Il suo ’segno’ diventa sempre più essenziale, in un’evoluzione con cui sembra catturare l’attimo, nel moto delle cose:
In questi anni ho cercato di rendere sempre più essenziale la mia pittura, ho cercato di perseguire una mia idea interiore che posso riassumere sinteticamente con una frase che mi piace molto e che sento molto vicina: ”multum in parvo”. “La frase multum in parvo ha sempre avuto un significato speciale per me. Nella sua concisa e compatta dizione latina, che esemplifica esattamente ciò che connota: molto con poco. L’archetipo di brevità, però, non è facile da definire. Astrazione, concisione, simbolismo, immaginazione sono alla base del concetto. Una molteplicità di dettagli è concentrata in un principio unitario, il particolare è trasformata in universale, ricchezza di significato è espressa con la massima economia di mezzi. Questa ricchezza del significato dovrebbe essere realizzata mediante un impatto di grande effetto, in una parola: il discernimento con un sospiro”. (Carl Zigrosser, Multum In Parvo, George Braziller, 1965). La mia è una preoccupazione di sintesi che non sempre viene raggiunta ma vale comunque la pena continuare nella ricerca.
Di lei è stato scritto: “Le forme che appaiono nei suoi lavori sono strumenti per una ricognizione immaginifica del reale, stimoli per la memoria dell’osservatore. Le sue opere sono finestre sull’infinito, nella loro (sensuale) fisicità riescono a toccare le corde intime del nostro inconscio connettendo il mondo fenomenico con quello del non rappresentato, sono spazi meditativi attuali e allo stesso tempo arcaici, architetture mentali dense di spiritualità, alla ricerca dell’assoluto…”
Quindi, l’arte non è solo istinto ma passa inevitabilmente attraverso l’evoluzione del pensiero? Nei suoi quadri c’è l’evocazione continua del mito, della filosofia come se il patrimonio di conoscenza contribuisse a intepretare il significato di ciò che l’artista vede, suo malgrado
Cerco nella pittura, nel fare pittura, di seguire determinate regole, infinite, ma sempre regole, ed è da questo conflitto fra ordine e disordine, visionarietà e azzardo che è maturato il mio percorso. Per me la libertà non è uno sfogo irrazionale e folle dell’eccentricità, che a mio avviso non é mai interessante, ma bensì trovare delle regole con cui poter costruire un sistema di lavoro. La superficie è il campo del mio fare artistico, per superficie intendo quel luogo in cui si scontra la fisicità della vita, della realtà ma allo stesso tempo è quel limite in cui può avvenire qualcosa che può essere riempito dalla tua percezione della superficie stessa. Un affresco su un muro: la pittura è stata fatta su una superficie solida, materiale, pesante, grave ma la pittura rappresenta proprio quell’accadimento misterioso che de-materializza la superficie del muro facendola diventare altro da se , e la pittura dove accade? Sulla superficie, su questo luogo che non sai bene materialmente cos’è, non sai dove inizia e dove finisce e che segna il limite fra il fisico ed il mentale, e questo è il luogo che mi interessa che è passaggio metafisico per eccellenza, che è la porta fra la realtà e il possibile.
Infatti le forme che lei crea non sono un fine ma un mezzo per raccontare l’invisibile, questa, a mio avviso, è la cifra stilistica della sua pittura una “geometria” mistica che le permette di entrare in contatto con i mondi possibili e non detti. Anzi nei suoi quadri il non rappresentato è forse più presente del visibile: Ritorna il vecchio forse banale concetto dell’opera d’arte come “finestra”!, Un concetto contro cui si sono scagliate tutte le avanguardie del ‘900… Ma è secondo me efficace perché esprime molto bene l’affacciarsi oltre il mondo fisico. Attingendo dalla poetica montaliana penso alla pittura come “varco gessoso” per mettersi in contatto con una realtà altra. Per continuare con l’immagine della finestra: aprendo una finestra sul buio della campagna c’è in me fortissimo il desiderio/necessità di voler partecipare all’infinito rappresentato da questo buio, ma proprio guardando questo buio, gravido del tutto e pullulante di vita, mi rendo conto che dell’infinito posso prendere al massimo un’idea, ma non ne posso partecipare, oppure posso rubare dei piccoli frammenti che a volte improvvisamente si illuminano.. a volte, questi frammenti diventano segni…
La sua pittura non dà risposte, anzi al contrario, lascia aperti molti interrogativi…
Io rimango dell’idea che l’Arte non debba né essere rassicurante né fornire risposte; è molto più importante e utile che ponga degli interrogativi dei dubbi… “Il dubbio è uno dei nomi dell´intelligenza” (J. L. Borges).
Borges diceva anche che chi dice che l’arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. Ma l’arte è contemporanea?
L’arte contemporanea non esiste, esistono gli artisti contemporanei, nel senso che ci sono alcune opere prodotte molti secoli fa che ci parlano con un’intensità ed un linguaggio familiare e quindi a noi contemporaneo, al contrario ci sono produzioni artistiche dei nostri giorni che a mio avviso non rispondono alle nostre aspettative. Mi viene in mente un esempio musicale forse un po’ estremo: il movimento musicale che oggi ricordiamo come “Ars Subtilior” (n.d.r.1370-1410 ca.) ha raggiunto una raffinatezza stilistica, un minimalismo ed una essenzialià linguistica che sento più vicino di alcuni autori pseudo-minimalisti di oggi. Questo si ritrova anche nelle arti cosiddette visive.
