10 luglio 2010).
un concorso fotografico. una serie di pubblicazioni che possano
documentare, con edizioni successive, i vari passi del progetto,
dell’archivio, le fotografie, i video, i contributi letterari, i
commenti, le idee che entreranno a far parte di NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
Per partecipare a NUOVOPAESAGGIO ITALIANO inviare immagini e videoinfo@nuovopaesaggioitaliano.itskype:
nuovopaesaggioitalianomms: +39 338 1163674 facebook: nuovo
paesaggio italianowww.nuovopaesaggioitaliano.it
fb:http://www.facebook.com/pages/Nuovo-Paesaggio-Italiano/128709240481386
Archivio Tintarella
Sgarbi e Oliviero Toscani in difesa di Altilia e Pietrabbondante
Giu
25
Elì elì
25 Giugno 2010 | | 16 Commenti

Giu
25
Oggi è stato compiuto un delitto. Non ho più la mia storia
25 Giugno 2010 | | 1 Commento
Questo albero, il mio albero, non c’è più!
Giu
25
Michele Iorio, chi era costui?
25 Giugno 2010 | | 4 Commenti

Dopo la stangata di Tremonti, all’improvviso, i molisani colti e liberi si sono accorti di essere tutti anti-ioriani. Il Governatore arrogante non piace più ai sindaci, ai consiglieri, ai dirigenti e chissà, forse cercano di convincere anche i suoi fedeli elettori. L’avevano votato in massa ed eletto quasi con plebiscito ma ora, all’improvviso, il Molise, come Cuba, scopre di essere sotto un regime. Tremonti, da parte sua, come gli States contro Fidèl, mette i molisani sotto lo schiaffo di un vero e proprio embargo. Il Molise riscopre la sua spina dorsale e cerca di raddrizzarla. O forse, semplicemente, senza soldi Iorio non è più così carismatico. Le file per farselo amico, anche dall’altra metà del cielo, non servono più.
La rabbia e l’orgoglio in dialetto molisano. Oriana ora direbbe: “Quello che avevo da dire l’ho detto. La rabbia e l’orgoglio me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito. Ma ora devo rimettermi a lavorare, non voglio essere disturbata. Punto e basta”.
A me dispiace un po’. Ero antiioriana e anticlientelare. Ora sono solo in una maggioranza libera e autonoma di mezze tacche smarrite..Mha!
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Giu
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Francesco Travaglini: viaggio nel deserto delle certezze svendute
24 Giugno 2010 | | 3 Commenti
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L’archivio di tintarella
Una conversazione imprevista con un uomo nato in Molise nel 1925
Pietro è seduto sulla scala, davanti casa sua. Mi aspetta perché ho promesso di accompagnarlo in campagna. Non può più muoversi da solo e i figli non vogliono mai portarlo a vedere i suoi ulivi. Ne ha molti, almeno mille piante e ne è molto orgoglioso. Da mesi, con scuse infinite, i figli gli impediscono di andare lì, dove ha lavorato per 80 anni, da quando è nato: “Mi chiamo Pietro, ho 84 anni e sono un contadino. Oggi si dice ‘agricoltore’, ma io sono un contadino”. Primapaginamolise.com
Giu
24
Morte di Saviano: la prossima copertina di Max
24 Giugno 2010 | | Lascia un commento

La fotografia apparirà nel prossimo numero del mensile Max (in uscita venerdì prossimo) nel quale campeggia la sua immagine di cadavere steso su una barella da obitorio con tanto di cartellino di identificazione legato all’alluce, ripreso di scorcio dai piedi. Una postura accompagnata dalla scritta “Hanno ammazzato Saviano”
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Ciao, Mons, buon viaggio!
23 Giugno 2010 | | 5 Commenti

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Eclipse twist
23 Giugno 2010 | | 1 Commento


