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Archivio per la categoria ‘Edittoriali’

L’ignominia dei pressapochisti italiani uccide anche gli orsi

12 Settembre 2014 Commenti chiusi

Il mio grande problema? Dopo aver invaso gli ospedali di cattivi medici, i cantieri di cattivi ingegneri, la politica di cattivi amministratori non poteva mancare la degenerazione finale dei cattivi narratori della realtà. I giornali sono ormai pieni di populisti, di disinformati, di commentatori a gettone, così mediocri da non riuscire neppure a convincere se stessi. E si vede nella inconsistenza delle tesi, delle ipotesi, dei commenti. Come è possibile che tutti facciano tutto? Parlano dell’orsa uccisa senza mai allargare la visuale, senza mai spiegare che il problema è nell’utilizzo dei fondi per fare progetti usa e getta, che contrastano coi territori o, peggio, senza avere il coraggio di arginare le pessime direzioni che hanno preso i territori. Gestiti come califfati su un capitale di qualche centinaio di voti e strutturati su bisogni bassi e a breve termine. Meno male che ci sono i miei grandi miti, i cronisti finissimi, gli scrittori giganteschi, capaci di vedere al di là e prima perchè hanno studiato per questo e sono nati avvantaggiati da un talento superbo

 

catharina sottile

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Gli spiritosi coi piedi nel cemento

12 Settembre 2014 Commenti chiusi

Vediamo di capirci con la vicenda dell’orsa del Trentino. A me dispiace quando tagliano gli alberi, ma i sindaci, se si fa male qualcuno sotto un albero che cade, sono responsabili. Siccome non sono perseguibili per non aver protetto i beni ambientali, gli alberi pericolanti si tagliano perchè i guai giudiziari arriverebbero se fanno male alle persone. Vale anche per gli animali, equiparati agli alberi. Io credo che il patrimonio ambiente vada considerato nella sua totalità: alberi, animali, acqua, aria, terra, persone. La gente che abita nella zona in cui viveva Daniza protestava, evidentemente, e il sindaco qualche giorno fa fece il cow boy annunciando che l’avrebbe uccisa lui stesso. Ma i soldi stanziati per il progetto di ripopolamento dei boschi si danno a uno che annuncia di ucciderla con le sue mani? E se questo è accaduto, dovrà risarcire l’Europa, e quindi noi, per aver utilizzato soldi per qualcosa che non voleva fare? Le amministrazioni, comunali, provinciali, regionali che decidono di avviare un piano, poi cambiano idea? Cioè, se gli immigrati fanno del male a qualcuno li abbattiamo? Se un mafioso versa rifiuti tossici nella terra lo abbattiamo col narcotizzante letale? Se un politico amministra male e nega i servizi essenziali alla gente lo catturiamo e lo addormentiamo per sempre? A me questa caccia all’orsa mi fa pensare anche ad una moda tribale, legittimata dai ruoli politici, con cui dei trogloditi si sentono finalmente autorizzati ad essere selvaggi. Siamo andati indietro di secoli. Con tutte le conoscenze che abbiamo, le professionalità, gli strumenti tecnici, sbagliamo un’operazione così? E se dovevamo salvare la gente bombardata sotto ospedali tenda, quanti ne accoppavamo? Le regioni spendono migliaia di euro per incarichi a gente di ogni tipo e non hanno un team specializzato, compatibilmente ai loro piani, ai progetti in atto, alle finalità che si vogliono perseguire?

Chiariamo una cosa anche ai soliti opinionisti senza idee e senza qualità: la rabbia per la morte dell’orsa del Trentino non è foga da isteriche animaliste. Non sono suggestionabile dalle passioni passeggere, di solito sintomo di frustrazione da menopausa. Mi lancio nelle questioni che hanno presupposti veri. Detesto e avverso i partitelli fondati sull’emotività e della speculazione dei temi a scopo elettorale. Purtroppo, l’animalismo e l’ambientalismo sono treni facili da prendere a volo in questo senso. E’ fisiologico che i furbacchioni si infilino ovunque, soprattutto quando l’argomento ‘tira’. Ma l’assassinio di un’orsa significa che i territori sono gestiti da cow boy, da stupratori di terra fertile. Non è roba da poco. Chi ridacchia quando si massacra un cane, un gatto, un orso, con la complicità di un sistema civile che non considera abbastanza grave tutto ciò, o è scemo o è mafioso. Quindi, vai a ridacchiare da un’altra parte e continua a farti pagare le mutandine dal mafioso impotente che ti mantiene. Quando finirai di essergli utile come indossatrice di mutande farà narcotizzare anche te

catharina sottile

I ricchi andranno in paradiso quando un orso e un ragazzino passeranno indenni fra le grinfie degli inetti

12 Settembre 2014 Commenti chiusi

A nord c’è uno Stato che schiera uomini e milioni di euro per sparare ad un’orsa con i cuccioli. A sud c’è uno Stato che manda carabinieri senza soldi a non farsi sparare dalla camorra. E qualche volta sbagliano e uccidono un ragazzino, come un orsacchiotto. Per imperizia. I carabinieri si tolgono il cappello. Gli assassini ricchi di orsi, no

catharina sottile

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Daniza, perdona loro che sapevano cosa facevano

11 Settembre 2014 Commenti chiusi

Pietà dei figli tuoi, creatura di dio in un mondo senza dio e senza uomini.

I moralisti da galera sono i nuovi rivoluzionari dell’ancien regime. Quelli che assassinano gli orsi per parcheggiare i loro luridi suv sul coraggio sconfitto di una madre leale. Vi auguro tutto il male possibile mentre piango la natura sconfitta dalla vostra putrida idiozia. Morirete, strozzati dall’aria tossica che voi stessi intossicate

 Siete dei bastardi. Vi auguro il cancro, quello brutto. Ve lo auguro con tutto il cuore. Avete ucciso una madre coraggiosa e siete assassini del pianeta. Vi auguro il cancro.

 lo dico perchè il cancro ce l’ho io, a loro non verrà. i bastardi senza coscienza non si ammalano. Ma il danno di questa storia è enorme: hanno vinto gli avvelenatori di terra, i trogloditi che vanno a sparare agli animali coi suv, comprati coi soldi pubblici. E vincendo hanno dimostrato che la gente e le opinioni della gente non contano un cazzo. Continueranno a succhiare milioni di euro per progetti ambientali che esistono solo sulla carta

 Continua a vincere, come un cappio che stringe il collo di tutti i noi, la speculazione sulla pianificazione, il furto sull’utilizzo delle risorse di tutti, lo stupro sulla costruzione di vita. Continua a vincere chi tira su i soldi sulla morte e sulla distruzione. Continua a vincere il cretino incapace che non capisce il dolore di chi ha coscienza. Hanno preso i soldi per ripopolare i boschi e ora li abbattono perchè i soldi sono arrivati. Come se gli esseri viventi fossero oggetti da buttare quando ingombrano. Un essere vivente, irripetibile, sacrificato agli impiegatucci delle slot machine dei finanziamenti pubblici. Avete rotto il cazzo, pirati del catasto a spese nostre

 E anche voi, chiacchieroni di facebook: questo assassinio serve a dimostrare che l’opinione pubblica, la volontà della gente non ha alcun potere di veto sulle decisioni di questi gangster che con le risorse del pianeta ci pagano puttane, lauree dei figli idioti e cocaina. Morite! Dovete morire

 

catharina sottile

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Quanti nipoti ha Mubarak?

10 Settembre 2014 Commenti chiusi
 Devo dire una cosa impopolare, tanto mica fanno le classifiche delle giornaliste disoccupate. Presidente, di là il sistema era semplice; il mercato del lavoro di concetto era organizzato su un criterio elementare: se sei amico mio, lavori, fai tutto tu, pure l’idraulico e l’elettricista; se non sei amico mio e mi dai fastidio, pure. Il procedimento era così pianificato: se sei amico mio e non capisci una mazza ti faccio sembrare il più grande esperto mondiale di qualunque cosa. Se capisci un po’, sei amico mio, ma con prudenza. Qualche volta qualcuno più intelligente della media intuiva che i sistemi chiusi si estinguono, come le case. E apriva per qualche secondo, per vedere l’effetto che fa. Tant’è, seminava terrore nella tribù. Ma vuoi mettere il divertimento! Da lei vorremmo altre vie, altri mondi. O, almeno, i non amici e gli amici troppo intelligenti vorrebbero sentirsi al sicuro, protetti da una forza di governo che non uccide il grano per fare spazio all’ortica. Poi leggo certe cose e comincio a grattarmi.

 A me questa notizia sembra inquietante. Non perchè una persona vicina a chi governa sia stata scelta. Se governassi vorrei con me, soprattutto nei ruoli delicati, solo persone di cui conosco le qualità professionali ma anche la affidabilità personale. Ma non vi sembra spericolato che un giudice che ha sbrigliato i fili di una vicenda elettorale così epocale per il Molise poi continui a legare il proprio nome, se pure attraverso la sua segretaria, con il governo di cui si è occupato come giudice? Mettiamo che io sono un addetto stampa. L’anno scorso lo facevo per chi oggi è all’opposizione e siccome sono bravissima, la maggioranza decide che vuole servirsi della mia esperienza. Evvabbè. Tutti possono spettegolare ma si tratta di ‘mobilità’ e di valorizzazione delle professionalità. Ma in questo caso c’è la complicazione dell’opera di un giudice che liberamente e in coscienza decide sull’esito delle elezioni. E decide, liberamente e in coscienza, a favore del presidente attuale. La sua segretaria, per bon ton, non poteva aspettare un po’? Così, per fugare ogni rischio di sospetto

 

catharina sottile

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Voglio un mondo di Ford e Fleming non di madre terese e che guevari

31 Agosto 2014 Commenti chiusi
 Con tutto il rispetto per le cooperazioni internazionali e laiche di sinistra e le madre teresa e affini, pace all’anima sua, piantiamola con l’imbroglio: i malati si curano con gli ospedali non con l’amore. E basta con ste chiacchiere. Ne hanno salvati più i vaccini e i soldi della ricerca. Riempirsi la bocca e la testa di sentimenti senza progetti e senza leggi è la peggiore cattiveria che si possa fare ai poveri, ai malati, ai violati del mondo. A loro serve economia, benessere, scienza, ricerca, formazione, classe medica, igiene, dignità che proviene dal lavoro. Mi fido più di chi in Italia o in contesti piccoli combatte per lo sviluppo reale in un Paese che difende la dignità del lavoro che di chi fa battaglie emotive e ideologiche allargate all’universo. Di fatto, non fa un cazzo e lo sa. E vende fumo in cambio di fiducia e fede.

 A San Martino visse un illuminatissimo dottore e ricercatore, Belpulsi (Ne parla Giuseppe Zio nel suo romanzo L’Albero del gelso) che ha insegnato alla gente dell’epoca a lavarsi bene le mani, a non bere acqua non pulita. E ha vaccinato i bambini, salvando generazioni intere e permettendo a quei piccoli di diventare agricoltori, medici, falegnami o fornai. Voglio università che formano gente seria, non canzoni e bandiere o preghiere e segni di croce senza bisturi, garze e diagnosi. E queste cose reali e utili si fanno con lo sviluppo non con la solidarietà a chiacchiere. Chi si crede buono perchè accoglie persone disperate, le valuta con un tariffario e di fatto le deposita in spazi che sembrano tanto canili non è solidale. E’ stronzo e sa di esserlo. Salvare l’umanità povera significa poterla accogliere in un contesto ricco, che la rimetta in forze e ne faccia umanità dignitosa. Distruggere l’economia reale per ingrassare gli speculatori del ‘tanto a testa’ con la scusa del progetto solidale è imbroglio. Io voglio che si lascino vivere gli alberghi di lusso perchè diano lavoro legale e vero a tutti, immigrati compresi.

 E invece distruggiamo ricchezza per incassare quote sulle teste di uomini ridotti a carne da macello, materia prima gratuita per la speculazione. E con il contentino a clerici e laici di sinistra degenere si favorisce il più pericoloso esodo della storia. Inviati in avamposto per occupare la terra degli infedeli.

catharina sottile

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Il coraggio disarmato dell’orsa, come di tutte le donne

22 Agosto 2014 Commenti chiusi
 L’orsa è un prodotto di marketing turistico, senza dubbio realizzato con criterio scientifico, ma che manca di supporto ‘culturale’. Ripopolare un territorio di animali che naturalmente gli appartengono significa rieducare all’equilibrio anche e soprattutto le persone. E invece si ripopolano i boschi e poi si vorrebbe che orsi, cinghiali, cerbiatti, faine, persino serpenti fossero di pezza,  virtuali. Gli esseri viventi non puoi farli apparire e sparire con un ‘cancella il post’. E hanno diritto, diritto sacro, di avere il loro spazio.

 Non sono fissata, davvero. Sono serissima. Ma le donne di sinistra che utilizzano ogni simbolo, ogni metafora pur di fare propaganda, dove sono? L’orsa è una madre, una ragazza madre che ha difeso i suoi figli. E’ simbolo drammatico di ogni madre picchiata, braccata dai maschi violenti, dagli stalker, dagli uomini che non riconoscono alle donne il diritto della volontà e non mettono in conto che possano dire no. L’orsa del Trentino è la metafora tremenda della madre impotente che cerca di difendere i figli violati dai pedofili che li considerano oggetti del proprio demoniaco eros malato. L’orsa è l’immagine della forza di ogni madre sola che si difende a mani nude contro un mondo snaturato, che non le riconosce più l’inviolabilità sacra della maternità.

 Spero si capisca quale scempio si sta compiendo contro ogni donna che protegge i suoi figli perchè la natura e il cuore le impongono quel coraggio disarmato. Il coraggio disarmato è la garanzia di una civiltà intelligente, che si difende per responsabilità non per aggressività. Qualcuno abbia la dignità di aiutare quelle mani nude a proteggere le future generazioni di ogni specie

catharina sottile

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Di Battista, 5 stelle e la comprensione del terrorismo islamico

17 Agosto 2014 Commenti chiusi
Ecco, i bimbini hanno cominciato a lanciarsi sulle analisi della politica estera. Di Battista, movimento 5stelle, fa un riassunto della guerra in Iraq e della questione del medioriente che sembra un compitino fatto a scuola. Manca un dato: la tolleranza al terrorismo basta a fermare i terroristi o, forse, appena abbassi un po’ la guardia ti si mangiano? No, perchè questa retorica dei buoni e dei cattivi è decisamente inutile. Americani-siriani-ebrei e l’estremismo islamico con hamas, ysis, Al Quaeda ecc sono tutte bande di cattivissimi. Ma, onorevole Di Battista, se prevalgono quelli dei burka spiegalo a tua sorella, e spiegalo bene. Non è che per grattare un po’ di voti di estrema sinistra dobbiamo fingere di essere possibilisti su questioni come queste. I 5 stelle sono così: un po’ sembra che abbiano ragione poi ripiombi nella desolazione e capisci che fanno marketing, non politica
catha
GENI DI SPINOZA….ANNI DI VIOLENZE VERBALI E MO’ DOBBIAMO MEDIARE COI TERRORISTI? QUANTI SOLDI ARRIVANO DALL’ISLAM, SANTA PACE
Di Battista sull’Isis: “Il terrorista non è un soggetto disumano con il quale non si può dialogare”. Quello è Bersani.
[edelman]

Vaffanculo al terrorismo. Sempre

17 Agosto 2014 Commenti chiusi

Chiariamo una cosa, di domenica mattina:
Premessa
Il movimento 5stelle ha un problema, e spero che Grillo trovi anche questa ennesima soluzione: quando decidono di sostenere una causa o contrastarla non sanno perchè. Se viene posto un dubbio, se si solleva una polemica capisci che nessuno di loro sa dirti perchè la pensa così. A parte: e allora il pd? E quando votavi pci? E ti piaceva Berlusconi, allora? …Altre spiegazioni non sanno darle. Credo che dipenda dal fatto che non sappiano realmente perchè Di Battista è uscito con quella dichiarazione e che neppure condividano realmente. Ma la risposta a tutte le domande è sempre: ce l’hai con me? Hey, ce l’hai con me? E siccome tra loro ci sono ovviamente persone serie e per bene l’imbarazzo si taglia con un grissino.

Mò, passiamo alle cose più pericolose

Svolgimento
1)L’islam e il terrorismo islamico non sono la stessa cosa, non per me. Odio, ferocemente odio, l’aggressione culturale (oltre che armata) del terrorismo islamico e la propaganda con cui si insinua come una tubercolosi attraverso le zanzare della sinistra europea. Con la scusa della Nato, l’America, l’anticlericalesimo.

2) Ho votato pci, pds, ds dai 18 anni in poi perchè le donne possono andare in giro sole di notte e chi le aggredisce commette un reato. Perchè se voglio posso divorziare. Posso scegliere se avere figli o non averli, se sposarmi, convivere, tradire, essere zoccola o santa, mettere la minigonna o vestirmi da monaca. Posso essere madre e non per forza moglie. Posso essere compagna, posso essere medico, architetto, ingegnere. Posso prendere un treno o un aereo da sola. Posso dare ai miei figli la certezza che la forza di un uomo è nella sua educazione e nella sua intelligenza e la violenza è per gli sfigati da emarginare

3) La religione è un bisogno umano ma nel caso dei cattolici, pur senza avere alcun approccio clericale alla dottrina della Chiesa, ho ereditato una cultura della convivenza e del perdono come forza priva di violenza che non c’è in nessuna religione, in nessuna cultura. Perchè la modernità viene da quella metafora così potente: una croce piantata a mò di limite, per fermare gli scemi aggressivi

4) La mia umilissima battaglia personale non è fra quale religione è più bella. Io rivendico il diritto alla modernità conquistata col sangue e a cui non rinuncerò per essere tollerante con chi non vuole tolleranza ma sopraffazione e oscurantismo. Mi vogliono riportare nel medioevo da cui mi sono evoluta con secoli di sangue e dolore e non mi convinceranno mai. Se fossero migliori di questa maltrattata democrazia avrebbero acqua nelle case e bambini sani e liberi.  Non mi pare ci tengano molto alla salute della gente, se non per farne carne da macello

5) La Resistenza, quella dei partigiani, non ha nulla a che fare con il terrorismo. I partigiani stanavano i fascisti, sparavano ai soldati della dittatura. Non andavano, nel terzo millennio, a sbriciolare le vite dei giovani innocenti dentro le metropolitane delle città. Non mettevano bombe sotto i palazzi, non decapitavano le opere d’arte per umiliare la cultura millenaria del mondo non islamico. La Resistenza ha difeso il mio diritto a camminare con la testa scoperta, da sola, fumando o leggendo o mangiando seduta insieme ad altre persone. La Resistenza ha ristabilito il diritto della gente ad essere libera. Il terrorismo islamico vuole ristabilire il divieto della gente di essere libera.

Che la sinistrella che si è appropriata indegnamente di quella eredità sia diventata canale di scolo dell’estremismo islamico mi fa schifo, molto, molto schifo. I 5 stelle vogliono addirittura prendere parte a quello schifo?

Di Battista, vaffanculo. Siccome non tratto coi terroristi, nessuno terrorista, di nessun credo, posso dirti vaffanculo perchè nel mio mondo libero si può!

catharina sottile

Robin Williams chi? Gli stressati del web

13 Agosto 2014 Commenti chiusi

Muore, suicida, uno dei più grandi attori del mondo e la figlia è costretta ad abbandonare Twitter per le frasi offensive che alcuni le hanno vomitato on line. Addirittura, Zucconi, giornalista italiano, approfitta della morte di Robin Williams per fare battutine su Grillo. E fa fare una figuraccia epocale a tutta l’informazione italiana perchè rivela, una volta di più, quanto sia ristretto lo spazio di osservazione di questa informazione a misura di ‘uomo medio’ dell’italietta progressista senza qualità. E’ come se commemorando Michelangelo si perdesse tempo a fare battutine caciarone sul sindaco di Roma o, chessò, ricordando Leonardo o Dante si portasse l’attenzione solo su Renzi. Lo so, ipotesi probabilissima. E d’altronde, questo accade perchè chi dovrebbe raccontare il mondo ha uno sgabuzzino nella testa e sa raccontare solo quello.

 Il piccolo mondo antico dei personaggi di Sordi, che almeno erano spregiudicati ma simpatici, oggi è degenerato in una sorta di pettegolume da pausa fuori dall’ufficio. Che la maleducazione tecnologica sia un sintomo allarmante dell’instupidimento generale lo abbiamo detto molte volte. Ieri mi hanno casualmente ricordato una brutta avventura virtuale. Hanno citato, senza sapere, un personaggio che per me è stato molto traumatico. Lo scorso anno un fantomatico profilo con un nome da imperatore cominciò all’improvviso a scrivere volgarità molto violente.

 Mi era accaduto molte volte di imbattermi in qualche finto profilo sciroccato. Una volta un tale mi augurò il cancro; un’altra volta un altro tale si era fissato che io fossi una giornalista raccomandata perchè ‘nipote’ di Salvo Sottile. (Povero dottor Salvo Sottile, che paragone infame :) ). Quando replicai che semmai avrei potuto essere la zia non la nipote il tale scrisse: “Fai meno la spiritosa, berlusconiana del cazzo…” (Mi scuso per la durezza del linguaggio, ma è la cronaca, bellezza!)

 Comunque, a proposito di quel profilo col nome di un imperatore: continuavo a parlarci, certa che fosse un amico in vena di scherzi; poi ci parlarono altre mie amiche. Quando l’aggressione divenne imbarazzante ebbi un attimo di perplessità. Soprattutto, osservavo che i messaggi, inviati da un telefonino, prima provenivano da Termoli, poi da Campomarino, San Martino ecc, come se si avvicinasse. Inoltre, scriveva ad altre persone e mi girava le risposte. Io ero incuriosita ma qualcuno che leggeva mi chiese di interrompere la conversazione. Da quel momento, le conversazioni furono monitorate da altri. Mi ero sbagliata del tutto: non era un mio amico, non lo conoscevo affatto. Era una persona malata, seriamente, e aveva scelto me come bersaglio anche senza conoscermi. Dovendo procedere con azioni formali ho saputo cosa lo aveva tanto esasperato. Aveva scritto a caso, a tutti i suoi contatti, frasi offensive e nessuno gli aveva dato retta. Tranne due o tre ingenui utilizzatori di social network, che si erano messi a conversare amabilmente con lui. Ignari di parlare con una persona incontrollabile e di fatto sconosciuta. Una in particolare gli disse ripetutamente che lui era d’accordo con me e stavamo facendo una sceneggiata per alzare l’audience. O, peggio, che ero io stessa a insultarmi per non so quale strategia contorta. Patologia, grave, anche quella che fa sentire Murdock chiunque abbia un profilo facebook.

 Ma tant’è, costei fece così tanto innervosire il poverino che lui si convinse di dover fare contro di me qualcosa di eclatante, così che tutti potessero credergli. E si era avviato per le discese ardite di santo martino in cerca di catharina. Cosa che mi annunciò girandomi tutti i messaggi che aveva scambiato con altri; disse che avrebbe dimostrato al mondo che sapeva fare.. Intercettato e dirottato, quando gli chiesero perchè ce l’avesse con me disse che non mi conosceva; lo aveva fatto incazzare la tipa che aveva osato ipotizzare che lui non esisteva. E aggiunse: “ma quante cazzo di fecce che ci sono ..e poi dice che il pazzo sono io…” In effetti, il web ha generato molti mostri e il peggiore è ‘lo sciacallo dalle ambizioni frustrate’ che pensa davvero che un profilo facebook sia un ruolo sociale o sostituisca lo studio, la lettura, la conoscenza, la bontà, l’intelligenza, la simpatia e tutte quelle qualità che caratterizzano un essere umano interessante

 L’imperatore detronizzato fu affidato a chi di dovere e benchè avrei potuto evitai di accanirmi sull’altra genia incompresa, la sciacalla sciocca; legalmente, intendo. Ma vi ho raccontato la storia per ricordarvi che dietro un profilo può esserci chiunque. State attenti, ate che stay foolish, stay hungry! Stay con la capa a posto

catharina sottile


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Accattateville la kefiah

12 Agosto 2014 Commenti chiusi

Voglio i soldi di Hamas. Pure io voglio i soldi per dire che la fallaci era stronza, che i palestinesi sono la stessa cosa di hamas e che israele è porco e bastardo e l’america è sporca e criminale. Voglio anche io i soldi dell’islam che vuole convincermi che sono infedele e quindi devo convertirmi. Se me li danno, mi metto la kefiah, faccio quella de sinistra e sviluppo ferree convinzioni circa i diritti dei palestinesi ad essere succubi e sudditi di hamas….Io che i soldi non li prendo e quindi non campo di elemosine internazionali, vedo invece i palestinesi vittime di una banda di terroristi che usano i loro bimbi come i cacciatori usano gli uccellini: a mò di richiamo vivo. Ah…sappiatelo..quelli che fanno gli ideologhi a favore del popolo palestinese (che invece nella loro testa è solo hamas) vengono pagati per fare gli impiegati a distanza. Terroristi senza il coraggio delle armi, solo garzoni per iscritto. Ma a voi vi fottono per soldi. Devono convincere voi per prendere la tariffa standard. Come i venditori di pentole
catharina sottile

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La sinistra secchioncella

12 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ho capito il problema. Dagli anni 70 in poi eri di sinistra se leggevi Camus, e potevi leggere Camus se eri di sinistra. Sui giornali di sinistra scrivevano da Emanuele Macaluso in giù. I democristiani avevano Montanelli. E tra i finti equidistanti c’erano Zavoli, Biagi. A sinistra, fino a qualche anno fa, parlava D’Alema e Er pecora, il Fini tricidone dei primi anni, Berlusconi stesso, i leghisti della prima ora diventavano grotteschi cartoni animati. Cito quelli pop, quelli che sicuramente tutti conoscono. I comizi dei ds e poi dell’Ulivo erano un caffè letterario in cui morivamo dal ridere quando Maximo I° e unico sfotteva i destrici. Ora sui giornali di destra ci scrivono Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco. Il Giornale, il Foglio, e in assetto obliquo talvolta Il Fatto sono centri di dibattito intellettuale altissimo rispetto alla elementare dialettica da secchioncelli con cui a sinistra si discute di nulla e si ambisce, soltanto, al potere momentaneo, finché dura

catharina sottile

 

La curva dritta di Andreotti

Marcello Veneziani

 

 

 

 

 

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Internet in balìa della stupidità

12 Agosto 2014 Commenti chiusi

Internet era, all’inizio, lo spazio delle persone ‘tecnologicamente colte’, che avevano, cioè, strumenti evoluti e abilità complesse rispetto alla maggioranza. Oggi è una sorta di periferia degradata per analfabeti e disadattati. Un po’ come i luoghi di vacanza alla moda, dopo un po’ devi cambiare. Lo dico e lo ribadisco: la semplificazione sarà anche popolare ma di fatto genera disaffezione ai giornali, alle tv, al web. Rendere il linguaggio becero ed elementare per farsi capire da tutti serve solo ad attrarre gli scemi e allontanare gli intelligenti. Non è una questione di chiarezza, di semplicità delle parole per divulgare concetti difficili ma il contrario: si divulgano concetti idioti con il linguaggio del web. E’ come se si fosse creato un salone del barbiere universale, o una cucina di servette esagitate virtuale. La comunicazione, come la cultura, è un bene di consumo come gli altri. Ma è vendibile e capitalizzabile se genera cultura, all’infinito. Se si adegua invece che produrre una evoluzione si autodistrugge

Lo schema è sempre uguale: ci sono reazioni di consenso, di dissenso spiegato razionalmente, di irrigidimento preconcetto ed emotivo, di sarcasmo ideologico. il problema, che internet, e soprattutto gli spazi di discussione diretti del web rivelano in modo secondo me serio: la ridotta capacità di oggettività. siamo abituati a dividerci per squadre: a favore o contro. il web registra, perchè è possibile scrivere ciò che di solito diremmo a casa nostra o fra noi, i commenti e il ruolo di supporto indiretto ai due schieramenti principali. stabilito che ci sono due squadre, intervengono anche i tifosi. Questo tipo di struttura del dibattito pubblico, pur divertente, non consente quasi mai la comprensione reale dei fatti. Il signor Giuseppe Albano, per esempio, che tanto solennemente mi consiglia di andare a prendere aria ha un problema, si è sentito toccato per qualche ragione, deve difendere qualcuno? Chiedo, cioè, perchè ci poniamo in modo così finalizzato rispetto a qualunque problema posto. Chi si offende se dico quello che ho detto? e perchè si offende? E qui, il punto: ci sentiamo così toccati perchè ci sembra sempre che qualcuno ci accusa. Come quando si vive in un piccolo paese e la gente sparla. Perchè un social come fb, in questo caso, induce percezioni così minimali della realtà, perchè abitua a spazi così ristretti, come fossimo in un paesino, appunto? E’ una curiosità, non è snobismo. Discuto di cose che mi interessano per amore di scoperta. Non che il web debba essere educativo: intelligente non significa che debba indottrinare la gente. Significa che deve rappresentare la realtà, complessa come è veramente, non ridotta a due elementi: bello-brutto, buono-cattivo, mio-tuo ecc

Soprattutto mi sorprende sinceramente il retaggio scolastico. C’è molta ansia del voto alto, del dimostrare di essere bravi piuttosto che di dire semplicemente ciò che si vuole dire. La discussione per l’effetto che fa non per comprensione dei fatti

catharina sottile

Nota tratta da un post di facebook di cui sarebbe interessante leggere i commenti:

https://www.facebook.com/catharina.sottile/posts/10203938042445271

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Mater dei

10 Agosto 2014 Commenti chiusi

Sono cattolica ma non sono né particolarmente praticamente né mai sono riuscita ad adattarmi agli ambienti clericali. Anche il catechismo, dopo le elementari, mi sembrava un contesto surreale. Di cristianità ho ricominciato ad occuparmi da adulta e leggo il Vangelo, che è la parte che preferisco rispetto alla Bibbia, come leggo i filosofi. Abbiamo una religione in cui dio ha bisogno di un figlio per comunicare con gli uomini. E il figlio di dio ha una mamma. Tant’, nel primo testamento Caino uccide Abele, dio caccia adamo ed eva: ira, assassinio, vendetta. Nel secondo testamento Gesù impone la ragione, la civiltà della ragione. Una religione, cioè, in cui il potere di dio ha bisogno della tenerezza e dell’intelligenza di una donna. Perchè non si allevano dei ma uomini intelligenti capaci di fare rivoluzioni epocali raccontando parabole. Ma disposti a farsi crocifiggere per quella necessità di pace universale. Noi cattolici crediamo in un dio che è dio perchè sua mamma gli ha insegnato il coraggio e il buon senso. E lo ha cullato, ha avuto freddo per lui, è andato a cercarlo disperata quando lo hanno catturato. Una madre, cioè una donna, è il principio fondante della cultura cristiana. Non la dea, ma la madre che di dio conosce l’umanità. Tutto ciò che genera vita, in filosofia, ha un nome femminile. Ma la condivisione del dolore di tutte le madri del mondo è una sublimazione filosofica dell’umanità reale che ci rende solidali. Nella nostra cultura il dolore dell’ingiustizia conduce alla pietà, e quindi alla solidarietà. Piangere sotto la croce significa avere rispetto del dolore del mondo. L’apice di ogni civiltà è la pacificazione malgrado la croce, malgrado la disequità subita. Cancellare dalla storia questa matrice etica, questa radice filosofica significa annullare il progresso del pensiero umano e riportarlo al binomio elementare: forte-debole, assassinio-vendetta, dio-uomini senza la mediazione intellettuale e morale di una madre

catharina sottile

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Erode cerca ancora gesù bambino

10 Agosto 2014 Commenti chiusi

Tutte le dittature mangiano bambini. Farlo nel nome di dio va oltre il male, oltre ogni immaginazione di atrocità

In Iraq Erode cerca ancora gesù bambino, decapitando tutti i bambini che riesce a stanare. Allah dovrebbe incazzarsi molto con costoro, ma sarà morto come il nostro dio, lasciando solo, ancora una volta, gesù bambino sulla croce degli uomini. A Gaza gli Erode con la kefiah i bambini li usano come richiami vivi. Israele ci spara sopra, e tutti si sentono fieri e combattenti. Pensate come eravamo moderni, noi cristiani, quando avevano una religione in cui un bambino nasce in una stalla, la mamma lo difende come una guerriera e il papà che non è suo padre biologico la aiuta in ogni modo. Una famiglia eticamente forte, contro ogni potere e ogni pregiudizio. E Gesù Bambino è talmente libero e talmente moderno che si fa crocifiggere parlando di pace. ‘Interrompe la tregua’ a modo suo. Salva persino un ladro immolando se stesso. Chissà che direbbe dei manifestanti per professione, di malata e debole Costituzione, i mercanti equi e solidali del Tempio..

catharina sottile

http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=52547

 

Erode cerca ancora Gesù Bambino

10 Agosto 2014 Commenti chiusi

Hamas interrompe la tregua e Israele minaccia reazioni. Sulla pelle dei bambini succhiano i vampiri appassionatamente. L’orco Israele fa orrore. Hamas, che dà in pasto il sangue del suo sangue al nemico perchè si dica che è cattivo fa vomitare. I difensori col culo al caldo e gli stipendi pubblici tacciano. Siete stomachevoli. State mangiando la carne dei piccoli e fate schifo

In Iraq è in atto l’Olocausto dei cristiani. L’Isis sta decapitando tutti i bambini

BAGHDAD – «La cristianità a Mosul non esiste più, è in corso un olocausto dei cristiani».

