Ngopp u Merajòne

Michele Sottile: l’arte bisogna meritarsela!

di Celeste Fois
PrimaPagianMolise.it
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Il suo ’segno’  diventa sempre più essenziale, in un’evoluzione con cui sembra catturare l’attimo, nel moto delle cose:
In questi anni ho cercato di rendere sempre più essenziale la mia pittura, ho cercato di perseguire una mia idea interiore che posso riassumere sinteticamente con una frase che mi piace molto e che sento molto vicina:  ”multum in parvo”. “La frase multum in parvo ha sempre avuto un significato speciale per me. Nella sua concisa e compatta dizione latina, che esemplifica esattamente ciò che connota: molto con poco. L’archetipo di brevità, però, non è facile da definire. Astrazione, concisione, simbolismo, immaginazione sono alla base del concetto. Una molteplicità di dettagli è concentrata in un principio unitario, il particolare è trasformata in universale, ricchezza di significato è espressa con la massima economia di mezzi. Questa ricchezza del significato dovrebbe essere realizzata mediante un impatto di grande effetto, in una parola: il discernimento con un sospiro”. (Carl Zigrosser, Multum In Parvo, George Braziller, 1965). La mia è una preoccupazione di sintesi che non sempre viene raggiunta ma vale comunque la pena continuare nella ricerca.
 
Di lei è stato scritto:Le forme che appaiono nei suoi lavori sono strumenti per una ricognizione immaginifica del reale, stimoli per la memoria dell’osservatore. Le sue opere sono finestre sull’infinito, nella loro (sensuale) fisicità riescono a toccare le corde intime del nostro inconscio connettendo il mondo fenomenico con quello del non rappresentato, sono spazi meditativi attuali e allo stesso tempo arcaici, architetture mentali dense di spiritualità, alla ricerca dell’assoluto…” 
Quindi, l’arte non è solo istinto ma passa inevitabilmente attraverso l’evoluzione del pensiero? Nei suoi quadri c’è l’evocazione continua del mito, della filosofia come se il patrimonio di conoscenza contribuisse a intepretare il significato di ciò che l’artista vede, suo malgrado 
Cerco nella pittura, nel fare pittura, di seguire determinate regole, infinite, ma sempre regole, ed è da questo conflitto fra ordine e disordine, visionarietà e azzardo che è maturato il mio percorso. Per me la libertà non è uno sfogo irrazionale e folle dell’eccentricità, che a mio avviso non é mai interessante, ma bensì trovare delle regole con cui poter costruire un sistema di lavoro. La superficie è il campo del mio fare artistico, per superficie intendo quel luogo in cui si scontra la fisicità della vita, della realtà ma allo stesso tempo è quel limite in cui può avvenire qualcosa che può essere riempito dalla tua percezione della superficie stessa. Un affresco su un muro: la pittura è stata fatta su una superficie solida, materiale, pesante, grave ma la pittura rappresenta proprio quell’accadimento misterioso che de-materializza la superficie del muro facendola diventare altro da se , e la pittura dove accade? Sulla superficie, su questo luogo che non sai bene materialmente cos’è, non sai dove inizia e dove finisce e che segna il limite fra il fisico ed il mentale, e questo è il luogo che mi interessa che è passaggio metafisico per eccellenza, che è la porta fra la realtà e il possibile.
 
Infatti le forme che lei crea non sono un fine ma un mezzo per raccontare l’invisibile, questa, a mio avviso, è la cifra stilistica della sua pittura una “geometria” mistica che le permette di entrare in contatto con i mondi possibili e non detti. Anzi nei suoi quadri il non rappresentato è forse più presente del visibile: Ritorna il vecchio forse banale concetto dell’opera d’arte come “finestra”!, Un concetto contro cui si sono scagliate tutte le avanguardie del ‘900… Ma è secondo me efficace perché esprime molto bene l’affacciarsi oltre il mondo fisico. Attingendo dalla poetica montaliana penso alla pittura come “varco gessoso” per mettersi in contatto con una realtà altra. Per continuare con l’immagine della finestra: aprendo una finestra sul buio della campagna c’è in me fortissimo il desiderio/necessità di voler partecipare all’infinito rappresentato da questo buio, ma proprio guardando questo buio, gravido del tutto e pullulante di vita, mi rendo conto che dell’infinito posso prendere al massimo un’idea, ma non ne posso partecipare, oppure posso rubare dei piccoli frammenti che a volte improvvisamente si illuminano.. a volte, questi frammenti diventano segni…
 
La sua pittura non dà risposte, anzi al contrario, lascia aperti molti interrogativi…
Io rimango dell’idea che l’Arte non debba né essere rassicurante né fornire risposte; è molto più importante e utile che ponga degli interrogativi dei dubbi… “Il dubbio è uno dei nomi dell´intelligenza” (J. L. Borges).
 