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Giu
16
Tagli, ritagli, fratteglie
16 Giugno 2010 | Tagged fesbùc | Lascia un commento
Avvertenza: è una storia populista e molto democristiana
Mio padre mi raccontava sempre una storiella: due grandi proprietari terrieri litigavano. Uno aveva contratto un debito con l’altro che lo rimproverava di avere troppi cavalli, troppe pecore e troppi attrezzi da lavoro e questo lo avrebbe portato al fallimento. L’altro rispondeva che facendo lavorare tutti i suoi contadini ne traeva il vantaggio della sicurezza e dellas stabilità sociale nel suo territorio. I suoi terreni erano controllati, i suoi mezzadri vigilavano sul bestiame e sulle riserve di grano. Ma l’altro insisteva finchè, stremato e preoccupato per il debito, cedette e licenziò i contadini che l’altro considerava superflui. Dopo qualche mese fallì del tutto e l’altro divenne ancora più ricco e potente. Aveva assunto tutti i contadini rimasti senza lavoro e aveva aumentato a dismisura le spese. Quando gli fu chiesto perchè faceva proprio quello che aveva sempre rimproverato all’altro rispose: “E mica era sbagliato; ma quei contadini servivano a me e ora li pago anche meno di quanto li pagava lui!”
Giu
2
Giunta regionale: Passarelli lascia, presto un riassetto
2 Giugno 2010 | | Lascia un commento
Previsto un cambio al comando di due assessorati e uno pare sia la Sanità. E’ solo un ‘rumor’, al momento senza riscontri ufficiali.
Non ci è stato possibile sapere quale sia l’altro, a cui dovrebbe accedere il consigliere Terzano, finalmente in ‘campo’ nell’Esecutivo regionale per i calci di rigore dell’ultimo anno di questa legislatura.
Sarà però interessante capire, se la notizia sarà confermata, chi oserà ereditare dal giudice Nicola Passarelli un posto in Giunta tanto impegnativo.
Il debito sanitario è un problema enorme, e lo è per tutto il Sud. Il Governo chiede di far quadrare i conti, anche a costo di tagliare i servizi. Un modo per rimettere ordine dove evidentemente la Politica e la pianficazione vera dello sviluppo cede il passo allo sfascio irrecuperabile di quel sud che non ha voluto imparare nessuna lezione dalla sua storia. Ma il Molise, forse, pur avendo le stesse difficoltà, non ha proprio le stesse colpe delle altre regioni bocciate dal Piano di rientro e qualche sforzo di modernizzazione l’aveva pur fatto.
Un magistrato chiamato a ‘guarire’ la Sanità è un’idea che non piaceva ai politici pigri ma neppure agli entusiasti dell’alta ‘tecnologia amministrativa’. Questi ultimi si auguravano l’intervento di un econonomista, o almeno di un fedele economo. La sorpresa, per noi che non abbiamo mai avuto occasione di conoscerlo, è che il nome di Nicola Passarelli, ogni volta che abbiamo provato a sapere qualcosa in più, ha suscitato sempre la stessa risposta: “Una intelligenza finissima”. Forse non è bastata ‘l’intelligenza finissima’ di fronte alla banalità drammatica dei numeri. Ma era corretto il presupposto: pensare al Sud dal Sud è un modo responsabile per ammettere gli errori e per cominciare a nuotare davvero, senza canotti estemporanei. L’unico capitale utile, al momento, è l’intelligenza politica.
caterina sottile
Mag
30
San Martino in Pensilis: due nuove strade intitolate a Falcone e Borsellino
30 Maggio 2010 | | 2 Commenti
primapaginamolise.it
I luoghi sono importanti, caratterizzano fortemente le comunità che in essi vivono. Il sindaco di San Martino, Vittorino Facciolla, ha voluto dedicare due strade, due vie parallele, ai giudici che hanno ‘unito l’Italia’ più solidamente di quanto sia riuscito a fare Garibaldi
L’hanno tenuta unita perchè fosse in grado di resistere all’imbarbarimento dell’indifferenza, dell’analfabetismo morale, del disimpegno.
La cerimonia è prevista nella serata del 12 Giungno. Via Giovanni Falcone sarà il nome di una strada che collega via De Gasperi a via La Pira. Via Paolo Borsellino è la perpendicolare della circonvallazione, di fronte all’ingresso della Banca di Credito Cooperativo. Dopo 20 anni, sarà completata e urbanizzata. Due vie parallele ma che idealmente si incontrano, procedono insieme. Sono solo due nomi ed è solo l’omaggio simbolico di un piccolo paese del Molise a due uomini che l’Italia l’hanno davvero trasformata, rafforzata, rispettata.
Scritti sui cartelli, in una zona di San Martino nuova, abitata soprattutto da giovani famiglie e da bambini, ci saranno i cognomi degli italiani per bene che hanno costruito la spina dorsale di un Paese sempre apparentemente in ginocchio, sempre drammaticamente in equilibrio sulla sua storia. Per fortuna, una storia ce l’abbiamo e non si cancella con qualche anno di disorientamento e neppure si scoloriscono, i loro scritti, le loro parole, le loro azioni, sotto gli slogan di chi distrattamente pensa che ormai non possono parlare più. Parlano, e continuano a dire cose comprensibili e chiare.
San Martino in Pensilis, per poco che valgano i simboli, vuole dire così che le abbiamo in mente le loro parole e non saranno dimenticate.
Caterina Sottile
Bisognava scegliere due nomi per intitolare due nuove strade. Una zona di San Martino in Pensilis relativamente nuova , vicina a Via De Gasperi e via Giorgio La Pira. L’idea è venuta al sindaco, Vittorio Facciolla, e ha coinvolto i suoi concittadini anche attraverso l’ormai famoso ‘FaceBook’. E i sammartinesi più giovani e più avvezzi alla comunicazione diretta via web hanno partecipato con entusiasmo: le due strade avranno i nomi di Falcone e Borsellino, due simboli forti, due presenze ideali che San Martino vuole ‘tenere a mente’. Via Paolo Borsellino è stata completata e urbanizzata, dopo vent’anni e Via Giovanni Falcone è la parallela che incrocia la circonvallazione. Due strade nuove significano una comunità che cresce velocemente. C’è da dire che San Martino ha ricominciato a credere molto nella propria bellezza e proprio in quella zona il nuovo sta avanzando con buon senso, con attenzione al contesto generale. I nomi di Falcone e Borsellino, però, indicheranno una presenza, un contenuto morale in un piccolo luogo d’Italia che vuole contribuire, anche se solo simbolicamente, a far camminare sulle gambe degli uomini le idee di chi è morto per la Giustizia. E’ una gran bella occasione per dire, tutti insieme, che non li abbiamo dimenticati mai. Lo scorso anno lo stesso Sindaco aveva chiesto di poter accogliere la targa dedicata a Peppino Impastato, tolta brutalmente da una biblioteca del nord leghista. Non è solo retorica. I ragazzi hanno bisogno di simboli perché i rami teneri della loro morale diventino tronchi e radici stabili. Due strade che si chiamano Falcone e Borsellino ci obbligano a sapere che l’Italia è fatta di piccole comunità vive, non isolate e non indifferenti al desiderio profondo di appartenenza responsabile. E arriva più lontano una piccola strada di un paesino del Molise che vuole chiamarsi come Falcone o Borsellino che cento autostrade senza civiltà.
Caterina sottile
Mag
24
Iorio, Tremonti e Massimo Romano: i conti della Sanità e gli sconti dell’opposizione
24 Maggio 2010 | | Lascia un commento
I conti, il Governo regionale, li ha fatti benissimo ed ha aspettato che ci convincessimo ad arrenderci all’evidenza. Ma aspetta e aspetta, di campagna elettorale in campagna elettorale, Michele Iorio e i suoi compagni di avventura hanno finto di non capire. E sugli ‘indiani del Molise’ è arrivato di galoppo il generale Custer dei ragionieri di Stato. Il soldato Blu, (per via della penna blu) ha chiuso la partita dei tentennamenti e rien ne va plus.
Io, in rappresentanza dei molisani, ho due problemi seri: le malattie dei poveri hanno bisogno di buon senso, almeno quanto ne abbiano di buoni medici. Il secondo problema è più ideologico: credevo che il mio avversario politico fosse Michele Iorio, con la sua democristiana irriducibilità. Ma le opposizioni, anche quando dicono cose vere e verificabili, finiscono per scivolare in qualche imperfezione. Mi inducono, ogni volta, a provare un po’ di amichevole comprensione per il nemico democristiano. Proprio come succede a Silvio Berlusconi. Ha commesso errori enormi ma la sua opposizione finisce sempre per farlo sembrare un po’ più buono di come realmente è.
Cosa manca nel bilancio stilato da Massimo Romano, in cui spiccano i nomi di Iorio, Vitagliano, Di Giacomo come sodali e rappresentati di Berlusconi e del PdL? Mancano altri due nomi del PdL sannita: Patriciello e Ciarrapico, per esempio. C’entrano con la Sanità anche loro e il riordino potrebbe aiutarli più di quanto abbia fatto il disordine di Iorio.
La dice, prima di lui, anche Ignazio Marino su l’Unità: “Due miliardi di euro per colmare la voragine del debito di una sanità inefficiente in Calabria, Campania, Lazio e Molise. …Ammettiamo, in teoria, che i fondi FAS siano utilizzati per colmare, almeno in parte, il crescente divario nei servizi sanitari e per fare in modo che i cittadini del Sud possano sperare nella stessa qualità delle cure, e quindi nello stesso diritto alla salute, di un cittadino emiliano o toscano, ma è intelligente farlo senza garanzie? Come si può pensare di riversare un miliardo di euro in una regione come la Calabria dove non si riescono a chiudere, a causa delle resistenze di piccoli cacicchi locali, decine di minuscoli ospedali inutili e anzi pericolosi per i pazienti? O dove si registrano record negativi come la più alta percentuale di tagli cesarei del mondo e contemporaneamente il maggiore livello di mortalità infantile d’Italia? Siamo sicuri che la sanità della Campania o del Lazio migliorerà con il versamento di mezzo miliardo di euro ciascuno, prima ancora che i nuovi governatori abbiano detto come riformeranno il servizio sanitario? Sarebbe davvero scellerato indirizzare somme tanto ingenti senza vedere i primi risultati concreti di un piano di risanamento economico e strutturale, senza sapere se i nuovi direttori generali di ASL e ospedali saranno selezionati in base alle loro capacità manageriali e ai risultati ottenuti, oppure per le loro amicizie politiche o parentele. E sarebbe ancora più sbagliato correre il rischio di sperperare risorse che potrebbero invece servire per strade, reti ferroviarie, energie rinnovabili, servizi pubblici e turistici, tentando il rilancio di settori non più competitivi con altri paesi del Mediterraneo“. Marino, queste cose le dice dal 2008, e pone un problema incontestabile: la sanità funziona peggio dove costa di più.
Il Molise, però, non ha torto se cerca di preservare ciò che ha avuto solo da qualche decennio: gli ospedali puliti, organizzati, concepiti come servizi e non come ‘regali’ li avevamo visti a Milano o a Torino, a San Giovanni Rotondo. E di viaggi ne abbiamo fatti tantissimi. Se avevamo il cancro, fino a dieci anni fa, andavamo via. La questione è stata sollevata anche per il Registro tumori: le emigrazioni di malati impedivano uno studio epidemiologico perché disperdevano i dati necessari. Oggi siamo in grado di subire interventi impegnativi anche in regione. Possiamo fare la chemioterapia, la radioterapia a pochi metri da casa.
Persino a Larino, nell’Ospedale considerato più ‘inutile’ tra quelli da tagliare, c’è un reparto di Chirurgia penalizzato dalla mancanza di un posto tecnico di rianimazione e in cui si può affrontare un intervento in laparoscopia e tornare a casa in due giorni. E si può fare ‘anche’ perché il lavoro dei medici è coordinato a quello di buoni infermieri. Questo ci è costato troppo, a quanto pare. Ma se economicamente ci è vietato, o lo sarà a breve, moralmente rappresenta un dubbio pesante. Le opposizioni dovrebbero discutere un po’ di più sul come organizzare la sanità e salvare ciò che ci serve. Utilizzare come leva politica una questione che impone discernimento significa amalgamare ‘i fatti’ perché si montino come panna. Marino dice che con i Fas potremmo costruire strade e ponti e io, molto populisticamente, dico che se posso curarmi il cancro, o anche solo l’appendicite, senza dover attraversare autostrade e ponti, sono contenta lo stesso. Le imprese non ce la faranno a pagare lo scotto della cattiva gestione della Sanità ma nessuno dall’opposizione osa rispondere ad una domanda semplice: chi funziona e chi no, chi ci serve e chi no? E se i ‘conti’ dei nomi non li fa l’opposizione, figuriamoci la Maggioranza.
Se chiudiamo un reparto di chirurgia che utilizza correttamente il day hospital pre-operatorio e rimanda i pazienti a casa in due giorni ma dilatiamo i reparti ‘parcheggio’, sulla carta avremmo garantito un servizio, nei fatti avremmo accentuato lo spreco. In Lombardia dovranno intitolarci almeno una stradina: “Via del virtuosismo, con il contributo dei molisani”
Se Michele Iorio sta resistendo a questo rischio, forse non sbaglia del tutto, indipendentemente dalla sua buona o cattiva fede.
Mag
21
Fotovoltaico, eolico, olii vegetali: i conquistadores dell’energia
21 Maggio 2010 | | 1 Commento
Primonumero.it
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Basso Molise. Il Basso Molise e in particolare la zona delle piane di Larino potrebbe diventare un distretto energetico vero e proprio. Non è una profezia scellerata, ma una prospettiva concreta, almeno a giudicare dalle domande che le varie multinazionali o società locali che operano nel ramo delle rinnovabili presentano ai Comuni dell’area frentana. Tra parchi eolici, campi fotovoltaici, centrali di ogni genere, le richieste sono davvero tante. Tutte concentrate in una zona da sempre votata all’agricoltura, non certo a produrre energia.
Per capire la mole di richieste e il grado di interesse per il nostro territorio da parte di imprese più o meno grandi, basta prendere come esempio e parametro di riferimento il Consorzio di Bonifica Larinese, del quale fanno parte 11 Comuni, in prevalenza compresi nel cratere sismico. Il Consorzio di Bonifica gestisce 50mila ettari di terreni circa, e ad oggi “giacciono” presso gli uffici tecnici dei comuni interessati: 6 richieste per parchi eolici, mediamente di 10 pali ed intorno ai 30 MW di potenza in produzione, e circa 40 richieste per campi fotovoltaici, la cui potenza molto spesso è pari o al di sotto di 1 MW. Non è un caso, visto che per questa potenza (come per la centrale a biomasse che si realizzerà sempre alle piane di Larino) non servono autorizzazioni di impatto ambientale o di altro genere, ma sono gli stessi responsabili degli uffici tecnici a rilasciare le autorizzazioni.
La domanda a questo punto è d’obbligo: perché tutti vogliono produrre energia nella zona a ridosso delle piane di Larino dove insiste una centrale turbogas dell’Enel di vecchia generazione? La risposta è proprio qui. Negli anni 90, quando cioè l’Italia usciva dal nucleare, bisognava attrezzarsi in altro modo nel settore energetico, perciò l’Enel costruì in molte regioni questo tipo di centrali, spesso osteggiate dagli ambientalisti in quanto bruciano una grande quantità di petrolio. Contemporaneamente, sempre all’epoca, bisognava garantire che l’energia si immettesse direttamente nella rete nazionale dell’Enel, che creò in questa zona uno snodo dell’energia per il centro sud. Una sottostazione, in pratica, che riceve e distribuisce energia elettrica: chi vuole produrre energia per la rete nazionale può agganciarsi solo qui.
In virtù di questa “invidiabile” caratteristica, il territorio è diventato appetibile per gli imprenditori dell’energia. Non è un caso se la maggior parte dei parchi fotovoltaici per i quali sono state avanzate domande ricadranno in quest’area. A questo si aggiunge un particolare curioso:: ultimamente molti agricoltori hanno cominciato a subire pressioni da parte di alcune società nazionali, che cercano di convincerli a cedere i terreni per piccoli impianti di produzione di energia da olii vegetali. Sono impianti di piccole dimensioni, molto al di sotto di 1 MW, ma che messi uno accanto all’altro danno come risultato una centrale dalle dimensioni di tutto rispetto. Gli oli utilizzati sono quello di palma oppure l’olio di cartamo, entrambe colture che trovano terreno fertile nel nord Africa. Ma le società che gestiscono la partita garantiscono il prezzo solo per i primi due anni, il che significa che ogni oscillazione successiva di prezzo sarà a carico dell’agricoltore che si fa installare l’impianto. Certo, si può obiettare che «però l’agricoltore utilizzerà la corrente prodotta», ma non è così. Anche in questo caso infatti la corrente prodotta andrà ad immettersi direttamente nella rete nazionale, e quindi la società prenderà i contributi comunitari e quelli del Gestore dei servizi energetici, mentre all’agricoltore andrà un minimo di contributo concesso dalla società e, come regalo, tutto l’onere della gestione, intesa come funzionamento e manutenzione.
Intanto l’ultimo rapporto del gestore dei servizi energetici (marzo 2010), tra energia prodotta da fonti rinnovabili e domanda complessiva di energia elettrica, classifica il Molise al quarto posto tra le regioni italiane con la produzione di energia da fonti rinnovabili più alta con un 26,4% di produzione a fronte di un target nazionale fissato al 22%, ed è interessante vedere come dietro il Molise si classificano regioni come il Piemonte la Lombardia, ,’Emilia Romagna, regioni molto più grandi della nostra e che l’energia elettrica la consumano senza produrla. Dati che fanno tremare i polsi, il Molise deve produrre energia elettrica, deturpando il suo territorio, per darla a regioni che ne consumano quantità spaventose, e qui trova la giustificazione della sottocentrale ENEL alle piane di Larino. Si sa la crisi in atto sta colpendo duramente il settore agricolo, che soffre anche di scelte sbagliate del passato, e di una gestione dei servizi in agricoltura praticamente inesistente, per meglio dire, se la strutture come l’Agenzia Regionale di Sviluppo Agricolo, si facesse carico della situazione molisana, ed iniziasse un serio rilancio del settore forse gli agricoltori non avrebbero bisogno di fare altro sui terreni che spesso sono irrigui, e se a questo aggiungiamo anche che a breve partirà il primo lotto, pari a 75 milioni di euro di lavori per l’irrigazione di tutto il basso Molise, a fronte di un aumento di produzione elettrica, forse qualcosa non torna. Non torna ad esempio il surplus di energia prodotta da fonti rinnovabili, senza che le popolazioni del posto ci guadagnino nulla, non tornano ad esempio gli allarmi che ogni estate lanciano gli enti che gestiscono le acque molisane, su presunte siccità, in quanto l’agricoltura in generale consuma meno acqua di quanta ne consuma ad esempio la Turbogas di Termoli.
(Pubblicato il 21/05/2010)
Mag
6
Scandalo tangenti in Sardegna
6 Maggio 2010 | | 1 Commento
Ora abbiamo capito…anzi, l’avevamo capito anche prima, perchè per mesi si è parlato solo di Noemi, di signorine a gettone eccc…Gli affari veri si facevano come sempre, ma sui giornali solo zoccolandia e fesserie di contorno
Tangenti nel vento
Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell’ambito dell’inchiesta riguardante un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare i progetti sull’eolico in Sardegna
Il business dell’eolico nell’isola è da tempo al centro di indagini giudiziarie e pochi giorni fa la questione era stata sollevata da L’espresso (nel numero ancora in edicola) grazie a un’inchiesta di Fabrizio Gatti che riproponiamo qui di seguito