C’è un cazzo di portatore infame di lotta e libertà, non sua, che dice due parole? anche una…brutti servi sempre a padrone da qualcuno per due spiccioli. Nulla da dire? I bambini cristiani si possono decapitare..sono roba di preti e vaticano

 

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/iraq-centinaia-di-donne-sequestrate-per-gli-istinti-animali-dell-isis-_2062036.shtml#

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Insana e debole Costituzione degli ex rivoluzionari

9 Agosto 2014 Commenti chiusi

Dario Fo, Sabina Guzzanti, Pancho Pardi, Giulietto lo spietato, Arlacchi, i giudici in prima linea, gli ex magistrati diventati super sindaci, il popolo viola, senonoraquando, le bandiere arcobaleno, rifondarola columnist, quelli che fischiavi D’Alema e ti sentivi il Che; quelli che boia il poliziotto di Genova che ha ucciso la Costituzione. Quelli che oh partigiano portami via, quelli che bellaciao..Le donne le donne, ndò stanno le donne che vogliono le leggi speciali contro la violenza? Senza la Costituzione, col cazzo che hai le leggi speciali. Sabina che dice? A parte le scopate di Berlusconi, c’è qualche emergenza democratica vera da denunciare? No, e certo. Ora no. Quando sfotteva la Fallaci e tutti a ridere? Raccomandati di sinistra, più affamati di quelli di destra ma meno simpatici. Tutti zitti. Ci cambiano la Costituzione, affermano un principio che devasta la sovranità nazionale e la cambia con due patacche e una cambiale. Ci siamo tutti sistemati: quello fa il sindaco a Napoli, con risultati inquietanti. Quello a Milano, quello fa il capo di qui, quello il capo di là, quello c’ha la cultura, quello le pari opportunità..La Bonino? Non parla più. Moretti no, non mettetelo in mezzo. Sta facendo cose serie e non c’entra con costoro. Lo so, e aspetto con ansia di vedere il prossimo film. Lui le cose le ha dette, 30 anni fa. Ma questo colpo di stato dei giudici in politica, da Di Pietro in poi, germogliato oscuramente sulle macerie di via d’amelio e di Capaci perchè non riusciamo a fermarlo? La Finocchiaro che parla come una qualunque di quelle viziatelle di miliardarie sedute nel mio Parlamento, nel mio Senato. Che pena, che orrore. Ci cambiano la Costituzione e non tagliano un euro, concretamente, di spreco e di privilegi. Le riforme de chè? E perchè questa fretta? Ci cambia la Costituzione un governo non eletto. Sabina, a parte l’ossessione per i rapporti sessuali di Silvio, c’hai da fa? Non che i guai ce li debba risolvere un comico o un attore. Ma è per spiegare che quella era la macchina del fango, la propaganda, e non era gratis. Rideva di Oriana, mio dio. Come se Gaitanino a pennellessa ridesse di Michelangelo. Io le volevo le riforme. Il problema è che abbiamo un parlamento occupato da imprenditori e speculatori e stanno svuotando le nostre casse e devastando il nostro mare. Per sempre. Non ci sarà un dopo, non c’è più

catharina sottile

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I pusher dell’anticlericalesimo

8 Agosto 2014 Commenti chiusi

Perdonatemi se scivolo consapevolmente nella semplificazione e nel celodurismo. Ma sono arrabbiata e allarmata. E delusa di aver consegnato la mia coscienza civica e la mia visione del mondo, per anni, ad una sinistra che fa l’impiegata di chiunque la paghi. Anzi, non chiunque, ma il peggiore dei pericoli. Mi spiegano i portatori modaioli di kefiah perchè prestano la testa, e vorrebbero che la prestassimo noi, a religioni che perseguono le donne, i gay, chiunque abbia religioni diverse o non voglia avere alcuna religione? E mi spiegano le donne di sinistra perchè in Italia vogliono leggi speciali per tutto e poi considerano tollerabile il burka e tutto il resto? Ben oltre il burka? Sapendo di attecchire sull’anticlericalesimo, e in un contesto in fondo ancora genuinamente guareschiano, hanno convinto generazioni che arabo-musulmano equivale a mangiaprete, quindi di sinistra. Non è gratis questa manipolazione. Si tratta di propaganda, uguale a quella degli americani, dei russi, o dei berlusconiani. Propaganda, comune a tutti i regimi, pagata a suon di dollari. Denaro che si traduce con le favolette piene di fervore ideologico sparate sui giornale, sui network e ovunque ci siano teste manipolabili. Il peggiore e più pericoloso equivoco storico con cui gli oscurantisti si prendono il mondo libero proprio passando attraverso quelli che si sono sempre elevati ad emblemi di laicità. Contro i preti ci sentiamo liberi se inneggiamo all’islam? Ma come cazzo si fa a essere così confusi? Anche perchè, al vertice di questa catena di disinformazione ci sono i pagati, i professionisti della malafede. Ma perchè andargli appresso? E infatti, per fortuna, non attecchiscono più. Almeno, non con le chiacchiere e i foulard
catha

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Sapienza di Schettino

8 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ho paura di vedere che dice Spinoza di Schettino alla Sapienza…Pensate, se chiamano Schettino…che razza di gente laureano…

Tutti ridono di Schettino che fa una lezione alla Sapienza di Roma e tutti si arrabbiano perchè un ‘assassino’ va anche in giro a fare il docente universitario, dopo essersi fatto fotografare in vacanza. Prima del processo abbiamo stabilito che la colpa dell’incidente della Costa Concordia, all’Isola del Giglio, è solo sua. Lui solo è il colpevole, solo dal suo errore dipendono le morti. Costa non c’entra nulla. In effetti, immolando uno stronzo è difficile trovare ancora chi ha voglia di sottilizzare
catharina sottile

 

 

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La grande bruttezza uccide

8 Agosto 2014 Commenti chiusi

La Puglia non era la regione degli spazi cultura, i grandi afflati di umana solidarietà e le grandi battaglie sociali per la bellezza…? Lì dove Vendola voleva boicottare Barilla per aver detto che la pubblicità Mulino Bianco non si può fare con la famiglia gay ma non ha boicottato chi avvelenava l’acqua e l’aria e ha sterminate le famiglie di ogni tipo. 
L’ipocrisia al potere è truffa

In Puglia, a Vieste credo (se non è una bufala) si autorizza a sparare ai cani randagi se diventassero pericolosi. Nel gargano si autorizza a sparare o uccidere i buoi e le mucche che tradizionalmente vagano liberi se sono d’intralcio. Vendola, non abbiamo abbattuto chi ci ha intralciato il mare e il futuro col cancro, lasciandoci in cambio disoccupazione e morte, e vuoi consentire che si abbattano aniamali che non hanno mai fatto male a nessuno? Il turismo, il paesaggio, la cultura, le tradizioni, l’ambiente, le tipicità…Tutto questo ha uno scopo lucido, razionale: abbattere la memoria, i saperi che hanno consentito alla popolazioni di fare il pane e di sopravvivere del proprio pane. Il mondo a rovescio..Sembra un film dell’orrore ed è l’Italia dei coglioni criminali.

Si minano le fondamenta delle civiltà. Non arrendiamoci, non arrendiamoci alla bruttezza e alla morte

catharina sottile

 

 

http://www.lav.it/news/lav-diffida-il-prefetto-di-foggia-ritiri-lillegittima-ordinanza-di-abbattimento-degli-animali-vaganti

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Costituzione: purchè non se ne parli

8 Agosto 2014 Commenti chiusi

Certo, però, e mò la Palestina, e mò Schettino, non riusciamo proprio a parlare di modifiche della Costituzione e di governo che la cambia senza mai essere stato eletto. Dai portatori coraggiosi di kefiah, pur lontanissimi dalle atrocità di Gaza (da qui la visione è più obiettiva, si vede…) mi aspettavo girotondi, mobilitazioni e bellacciao in difesa dei partigiani morti per la libertà. Macchè, parlano di Hamas, difendono gli arabi come fossero figli della stessa Resistenza. Dalla mia Resistenza le donne hanno avuto il diritto di figli liberi di non marciare, il diritto di avere figli vivi e il diritto di essere. Dalla mia Resistenza le donne sono nate uguali. Dalla mia Resistenza la croce di cristo è un’idea profonda di coraggio che rifiuta la violenza. Perchè la violenza fa male, anche quando è necessaria. Dalla mia Resistenza gli uomini e le donne hanno avuto il diritto di pensieri difficili contro le semplificazioni che rincretiniscono perchè azzerano la ricerca delle verità non ovvie, non imposte, non preconfezionate. Dalla mia Resistenza sono nati figli che hanno imparato a combattere per non credere, a fidarsi della verità, non del verosimile. Dalla mia Resistenza la Costituzione è nata imperfetta come un tronco d’ulivo, ma cresciuta sulle radici di un concetto universale di Giustizia. Da lì tutto è perfezionabile ma nulla è inumano, nulla è banale, nulla è qualunquista negazione di verità evolute. La mia Resistenza non è una pagliacciata elettorale. La mia Resistenza non si paga a tanto al mese, come un impiego da travé

Catharina Sottile

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HIROSHIMA, 69 ANNI DOPO LA BOMBA ATOMICA

6 Agosto 2014 Commenti chiusi

Il Giappone si è fermato per commemorare Hiroshima….
Ma è recente l’altro disastro, della centrale nucleare Fukushima Dai-ichi.
Il nucleare mi fa molta paura da sempre. Soprattutto da quando una parlamentare molisana che ne sapeva meno di me venne a dirmi che certi rischi sono necessari, considerata la produttività energetica di piccolissime quantità di uranio. Ne parlava come fosse un docente della Sapienza. E oggi ho avuto un brivido leggendo di Schettino che fa una lectio magistralis nell’ateneo più importante di Roma e d’Italia.
Mentre mi diceva, con arrogante sicurezza, che le cose che bisogna fare bisogna farle e basta, pensavo: ma possiamo delegare a costei il destino dell’umanità? Un disastro nucleare è per sempre, come i diamanti. L’Italia ha sempre scherzato molto con la sua democrazia. Scherzando scherzando, ha finito per perderla. Rotta dagli scemi, come un cristallo in mano ai teppisti

catharina sottile

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La sanità è un’esigenza evoluta, non a portata di poveri e parvenus

6 Agosto 2014 Commenti chiusi

La più completa, efficace e dirompente inchiesta sulla sanità italiana l’ha fatta Nanni Moretti in Caro Diario. Più di una inchiesta giudiziaria, giornalistica, l’episodio ‘Medici’ del capolavoro del 1993, di Moretti, racconta come la sanità pubblica sia gestita da padroni che la boicottano, la affossano, la rendono una mostruosa slot machine per distribuire farmaci e consulti specialistici. Senza mai ascoltare i malati. Perchè l’obiettivo di questa sanità-mercato non è la vita delle persone ma la costruzione di un sistema a capitale pubblico e a utili privati.

Purtroppo, in Italia si è creata una opinione pubblica degenere, sguaiata e analfabeta, sdraiata sull’ideologia con pachidermica inerzia. E l’ignavia dei fessi politicizzati prevale su qualunque possibilità di discussione libera e oggettiva.

La gente reale tace, infastidita dal cicaleggio di poveri che si scannano per un telefonino ma non hanno alcuna urgenza di diritto, di benessere concreto, di qualità di vita realmente dignitosa. Sono i vizi tipici e patetici dei popoli poveri, che hanno bisogno di coca cola e oggetti inutili ma rinunciano all’acqua e al diritto di essere curati senza sentirsi defraudati.

Ecco perchè per 50 anni siamo stati contenti di pagare due volte quello che ci era dovuto, passando attraverso consulti privati e inutili per avere accesso agli ospedali pubblici. Oggi il sistema è diventato terrificante e mostra la sofferenza degli stessi medici, quelli bravi, quelli veri, che non riescono più a distinguersi dal marasma degli improvvisati o di quelli che scientemente agiscono in malafede. Ciò che descrive Nanni Moretti l’abbiamo visto molte volte. Quando una appendicite è stata diagnosticata come ‘stitichezza’, senza ascoltare il malato, senza guardarlo, senza considerarne la presenza. O quando un tumore dell’ipofisi è stato interpretato in mille malattie, fantasiose e improbabili, pur di non sentire, semplicemente, ciò che il paziente diceva. Pur di non osservare i segni eclatanti che il suo corpo dava. Con scienza e coscienza, talvolta, anche le parole semplici di un paziente analfabeta sarebbero più utili di milioni di esami che non si sanno leggere, non si vogliono capire.

La sanità-mercato segue lo stesso, brutale e comico principio del tecnico della lavatrice: quando il problema è semplice e non particolarmente costoso la lavatrice bisogna portarla in laboratorio; aspettare qualche settimana e ipotizzare danni complicati per alzare il prezzo. E poi, ovviamente, ci sono proprio quelli che non sanno fare i medici e sbagliano per inadeguatezza. Ma per loro non ho una avversione forte. Perchè un sistema che funziona arginerebbe la loro fisiologica presenza. Un circuito organizzato tende a migliorare le prestazioni dei singoli, o perlomeno, a ridurre al minimo i danni. Inoltre, questo tremendo dossier di Nanni Moretti, girato 20 anni fa, avrebbe dovuto far cadere governi e portare la gente in piazza. E invece, evidentemente, il diritto alla salute ci sembra interessante solo quando discutiamo di Renzi, di pd, di dc, di spqr e di nunteregghepiù. Il cancro dell’Italia è questo: l’idiozia sublimata dall’ideologia che uccide ogni speranza di sviluppo

catharina sottile

Ah, una cosa, molto personale…Ho un metodo infallibile per individuare il medico incapace o proprio lestofante. Quando tu dici che stai perdendo sangue e lui risponde che è un fatto psicologico, ignorando completamente ciò che dici e che potrebbe vedere da sè, non perdere tempo. Mandalo al diavolo e fatti ridare i soldi

Ultima cosa e poi non disturbo più: quando stai male, queste aberrazioni che abbiamo visto in Caro diaro accadono se vai girando per studi privati e per ambulatori. Ciascuno parla a se stesso, agisce come fosse universo a sè. In ospedale, un medico che ha una formazione scientifica seria, abituato a leggere negli occhi dei pazienti, eviterebbe questi gironi infernali. Il coordinamento, spesso, è la più banale delle soluzioni. Moretti invece mostra, magistralmente, la sanità mercatino, con gli specialisti che sembrano dietro bancarelle, ciascuno pronto a venderti la sua merce

 

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Quote Erose

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

11-03-2014, 19:33 • Editoriale

primapaginamolise.it

 di Catharina Sottile

Ma perchè il sesso di una persona stabilisce la concretezza del suo progetto istituzionale?

E’ come spacciare una “supestizione” per etica.

 Perchè rifiuto l’idea delle candidature di genere? Perchè sovvertono lo spirito della candidatura come servizio.  

Essere in una lista elettorale diventerebbe solo una opportunità per chi si candida?  Come se si dovesse garantire ai candidati, in quanto tali e solo per questo, il ‘diritto’ di esercitare un potere.

L’elezione come diritto, come fosse un concorso per un impiego pubblico mi fa piuttosto paura. Auspicherei che la gente fosse ben rappresentata da eletti che abbiano un programma.

C’è un principio alto, straordinariamente evoluto, che verrebbe meno: la Costituzione (con buon senso) considera il ruolo istituzionale come strumento con cui i cittadini possono essere ascoltati e rappresentati. Non è un diritto di per sè di chi vuole farsi eleggere. Il diritto alla democrazia è degli elettori, che lo esercitano attraverso gli eletti.

 Non è una sfumatura, anche se sfugge come qualcosa di scivoloso, che cambia colore a seconda dei punti di osservazione. Se sovvertiamo questo fondamento stabiliamo implicitamente che i cittadini sono rappresentati solo da eletti del loro sesso, della loro lingua, della loro religione?

 I biondi dovrebbero avere quote blindate di candidati biondi, i bruni di candidati bruni, i gay candidati gay ecc ecc. E che fine fa l’uguaglianza? Che ne è dell’obbligo di preservare l’interesse generale, come valore oggettivo, contro le pressioni di ogni lobby? Candidarsi ad amministrare lo Stato non è un diritto fine a se stesso. Presume un consenso democratico verificabile.

 La possibilità per tutti di accedere alla democrazia si esprime, semmai, garantendo a tutti allo stesso modo il diritto allo studio, alla salute, alla dignità ecc ecc. Possibile che la mistificazione sia chiara solo a me? Capisco il problema se parliamo di poveri e ricchi; è evidente che non hanno pari possibilità. Ma maschi e femmine, perchè?

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Piantatela con Berlinguer

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Piantatela con Berlinguer. Se avessero voluto dare peso alle sue parole saremmo al quarto governo D’alema o Prodi o comunque di centro sinistra. Il suo pensiero l’ha realizzato chi ha portato la sinistra al governo, non da ospite della dc ma da maggioranza vera. A lui non è mai riuscito e certo non era pensabile allora. Te lo dico da qui, retorico nostalgico del cazzo: Berlinguer non ha cambiato il mondo, lo ha immaginato e lo ha studiato. Era rispettabile perchè studiava e capiva. Ma non ha inciso neppure un po’ sul programma dei padroni. Tant’è, ha un po’ vinto perchè è morto. E’ dopo quel suo funerale doloroso e mediatico che è cominciata l’era dell’emotività al potere.

 ’Noi dobbiamo essere diversi’ dicevano i comunisti prima che io nascessi. Ma per essere diversi bisogna assumere decisioni. E agli impiegatucci della rivoluzione a stipendio governare fa paura. Non lo sanno fare e non basta lanciare qualche slogan per ‘Resistere’, davvero, e cambiare il mondo, davvero. Il mondo lo rendi migliore se cambi la direzione e devi essere al timone: in maggioranza o all’opposizione, ma facendo, non lasciando fare. Altrimenti fai coreografia e sei uno sporco opportunista dello stipendio pubblico a scopo privato. Peggiore, decisamente, di chi almeno ci mette la faccia. Tu, solo la feccia!

 E così si lascia che i cattivi maestri facciano i loro cattivi affari usando Berlinguer come feticcio, come gli orsacchiotti che si vincono al luna park. Piantatela, coglioni! Lasciatelo riposare in pace, che magari, a furia di disturbarlo svegliate anche Andreotti e Cossiga. E quelli hanno il sonno leggero

  catharina sottile

PRIMAPAGINAMOLISE.IT, PIANTATELA CON BERLINGUER

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3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Sto con Francesco perchè sto col lupo!

Quando ero piccola non sapevo nulla delle banche piene di miliardi, dei pedofili, delle persecuzioni vere e proprie contro i gay (quelli liberi e onesti), dei divieti per i divorziati. Non sapevo che l’accoglienza degli immigrati è anche un gran business a spese dei territori che accolgono e senza grandi vantaggi per chi arriva disperato e senza meta. Però mi piacevano le madonne con bambino che vedevo nelle chiese. Mi piaceva la Croce, mi piaceva Gesù. Mi piaceva l’arte sacra e la complessità del racconto filosofico del Vangelo, della Bibbia. Certo, la Bibbia mi sembrava un po’ depressa. Il Vangelo era meno drammatico. Poi ho scoperto Riz Ortolani ed ho capito che la mia curiosità per il sacro mi avrebbe portata alla bellezza, a cercarla sempre. E non è un bel miracolo? Il libro di San Francesco che mi regalò zia Nina ha costruito il senso di tutte le cose che sono. Sto con Francesco perchè sto col lupo, sempre!

 Una generazione che non lavora è un fallimento (Papa Bergoglio, Campobasso, 5 Luglio 2014)

 Sanità, una generazione a cui è stata rubata la possibilità, spartita come la tunica di cristo fra poche famiglie, pochi dominanti circondati dalla solita pletora di servi pericolosi e affamati. E’ accaduto questo negli ultimi trent’anni. E sarà difficile modificare la cifra genetica di un territorio che seleziona mediocri a danno dei creativi. Il tarlo, di cui vediamo bene l’effetto devastante, uccide la creatività. E i territori non potranno vivere senza l’imprevista soluzione che proviene solo dalle menti intelligenti

Lei mi scrisse qualcosa di enorme, apprezzando il coraggio della difesa civile

Le avevo chiesto aiuto, nel solo modo che so: scrivendo Caro papa Francesco”

Io ho paura, e lo ribadisco, del danno insanabile del livellamento, della esclusione dal lavoro dell’intelligenza, della creatività, del genio; travolti dal coriaceo istinto alla servitù che si tiene sul lavoro altrui, sulle idee altrui, sulle abilità altrui. Ma divorandole drammaticamente.

E’ questo il nostro problema, Santità. E aggredisce la gente ma anche chi amministra, chi vorrebbe farlo innovando o cambiando direzione. Siamo tutti in ostaggio di una vischiosa mediocrità assistita che estorce ricchezza e impone stupidità e banalità

Catharina Sottile

riferimenti utili

CACCA A CATINELLE

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Io non mi schiero con i colonizzatori islamici

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Dopo esserci subiti i cattocomunisti, ora è cominciata l’era dei comunisti senza patria che si avventurano in assurde difese dell’islam perchè così si credono laici e anticlericali. Non se ne può più dei divulgatori di equivoci storici a tariffa. Pubblica

Se non voglio i morti, se devo difendere la vita dei bambini devo schierarmi con i palestinesi? Cioè, il punto è con chi combattere, non combattere contro la guerra come massima ingiustizia del mondo? I bambini massacrati non sono soldati di un esercito, sono vittime degli eserciti dei padroni, che si fanno scudo del loro corpo. Io non vado in guerra, rifiuto la guerra. Questa è la mia battaglia, solo ideale e consapevolmente solo tale. Purtroppo. In Palestina c’è in atto un’atrocità senza possibilità di razionalizzazione e chi ne discute solo parteggiando non vuole imporre, dall’Europa e dal mondo, la Ragione. Se il mondo intero deve intervenire deve farlo per chiudere quella sporca guerra, non per rafforzare un esercito invece che un altro. Dietro quella sporca guerra c’è sempre lo scontro fra civiltà: l’occidente sanguinario che si difende con le armi e l’avanzata dell’islam che chiama la sua colonizzazione Resistenza

catharina sottile

http://www.formiche.net/2014/07/10/le-relazioni-pericolose-iran-hamas/

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Sul ponte sVendola bandiera bianca

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Avevo tanto sperato in Vendola. Ero certa che avrebbe tuonato contro la barbarie della distruzione ambientale. Tutta la sua campagna elettorale sui laboratori di Cultura. La questione morale, lo sviluppo che viene dall’ambiente, dal turismo, dalla conoscenza..Avevo sognato così tanto. Volevo proprio trasferirmi in Puglia. E a parole, continua ad essere fascinosissimo, tanto che ora mena Renzi. Però governa la regione del disastro Ilva, ora avrà 12mila manze da Granarolo, l’acqua la prende dal Molise e pare che stia lievitando il debito perchè non la pagano. La sua sanità non è migliore della nostra, malgrado abbiamo grandissimi ospedali e il centro di san giovanni rotondo, che è uno dei più grandi ospedali sud. Cioè, se queste cose fossero accadute ad un governatore berlusconiano, o non di sinistra, l’avremmo massacrato, ammettiamolo. Cosa sarà che ti strappa dal sogno
cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
ti getta nel mare e ti viene a salvare
cosa sarà
che dobbiamo cercare …
catha

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Berlinguer o Gaza, accattateville

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ah, ho capito. Ci hanno provando riesumando il mito di Berlinguer e non ha funzionato. Ora la reclame la fanno con Gaza. Disgustosi, cinici, mediocri venditori di fumo. Siete vergognosi; utilizzereste le vostre madri per 20 voti e qualche centone di sostentamento. Che infatti, non avrete mai più

catharina sottile

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Mundial caput

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Umilmente, dico che anche per il calcio il problema è la speculazione della debolezza. Non dobbiamo aver paura della Germania perchè è così che abbiamo fossilizzato, cementificato i luoghi comuni. Ed è di questo che campa la politica locale di ripiego. Quella tradizionalmente di sinistra, ma anche, in passato, di destra estrema: l’opposizione al traino che non vuole governare ma che campicchia diideologia senza ideali e di moralismo senza morale. Di preconcetti piuttosto che di trasparenza, di oggettività, di razionalità. E fissa, con lo sputo e le bandiere, le differenze come filo spinato. Un imbroglio etico con cui la battaglia contro la povertà diviene fine a se stessa e quindi, i poveri sono materia prima su cui costruire, all’infinito, il business della politica senza soluzioni e senza progetti. Casta dall’aria rassicurante perchè indossa magliette invece che colletti bianchi. Invece che temere la Germania, che fra le altre cose vince persino i Mondiali, voglio uscire dalla gelatina appiccicosa dei luoghi comuni e far parlare gli italiani che studiano, pensano, creano, parlano molte lingue e costruiscono ricchezza perchè non hanno mai nuotato negli acquitrini della politichetta delle chiacchiere per sentito dire. Un’Italia a cui dare del lei e che trasforma in denaro sano il buon gusto invece che contrabbandare l’ignoranza per popolarità

catharina sottile

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Parassitismo e kefiah

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ah, solo una cosa: io dico che il progresso, anche quello che si manifesta col benessere come diritto diffuso, sia la massima possibilità praticabile di democrazia ed equità. Quindi, i grandi ideali di pace diventano materialmente reali quando la gente, anche la povera gente, ha accesso ai medici, alle cure, al pane, al latte, ai libri. Mentre discutiamo inutilmente da casa delle grandi ingiustizie del mondo vorrei sapere come pensano di frenare la deriva oligarchica nei territori, i nostri. Le campagne elettorali da due soldi sul sangue dei palestinesi, sugli orrori veri, mi fanno più schifo di tutte le cose che fanno già grandemente schifo. Si sono spinti oltre la vergogna, molto oltre: non si parla di sanità, di disoccupazione, di frane, di terremoti, di inquinamento, di rifiuti tossici. Parliamo di Palestina…che almeno rastrelliamo qualche votarello sulle grandi domande, non avendo, su nulla, neppure piccole risposte. Non avendo, su nulla, mai avuto nulla di nulla da dire e da fare. Parassitismo travestito da idealismo, che, grazieaddio, non incanta più nessuno.

catharina sottile

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Il Molise da spazzare via

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Rizzo, in pieno stile ‘avvertimento’ scrive che il Molise non esiste e spreca, per il fatto stesso di esserci, risorse da utilizzare meglio. Pure gli Ebrei erano uno spreco, in effetti. Ma a parte questa sintesi ignobile che sto facendo di quell’articolo, perchè in Molise ci sono sempre i fans di quelli che ci considerano uno spreco? Cioè, gli impiegatucci raccomandati e affamati, che hanno cacciato i giovani istruiti, colti ed evoluti; li hanno costretti lavorare e studiare lontanissimo dal Molise perchè ne hanno illegalmente e schifosamente occupato il posto; li hanno defraudati del diritto di migliorare il Molise, del dovere di lavorare qui, della possibilità di costruire un territorio migliore. Quelli, proprio quelli che stanno qui, sotto la protezione di un boss o l’altro, sempre chini, mediocri e marioli, abusivi che vivono la vita di quelli che per colpa loro sono altrove: per colpa e per demerito loro soltanto. Quelli, proprio quelli, fanno gli alternativi tifando per chi ci considera uno spreco. E’ vero, lo spreco che parla di sprechi come la mafia che parla di mafia e l’immoralità che parla di immoralità è la strategia contemporanea del nazismo a gettone. Vaffanculo, schifosi zazà!