Borges diceva anche che chi dice che l’arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. Ma l’arte è contemporanea?
L’arte contemporanea non esiste, esistono gli artisti contemporanei, nel senso che ci sono alcune opere prodotte molti secoli fa che ci parlano con un’intensità ed un linguaggio familiare e quindi a noi contemporaneo, al contrario ci sono produzioni artistiche dei nostri giorni che a mio avviso non rispondono alle nostre aspettative. Mi viene in mente un esempio musicale forse un po’ estremo: il movimento musicale che oggi ricordiamo come “Ars Subtilior” (n.d.r.1370-1410 ca.) ha raggiunto una raffinatezza stilistica, un minimalismo ed una essenzialià linguistica che sento più vicino di alcuni autori pseudo-minimalisti di oggi. Questo si ritrova anche nelle arti cosiddette visive.
 
Torna la conoscenza come strumento dell’arte. O forse è solo la dimostrazione che l’arte è sintesi di ogni cosa. Cosa le dà maggiormente fastidio sul come l’arte viene considerata?
Certa cultura continua instancabilmente ad associare l’arte alla pedagogia. L’arte non ha bisogno di essere accompagnata, o peggio, giustificata, dalla pedagogia. Perché obbligare tutti a vedere l’arte? Il discorso che sottende questo comportamento è: l’arte -non è necessaria- quindi avvolgiamola in una pellicola di buonismo pedagogico ed in questo modo mettiamo a posto la coscienza e giustifichiamo i soldi spesi per organizzare i famosi “eventi culturali”…Quando in un museo si organizza una mostra è sempre più frequente trovare visite organizzate per bambini, donne, impiegati, religiosi, equilibristi, pompieri, educande, lavandaie, orefici, postini, giocolieri, apicultori, dattilografe, extracomunitari… ma l’arte non ha un linguaggio universale? Perchè cercare sempre di tradurre qualcosa per qualcuno? Si ha ormai l’orrore della difficoltà nel capire, tutto deve essere reso “digeribile” “omogenizzato”. per ogni singolo settore della società.
 
Lei è “anacronistico”. Il mondo ha bisogno di classificazioni per essere comprensibile. Forse oggi si confonde pericolosamente la democrazia con la banalizzazione? La mia esperienza qui in Francia, mi ha fatto toccare con mano a che livello di aberrazione può arrivare una società che vuole spiegare a tutti e non vuole far torto a nessuno…si generano veri mostri dell’appiattimento culturale in nome del politicamente corretto!
 
Peggio di una brutta mostra?
Il laboratorio organizzato per i bambini. Non sopporto questo bisogno di rendere tutto un gioco, io la chiamo la sidrome dell’ “art attack”: Bimbi che ridisegnano i quadri visti che li scompongono che li ricolorano compilano schede per l’analisi dell’opera “preparate” dall’animatore di turno…io penso che la creazione ha bisogno di spazi privati ed intimi, ha bisogno di pomeriggi lunghi e noiosi dove sperimentare con se stessi la propria creatività. Se questo non avviene meglio fare sport…
 
Ma allora che ruolo ha la scuola?
Nessuno, o piuttosto, la scuola non basta anche perchè l’insegnamento delle materie cosiddette “artistiche” ha bisogno di docenti di grande qualità, preparazione e intuito soprattutto nelle scuole dell’obbligo….non mi risulta che la scuola offra questo anzi succede che queste discipline siano una sorta di terra di nessuno…E ne parlo con cognizione di causa. Poi c’è la situazione della storia dell’arte che in tutta Europa é sempre meno studiata nelle scuole dell’obbligo. Non ho mai capito perché la storia e la storia dell’arte non vengono studiate insieme: io la chiamerei Storia dei Fatti e delle Cose…
 
Scomporre tutto con la ‘classificazione’ riduce la creatività vera a favore di quella indotta, apparente. L’equivoco della “grande sfiga” e dell’artista tormentato.
Ho letto sulla biografia di un artista riportata nel sito web di una galleria francese: “L’artista ha avuto una adolescenza difficile, i suoi genitori si sono separati e ha dovuto affrontare numerose difficoltà economiche [...] La sua arte riflette i numerosi drammi vissuti… A parte la compassione che possiamo provare per il soggetto, ma tutto questo cosa centra con la sua arte; o meglio la sua arte ha più valore perchè egli é un caso sociale? Ma che grande equivoco! Come se l’arte avesse bisogno del supporto della “grande sfiga “.
 
Quelli che pensano che moderno sia sinonimo di brutto e drammatico.
Se non é brutto non é vera arte contemporanea: la madre degli stupidi é sempre gravida. 