Vento di mafia, di Fabrizio Gatti, “L’espresso” del 6 maggio 2010
di Fabrizio Gatti
Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l’altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell’autonomismo.
Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L’entroterra incontaminato dell’isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L’energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell’Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.
Si possono vedere all’opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l’ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l’aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l’Italia di pale e piloni.
Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all’ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.
Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di
Ignazio Farris, direttore generale dell’Agenzia regionale sarda per la protezione dell’ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c’è il lavoro dell’ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari, Pinello Cossu (Udc). L’indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l’ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l’imprenditore che ha raccontato al ‘Corriere della Sera’ di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l’amica allora minorenne del presidente del Consiglio.
E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all’omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell’Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all’inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.
L’ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell’Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l’esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell’arrivo da queste parti di Franzinelli c’erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.
L’imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l’accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l’attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall’inchiesta, erano al corrente dell’attività in Sicilia dell’ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l’imprenditore e con i suoi familiari.
Quello di Franzinelli è il classico identikit dello ‘sviluppatore’: una figura tutta italiana nell’affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l’attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l’elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell’energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell’inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un’altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L’uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l’imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d’affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all’elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.

Da quando l’alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli ‘sviluppatori’ investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l’amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un’azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un’interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall’ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L’inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell’anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.
Già tre anni fa Italia nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: “L’approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica”, è scritto nel dossier 2007 sull’Italia: “Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici”. Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l’assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell’inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l’area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.
Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L’impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Alà dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica Falck renewables limited, dell’omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e ‘sviluppatori’ sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato. In Sardegna maestrale e libeccio non mancano. Ma grazie agli aiuti pubblici, l’eolico italiano è anche un affare. Che troppo spesso soffia nella direzione sbagliata: invece di produrre energia pulita e proteggere l’ambiente, alimenta l’economia sporca e il potere dei clan.
Mag
6
Da Primonumero.it: a Larino…centrale a biomasse segreta..Cosa brucerà per funzionare?
6 Maggio 2010 | | Lascia un commento
di Michele Mignogna
(clicca per leggere su Primonumero)
Larino. Larino avrà la sua bella centrale a biomasse. Non è una congettura e tantomeno un’ipotesi, ma un “regalo” alla cittadinanza da parte dell’Amministrazione frentana. Un regalo in dirittura d’arrivo, anche se i cittadini non ne sanno nulla. Difatti, a chiedere in giro, ci si sente rispondere all’incirca così: “Bio che?” “Biomasse? E dove? E quando?”.
Il dove, scoperto per puro caso, è presto detto. L’impianto sorgerà su poco più di tre ettari di terreno nelle cosiddette Piane di Larino, una tra le zone più fertili e irrigate del Basso Molise. L’area è proprio di fronte alla Sacom, azienda chimica che produce concimi e fertilizzanti.
A realizzare l’impianto sarà la Enerbio Srl, con sede centrale a Milano ma con sede legale a Termoli, in via Trieste 17. Sì, perché il proprietario della società ha un cognome piuttosto famoso da queste parti. Si chiama Gianluigi Torzi, ed è il figlio di Enrico, proprietario della dirimpettaia Sacom. Padre e figlio erano fino a non molto tempo fa azionisti di maggioranza della Tag Telecomunicazioni, oggi ceduta alla Smartcom e in profonda crisi: i dipendenti, in cassa integrazione, vantano diversi mesi di arretrati e l’azienda è avviata verso il fallimento.
Visionando la documentazione depositata nell’ufficio tecnico del Comune di Larino si legge: “Progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonti agricole rinnovabili per microgeneratore della potenza di 1 Mega Watt”: Definizione che potrebbe ingannare chi ha poca dimestichezza con microgeneratori e watt, spostando l’attenzione sul vero punto del business delle biomasse. Ovvero il fatto che le cosiddette fonti rinnovabili sono in realtà scarti agro-industriali, deiezioni animali e scarti da macello, con tutte le conseguenze immaginabili sulla qualità dell’aria.
Ma a destare dubbi è soprattutto l’iter autorizzativo del progetto, che ancora una volta mette in evidenza uno tra i principali “difetti” della classe dirigente molisana, ovvero la totale ‘ignoranza’ della volontà delle popolazioni residenti.
La Enerbio srl il 14 gennaio 2008 presenta al Comune di Larino il progetto per la centrale biomasse, che arriva direttamente in commissione edilizia. Commissione, questa, i cui componenti, che non sono esattamente sprovveduti, subordinano alcuni “paletti” al rilascio dell’autorizzazione. E in primis impongono alla società di escludere categoricamente gli scarti animali dal ciclo della centrale. Una soluzione che viene accettata solo al terzo passaggio del progetto in commissione, e solo dopo che la stessa società ha presentato una relazione integrativa in cui, tramite una perizia giurata dell’agronomo Mennone Gianpiero, accetta di utilizzare insilati di mais e sorgo per la produzione di energia elettrica.
E così, “depurato” dagli scarti animali, il progetto il 18 marzo ottiene il parere favorevole dell’Asrem. All’inizio di aprile dello stesso anno (sempre il 2008) arrivano le autorizzazioni dei Vigili del Fuoco e della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici. Insomma, per gli enti e gli organismi molisani non sussiste alcun problema e non ci sono ragioni tali da impedire che una centrale biomasse possa sorgere tra Termoli e Larino.
Manca il nulla osta del Comune di Larino, che arriverà più tardi. Intanto vale la pena “memorizzare” la composizione societaria della Enerbio s.r.l., il cui capitale sociale è pari a 100mila euro, detenuto al 60 per cento dalla Human Capital s.r.l. (società impegnata nella ricerca di capitali finanziari e umani utili al progetto, brava a cercarli soprattutto tra i finanziamenti ed agevolazioni comunitarie, statali e regionali), mentre il 20 per cento è di proprietà della Euroinvest Energia s.r.l. Una società che nulla dice ai “profani”, ma che – è bene saperlo – gestisce gran parte degli impianti eolici e fotovoltaico presenti sul territorio molisano, ed è particolarmente esperta nel settore dei certificati verdi, quelli per intenderci che portano soldoni e alimentano il business dell’eolico selvaggio.
Infine il rimanente 20 per cento del capitale sociale della Enerbio è della Tolo Energia s.r.l.: una “società leader” nella costruzione di centrali a biomasse, che difatti conta di realizzarne nei prossimi anni 15 in Italia.
La Enerbio, insomma, è la “summa” di tre società, e ha un Consiglio di Amministrazione che vede proprio il molisano Gianluigi Torzi presidente, affiancato dai consiglieri Bottari Fabio di Brescia e Ciardullo Riccardo della provincia di Reggio Calabria. Come dire: nord, centro e sud Italia sono equamente rappresentati.
In ogni caso Torzi presenta tutti i pareri positivi rilasciati al Comune di Larino, e la Giunta Municipale stila la delibera di autorizzazione (la n. 256) il 31 dicembre del 2008. 31 dicembre? Esattamente. Poche ore prima del cenone di San Silvestro, assenti il vicesindaco Giovanni Quici e l’assessore ai lavori pubblici Clemente Pascarella, la Giunta – formata dal sindaco Guglielmo Giardino, dagli assessori all’ambiente Giovanni Lapenna, alle politiche sociali Michele Urbano e agli affari civili Giulio Pontico – regala a Larino un impianto a biomasse. E della peggior specie, quello per intenderci che le associazioni ambientaliste di Mafalda hanno bloccato facendo ricorso al Tar. Ma che invece a Larino viene agevolmente autorizzata, guardandosi bene tuttavia dall’informare i cittadini onde innescare più che plausibili levate di scudi e insurrezioni.
Al contrario, la delibera viene approvata in un giorno di festa e tenuta sotto rigoroso silenzio, non si sa quanto colposo e quanto, invece, doloso. La maggioranza al Comune di Larino, ha fatto passare sulla testa dei cittadini un progetto che stanno ostacolando in qualsiasi altra parte d’Italia, proprio a seguito di studi scientifici che ne dimostrano la pericolosità legata al rilascio di diossine nell’aria.
Ma entriamo nello specifico e cominciamo ad analizzare i documenti che Primonumero.it è riuscito a vedere, partendo dal progetto che si propone di riconvertire mais e sorgo, una pianta graminacea. L’impianto si compone di due magazzini, due silos di stoccaggio del materiale e due generatori, cioè motori di grandi dimensioni. Il tutto dislocato su una superficie di circa tre ettari. Nella relazione che accompagna il progetto la Enerbio srl scrive che “per funzionare a regime (e a regime si intende 24 ore al giorno per l’intero anno, altrimenti la centrale non avrebbe senso, n.d.r.) la centrale ha bisogno di 20mila tonnellate di prodotto ogni anno, che producono 16mila tonnellate di digestato – o scarto- che può essere reimpiegato come concime nei terreni”.
La domanda è banale: da dove prende una quantità di prodotto tanto ingente la società che deve far funzionare la centrale? Con l’aiuto di un esperto agricolo facciamo due conti: un ettaro di mais rende al suo massimo 130 quintali di prodotto, cioè 13 tonnellate. Per produrre le 20mila tonnellate che servono alla Biomasse che verrà, occorrono la bellezza di 1500 ettari di terreni – chiaramente irriguo. Eppure in Molise il mais si coltiva, se tutto va bene, su una superficie complessiva di soli 800 ettari. Prendendo in esame il sorgo, cioè l’altro prodotto che la Enerbio vuole utilizzare, i numeri e le superfici raddoppiano ma il risultato del calcolo è comunque di gran lunga al di sotto delle necessità della ditta.
Per giustificare l’impianto e far quadrare i conti, nel maggio del 2008, l’amministratore delegato della Enerbio Torzi Gianluigi firma con l’amministratore della Sacom Torzi Enrico – suo padre – un accordo che recita: “La Sacom ha tra i suoi clienti numerosi agricoltori ed aziende interessate a prodotti quali concimi, fertilizzanti e ammedenti. La Sacom ritira e ammassa nei propri magazzini cereali dagli stessi produttori quali grano, mais ed altri cereali, che possono essere potenzialmente usati per la produzione di energia, quindi la Sacom si impegna a vendere alla Enerbio che si impegna ad acquistare, materiale agricolo per la centrale e gli scarti prodotti come fertilizzanti”. Troppo complicato? Può darsi, ma il punto non è questo. Il fatto è che, anche con l’aiutino della Sacom, i conti non tornano, e i numeri finali sono ancora troppo distanti dalle 20.000 tonnellate che si devono raggiungere per rendere conveniente e produttiva la Biomasse.
In pratica il Molise – e non è certo la scoperta dell’acqua calda! – non dispone di materia prima necessaria per una centrale biomasse, o ne dispone in quantità assolutamente parziali ed esigue.
Due allora le possibilità: o la società va a comprare il prodotto sui mercati mondiali – ma la spesa non varrebbe più l’impresa – oppure questa centrale è stata progettata per fare la stessa fine di una marea di impianti simili: è destinata a bruciare, insieme agli scarti vegetali, altro. E nello specifico i rifiuti. Visti i numeri e le ambizioni del progetto, il dubbio è più che legittimo: e se si trattasse di un inceneritore travestito da centrale energetica con “fonti rinnovabili”? La Enerbio, del resto, è inserita a livello nazionale nella filiera dei rifiuti. Questo particolare insospettisce, unitamente al fatto che Larino e Ururi sono ancora in attesa del piano di raccolta differenziata dei rifiuti. La domanda è anche in questo caso legittima: perché questi Comuni sono ancora sprovvisti di una seria ed efficace raccolta differenziata dei rifiuti?
Ora, che la questione sia stata trattata in maniera quantomeno superficiale dall’Amministrazione è provato dal fatto che nessuno ne vuole parlare, e molti tra gli amministratori di maggioranza ed opposizione non ne sono nemmeno a conoscenza. Il metodo utilizzato, quello cioè di decidere nel chiuso di una stanza e senza informare i cittadini che in quella zona deve realizzarsi una centrale a biomasse, esplica il concetto di energia rinnovabile del sindaco e della Giunta e pare replicare le scelte del 1990, fatte dallo stesso Giardino sindaco anche all’epoca, con la realizzazione di una centrale Turbogas dell’ Enel che oltre ai danni non ha prodotto nulla. Se si vuole far diventare la Piana di Larino un distretto energetico della peggior specie, si abbia almeno il coraggio di dirlo ai cittadini.
(Pubblicato il 05/05/2010)
Risponde l’amministratore unico di Enerbio
http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=30304&goback_link=index.php
Mag
4
Pronto, Arturoooo…
4 Maggio 2010 | Tagged carrese | Lascia un commento
Pronto Arturooo
clicca su per vedere il video limonata di Dandy…Questo l’ho ricevuto a mò di limonata virtuale da un fedele lettore di Tintarella….
Dandy…fai in modo che non ti acchiappi troppo presto..Perchè comunque..ti acchiappo
Apr
18
Parchi eolici: a San Martino sono stati chiesti e ottenuti tre permessi
18 Aprile 2010 | | Lascia un commento