catharina sottile

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Richiami vivi: il governo ha paura del cacciatore e tortura nonna, lupo e uccellini

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Il grado di salute mentale di questo governo si capisce dal fatto che miliardari semianalfabeti considerino legale e tollerabile che un animale vivo sia usato in questo modo. Probabilmente gli sembrerà anche normale utilizzare dei bambini, pur di non mettersi contro certe categorie di elettori. Elettori di che, poi? Costoro sono al governo senza neppure essere stati eletti

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Sistema fiscale organizzato per uccidere

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Si, il sistema fiscale italiano è così: non garantisce nessuno, non protegge i servizi pubblici, non serve a preservare la sanità per tutti. Serve solo a pagare gli incarichi plurimi dei suoi dirigenti. Burocrazia che si mantiene estorcendo soldi alla gente. E uccidendo l’impresa. Tant’è, ora cominciano a prendersela coi disoccupati. Raschiano il barile

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La colpa delle alluvioni è delle nutrie. E infatti, la mafia non esiste

3 Agosto 2014 Commenti chiusi
Le nutrie e i castori sono causa delle alluvioni..Costoro sono stati capaci di far pubblicare assurdi studi, finanziati coi nostri soldi, per rendere ‘scientifica’ una affermazione utile alla mafia dei palazzinari
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Sanità, tà tà

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Lo so, dico sempre le stesse cose. Ma sono anziana, ne ho facoltà! Mi chiedo: perchè l’ex opposizione regionale, oggi maggioranza (col resto di uno, al momento disimpegnato) urlava contro Iorio commissario e faceva il tifo per Tremonti? Volevano tutti gli ospedali chiusi e stop agli sprechi di Iorio. Stop, coi Beatles stop! Gli stessi ora dovrebbero difendere gli ospedali, che non sono uno spreco di per sé. E perchè quelli che lo scorso febbraio hanno votato Frattura con furore, col sangue agli occhi, con l’impeto del guerriero all’assalto ora ne parlano come pochi mesi fa parlavano del suo predecessore? Fosse che in Molise i soli a parlare sono quelli che votano ndò coio coio? E se non coio nulla mi metto a sbattere i piedi? Un’altra domanda, l’ultima: ma i malati, i disoccupati, i fottuti dai raccomandati incapaci, gli studenti, gli imprenditori strozzati dal fisco e dalla povertà diffusa, i precari che in realtà sono disoccupati che fingono di avere un lavoro, che dicono? Che pensano? Cominciassero a non far parlare solo i filosofi della pausa caffè che lo stipendio ce l’hanno e non hanno mai saputo che significa campare coi soldi propri. Già se cominciassimo a capire cosa pensano i molisani veri, quelli che non hanno mai vissuto da imboscati della politica, al traino, sotto i suoi tappeti o dietro le sue briciole, saremmo a metà della strada verso una soluzione
Buon giorno, sogni d’oro

catharina sottile

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La violenza del web e l’ipocrisia dei giornali

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Anche farne un articolo così stucchevolmente pietistico è un modo per inzupparci. Bastava dire che è un bambino bello e forte e gli adulti che lo hanno sfottuto sono decisamente frustrati e mediocri. Ed in effetti, il giornalismo contemporaneo, soprattutto quello sportivo, è pieno di ex ciucci, quelli che a scuola erano gli scemi dell’ultimo banco e da grandi si sono fatti raccomandare e fanno i cronisti. E da come scrivono si vede bene quanto siano rimasti idioti e, come da adolescenti, continuano a ridacchiare per incontinenza, per vincere lo stress di inadeguatezza. Ma farne questa lirica sociologica, sottolineando vischiosamente che chissà come soffre quel povero bambino..non è meno da sfigati, anzi. Sfigati intellettualizzati, ma sempre tali. E d’altronde, di cosa ci scandalizziamo? La stampa, anche quella ‘colta’ che osserva la politica, non i campi da gioco, ridacchia da anni di Brunetta perchè è basso, di Ferrara perchè è grasso, di Andreotti perchè aveva la gobba. Non oserebbe mai contrapporsi seriamente a ciò che fanno e che dicono; proprio come gli sfigati dell’ultimo banco ridacchiano con la mano sulla bocca, aspettandosi la sberla del professore e abituati a non essere mai considerati più di tanto. Ah, per completezza: sfottere un bambino grasso non è per forza discriminante e bla bla bla. Scherzare sulla sua panza può essere semplicemente divertente. Metterci tanto dramma o presume un po’ di strumentalizzazione forzata o nasconde qualche disagio intimo. E che sarà mai? Un bimbo pacioccone fa venire voglia di tenero sfottò, ma non per questo bisogna scomodare la questione razziale, la parità dei sessi e i diritti civili dei gay. Inoltre, secondo me questo bambino diventerà un pezzo d’uomo, di quelli che quando tirano un rigore spaccano la linea del vento. E lascerà gli idioti dell’ultima fila a ridacchiare, pateticamente, anche quando avranno 60 anni e nessun altro argomento compatibile con la loro età e con la realtà

catha

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/01/mondiali-2014-quando-ad-essere-deriso-e-un-bambino/1045372/#.U9Hra58-BYI.facebook

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Le madri fermino la guerra

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Non ho figli, nè mai li avrò. Queste guerre infami, disperanti, che sgozzano e trucidano i piccolini come se, da Erode a noi, duemila anni non fossero mai passati, mi costringono a sentire furiosamente quel richiamo istintivo che le madri sentono quando i figli sono in pericolo. Nessuno studio, nessuna lettura, nessuna disquisizione sa interpretare con razionale chiarezza il dolore di un errore della storia che devasta l’umanità. La guerra che sbrana i piccini è osceno male assoluto e folle. Il male da cui non ci si difende con la ragione. L’istinto materno soltanto mi consente di comprendere il pericolo di una violenza fuori dal nostro tempo. L’istinto della madre che abbiamo represso per dare senso alla comprensione ragionata dell’esistenza oggi mi viene in soccorso e mi dice cosa è giusto e cosa non si può più consentire. L’istinto materno dovrà dare a tutte le madri del mondo il coraggio di dire basta

catharina sottile

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La Costituzione non c’è più

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ma perchè quando Berlusconi voleva cambiare la Costituzione le Guzzanti, i girotondini, gli intellettuali di sinistra si sono sollevati e a furor di popolo hanno crocifisso il delinquente di Arcore e ora tacciono?

catharina

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Noi de sinistra semo colti…da un’improvviso colpo di sole

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Dico una cosa, molto semplice, e vale per ogni forma di esaltazione: non è che se sei cretino, potenzialmente violento, magari un po’ predisposto alle sostanze tossiche e da piccolo hai subito qualche carenza poi ti basta sposare una causa per essere legittimato ad essere portatore di verità. Sei un cretino che si esalta con temi non suoi, di cui non capisce un cazzo; uno che crede che cavalcando onde altrui nasconde la propria confusione mentale. La causa palestinese, l’animalismo, il leghismo, il razzismo, l’omofobia, i diritti civili dei gay, il fascismo, il comunismo, il femminismo sono questioni grandi e serie. Se sei scemo non basta mettersi la maglietta con un logo. Sei scemo e ti pigli le botte lo stesso

catharina sottile

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L’ambiente è dio

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Francè, l’ambiente è Dio..è ragione, spirito, vita ed essenza di ogni cosa. Chi lo devasta dovrebbe proprio schiattare, una volta per tutte

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Il laicismo degli islamici

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Oggi ho avuto una bella conversazione con un amico che a Gerusalemme va spesso. Mi ha dato ragione decisamente sul fatto che se Hamas spendesse i suoi soldi per nutrire e istruire i palestinesi invece che per la propaganda nel mondo la Palestina sarebbe libera, perchè avrebbe vinto la corsa della storia, e le armi non avrebbero potuto più fermarla. O, per esempio, mi ha raccontato dei soldi che Arafat spese per le sue ville invece che per potabilizzare l’acqua. Loro hanno un problema: l’acqua. La Siria se ne frega, anche se quella faccenda risolverebbe ogni conflitto. L’America, l’Europa non hanno alcun interesse perchè il conflitto finisca, anzi. L’Onu non conta nulla. Il problema fogne e acqua potabile deve risolverlo la Palestina, da sola. Ma su una popolazione allevata nell’analfabetismo e nell’odio contro la Siria, cresciuta per combattere non per vivere e studiare, incombe Hamas, con le sue ville edificate coi soldi sottratti alla pace e alla civiltà. Però, rimane il fatto che i partiti italiani ed europei si siano prestati a fare la reclame, come se essere coi palestinesi fosse di sinistra ed essere con gli ebrei fosse di destra. A me, che la sinistra degli irriducibili e dei grandi idealisti si faccia mantenere dai miliardi degli arabi musulmani, interessati a comprare teste e a sradicare la cultura europea, fa abbastanza schifo. I sinistrati tutte chiacchiere e ideologia non mi sono mai piaciuti. Ma che fossero disposti a vendersi persino a gente che costringe le donne a vivere segregate e con la testa coperta, mi fa proprio vomitare. Siete brutti, finti conservatori di sinistra. Voi con la sinistra non avete mai avuto a che fare. L’avete infettata, ammorbata, come un cancro, e l’avete messa a disposizione di interessi decisamente lontani e negativi. L’ultimo mito che gli estremisti islamici vorranno abbattere è il luogo in cui è nato Gesù, i simboli massimi della cristianità. Come fecero i talebano quando distrussero tutta l’arte che trovavano sul loro cammino. Ecco, i complici di questa apocalisse, ipocriti e ignavi come i mercanti del tempio, saranno maledetti per sempre, laicamente, dagli uomini e dalle donne per bene

catharina sottile

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I burocrati del nulla

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

La devastazione ambientale nel pd dei burocrati, quello meno colto, più cementato nei vecchi dogmi, ha una matrice psicoanalitica molto chiara. Innanzitutto, perchè quel tipo di ex comunista è storicamente votato alla servitù dei capi. E siccome oggi i capi sono finanzieri, speculatori e squali dell’energia, questa base senza altezze e senza prospettive è perfettamente funzionale allo scopo. Poi c’è l’aspetto freudiano: ai nullafacenti abituati a campare di soldi altrui piace molto tutto ciò che produce denaro cash in cambio di terra altrui. E’ un istinto incomprimibile quello di abbattere ciò che appartiene ad altri, a tutti; con la scusa di essere proletari hanno un odio atavico per chi la terra ce l’ha, la casa ce l’ha, il lavoro l’ha creato da sé e devastano ogni cosa. Robespierre l’hanno adattato ai loro limiti e se lo girano tra la lingua solo per folklore. In realtà, divorano terra buona e lavoro vero, da decenni. Così facendo, hanno fatto proliferare la casta infame e indegna dei burocrati per spegnere fino all’ultima possibilità di autonomia dai padroni. Si sono messi la camicia rossa, insomma, per non stropicciare la nera. Le manze mettetevele dove volete. Non mi piacciono gli allevamenti intensivi, e mai mi piaceranno. Le chimiche, i rifiuti radioattivi, le belle pensate su come fare soldi producendo cancro a poco prezzo, invece, lo so dove ve li dovete mettere…

catharina sottile

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Nostalgia dei pomeriggi d’Agosto

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

C’è un’aria surreale da fine del mondo. E il clima contribuisce a renderla ancora più allarmante. Rivoglio i disegni sui libri delle elementari, le scottature al mare e l’odore di aranciata sfiatata. La bicicletta con le carte napoletane nei raggi per fare rumore e gli zoccoli che alle due del pomeriggio fanno ‘tatatà tatatà’

 

catharina sottile

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Difenderò la Ragione

3 Agosto 2014 Commenti chiusi
Chi ti chiede di scegliere fra due che si sparano non vuole che tu compia una scelta; vuole che tu spari per lui e ti metta a marciare. Io non mi schiero con nessuna banda. Io mi schiero contro

catharina sottile

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Pasolini e Oriana

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Pasolini e Oriana: basta aver letto qualcosa di emozionante per essere buoni, per essere umani. Ma i cretini non si emozionano, non devono. Il dogma non lo consente. E perdono così il senso delle milioni di parole che ingeriscono come cicuta e che ne corrode la carne e l’anima. Ne rimane uno scheletro ruvido, dal ghigno cattivo. L’inciviltà non ha organi vitali che possano far pompare il sangue al cuore. L’inciviltà puzza di morte e spegne in un silenzio terrorizzante ogni guizzo di coscienza

Catharina Sottile

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L’Unità non più

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Tutti si scandalizzano perchè con un presidente del consiglio del pd chiude l’Unità. Io dico che con un presidente del consiglio del pd nessun giornale serio dovrebbe chiudere. Il problema, ormai irrisolvibile, è proprio questo: gli elettori del pd non sono del pd e non ragionano come dovrebbe ragionare il pd. E il pd si adegua, infatti

catharina sottile

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Welfare e spending review

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

l principio giuridico che ha ispirato il walfare è finissimo: si tratta di un investimento a lunghissimo termine che lo Stato fa per preservare l’umanità etica, decisamente utile alla stabilità sociale. Con il walfare si garantisce alla gente reale la possibilità di essere curata e di essere istruita. E la gente reale non è povera; ma perchè non scivoli nell’indigenza ha bisogno di servizi essenziali accessibili. Peraltro, la gente reale non è in grado, diversamente, di curarsi e istruirsi perchè vive di suo, di lavoro, di poco: non ruba, non corrompe, non vive di denaro pubblico, non sottrae risorse a progetti di utilità collettiva. Garantendo alla maggioranza delle persone un livello di dignità sanitaria e culturale sufficiente lo Stato mette la sicuro se stesso e la possibilità di esistere in un contesto di persone non interessate ad assaltarlo. Dopo aver trasformato il welfare in un tesoretto da spartire e deviandone totalmente la finalità, ora si spiega alla gente che i soldi sono finiti. I soldi di chi? Inoltre questo è il momento, irrimandabile, di occuparsi di animali che si estinguono, di biodiversità, di salvezza dei mari, di disastri ambientali, di territorio che si sbriciola solo perchè piove. Con qualunque legge elettorale, con qualunque numero di parlamentari e senatori, con qualunque maggioranza la generazione dei quarantenni doveva porre come priorità, assoluta e trasversale, la soluzione del problema dei problemi: la difesa della vita del pianeta. Il resto ha senso come spolverare durante un uragano. Che una generazione nata dopo gli anni 70 sia così furibonda e idiota mi impressiona molto. Però, credo nei singoli. Credo ancora nella forza dei pochi, più intelligenti e più forti, che possono condizionare i molti. Non voglio arrendermi e continuerò ancora per qualche minuto a credere nel genio degli individui che costringe anche i fessi ad essere morali. O almeno a non nuocere troppo

catharina sottile

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Giustizia e prevaricazione

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Lo so, non vi sembra un tema fondamentale. E invece è il fulcro del diritto, il nucleo dell’equità come sistema sociale. Se un cane morde una persona, l’umano denuncia e il cane viene soppresso o comunque imprigionato in canile. Se un umano massacra un cane, anche senza alcuna ragione, nessun cane avrà mai giustizia e nessuno garantirà che non accada di nuovo. Non vi sembri trascurabile. Se lo accettate per i cani dovrete mettere in conto che qualcuno cominci a trovarlo ovvio fra le persone. Ed è già accaduto, mi pare. La Giustizia deve essere un principio di per sé e selezionare le categorie che ne hanno facoltà annulla violentemente il senso e l’utilità. Ciò che è giusto deve essere giusto per chiunque e garantito a chiunque, altrimenti usiamo un’altra parola. Giustizia non è la parola. Usiamo: prevaricazione controllata

Catharina Sottile

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Non sto con gli stupidi

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Quando non mi schiero con chi si schiera su facebook con Hamas. Quando non mi schiero con chi si schiera, su facebook, contro la polizia. Quando non mi schiero con chi si schiera, su facebook, contro quel potente o l’altro. Io non mi schiero coi cretini che entrano un un partito e si sentono promossi ad attivisti politici. Non mi schiero con gli idioti senza alcuna razionalità che si appiccicano un logo sulla fronte e si sentono legittimati a tutto. L’ideologia ha fottuto persino Marx e con Berlinguer era bella e andata; figuriamoci se mi metto a seguire a gregge quattro fascistelli riformati per insufficienza toracica. Andate a studiare, o almeno a leggere qualcosa di serio. E non rompete le scatole, che non convincete nessuno. Mio padre diceva: Chi l’ha ditt quessa mezza fesseria? Ah, e allora credici a metà….

catharina sottile

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Gaza o non Gaza arriveremo a Roma

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

C’è una cosa che mi fa impressione assai. L’opposizione in Parlamento, mentre ci cambiano la Costituzione, la fanno quattro variopinti antipolitici che sai da dove vengono e non saprai dove vogliono andare finchè non saranno arrivati. E i leghisti. Me l’avessero raccontato quando cantavo bellaciao e mi sentivo figa con la kefiah al collo avrei urlato: Compagno cittadino, fratello partigiano,
teniamoci per mano in questi giorni tristi:
di nuovo a Reggio Emilia, di nuovo là in Sicilia
son morti dei compagni per mano dei fascisti…..
I partigiani difesi dai leghisti. Non si può sentire. E il bello è che non ce l’ho con Renzi, non ce l’ho col PD. Loro governano e fanno quello che volevano fare. Ce l’ho a morte con gli imbroglioni che hanno campato di fumo, in tutti i sensi, e che ora fanno finta di piangere i morti di Hamas pur di non farci discutere di Stato italiano. Fanno finta. Loro fanno finta sempre
Dite rivoluzione fottutissimi vermi
ma siete solo servi dei servi dei servi

catharina sottile

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Compie genocidio che non protegge i suoi figli

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Compie un genocidio chi bombarda i bambini e chi, sapendo che sono indifesi, li immola. Se vuoi difendere un popolo vai alla guerra, non giochi a freccette nascondendo le armi dove sono i bambini. Lo scopo è diffondere lo sdegno nell’opinione pubblica e far apparire il nemico come barbaro e mostruoso. Il punto è che chi bombarda è già barbaro e mostruoso. Ma se utilizzi a mò di scudo i tuoi stessi figli sei uguale e peggiore del tuo nemico. I partigiani italiani andarono in guerra contro i fascisti, non ci mandarono i loro figli e non li usarono come esche per attrarre le bombe. Nel nome di Allah o nel nome di qualunque altro dio, sempre assassinio di innocenti è

catharina sottile

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23 Luglio 2014 Commenti chiusi

23 Luglio 2007-2014: sette anni con Primapaginamolise.it

Sette vite come i gatti
Sette vite come i gatti
di Caterina Sottile

“I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui”. Ennio Flaiano era parecchio bastardo, diciamolo, ma se avesse conosciuto Nicola Dell’Omo sarebbe stato più prudente. Quella frase letta da un ragazzo di Bojano con la testa sempre oltre ogni confine possibile è diventata una lampadina incandescente. Il 23 Luglio 2007 ‘le opinioni altrui’ sono diventate un progetto editoriale concreto.

Buon compleanno, Primapaginamolise.it! Oggi compie 7 anni e per un quotidiano, molisano, on line e indipendente è un indizio importante. Significa che si può tentare di tentare. Si può costruire con le parole e le idee perchè nascano scelte e direzioni.

Grazie ai lettori, perchè loro, e solo loro, danno, a chi fa un giornale, il coraggio di non accontentarsi dell’ovvio 

Nel 2007 Dell’Omo aveva 24 anni e a quella età internet è il mezzo di trasporto ideale: lui ci è salito con l’allegria di chi sa che sta per fare qualcosa di serissimo

Le opinioni dei lettori, ‘l’altrui indefinito che siamo tutti’ sono il capitale più solido di una società profondamente civile. E il modo migliore per rispettarle è creare il dibattito.

Fare opinione è esercizio di civiltà
Primapaginamolise, nell’era mesozoica del web, ha portato all’Informazione Molise-centrica la verve del dibattito politico; via web e sprovincializzando i temi regionali. Molto prima di facebook, di twitter ha aggiunto il commento alla notizia. Il punto di vista che non ha paura della verità oggettiva

C’era già Primonumero: l’on line di Termoli aveva spostato il baricentro dell’Informazione molisana nel basso Molise. Lontano dai palazzi istituzionali ma dentro la pasta in lavorazione dell’economia reale della regione. Scommessa gigantesca, che infatti è stata premiata.

Ma a parte le chiacchiere, le solite chiacchiere buoniste che si fanno ai compleanni e ai funerali, ci sono due o tre cose da dire, e le diciamo. Primapagina è nato ed è cresciuto sulla terra buona della volontà. L’azzardo era rendere la precarietà ‘iniziativa’, proprio mentre il mondo fuori andava nella direzione opposta. E sbagliata! Negli ultimi 10 anni abbiamo visto il precipizio sotto i piedi di una generazione che ha studiato e si è specializzata per essere ‘generazione nè‘, come direbbe papa Francesco.
PPM voleva provare a ridare dignità ai piccoli passi, e voleva renderli utili. Ha subito tutti i dardi dell’avverso immobilismo, dell’inedia, della cattiva abitudine a uccidere ciò che vive perchè tutti continuino ad avere il respiro corto. Le conosce tutte queste fasi di silente aggressione delle vecchie lentezze privilegiate che non vogliono vita su Marte.

Oggi l’Informazione è in una condizione di sofferenza allarmante: soffrono le imprese, soffre l’autonomia dei giornalisti. Di solito, immaginiamo il grande cronista coraggioso come un eroe senza macchia e senza paura, disposto a sacrificare la vita pur di dire la verità. Balle! La verità e la libertà di Informazione hanno una sola garanzia: la dignità del lavoro.
Non c’è libertà, nè autonomia, nè fantasia, senza la protezione di una impresa editoriale sana, legale, in grado di pagare i suoi lavoratori, e, su tutto, con la lucidità di sceglierli costruendo la personalità di un quotidiano. Il punto, dolentissimo, è preservare il mercato, più possibile libero, su una concorrenza che sia ferocemente qualitativa. Ignorare l’esigenza di qualità dei lettori significa creare una progressiva disaffezione ai giornali, alle tv, agli on line. Tant’è, osserviamo la tendenza all’informazione fai da te che non ha alcuna possibilità di controllo. Ciò non favorisce la diffusione della verità senza censure ma, al contrario, ingigantisce il potere dei manipolatori.

Senza filtri, non subiscono più alcuna verifica e diffondono ciò che vogliono, a costo zero. Durerà poco; la gente, vedrete, comincerà a stancarsi di leggere male, di leggere cose non vere, di non poter verificare ciò che viene diffuso con invadente schiamazzo. E al momento, ci piaccia o no, i giornali sono rimasti a guardia di una regola etica che è la ‘verifica delle notizie’. E non è cosa da poco. Difendere uno spazio di libertà che non deve mai sopraffare la legalità significa preservare il dibattito pubblico, il suo valore sociale, la sua potenza culturale. Preservare l’Informazione nata dall’intelligenza dei giovani significa essere sulla Terra, coi piedi ben saldi, e sognare che ci sia vita anche su Marte. Perchè il Molise, e l’Italia, hanno terribilmente bisogno di persone che vogliono vivere, non sopravvivere. E che sanno lavorare.

Primapaginamolise vi augura che vi sia riconosciuto sempre lo sforzo di un buon lavoro, di una buona idea, di una bella emozione. E che ad ogni compleanno ciascuno di noi possa festeggiare il sudore per aver camminato molto, e non invano

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Soldi pubblici e sanità

27 Giugno 2014 Commenti chiusi

Una piccola domanda

Una piccola domanda: tutto ciò che viene finanziato, coi soldi pubblici o privati, deve dare garanzia dei risultati? Se per esempio la legge impone uno screeneng sanitario per prevenire le malattie infettive, e per questo mette a disposizione molti soldi, ci sembra ovvio che tale prevenzione debba essere garantita senza possibilità di leggerezza alcuna. Se la legge impone quel tale servizio e lo finanzia, quel tale servizio deve essere svolto e deve ottenere i risultati previsti. Se la legge finanzia misure per affrontare la gravissima crisi occupazionale e quindi destina ingentissime risorse pubbliche alla formazione professionale, alla qualificazione di lavoratori fuori dal circuito produttivo ecc, in proporzione ai soldi spesi dovremmo constatare, oggettivamente, i risultati? Se l’accoglienza di esseri umani disperati e senza altra possibilità diventa solo un business per sfruttare i soldi disponibili per progetti emergenziali di vario genere, qualcuno controllerà che almeno quei soldi siano spesi utilmente?

 

catharina sottile

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Ogm e dubbi: mi spaventa la proprietà del cibo

16 Giugno 2014 Commenti chiusi

Ogm: mi spaventa la proprietà del cibo

Non avendo certezza degli effetti, non abbastanza sperimentati, mi riservo diffidenza. Ma il mio problema non riguarda solo la pericolosità di un elemento biologico non naturale. Io dico che ciò che viene costruito il laboratorio ha un padrone, un marchio. Un seme modificato geneticamente è proprietà di chi lo crea e non della natura, e quindi di tutti. Se parliamo di cibo ciò è spaventoso
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La commedia divina di C’era una volta in America

2 Giugno 2014 Commenti chiusi

Deborah è la Beatrice di un Dante mafioso, tossicomane e non per questo privo di dolore e commozione, di languido incanto. L’italianità contemporanea, sul palcoscenico della grande America ma con la stessa Commedia divina che ci portiamo dentro, tra i vicoli ciechi della new york violenta o dentro le valigie di cartone dell’Italia miserabile e omertosa. Eppure, Dante viene sempre con noi e ne senti la bellezza negli occhi onesti di Deborah che dice no al boss ignorante che non imparò mai a memoria le parole a cui lei non voleva rinunciasse. E lui la amò per sempre, inadeguato alla sua limpidezza. C’era una volta in America è un film pazzesco, bello e pazzesco. Come Sergio Leone. Come siamo noi, figli prevedibili di un Paese irripetibile

catharina sottile

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Caterì, con chi ce l’avevi? Tre domande dalla realtà

29 Maggio 2014 Commenti chiusi

Caterì, hai difeso i 5stelle di Campobasso, tu, sporca dalemiana inciucista. Hai difeso il pd, nel senso che non l’hai attaccato e per questo ti riconosco coerenza. Prima dell’elezione di Frattura avevi spiegato bene che senza trasversalismi e agguati i puristi di sinistra non avrebbero certo aiutato il pd a vincere. Tant’è, due giorni fa hai scritto che la sinistra era con tsipras e quindi vale il 4%. Va bene. Allora ti faccio tre domande: Intuisco che per te i voltagabbana che vincono sono razionali, se perdono li disprezzi. Spiegami perchè vincere è così importante per una idealista come te. 

Ti riporto il brano che più mi ha toccato: “Il mondo a rovescio: gli onesti accusati dai ladri e dai raccomandati, Grillo considerato causa della sconfitta e non unico argine, i portatori di voti accusati di tradire l’elettorato dagli speculatori di temi, a chiacchiere, e senza mai aver risolto un problema a nessuno. La gente, con precisione chirurgica, ha delegato l’opposizione ai 5stelle o a chi, senza altra forza, ha portato programmi verificabili; gli elettori hanno ignorato, lucidamente, il marketing politico, preferendo la Politica. La bocciatura, clamorosa, è per i prestigiatori che recitano a soggetto a seconda del vento che tira e non fanno vincere, quando va bene. Nel peggiore dei casi, fanno proprio perdere anche chi meriterebbe di piùI cittadini hanno premiato la migliore politica disinteressata e la peggiore macchina elettorale del vecchio pci e della vecchia dc in una sorta di patologia bipolare che invece ha una logica, eccome. Ha isolato chi fa, lestofante o santo, da chi cavalca furiosamente qualunque onda. Chi urla contro i clientelismi e si serve spudoratamente di lecchini da due soldi; chi si straccia le vesti in nome della meritocrazia, della trasparenza, dell’autonomia ma continua ad imputridire il mondo di servi e di mediocri. La gente ha scelto buoni e cattivi, ha riconosciuto un programma e ha riservato una pernacchia epocale ai finti buoni e ai cattivi senza qualità. Certo, sognavo un mondo migliore, ma è stata data un’altra sberla ai molesti. (Editoriale Primapaginamolise, Il PD salverà il mondo ma i grillini sono belli dentro)”

 I cinque stelle li difendi, vuoi che ci siano. Ma non li prendi sul serio. Perchè?

 Che ti è sembrato Frattura a Telemolise? Perchè non hai commentato?

 Bene, sembra una intervista con la mia coscienza. Il signore che mi fa queste domande ha quasi 70 anni, non ha facebook ma legge tutto. Non so come faccia, ho rinunciato a capirlo. Però usa la mail e mi scrive cose tremende quando non condivide. In questo caso, credo, sia davvero dubbioso. Provo a rispondergli. 