Una “Cloaca contemporanea.” 
Certa arte contemporanea tende a evacuare le emozioni, l’orrore, lo sconforto, l’angoscia, facendosi sovrastare dagli avvenimenti esteriori e le emozioni interiori, passivamente, senza mediare, annegando nelle propre lacrime e nel proprio vomito, inondando di sangue e insetti morti le sale espositive, senza creare niente, svuotandosi e mostrando le proprie frattaglie, senza avanzare. Dimenticando che l’arte sola puo’ salvare dal mare caldo delle proprie lacrime attraverso la sublimazione

 
Le esposizioni d’arte gratis?
No. L’arte si merita. E merita anche dei sacrifici economici. Non mi risulta che forme di pseudo-arte come certa musica pseudo-giovanilistica venga distribuita gratis. Basta impiegare meglio i propri soldi. Perchè bisogna offrire gratis una mostra sul trecento senese alla scolaresca, che poi paga per vedere uno spettacolo di qualche contemporaneo e (grazie a dio) provvisorio cantante “televisivo”?
Una frase che definisca l’arte ?
2 frasi: “Gli uomini e le vicende sono i sospiri della storia; l’arte è il suo respiro”.
“Nella creazione la cultura è in equilibrio con le rivelazioni dell´inconscio.” (Fausto Melotti).
  
La ringrazio molto. Posso regalarle un’idea di Borges molto rassicurante per il mondo?
Prego mi dica,… le rassicurazioni sono sempre benvenute.
 
«Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere ». Credo che valga ancora di più per la pittura. E questo è davvero un bene. Nell’arte non ci sarà mai uno spazio abbastanza ampio per la semplificazione. Trovo che sia molto tranquillizzante tutto ciò. La ringrazio davvero.

Link:
  http://sottile.monsite.orange.fr/

Antologia di luce bianca: un medico sensibile come un poeta

PIETRO PICUCCI: ANTOLOGIA DI LUCE BIANCA, POESIE PER LA VITA

Larino.Raccontano storie le parole. Storie bugiarde, crude, evanescenti….Non portare lontano la tua rabbia ansiosa. A volte una sosta può bastare”. Si chiude così ‘Antologia di luce bianca’, del dottor Pietro Picucci. Mezzo secolo trascorso tra i corridoi di un ospedale, il Vietri di Larino, all’ombra di una lampada di luce bianca. Tra le mani sempre il sigaro, quasi a voler nascondere la loro abilità di chirurgo. I medici incontrano storie di uomini e di donne che fuori da un ospedale sarebbero straordinarie e dentro sono ‘normali’. La confidenza con la complessità dell’anima a lui è servita a vedere meglio negli occhi di ogni suo paziente. La sala operatoria, l’ambulatorio di Endoscopia e il reparto delineano un percorso difficile in cui la malattia deve essere spiegata. In quel viaggio quotidiano tra i letti e le pareti verdi, i rumori metallici di un carrello e l’inspiegabilità della sofferenza umana c’è la vita e la sua ribellione al dolore. Pierino Picucci ne ha colto tutta la forza ed ai ‘suoi’ malati ha dato un angolo di Paradiso: una pagina di poesia. I loro nomi, le loro storie, sono capoverso di una poesia bella come l’amore, breve come la vita. Nel filo leggero che unisce ciascuna esistenza all’altra c’è la riflessione dolente di un medico che osserva, a distanza, il limite tra scienza e coscienza. Sembra quasi che si sorprenda, egli stesso, delle certezze del chirurgo e si lasci vincere dalle ‘speranze’ di un uomo. La bellezza del battito ribelle del cuore sguscia via, recalcitrante a tutto; c’è qualcosa di beffardamente razionale nel suo disincanto che non è cinismo. Il medico conosce il traguardo ed ogni ostacolo che il paziente potrà solo intuire. Eppure, sfogliando ‘Antologia di luce bianca’ abbiamo l’impressione che gli esseri umani, anche nella loro debolezza, vincono, sorprendono, superano il limite della conoscenza. Picucci sa quanto sia potente anche l’ultimo alito di vita e non ha mai pietà dei suoi malati indifesi, ma ne è complice. Lo racconta magistralmente Umberto Cerio, in una prefazione che è un libro nel libro. E la sorpresa è che alla fine, ci scappa da ridere. Nessun dolore potrà mai toglierci l’istinto alla vita, l’inattesa via d’uscita dell’ironia. Questo libello assomiglia molto al suo autore: sembra un quaderno di appunti, edito dalla Litografia Rossi in uno stile un po’ demodè, rassicurante e pulito come le lenzuola di un letto d’ospedale. Ma basta aprirlo per avvertire il gelo inafferrabile del disincanto. Sulla copertina, un cardo fiorito evoca la nostalgia della vita che si ripete, malgrado tutto, ad ogni nuova stagione. E tra le sue pagine il dolore degli uomini come uno scudo alzato contro la morte. Al medico tocca fomentare un’illusione o, talvolta, accade di essere risparmiato. Ci si può capire senza troppe parole fra ‘uomini che hanno vissuto abbastanza e non hanno più paura di nulla: “Arrivederci e grazie, così te ne andasti in un Settembre che sembrava Primavera; al sole tiepido del mattino. Arrivederci e grazie, tolgo il disturbo, professore”. Immaginiamo un dialogo non scritto tra medico e paziente e ci imbattiamo in altre storie, dentro questo libro gentile come una stretta di mano. Alla fine ci aspettiamo che i pazienti gli dicano: “Non temere, professore, non è solo della tua scienza che dovrò nutrire la mia speranza. Dovrò contare su me stesso, sul mio Dio, ma tu mi hai aiutato a non sentirne troppo la mancanza”.