Il parco Sorgenia e il parco new green energy sappiamo dove sono. Ma Selwind non so ..

Apr
1
A San Martino i costruttori di centrali atomiche.
1 Aprile 2010 | | 1 Commento
Termoli. Potrebbero essere qui solo per visionare il lavoro sulle centrali eoliche del Basso Molise. Ma la loro presenza a Termoli è inquietante. Alcuni funzionari della ditta Areva, azienda francese specializzata in energia nucleare e fonti rinnovabili, sono stati avvistati nei giorni scorsi in città. La rivelazione arriva da Antonio Fasciano, coordinatore regionale di “Per il bene comune” e fino a pochi giorni fa candidato sindaco. «Erano a bordo di un furgone – racconta con tanto di foto – che ha spaziato da Larino a Campomarino fermandosi nei pressi di una delle centrali eoliche in costruzione dalle parti di San Martino in Pensilis». Ma è a Termoli che il nome di Areva fa più paura. C’è la possibilità che si sia trattato di un sopralluogo per la futura realizzazione di una centrale nucleare? Il silenzio di chi sa comincia a farsi assordante e la gente esige risposte.
Areva è una società che lavora nel campo dell’energia con particolare attenzione a quella nucleare. E’ controllata per la quasi totalità dal governo francese e questo porta a fare un altro collegamento. E’ notorio che Berlusconi e Sarkozy firmarono mesi fa un accordo per una collaborazione legata alla realizzazione di nuove centrali atomiche in Italia. Non è ancora certo ma i ben informati sostengono con assoluta certezza che la società che si occuperà della realizzazione delle nuove centrali italiane verrà fuori dalla cooperazione fra l’Enel e la Edf, la corrispettiva francese. Da qui, il ruolo di Areva.
E’ altrettanto risaputo che Termoli sia da tempo nelle tante liste in circolazione di possibili siti nucleari. A questo punto l’avvistamento di Areva a Termoli autorizza cattivi pensieri. «Che ci fanno questi signori a Termoli?». La domanda di Antonio Fasciano interpreta i dubbi e le angosce di tutto il Basso Molise. «Li ho visti attorno al 20 marzo – rivela Fasciano – ma non ho voluto strumentalizzare la cosa in campagna elettorale». L’ex candidato sindaco racconta di non essersi limitato a scattare fotografie. «Insieme a due amici li abbiamo seguiti. Si sono diretti prima verso le piane di Larino, quindi dalle parti di Portocannone, San Martino in Pensilis e Campomarino. A San Martino hanno sostato nella zona vicina a dove stanno costruendo un parco eolico e c’è una centrale di raccolta energetica». Il vero motivo della visita dei francesi in Basso Molise è un mistero. «Certo, non sappiamo cosa si sono detti ma la loro presenza qui mette ansia. Di certo non sono venuti per montare delle lampadine. Sono degli squali».
Secondo Fasciano i tecnici di Areva hanno alloggiato a Termoli e sarebbero ancora in zona. «Io voglio essere amico di tutti e qui si continua a dire di no ma qualcuno ci deve spiegare. I Verdi in Francia hanno diffuso una lista in cui Termoli è presente. All’estero si sanno cose che a noi vengono tenute nascoste». Il sospetto che la scelta sia stata effettuata da tempo all’insaputa delle popolazioni è fortissimo. Lo stesso governo, mesi fa, rinviò l’ufficializzazione dell’allocazione delle nuove centrali al post-elezioni regionali. Ora che la tornata elettorale è passata non si attende altro che l’annuncio. Solo allora, forse, la visita di Areva a Termoli avrà avuto una spiegazione.
Le immagini nella galleria fotografica
(Pubblicato su PRIMONUMERO.IT il 01/04/2010)
Mar
12
Ngopp u Merajòne
12 Marzo 2010 | Tagged san martino in pensilis muraglione | 3 Commenti

http://www.youtube.com/watch?v=jYuoSS4Um4g
24 Gennaio 2010
Mar
4
Michele Sottile: l’arte bisogna meritarsela!
4 Marzo 2010 | Tagged arte, michele sottile | 1 Commento
PrimaPagianMolise.it