Torna la conoscenza come strumento dell’arte. O forse è solo la dimostrazione che l’arte è sintesi di ogni cosa. Cosa le dà maggiormente fastidio sul come l’arte viene considerata?
Certa cultura continua instancabilmente ad associare l’arte alla pedagogia. L’arte non ha bisogno di essere accompagnata, o peggio, giustificata, dalla pedagogia. Perché obbligare tutti a vedere l’arte? Il discorso che sottende questo comportamento è: l’arte -non è necessaria- quindi avvolgiamola in una pellicola di buonismo pedagogico ed in questo modo mettiamo a posto la coscienza e giustifichiamo i soldi spesi per organizzare i famosi “eventi culturali”…Quando in un museo si organizza una mostra è sempre più frequente trovare visite organizzate per bambini, donne, impiegati, religiosi, equilibristi, pompieri, educande, lavandaie, orefici, postini, giocolieri, apicultori, dattilografe, extracomunitari… ma l’arte non ha un linguaggio universale? Perchè cercare sempre di tradurre qualcosa per qualcuno? Si ha ormai l’orrore della difficoltà nel capire, tutto deve essere reso “digeribile” “omogenizzato”. per ogni singolo settore della società.
Lei è “anacronistico”. Il mondo ha bisogno di classificazioni per essere comprensibile. Forse oggi si confonde pericolosamente la democrazia con la banalizzazione? La mia esperienza qui in Francia, mi ha fatto toccare con mano a che livello di aberrazione può arrivare una società che vuole spiegare a tutti e non vuole far torto a nessuno…si generano veri mostri dell’appiattimento culturale in nome del politicamente corretto!
Peggio di una brutta mostra?
Il laboratorio organizzato per i bambini. Non sopporto questo bisogno di rendere tutto un gioco, io la chiamo la sidrome dell’ “art attack”: Bimbi che ridisegnano i quadri visti che li scompongono che li ricolorano compilano schede per l’analisi dell’opera “preparate” dall’animatore di turno…io penso che la creazione ha bisogno di spazi privati ed intimi, ha bisogno di pomeriggi lunghi e noiosi dove sperimentare con se stessi la propria creatività. Se questo non avviene meglio fare sport…
Ma allora che ruolo ha la scuola?
Nessuno, o piuttosto, la scuola non basta anche perchè l’insegnamento delle materie cosiddette “artistiche” ha bisogno di docenti di grande qualità, preparazione e intuito soprattutto nelle scuole dell’obbligo….non mi risulta che la scuola offra questo anzi succede che queste discipline siano una sorta di terra di nessuno…E ne parlo con cognizione di causa. Poi c’è la situazione della storia dell’arte che in tutta Europa é sempre meno studiata nelle scuole dell’obbligo. Non ho mai capito perché la storia e la storia dell’arte non vengono studiate insieme: io la chiamerei Storia dei Fatti e delle Cose…
Scomporre tutto con la ‘classificazione’ riduce la creatività vera a favore di quella indotta, apparente. L’equivoco della “grande sfiga” e dell’artista tormentato.
Ho letto sulla biografia di un artista riportata nel sito web di una galleria francese: “L’artista ha avuto una adolescenza difficile, i suoi genitori si sono separati e ha dovuto affrontare numerose difficoltà economiche [...] La sua arte riflette i numerosi drammi vissuti… A parte la compassione che possiamo provare per il soggetto, ma tutto questo cosa centra con la sua arte; o meglio la sua arte ha più valore perchè egli é un caso sociale? Ma che grande equivoco! Come se l’arte avesse bisogno del supporto della “grande sfiga “.
Quelli che pensano che moderno sia sinonimo di brutto e drammatico.
Se non é brutto non é vera arte contemporanea: la madre degli stupidi é sempre gravida.
Una “Cloaca contemporanea.”
Certa arte contemporanea tende a evacuare le emozioni, l’orrore, lo sconforto, l’angoscia, facendosi sovrastare dagli avvenimenti esteriori e le emozioni interiori, passivamente, senza mediare, annegando nelle propre lacrime e nel proprio vomito, inondando di sangue e insetti morti le sale espositive, senza creare niente, svuotandosi e mostrando le proprie frattaglie, senza avanzare. Dimenticando che l’arte sola puo’ salvare dal mare caldo delle proprie lacrime attraverso la sublimazione.
Le esposizioni d’arte gratis?
No. L’arte si merita. E merita anche dei sacrifici economici. Non mi risulta che forme di pseudo-arte come certa musica pseudo-giovanilistica venga distribuita gratis. Basta impiegare meglio i propri soldi. Perchè bisogna offrire gratis una mostra sul trecento senese alla scolaresca, che poi paga per vedere uno spettacolo di qualche contemporaneo e (grazie a dio) provvisorio cantante “televisivo”?
Una frase che definisca l’arte ?
2 frasi: “Gli uomini e le vicende sono i sospiri della storia; l’arte è il suo respiro”.
“Nella creazione la cultura è in equilibrio con le rivelazioni dell´inconscio.” (Fausto Melotti).
La ringrazio molto. Posso regalarle un’idea di Borges molto rassicurante per il mondo?
Prego mi dica,… le rassicurazioni sono sempre benvenute.
«Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere ». Credo che valga ancora di più per la pittura. E questo è davvero un bene. Nell’arte non ci sarà mai uno spazio abbastanza ampio per la semplificazione. Trovo che sia molto tranquillizzante tutto ciò. La ringrazio davvero.
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