 1)In Politica vincere non significa aver ragione o guadagnare una medaglia. Significa governare, realizzare dei progetti che cambiano la vita della gente, incidono sulla sopravvivenza dei territori. Chi gioca a fare il candidato per il gioco in sè, per esserci, per capitalizzare solo elettoralmente quella presenza è uno speculatore ideologico, non un politico. Ma la gente lo sa e di solito costoro non vanno oltre qualche centinaio di voti. Quello che penso l’ho scritto chiaramente. Abbiamo visto portacarte e lecchini di contorno coi menagrami dietro, in delirio incendiario, come Nerone. Ed hanno offuscato chi ha mostrato la faccia ed era anche una bella presenza. Eh che tristezza! Occasione sprecata

 2)Sui 5stelle ti rispondo con ciò che ho letto stamattina. I 5stelle di Mirandola, in Emilia, donano 450mila euro per la ricostruzione di una palestra. Sono i soldi degli stipendi che loro hanno scelto di utilizzare in questo modo. Quella dei grillini è un’opera di moralizzazione enorme, e non a caso i partiti cercano di sminuirne la portata. Rinunciare agli stipendioni e dimostrare che si possono costruire palestre, comprare defribillatori o ‘sfamare’ famiglie in affanno ormai gravissimo elimina la possibilità di essere indifferenti e continuare a stare arroccati nelle Istituzioni come fosse un fortino per nobili in fuga dalla rivoluzione francese. I 5stelle hanno introdotto un metodo di concretezza, ma anche di etica, che li rende incontestabili. Certo, il messaggio pubblicato oggi dai giornali fa sorridere. A Mirandola non hanno avuto i voti che speravano di avere e un ingenuo attivsta scrive: “Non dico che ci dovevate votare per forza, ma vi abbiamo dato 450mila euro e voi votate pd…” Ha ragione. Anche se i quotidiani italiani cercano malignamente di massacrarli per questa dichiarazione così in  linea col voto di scambio della prima repubblica. In realtà, la persona che scrive dice una cosa diversa: siete liberi, vi abbiamo dimostrato che se togliamo i soldi agli stipendi e costruiamo palestre e scuole e non avete bisogno di farvi ‘concedere’ più nulla. Ma neppure questo messaggio vi è arrivato. Sono d’accordo. Il problema dei 5stelle è, però, l’incapacità di capire che le loro convinzioni non sono le nostre, non sempre. Danno per scontato che pd sia sinonimo di ladri e delinquenti, forza italia significhi mafia e camorra ecc. Può darsi, invece, che la gente voglia avere anche il diritto di votare chi gli pare. Non è che se non voti per i grillini sei per forza corrotto e clientelare. Questa esasperazione ideologica e giustizialista apparteneva a certe vecchie forze di estrema sinistra. Che infatti si sono estinte quando abbiamo capito che i capi facevano tutti gli inciuci degli altri, solo sapevano parlare meglio. Tutti quelli che hanno usato questo metodo di comunicazione sono finiti sotto lo 0,1% di consenso, condannati a fare i terzi e i quarti. Non è una faccenda di moderazione verbale. E’ un problema di presunzione di stupidità altrui che di solito la gente punisce con un calcio in culo

 3)Frattura a Telemolise ha fatto una gran bella figura. Non ho intenzione di entrare nel merito della discussione che ha avuto col senatore Di Giacomo, posso risponderti da ‘fissata della comunicazione’. Il presidente del Molise era decisamente in forma e ha utilizzato quell’apparizione con grandissima efficacia. Proporrei la canonizzazione di Manuela Petescia per il controllo di ghisa che è riuscita ad avere della situazione. Ma Frattura è stato bravo perchè è stato capace di mantenere un contegno da capo vero. Non l’avevo mai visto così severo. Mi ha quasi emozionato il suo confronto con Adelchi Battista. Gli ha riservato un rispetto, come intellettuale, come artista, che hai solo se sei colto a tua volta. Adelchi ha posto questioni urgenti, non risolte ancora dalla giunta regionale: legge sull’editoria, finanziamento alla cultura. Che sono i temi che Telemolise urla disperatamente da mesi perchè riguardano le tv e i giornali e minano la sopravvivenza di una azienda per cui la qualità dipende indissolubilmente dalla possibilità di innovare continuamente. Alle domande di Adelchi Frattura ha risposto invitandolo a stilare insieme agli amministratori un piano per la cultura che sia di riferimento anche per altre regioni. Ho colto in quell’invito un rispetto che non è trascurabile. Una dimostrazione di bon ton che sinceramente ho apprezzato molto. Ha parlato da galantuomo. Vedremo come metterà in pratica quell’impegno ma non posso non considerare la bella immagine che lo scambio ha dato a chi guardava. Con Di Giacomo il tenore della conversazione è stato ovviamente diverso e comunque neppure quando Di Giacomo lo ha sfidato Paolo Frattura ha perso il fair play. Tutti hanno detto ciò che volevano dire, con il direttore arbitro, in un ruolo difficile che non a caso tocca ai capi, mai meno che questo. E per onestà devo dare atto a Frattura che ha affrontato un incontro-scontro come fa un Presidente vero

Catharina Sottile

Il PD salverà il mondo ma i grillini sono belli dentro

La sola bocciatura vera è per i prestigiatori senza progetti veri

ELEZIONI EUROPEE 2014

20 Maggio 2014 Commenti chiusi

Grillo va a Porta a Porta, si fa intervistare da Bruno Vespa e dà una botta di audience all Rai, facendo male a mediaset, al potere berlusconiano e all’informazione privata. Berlusconi, che è intelligentissimo, capisce che ha un signor problema. Grillo polarizza il consenso: con lui o, chi lo detesta, col PD. Perchè è il PD che dà rifugio ai pragmatici sotto l’ala dell’ultima parvenza di partito organizzato. C’è anche Tsipras, come Civati in Italia, ma più glamour. Tutti giovani, tutti con una prospettiva decisamente lunga davanti. Silvio lo sa che questo uno contro l’altro così netto fotte lui, che non è più nè uno nè altro. Ma il pd+tsipras che ti fa? Dopo la seratona formato famiglia di Grillo, reazioni isteriche, da viziatelli intolleranti. Come tutti quelli che fiutano, razionalmente o solo a pelle, che è finita l’era dei piccoli numeri e delle larghe intese senza voti. O meglio: temo che si inasprirà l’autopreservazione ancora per un po’ e forse ce la faranno anche a fermare Beppe a colpi di decreti. Ma Silvio, a differenza della sinistra, se la sarebbe cavata meglio, secondo me. Fosse stato un po’ più giovane e un po’ meno condannato. Eppure, se Grillo non stravince sa che sarà come al gioco dei pacchi quando rifiuti tutte le offerte e poi ti parte il pacco più ricco. A me, tutta sta voglia di sinistra solidale all’ombra della destra degli affari non mi incanta più. Tant’è, Tsipras mi ha letto nel pensiero e dice che lui vuole governare, non vuole giocare. E non ho dubbi sulle sue buone intenzioni. Sulla concretezza, si, ne ho molti. Lui mi piace ma che ci sia Vendola a sostenerlo mi ricorda molte grandi promesse di un mondo migliore, mai mantenute. Mha, mi serve un caffè da un mio amico comunista del secolo scorso. Quando sto per votare a sinistra vado sempre da lui. E desisto

 Quando torno a casa mi porto nella testa le parole ascoltate durante il giorno. E mi appare chiara la sintesi di un caos che sembrava indecifrabile. Quando subisco processi divento anche un po’ pericolosa. D’Alema mi perdoni, ma a me ‘sfasciacarrozze e votifici’ mi fanno incazzare. Lui ironizza, io mando al diavolo. In Molise quelli di sinistra non hanno semplicemente accettato una alleanza con forza italia pur di governare, hanno fatto diventare forza italia di sinistra. Non mi pare che ci siamo scandalizzati, salvo poi discutere di rivoluzione e purezza a elezioni fatte. Soprattutto, la sinistra ha prestato la sua bella faccia sana per consentire un passaggio generazionale a forza italia che altrimenti non sarebbe avvenuto ora. Ma si aveva fretta e bisognava far vincere la new generation ad ogni costo. Era necessario, era razionale, dal punto di vista strategico e a vittoria ottenuta avremmo, semplicemente, dovuto sfruttare la possibilità di metterci il peso della sinistra nelle scelte. Macchè, abbiamo ricominciato a fare chiacchiere evanescenti, da mestieranti dell’opposizione, non barriera concreta, materiale, delle direzioni sbagliate. La mia diffidenza, a questo punto insanabile, per la sinistra di Tsipras è che in molise la maggior parte degli elettori di questa maggioranza pd.forza italia ora inneggia al cambiamento con tsipras. Io ero cambiata prima delle elezioni ma mi davano della reazionaria  Trovavo corretta la scelta di Frattura, ma mi davano della inciuciona dalemiana. Ritenevo che solo così sarebbe stato possibile governare e quindi incidere davvero sui programmi; e mi prendevo i vaffa dei comunisti in odore di santità perchè, ammettendo che quella strada era giusta preferivo Iorio. Lo chiamavo Mao perchè in lui c’è il senso ‘francescano’ della dc padrona che non trascura mai completamente i popolo. Perchè sa che la calma sociale tiene insieme i grandi e i piccoli interessi pacificamente.  Alla fine, e come al solito, ‘loro’ facevano e rinnegavano ciò che avevano fatto e io stavo sulla croce, condannata a sentirmi dare della democristiana. Non è per caso che a san pietro, nel vangelo, si danno le chiavi del paradiso. E’ il ruolo dei fifoni disposti a rinnegare e pentirsi. Voi non lo sapete: puoi consentire l’esplosione di una bomba ecologica ed essere tranquillamente perdonato e rieletto dai sinistri. Ma se hai avuto l’ignominia di essere definita ‘democristiana’ sei fottuta per sempre. Non andrai mai in paradiso. Ho in testa un mausoleo ideologico che sarà duro scardinare e ne sono consapevole. Ma se sostengo un governo so che non sto giocando, sto contribuendo a salvare vite, speranze, prospettive. E dunque vorrei chiarire che non ci si preserva spostandosi sul candidato nuovo e illuminato a ogni tornata elettorale. Vedo invece che saliamo e scendiamo dai carri, noi di sinistra, a ogni cambio di vento, senza nessuna responsabilità diretta. Gramsci avrebbe dato ragione a me e avrebbe sputato in un occhio a costoro, sappiatelo. E se individuare la giustizia sociale dove realmente è, non sotto la marca più colorata significa essere democristiani, lapidatemi, lo sono.

 

Catharina Sottile

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Elezioni 2014: siamo nuddu mbiscatu cu nenti

17 Maggio 2014 Commenti chiusi

Discutiamo di elezioni e ad ogni elezione siamo già pronti per le successive. Ciascuno ha il suo mito, il suo Savonarola, il suo presidente perfetto. A cui vorrebbe affidare un paese bambino, che non è più in grado di fare da sé perchè questi stessi candidati (molti c’erano già e molti hanno passato gli ultimi 10 anni a buttare pomodori a quelli) lo hanno ridotto così. ‘Paese bambino’ è una definizione che oggi ho sentito pronunciare ad una giovane regista. Ero distratta, stavo facendo altro ma mi ha colpito perchè è incontestabilmente giusta. Ed ho pensato, infatti, che io non voglio un candidato perfetto. Voglio italiani reattivi, resistenti, esigenti, persino un po’ snob, che facciano barriera ad un Paese che saprebbe navigare da sè e a cui chi si candida deve adeguarsi. Vorrei territori a cui non puoi imporre nè chiacchiere nè scempio. Nè promesse nè soprusi. E a cui devi rispetto, per il suo lavoro, per i suoi lavoratori, per la sua forza economica.

 Grillo ha ragione su tutto, io sono d’accordo con lui su tutto. Ma posso affidare l’Italia a uno solo? Attorno a lui quanti sono come lui? Cosa ha di diverso, questo meccanismo, dal partito di Berlusconi che divora Berlusconi, dallo iorismo molisano che sopravvive e degenera rispetto a ciò che di buono forse c’era all’origine, dai miti di Tsipras, che non si capisce perchè ci fidiamo così tanto? Maggioranze e opposizioni che si generano come in un progesso di meiosi. E’ patogeno il principio, il criterio elettivo: scelgo qualcuno che ha carisma. E attorno? Ieri Grillo ha detto una cosa che mi ha fatto paura: ‘L’accusa di terrorismo dei NO TAV è assurda. Li si può incriminare di vandalismo, non di terrorismo. Sono vandali, eventualmente, non altro’. Grillo, cazzo dici? I vandali sono i tangentari che vogliono sbranare una montagna per giustificare il flusso enorme di denaro che produrrà. Non mi pare il caso di buttarla in battutina. Stavi andando così bene, con dei ragazzi che finalmente parlano bene, dicono cose serie e demoliscono quelle quattro sciantose arrogantelle del pd, tutte impresa e ‘parenti potenti ma impresentabili’. Berlusconi aveva le escort per le seratine eleganti. Questi si sono inventati le belle ragazze laureate per sembrare innovatori e qualificati. Ma è apparenza. Parlano due minuti e capisci che hanno il timer. Di sinistra nemmeno l’ombra, di buon senso manco a parlarne; sono quelle del pdl che hanno cambiato stilista. E ci siamo inventati la saletta di Tsipras, come i ristoranti che hanno una sezione veg per non disperdere la clientela.

 La coscienza, voglio un po’ di coscienza. Mi fido solo di chi sa dire dei no e non mi illudo affatto: i no degli individui non valgono nulla. Aumentano solo la posta per quelli che diranno si. Come ne usciamo? Non pretendendo buona politica ma buona impresa, buon artigianato, buona informazione, buona scuola, buona sanità. Cominciamo a pretendere di leggere cose scritte bene e verificate, di avere reparti puliti e medici efficienti. Di cacciare dalle nostre campagne i barbari delle energie inutili, che sconquassano la sola fonte di nutrimento che ci rimarrà nei prossimi anni. La violentano, la squartano, e ci lasceranno affamati e poveri. Cominciamo a pretendere di mangiare cose prodotte bene e di vestire con tessuti di qualità al giusto prezzo.

 Cominciamo ad essere esigenti e i politici dovranno preservare quel target se vorranno il nostro voto. Ci comprano con ‘nuddu mbiscatu cu nenti’, direbbe Tano Badalamenti; che ci aspettiamo, che ci considerino rispettabili?

Catharina Sottile

 

Nota a margine

Visto che siamo in campagna elettorale, ho una curiosità banale; perdonatemi l’ovvietà: noi nati in Molise, fra case di campagna, di mattoni, o palazzi risorgimentali, con segni visibili di romanità, perchè ci facciamo travolgere dal brutto cemento delle periferie metropolitane senza bellezza e senza utilità? Dove arriva il cemento armato a mò di decoro urbano post moderno, arriva il degrado. La tristezza si eleva a disagio collettivo e persino il caldo diventa torrida bruttura negli spazi grigi e senza alberi, bollenti di quella malinconia sporca che danno le strutture di cemento inconcluse. Gli alberi piantati 50 anni fa oggi sono architettura pregiata, danno lo stile che la modernità deve ritrovare con fatica. Alberi, niente di costoso, di inafferrabile..alberi. Un pino marittimo in buoina salute a Campomarino Lido o a Termoli è un segno di solidità decisamente più eloquente di quanto riesca ad esserlo una brutta casa presuntuosamente post moderna. Come a san martino o a Campobasso lo sarebbero i peschi, i mandorli, gli alberi di fico, le querce. Ascolto Renzo Piano che parla di recupero delle periferie, ultimo eroe realmente in difesa del popolo, penso che quando i ricchi si sono appropriati definitivamente anche della bellezza della natura il mondo è finito. Niente apocalisse. E’ bastato questo. Noi, regione povera, abbiamo in realtà aria, mare, paesaggio, costosissima materia da commerciare per acquirenti ricchi. E infatti, hanno cercato e cercano in tutti i modi di togliercela 

Catharina Sottile

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Tsipras preferisce il costume intero

8 Maggio 2014 Commenti chiusi

Ma sono incredibili, oltre che patetici, questi ragazzotti della sinistra ogm: anche questa volta la colpa è di Berlusconi. Una responsabile della comunicazione azzarda una comunicazione elementare e primordiale come certi vecchi mestieri e cerca di intellettualizzare la furbata definendola provocazione. Mostrare un culo per educarne cento! Dice che per riuscire a far parlare la stampa di Alexis Tsipras si è dovuta far fotografare in bikini. Retorica di trita ruffianeria sessantottina già vista molte volte.

 In realtà, di Tsipras si parla da mesi, ovunque e si parla di lui rispetto ai temi, popolarissimi, che pone. Ma l’esperta di comunicazione ha cercato di attrarre, forse, l’elettorato troglodita di destra (che lei considera tale) e ha provato a stupirlo con effetti speciali. Ma cercando di far parlare di sé, non di Tsipras. Perchè se davvero credeva di essere provocatoria la comunicazione contemporanea non l’ha ancora studiata. Si sarà fermata alle guerre puniche. Tanto per chiarire che qui c’è gente colta, che non ha bisogno di culi per farsi interessare dello scempi compiuti dall’Europa fintamente Unita, le ricordiamo gentilmente che la sinistra che vorrebbe votare Tsipras è ‘lo zoccolo duro dell’intelligenza e della conoscenza delle questioni di cui parliamo; ‘lo zoccolo’, come direbbe Gep Gambardella, che non si fa certo infinocchiare dalle ‘vibrazioni’ del culo di una signorina che si sente rivoluzionaria e ironica.

 Io, per esempio, pur essendo abbastanza vicina a lei per età ricordo nitidamente una splendida, commovente pubblicità elettorale del PCI. Elezioni europee degli anni 80: una mamma, totalmente nuda, ha in braccio un bimbo che cerca il suo seno e quando lo trova ciuccia placidamente il lattuccio. Piano piano si addormenta. La ragazza è elegantissima e ha tutta la soavità e la grazia di una giovane madre, ma moderna, per nulla penalizzata nella sua seduttività di donna. La scena è dolcissima. Nemmeno l’ombra della volgarità sul suo corpo magrissimo eppure materno. Una immagine di contemporaneità e di solidità che rappresenta attraverso una donna la forza di trasformazione e di crescita delle donne della mia generazione. Quella ragazza era nuda perchè evocasse la bellezza autentica, senza l’inganno delle apparenze. Non so chi fosse l’ideatore di quello spot elettorale ma diffuse un’immagine di donna normale e altissimo, sublime.

 Quella è la provocazione: la bravura di essere eleganti avendo coraggio. Senza strizzatine d’occhio alla stupidità. Non è che se si racconta una barzelletta oscena e poi si finge di sapere che è cretina ci fa sembrare intelligenti. Se si voleva provocare si aveva la facoltà. Tutte queste spiegazioni, quelle si bigotte, hanno decisamente reso noiosa ogni discussione ulteriore. Spero che Tsipras abbia altre priorità che la ingenua pubblicità personale da questo momento in poi

 

Catharina Sottile

                                 http://www.ilfattoquotidiano.it/…/paola…/974824/

[video http://www.dailymotion.com/.../x18karp_che-cos-e-una. che cos'è una vibrazione..gep gambardella]

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La dignità rivoluzionaria del Venerdì Santo

17 Aprile 2014 Commenti chiusi

Il Venerdì Santo è il concetto più alto e più evoluto che l’umanità abbia mai concepito: il coraggio della rivoluzione pacifica, la dignità della morte di un uomo intelligente, non semplicemente buono, che non si piega alla cattiveria stolta dell’utilità. Gesù è stato sacrificato perchè non fosse disturbato l’equilibrio dei corrotti, degli ignavi, dei codardi. Ed ha lasciato che lo legassero e inchiodassero ad una croce perchè fosse forte e visibile la sua bellezza. La dignità, in chi non ce l’ha, provoca terrore, disorientamento, fuga. Proprio come la guerra. Ma non uccide, non devasta: semplicemente, modifica la Storia, senza altra possibilità. E’ una rivoluzione che sa di poter contare sulla essenza profonda del genere umano: la ragione. E’ di un venerdì santo che avremmo bisogno: di un colpo inesorabile di pacifica fierezza. Razionale, illuminata, pacifica fierezza!

Catharina Sottile

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La grande bruttezza

13 Marzo 2014 Commenti chiusi

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

 Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

 Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata. E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

 La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

 Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

 Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono? Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

 Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

 

Catharina Sottile

I pifferi della sinistra

12 Marzo 2014 Commenti chiusi

Siamo riusciti a non parlare di alluvioni, di TAV che scardinerà le montagne e ucciderà tutto ciò che le circonda, di terra dei fuochi, di Ilva che si è mangiata una regione intera e il suo mare e ha sfamato pochi operai e solo per poco.

 Non abbiamo parlato di speculazioni sull’energia, di pizzaioli che si suicidano mentre i burocrati non capiscono come facciano a non avere duemila euro, di precariato che non verserà contributi e produrrà vecchi poveri e senza assistenza.

 Ci siamo inventati qualunque tema per non discutere di fatti concreti: abbiamo parlato di quote rosa, leggi speciali contro la violenza sulle donne, mentre basterebbe far funzionare gli strumenti che già ci sono. E infatti, non discutiamo mai di droga che rende la gente folle.

 Non discutiamo di cattivi medici, cattivi imprenditori, cattivi dirigenti blindati da contratti di ghisa che tengono fuori migliaia di professionalità destinate ad emigrare o a sprecarsi.

 Abbiamo parlato di Barilla che si occupa di reclame e abbiamo persino dibattuto di proteste esemplari per fargli chiudere la fabbrica, avendo, appunto, lui discusso di reclame. Abbiamo parlato di Renzi, di primarie, di legge elettorale, di possibilità di scegliere il cognome della madre e della sostituzione delle parole genitore 1 e genitore 2 a papà e mamma, nei moduli scolastici.

 La sinistra non sa più di cosa non parlare pur di fare finta di parlare.

Catharina Sottile 

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Rione Sanità

5 Marzo 2014 Commenti chiusi

Iorio subì una guerra furibonda da Ciarrapico per non avergli regalato la sanità del Molise. Non era tanto una faccenda di pubblico-privato, ma proprio di latifondo sanitario. Una storia che non è mai stata raccontata per intero e forse mai lo sarà. Eppure, chissà perchè, Iorio rimase impassibile e non trattò. Frattura rispetto all’espansione di Patriciello come imprenditore della sanità sembra molto meno preoccupato. Ed è più generoso. Eppure la sanità è la forza elettorale più formidabile, per chiunque ed ovunque. Cederla significa abdigare. Non capisco e sicuramente non so cose che dovrei sapere per avere un’opinione equilibrata. 

 A prescindere da tutto ciò, rimane il fatto che la sanità pubblica del Molise deve sforzarsi di fornire ottime ragioni per essere difesa. Rimangono ancora in giro troppi filosofi del tira a campare, della disorganizzazione come regola e della negligenza protetta per contratto. Tutti costosamente e allegramente sulle spalle dei soliti santi, medici eroi che vogliono fare i medici in un campo minato di inadeguati e improvvisati

 

Catharina Sottile

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Quel povero cristo crocifisso dal grande imbroglio che chiamiamo ancora Stato

5 Marzo 2014 Commenti chiusi

Ma un povero figlio di 40 anni che si suicida perchè lo Stato gli estorce un pizzo spropositato per le sue possibilità e lo fa per pagare le puttane degli impotenti tossicomani che lasciano conti in rosso e danni irrisolvibili non vi sembra spaventoso? Non vi sembra che si sia andati oltre la dittatura, oltre il terrorismo? Non vi provoca un dolore angosciante l’idea che gli siano entrati in casa e lo abbiano spaventato così tanto da indurlo a suicidarsi? Non vi sembra che esseri onesti e voler vivere di lavoro in Italia sia pericoloso? Se vuoi semplicemente lavorare, se vuoi alzarti alle quattro di mattina per fare il pane o per fare il muratore, l’idraulico, il commerciante ti rendono la vita così difficile che devi aver paura. Avesse spacciato droga sarebbe ai domiciliari. Avesse lasciato un buco di miliardi nelle casse dello Stato, quindi nostre, sarebbe senatore a vita o dirigente di qualche ente a misura di corrotto. A me la storia del pizzaiolo suicida dà un dolore atroce

 

Catharina Sottile

 

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Oscar a ‘La Grande Bellezza’: io avrei ringraziato Robertino Baggio

3 Marzo 2014 Commenti chiusi
 Nella notte degli Oscar, arriva il momento in cui bisogna ringraziare. Fellini ringraziò Giulietta Masina e le chiese di smettere di piangere: Stop crying, Giulietta, please..

Paolo Sorrentino, il regista che ha creato Gep Gambardella, ha ringraziato Maradona. Da napoletano, da adolescente cresciuto in Italia quando Milano era da bere e a Napoli ci si stordiva di calcio e Diego Maradona
Gli italiani sono un groviglio genetico spaventoso. Eravamo pizza e mandolino e la ricchezza, dopo il Piano Marshall, ci ha resi pezze sul culo a mandolino rifatto dal chirurgo. Accade solo a noi di essere geniali nostro malgrado, a nostra insaputa.Sorrentino fa un film poetico come i tramonti di Roma, eterno e doloroso come i suoi crepuscoli sull’imponente irripetibilità della sua architettura e poi, quando il gotha del cinema gli dà il più prestigioso dei premi ringrazia Maradona. Come se avesse fatto un film sulla Giustizia e avesse ringraziato Ponzio Pilato.

Ma a pensarci bene, cosa c’è di più bello, per un bambino italiano povero, che un goal di Maradona? Il mare lo diamo per scontato. Il cielo di Roma per noi è un’ovvietà; la sua eternità incantata è dentro di noi. Forse ha ragione lui. Forse chi sa vedere la bellezza la vede anche dove la gente banale vede chiacchiere e ideologia.

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata.

E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono?

Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

Io, comunque, nella notte degli Oscar, avrei ringraziato Roberto Baggio: il piccolo genio perdente che sbaglia un rigore e malgrado ciò sarà per sempre grandissimo. Metafora straordinaria di italiano: talento esorbitante che segue una traiettoria sbagliata e ti fa perdere. Ma rimani destinato all’eternità, perchè sei nato nel centro del mondo.Ecco, gli italiani sono così: un popolo non-popolo, che gioca per giocare. E che quando vince, bara un po’; ma quando perde, perde con una classe che nessuno al mondo avrà mai

Catharina Sottile

Riferimenti:
• La Grande Bellezza s’é desta

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SANREMO/ In Italia discutiamo se è di destra o di sinistra

21 Febbraio 2014 Commenti chiusi

Non ho mai negato di vedere Sanremo, non l’ho mai snobbato, mai deprecato. Ma non l’ho mai visto, o perlomeno, non mi sono mai seduta di fronte al televisore seguendo con attenzione. E anche quest’anno, ho evitato commenti proprio perchè non avevo visto e non potevo esprimermi. Però mi sono resa conto che centinaia di migliaia critici televisivi e musicali discutono animatamente sull’argomento pur premettendo che loro, mai e poi mai, vedranno Sanremo. E d’altronde, siamo il Paese in cui “il PD non va bene, è schifosamente a destra e io che sono di sinistra mai e poi mai lo voterò”. Poi a votare il PD ci vanno quelli che di sinistra non sono ma partecipano e progettano e gli elettori puri del PD che mai e poi mai voteranno il PD ripartono con la sindrome del commentatore fuori campo. Fuori tema. Fuori tempo. Fuori dai coglioni, spero presto.

 Comunque, ciò che volevo dire con serietà è che ho guardato Sanremo nei minuti in cui Fazio fa dell’autoironia e si inventa un disturbatore dal pubblico; qualche minuto di tensione perchè naturalmente si pensa ad una replica del disoccupato disperato che nella prima serata minacciava di buttarsi e invece è una gag: un gruppo di cantanti a cappella, stratosfericamente bravi, improvvisano un piccolo concerto. Ad uno ad uno spuntano tra il pubblico, vestiti da sera, da buttafuori, da venditori di panini. E cantano, solo con voce e talento. Ho avuto come l’impressione che si cercasse il colpo di scena, la bella mossa per sembrare padroni del caos che c’è intorno, fuori da quel teatro.

 E chissà perchè mi accade sempre di vedere, con chiarezza, la risposta a un dubbio dove non mi aspetterei di vederla. L’Italia è arretrata e destinata al regresso ulteriore perchè gli italiani sono servi e ignoranti. Quelli che non lo sono vedono Sanremo, e non negano di farlo. Perchè i non-servi hanno un rispetto sacro per il lavoro; e l’arte, lo spettacolo, la televisione, la musica sarebbero l’industria più forte e più produttiva di questo popolo di cantanti, poeti e navigatori. Se non fosse che l’ideologia dell’impiegatuccio combattente di sinistra (o anche di sguincio e di centro e di destra), felice di campare leccando piedi in cambio di denaro pubblico distrugge ferocemente, azzannando come fanno i cani affamati, tutto ciò che è sano, produttivo, libero. Questo è un Paese in cui comandano i servi, invischiati nella palude di un vassallaggio che paghiamo tutti ma che fa campare solo loro. E divora divora hanno sgranocchiato anche la carne sana. Che ora sanguina, visibilmente.

 In America esiste una voce tra le categorie produttive che si chiama specificamente ‘show business’ e pesa, condiziona, si impone come qualunque industria che produca lavoro, ricchezza, progresso. Soprattutto perchè lo spettacolo è un veicolo molto molto potente di cultura. In Italia ogni forma di produttività è sottoposta al consenso di quattro politucoli, appollaiati sul trespolo di quel gratta e vinci che è un ruolo nelle Istituzioni. Mediocrità nullafacente che frena ogni possibilità di movimento, come l’ancora di una barca. Perchè tutto abbia un ritmo sufficientemente lento per renderlo inutile e improduttivo. E allora bisogna sostenerlo coi soldi pubblici. E quindi bisogna sottomettersi per ottenerli.

 E alla fine, capisci che anche l’arte, anche il talento vero (che la natura distribuisce fottendosene di tutto ciò) indossa una sorta di invisibile ma doloroso cilicio aspettando un cenno di consenso. Come se si aggiungesse sale in una minestra guasta per dargli sapore, l’ideologia viene aggiunta a pugni pieni per fomentare polemiche e dibattiti e chiacchiere. Lo capisci osservando artisti che ci invidiano ovunque e che in Italia vengono raccontati dai giornali con sufficienza, con analisucce strumentali da manuale pratico del portacarte raccomandato e illetterato. Ogni forma d’arte viene svilita, banalizzata, sottomessa all’ordine innaturale del vassallaggio. E mai nessuno che dica di vedere ciò che vede realmente: uno spreco spaventoso di talenti, opportunità, sviluppo, ricchezza, lavoro, benessere. Sprecati per tenersi attaccati, come cozze guaste, alla melma della brutta politica. Quella che i bambini li mangia davvero perchè ingoia tutto ciò che garantisce futuro reale

Catharina Sottile

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Grillo/Renzi: il pifferaio magico e il venditore di pentole sordo

19 Febbraio 2014 Commenti chiusi

 Matteo Renzi e il suo giro di consultazioni per la formazione del Governo: Grillo va ad incontrarlo ma solo per dirgli che non vuole avere a che fare con lui

 Un venditore di pentole che ha provato ad essere furbo, mediaticamente furbo con Grillo. Ed ovviamente ne è stato triturato. Però il punto è questo: la Politica deve servire a cambiare, a migliorare, a risolvere. La grandissima forza dialettica di Grillo basterà a modificare il percorso imposto da Renzi? No!