Il suo ‘segno’ diventa sempre più essenziale, in un’evoluzione con cui sembra catturare l’attimo, nel moto delle cose:
Cerco nella pittura, nel fare pittura, di seguire determinate regole, infinite, ma sempre regole, ed è da questo conflitto fra ordine e disordine, visionarietà e azzardo che è maturato il mio percorso. Per me la libertà non è uno sfogo irrazionale e folle dell’eccentricità, che a mio avviso non é mai interessante, ma bensì trovare delle regole con cui poter costruire un sistema di lavoro. La superficie è il campo del mio fare artistico, per superficie intendo quel luogo in cui si scontra la fisicità della vita, della realtà ma allo stesso tempo è quel limite in cui può avvenire qualcosa che può essere riempito dalla tua percezione della superficie stessa. Un affresco su un muro: la pittura è stata fatta su una superficie solida, materiale, pesante, grave ma la pittura rappresenta proprio quell’accadimento misterioso che de-materializza la superficie del muro facendola diventare altro da se , e la pittura dove accade? Sulla superficie, su questo luogo che non sai bene materialmente cos’è, non sai dove inizia e dove finisce e che segna il limite fra il fisico ed il mentale, e questo è il luogo che mi interessa che è passaggio metafisico per eccellenza, che è la porta fra la realtà e il possibile.
Una “Cloaca contemporanea.”
Certa arte contemporanea tende a evacuare le emozioni, l’orrore, lo sconforto, l’angoscia, facendosi sovrastare dagli avvenimenti esteriori e le emozioni interiori, passivamente, senza mediare, annegando nelle propre lacrime e nel proprio vomito, inondando di sangue e insetti morti le sale espositive, senza creare niente, svuotandosi e mostrando le proprie frattaglie, senza avanzare. Dimenticando che l’arte sola puo’ salvare dal mare caldo delle proprie lacrime attraverso la sublimazione.
Link: http://sottile.monsite.orange.fr/
Feb
22
Antologia di luce bianca: un medico sensibile come un poeta
22 Febbraio 2010 | Tagged antologia di luce bianca, pietro picucci, pietro picucci poesia antologia di luce bianca larino vietri, poesia, vietri | Lascia un commento
PIETRO PICUCCI: ANTOLOGIA DI LUCE BIANCA, POESIE PER LA VITA
Larino. “Raccontano storie le parole. Storie bugiarde, crude, evanescenti….Non portare lontano la tua rabbia ansiosa. A volte una sosta può bastare”. Si chiude così ‘Antologia di luce bianca’, del dottor Pietro Picucci. Mezzo secolo trascorso tra i corridoi di un ospedale, il Vietri di Larino, all’ombra di una lampada di luce bianca. Tra le mani sempre il sigaro, quasi a voler nascondere la loro abilità di chirurgo. I medici incontrano storie di uomini e di donne che fuori da un ospedale sarebbero straordinarie e dentro sono ‘normali’. La confidenza con la complessità dell’anima a lui è servita a vedere meglio negli occhi di ogni suo paziente. La sala operatoria, l’ambulatorio di Endoscopia e il reparto delineano un percorso difficile in cui la malattia deve essere spiegata. In quel viaggio quotidiano tra i letti e le pareti verdi, i rumori metallici di un carrello e l’inspiegabilità della sofferenza umana c’è la vita e la sua ribellione al dolore. Pierino Picucci ne ha colto tutta la forza ed ai ‘suoi’ malati ha dato un angolo di Paradiso: una pagina di poesia. I loro nomi, le loro storie, sono capoverso di una poesia bella come l’amore, breve come la vita. Nel filo leggero che unisce ciascuna esistenza all’altra c’è la riflessione dolente di un medico che osserva, a distanza, il limite tra scienza e coscienza. Sembra quasi che si sorprenda, egli stesso, delle certezze del chirurgo e si lasci vincere dalle ‘speranze’ di un uomo. La bellezza del battito ribelle del cuore sguscia via, recalcitrante a tutto; c’è qualcosa di beffardamente razionale nel suo disincanto che non è cinismo. Il medico conosce il traguardo ed ogni ostacolo che il paziente potrà solo intuire. Eppure, sfogliando ‘Antologia di luce bianca’ abbiamo l’impressione che gli esseri umani, anche nella loro debolezza, vincono, sorprendono, superano il limite della conoscenza. Picucci sa quanto sia potente anche l’ultimo alito di vita e non ha mai pietà dei suoi malati indifesi, ma ne è complice. Lo racconta magistralmente Umberto Cerio, in una prefazione che è un libro nel libro. E la sorpresa è che alla fine, ci scappa da ridere. Nessun dolore potrà mai toglierci l’istinto alla vita, l’inattesa via d’uscita dell’ironia. Questo libello assomiglia molto al suo autore: sembra un quaderno di appunti, edito dalla Litografia Rossi in uno stile un po’ demodè, rassicurante e pulito come le lenzuola di un letto d’ospedale. Ma basta aprirlo per avvertire il gelo inafferrabile del disincanto. Sulla copertina, un cardo fiorito evoca la nostalgia della vita che si ripete, malgrado tutto, ad ogni nuova stagione. E tra le sue pagine il dolore degli uomini come uno scudo alzato contro la morte. Al medico tocca fomentare un’illusione o, talvolta, accade di essere risparmiato. Ci si può capire senza troppe parole fra ‘uomini che hanno vissuto abbastanza e non hanno più paura di nulla: “Arrivederci e grazie, così te ne andasti in un Settembre che sembrava Primavera; al sole tiepido del mattino. Arrivederci e grazie, tolgo il disturbo, professore”. Immaginiamo un dialogo non scritto tra medico e paziente e ci imbattiamo in altre storie, dentro questo libro gentile come una stretta di mano. Alla fine ci aspettiamo che i pazienti gli dicano: “Non temere, professore, non è solo della tua scienza che dovrò nutrire la mia speranza. Dovrò contare su me stesso, sul mio Dio, ma tu mi hai aiutato a non sentirne troppo la mancanza”.
Un passo a due, delicato, come tra due esseri che si amano e si conoscono profondamente. Lui conduce per mano lei e si incontrano con commovente bellezza. Lui è il medico, la scienza, la ricerca. Lei è la malattia. Fra loro, la fragilità umana diventa poesia. ‘Antologia di luce bianca’ è il dono bello di un medico agli uomini e alle donne che ha accolto fra le braccia della sua conoscenza. Quarant’anni fra i corridoi di un reparto di chirurgia e la sala operatoria sono diventati poesia e raccontano il cuore e le emozioni che attraversano la ‘luce bianca’ di un ospedale. Pietro Picucci, chirurgo dell’Ospedale Vietri di Larino, ha conservato in sé ogni volto, ogni voce delle persone che ha curato e ne ha raccontato l’anima. Il dolore, le paure, le attese di un malato che cerca risposte nell’apparente imperturbabilità del suo dottore; ma anche l’ironia travolgente di un uomo intelligentissimo che gioca e domina la complessità della vita sorridendo al ‘male di vivere’.
Caterina Sottile
NICOLA DE FRANCESCO
http://www.termolionline.it/notizie/la-poesia-tra-le-corsie-di-un-ospedale-15282.html
Gen
17
Iorio Angelo Michele, 17 Gennaio 1948, Morrone del Sannio. Buon compleanno, Presidente!
17 Gennaio 2010 | Tagged Michele Iorio | Lascia un commento
Auguri, Presidente!
Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche. A Nuovo Molise arrivano messaggi firmati BR e sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica.
La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si, e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci.
Io personalmente, proprio nel giorno del Suo genetliaco scrivo l’ultimo articolo come direttore responsabile di Primapaginamolise e la coincidenza si prestava a quel genere di editoriale, un po’ disimpegnato e un po’ ruffiano, adatto a cominciare la Domenica sorridendo.
Cosa sta succedendo? A Nuovo Molise ancora una volta arrivano pallottole e lettere minatorie. Ma questa volta sono firmate BR. Sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica: ”Si avvicinano le elezioni, è tempo di infamare! Il copione si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il bidone che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere (utilizzando alcune foto del tutto neutre) che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia”. E’ lo stesso Di Pietro a denunciarne l’esistenza ma ciò che arriva ai lettori è il gelo di una guerra di nervi e di veleni che l’Italia ha già conosciuto e da cui è uscita a fatica.
Ci ricordiamo tutto, all’improvviso, ogni volta che le parole scritte sui giornali ricominciano a diventare pesanti: piombo, dossier, corvi, servizi segreti deviati, mafia. Sono le parole magiche con cui l’Italia si paralizza, come colta da un malefico rito wodoo.
Al di là del palcoscenico dei giornali e della politica, le aziende, i luoghi in cui concretamente le persone per bene hanno la possibilità di rendere dignitosa la loro esistenza attraverso il lavoro, sono in crisi. Ad ogni annuncio di chiusura avvertiamo il movimento di una frana che ci spaventa. Siamo davvero così in pericolo? Lo saremmo se l’Italia della gente che costruisce ricchezza fosse sovrastata da quella che la utilizza senza alcuna coscienza. Finchè, invece, un Paese avrà rispetto per le proprie ‘braccia’ non avrà troppa paura. La possibilità di essere seri, di essere presenti a noi stessi ci proviene dal senso profondo del valore del pane. Sembra un’omelia domenicale ma è così. Cito, non a caso, Claudio Magris: “Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi… Centottanta quintali di pane buttati via ogni giorno a Milano, novecentocinquantanovemila tonnellate di pane consumate in Italia lo scorso anno…Lafitte, il banchiere di Luigi Filippo re di Francia, diceva che la finanza ha spesso la meningite ed era uno che s’intendeva di numeri e del loro rapporto, così spesso bislacco, con le cose. La cifra del nostro stipendio la sentiamo concretamente corrispondere alle cose in cui può convertirsi e si converte un pranzo, un cappotto o l’affitto finché non comincia a slittare così pericolosamente rispetto al costo della vita da diventare fluttuante e irreale, perché non sappiamo più a cosa corrisponde in realtà, a quanti caffè al bar o a quante stanze di un appartamento in affitto…Quello spreco di pane appartiene alla follia generalizzata in cui e di cui viviamo ..La mia generazione lo sente più fortemente di quanto lo sentano quelle più giovani, perché, pur non avendo mai patito la fame, sono cresciuto in un’epoca in cui si mangiava tutto quello che c’era nel piatto, senza buttare via niente…Distribuire, ai milioni e milioni che non li hanno, il pane e l’acqua che ci avanzano è più arduo che viaggiare nello spazio o realizzare mutazioni genetiche..
(Claudio Magris, Corriere della Sera, 06 Gennaio 2010)
I molisani non sprecheranno mai il pane, di questo non ci dobbiamo preoccupare. Ma stanno sprecando la terra per produrlo, le intelligenze e le energie nuove e lo stanno facendo senza percepirne il danno. Accade ogni volta che un buon progetto viene triturato in un meccanismo cieco. Ogni volta che il lavoro utile a produrre ricchezza diffusa si disperde nelle speculazioni estemporanee. Gli operai che rischiano il lavoro non avrebbero paura di ricominciare se in questo territorio fosse facile o almeno possibile realizzare buone idee o se bastasse ‘darsi da fare’. Invece sanno bene che non è così.
Primapaginamolise è un giornale giovane, un po’ sperimentale ma solido. Una piccolissima azienda nata sotto una buona stella per dimostrare che in Molise “sé po fà!” E’ più facile di quanto lo sia per gli operai delle fabbriche ma si può tentare, si può costruire lavoro facendo ciò che sappiamo fare? Spero che prima o poi riusciremo a risponderci, senza barare e senza neppure piangerci addosso.
Presidente Iorio, io Le auguro, con assoluta serietà, la consapevolezza di aver difeso davvero il pane e la preziosa conoscenza che serve a stabilirne il valore.
Caterina Sottile
• Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele
• Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo
• TERMOI2010/ AAA classe dirigente cercasi: Termoli, l’energia e il futuro già visto
Gen
1
Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo
1 Gennaio 2010 | Tagged 2010 | 1 Commento
Non ha avuto soldi per alimentari: + 112,1%
Non ha avuto soldi per spese mediche: + 15,7% .
Questa è una percentuale inquietante, soprattutto perché immaginiamo possa riguardare soprattutto bambini e anziani o comunque nuclei familiari in cui ci sono entrambi.
Non ha avuto soldi per vestiti necessari: + 37,6%
Arriva a fine mese con molta difficoltà: +36,4%
Non riesce a riscaldare la casa adeguatamente:+19,8%
e l’8,4% non può pagare con regolarità le bollette, presumibilmente anche quelle per l’elettricità.
Il Molise sembra essere diventato il primo produttore di energia del mondo, da qualche anno a questa parte, e la percentuale di famiglie che non riesce neppure a scaldare la casa è aumentata del 19% nell’ultimo anno.
Immaginiamo il Molise come una spiaggia in cui sono passate tante ruote, pesanti o leggere. Osservando i solchi si può capire quanto chiaro, utile o meno, sia stato il percorso compiuto. E allora, piuttosto che giudicare le manovre inutili o sindacare sulla profondità della traccia cominciamo a metterci al fianco dei piloti e a guidare il progresso di questa regione.
Il Molise ha un problema che nessuno sembra considerare importante: l’identità sociale che proviene dal lavoro. La precarietà, diventata normale, impedisce alle nuove generazioni di ‘essere’ oltre che di fare.
Quell’atteggiamento di sconfitta atavica banalmente definito ‘mentalità clientelare’ in realtà è adattamento acritico a ciò che c’è. La rinuncia a pretendere di modificare il percorso deve essere percepito da tutta la Politica come una sconfitta etica pesante; un basso livello di reattività popolare non deve rassicurare chi governa perché la disattenzione apparente dequalifica i politici e li rende interscambiabili. E’ un effetto collaterale ingovernabile a lungo termine e non certo solo molisano.
Di tipicamente molisano invece abbiamo una concezione feudale dell’economia, tutta arroccata e in bilico sulla roccia del denaro pubblico. L’economia globale ha deteriorato ulteriormente il delicato equilibrio dei paesi, travolti dall’aggressività dei grandi centri commerciali che hanno divorato gli spazi delle piccole attività a gestione familiare. Così come ha sfiancato gli agricoltori. Proprio a causa della crisi i prodotti alimentari tipici sono diventati voce trainante del mercato italiano. Gli italiani hanno imparato a spendere bene e comprano cose buone, indispensabili, scegliendo la salute e rinunciando al resto. In Molise, in controtendenza, si svendono aziende agricole magnifiche perché alla difficoltà dei contadini si è risposto con i venditori porta a porta di energia. In pochi mesi abbiamo visto un’invasione, fino a sfiorare la speculazione, che ha definitivamente demotivato i coltivatori, spinti a compiere scelte estemporanee e frettolose.
L’agricoltura ha bisogno di una visione d’insieme in cui ciascuna azienda non è indipendente dall’altra. Tutte sopravvivono solo preservando l’intero territorio. E se la crisi annienta il commercio, l’agricoltura, la piccola impresa, genera disoccupati adulti, che hanno difficoltà maggiori a reimmettersi nel ciclo del lavoro.
In attesa di una modernità che non si è mai compiuta i paesini del Molise non hanno più la forza di vivere di micro economia e si sono trasformati in vuote periferie che producono solo nuovi bisogni.
Non mi spaventa la povertà, ammesso che si possano definire povere comunità per le quali l’auto, il telefono, internet, l’istruzione o l’accesso all’informazione sono comunque un’ovvietà. Mi spaventa molto invece l’inerzia diffusa, l’assuefazione alla frustrazione per i diritti negati che ci autorizza, tutti, a non sentire la responsabilità di difendere ciò che abbiamo. Eppure, continua ad annoiarmi molto la retorica del ‘capo cattivo’ oppressore del popolo buono.
Siccome siamo quasi nel 2010 posso permettermi di dialogare con i lettori di primapaginamolise come un’anziana seduta su una panchina, al sole tiepido di questo secolo con poche speranze e molte possibilità.
Il primo compito che mi fu affidato quando cominciai a scrivere fu la cronaca di una conferenza sulla gestione del patrimonio idrico del Molise. Si parlò delle stesse cose di cui parliamo ancora: l’acqua è nostra o non è nostra? La diamo alle altre regioni o ce la teniamo? Anche allora il Presidente del Molise era Michele Iorio, dopo il famoso ribaltone, e anche per lui era il primo incarico, in fondo, anche se ben più impegnativo del mio. Mi fu presentato molto gentilmente e gli dissi: “Mi chiamo…sono corrispondente per San Martino in Pensilis” Certo, sapevo che non era proprio un curriculum degno di nota, ma non potevo mentire. Rispose, senza scomporsi: “San Martino in Pensilis ha anche un corrispondente?” Ecco, al mio esordio nel mondo del lavoro capii subito che qualunque lavoro tu faccia, se lo fai in un piccolo territorio perdi tempo. Gli imprenditori, i piccoli o grandi datori di lavoro, hanno bisogno di strade, di tecnologia efficiente, burocrazia snella, di comunicazione veloce e di sicurezza sociale. Un’impresa sana in un contesto ‘lento’ perde metà del suo valore e sono proprio gli investitori più sani che non possono rinunciare a tutto questo anche se in cambio darebbero qualificazione, legalità del lavoro e ricchezza diffusa. Non è facile come scriverlo su un giornale, ma si può fare.
Per questo voglio dedicare gli auguri di Primapaginamolise a chi ci crede, a chi vorrebbe e non pensava di trovare ascolto, agli anziani del Molise che fanno fatica a mettere insieme pranzo e cena ma non diranno mai di essere poveri. Auguri ai padri e alle madri che hanno paura di non capire cosa accade ai loro figli quando li vedono disorientati e pallidi, qualche volta troppo aggressivi, qualche volta troppo arrendevoli. Auguri agli operai che hanno perso il lavoro, a quelli che temono di perderlo. Auguri agli studenti, perché sappiano che nei loro libri c’è tutta la forza che serve per camminare senza stancarsi. Auguri a chi è in fila dietro gli sportelli, a chi è in lista d’attesa negli ambulatori, a chi è in ospedale. Auguri ai giornalisti, perché siano umili ma non sottomessi. A chi festeggerà felice e a chi non ne avrà molta voglia. Auguri alle Forze dell’Ordine e anche ai detenuti. Auguri agli uomini e alle donne per bene di questa regione che malgrado tutto è la nostra e le vogliamo bene.
Buon anno, ragazzi!
• Luigi Mazzuto: il lampeggiante è mio e me lo gestisco io.