Un passo a due, delicato, come tra due esseri che si amano e si conoscono profondamente. Lui conduce per mano lei e si incontrano con commovente bellezza.  Lui è il medico, la scienza, la ricerca. Lei è la malattia. Fra loro, la fragilità umana diventa poesia. ‘Antologia di luce bianca’ è il dono bello di un medico agli uomini e alle donne che ha accolto fra le braccia della sua conoscenza. Quarant’anni fra i corridoi di un reparto di chirurgia e la sala operatoria sono diventati poesia e raccontano il cuore e le emozioni che attraversano la ‘luce bianca’ di un ospedale. Pietro Picucci, chirurgo dell’Ospedale Vietri di Larino, ha conservato in sé ogni volto, ogni voce delle persone che ha curato e ne ha raccontato l’anima. Il dolore, le paure, le attese di un malato che cerca risposte nell’apparente imperturbabilità del suo dottore; ma anche l’ironia travolgente di un uomo intelligentissimo che gioca e domina la complessità della vita sorridendo al ‘male di vivere’.      

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Il Toscano sempre fra le dita, la barba che sembra neve morbida quando la paura del dolore ci fa avere freddo e il camice indossato come una sciarpa leggera nelle tempeste del mondo reale. Le sue Poesie di luce bianca hanno nomi di uomini e donne reali e hanno preservato il valore incantevole della loro esistenza. Ma dentro lo spazio stretto di una corsia, guizzi di geniale e rivoluzionaria disobbedienza alle convenzioni: il bisturi è un folletto incontrollabile e “sguscia, come biscia che striscia. E arriva la visita, che poi è una svista..”. Si ride, tenendo tra le mani questo libro che sembra un vecchio quaderno trovato nel cassetto di un nonno. Lo ha voluto proprio così, il dottor Pierino Piccucci, perché ci fosse familiare. Dentro c’è la nostra storia e la nostra dolcezza, il ricordo di una ruga profonda come una ferita ma anche la risata imprevista di un uomo fortissimo che combatte e si ribella nel campo di battaglia di un letto d’ospedale. E su ciascuna di quelle storie infinite e struggenti c’è lo sguardo complice di un medico che non ha mai dimenticato di ‘avere fra le mani la vita degli uomini’. Ha portato con sé tutti i cuori e tutte le speranze dei malati che ha incontrato e li ha restuiti al mondo attraverso la luce tenera della Poesia. Stampato dalla Litografia Rossi e con una pregevole prefazione, commossa e sensibilissima, di Umberto Cerio; vi troviamo, finalmente, le risposte che cercavamo e non sapevano fossero dentro la bellezza delle parole. Ce le ha tenute in serbo il dottor Picucci con la saggezza di chi della malattia conosce l’infida cattiveria,  perché non andasse sprecato neppure un attimo del tempo che gli uomini attraversano, talvolta fieri, talvolta stanchi, ma mai inutilmente.  ”Ape ronzante di albe e tramonti, ore nutrite di stanchezza e silenzi…il nero addolcisce il tuo biancore niveo”. Tutta la vita nel singhiozzo di due righe; e tutta la forza necessaria a viverla è nel sorriso mite di un medico irriverente e straordinario.
Caterina Sottile
http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=27190
NICOLA DE FRANCESCO
http://www.termolionline.it/notizie/la-poesia-tra-le-corsie-di-un-ospedale-15282.html
http://www.primonumero.it/attualita/news/topnews.php?id=1266826971

Iorio Angelo Michele, 17 Gennaio 1948, Morrone del Sannio. Buon compleanno, Presidente!

presIorioAuguri, Presidente!

E, soprattutto, complimenti sinceri per come porta bene le sue sei decadi e oltre.. Le nostre decadi non valgono neppure il resto di due delle sue. La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci.

Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche. A Nuovo Molise arrivano messaggi firmati BR e sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica.

E’ il compleanno del Presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. L’abbiamo letto su FB, (miracoli dell’informatizzazione) ed abbiamo scoperto che compie 62 anni. Buon compleanno, Presidente! E, soprattutto, complimenti sinceri per come porta bene le sue sei decadi e oltre.. Le nostre decadi non valgono neppure il resto di due delle sue.
 
La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si, e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci. 