 Cioè, uno forte, che ha molte ragioni, non cambierà i progetti di un giovane simpaticone che sarà il presidente del Consiglio essendo passato dal voto delle primarie del PD e non delle elezioni politiche degli italiani. Quindi, come ne usciamo? Possiamo salvare un Paese magnifico che si sbriciola, fisicamente, sulla sua corruzione e sulle sue ingorde tifoserie di mediocri dicendo cose giuste e vere che non cambiano di un millimetro il programma di chi fa ciò che vuole, indisturbato? Questa è la mia domanda. Grillo continua a fare il giornalista, rispetto a Renzi che fa i soliti accordi, con le solite lobbies, con la solita regola non scritta della gestione del potere. Ed ha self control

d’acciaio. Nessun essere umano in buona fede avrebbe resistito a quel dialogo senza dare alcun segno di intolleranza. O forse, Renzi è un po’ sordo e questo lo rende invincibile nella guerra dei nervi.

 E poi c’è un’altra perplessità: Grillo parla da dio e a sentirlo sembra oggettivamente inaffrontabile. Mi ricordo Di Pietro al suo esordio: credibile, senza fronzoli, sprizzava onestà a pelle. Poi vedevi i suoi nella tua regione, nel tuo comune e ti chiedevi come avrebbero potuto mettere in pratica ciò che diceva il leader. Tant’è, Di Pietro è diventato in pochi anni un banale partito di famiglia, la sua. Perchè, come sempre quando la fiducia dipende dalle persone e non da un’impalcatura molto più alta degli individui, alcuni sono migliori di Grillo, altri non all’altezza. E io non so capire come si possa  disinfettare davvero il marciume del sistema politico: basterà fare gli editorialisti?

 O infilando persone nuove, a caso, al posto di quelli già compromessi coi partiti si rigenererà una classe dirigente sana? Non sono certa, anzi, quasi per nulla. Il rinnovamento cellulare che lui immagina come di per sè salutare è un buon esperimento ma è fin troppo visibile che senza di lui il Movimento 5 stelle diventa altro i due secondi. E possiamo tenerci questo dubbio? Mi si risponderà: vi siete tenuti Scilipoti, per dire… Vero. Ma proprio per questo non mi va bene qualunque cosa. Non più

 Catharina Sottile 

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La Grande Bellezza s’é desta

20 Gennaio 2014 Commenti chiusi
21-01-2014, 16:03 • Editoriale
Gep Gambardella è orticante ma vede ogni cosa. La Grande Bellezza non è un film, è un’inchiesta fatta in sogno in cui tutti vedono, come li vedo io, italiani brutti e insipidi che vagano nel paradiso terrestre. L’Italia della bellezza maestosa, commovente e mistica. I suoi paesaggi imperiosi e i palazzi, e l’arte che luccica e intreccia il cielo alla terra. Fin dentro la favola bella che ieri ci illuse e oggi non ci illude più. Ma noi ci camminiamo in mezzo senza vedere, tecnologizzati e ubriachi di nulla. Bruttezza che ignora la bellezza fino a distruggerla, per incuria. E proprio la cretina, l’orribile macchietta d’artista che corre contro la grandezza di mattoni millenari è la manifestazione più assurda di come si possano dare inutili, stupide, violente capate annichilenti di fronte alla commozione radiosa dell’Acquedotto Claudio e del verde lussureggiante dell’Appia Antica. L’ultimo orrendo colpo alla sua paziente resistenza. Stupidità e ignoranza foraggiate da denaro pubblico che generano quella che io chiamo la cultura ‘delle povere oche da foie gras’, nutrite per essere uccise. Come viene uccisa la conoscenza e la dignità.
Che Goethe maledica quel viaggio fra baccanali e inerzia, in cui lui va oltre e porta con sè ogni miracolo di perfezione!Un film che non è un film ma una citazione volutamente inconclusa, indefinita. Dentro c’è Ettore Scola. C’è Dino Risi, in tutta la sua intoccabile, irripetibile e laicissima sacralità.

Il regista, Paolo Sorrentino, non lo tocca mai a mani nude. E’ come se lucidasse delicatamente la tela, per spolverarla, senza aggiungere nulla. Tutta l’Italia di Io la conoscevo bene o del Sorpasso o del Tigre è ancora lì, invecchiata e senza più futuro. C’è Gassmann e c’è Tognazzi e Sordi. Meno bravi, perchè peggiorando peggiorando, è difficile trovare qualcuno come loro.

Servillo invece è bravo persino a non sembrarlo. Gambardella é Ennio Flaiano; con una vischiosa spocchia partenopea, esasperante. E mentre lo detesti ti accorgi che è diventato antipatico come Gassman o viscidamente cinico come Sordi. Ma ormai è reale_ Gep, non solo Servillo

Un grande film è fantasia che lascia nell’immaginario della gente la super-realtà di un personaggio. Gep ormai esiste e avrà vita propria. Ecco la forza di questo film: il cinema che crea ancora un mito.

Ma al suo fianco non c’è la Vitti, non c’è la Cardinale, non c’è la Melato, perchè il peccato mortale della bruttezza al potere spetta alle donne e nessuna poteva avere la grazia e il fascino di Claudia o di Sofia o di Monica o della Sandrelli. 

Tant’è, le dive contemporanee, nel film, sono solo se stesse, in modo imbarazzante. Grottesche come le avrebbe immaginate Fellini. Ecco il Grande Danno che si compie contro la Grande Bellezza: il brutto divora il bello, fino a renderlo invisibile.

Tutto il film è pervaso di morte; un allarme, come la puzza di gas che annuncia uno scoppio: i vecchi sopravvivono ai giovani e il dolore si annacqua nei drink che Gambardella beve, ‘ma senza diventare molesto’.  Il racconto è liquido come il sogno di un paziente in coma. Un orribile tanfo di morte, fra volti di plastica e gioventù vera che soccombe a una generazione di vecchi che taglia la strada al futuro dei figli.

Eppure, aleggia intatto il sentimento dei luoghi; il provincialismo globale della finanza caput mundi e dei vassallaggi dei social network non l’ha scalfitoL’ignoranza universale non ha cancellato definitivamente la percezione della bellezza dell’Italia, dell’incanto della civiltà vera.

Non so se sarebbe piaciuto a Pasolini, ma Sorrentino gli rende un grande omaggio ogni volta che inquadra la campagna romana e il suo cielo galoppante di vento terso

 catharina sottile

Altro sull’argomento:
• Oscar a ‘La Grande Bellezza’: io avrei ringraziato Robertino Baggio

La Rivoluzione in una culla

22 Dicembre 2013 Commenti chiusi
  • La culla di Betlemme è la più dolce ed inesorabile rappresentazione del diritto della vita di essere, di manifestarsi ovunque e comunque. Ed è metafora di famiglia al di là del legame genetico. C’è, nella culla di paglia, il coraggio di un padre per responsabilità e per scelta di coerenza, che ha condotto con sè il bambino che ha voluto proteggere. Nulla, in nessuna filosofia, in nessuna religione è più moderno e rivoluzionario della Natività e della Croce. Noi provenivamo da quella cultura in cui la libertà dei poveri vale molto più del potere dei ricchi. Perchè osa la solidarietà che preserva la vita. Ma siamo diventati dei banalotti nichilisti di provincia, convinti di essere laicisti e, di fatto, allineati e incapaci di tentare il viaggio e la rinascita

     

     

  • Catharina Sottile
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Presidente della Repubblica/ Riflessioni su Grillo, Gino Strada, Rodotà

19 Aprile 2013 Commenti chiusi

Oggi ho letto Gino Strada e ha espresso meravigliosamente un pensiero che ho in testa, ma che non avrei saputo manifestare con tanta chiarezza: “Io la crisi la chiamo ingiustizia sociale”. Una metodica demolizione dell’immagine della Chiesa, con quel suo principio di solidarietà, di missione, di carità ecc (per colpe reali, certo, ma che hanno innegabilmente fatto fare da bersaglio al messaggio culturale della Chiesa); contemporaneamente, il deterioramento della sinistra e dei suoi valori più ‘cristiani’: l’uguaglianza, la dignità, la giustizia sociale come garanzia democratica. Non vi pare che solo parlare di queste cose sia diventato difficile? Gino Strada se ne frega e dice quello che bisogna dire. Rodotà, in retroguardia, non comunica se stesso con la lingua dei bocconiani e dei burocrati arricchiti. Grillo ha ingoiato la sinistra? No, ha rimesso in circolo i suoi tumulti di Morale. Il problema di Grillo è che oltre lui stesso, dio ce ne scampi. Ma ci sta dando una mano enorme. Sono ancora le intelligenze a vincere sulla propaganda degli squali

Catharina Sottile

Presidente della Repubblica/ La Politica dei Migliori contro gli inseguitori di audience

19 Aprile 2013 Commenti chiusi

da Catharina Sottile (Note) il Venerdì 19 aprile 2013 alle ore 21.39

 La Politica è una cosa seria. Accettare Rodotà o Gino Strada a prima botta per il PD sarebbe stato un suicidio assistito. Significava ammettere che ormai la linea la detta Grillo e il PD avrebbe fatto la comparsa al suo fianco. Hanno tentato, riuscendoci egregiamente, di creare un braccio di ferro che implica il senso, la sostanza e la consistenza della Democrazia: la misura del consenso. Il genio vero è chi ha lasciato che fosse Grillo a dire il nome di un comunista, un intellettuale, uno dei pochi rimasti puri ma che non ha mai ripudiato la sua appartenenza politica al pds. Vorrei sapere chi è il genio che ha lasciato che quel nome emergesse da sè, addirittura proposto da Grillo. Un post comunista che non è post pd, ma che rimette semmai in ordine le idee sulle degenerazioni del chiacchiericcio mediatico. Ed è il candidato perfetto per la futura coalizione. Autorevole per cultura, per tradizione e per presenza scenica
Caterina Sottile

A parlar male di Iorio ci ho campato per anni

13 Aprile 2013 Commenti chiusi

Fiancheggiare lo stupro definitivo del Molise non è giustificabile da nulla. Non basta dare la colpa a chi ha governato prima. Se si assumono responsabilità politiche non ci si presenta davanti alla gente con i piagnistei. 

 La gente non ha bisogno di sapere di chi è la colpa, visto che ha votato altro. Ma sicuramente non ha votato altro per sentirsi spiegare che la colpa è di quelli che non ha votato. 

Fanno anche un po’ senso, oltre i politici,  gli osservatori, quelli che dovrebbero isolare la verità oggettiva dalla legittima propaganda elettorale. 

Una volta vidi un film in cui una povera cameriera era ossessionata da un ricco ufficiale, ma lui la ignorava. Lo inseguì per tutta la vita. Quando, ormai completamente folle ed invecchiata, lo trovò, non lo riconobbe ed andò oltre continuando ad invocare il suo nome. Associo il ricordo di quel film con l’evocazione di Iorio. Lui all’opposizione,  il suo più grande accusatore non è stato eletto e abbiamo un governo regionale giovane e forte, di cui ho rispetto, fino a prova contraria. Ma gli  ex dossiettari a cottimo sembrano stravolti, quasi estraniati. Continuano ad evocare le colpe di Iorio, disperati e nostalgici. Quando ‘c’era lui’ gli si dava addosso di giorno e lo si inseguiva di notte. Ricordo brutalità contro chiunque avesse a che fare con Iorio. Si aggredivano persone rispettabili fino a graffiarle nella dignità più umanamente profonda. Sempre dietro le sbarre del giardino di chi pagava, come fiere in cattività; mai a viso aperto. E questo la dice lunga sulla qualità e sui presupposti di quel finto coraggio. Ora, gli irreprensibili a contratto non hanno più posto in quella mensa così tollerante. E vagano, disoccupati e increduli, ripetendo quel nome che una volta tintinnava come l’oro. O occupati per non far nulla, come qualunque lecchino in saldo. Sembrano vecchi smemorati che ricordano solo il passato lontano e non vedono la realtà

 

Catharina Sottile

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L’Italia ha bisogno di ragazzi generosi e colti, liberi e infaticabili

13 Dicembre 2011 Commenti chiusi

La bandiera della rivoluzione pacifica ma popolare l’hanno usurpata i fannulloni e i clienti, i servi e i ruffiani. La lotta per l’equità si infrange su una barriera di abusivi profittatori, camuffati da antagonisti del vecchio equilibrio dei poteri. Non trovando più fondi da raschiare, si sono inventati guerriglieri nella battaglia del popolo. Ma il popolo saprà riconoscerli 

 Gli usurpatori di ossigeno

La mia amica Anto mi chiede perchè sono così inguaribilmente ben disposta rispetto al genere umano. Continuo a ricevere delusioni, decisamente costose, visto che molte volte, troppe, ho lavorato a gratis e ci rimetto tempo e salute. Ma credo sinceramente che il mondo appartenga ai generosi. Nel mio caso, trattasi proprio di fessi, ma sto studiando perché la fessaggine, affinata, possa diventare generosità.

 Mi inorridisce quella tipologia di mediocri che si ingozzerebbe fino a schiattare pur di non rinunciare all’ultima briciola. Sono gli italiani infami, quelli che hanno sempre vissuto a spese di qualcuno, a sbafo grazie a qualcuno, e ora vorrebbero accaparrarsi l’ultima scodella togliendola a chiunque. Si improvvisano indignati ma sono la causa sola e vera di quella bella indignazione che ha sollevato i giovani studenti. Sono i ruffiani che hanno sempre campato a colpi di spintoni, facendo i servi sciocchi abbarbicati alla slot machine dei soldi pubblici. E non sanno nulla, non hanno mai studiato nulla, capre ambiziose e brutali. Hanno sempre facce avvizzite e infelici e forse sanno di essere ininfluenti, malgrado gli schiamazzi.

 Se sono, ingegneri, artisti, architetti, muratori o artigiani sognano l’incarichetto e non sanno chi siano Bramante e Brunelleschi. Non ne sfiorano, neppure di sguincio, il miracolo della creatività che fa distinguere un triste travè da un fabbricatore di cose straordinarie. Se sono medici parlano solo di nomi di potenti a cui infliggere la propria inerzia. Mai di malati, mai un indizio di solennità e di scienza; mai un po’ di nobile pietas; solo giaculatorie da servette. Se fanno professioni intellettuali, di intellettuale non hanno nulla. Nessuno slancio o traccia di conoscenza profonda di concetti che non siano ‘bere-fottere-mangiare’. Stanno in bilico sulle unghie, aspettando di grattare ovunque ci sia vita che nasce.

 Si nutrono del lavoro altrui, dell’aria altrui, dell’intelligenza altrui. Delle possibilità che il mondo reale genera semplicemente faticando. E vagano, mendicanti e furibondi, sempre avvinghiati alle buste in cui infilano tutto ciò che possono. Ecco, conservano se stessi in quelle metaforiche buste piene di sporcizia, isolati e invisibili. Rabbiosi e infelici, piacciono molto agli aspiranti potenti di scarsa qualità. Sono buoni per sbrigare faccende disgustose. In cambio, infettano ogni spazio vitale, si accaparrano ogni briciola da nascondere nel loro sacchetto fetente. Ma non muovono l’aria, non lasciano traccia, non generano nulla di quel che serve per farci sopravvivere. Se sopravviviamo tutti, malgrado loro, è grazie ai pochi generosi, creativi e liberi, che talvolta lavorano gratis, spesso ci danno una mano per entusiasmo soltanto, ma mettono in circolo aria nuova e buona. E ci consentono di respirare anche se non saremmo noi in grado di produrre ossigeno. Capitalisti veri, in grado di preservare il mondo.

 Spero di sentire sempre la gioia che provo ora quando un ragazzo giovane conquista il suo primo lavoro. O quando ottiene un risultato che desiderava, o semplicemente se è felice di sé. Spero con tutto il cuore di portare nel mondo aria pulita, non di sottrarla alle giovani menti. Spero di continuare a condividere l’umanità che ho attorno, non di odiarla come fosse usurpatrice di spazi non miei. Spero che ci sia sempre qualcuno, lontano dal fetore delle buste piene di incapacità, che tiri dritto, forte sulle sue gambe e gioiosamente inafferrabile.

 Spero che nessuno mai mi convincerà che il mondo non è capovolto se io sono in piedi e faccio quello che so fare; sono loro a testa in giù, ad aspettare inutilmente che tutti gli altri cadano.

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I temi della sinistra e le tane della destra

10 Luglio 2011 Commenti chiusi

I lupi dormono tranquilli perchè a sinistra si parla molto di tutte le grandi cose che fanno caciara ma senza mai intercettare, neppure di sforo, la gente abbandonata a se stessa. Negli ospedali con le tac rotte e con gli ecografi spariti, nelle fabbriche sostenute dai piani anti crisi ma che fanno firmare fogli in bianco agli operai. Se rifiuti, vai a casa. E’ la crisi, bellezza. Oggi la giustificazione dello sfruttamento è la crisi, ieri era la povertà, domani sarà la fame, riveduta e corretta? Che le aziende siano in difficoltà è un fatto e la retorica della lotta dura che non ci fa paura non ha risolto mai nulla. Ma in Molise c’è un dato, che è ‘un signor problema’ di una regione piccola e giovane e già piegata. La ‘gavetta’ che è giusto far fare ai giovani, perchè forma, perchè tempra, qui non ha alcuna utilità. Se lavori senza soldi e senza contributi ma pieno di volontà non servirà ad essere selezionato quando bisognerà scegliere fra i bravi. Il lavoro non è un percorso evolutivo, costruttivo, è solo un passaggio occasionale e temporaneo, che non forma nessuno. Lo sanno i giovani infermieri precari, lo sanno gli operai, lo sanno quelli a cui la continuità darebbe esperienza vera, fondamentale se si tratta di mestieri che solo sull’esperienza fondano la sicurezza.

……

E se i ragazzi si misurano con un far west incontrollato, i loro predecessori sono invece incollati ai posti di lavoro da contratti blindati, anacronistici. La precarietà per diventare bravi sarebbe una manna, nel mondo dei burocrati incapaci. Invece è diventata solo un baratro che allontana sempre di più i privilegiati senza qualità dai giovani alla loro prima epserienza, protratta all’infinito. 

………

Da sinistra, sento parlare di sanità del territorio in cambio degli ospedali, ‘così democristiani e antichi’ e mi figuro, come Giacomo Leopardi quando guardava la sua siepe, affollati e fumosi spazi in cui si può solo dirottare i malati verso gli studi privati dei medici. Nulla di nuovo, insomma. Torneremmo soltanto dove eravamo vent’anni fa, prima della riforma Bindi. Dopo quella riforma, e lo ribadisco, un po’ di civiltà nella sanità l’abbiamo conosciuta. Per gli operai è molto più dura. Oggi una giovane mamma mi ha raccontato di buste paga firmate in bianco, di tredicesime che non c’erano ma che che lei ha attestato e a cui ha rinunciato per non perdere il lavoro. Poi il lavoro l’ha perso lo stesso. Ma non è una gavetta, non è un percorso in crescendo da cui si selezionano professionalità sempre più competitive. No. E’ solo una corda tesa su cui attraversare il fiume. Cade uno, arriva un altro. Nessuno deve essere bravo, preparato, esperto. Basta che sia sottomesso e costi poco. Tanto è sostituibile da chiunque. Questo è un ‘tema’ della sinistra. Ma a sinistra l’emergenza è solo che i ‘temi’ siano utili a dire che la maggioranza è inefficace. Io trovo inquietante che una mamma di due figli licenziata perchè ha accettato di rinunciare a così tanti diritti da non poter più sostenere quel lavoro si rivolga a me dicendo: “Un altro figlio di mamma avrà almeno la possibilità di sopravvivere per qualche mese. E il ‘posto’ l’ho dovuto cedere io

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Parentopoli con lode: l’Università e l’oppio del populismo

13 Gennaio 2011 Commenti chiusi

Io volevo essere comunista, sono comunista, ma, come Ennio Flaiano, non me lo posso permettere. Quando tutti parlavano e D’Alema taceva, io sapevo che aveva ragione lui. Ma qualche giorno fa, su Rai Tre, ho visto Ballarò. Si parlava di riforme e di giovani. C’erano la  Gelmini e Cota per l’altare azzurro di Silvio Re. E c’erano Di Pietro e la Finocchiaro, ciascuno per il proprio altarino. Mi è venuto da piangere, confesso. Avevo di fronte la Finocchiaro e la Gelmini e non riuscivo a stare dalla parte della Finocchiaro, proprio non ci riuscivo. Qualche anno fa l’avrei adorata. Perchè mi hanno rovinato la testa? Perchè mi hanno tolto il gusto della rivoluzione e della cioccolata equa e solidale? Perchè il ministro Gelmini diceva una cosa seria ma fastidiosa: Se alzo il livello dell’Università rendo più forti i laureati, li rendo inattaccabili dal mercato del lavoro, dal clientelismo, dalla barbarie della mediocrità elevata a garanzia sociale. Faceva anche un esempio: “Piantiamola con le menate e le lauree in scienze della comunicazione che non servono al mercato e illudono centinaia di ragazzi”. Sono scoppiata a ridere. La Finocchiaro, che come tutti noi di sinistra, non ha più il senso dell’umorismo,  snocciolava i dati dei ragazzetti che non sanno leggere, come fosse un problema del governo Berlusconi e non di anni di populismo e di finto socialismo. Fintissimo. L’Università è una cosa seria se serve a qualificare le persone, a renderle privilegiate in partenza nel mercato del lavoro. Un medico di cinquant’anni fa non aveva neppure un decimo delle conoscenze scientifiche che ha oggi un neo dottore. E uccideva, persino, in nome della scienza, i poveri pazienti inconsapevoli, sicuramente più spesso di quanto facciano oggi. Eppure, socialmente era rispettabile, anche se era nato povero, perchè lo studio, di per sè, bastava a stabilire una qualità, presumeva una conoscenza che altri non avevano. Socialismo è annullare le differenze di partenza e allevare uomini autonomi, non ‘tutti uguali e livellati verso il basso’.  L’Università deve essere un diritto per tutti ma un diritto è una conquista che non si spreca, altrimenti si annulla l’utilità. Se i laureati non sanno scrivere, non sanno leggere, non sanno quello che dovrebbero sapere, la laurea non vale nulla e il mercato del lavoro è spietato. Diritto non è diritto di laurea, ma diritto di accedervi anche se si è nati poveri. Diritto di essere privilegiati per la propria ‘sapienza’ anche se partiamo da condizioni di vita svantaggiate. Certo, se la selezione la compiono rettori genitori, docenti cugini, zii e parenti tutti,  la gente percepisce già la parola con allarme. Ma il concetto è giusto e a sinistra ci si insinua con trita e nebulosa prigrizia. La Finocchiaro si guardava bene dal dire che la qualità di una specializzazione dipende molto dalla chiarezza del percorso con cui vi si accede, dalla trasparenza vera. E non ha detto neppure quanto tempo impiega, per esempio, un giovane medico, per superare un esame di specializzazione se non ha aiuti di alcun tipo. Le caste che tanto turbano i nemici di Silvio, cominciano da lì. Ma si parlava solo di quindicenni che non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica mancano i fondi. Forse gli adolescenti non sanno scrivere perchè alla scuola pubblica si è compiuta, negli ultimi trent’anni, un’iniquità mascherata da giustizia e chiunque ha potuto accedere all’insegnamento, senza alcun reale filtro preventivo. La cultura, d’altronde, o l’idoneità all’insegnamento, non sono esaminabili per concorso. L’unica, è agire a monte, durante gli anni dell’Università. Ho amici che raccontano bocciature sonore alla facoltà di architettura per non aver superato un test di lingua italiana. Che c’azzecca? E’ indizio di una regola fondativa della formazione universitaria: sei portatore di conoscenza e devi saperla anche diffondere. Di Pietro, che è intelligente, non si è imbarcato nella crociata ideologica dei poveri contro i ricchi e ha parlato dei processi di Berlusconi e delle cose che sa. Ha dimostrato, a suo modo, che la ‘conoscenza del tema’, anche quando è promozione di sè, rende competitivi. Vorrei sentire qualcuno che parla dei giovani senza fare catechesi del giovanismo e vorrei che qualcuno avesse il coraggio, anche a sinistra, di scendere dalle tigri e affrontarle.

Muccilli, il ‘chiodo’ Vitagliano e le tre donne sotto la croce

5 Gennaio 2011 2 commenti

A pochi mesi dalle elezioni c’è uno strano affanno da parte dei componenti del consiglio regionale, compresi gli assessori in Giunta. Si susseguono comunicati e interviste di sperticata ‘immutata’ fiducia nei confronti del presidente Iorio..ma.. C’è sempre un piccolo neo, un pregiudizio, salvo il quale il presidente resta nei loro cuori.

Innanzitutto, gli assessori senza macchia e senza pesi sono quasi tutti scontenti di come il governo regionale abbia dilapidato i fondi pubblici e trascurato le istanze, le attese, la fiducia e bla bla e rivendicano a pieni polmoni l’appartenenza al popolo sovrano degli elettori contro ‘quell’altro’. La colpa è sempre di un altro. L’unico assessore del Molise, sembra, sia Gianfranco Vitagliano. Nel senso che gli errori sono tutti suoi, le responsabilità tutte sue, i danni li ha fatti tutti lui. A fronte di ciò, di fatto, è l’unico poverello rimasto a dover addomesticare il lupo dei conti inimicandosi i contadi.

L’ultima botta d’orgoglio popolare, in ordine cronologico, viene da Salvatore Muccilli, neo assessore di Campitello. “Rinnovo la mia stima a Michele Iorio, sempre, ma Vitagliano ha fatto un disastro“. Le polemiche della neve mancata lo hanno indotto a puntare i cannoni su Gianfry, seppellendolo sotto una coltre nevosa di “è tutta colpa tua”. In realtà, si tratta di cose più serie. La società che gestisce la funivia avrebbe potuto procedere ai collaudi per tempo, i fondi si sarebbero dovuti spendere meglio, la neve avrebbe dovuto essere più bianca e immacolata per piacere ai turisti oltre l’appennino del Molise. Quando i soldi mancano, ci sono assessori responsabili, istituzionalmente e giuridicamente responsabili, e assessori finchè si scioglie la neve. Muccilli, e ha ragione, sente il fiato della gente, la ‘sua gente’ e si difende.  Vitagliano, che sembra furbo e non lo è, avrà scelto di fare l’assessore vero e mò si piglia le palle di neve. Chi rimane a tener accesi i camini, quando fuori nevica, e non si lancia in sciate per provocare valanghe, o è Iorio, egli medesimo, o è uno che l’assessore lo fa, con i pro e con i contro, nel governo in cui è stato eletto. Se ci prende, è merito del governo regionale, se sbaglia, non può dare nemmeno la colpa a Vitagliano.  In pratica, fa quello che deve fare un assessore.

Io a Vitagliano non voglio tanto bene. E’ troppo slanciato,  ha le gambe lunghe come un giocatore di basket americano e non mi piace nemmeno come cammina. Ma Iorio è amico mio, suo malgrado, e sono piuttosto preoccupata in questi giorni. Siccome sono comunista, (nel senso che non mi piacciono le comunelle ma preferisco le comunanze, la programmazione vera,  la Politica, a lunghissimo raggio) mi è particolarmente caro l’ermo colle di Michele Iorio. Un nome comune di democristiano che capisce. Vorrei trovare qualcuno altrettanto solido per dimostrare che la Politica è viva e marcia con noi, ma dov’è? Fino a quel momento, difenderò il patrimonio genetico di quella specie in via di estinzione.

Mi chiedo perchè si entri in una Giunta che ha provocato un disastro e si pensa di risolverlo, a pochi mesi dalle elezioni, dando tutta la colpa a uno solo. Se ce l’ha, questo governo non se la cava con lo scaricabarile dei minuti di recupero. I disastri, se sono veri, non sono mai così semplici da risolvere. Se sono falsi, c’è il sospetto che li si utilizzi a mò di cannoni da neve, per fare atmosfera. E tutta questa stima immutata per Iorio mi sembra esagerata. La sequenza programmata di palle di neve contro Vitagliano, con immediata e sincera comprensione per Iorio, mi fa pensare ad una barzelletta sammartinese. Tre pie donne piangevano sotto la croce: Gesù, che ti hanno fatto, gesù, tu che sei santo…Se potessi, dice la prima, ti toglierei il chiodo della mano destra. La seconda donna, interviene: “Gesù, tu che sei santo, allora io ti toglierei il chiodo della mano sinistra. La terza donna: Gesù, tu sei santo, tu solo, se non fosse per quei chiodi. Io vorrei toglierti anche quello dei piedi….Gesù, dall’alto, braccia aperte e testa china, le guarda e dice: “Ma vedi queste tre zoccole, mò mi devono far cadere dalla croce!”