• 31 Ottobre 2002: siamo tutti colpevoli
• Eolico: partnership tra Regione, Alerion e News Green Energy?
• “Mi chiamo Pietro, ho 84 anni e sono un contadino”
• La Rivoluzione turchese: e se invece di un calzino si scoprisse un perizoma colorato?
• Il nodo e il lodo: nucleare e articolo 3 della Costituzione
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Cronaca (molto parziale) del 2009
Ott
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Eolico: partnership tra Regione, Alerion e News Green Energy?
27 Ottobre 2009 | Tagged eolico, primapaginamolise | Lascia un commento
“La Regione Molise ha commissionato alla Vestas una fornitura di 29 turbine V90-2.0 MW da installare in Molise ” Alessandro Marangoni, docente della Bocconi di Milano, parla di partnernariato fra Regione, New green Energy e Alerion
Ott
26
Così è, se vi pare
26 Ottobre 2009 | Tagged massimo d'alema, primarie | Lascia un commento

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26
Se non sai difendere ciò che è tuo, non hai rispetto per ciò che non è tuo
26 Ottobre 2009 | Tagged primapaginamolise | Lascia un commento
“Mi chiamo Pietro, ho 84 anni e sono un contadino”
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Pedalare..và
25 Ottobre 2009 | Tagged amministrazione, cocco, eolico | 15 Commenti
25/10/09 – COCCO: «DA FONDI EOLICO INCENTIVI CONTRO LO SPOPOLAMENTO»
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Mappa centrali nucleari
25 Ottobre 2009 | Tagged nucleare | Lascia un commento
MAPPE NUCLEARI PER L’ITALIA
Ott
25
Elezioni primarie e vicende secondarie
25 Ottobre 2009 | Tagged primarie | Lascia un commento
Premesso che non me ne importa nulla, le Primarie sono servite a far parlare un po’ anche del PD. E se proprio non c’era altro su cui discutere, va bene pure questo. La mia preoccupazione è che bisogna sempre coltivare il dissenso, sennò la Democrazia se ne va col vento dei parchi eolici off shore. Io dico soltanto questo: Berlusconi ha un solo e vero punto debole: la politica energetica. Perchè il PD, attraverso Repubblica ma non solo, ha passato l’estate parlare di zoccole e non di Sanità pubblica che si chiude per mafia e per i debiti che fanno gli sprechi tipici dei sistemi mafiosi (non per chissà cosa)?
Ott
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Un albero di trenta piani
22 Ottobre 2009 | Tagged amministrazione, eolico, martino, pensilis | 5 Commenti
Ott
21
Il vento sradica gli alberi: l’elica non passa e bisogna tagliare..Attorno, silenzio!
21 Ottobre 2009 | Tagged amministrazione, eolico, martino, pensilis | 4 Commenti
Ott
20
Arrivano arrivano
20 Ottobre 2009 | Tagged amministrazione, eolico, martino, pensilis | 2 Commenti