Io personalmente, proprio nel giorno del Suo genetliaco scrivo l’ultimo articolo come direttore responsabile di Primapaginamolise e la coincidenza si prestava a quel genere di editoriale, un po’ disimpegnato e un po’ ruffiano, adatto a cominciare la Domenica sorridendo.

 
Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche.
 
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro! 

Cosa sta succedendo? A Nuovo Molise ancora una volta arrivano pallottole e lettere minatorie. Ma questa volta sono firmate BR.  Sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica: ”Si avvicinano le elezioni, è tempo di infamare! Il copione si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il bidone che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere (utilizzando alcune foto del tutto neutre) che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia”. E’ lo stesso Di Pietro a denunciarne l’esistenza ma ciò che arriva ai lettori è il gelo di una guerra di nervi e di veleni che l’Italia ha già conosciuto e da cui è uscita a fatica. 

Ci ricordiamo tutto, all’improvviso, ogni volta che le parole scritte sui giornali ricominciano a diventare pesanti: piombo, dossier, corvi, servizi segreti deviati, mafia. Sono le parole magiche con cui l’Italia si paralizza, come colta da un malefico rito wodoo. 

Al di là del palcoscenico dei giornali e della politica, le aziende, i luoghi in cui concretamente le persone per bene hanno la possibilità di rendere dignitosa la loro esistenza attraverso il lavoro, sono in crisi. Ad ogni annuncio di chiusura avvertiamo il movimento di una frana che ci spaventa. Siamo davvero così in pericolo? Lo saremmo se l’Italia della gente che costruisce ricchezza fosse sovrastata da quella che la utilizza senza alcuna coscienza. Finchè, invece, un Paese avrà rispetto per le proprie ‘braccia’ non avrà troppa paura. La possibilità di essere seri, di essere presenti a noi stessi ci proviene dal senso profondo del valore del pane. Sembra un’omelia domenicale ma è così.  Cito, non a caso, Claudio Magris: “Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi… Centottanta quintali di pane buttati via ogni giorno a Milano, novecentocinquantanovemila tonnellate di pane consumate in Italia lo scorso anno…Lafitte, il banchiere di Luigi Filippo re di Francia, diceva che la finanza ha spesso la meningite ed era uno che s’intendeva di numeri e del loro rapporto, così spesso bislacco, con le cose. La cifra del nostro stipendio la sentiamo concretamente corrispondere alle cose in cui può convertirsi e si converte un pranzo, un cappotto o l’affitto finché non comincia a slittare così pericolosamente rispetto al costo della vita da diventare fluttuante e irreale, perché non sappiamo più a cosa corrisponde in realtà, a quanti caffè al bar o a quante stanze di un appartamento in affitto…Quello spreco di pane appartiene alla follia generalizzata in cui e di cui viviamo ..La mia generazione lo sente più fortemente di quanto lo sentano quelle più giovani, perché, pur non avendo mai patito la fame, sono cresciuto in un’epoca in cui si mangiava tutto quello che c’era nel piatto, senza buttare via niente…Distribuire, ai milioni e milioni che non li hanno, il pane e l’acqua che ci avanzano è più arduo che viaggiare nello spazio o realizzare mutazioni genetiche..
(Claudio Magris, Corriere della Sera, 06 Gennaio 2010)

 
Perché mi sembra che questa sia la sintesi vera di tutto ciò che leggo sui giornali, molisani o nazionali? Perché l’augurio che voglio farLe è di non sprecare nulla, di non sciupare le speranze quotidiane dei ragazzi e dei loro genitori. 

I molisani non sprecheranno mai il pane, di questo non ci dobbiamo preoccupare. Ma stanno sprecando la terra per produrlo, le intelligenze e le energie nuove e lo stanno facendo senza percepirne il danno. Accade ogni volta che un buon progetto viene triturato in un meccanismo cieco. Ogni volta che il lavoro utile a produrre ricchezza diffusa si disperde nelle speculazioni estemporanee. Gli operai che rischiano il lavoro non avrebbero paura di ricominciare se in questo territorio fosse facile o almeno possibile realizzare buone idee o se bastasse ‘darsi da fare’. Invece sanno bene che non è così. 

Primapaginamolise è un giornale giovane, un po’ sperimentale ma solido. Una piccolissima azienda nata sotto una buona stella per dimostrare che in Molise “sé po fà!” E’ più facile di quanto lo sia per gli operai delle fabbriche ma si può tentare, si può costruire lavoro facendo ciò che sappiamo fare? Spero che prima o poi riusciremo a risponderci, senza barare e senza neppure piangerci addosso.

Presidente Iorio, io Le auguro, con assoluta serietà, la consapevolezza di aver difeso davvero il pane e la preziosa conoscenza che serve a stabilirne il valore. 
 