Io, dal campo nomadi dei comunisti antipatici, rinnovo la mia diffidenza per Vitagliano, chiodo fisso dei colleghi di maggioranza. Ma spero che rimanga ben piantato. Gesù gesù…

Riferimenti

La Gazzetta del Molise

Il disastro totale di Vitagliano

Le Forche Caudine del sacro ioriano impero del Molise

5 Dicembre 2010 2 commenti

Madonna mia, come siamo potenti, noi molisani! Ci citano sui quotidiani nazionali, siamo nei carteggi extranazionali e siamo finiti pure su wikileaks; se persino Fini ci degna di attenzione evocando a sua volta Edward Luttwak, gran sacerdote (vero) dell’economia e della geopolitica mondiale. I Sanniti sono il vero pericolo, altro che leghisti! Roma non ha dimenticato, e ancora trema pensando a quei quattro pastori irascibili che inflissero ai guerrieri dell’Impero l’umiliazione del giogo. Michele Iorio come Gaio Ponzio Telesino, spauracchio di tutti i conquistatori. I numeri sono una faccenda seria e mostrano verità incontrovertibili: se qualcuno che produce 100 spende 120, ha un debito di 20. Non c’è da discutere. La Politica, però, pur non essendo una scienza esatta, comprende e trattiene in sé più dati oggettivi dell’algebra. Questa moralizzazione dei capi del mondo, di tutti i mondi, anche quelli relativi, mi suona capziosa. E’ la politica fine a se stessa, appunto, che si riempie la bocca di cifre, non avendo nulla da dire. C’è un dubbio che sembra abbia solo io. Non avendo ipocrisie elettorali da usare come assi ad un tavolo da gioco, mi posso permettere di esprimerlo. Sembriamo tutti sul palco de le nozze di Figaro: “Onestissima signora, Or capisco come va, Così fan tutte le belle! Non c’è alcuna novità”. L’era mesozoica dei macigni della burocrazia sulle spalle dei soliti pochi cittadini produttivi è finita. E’ finita per fallimento totale, ed era ora. I carrozzoni di politici, dirigenti dei politici, impiegati grazie ai politici e codazzi vari non hanno più risorse a cui attingere per nutrirsi. L’improduttività di concetto con cui si è miracolosamente retto il sistema economico italiano non è più. Una prece. Ciò che sa di bruciaticcio è che a dirlo, a bocca piena, siano coloro che ne hanno goduto, per decenni. Si accusano indefiniti clientelismi senza mai spiegare dove è confluito il consenso ottenuto mediante la rete capillare dei territori, delle regioni, dei comuni. Ai presidenti delle regioni, ai sindaci resta in mano la scopa, in un ballo in cui c’erano tutti, o no? La moralizzazione è una parola chiara, non la si può interpretare liberamente: il presidente della camera seziona il consenso del centro destra per ritagliare un altro brandello di rappresentatività. Che si ponga fine agli sprechi siamo d’accordo tutti ma che sia soltanto una prospettiva ideologica, che non mette realmente mano ai sistemi, agli ingranaggi di controllo, è una pernacchia; nulla più che questo. Fondiamo diecimila nuovi partiti per affermare, idealmente, per diecimila volte, che non se ne può più, che non esistono più le mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio. Nel frattempo, il nucleo del potere è talmente incancrenito che chiunque vi si avvicini si sporca. Ciò che vedo, dall’altra parte dello schermo, è una specie di surreale edificio: l’ingresso centrale è ermeticamente chiuso e tutti salgono sui cornicioni gridando che è chiuso, Ciascuno, dal suo lato della strada, ottiene un po’ di attenzione ma nessuno vuole davvero aprire, semplicemente, quella porta. Trovo insopportabilmente noioso, fra l’altro, questo provincialismo meschino: se ce lo dicono gli americani, i francesi, gli inglesi, siamo perfino felici di essere considerati marioli, inetti, incapaci. Quando gli americani ci impongono le loro guerre, morte al capitalismo delle multinazionali delle armi. Ora, è diventata gente seria. Siamo tornati, oltre che con le pezze ai pantaloni, alla macchietta delle barzellette: c’erano un francese, un russo, un americano e un italiano. E’ assolutamente corretta la somma che l’algebra dà del debito e del danno, ed è drammaticamente vera la sottrazione di servizi, di diritti, di possibilità. Ma non ci hanno tolto qualcosa che avevamo. Ci hanno ulteriormente impedito di averla, a prezzi ragionevoli. Non mi piace che sembri un danno recente. Prima, c’era l’Eden e in 15 anni abbiamo divorato i suoi giardini e i suoi frutti? Io ricordo le file in corridoi d’ospedale zozzissimi, in cui non potevi protestare, perché tanto non ti sentiva nessuno. E mi ricordo anche di quando andavo alle sette del mattino a fare la fila negli uffici pubblici, del tutto inutili, in cui ti si chiedeva di timbrare, tornare indietro, scavalcare due pedine come nel gioco dell’oca. Non diciamo fesserie. Se premia dopo dare addosso al clientelare, perché non premia mai in campagna elettorale? Vi siete mai chiesti perché non si parla mai di ambiente, di gestione di risorse che se si dilapidano non le avremo più: l’aria, il mare, l’ossigeno. Vi siete chiesti perché non si parla seriamente di poteri legittimamente amministrativi e poteri etici, invalicabili, che non si devono demandare a uno qualunque? Vi siete chiesti perché uno eletto perché ha una famiglia numerosa può decidere se in un territorio saranno edificate case, stabilimenti balneari o centrali nucleari, come fosse questione di gusti? Ma se spariamo il mortaretto dei soldi sprecati, l’ideologia arriva come il fumo e il popolo è appagato.

Tintarella, la signora del ‘rigore a scoppio’

28 Novembre 2010 2 commenti

“Sei sempre molto puntuale a cercare il pelo nell’uovo. Su Di Giacomo che dice di lasciare gli immigrati sulle gru, nulla. Nulla da dire, signora del rigore a scoppio? Ti posto una cosa del tuo stesso giornale, per rinfrescarti la memoria.

http://www.lavocenuova.com/public/sfogliagiornale/completo/20101127/index.html?pageNumber=5

Az” dice: Gentilissima, gentilissimo Az, non mi pare che la notizia sia stata trascurata. Di solito, il mio rigore a scoppio, come dice Lei, mi induce a commentare fatti o circostanze che nel contesto generale non si colgono col giusto approfondimento. In genere, corro in soccorso dei forti, come dice il mio amico Ricci, tanto per essere chiari. In questo caso, il Senatore Ulisse Di Giacomo ha espresso un’opinione ad effetto che avrebbe avuto, appunto, l’effetto desiderato fra i ricchi separatisti della Brianza leghista a basso tasso di scolarizzazione. Tra gli emigranti atavici, che si laureano come in quel nord si aprono partite iva, tra gli italiani del Molise che continuano ad avere il tatuaggio della povertà del sud del mediterraneo anche se hanno studiato il latino e il greco, quella affermazione è sembrata semplicemente bislacca. Pasquale Di Bello, che quando parla di cose serie diventa ragionevole, è stato piuttosto misurato. Ha scritto una cosa in lingua cristiana e democratica, e con forte accento umano. Conoscendolo, temo, fortemente temo, che non stesse giocando a palle di neve, come fa di solito quando scrive di Di Giacomo. Non so dirti perchè il Senatore abbia scritto quella frase. C’è un problema: se tutti gli immigrati senza permesso di soggiorno decidessero di attuare proteste clamorose, saremmo fritti. C’è poi una soluzione sbagliata a questo problema: se i senatori reagissero con piglio da cow boy e non avendo neppure un buon cavallo veloce per filarsela, gli immigrati potrebbero incazzarsi. E saremmo strafritti. Però, non ragioniamo sempre come se oltre il Molise ci fosse solo acqua e silenzio. Oltre la classe dirigente del Molise, soprattutto quella di maggioranza, c’è la classe dirigente italiana, quella berlusconiana. Lì in mezzo, la ministra per le Pari opportunità dà della vaiassa ad un’altra parlamentare. Il Premier dà del frocio a Vendola perchè non sa ballare il bunga bunga. Bossi vorrebbe imbracciare i fucili per abbassare la pressione fiscale sul ‘suo’ nord. 

La genesi del pensiero del senatore Di Giacomo l’aveva già ben illustrata lo stesso Berlusconi nel 2004: “La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare. (dal Corriere della sera, 10 dicembre 2004)”

I molisani sono dei poveracci ma per decenni hanno saputo fare un biglietto alla stazione e prendere treni verso le Università di Milano, di Torino. Da lì, qualcuno che non parla affatto a nome delle Università, ci ha fatto sapere che se vogliamo le borse di studio dobbiamo farcele dare dagli atenei di casa nostra. Da qui, replichiamo facendo la voce grossa contro chi è più a sud di noi. Ma piuttosto che scandalizzarsi per le goliardate scritte su FB,  non facciano capire troppo ai componenti di questo governo che parla come un ragazzo di seconda media seduto all’ultimo banco, che, purtroppo, i pensierini e i conticini sono più efficaci dei temi seri.  Il risultato di questa dislessia della comunicazione politica è sempre lo stesso: Di Giacomo (nel nostro caso) ha estremizzato un non-concetto. Che significa: ‘lasciateli lì’? Significa che questo Governo ha leggi incontrovertibili e giuste e quelli stavano facendo caciara inutilmente? Smentisce così il suo stesso premier, che invece dice di aver buon cuore e di voler aiutare chi ha bisogno.  La reazione ad un non-concetto è stata ugualmente spumosa: se Di Giacomo è cattivo gli immigrati hanno sempre e comunque ragione. Poi, magari, fino a ieri neppure ci eravamo accorti che erano sulle gru.  Un Paese forte, davvero presente a se stesso, avrebbe dovuto impedire di farli salire. Avrebbe dovuto impedire di farsi dare degli analfabeti dell’ultimo banco. Avrebbe dovuto impedire di giocare a chi la spara più grossa. Ma facciamo più polemiche su quello che scrivono i parlamentari su facebook che sulle leggi che firmano; e tiriamo a campare.  Il ragazzo che ha provato a replicargli ha ragione. A lui si doveva rispondere con un po’ di adulta tranquillità. Ma alla fine, caro Az, che ne è stato degli immigrati sulla gru, che tu sappia? Devo leggerlo su facebook? Mi sono scocciata di fare l’ideologa mentre mi fottono lo Stato.

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Oh oh, mi sembra di vedere un gatto..

23 Novembre 2010 6 commenti

SILVESTRO E TITTI

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/11/23/oh-oh-ce-un-gatto-per-vitagliano/

Commenti

Binomiospaiato dice:
23 Novembre 2010 alle 16:50

Caterì, ma ti sei rimbambita? Vitagliano sarebbe il nucleo sano del centro destra? Senza non si può?

  •   Gatto Silvestro dice:
    23 Novembre 2010 alle 16:57 Cat è bastarda (pardon, madame). Dovrebbe spiegarci meglio. E’ un po’ tanto cerchiobottista, come al solito.
  •   Tessuto sano dice:
    23 Novembre 2010 alle 17:06 Altro che pardon madame. Se dice che GianfrancoVitagliano è il tessuto sano, li butta a mare tutti. Figuriamoci il resto…Ammazza, cat. E’ risorto Stalin!
  •   Interdetto dice:
    23 Novembre 2010 alle 18:23Caterì, ma che caxx dici? Vitagliano ha ‘il capitale istituzionale’ della maggioranza del molise? Ma ti sei ammattita?

Vedo che il tema interessa. Caro Gatto Silvestro, cerchiobottista lo dici a soreta. E salutala tanto. Tessuto sano è più creativo, e lo perdono. Detto ciò, rispondo a Binomiospaiato e a Interdetto. Gianfranco Vitagliano non è il tema affrontato. Ma era inevitabile citarlo, trattandosi, per chi continua a dimenticarlo, dell’Assessore alla Programmazione della Regione Molise. Se dico che il suo operato è ‘il capitale istituzionale’ della maggioranza Iorio, non intendo dire che il signor Vitagliano è il più bravo del mondo. Dico, senza tema di smentita, che il suo ruolo rappresenta e determina l’identità istituzionale di questo governo regionale. Tanto e più degli altri assessori, l’indirizzo, la possibilità, le scelte, i solchi e bla bla provengono da lì. Poter incontrare per strada i nostri assessori ci confonde le idee e ci induce, o meglio, signor Gatto Silvestro, Vi induce, a dimenticare troppo spesso cos’è lo Stato, cosa sono i ruoli dello Stato e quali poteri conferiscono. A proposito di ‘tessuto sano’ e di nuclei essenziali, Gianfranco Vitagliano è sicuramente ‘utente finale’ delle moltiplicazioni dei pani e degli assessorati del Molise. Su di sè ha il marchio del non eletto come portasse sempre il cartello del bersaglio del gioco delle freccette. Personalmente non mi fido, e non mi infonde la calma ancestrale che mi trasmette Michele Iorio. Però, visto che qui non parliamo di meditazione indiana e che io non scrivo mai, malgrado così sembri, i cavoli miei, vi spiego bene quale rischio impersona, e subisce, suo malgrado, l’assessore Vitagliano. Pur assessore-consigliere non eletto, la sua ‘non-elezione’ è il più clamoroso esempio di come il governo Iorio trattenga in sè un dna di scuola di partito che altrove si è sgretolato. Sostituito senza traumi visibili, ma che ci sono, grazie al carisma di Silvio Berlusconi. L’annullamento della barriera dei partiti come canale stretto della scelta dei governanti ci era sembrata un’evoluzione epocale verso l’espressione diretta della volontà popolare. Se è stato vero per Silvio Berlusconi, quella pratica, elevata a principio, ha significato vedere eletti a destra che votano a sinistra, eletti a sinistra che fanno gli assessori a destra e la possibilità, soprattutto, di essere eletti non perchè si ha in mente una cosa da fare, un’idea da sviluppare, ma perchè si è simpatici, si è ricchi, si ha una famiglia abbastanza grande per garantire qualche centinaio di voti. Se vi sembra irrilevante, ammattiti siete voi, non io. Per quanto riguarda Vitagliano, pur non avendo particolare simpatia, ribadisco, ha agito come parte di una coalizione, ha trainato il suo partito, lo ha nutrito, gli ha rimboccato le coperte, per decenni. Come se attorno nulla fosse cambiato, ha continuato ad adeguarsi alla ferrea dottrina del consenso a lungo termine e della politica come gioco di squadra. Se in un Paese come l’Italia una velina ha più possibilità di essere eletta di un uomo di Stato, indipendentemente dai nomi e dai cognomi, allora vi meritate le terze file, tirate da uno solo. In Molise si è pianificato il futuro prossimo e lontano con cinismo da squali, sezionando il consenso a lungo termine e a chi non piaceva, come me, ha continuato a credere in una alternativa democratica, ma cosa altra. Se l’opposizione a questa maggioranza la dobbiamo fare dal suo interno su piani algebrici e senza costrutto vero, se permettete, alzo la voce in difesa della Politica e delle fondamenta dello Stato. Vorrei poter scegliere fra Migliori, non fra chi porta sacchi di voti senza etichette da svuotare in testa a me. Voglio scegliere tra ciò che è stato fatto e tra ciò che si potrebbe fare, non assistere inerme ad una politica che sembra un concorso per usciere alle Poste. Datemi un candidato che sappia fare meglio, che abbia le qualità oggettive per fare, e giudicherò. Ma finchè continueremo a farci governare solo da chi vince a chi ha la carta più alta e non da chi sa davvero giocare, tanti auguri e salutatemi le vostre belle signore

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Oh oh..c’è un gatto per Vitagliano

23 Novembre 2010 7 commenti

Ho pregato con tanta fede San D’Alema, anche quando Silvio stravinceva a suon di berlusconate. Pregavo con trasporto che la sinistra trovasse il suo ‘chinino’ per guarire dalla sinistrite. La sinistrite è quella malattia perfida che confonde il sistema immunitario di una coalizione politica e la fa agire per perdere, anche quando potrebbe vincere. Più specificamente, gli anticorpi cominciano ad attaccare la parte più sana e meglio funzionante del tessuto.  Noi illuminati e rivoluzionari figli degeneri di Voltaire ne siamo stati infettati dopo l’elezione di Prodi. Che già quello era un sintomo chiaro, ma non l’avevamo capito.

In questi anni ho pregato molto che la sinistra guarisse, o che almeno trovasse un vaccino stagionale, utile giusto il tempo di affrontare le elezioni. Mentre gli anni passavano e San D’Alema sembrava ignorare le mie preghiere, Berlusk continuava a vincere. Mi ero arresa, rassegnata all’ateismo e al cinismo programmatico che chiamano ‘piano anticrisi’.  Ascoltare l’accento sempre più popolano del governo e vedere il padanesimo diventare, come un vero e proprio paganesimo, culto dominante del sacro padano impero bergamasco, mi aveva avvilito del tutto. Pure quella personcina seria di Tremonti utilizzava la sua indiscutibile scienza solo per smobilitare defintivamente l’impalcatura del welfaire richiamando, indirettamente, i golosi ndranghetari verso i finanziamenti del nord. Pensavo, pregando San D’Alema, che se persino la camorra ci aveva schifato, saremmo morti senza nè armi nè onore. E pace e bene. San D’Alema vergine e martire non dava segno di ascoltare, ma l’avevo sottovalutato. Invece che guarire la sinistra, piano piano, si è ammalata la destra. Soluzione inattesa ma contorta.  I destri si sono infettati di sinistrite e hanno cominciato a corrodere il tessuto buono del loro organismo. In Molise, che come dico sempre è il laboratorio genetico di tutti gli esperimenti nazionali futuri, stanno cercando di disattivare il linfonodo sentinella Vitagliano. Che sia pernicioso, non c’è dubbio. Ma è una terapia che non può separare il sano dal non sano e finirà per appoltigliare tutto. Disinnescando Vitagliano il sistema immunitario della destra non risponderà più al motore centrale.  A quel punto, Iorio sarà come Prodi, vincente si e no per 24 ore, in una maggioranza a trazione disgiunta: chi tira di là e chi tira di qua.

La mia area celebrale di sinistra è contenta. Basterà un colpo d’unghia, un non voto al Bilancio, ed è fatta. La parte grigia del mio cervello starnutisce, imprecando di brutto. Che stanno facendo i destri? A occhio, sembra il circuito di Monza del gambero: vince chi, arrivato ultimo, non fa partire gli altri. Senza la L dell’Innominabile (non di lui, ma del suo capitale istituzionale) questo PDL è diventato un provetto PD. All’arrembaggio del leader e unico obiettivo: perdere pur di non far vincere gli altri. E’ come togliere il cavallo a Garibaldi e farlo andare a piedi a Teano. Non puoi impedire che ci vada ma ci fai una figura meschina. Da Torino, i nuovi democristiani efficientisti, ci verranno a dire che abbiamo sprecato. Vero. Abbiamo sprecato l’ultima occasione per essere autonomi.

Come sono felice! La seconda generazione delle seconde file è cresciuta. Siamo pronti per il governo delle terze file. E come per il governo nazionale, la Carfagna ci sembrerà meno peggio della quarta della fila, o la quarta della quinta, e così via.

San D’Alema, lo so che sono seccante, ma qui il problema si complica. Mi serve un altro miracolo: pani, pesci e tutto quello che puoi moltiplicare. Troppi disoccupati da sfamare. I posti in lista non bastano più.

Les comediens

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Vieni a vedere gli attori,
Guarda i musicisti,
i maghi che arrivano
Se vuoi puoi
vedere la canaglia

confusa in
una storia un po ‘triste

Vieni a vedere i commedianti

Quel ramo sul lago del Cosib

21 Novembre 2010 2 commenti

0766_01Nessuno capiva perché nella povera e obsoleta diga del Liscione morissero le carpe. Finalmente, sappiamo ora, che la colpa è dei piranha. Arrivano dai paeselli del basso Molise. Le carpe, probabilmente, sono morte di paura solo a vederli. L’intuizione ci è venuta dopo aver letto la lunga cronaca scritta da Vincenzo Greco, già sindaco di Termoli e universalmente noto come ‘Il Notaio Greco’. Chi pensa che il Molise sia una regione di gente semplice o è cretino o confonde il Molise con qualche altro posto. Qui accadono cose che nemmeno in Nicaragua: colonnelli spietati, colpi di Stato, imboscate, occultamenti e guerre con ogni tipologia di armi: dalle testate nucleari allo sgambetto pret a porter. Attorno, in verità, solo cri cri di cicale e poi più nulla. Abbiamo capito che qualcuno, avendo una struttura bella e pronta, tutta finanziata con i soldi pubblici, ci ha ricavato un’attività utile a ‘fare cassa’. Diciamo che  avendo un forno per fare il pane, si è pensato di cuocerci dentro anche i cornetti. E’ tutto guadagno, a parità di costi. Ci hanno dato da mangiare cornetti, queste Mariantoniette con la barba, e poi hanno brindato, per farci fare due risate. Greco parla di piranha ma io vedo solo asini che volano. Dice, l’ex sindaco di Termoli, rivolto ai sindaci del Consiglio del Cosib: “Cari ragazzi, vale così tanto la pena fingervi non udenti e non vedenti? Visto che i cornetti, a voi, non li fanno impastare, cosa vi ha convinto a non sentirne neppure l’odore?” E si risponde da solo: ‘l’Innominabile’. Lo chiama così, mischiando Manzoni con Aznavour. Tra Innominato e Formidabile viene fuori l’Innominabile. Uno che si compra i sindaci come calamaretti al Porto. Ma non li compra per mangiarli, bensì per dividere con loro l’incommensurabile pasto di Termoli e contorno di sofficini. Sofficini di polpa di piranha, appunto. Detta così, è una bella storia, con tutte le coordinate giuste per fare audience. Io, però, voglio sapere innanzitutto cosa è arrivato in quel depuratore, indipendentemente da chi e come ci ha guadagnato. Inoltre, il notaio Greco rivendica per Termoli un ruolo di forza: mi chiedo perché i paesini attorno debbano contare meno. Se al Cosib sono arrivate sostanze inquinanti, non è che il diritto di saperlo e di impedirlo può essere proporzionale alla superficie occupata dai comuni. Facciolla, che è notoriamente un don Rodrigo furioso, gli ha dato del ‘pesce sega’, un pesce, come dire, che si amminchia un po’ con le elucubrazioni. L’Innominato, don Rodrigo, Don Basso Abbondio, la Monaca di Monza del Torto e la tresca col suo Egidio. E poi quei Bravi dei sindaci, sempre in attesa di ambasciate da eseguire. Il Notaio, in questo bel romanzo sul ramo del mare di Termoli, potrebbe essere il buon Frà Cristoforo. Ma Greco non ha il piglio umile e preferisce fare il  cardinale Borromeo. A proposito di cancro e altre vicende concrete, sembrava un colpo di scena la richiesta del sindaco di Campomarino di affidare il registro dei Tumori al Cosib. Come  chiedere un consiglio ad Azzeccacarbugli. In realtà, ha chiarito il suo pensiero in una replica a Marcella Stumpo in cui dice qualcosa che al Cosib era stato già detto. Il 4 Ottobre del 2008, proprio nella sala convegni del Nucleo industriale di Termoli era stato annunciato il registro regionale dei Tumori, affidato alla Lega per la Lotta contro i Tumori. Che ne è stato? Comunque, il dato serio è che Greco dice che il Nucleo, dopo la sua estromissione, è stato strutturato ad uso e consumo di chi ne fa parte. E chi non c’è, paga pegno. Dice cose vere, peraltro forzato a farlo da Di Brino che lo chiama in causa. Ma con l’Innominabile è più ironico che categorico. Se la prende molto, troppo, con i sindaci. Praticamente, ci suggerisce che ‘quando c’era lui’, i treni arrivavano in orario. Poi l’hanno sostituito con i semafori telecomandati. Rispetto alla gente, ai cittadini che chiedono di capire, va un po’ fuori tema. Contestare l’estromissione di Termoli dal Cosib non è prioritario, se dobbiamo discutere di salute pubblica. La legge dello Stato, sopra lo Statuto, sopra le leggi regionali, dovrebbe garantire trasparenza. Perché altrimenti siamo al colpo di Stato vero, di un’Ente ai danni di tutto il territorio bassomolisano e non solo. La sintesi la fa Di Giandomenico, detto Remo: “Senza regole, chiunque fa quello che vuole, e quasi sempre fa per sé”. Ma se davvero un Consorzio per lo Sviluppo è una specie di invalicabile base Nato, altro che piranha; siamo a Paperopoli. Eppure, ingenua come una Perpetua, mi chiedo: tutte queste persone abitano qui, dove abitiamo noi. Hanno figli che mangiano quello mangiamo noi e giocano negli stessi posti in cui portiamo i nostri bambini. Se davvero è stata fatta una cosa pericolosa, quale vantaggio può considerarsi equo rispetto al rischio? Al sindaco Greco dobbiamo gratitudine, in un contesto afono, per aver alzato la voce; ma gli chiederei di ripulire l’eloquio di attributi e predicati nominali. Padrini, Innominati, Bravi sono gargarismi elettorali. Buoni per scriverci i romanzi, non per sapere chi, cosa e se ci ammala l’acqua e l’aria.

 

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La sindrome della patata turchesca. Datemi un’aspirina che mi sento una zampogna nella testa

12 Novembre 2010 2 commenti

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Aiutiamo il Veneto. Inviamo sms al n° 45501.

Costa solo due euro e vale due principi fondamentali: 1) il Molise è un posto civile. 2) Non siamo tutti ‘ladri di fondi pubblici’ e sappiamo bene, noi lo sappiamo, quanto facciano male le mani e le gambe a quella gente che spala e difende le case che ha costruito col lavoro. L’alluvione del Veneto ha travolto di fango oltre 9mila imprese, delle quali 24mila artigiane, con almeno 65mila dipendenti, e alcune sono distrutte completamente.  Il nostro terremoto ha abbattuto più case di pensionati che tetti di aziende. E sicuramente, in proporzione, il Veneto, da fermo, perde più soldi del Molise. Noi, purtroppo, abbiamo perso i bambini. Ma quei lavoratori immersi nel fango chiedono le stesse cose che chiedevano i molisani: soldi e tempestività. Eppure, devono considerarci proprio dei buzzurri questi comunicatori di ultima generazione! L’improvvisazione dei mezzi di informazione dà i brividi e annuncia una radicalizzazione becera, da dare in pasto al popolo con le forche. ‘L’ultima parola’, programma di Rai 2 condotto da Gianluigi Paragone, nella puntata del 12 Novembre offre un esempio avvilente di come si possano raccontare i fatti svuotandoli dei presupposti. Paragone apre la puntata con un commento che sembra mio zio muratore che bestemmia al bar: “Il sud urla e brucia bandiere per la monnezza e tutti lo ascoltano. A nord affondano le aziende e a nessuno importa. Sono ricchi, e se le pagassero da soli le case nuove”. Spiega che questa è ‘la retorica solita’ e lascia scivolare col sorrisetto ammiccante di chi la sa lunga, che è una retorica molto vicina alla realtà. Quello che vedo io è che a furia di cavalcare tigri il cervello s’è disperso nell’aria. Il Veneto ha quattro ministri, tanto per cominciare; la disattenzione mediatica, da che mondo è mondo, dipende da chi i media li gestisce e confeziona i palinsesti, non dai meridionali che a casa, forse, volevano sapere e non hanno saputo. Il sud ha ignorato l’alluvione del Veneto? Il sud? L’hanno dimenticato Berlusconi e Bossi, che sono arrivati lì otto giorni dopo. L’ha dimenticato Fini, che ha aperto  la convention del nuovo partito parlando di Pompei e di Ruby, ma non dell’alluvione. E le televisioni, che parlano tutto il giorno di zoccolume e di chiacchiericcio da servette ottocentesche, non gli operai del meridione o gli extracomunitari sulle gru. L’hanno dimenticato i cialtroni che si ingozzano degli abusivismi e dei disboscamenti che poi producono alluvioni e tragedie. Proprio a noi vengono a dire che non ci interessano queste cose? Ma tutti insieme, nel circo della disinformazione, danno la colpa ai fessi di sempre, noi. E bravo anche il cattolicissimo Formigoni: “Il dato certo è che il Nord manda a Roma 7 volte quello che riprendiamo. Non siamo piagnoni benchè il Veneto sia stato abbandonato”. Utilizza bene i minuti in video per farsi la sua personale campagna elettorale di fronte agli alluvionati con i mantelli di plastica gialla e gli stivaloni zuppi di fango. Quando si parlò di nucleare disse che si, certamente era d’accordo, ma mai in Lombardia. E uno. Quando parliamo di monnezza il brontolio della piazza leghista rilancia che a Napoli fanno solo ammuina e balletti mediatici. E due. E’ così che si inaugura il peggiore separatismo: noi abbiamo già dato e voi dovete continuare a fare il sud barbone. Alla faccia dei fatti e delle colpe vere. Questo sbarco dei Mille al contrario sembra un teatrino dei luoghi comuni ma è pericoloso. Per fortuna c’era Mentana, che almeno due o tre cose serie le ha dette. Il Veneto ha avuto danni per 840 milioni alle opere pubbliche con 121 comuni allagati. Berlusconi ha messo a disposizione 300 milioni di euro. 700 milioni sono resi disponibili dalle banche. La gente rumoreggia e dice no: “Siamo aziende disastrate e non possiamo permetterci gli interessi”.

Il Presidente della Regione Veneto,  Luca Zaia, tenta di intercettare ‘il ventre’ della piazza ma poi dice la verità. Si appella al numero per le donazioni, il 45501. Al Governo chiede che i soldi siano certi ma è prudente e non morde la mano di Berlusconi. Alla fine, chiede onestamente aiuto della gente comune, all’Italia, l’unica certezza rimasta a chi ha un po’ di buon senso. Noi, dal Molise, lo invieremo quel messaggino. Perché sappiamo che Luca Zaia, commissario del suo terremoto, farà gli stessi errori del nostro, nel tentativo di rispondere in modo sensato alle domande difficili della sua terra. E abbiamo anche capito che sa quanto sarà difficile recuperare cifre astronomiche, tant’è, conta anche su di noi, molisani, aggrappati ai finestrini di un Paese vilipeso dai furbi e dagli ingordi ma che è ancora pieno di persone per bene. In un raffazzonato esempio di informazione all’acqua di rose, in cui i fatti si buttano e le spine servono a far alzare la voce, arriva Vinicio D’Ambrosio da Campobasso, rispettabilissimo portatore di cifre ma utilizzato, ancora una volta, per stringere il cappio a questo Molise che si accontenta delle briciole e delle favole ideologiche. E, giù, con le patate turchesche, i musei della zampogna e i parchi del sorriso.