Ott
19
Le donne, gli omosessuali, gli immigrati e i bassomolisani
19 Ottobre 2009 | Tagged mazzuto, primapaginamolise | Lascia un commento
Le donne di Isernia vogliono che il Presidente della Provincia le rappresenti in Giunta, con un assessore esterno femmina, per equità sociale. Noi del basso Molise ci proproniamo allo stesso modo, anche in una Giunta comunale di qualche paesino vicino a Isernia. Pure questa sarebbe equità sociale.
Ott
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Scandalo Australia: D’Alete litiga con Totaro
19 Ottobre 2009 | Tagged molise, quotidiano, rassegna, rassegnata stampa, totaro | 15 Commenti
Francè…io conosco ‘il contesto socio-culturale diessino’ ahhahahah..e credo pure che Tonino D’Alete non mollerà la presa..ahahahahaha
Ott
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Erminia Gatti: io sono un avvocato e lavoro per vivere
18 Ottobre 2009 | Tagged gatti, primapaginamolise | Lascia un commento
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Iorio come Arpagone e un tintinnìo sinistro di monetine
15 Ottobre 2009 | Tagged giornali, primapaginamolise | Lascia un commento
Iorio come Arpagone e un tintinnìo sinistro di monetine
Ott
15
L’Onu critica l’Italia: “Sull’omofobia è stato fatto un passo indietro”
15 Ottobre 2009 | Tagged primapaginamolise | Lascia un commento
"Lo stop alla legge sull’omofobia giunto ieri dal Parlamento italiano é un passo indietro per i diritti di gay e lesbiche". Lo ha affermato Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani. "E’ necessaria ovunque la piena protezione", ha detto nel corso di una conferenza stampa Pillay rispondendo ad una domanda sull’Italia.
La violenza non si può ignorare - L’omosessualità e gli omosessuali vengono criminalizzati in alcuni Paesi ma non possiamo ignorare che i gruppi minoritari e tra loro gli omosessuali sono soggetti non solo a violenza, ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita". Pillay è intervenuta a Bruxelles alla presentazione del nuovo ufficio dell’Onu per i diritti umani presso la Ue". L’Aula della Camera ha bocciato la legge di Anna Paola Concia, deputato del PD. L’omofobia è l’ennesimo sbruffo di nebbia nel dibattito politico italiano. Mai che si possa discutere sui temi oggettivi piuttosto che seguendo gli opportunismi dei conticini elettorali. E alla disattenzione per i problemi scomodi, la sinistra reagisce sempre con quegli eccessi di zelo propagandistico che si disperdono nella lacerazione interna delle sue troppe anime, non sempre libere. L’Assemblea di Montecitorio ha approvato la questione pregiudiziale avanzata dall’Udc (che ha ritirato l’iniziale richiesta di voto segreto) anche con i voti del Pdl e della Lega. Pd e Idv hanno votato contro, a parte Paola Binetti, che ha così provocato un ‘caso Binetti’. Franceschini lo ha definito un ‘signor problema’. Non si procederà quindi all’esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti i fatti commessi "per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato". Vero è che la violenza non si può ignorare ma qualche perplessità ce l’abbiamo. Perché occorre una legge che sembra un voler contrastare gli apartheid con una legiferazione settoriale? Ci sembra quasi che ciascuno coltivi il proprio spazio, nell’ordinamento giuridico, scollando la struttura portante: l’equità e l’universalità del diritto. Un omosessuale picchiato per strada senza alcuna ragione, colpa, spiegazione razionale è una persona che subisce una violenza, già di per sé aggravata dalla efferatezza ingiustificata. Non ha a che fare con le ideologie ma con la delinquenza. In Italia continua a sepeggiare quello strano equivoco con cui si mischia l’ideologia con il buon senso. Agli omosessuali non gliene importa nulla se a me non sono simpatici, se ciò non costituisce un pericolo. E le nostre leggi dovrebbero bastare già. continua su Primapaginamolise.it
Ott
14
Corrado Sannucci: un addio difficile come l’ultimo metro di gara
14 Ottobre 2009 | Tagged corrado, sannucci | Lascia un commento
Inviato di Repubblica, scrittore e appassionato di ragby, Corrado Sannucci ha combattuto contro il cancro con la tenacia di uno sportivo e il buon senso dell’allenatore.
Gli stadi, le Olimpiadi, le gare di tutto il mondo erano la sua dimensione naturale
Ha sposato Mariateresa, la sua splendida moglie molisana, di San Martino in Pensilis. Ed è nata Olimpia, bella e privilegiata, sempre immersa fra libri e consigli giusti per diventare grande con gioia: il suo privilegio è di aver avuto un papà intelligente, spiritoso, pieno di cose interessanti per la testa; la Politica, ma anche lo sport e la scrittura. Corrado Sannucci veniva spesso in Basso Molise ma non amava molto la disattenzione con cui noi che ci abitiamo sembriamo avere per le sue cose belle. Il cancro non aveva spuntato la sua penna e durante la malattia scrisse un libro di grandissimo successo:"A parte il cancro tutto bene" Il titolo lo aveva ispirato il ragazzo del suo bar preferito che una mattina gli disse: "Allora dotto’, che si dice oggi di questa Roma?". Corrado gli spiegò della malattia e lui:"Beh, a parte il cancro tutto bene, no?"

Un giornalista come lui non poteva rinunciare a cogliere quel guizzo di purezza e trasformarlo in parole e pagine. Lo sport era la sua canzone, lui che era stato anche cantautore, il suo romanzo, la sua poesia. E della degenerazione dello sport scrisse prima degli altri: La notte del Calcio. E poi altri libri, fino all’ultimo, quello che parlava del mieloma che ha fermato la sua ‘gara’, a 59 anni. Era nato a Roma nel 1950 e in Molise approdò, come un navigante in cerca di bellezza, quando incontrò la sua giovane moglie. Ora non c’è più musica e non ci sono più stadi, nè olimpiadi, nè libri da cominciare. Eppure, in quel vuoto assoluto c’è Olimpia, una bambina bionda, radiosa ma che a soli 10 anni dovrà imparare ad amarlo dentro di sè. E c’è il suo futuro, pieno delle cose belle che le ha insegnato papà.
Ott
14
Duemilanove battute di Francesca Fornario
14 Ottobre 2009 | Tagged unit | Lascia un commento
Torna Gaetano Pecorella, l’avvocato sciamano
Dopo la bocciatura del lodo, ripartono i processi a Berlusconi. Per la Consulta non serviva bloccarli: bastava concordare le udienze con il premier per non interferire con gli impegni istituzionali. Berlusconi prende tempo con i giudici che lo chiamano a Palazzo Grazioli: «Sì signor giudice, ho qui l’agenda, avrei un buco il nove dicembre». «Benissimo». «Del 2021». «Presidente, sia serio. Vogliamo fare domani?». «Non posso, ho la visita di leva». «Ma è è stata abolita, e poi non ha più l’età». «Parto volontario». «Andiamo, mi dica lei una data». «Lo sa che differenza c’è fra un pneumatico e un negro?». «Presidente, UNA DATA». «…eh? Galleria, la richiamo io». Nel frattempo, gli avvocati di Berlusconi cercano una leggina per evitare le condanne. Secondo Gaetano Pecorella, per garantire l’immunità ai leader esagitati che godono del sostegno popolare basterebbe recuperare un vecchio disegno di legge leghista che prevede l’inclusione tra le fonti del diritto di «Braveheart». «Il film dove Mel Gibson indossava il kilt?» hanno domandato i deputati dell’Udc e Paola Binetti. E hanno bocciato il provvedimento perché c’è il rischio che apra la strada ai matrimoni gay e alle adozioni per gli omosessuali. Pecorella si diverte a spararle grosse: «In base al combinato disposto tra l’articolo 90 della Costituzione, il diritto feudale e lo sciamanesimo, lo status del magistrato sarà equiparato a quello di servo della gleba e i poteri di controllo della Corte dei Conti trasferiti a uno scoiattolo». Ghedini, al contrario, preferisce giocare d’astuzia, obbligando il giudice ad ascoltare tutti i testimoni chiamati dalla difesa, comprese le voci nella testa dell’imputato. La corte dovrà inoltre leggere ad alta voce la documentazione dei difensori. Per guadagnare la prescrizione, basterà depositare agli atti del processo Mills gli editoriali di Eugenio Scalfari. Contrari l’Udc e Paola Binetti, per i quali c’è il rischio che il provvedimento apra la strada ai matrimoni gay e alle adozioni per gli omosessuali.
Ott
14
FIRMA CONTRO IL NUCLEARE
14 Ottobre 2009 | Tagged nucleare, petizione | Lascia un commento
http://www.perilbenecomune.net/index.php?mod=petition
Ott
12
Ottimismo
12 Ottobre 2009 | Tagged Cata di là | Lascia un commento
In Molise succedono cose normali, in un Paese aberrante, ma non sempre il cattivo è quello più potente. Lo sono tutti. Per esempio, rischiamo una centrale nucleare perchè non possiamo dire di no a Scajola e la mettiamo in un paniere in cui c’è già l’industria chimica, una turbogas, tanti parchi eolici e persino un parco eolico marino, tra termoli e petacciato. In cambio abbiamo avuto il quasi azzeramento degli ospedali pubblici nel basso molise, la zona costiera: quella stessa zona che sembrava doversi sviluppare ma poi è diventata lo sgabuzzino delle scope: tutto ciò che altrove non si può fare, lo fanno a Termoli e dintorni. Inoltre, il polo chimico di Termoli è in una pianura facile alle alluvioni, e qualche volta anche ai terremoti. Un sindaco, Remo Di Giandomenico, ora inquisito nella più grande inchiesta mai aperta in Molise, ha modificato lo Statuto comunale per far costruire un grande supermercato proprio nella zona che doveva essere cinta di sicurezza. Se una delle aziende chimiche esplodesse, diciamo per dire, ci sarebbe una sola strada, pericolosissima, per far defluire le persone dal nucleo industriale e dal supermercato, vicinissimi. Ah, abbiamo anche un palazzo, a Castelmauro, in cui uno strano scienziato pazzo, morto a Cuba, aveva nascosto rifiuti nucleari. Costa così tanto smaltirli che nessuno ha mai osato cominciare. Per il resto, siamo abbastanza felici. Abbiamo molti giornali, tutti schierati con la maggioranza regionale tranne uno, che è di un tale Giuseppe Ciarrapico. Abbiamo anche molte aziende, quasi tutte in fase di fallimento. Eravamo contadini e siamo sopravvissuti benissimo. Ora che siamo ricchi, dubito che arriveremo a fine mese. Però abbiamo anche molte televisioni e siamo ottimisti.
Ott
11
Nobless Nobel: Obama Nobel per la pace
11 Ottobre 2009 | Tagged barak, nobel, obama, pace | Lascia un commento