Caterina Sottile

 Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele

 Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

 TERMOI2010/ AAA classe dirigente cercasi: Termoli, l’energia e il futuro già visto

Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

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In Molise il 14% della popolazione è povera (Italia 11,1%).  Circa 4 famiglie su 10 non hanno risorse per affrontare spese impreviste  di 700 Euro, 2 su 10 non possono riscaldare adeguatamente la propria abitazione, affrontare spese mediche e in generale arrivano a fine mese con difficoltà; 3 su 10 non hanno soldi per il vestiario. Il dato è però leggermente inferiore rispetto al dato generale che riguarda tutto il Sud. Siamo meridionali, ma meno meridionali degli altri. E quasi quasi ci viene da dirlo in milanese: “Se l’è minga suppa l’è pan bagnàa
 
I dati sono della Caritas di Termoli-Larino e a leggerli bene confermano ciò che diciamo da tempo: il Molise si regge su una economia apparente che ha fondamenta sempre più fragili. In milanese o in molisano, la lettura dei dati Caritas produce qualche brivido: 
Non ha avuto soldi per alimentari: + 112,1% 
Non ha avuto soldi per spese mediche: + 15,7% . 

Questa è una percentuale inquietante, soprattutto perché immaginiamo possa riguardare soprattutto bambini e anziani o comunque nuclei familiari in cui ci sono entrambi. 
Non ha avuto soldi per vestiti necessari: + 37,6%
Arriva a fine mese con molta difficoltà: +36,4%
In arretrato con le bollette:8,4%
 
E questi due dati ci incuriosiscono più di tutti: 
Non riesce a riscaldare la casa adeguatamente:+19,8% 
e l’8,4% non può pagare con regolarità le bollette, presumibilmente anche quelle per l’elettricità. 
Il Molise sembra essere diventato il primo produttore di energia del mondo, da qualche anno a questa parte, e la percentuale di famiglie che non riesce neppure a scaldare la casa è aumentata del 19% nell’ultimo anno.       
 
Ma oggi non abbiamo voglia di piagnistei e vogliamo essere propositivi. L’ottimismo è il sale della vita e forse per questo soffriamo un po’ di ipertensione.
                             
Fra qualche ora avremo tutti un anno in più, persino Michele Iorio, che è sempre così giovane nell’aspetto e così forte nei fatti. Peraltro, appariva in ottima forma e con un taglio di capelli molto glamour alla conferenza stampa di fine anno. Qualcuno teme che sia il padrone incontrastato del Molise e un territorio che subisce padroni non è un territorio destinato ad uno sviluppo reale. Però, se i problemi avessero soltanto un nome e un cognome sarebbe facile risolverli. Credo che un Governatore e la sua Giunta siano il riflesso istituzionale di una realtà umana, politica, sociale che, come è sempre accaduto, precede e sopravvive agli amministratori. Il segno che la classe dirigente può lasciare è quella traccia che testimonia uno spostamento, un avanzamento anche lieve.
 
Immaginiamo il Molise come una spiaggia in cui sono passate tante ruote, pesanti o leggere. Osservando i solchi si può capire quanto chiaro, utile o meno, sia stato il percorso compiuto. E allora, piuttosto che giudicare le manovre inutili o sindacare sulla profondità della traccia cominciamo a metterci al fianco dei piloti e a guidare il progresso di questa regione. 

Il Molise ha un problema che nessuno sembra considerare importante: l’identità sociale che proviene dal lavoro. La precarietà, diventata normale, impedisce alle nuove generazioni di ‘essere’ oltre che di fare. 

I ragazzi non hanno più la possibilità di fare un lavoro abbastanza a lungo da diventare bravi, da essere i migliori ma afferrano ciò che possono, legittimamente, per sopravvivere. Per le professioni intellettuali, come in tutto il mondo, tendono a fuggire fuori dal Molise ma non è indizio di resa. La creatività ha implicitamente bisogno di essere nutrita altrove per esprimersi davvero. L’allarme è che i giovani non hanno più modo e tempo di imparare i mestieri manuali e di pensare a se stessi come entità autonome su cui investire, scommettere. A 20 anni ci si dovrebbe sentire abbastanza forti per costruire una strada dal nulla, o almeno per tentare di ampliarla. E invece l’obiettivo primario dei ragazzi è trovare ‘qualcuno che possa’ aiutarli. Quasi sempre, un politico. 

Quell’atteggiamento di sconfitta atavica banalmente definito ‘mentalità clientelare’ in realtà è adattamento acritico a ciò che c’è. La rinuncia a pretendere di modificare il percorso deve essere percepito da tutta la Politica come una sconfitta etica pesante; un basso livello di reattività popolare non deve rassicurare chi governa perché la disattenzione apparente dequalifica i politici e li rende interscambiabili. E’ un effetto collaterale ingovernabile a lungo termine e non certo solo molisano. 