Il parco del sorriso che volevano realizzare quei ragazzotti di Ururi è un vecchio progetto, in realtà, molto precedente al terremoto. Si chiama ‘Morunni’, titolo di un’opera scritta da Luigi Incoronato, grandissimo scrittore amico e contemporaneo di Luigi Campagnone, di Domenico Rea, Michele Prisco, amato persino da Montale. Molti anni fa una legge europea finanziava progetti di promozione territoriale e si potevano realizzare percorsi letterari nei luoghi d’origine degli scrittori, riproducendo gli itinerari citati nei libri. Il progetto ‘Jovine’ scalzò, giustamente, il progetto Morunni visto che Jovine identifica il Molise più di chiunque altro. Il problema fu  che lo si voleva per forza collocare a Guardialfiera. Alcune delle ambientazioni evocate nelle sue pagine sono ad Isernia e la forzatura venne considerata improponibile. Sarebbe stata una proposta turistica per utenti colti, e non si poteva certo condurli lungo sentieri fittizi. Ma, benchè fosse  sbagliata la location, qualche soldo forse arrivò, almeno all’inizio.. Molti milioni di lire che con disinvoltura si chiedevano per una rievocazione dei luoghi di Jovine in un posto diverso da quello descritto da Jovine. Mi verrebbe da dire, se non fossi indegna di Pasolini, ‘io so i nomi’. In ogni caso, quasi come per Jovine, si continua a raccontare una balla.

I soldi pubblici del terremoto sono stati usati per il cratere e non sono bastati. In quella fase, e non potendo fare diversamente, sono stati utilizzati i fondi por-fas, che non sono stati sparati a mò di neve su Isernia o sull’alto Molise sottraendoli ai terremotati. Semmai, proprio perché c’era stato il terremoto, si è cercato un fondo disponibile ma distinto con cui non si poteva finanziare la ricostruzione ma il rilancio produttivo. L’art.15 non è una borsa scippata al terremoto ma un canale parallelo che il governo regionale ottenne, sudando parecchio, di poter utilizzare subito, proprio facendo leva sull’emergenza. Si tratta di un finanziamento contemporaneo ma non sovrapponibile e tantomeno modificabile nella destinazione. Ed infatti, è stato elargito a tutte le aziende che hanno presentato progetti. L’art.15 non è un provvedimento d’emergenza ma mette in circolo denaro che in quel momento avrebbe aiutato anche il cratere. E se dal cratere fosse arrivato un bel progetto di una cooperativa di giovani, di tecnici, chessò, di un’impresa per ricostruire case, e chi lo poteva impedire? Sono arrivati progetti per parchi del sorriso e musei del profumo. Si potevano bocciare e i soldi sarebbero tornati indietro. Non sono stati tolti a chi voleva fare cose diverse o più utili, sia chiaro, una volta per tutte. Inoltre, la patata turchesca non è una cretinata. E’ un programma scientifico attuato dal comune di Pesche con l’Università.

Se dal Basso Molise, per esempio, fossero arrivate richieste per la rivalutazione del grano Cappelli, o per il rimboschimento o per lo studio della salute del Biferno, sarebbero stati finanziati. Se da Larino fosse arrivato un progetto pubblico o privato per costituire un centro sanitario per le calamità, se dai comuni del cratere avessero chiesto il finanziamento per un’ambulanza, dico per dire, forse sarebbe stato valutato più pertinente rispetto al parco del sorriso. Abbiamo avuto a disposizione uno strumento avanzato di iniziativa autonoma e siamo rimasti un po’ spiazzati. Non era il governo regionale che poteva indirizzare o sindacare sulla qualità dei progetti, ammesso che fossero inutili per l’economia locale. Io non credo neppure che sia davvero così. La sberla a cui si sta dando la sola guancia che ci rimane è un odio utilitaristico tra nord e sud che gli ingenui molisani sembrano non cogliere, storditi forse dall’equivoco che abbattere un governo significherà sostituirlo.

A Nord, d’altra parte, i politici sono nello stesso imbarazzo e rimestano nella palude degli steccati o del capro espiatorio salvifico. Ma si sta preparando qualcosa di molto più devastante. Avverto l’allarme e mi rendo conto che pur di dar torto al potere, vorrei tacere, per una sorta di malafede iconoclasta. Mi frulla nella testa, con orrore, una puntata di Maurizio Costanzo in cui c’era Falcone. Cuffaro, dalla piazza, lo accusò di danneggiare il turismo della Sicilia con le sue inchieste. Una pagliacciata infame per confondere le idee. E quella immagine mi ricorda che io non faccio il pagliaccio negando la mafia. Qui parliamo d’altro. Dobbiamo, ora o mai più, sottrarci all’improvvisazione banditesca e non giocare con lo Stato e la sua impalcatura. E’ bene ricordare, anche, che la Basilicata, dopo 30 anni, aspetta ancora di ricostruire le case, crollate nel terremoto dell’Irpinia del 1980. In Umbria è lo stesso. A noi promisero e non poterono più dare, ma l’art, 15 non ha lasciato la gente nei prefabbricati. Ha solo fatto ripartire aziende, negozi, comuni e con soldi a ciò destinati e non alla ricostruzione. Chi li ha usati male ne renderà conto, finchè questo Paese avrà una legge. Ma il principio era corretto ed era in linea con quel pragmatismo del nord che avevamo sempre invidiato. Andare in bocca alla balena leghista a dire che siamo brutti sporchi e cattivi ci fa sperperare uno sforzo che poteva davvero cambiare le teste. Fossimo stati milanesi ci avrebbero lodati per la prontezza di riflessi.

Mentre continuiamo a vagare, come frati questuanti nella tempesta, con le delibere in mano, i ricchi speculatori di ideologismi, forti del loro acritico analfabetismo politico, verranno e ci diranno: avete sprecato impunemente soldi nostri, avete il coraggio di chiederne ancora? Lo dite voi, proprio voi. Bene, allora pigliatevi la monnezza, le scorie nucleari, le centrali e state zitti. Ecco, questo è il Molise che i paladini della giustizia stanno contribuendo a costruire. Quando avranno abbattuto il mammuth dello statalismo sannita, il nord  ci manderà un bel regalino di ringraziamento: ‘Il resto di niente’, come quello dell’Eleonora Pimentel della Rivoluzione napoletana del 1799.  Li vedo, i nuovi rivoluzionari, urlare inutilmente contro i liquami e contro l’uranio. Eravamo in trecentomila, giovani e forti..

Gli sprechi del Molise e la banda degli onesti

1 Novembre 2010 11 commenti

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La Stampa è un quotidiano glorioso e serio e come succedeva ai contadini degli anni cinquanta col telegiornale Rai, ci verrebbe da dire: “Se lo dice La Stampa, è vero”. Due pagine intere con cui le cifre dello sfascio sono elencate con briosa fluidità, come parmigiano sulle parole: vicerè immaginifico, feudo, contado, terremotino, muro di gomma“. Rispetto alle inchieste sulla tirannia di Mastella in Campania c’è qualcosa di diverso, impercettibile ma diverso. Iorio, malgrado la parola ‘clientele’ sia ripetuta molte e molte volte, rimane quasi in penombra. Non lo si riesce a confondere del tutto con l’italietta gaudente e non lo si immagina mai  col ghigno orrido di chi si è mangiato la terra del Molise e non smette di rovistarla. Benchè, allegramente e senza retorica, lo si ripete bene perchè non sfugga neppure al lettore distratto. Ma proprio non è credibile, Michele da Morrone, come l’imbroglione che canta mentre Roma brucia.

Fuori dal Molise, siamo il solito sud, democristiano e degenere, sempre con la mano tesa a pretendere carità che non si può più concedere. Dentro il Molise questa inchiesta, che dell’inchiesta non ha nè i toni nè i dati, sembra un po’, come dire, rilanciata a mò di secchiata d’acqua. Mi ha fatto pensare a zia Teresa quando lava il pavimento della cucina, a piano terra. Pulisce, strofina, lucida e poi, splash, butta l’acqua in strada, senza curarsi dei passanti. Malefico, magico, maledetto Sud. Il Molise, nella fiction dei meridionali profittatori ha il ruolo dell’infame. Non è mafioso, non è camorrista, non spara, non scioglie nessuno nell’acido. Un pacifico infame a cui la foga didattica del separatismo deve pur trovare una colpa per tagliarlo via dal nord. Non piacciamo al Polo Nord di Bossi e non siamo simpatici al Polo sud degli antiberlusconiani vendicativi ma nobilmente avvezzi alle ideologie. Idealisti del settore impiegatizio, siamo geneticamente programmati alla pausa caffè.

Michele Iorio è uno strano personaggio; nel PDL,  nato nella Dc, addestrato alla pratica di don Sturzo più che alla grammatica di Tremonti: malarazza pura, ultimo esemplare vivente di politico per professione.  Ecco perchè non piace a chi si è imprigrito e adeguato a parlare il dialetto delle istituzioni a tempo. Non ci si fida dall’alto ed è facilmente contestabile dal basso.

Di lui e dei suoi sprechi hanno scritto Caporale, Rizzo, e poi il taumaturgico Vinicio D’Ambrosio, evocato, intervistato, infatti, anche da Alfieri. Racconta del ‘muro di gomma’ contro cui ha dovuto dar capocciate, ignorato, dice lui. Nessun libro, come il Regno del Molise, è stato letto, presentato, divulgato, recensito e apprezzato criticamente così tanto. Semmai, ai muri di gomma, in Molise, non hanno mai sbattuto i giornalisti, gli ex politici, i dirigenti, gli amici o gli avversari. I rimbalzi toccano solo agli agricoltori, agli operai, agli studenti che tentano specializzazioni costose per esistere e competere, come fanno i figli dei milanesi o dei torinesi. Tant’è, il miglior tributo a Michele Iorio, lo dà proprio Alfieri quando scrive che “Nel frattempo da duplice commissario straordinario (terremoto e alluvione) il presidentissimo lavora al suo capolavoro: un programma pluriennale (votato con delibera nel giugno 2004 e istituito ex art 15) per rilanciare il sistema socio-economico della regione colpito. Un pacchetto omnibus su cui fa convergere un miliardo di euro di risorse. Da quel giorno non c’è comune, impresa, famiglia molisana che non ne sia stata beneficiata: le piazze dei paesi rifatte, le scuole di musica, il museo del profumo, la sanità foraggiata, il parco sentimentale, le consulenze d’oro e le assunzioni attraverso le controllate regionali, l’università, la Camera di commercio, i centri per l’educazione ambientale o Sviluppo Italia Molise”. Ecco, appunto. Quando la politica la facevano i ricchi illuminati che sapevano di dover creare opportunità per i poveri, in cambio di consenso ma anche di sopravvivenza dei territori, tutto questo si chiamava programmazione.

In Molise, il ‘terremotino’, ha ucciso, per colpe molto più bastarde e antiche di Michele Iorio. Colpe che affondano l’infezione delle clientele nella storia nota dell’Italia a due velocità e a mille paludi da guadare. Ma ancora una volta, la colpa deve avere un nome perchè sia funzionale ai cannibali che verranno. A nessuno importa in quale contesto e perchè per ‘fare’ devi concedere, mediare, persino subire. Io vorrei alternare gli elettori, non gli eletti. Meriterebbero, loro, l’esame severo di un’elezione al contrario. Raccontata così, la storia della cattiva coscienza del Sud non avrà mai fonte certa e vie di scampo. Tant’è, l’utile equivoco del cattivo e dei buoni si tradisce via via che il racconto, pur avvincente, si dipana: “I sindaci del cratere si dimisero per protesta con una clamorosa iniziativa“. E  come no! Si dimisero per chiedere che la sospensione dei tributi continuasse ad oltranza. E contemporaneamente chiedevano fondi per le casse comunali vuote.

Poi arriva il vessillo ideale di ogni rivoluzionaria battaglia di liberazione, lo Zuccherificio del Molise. Milioni di euro per tenere in vita un mausoleo che ha garantito, e sia detto una volta per tutte, elezioni certe per chiunque, ma anche contributi certi per centinaia di lavoratori, e stipendi certi per ragazzi, per padri di famiglia. Io, nei giorni delle trattative contro la chiusura, ho assisito per caso e solo per qualche minuto ad uno scambio di sguardi tra i rappresentanti dei sindacati e Michele Iorio. La Regione Molise aveva tentato di chiudere quella partita. I sindacati, terrorizzati per se stessi più che per gli operai, urlavano fuori dai cancelli e fomentavano i lavoratori. Gioco facile, d’altronde. Un pacchetto di iscritti che da solo garantisce la sopravvivenza di un sindacato, più che il contrario. Certo, governare significa avere l’onestà di assumere decisioni giuste, non comode.

Nei due paginoni del quotidiano di Torino appare, come Mercurio alato, anche Astore e ri-parla di sanità e di clan familiari strategicamente allocati negli ospedali pubblici del povero Molise deficitario. Ma Peppino Astore, che gestì la Sanità molisana forse meglio di chiunque altro, sa bene che quando cominciò a parlare di tagli non fu rieletto. Oggi quella cordata, rinvigorita da innesti giovani, cerca di spingere verso un solo recinto i delusi, inneggiando all’onestà del rigore. E’ fumo anche quello; significa non dare nulla in cambio di tutto. E proprio come le promesse che non si possono mantenere, tradisce i buoni veri, la gente. Le ‘lacrime e sangue’ con cui ci si mette nella fila degli onesti non rispondono a nessuna domanda di chi le difficoltà le ha avute sempre e nessun governo le ha mai alleviate.

Non si tratta di rimbambire le masse con la disinformazione ma di offrire prospettive. Il Piano sanitario si doveva affrontare imponendo i ‘come’ non aspettando che Iorio fallisse. E vale anche per lo Zuccherificio. “Il reparto di Ostetricia raddoppiato per incanto” ha una storia lunga e complicata, che la Stampa non conosce, ma Astore si e avrebbe dovuto raccontarla meglio invece che scagionare il Governo centrale pur di dare addosso a quel cattivone del suo ex compagno di DC. Ed è una storia che anche Di Pietro, chissà, avrebbe potuto prevenire se non si fosse messo di traverso contro i Ds alle politiche del 2001. Il governo nazionale non è venuto dal nulla e a sinistra non si è fatta alcuna resistenza vera.  Questa è una guerra di territori, di aria, di acqua e di paesaggi, non di liste. Immagino che il prossimo presidente, se non fosse Iorio, trascorrerà tutto il tempo del suo mandato a dire che ha ereditato le colpe di Michele Iorio. E nel frattempo, tra un bunga bunga e un Annozero, ci saremmo giocati la terra in cambio di saponette profumate. Spero, sinceramente, che il vento cambi ma che preservi le persone abituate a pianficare e tolga spazio, per sempre, alle improvvisazioni. A Michele Iorio consiglio, per nulla amichevolmente, di dimettersi. Mi piacerebbe tanto vedere, non di nascosto, la faccia che fanno gli indaffarati oppositori pensando che davvero è arrivato il tempo di trovare un lavoro, nel Regno del Molise.

Neuromed e Cattolica in Molise: Case mix e strutture d’eccellenza

28 Ottobre 2010 1 commento

SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

I parametri di ‘alta complessità’ (case mix) e gli standard di eccellenza delle cliniche universitarie. Proviamo a ragionare di salute e di economia sanitaria, senza pregiudizi e senza entusiasmi. Cattolica e Neuromed leggermente al di sotto dei parametri ma i criteri prevedono anche la ‘non genericità’ delle prestazioni proprio perchè non si sovrappongano a servizi già presenti sul territorio

Per non sbagliare, chiediamo aiuto ad Ippocrate, e chi più di lui?

Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa”.
 
di Caterina Sottile
Dai dati del Ministero sullo stato di salute degli italiani, aggiornato al 2006, si fotografa una realtà che forse nel quotidiano conosciamo bene: le due grandi patologie ‘madri’ che spiegano quasi tre morti su quattro (70%), sia tra gli uomini che tra le donne, sono malattie del sistema circolatorio ed i tumori; per le donne le malattie circolatorie sono causa preminente (43,8%) distanziando i tumori (25,6%). La terza causa di decesso sono le malattie respiratorie ma seguono i due “big killer” con notevole distacco (7,4% tra gli uomini e 5,4% tra le donne). Tra gli uomini le cause violente si collocano al quarto posto tra le cause di decesso (5,1%) mentre tra le donne questo gruppo di cause rappresenta il 3,4% . La quarta causa di decesso tra le donne è invece rappresentata dalle malattie endocrine e del metabolismo (4,9%) e in particolare dal diabete che da solo provoca il 4% dei decessi femminili. 
A leggere questo schema possiamo dire che il Molise, nel suo ‘piccolo’, nell’ultimo decennio si è organizzato con coerenza rispetto alle priorità da affrontare. 

I tagli imposti dal riordino, accolti come evento improvviso e non con la necessaria, progressiva strategia di pianificazione sul territorio, porteranno caos nella gestione ordinaria della sanità,  soprattutto per i pazienti cronici o per le piccole e medie urgenze. E’ lì che le carenze potrebbero diventare dirompenti. Per la sanità ad alta complessità abbiamo invece recuperato un ritardo enorme rispetto al nord o agli ospedali specialistici dell’Abruzzo o della Puglia. Peraltro oltre alle strutture pubbliche, le due grandi presenze scientifiche private rispondono perfettamente alla necessità di arginare i ‘big killer’: malattie cardiocircolatorie e tumori. Da una parte Neuromed, con la sua ricerca neurologica e dall’altra Cattolica, con la cardiochirurgia e la chirurgia oncologica, la radioterapia e la chemioterapia. La presenza di strutture private è giustificata quando il pubblico non è in grado da solo di assecondare la richiesta di salute del territorio. Bisogna dire che tendiamo a immaginare il ‘privato’ molisano solo con Neuromed, Cattolica, Villa Esther di Bojano o Villa Maria di Campobasso. In realtà, ci sono moltissimi ambulatori o piccole strutture che eseguono esami diagnostici, anche in aree vicine agli ospedali pubblici. La presenza dei privati, però, se la osserviamo solo dal punto di vista geografico, non occupa zone in cui il pubblico è assente. La Cattolica, per esempio, è poco distante dal Cardarelli di Campobasso. E lo stesso vale per Neuromed rispetto all’Ospedale di Venafro.

 

Dal rapporto annuale sui dati di ricovero aggiornato al 2007 (SDO 2007)  emerge che i privati accreditati rappresentano il 14, 4% delle discipline per acuti e il ricorso a strutture private accreditate è maggiore in meridione: 26,1% in Abruzzo, 27,1 in Campania, 25,9% in Calabria. L’aumento netto del flusso di pazienti verso i privati in Molise riguarda i ricoveri diurni, con il 19,2%.
 
Lo strumento principale di relazione tra il servizio sanitario regionale e Università, adottato dalla riforma, è quello dei protocolli d’intesa; l’art. 1 comma 1 stabilisce infatti che: “l’attività assistenziale necessaria per la didattica e la ricerca è determinata, nel quadro della programmazione nazionale e regionale, in modo da assicurarne la funzionalità e la coerenza, a mezzo di specifici protocolli d’intesa, stipulati dalla regione e dall’università sulla base di apposite linee guida emanate dal governo“. L’art. 7 del decreto di riforma riconosce alle aziende ospedaliero-universitarie, a seguito degli accordi contrattuali e previa verifica dei requisiti, un finanziamento correlato alla maggiore complessità dell’attività assistenziale e ai maggiori costi indotti dall’attività di didattica e di ricerca svolta presso queste strutture. A fronte di una maggiore complessità della casistica si riconosce quindi un maggior costo dell’attività assistenziale, anche come costo indiretto dell’attività didattica e della ricerca. 

Il tema del finanziamento degli ospedali di insegnamento, soprattutto in relazione alle modalità di copertura degli alti costi assistenziali di queste strutture,  è il nodo da districare di tutti i sistemi sanitari. C’è però una sorta di livello imprenscindibile che giustifica la convenzione con il privato che è, appunto, l’alta complessità della prestazione: la possibilità di diagnosi complesse presume il supporto di strumenti di altissima tecnologia, per esempio. 

Un indice che riassume tutte le ‘qualità peculiari’ è l’indice di case mix che indica la complessità relativa della casistica trattata, l’esperienza su quella particolare patologia. Una sorta di bollino di qualità che attesta l’efficienza ma anche l’economicità che deriva dal rapporto tra efficacia dell’intervento e tempi di degenza. Ma dentro questo dato c’è, ovviamente, tutto l’insieme dei parametri imposti dalla legge per l’assistenza sanitaria, compresa la ‘solidarietà, la tempestività e persino le buone maniere, oltre a elementi più squisitamente medico-scientifici e di sicurezza. Avendo a che fare con pazienti mediamente più gravi le cliniche universitarie sono in grado di affinare la propria esperienza scientifica e forniscono, contemporaneamente, una casistica più ampia e più continuativa. Un patrimonio che si traduce con la capacità sempre maggiore e diretta di intervento sulle malattie. Per semplificare diciamo che  il case mix si esprime con un valore pari a 1; valori superiori indicano una complessità della casistica superiore a quella di riferimento. 

Lo standard medio delle strutture di alta complessità è di 2.1. Cattolica ha un case mix di 1,1; Neuromed 1,3. Quindi, al di sotto della media. Quali parametri fanno oscillare questo dato? Per esempio, le prestazioni ‘non appropriate‘: se in un centro di altissima specializzazione come Cattolica si eseguono esami di ruoutine in pazienti che non hanno patologie oncologiche o necessità di interventi al cuore, il case mix si abbassa perché significa che quella struttura, presente in quel contesto per la sua ‘irripetibilità’, si allinea invece agli standard di assitenza ordinaria già garantiti nel pubblico o in altre strutture sanitarie vicine. Per questa ragione, viene penalizzata l’economicità, criterio essenziale per la valutazione del case mix.
Considerando che il case mix per Cattolica è 1.1 e per Neuromed 1.3, in rapporto ad un indice di riferimento 2.1, dovrebbe significare che le prestazioni di alta complessità sono del 10% rispetto al totale dei servizi erogati. In proporzione alle potenzialità e alla spesa, è poco; soprattutto rispetto all’effettivo bisogno dei molisani. Attenti però a non semplificare troppo. Le ragioni sono complesse e non sempre dirette. Inoltre, i molisani vengono indirizzati troppe volte verso ospedali lontanissimi; non per scelta, che sarebbe legittima, ma perché non trovano in Molise percorsi facili e sostenibili, a misura di malato. 

1) C’è un paziente A che deve arrivare alla cura B, ma finisce per passare attraverso tutte le lettere dell’alfabeto senza mai arrivarci, o arrivando tardi. 

2) Il paziente A ha bisogno della cura B e può trovarla sotto casa sua ma pensa che un ottimo cardiochirurgo, un luminare della neurochirurgia possano o debbano risolvergli anche i guai con la gastrite.

3)C’è una strana abitudine di eseguire esami invasivi o altamente specialistici suggeriti mangari dal medico di base. Per farli si ricorre ai centri d’eccellenza perchè si fa prima, perchè ci si fida di più ecc ma in assenza di una diagnosi chiara  il percorso si interrompe, salvo poi ricominciare a distanza di qualche mese, se i sintomi non si risolvono spontaneamente. Un gioco dell’oca costoso e inutile per la soluzione del problema.

E’ in questa aspettativa dei malati che ricorrono all’alta complessità perchè la considerano ‘alta affidabilità’ che si crea il corto circuito. Certo, il concetto sarebbe più semplice da spiegare se parlassimo, chessò, di abbigliamento: in un territorio in cui si producono ottimi jeans si decide di finanziare un atelier di alta moda in modo da generare un mercato diversificato e garantire un dato prodotto anche a chi ha bisogno di lana pregiata, troppo costosa per il mercato ordinario. Ma, se invece che produrre capi unici cominciasse a confezionare altri jeans, peraltro, con costi di produzione molto più alti, finirebbe per appesantire il mercato interno travolgendo come in un domino tutte le altre attività. Raccontato così il problema è comprensibile. Trattandosi però di malattie e di esseri umani, non sempre è facile e possibile separare i percorsi e deludere le aspettative dei pazienti. Se si chiedono ad un centro di ricerca come Cattolica o Neuromed risposte per domande ‘banali’, ma che il paziente stesso non percepisce mai come tali, molto dipende da quali altre possibilità di accoglienza dignitosa trovi altrove.

 

Caste: Marchionne contro i ricchi politici che si fanno difendere dai poveri operai

25 Ottobre 2010 Commenti chiusi
 

Mettere gli operai contro i padroni della Fiat è come mettere le mamme contro le discariche: serve a fare ammuina. Marchionne ha detto che gli imprenditori devono far tornare i conti ed è una faccenda che riguarda operai e imprenditori. La politica che pretende di gestire direttamente le imprese’ uccide la competitività. Lo fa in modo elementare, con le assunzioni elettorali, ma lo fa anche condizionando i mercati a seconda delle amicizie temporanee. A larino abbiamo letto che qualcuno, da un banale ruolo di politica comunale, prentendeva 5000 euro in cambio di un lavoro in fabbrica. Davvero non si capisce cosa sta dicendo Marchionne? S’è destato pure Fini, infatti, allarmato in previsione della campagna elettorale meridiona meridionalista
 
Cos’ha detto davvero Sergio Marchionne?

 

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Sarah Scazzi/ Le Erinni di Avetrana

21 Ottobre 2010 3 commenti

Mamma non si è accorta di nulla, meno male. Papà si, e malgrado il dubbio che forse la sua vita sarebbe finità lì, ha capito cosa doveva fare: “Io l’ho detto, mò la gente sicuro dice..ma proprio lo zio doveva trovare il cellulare?” L’ha ripetuto, allargando le dita nodose sulla faccia, quasi a fare ombra a quel sole artificiale puntato sugli occhi. Ma era un sole che toglieva la terra sotto i piedi.

Misseri l’ha capito, eccome. Ripeteva quello che probabilmente aveva già detto a chi gli aveva pianificato ogni cosa, rassicurandolo forse. Il fiato degli inquirenti era sul collo di Ivano e alle donne di casa Misseri deve essere sembrato un rischio imprevisto. Michele si prende la colpa, tutta la colpa, e tutto da solo. Come un kamikaze bambino, bombe sul torace, passa attraverso la dogana della Legge e della vergogna.

Non prevedevano, le intelligenze puerili dell’harem Misseri, televisivamente criminali ma evidentemente solo per finta, che di fronte agli inquirenti veri si può scivolare. E nella tremenda favola del male, insegnata a mò di maestrine al paparino, lo smottamento, sotto le scarpe grosse, è il primo indizio di una frana non ancora arrivata a valle. Sabrina è una delle pietruzze che scivola per prima in carcere. Non l’ha tradita ‘paparino’; è la frana che non si poteva evitare se sotto, la terra, è troppo friabile per reggere. Lei parla come Clint Eastwood: “Mi vuole incastrare“. Manco fosse in Arizona, in fuga dopo un assalto alla diligenza.

Mamma Cosima tace. Papà Misseri voleva aiutarla la sua figlia strana, con la testa piena di fandonie televisive. Probabilmente finirà davvero a ‘marcire in carcere’, come in un fumetto di Tex, dimenticato da dio e dalle sue donne. E Sabrina, che come tutte le cattive vere è anche fortunata, ‘se la caverà’, disintegrando il ‘bastardo che voleva incastrarla’. Ennio Morricone ci avrebbe fatto una colonna sonora coi fiocchi. 

E’ una striscia disegnata a matita, non una famiglia, non una tragedia. Una figlia che parla del padre come di uno che la vuole incastrare; una mamma che tace, e ce la immaginiamo a fumare il sigaro, sempre senza fiatare. Fra loro, l’ombra lieve di una bimba di 15 anni che nessuno ha ancora capito perchè è morta. Perchè? Mamma Cosima tace. Dorme o tace. E non aiuta sua figlia, neppure ora. Michele, almeno, ci ha provato. Cosima no. Ci si aspettava da una madre una confessione finta, come quella del marito. Più che mai, ci si poteva aspettarlo dalla madre. E invece, l’unico sentimento, per quanto emerga da una palude repellente, sembra averlo il padre. Voleva aiutare una figlia stramba e assatanata, che analizza il funerale di una povera figlia condannata a morte come fosse una regista: “Gli applausi? Nooo, sono finti, non hanno senso“. Chissà, forse ha provato un po’ di invidia. Vuoi mettere, stare nella bara è decisamente da ‘protagonisti’.

Mamma Cosima tace. Non ha avuto pietà per il finto mostro ma non si espone neppure per la povera Sabrina, condottiera di un esercito di Erinni senza coraggio. Coprirla tacendo servirà, forse, a tirarla fuori dal carcere ma non a salvarla. Chissà se lo sa, ora, in quella caciara oscena di ragazzotti che la braccano senza capire, che Concetta ha un dolore senza più voce, fra il petto e la testa, ma col tempo diventarà dolce. Lei, solo l’indegno sospiro di un dubbio, come fosse sott’acqua, che diventerà duro come due pollici sulla carotide. Anche fra cent’anni, non basterà a sentirsi vivi. 

Sabrina non ha sbagliato nulla nella sua orrida scacchiera. Tranne le alleanze. Tant’è, è dentro con la pedina, e aspetta che la regina, da fuori, le porti i vestiti.

Sarah/ “L’inconfessabile innocenza di Misseri”. Chi sono le mie talpe?

18 Ottobre 2010 Commenti chiusi

Nietzche che dich?
Nieztche, 17 Ottobre 2010 alle 19:56 ..”L’inconfessabile innocenza” è un titolo straordinario! Evoca l’omertà, il dolore di un padre costretto suo malgrado a fare il capo clan. Brava, come sempre. Ma ho una domanda: Corsera.it dice di essere andato contro corrente anche perchè ha degli informatori. E tu, che queste cose le dici da venti giorni? Hai scritto pezzi degni di una pagina nazionale ma, perdonami, non si possono fare ricostruzioni di una storia come questa leggendo i giornali qua e là. Chi sono le tue ‘talpe’..?

