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La grande bruttezza

13 Marzo 2014

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

 Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

 Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata. E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

 La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

 Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

 Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono? Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

 Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

 

Catharina Sottile

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