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Il PD e la piccola fiammiferaia di San Martino

8 Maggio 2014

Da piccola volevo farmi suora, poi conobbi certi brutti ceffi che a San Martino facevano le feste dell’Unità e divenni comunista. Alle feste dell’unità pioveva sempre e puzzava tremendamente di fritto. Inoltre, facevano il gioco dello stand del topo che io trovavo molto crudele per il povero criceto, costretto a subire le urla forsennate di gente che pretendeva che entrasse in una casella numerata. In compenso, si vendevano anche i libri e io compravo sempre cose molto compatibili col contesto: Il Vangelo spiegato ai bambini, Le favole illustrate da grandi pittori, I racconti dell’orrore (Libri che ho ancora)

 Soprattutto, mi piacevano le canzoni della lotta partigiana: Per i morti di Reggio Emilia mi dava dolore e mi piaceva stare dove stavano le persone che parlavano di quelle storie. Ero piccola ed emotivamente controllabile. La suggestione musicale, si sa, è efficacissima.

 Però, quando scoprì che frequentavo la sezione del PCI mio padre mi fece rapare a zero e mi proibì la nutella per due mesi. Dimagrita e inorgoglita dalla resistenza passiva, mi iscrissi al pds (nel frattempo Occhetto aveva fatto danni).

 Quando, durante una riunione di sezione, sentii Peppe Zio che chiamava ‘compagno’ Leo D’Alesio mi spaventai così tanto che non misi più piede nella sezionaccia Gramsci di Piazza Umberto. E ridivenni democristiana, ma anticlericale. Una forma personale di progressismo ragionato e cristiano, ma senza preti e senza dogmi. Poi conobbi Giggino Occhionero, ad una cena elettorale a cui dovetti andare come corrispondente di Nuovo Molise. E lì divenni proprio fascista. Mi diede della ‘prezzolata di Ciarrapico’ perchè secondo lui lavoravo in un giornale fascista. Non aveva tanto torto, in effetti, ma io ci lavoravo solo da poche ore e non sapevo molte cose. Coi fascisti, però, ci ho avuto a che fare solo per finta e per dispetto dei ds. Confesso che a tanto non sarei potuta arrivare nemmeno io.

 Rischiai anche di tesserarmi nell’IDV perchè una volta venne Di Pietro a San Martino e, non so perchè, fra un mare di gente prese sottobraccio me. Mi disse, come se mi conoscesse: “Guagliò, quanto si alta..E poi aggiunse che una scelta amministrativa o politica epocale dipende dalla simpatia che riesci ad ispirare a un gruppo di persone per strada. Voleva dire che una manciata di voti fa la differenza fra mafia e legalità, fra distruzione e rinascita. Non erano ancora i tempi di: tutti uguali, tutti casta. E in quel momento aveva ragione lui. Gli riconosco una straordinaria abilità. Di Pietro, prima di Berlusconi, prima di Grillo, prima di tutti, ha mandato all’aria i partiti. Certo, quando il gioco si fa grande ci vogliono evidentemente molti soldi. E Berlusconi e Grillo hanno avuto più risorse di lui, credo. Però continuo a considerarlo un personaggio oscuro e geniale, per me non del tutto comprensibile.

Ma insomma, con questo curriculum così variegato e ricco mi posso candidare anche io nel PD? Che dite, mi prendono?

Catharina Sottile

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