Di tipicamente molisano invece abbiamo una concezione feudale dell’economia, tutta arroccata e in bilico sulla roccia del denaro pubblico. L’economia globale ha deteriorato ulteriormente il delicato equilibrio dei paesi, travolti dall’aggressività dei grandi centri commerciali che hanno divorato gli spazi delle piccole attività a gestione familiare. Così come ha sfiancato gli agricoltori. Proprio a causa della crisi i prodotti alimentari tipici sono diventati voce trainante del mercato italiano. Gli italiani hanno imparato a spendere bene e comprano cose buone, indispensabili, scegliendo la salute e rinunciando al resto. In Molise, in controtendenza, si svendono aziende agricole magnifiche perché alla difficoltà dei contadini si è risposto con i venditori porta a porta di energia. In pochi mesi abbiamo visto un’invasione, fino a sfiorare la speculazione, che ha definitivamente demotivato i coltivatori, spinti a compiere scelte estemporanee e frettolose. 

L’agricoltura ha bisogno di una visione d’insieme in cui ciascuna azienda non è indipendente dall’altra. Tutte sopravvivono solo preservando l’intero territorio. E se la crisi annienta il commercio, l’agricoltura, la piccola impresa, genera disoccupati adulti, che hanno difficoltà maggiori a reimmettersi nel ciclo del lavoro. 

In attesa di una modernità che non si è mai compiuta i paesini del Molise non hanno più la forza di vivere di micro economia e si sono trasformati in vuote periferie che producono solo nuovi bisogni. 

Non mi spaventa la povertà, ammesso che si possano definire povere comunità per le quali l’auto, il telefono, internet, l’istruzione o l’accesso all’informazione sono comunque un’ovvietà. Mi spaventa molto invece l’inerzia diffusa, l’assuefazione alla frustrazione per i diritti negati che ci autorizza, tutti, a non sentire la responsabilità di difendere ciò che abbiamo. Eppure, continua ad annoiarmi molto la retorica del ‘capo cattivo’ oppressore del popolo buono. 

Siccome siamo quasi nel 2010 posso permettermi di dialogare con i lettori di primapaginamolise come un’anziana seduta su una panchina, al sole tiepido di questo secolo con poche speranze e molte possibilità. 
Il primo compito che mi fu affidato quando cominciai a scrivere fu la cronaca di una conferenza sulla gestione del patrimonio idrico del Molise. Si parlò delle stesse cose di cui parliamo ancora: l’acqua è nostra o non è nostra? La diamo alle altre regioni o ce la teniamo? Anche allora il Presidente del Molise era Michele Iorio, dopo il famoso ribaltone, e anche per lui era il primo incarico, in fondo, anche se ben più impegnativo del mio.  Mi fu presentato molto gentilmente e gli dissi: “Mi chiamo…sono corrispondente per San Martino in Pensilis” Certo, sapevo che non era proprio un curriculum degno di nota, ma non potevo mentire. Rispose, senza scomporsi: “San Martino in Pensilis ha anche un corrispondente?” Ecco, al mio esordio nel mondo del lavoro capii subito che qualunque lavoro tu faccia, se lo fai in un piccolo territorio perdi tempo. Gli imprenditori, i piccoli o grandi datori di lavoro, hanno bisogno di strade, di tecnologia efficiente, burocrazia snella, di comunicazione veloce e di sicurezza sociale. Un’impresa sana in un contesto ‘lento’ perde metà del suo valore e sono proprio gli investitori più sani che non possono rinunciare a tutto questo anche se in cambio darebbero qualificazione, legalità del lavoro e ricchezza diffusa. Non è facile come scriverlo su un giornale, ma si può fare. 

Per questo voglio dedicare gli auguri di Primapaginamolise a chi ci crede, a chi vorrebbe e non pensava di trovare ascolto, agli anziani del Molise che fanno fatica a mettere insieme pranzo e cena ma non diranno mai di essere poveri. Auguri ai padri e alle madri che hanno paura di non capire cosa accade ai loro figli quando li vedono disorientati e pallidi, qualche volta troppo aggressivi, qualche volta troppo arrendevoli. Auguri agli operai che hanno perso il lavoro, a quelli che temono di perderlo. Auguri agli studenti, perché sappiano che nei loro libri c’è tutta la forza che serve per camminare senza stancarsi. Auguri a chi è in fila dietro gli sportelli, a chi è in lista d’attesa negli ambulatori, a chi è in ospedale. Auguri ai giornalisti, perché siano umili ma non sottomessi. A chi festeggerà felice e a chi non ne avrà molta voglia. Auguri alle Forze dell’Ordine e anche ai detenuti. Auguri agli uomini e alle donne per bene di questa regione che malgrado tutto è la nostra e le vogliamo bene. 
Buon anno, ragazzi! 

caterina sottile

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cronaca (molto parziale) del 2009 

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Eolico: partnership tra Regione, Alerion e News Green Energy?