Ott
11
‘Il Regno del Molise’: Alla lotteria dei fondi pubblici Iorio vince facile
11 Ottobre 2009 | Tagged ambrosio, iorio, molise, primapaginamolise, regno, vinicio | 3 Commenti
Video importato
YouTube Video
Ott
9
I sogni dell’opposizione svaniscono “all’Elba”
9 Ottobre 2009 | Tagged berlusconi, Cata di là | Lascia un commento
Ott
8
Monsignor Boccardi in diretta da Khartoum con Benedetto XVI
8 Ottobre 2009 | Tagged boccardi, rimapaginamolise | Lascia un commento
Roma e l’Africa unite dal filo di un Rosario. Sabato, 10 Ottobre, alle 17,00, i giovani reciteranno il Rosario guidati da Benedetto XVI, nell’Aula Paolo VI, in collegamento via satellite con i loro coetanei di Il Cairo (Egitto), Nairobi (Kenya), Khartoum (Sudan), Antananarivo (Madagascar), Johannesburg (Sud Africa), Onitsha (Nigeria), Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), Maputo (Mozambico), Ougadougou (Burkina Faso). Il Sinodo dei vescovi per l’Africa, promosso dalla Segreteria generale del Sinodo e organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi, avrà come suo evento centrale proprio la preghiera comune dei ‘figli d’Africa’ in cerca di conoscenza e futuro. Al termine della preghiera i ragazzi porteranno la Croce in pellegrinaggio fino alla Lumsa.
Continua su Primapaginamolise.it
Ott
8
Il nodo e il lodo: nucleare e articolo 3 della Costituzione
8 Ottobre 2009 | Tagged iorio, nucleare, primapaginamolise, scajola | Lascia un commento
Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge
di Caterina Sottile
Ott
7
Attenti al nuovo che avanza
7 Ottobre 2009 | Tagged giandomenico, molise, nuovo, patriciello | 1 Commento
Ott
3
Tarantini, D’Addario e altre porcherie
3 Ottobre 2009 | Tagged travaglio, tube | 4 Commenti
Travaglio su Tarantini: altro che gossip!
Ott
1
Sussulti: Ciarrapico cita D’Alema! D’Alema, rispondigli…..
1 Ottobre 2009 | Tagged alema, ciarrapico, molise, nuovo | 1 Commento
Marx alle ortiche
Set
29
Caro Presidente, Angelo Michele Iorio, permetta una domanda
29 Settembre 2009 | Tagged iorio, nucleare, primapaginamolise | 4 Commenti
Caro Presidente, Angelo Michele Iorio, il 9 Luglio 2009, proprio mentre a l’Aquila si svolgeva il G8, il Senato ha approvato il ddl Sviluppo. Con 154 voti a favore, un voto contrario, un astenuto e il tentativo non riuscito di Pd e Idv di far mancare il numero legale lasciando l’aula, il ritorno al nucleare diventa legge.
Entro 6 mesi dall’entrata in vigore il governo deve adottare uno o più decreti legislativi per la localizzazione degli impianti e dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi.
In quei giorni, Michele Iorio avrebbe inviato una lettera riservata al
Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola con cui testualmente darebbe la propria disponibilità "al dodicesimo impianto nucleare italiano da ubicarsi in una zona al confine tra Molise e Puglia".
A 22 anni dal referendum che aveva cambiato i piani energetici italiani, l’Italia rientra con un "goal di testa" nella rete dell’uranio. Non è dato sapere se si tratterà di autorete, almeno per il Molise. Certo, in questi anni di politica mediatica e di informazione tecnologica, c’è una strana tendenza a tornare alla lettera scritta quando bisogna dire cose serie e segrete.
Ma, davvero il Presidente della Regione Molise ha scritto al Ministro Scajola?
Se si, Onorevole Presidente, cosa contiene quella lettera? Silvio Berlusconi non ha mai voluto rispondere alle domande di Repubblica, il quotidiano "comunista" che tanto lo perseguita. A mio modestissimo parere, ha fatto bene. La domanda che invece pongo al Governatore del Molise è di tutt’altra portata.
Michele Iorio non deve rispondere su questioni, per così dire, di manfrin-politica, ma sulla sopravvivenza del territorio, del turismo, del commercio, dell’agricoltura che amministra. Domande, insomma, che competono ad un Presidente, prima che a me e ai molisani. Non abbiamo paura dell’energia nucleare per ragioni ideologiche o soltanto perché, ragionevolmente, la riteniamo più pericolosa di altri sistemi di produzione energetica non rinnovabile. Abbiamo paura, piuttosto, di una scelta economicamente fallimentare, l’ennesima per il Molise. Abbiamo difeso la nostra acqua per rilanciare la piccola industria e l’agricoltura o perché la costruzione di una diga extra-regionale, qualche metro più in là del Molise, nascesse solo per raffreddare una centrale nucleare?
continua su primapaginamolise.it
Set
24
Sicilia e Molise disponibili ad accogliere centrali nucleari
24 Settembre 2009 | Tagged nucleare | 4 Commenti
Autorizzazione e scelta aree con Dpr in caso di mancato consenso popolare
Arrivano i Barbari
*ALBERTO SORDI
1IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
2IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
3IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
4IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
****FUGA DI NOTIZIE
*Franco Abruzzo/ Giornalisti e giornalismo
GRILLO'S BLOG
IL FATTO Quotidiano su YouTube
Il Paziente inglese
ROSSANO TURZO
*26 Novembre, Vernissage arte contemporanea Michele Sottile, Villa Dracaena
*Michel Sottile/Tintarella mon amour
*MICHELE SOTTILE: VIRTUALARTE
Cata in MySpace
Fes buc
LAV / NO VIVISEZIONE, BASTA PELLICCE
***Altilia e le pale del vento
*I nuovi mostri
*I nuovi mostri/Dino Risi
*Io la conoscevo bene
*La cena
*Straziami ma di baci saziami
*Titino Sabatini
.NO NUCLEARE, NO!
AUDRY HEPBURN
C'ERAVAMO TANTO AMATI/GIANNI, ANTONIO E LUCIANINA
Canzone intelligente
Concetta Barra e Beppe
Concetta Barra..mitologica
Dammi solo un minuto
I crauti
KATHERINE HEPBURN
Matrimonio all'italiana
MONICA VITTI
Peppino Gagliardi: Come le viole
Quelli che…
Rino gaetano/ Metà Africa e metà Europa
Scusi, lei è favorevole o contrario?/Alberto Sordi
Silvano
Son s'cioppà/L'Enzo
Un giorno in Pretura Montesano-Verdone
Vitti/Alberto Lupo
Vucca di rose
Angola adeus/Riusciranno i nostri eroi?
Divorzio all'italiana
Girandole
Il clan dei Siciliani
Il Padrino/Tema d'amore
Il segno del comando
Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
L'amore dice ciao
La baronessa di Carini
Metti una sera a cena
Morricone/ Metti una sera a cena
Paolo il caldo
Piero Piccioni/ C'era una volta
Riusciranno i nostri eroi..
Samba fortuna
Samoa tamoure/ I Mostri
Sedotta e abbandonata/Pietro Germi
Sette uomini d'oro/Rossana Podestà
Tango delle sirene
Trovajoli/Homo eroticus















*PRIMAPAGINAMOLISE.IT Focus/ Le inchieste da stampare e conservare
Commedie a matita di Giuseppe Garofalo
SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE
Il Santo Soglio 1
Il Santo Soglio 2
Il Santo Soglio 3
SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE
*DOMENICO SASSI
*PPM/ APRILE SAMMARTINESE: LA CORSA DEI CARRI IN DIRETTA IN TUTTO IL MONDO
Pagine Corsare sammartinesi
Il Tempo Molise
************************IL RIFORMISTA
*********Un giorno da pecora
****La Gazzetta del Mezzogiorno
****La Voce delle Voci
*I quotidiani del mondo
*REPORT
***RAI STORIA
*ENNIO
*PIER PAOLO
*TANGENTOPOLI/Montanelli-Di Pietro
.Perchè no al nucleare? Perchè NO!
Borsellino Falcone; Attentati all'arte/Bellini Riina
Borsellino Falcone; Capaci
Borsellino Falcone; Gli ultimi giorni di Paolo
C'eravamo tanto amati
Cos'è la mafia
Gianfranco Jannuzzo
Giovanni Falcone
Grillo: Berlusconi ha un partitino che vale l'11%
Il medico della mutua
In nome del Popolo italiano
In nome del Popolo italiano
In nome del Popolo italiano
La meglio gioventù
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Lucci intervista D'Alema
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Minoli intervista Montanelli 2
Montanelli su Gladio: un altro Ente inutile!
Montanelli: è la gente che vuole i regimi
Paolo Borsellino commemora Falcone
Peppone e don Camillo
Peppone e don Camillo
peppone e don Camillo
Propaganda2 è viva e lotta con noi
Propaganda2: Gelli in TV
PROPAGANDA2: GELLI, LA LUNA E TU
SALVO MONTALBANO
Sedotta e abbandonata/Il rapimento