La Regione Molise ha commissionato alla Vestas una fornitura di 29 turbine V90-2.0 MW da installare in Molise Alessandro Marangoni, docente della Bocconi di Milano, parla di partnernariato fra Regione, New green Energy e Alerion

 

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Così è, se vi pare

Se non sai difendere ciò che è tuo, non hai rispetto per ciò che non è tuo

"Mi chiamo Pietro, ho 84 anni e sono un contadino"

Primapaginamolise.com

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Pedalare..và

25/10/09 – COCCO: «DA FONDI EOLICO INCENTIVI CONTRO LO SPOPOLAMENTO»

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Mappa centrali nucleari

MAPPE NUCLEARI PER L’ITALIA

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Elezioni primarie e vicende secondarie

Premesso che non me ne importa nulla, le Primarie sono servite a far parlare un po’ anche del PD. E se proprio non c’era altro su cui discutere, va bene pure questo. La mia preoccupazione è che bisogna sempre coltivare il dissenso, sennò la Democrazia se ne va col vento dei parchi eolici off shore. Io dico soltanto questo: Berlusconi ha un solo e vero punto debole: la politica energetica. Perchè il PD, attraverso Repubblica ma non solo, ha passato l’estate  parlare di zoccole e non di Sanità pubblica che si chiude per mafia e per i debiti che fanno gli sprechi tipici dei sistemi mafiosi (non per chissà cosa)?

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Un albero di trenta piani

Il vento sradica gli alberi: l’elica non passa e bisogna tagliare..Attorno, silenzio!

Arrivano arrivano

Le donne, gli omosessuali, gli immigrati e i bassomolisani

Le donne di Isernia vogliono che il Presidente della Provincia le rappresenti in Giunta, con un assessore esterno femmina, per equità sociale. Noi del basso Molise ci proproniamo allo stesso modo, anche in una Giunta comunale di qualche paesino vicino a Isernia. Pure questa sarebbe equità sociale. 

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Scandalo Australia: D’Alete litiga con Totaro

Francè…io conosco ‘il contesto socio-culturale diessino’ ahhahahah..e credo pure che Tonino D’Alete non mollerà la presa..ahahahahaha 

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Viviana Pizzi: Io sono una giornalista e lavoro per vivere…ma non mi pagano

Erminia Gatti: io sono un avvocato e lavoro per vivere

Iorio come Arpagone e un tintinnìo sinistro di monetine

Iorio come Arpagone e un tintinnìo sinistro di monetine

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L’Onu critica l’Italia: “Sull’omofobia è stato fatto un passo indietro”

 

"Lo stop alla legge sull’omofobia giunto ieri dal Parlamento italiano é un passo indietro per i diritti di gay e lesbiche". Lo ha affermato Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani. "E’ necessaria ovunque la piena protezione", ha detto nel corso di una conferenza stampa Pillay rispondendo ad una domanda sull’Italia. 

La violenza non si può ignorare - L’omosessualità e gli omosessuali vengono criminalizzati in alcuni Paesi ma non possiamo ignorare che i gruppi minoritari e tra loro gli omosessuali sono soggetti non solo a violenza, ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita". Pillay è intervenuta a Bruxelles alla presentazione del nuovo ufficio dell’Onu per i diritti umani presso la Ue".   L’Aula della Camera ha bocciato la legge di  Anna Paola Concia, deputato del PD. L’omofobia è l’ennesimo sbruffo di nebbia nel dibattito politico italiano. Mai che si possa discutere sui temi oggettivi piuttosto che seguendo gli opportunismi dei conticini elettorali. E alla disattenzione per i problemi scomodi, la sinistra reagisce sempre con quegli eccessi di zelo propagandistico che si disperdono nella lacerazione interna delle sue troppe anime, non sempre libere. L’Assemblea di Montecitorio ha approvato la questione pregiudiziale avanzata dall’Udc (che ha ritirato l’iniziale richiesta di voto segreto) anche con i voti del Pdl e della Lega. Pd e Idv hanno votato contro, a parte Paola Binetti, che ha così provocato un ‘caso Binetti’. Franceschini lo ha definito un ‘signor problema’. Non si procederà quindi all’esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti i fatti commessi "per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato".   Vero è che la violenza non si può ignorare ma qualche perplessità ce l’abbiamo. Perché occorre una legge che sembra un voler contrastare gli apartheid con una legiferazione settoriale? Ci sembra quasi che ciascuno coltivi il proprio spazio, nell’ordinamento giuridico, scollando la struttura portante: l’equità e l’universalità del diritto.  Un omosessuale picchiato per strada senza alcuna ragione, colpa, spiegazione razionale è una persona che subisce una violenza, già di per sé aggravata dalla efferatezza ingiustificata. Non ha a che fare con le ideologie ma con la delinquenza. In Italia continua a sepeggiare quello strano equivoco con cui si mischia l’ideologia con il buon senso. Agli omosessuali non gliene importa nulla se a me non sono simpatici, se ciò non costituisce un pericolo. E le nostre leggi dovrebbero bastare già. continua su Primapaginamolise.it