Caro lettore

io non ho informatori e non ho ‘ricostruito’ un bel nulla. La tua ironia non mi piace ma non perderò tempo ad analizzarla ora. Semmai, provo a spiegare che i giornali non si vogliono più distinguere dalle televisioni e lasciano prelavere l’esigenza di ‘intrattenimento’ su tutto. Proprio come la televisione. Nei salotti pomeridiani, mattutini o notturni a misura di telecamera non si deve ricostruire una vicenda ma ne si trae lo spunto per parlare, per trattenere spettatori, e intrattenere curiosi. Niente di demagogico o di moralmente degenere. E’ il modo corretto per raccontare storie senza fare processi veri e propri. I divani non sono ‘sbarre’ in cui interrogare inquisiti veri o ascoltare avvocati veri. Ecco perchè si parla dei fatti di cronaca senza che la discussione interferisca mai davvero con le indagini. L’attenzione mediatica, però, basta a fare da stimolo, sano, agli inquirenti. E’ un ruolo parallelo, che non si incrocia mai con il lavoro dei magistrati, dei carabinieri. A parte le ridicole dilatazioni psicoanalitiche, non è detto che siano tutti stupidi e che non ci fossero arrivati.  Ma non è in TV che si devono svolgere le indagini, non di fronte alle famigliole italiane. Ecco perchè si propinano divagazioni improbabili o supposizioni avvincenti. Sui giornali, invece, essendo mezzi ‘scelti responsabilmente dal lettore’ si potrebbe fare meglio ed essere seri. Accade raramente, ma quando è stato così, sono certa, gli stessi inquirenti lo hanno colto.

Inoltre, una volta per tutte, soffiamo forte sulla cenere dell’ideologia psicosociologica: il sessantotto è lontano; perso il suo significato vero ci rimane il linguaggio, vacuo, e la diffidenza per la televisione, canale di ogni perverso mercato e consumismo. Quando la televisione perde il controllo di sè arrivano i fustigatori del pubblico vojeur. E’ il pubblico che non sa spegnere la tv, morboso e assetato di sangue e balle. 

Ma dico io, se muore una ragazzina di 15 anni e nessuno sa come, perchè, vivaddio alla gente normale non sembra così ovvio e rimane di fronte all’uno mezzo che ha per capire a cercare di sapere perchè. Come in una comunità allargata, come quando in un piccolo paese muore qualcuno e le donne urlano per richiamare i vicini, per farsi coraggio condividendo il dolore con altri esseri umani, capaci di accorrere. Nessuna morbosità;  semmai, un naturale ‘allarme generale’ per qualcosa che non è e non deve diventare ovvio, trascurabile.

Trovo invece che piuttosto che influenzare le Forze dell’Ordine o le Procure, la televisione, con i suoi plastici e i suoi psicologi-juke box, abbia edulcorato le teste dei ‘colpevoli’. Mai come in questo caso, proprio i protagonisti dell’assassinio di Sarah Scazzi hanno confezionato un ‘mostro’ ad uso e consumo di Porta a Porta, La Vita in diretta o Chi l’ha visto.  Hanno pianificato una difesa piena di clichè, di allegorie dantesche o banalmente fiabesche: il lupo, cappuccetto rosso, la nonna, Cenerentola, le sorelle perfide e gelose, il cacciatore buono ecc ecc. Metafore ispirate alla semplificazione psicopedagogica dell’Informazione delle chiacchiere. Hanno immaginato, insomma, un melodramma perfetto per la TV. 

Che non sia bastato a essere considerato ‘reale’ da chi indaga è un ottimo segnale di quanto le stanze delle tv, malgrado i tumulti mediatici, siano ‘insonorizzate’ e fuori da lì qualcuno è ancora presente a se stesso. Almeno spero.

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/15/sarah-io-continuo-a-pensare-che-non-lha-uccisa-lo-zio-michele/

13 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/13/abbiamo-parcheggiato-il-direttore-bollino-accoglie-un-mio-dubbio/

12 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/12/sarah-e-se-misseri-volesse-proteggere-la-sua-famiglia/

11 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/11/sarah-ecco-un-buon-articolo-i-misteri-veri-e-i-misteri-falsi/

11 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/11/mi-sono-amminchiata/

10 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/10/sarah-aldo-grasso-su-sciarelli-e-chi-lha-visto/

8 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/08/sarah-ma-lha-davvero-uccisa-lo-zio-da-solo/

7 Ottobre

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/07/drakula-sciarelli-spettacolo-stomachevole/

Sarah/ Quell’innocenza inconfessabile, tra uliveti arcaici e mafiosità contemporanee

15 Ottobre 2010 5 commenti

Questa storia, tremenda, allucinante ma reale ha trovato la televisione del tutto impreparata, con tutto il suo corredo di chiacchiere e dilatazioni di retorica intellettualoide. Di Sarah e di zio Michele, di Sabrina e delle donne di questa famiglia, genuinamente sataniche, parlano i mestieranti dell’opinione. E si scervellano con le contorsioni freudiani, la sessualità, le perversioni, la psichiatria tanto al kilo.

Questo non è un dramma in chiave psicoanalitica. E’ una vicenda di quotidiana mafiosità in cui c’è un capo famiglia concreto. Nel chiasso delle ambizioni puerili ma demoniache delle sue donne,  nel frastuono di telefonini e gridolini in cui sono pateticamente immerse le sue figlie, Misseri è rimasto lucido, il più lucido di tutti, ed ha preso la decisione più dura e più logica: accollarsi la colpa di un delitto e giocare a fare il pazzo, senza esserlo affatto. Come quando un padre sa di avere una figlia malata, incapace, e la asseconda per preservarne la dignità. Detta così, sembra inspiegabile. Sicuramente lo è per chi non sa quanto scotti il sole di Avetrana e quanta resistenza si impari, fin da piccoli, sopportando la solitudine degli ulivi del sud.

Michele Misseri, che avrà detto 10 parole in dieci anni, all’improvviso si trova ad affrontare le luci di tutte le televisioni italiane, telecamere e frivolezze metropolitane, lingue diverse dalla sua e gente che lo guarda come un fenomeno da circo. Ma regge la fatica, controlla quel fuoco incrociato di domande come sa controllare il fuoco delle stoppie.

Non conosceva il telefono di Sarah e quando finge di averlo trovato dice: “Io non avevo nemmeno il suo numero”. Perchè lo sottolinea? Gli avranno fatto quella domanda proprio le femmine di casa sua? Forse Sabrina, ma non solo lei, temeva che quello scricciolo tenero di Sarah riuscisse a farsi volere troppo bene dal capo tribù, garanzia vivente del benessere che dava alla Famiglia ?

Non credo che c’entri il sesso, che c’entrino le passioni letterarie e morbose. Credo invece che sia una  concreta, banale, terrificante faccenda di soldi, di spartizioni e di ‘roba’. Questa famiglia meridionale, con un capo silente e sporco di terra, ma con la testa sgombra di retropensieri oziosi, ha più a che fare coi Malavoglia che con i drammi intimisti. A quelli sono avvezzi gli inseguitori di parole della televisione. Lui è abituato a cercare soluzioni immediate, per problemi che, direttamente o meno, hanno sempre a che fare con la ”preservazione della sua casa’.

Misseri si rovescia addosso tutto lo sporco contando, forse, sulla complicità delle sue donne. Che invece, un attimo dopo, non dicono che è pazzo ma che ‘deve pagare e deve marcire in galera’. E dalla galera, constatato che il patto è stato disatteso, Michele Misseri dice la verità, quel poco di verità che basta ad allarmare le sue femmine inaffidabili. E infatti, corrono ai ripari ed in cambio ‘dell’ostaggio Sabrina’, si piegano ad ‘ammettere’ che ‘papà è matto’. Una delle donne in galera con lui è come un taglio che si infetta velocemente e porterà al disfacimento di quel corpo unico che è casa Misseri. Michele lo aveva capito, evidentemente, ed aveva tenuto l’infezione lontana dalle mura di casa, portandola in carcere con sè. Ma non gli hanno dato retta, distratte dalle Tv e dai giornali.

Sarah/ E se Misseri volesse proteggere la sua famiglia?

12 Ottobre 2010 Commenti chiusi
Considerazioni molto personali e molto approssimative
A pagina 4 del verbale di interrogatorio del 7 ottobre, Michele Misseri spiega che Sara è scesa di propria iniziativa nel garage in cui lui si trovava alle 14.25-14.30 del 26 agosto, il giorno della scomparsa e del delitto. «Lei l’ha chiamata?», gli chiedono i pm. E lui risponde: «No, è scesa da sola». 

Sul perchè la ragazza l’ha raggiunto, Misseri non lo sa spiegare: «E’ scesa e ha detto: zio!». Pm: «Per salutarti?» Misseri: «Per salutarmi, penso, penso di sì». Pm: «Beh? E quando ha detto ‘zio’, lei che cosa le ha risposto?

 E se fosse vero che Sarah è arrivata in garage, ma di corsa, in cerca di aiuto, provenendo proprio dalla casa?

Misseri non parla delle cuffiette, forse perchè quando lui l’ha vista già non le aveva più. Fossero proprio le cuffie ‘l’arma del delitto’?

Il telefonino

L’idea che possa essere rintracciabile può essere suggerita da una mente tecnologizzata. Il bisogno di giustificarne l’esistenza per Misseri è stato davvero un depistaggio: ha depistato le indagini su di sè? Lui lo avrebbe triturato col trattore, secondo me, senza troppi giri. Se pensiamo al mostro viscido, psicotico, tutto torna. Se lo guardiamo dall’interno del suo contesto e pensiamo ad un contadino razionale, diventa plausibile persino che si porti addosso tutto il dramma di quell’orrore, per allontanarlo dalla sua casa. L’amico Ivano, ieri, in diretta a Matrix, ha puntualizzato con molta ansia che in un servizio televisivo non hanno mostrato tutto ciò che Misseri aveva raccontato del ritrovamento del telefonino; ha spiegato che prima non l’aveva visto perchè aveva fatto retromarcia. Perchè Ivano vuole rendere per forza credibile il racconto di Misseri? Considerate che questa cosa l’ha detto a fine trasmissione, nessuno gli aveva posto domande. Tant’è, ha lasciato tutti un po’ perplessi. Una considerazione, vagamente sociologica, che mi sento di fare è che forse stanno sopravvalutando la loro forza rispetto al pressing mediatico. Reggere le telecamere è roba da esperti

Sarah/ Mi sono ‘amminchiata’?

11 Ottobre 2010 1 commento

Anonimo dice:  Cate, ma ti sei amminchiata su questa cosa della Sciarelli..Come mai? 10 Ottobre 2010 alle 06:56

Caro Anonimo, non mi sono ‘amminchiata’, come dici tu, su questa storia in particolare ma su un allarme di cui parlo da anni. Sono diventata come gli anziani un po’ rimbambiti e ripeto le stesse cose continuamente. Abbiamo un problema di lingua e abbiamo imposto all’Italia il livello morale e intellettuale di chi fa televisione o scrive sui giornali. L’Italia, io credo, è migliore, ma la lingua pubblica che le facciamo parlare la costringe ad un silenzio disgustato. Se leggo opinioni alte, scritte bene, espresse bene, anche se non so parlare, anche se sono analfabeta tendo a farmi coinvolgere e sono portato a seguire quel solco. Se la comunicazione pubblica si realizza sul piano viscerale, solo su quello, la gente non ragiona, guarda, magari si diverte anche, ma guarda restando muta. E’ un pericolo serio perchè legittima la guerriglia invece che il dibattito.

Le nuove generazioni sono cresciute con un target di comunicazione pubblica che è tipica dei drogati: gente che urla, che parla come fosse ubriaca e ripete ossessivamente modi di dire, frasi fatte che sembra esprimano sentimenti forti ma non dicono nulla, non spiegano, non consentono spiragli di comprensione che non siano elementari, immediati, banali ed egocentrici. Il problema posto non viene mai discusso in modo oggettivo ma solo partendo dall’io, dal me.

Se vado in televisione e dico che i politici sono ladri, sembra che abbia detto una grande verità e invece impedisco, come se mettessi un tappo, qualunque discorso realistico, concreto: chi è ladro, cosa ha fatto, perchè, quando? E’ importante perchè determina l’utilità di quella dichiarazione. Tant’è, sentiamo cose tremende ma che non hanno alcuna conseguenza. E ciò insinua, in modo quasi subliminale, che puoi essere ladro, puoi essere corrotto, puoi essere Riina e Provenzano, tanto non succede nulla. Non è così, non deve essere così. Ma diventa così perchè le parole non pesano più e se tutti sono ladri, nessuno è punibile. Inoltre, siccome la comunicazione è un pascolo appaltato a man bassa dalla politica spicciola, qualunque argomento è strumentalmente utilizzato per difendere o attaccare questi e quelli, mai per dire la verità o per capire chi ha ragione e chi ha torto. Persino la morte atroce di una bimba diventa guerra di bande: se dici che Sciarelli ha torto dai ragione all’onorevole Carlucci e quindi fai il gioco del PDL. Se dici che ha ragione fai lo sgambetto a Berlusconi.

Se mentre sei in diretta, di fronte a milioni di italiani che vogliono solo sapere se una ragazza scomparsa è viva e salva, e hai la faccia della madre che ti guarda, puoi chiedere la pubblicità, spiegare a quella donna e al suo avvocato quali notizie stai leggendo e proseguire la trasmissione dopo che la mamma ha avuto la possibilità di capire cosa sta accadendo, magari di andare a parlare con i carabinieri. Se non lo fai è perchè sei ‘ineducata’ alla ragione, all’autorità del buon senso. Non si tratta di pietà, di sentimenti, di rispetto del dolore. Si tratta di saper trattare con la comunicazione pubblica, che ha un valore diverso e maggiore di quella di casa tua. Attiene all’universalità della parola e alla responsabilità di usarla quando ha un’eco così vasta.

Sciarelli quella sera sembrava quasi irritata dalla mancanza di reazione della madre. Si aspettava che avrebbe dovuto avere la lucidità di chiedere di andarsene. Avesse chiesto scusa avremmo chiuso la faccenda. E invece, con la tipica arroganza delle signorine che popolano i reality, ha pure reagito alle critiche, rilanciando, accusando il parlamento di non aver ancora approvato la legge sulle persone scomparse. La questione, ancora una volta, è stata espressa con ‘io, me’ come succede nelle campagne elettorali, nella pubblicità o sui divani degli adolescenti aggressivi ma pettinati bene, non tra gente seria, a cui non puoi dire frasi ad effetto.

Vi faccio un esempio molto stupido: immaginate un medico che all’arrivo di un paziente dice ai parenti: ma che vi devo dire, che volete da me, è cadavere, è cadavere, è cadavere…tre, quattro volte. Come a dire alla madre, al padre: ma  vedi anche da te che è morto? E poi si giustifica dicendo: sapete, è difficile, è l’emozione di quel contesto che fa sfuggire di mano la situazione. Pensereste che è un medico inesperto, perlomeno. E vi chiedereste chi ce l’ha messo in un luogo in cui si deve avere a che fare solo con le emergenze e proprio con le situazioni impossibili.

Perchè non possiamo più pretendere la forza, la personalità stabile e assistiamo, ogni giorno, 24 ore al giorno, a manifestazioni di fragilità psicologica. Perchè non vi sembra preoccupante che agli italiani si imponga un modello umano così traballante, inaffidabile? Succede nei grandi fratelli, nelle isole dei famosi nevrotici ecc ma succede anche con la televisione e i giornali che si occupano di faccende serie, reali.

Certo, basta spegnere, basta non leggere; e infatti, gli italiani non leggono i giornali e le televisioni sono quasi tutte felici se riescono a racimolare ascolti che vent’anni fa riuscivano a fare già solo con Carosello. Ma se la gente non vota, non guarda la televione, non legge i giornali, scappa via dagli ospedali che non funzionano e cerca quelli che invece funzionano bene, perchè dobbiamo continuare a foraggiare quello che non è ‘gradito agli utenti’?

Come dice una mia amica bella, bella perchè curiosa di tutto, io parlo sempre di soldi. Vero. Perchè sono convinta che i percorsi edulcorati dei soldi pubblici, ma ormai anche quelli privati, stabiliscono i livelli di qualità e uccidono il mercato libero. Il monopolio del basso livello costa decisamente troppo. Con quei soldi ci potremmo garantire qualità eccellenti e un mercato vero, che non ha bisogno di sostegno ma si alimenta con il gradimento spontaneo. Benchè, il valore di cui parlo, inutilmente, è quello autenticamente umano dell’intelligenza.

Riferimenti

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/10/sarah-aldo-grasso-su-sciarelli-e-chi-lha-visto/

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/09/sarah-il-gip-comincia-a-parlare-di-altro-possibile-assassino/

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/08/sarah-ma-lha-davvero-uccisa-lo-zio-da-solo/

 http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/wp-admin/post.php?action=edit&post=3232

http://tintarelladiluna.blog.tiscali.it/2010/10/07/drakula-sciarelli-spettacolo-stomachevole/

Sarah/ Aldo Grasso su Sciarelli e Chi l’ha visto

10 Ottobre 2010 4 commenti

A fil di rete

Gesto di delicatezza nella tv verità

 I l delitto perfetto. Non per chi l’ ha commesso, ma per la tv: le telecamere sono in casa dell’ assassino mentre il colpevole confessa l’ omicidio in una vicina caserma dei carabinieri. E la prima ad apprendere la notizia, è la madre della povera Sarah Scazzi. Con un crescendo drammaturgico di grande intensità: le mezze conferme, le mezze smentite, l’ incertezza sulla localizzazione del ritrovamento, il numero dei «fermati». A un certo punto, sul finire della trasmissione, la conduttrice Federica Sciarelli dice: «Una notizia che non avremmo mai voluto dare». C’ è da crederle. Ma sul piano mediatico era quella la notizia che ogni programma, dei tanti che si sono occupati del caso, avrebbe voluto dare. Poteva capitare a una delle tv locali che in Puglia hanno seguito ossessivamente la vicenda; poteva capitare a Porta a porta, con l’ inevitabile commento a caldo di qualche criminologo; poteva capitare, ed è capitato, a Chi l’ ha visto?, la trasmissione più titolata a seguire la scomparsa della ragazza, la trasmissione che una settimana fa aveva mandato in onda le lacrime dello zio, Michele Misseri, disperato perché aveva trovato i resti del telefonino di Sarah. Con le telecamere ormai accese 24 ore su 24, in una società organizzata attorno ai media, nella piena consapevolezza che ormai gli strumenti multimediali rappresentano il nuovo ambiente in cui viviamo, è inutile chiedersi se questo strazio collettivo in diretta andasse fermato o no. Da tempo viviamo nel post-Vermicino. Quando la Sciarelli si premura di dire alla mamma di Sarah, Concetta Serrano, se desidera interrompere il collegamento compie un gesto di estrema delicatezza, ma manda, contemporaneamente, un’ indicazione linguistica: questo non è un reality, questa è tv verità. Il fatto è che la verità non sembra mai vera, si vorrebbe dire di no alla verità dell’ apparenza, spegnendo le telecamere, nella speranza che ci sia una verità diversa dell’ essere. Grasso Aldo, (8 ottobre 2010) – Corriere della Sera

 Gentilissimo Aldo Grasso, non so perchè ha voluto ‘assolvere’ Federica Sciarelli da una colpa che nessuno le ha contestato. In questo modo, ha ‘delicatamente’ evitato di discutere sul dato oggettivo. La signora Sciarelli non ha sbagliato a dare una notizia, che era quella e non si poteva fare altrimenti, ma ha gestito quella comunicazione senza alcuna responsabilità. Sembrava si sentisse proprietaria di una verità, persino a prescindere da una madre che su quella verità, se lei permette, aveva certo maggiori diritti. Non si discute dell’obbligo di dire ma sul come. Peraltro, la signora Sciarelli leggeva titoli di altri giornalisti, di altri cercatori di verità. Nessuno scoop a Chi l’ha visto, che in una situazione come quella è stato solo una banale rassegna stampa. Ma di fronte a quella madre occorrevano maniere gentili, abitudine alla cura dei rapporti umani che di solito provengono da una grande scuola, dall’educazione. Gli italiani sono molto più sensibili di chi oggi fa televisione. Non era mai accaduto. Si parla di sciacallaggio ma è molto, molto meno che questo: è sciatteria, inadeguatezza rispetto a vicende che richiedono galateo ferreo. Lei la prende larga e finge di non capire, discutendo sul dubbio della notizia da dare o meno. Dovrebbe riflettere sul come, sui modi che distinguono le qualità. Gramellini, a Che Tempo che fa, dice che siamo tutti ipocriti perchè nessuno ha spento. Il tema imponeva e giustificava attenzione. Ma io vorrei che mi si chiedesse scusa. Ho spento eccome. E ipocrita non me lo dice nessuno.

Sarah/ Ma l’ha davvero uccisa lo zio? Da solo?

8 Ottobre 2010 1 commento

Hanno tutti fretta che Michele Misseri muoia. Il fratello di Sarah spera che si suicidi. La figlia Sabrina, strana presenza in questa storia, si augura che paghi. La moglie Cosima, sorella della mamma di Sarah, sospettava, o comunque, era stata costretta almeno a sospettare, da quanto è emerso dalle intercettazioni. Ma tace. Tutti zitti. Però poi si scopre che la bambina aveva già subito delle molestie dallo zio Michele. Lo dice il fratello che infatti spera che lo zio si suicidi. Non vorrebbe capire, sapere tutto, costringerlo a dire ogni cosa, ogni perchè. Vuole solo che muoia.  Perchè sa già tutto? Una ragazzina di 15 anni subisce molestie dallo zio, lo dice alla cugina Sabrina, litigano addirittura. Per molti giorni Sabrina lascia circolare l’idea che abbiano litigato per un amico comune, più grande di Sarah e forse un po’ conteso. Poi, quando è chiaro che Sarah è morta si scopre che invece avevano litigato per una ragione che avrebbe chiarito fin dall’inizio quel mistero. Perchè? Copre il padre ed è naturale. Forse non crede sinceramente che l’abbia uccisa lui e quella macchia orrenda avrebbe accusato il padre senza dubbio. Ma perchè litigano? Una ragazzina di 15 anni confessa di essere molestata da un uomo di 57 e diventa motivo di litigio? Perchè Sabrina non accetta l’infamante confessione sul padre? E il giorno dopo questa tremenda rivelazione, si danno appuntamento per andare al mare? O per caso, si erano dati appuntamento, tutti e tre, per chiarire? Sarah si è fidata di Sabrina, era convinta che la spalleggiasse magari. Farla sparire poteva essere un modo, assurdo, folle, anche ingenuo, di farla tacere. Silenzio che poteva sembrare utile a Michele Misseri ma anche alle donne di casa Misseri? Non è strano che una ragazzina di 15 anni si avvicini al mostro, non lo è in un contesto evidentemente non proprio ordinario. E’ invece molto strano che le adulte della famiglia le permettano di farlo. Perchè aspettarla proprio a casa? Perchè è lì che dovevano parlare, in presenza di quell’uomo. Cosa è accaduto che ha fatto degenerare l’incontro, ammesso che sia degenerato imprevedibilmente. Inoltre, Misseri dice che Sabrina è andata in garage perchè Sarah non era arrivata all’appuntamento. La scomparsa di Sarah è avvenuta in un quarto d’ora. Pochi minuti in cui Michele Misseri afferra la bimba, la uccide e la violenta persino. Sabrina, la figlia ventiduenne, arriva in garage, e dopo tutto quel putiferio non vede nulla, non si accorge di nulla. Il giorno prima aveva ascoltato da Sarah che il padre la molestava. Il giorno dopo Sarah non arriva e lei chiede proprio al padre: Non è che l’hai vista? La madre di Sarah, che in questa storia è sempre stata la più lucida, la più chiara, pur nella sua stoica impassibilità, chiede di indagare sulla famiglia. Quali odi sapeva di dover considerare pericolosi? Però difende il cognato. L’unico maschio, ma non lo considera il più pericoloso. Misseri dice di aver trovato per caso il telefono di Sarah. A guardarlo, si può immaginare, ma solo per ipotesi, che qualcuno gli abbia spiegato che un telefonino è un canale aperto e consente di rintracciare una persona. E infatti, il telefono non ha più la scheda e la batteria. Misseri ha pensato di toglierle? Lui da solo? E se è così esperto di tecnologia, perchè finge di ritrovarlo? Per giustificare, nel caso fosse già stato individuato un segnale, la presenza del telefono in quel luogo: lo dico io prima che mi vengano a chiedere perchè nel mio terreno. Quanta dimestichezza coi telefoni.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2010/10/07/news/lo_zio_inchiodato_da_un_intercettazione-7811514/

Sarah/ Drakula Sciarelli, Chi l’ha visto che non se po’ vedè

7 Ottobre 2010 4 commenti

Sciarelli annuncia il ritrovamento del cadavere di una bimba di 15 anni, davanti alla madre impietrita. Ripete con voluttuosa avidità: cadavere. La mamma di Sara sembra impassibile ma poi si alza e scappa via. Dignità raggelante la sua. Sciarelli sembra un’ebete a cui hanno permesso di giocare a fare la giornalista. Allucinante. Stavano annunciando in diretta la morte di una bambina, forse uccisa dallo zio. Mostruosità su mostruosità. Spiegate a quella specie di vampiro senza testa che non basta occuparsi di drammi per essere seri. E se non si sanno gestire queste cose, l’inadeguatezza professionale diventa, ed è, abiezione

Video importato

YouTube Video

Berlusconi, Gramellini, l’Osservatore Romano, il Ciarra e io

3 Ottobre 2010 5 commenti

berlusconi2

Onorevole Presidente, le scrivo una piccola nota per dovere morale. La Morale è un valore universale che se suggestionata, condizionata, manipolata dall’opportunità, diventa solo una delle tante pallottole dell’ideologia. Sono di sinistra, non l’ho mai votata, non sono un’imprenditrice ricca e, come se non bastasse, oltre alle sfighe già citate sono anche decisamente bruttarella. E’ necessario enunciare queste caratteristiche perchè non vi sia dubbio che non sono annoverabile nella tipologia delle sue fan. Eppure, eppure, la furibonda lezione di catechismo con seduta psicoanalitica collettiva scatenate per la sua presunta bestemmia, che ha scomodato persino l’Osservatore Romano, mi preoccupa, davvero. Ascolto Massimo Gramellini a Che Tempo che fa e mi chiedo perchè una povera disoccupata come me debba condividere quel livore furioso, uterino: quel pover’uomo del Ciarra che diventa Hitler, con tutti i suoi guai, anche dovuti all’età, per aver detto che Fini è disposto a vestirsi di panni non suoi pur di sopravviverle politicamente; le sue barzellette cretine analizzate come pagine di storia della filosofia moderna; basterebbe dire che non fanno ridere e che non le serve più fare il simpaticone ora che gli italiani sono preoccupati, Presidente, di non poter mangiare.  

Le parole servono a spiegare i fatti e basterebbe dire cosa è buono e cosa no del suo Governo. Ma io assisto ad una sorta di metaforica (e per fortuna solo verbale) evocazione di Piazzale Loreto: c’è un dittatore e lo impicchiamo, ogni giorno, a suon di battutine, sarcasmi, retorica impastata col cemento dell’autoreferenzialità ideologica.  Giochiamo a fare i giusti, i liberatori e siamo plebe assatanata. Non è disgusto, non è indignazione ma solo appostamento, ricerca ossessiva della postazione migliore da cui sparare.

Ho, dal mio angolo di anonima povertà, un senso dello Stato così forte che non posso temere un Presidente che non mi piace. Non lo voto, semmai, lo contesto ma basta con questa gara inverosimile al sofismo delle barzellette. Una intellighenzia che dovrebbe essere coscienza, identità degli italiani per bene, ma così minimalista, così aizzata contro di Lei, solo contro di lei,  che finisce per spegnere ogni libera riflessione. Ha davvero perso la bussola del tutto questo paese, come dice, d’altronde, anche Marchionne. Ma Marchionne lo dice degli altri, non di sè. Le confesso che Lei non mi era stato mai tanto simpatico come ora, sebbene, ne avrei di ragioni serie per non essere così benevola. Il nucleare, per esempio; a Sud abbiamo bisogno di agricoltura e di commercio e ci uccidete, ancora una volta, considerandoci discarica del mondo.

Di questa opposizione trasversale, un po’ compagna e un po’ clericale, comincio ad aver paura. C’è una dissidenza di ragionieri; una sorta di livida brigata di liberazione impiegatizia. Non vedo eroi, non vedo giganti di dignità e di idealità ma solo piccoli impiegati abituati a darsi ragione da soli e addestrati a colpire il capo. Avrei ragioni enormi per desiderare una classe politica diversa e autorevolmente distinta dalla Sua ma mi aspetto che proporranno chiunque, purchè non sia Lei. Se l’Osservatore Romano disquisisce di bestemmie invece che di povertà, di soprusi quotidiani, e, mi consenta, dei guai loro, ben più blasfemi, capisco che dopo di Lei ci sarà da aver paura. Ha distrutto, suo malgrado, l’Italia nelle fondamenta, credendo di cavalcarne l’opportunismo, i difetti, le meschinità. Lei è Alberto Sordi, il commendator Tullio Conforti, operoso puttaniere, ricco, furbo, ipocrita, illusionista. Ma attorno a lei, parassiti stoicamente moralisti. L’Italia degli stipendiati pigri che odiano tutti gli altri non vede l’ora di poter tornare a chiacchierare di destra e di sinistra, di convergenze parallele e di questione meridionale, finalmente, all’ombra di un bel banano pubblico.

E dunque, presidente, sappia che la gente comune non è così contenta di partecipare alle lotte di classe improbabili, raccontate con dotta eloquenza e con truce ghigno, come lotte per la Democrazia. ‘Orca l’oca’, mi verrebbe da dire se non temessi il linciaggio dei giusti e dei buoni, ora e sempre abbeverati alla fonte del cattivo di turno.

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Il chiasso è criminale, quando parliamo di pronto soccorsi e sanità

25 Settembre 2010 2 commenti

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Dovendo consegnare alle generazioni future un sistema sanitario, sia pubblico che privato, ancora accettabile, bisognava fermare l’espansione del debito. Accertate le quantità di denaro necessario, bisognava capire quali beni conservare e quali cedere. Stabilire chi ha provocato gli sforamenti, come, è sicuramente un dato politico ma anche stabilire cosa cedere e cosa no, lo è. L’opposizione, in tal senso avrebbe dovuto incidere sulle decisioni stabilendo cosa funziona e cosa non funziona. Chi è stato ingiustamente privilegiato, a danno della salute pubblica e dei bilanci e chi invece ha prodotto buona sanità e risparmio. Chi ha ridotto le file dei pazienti, chi ha garantito assistenza in luoghi decenti, puliti. Chi ha utilizzato gli ospedali pubblici come banco d’asta del posto letto e chi invece, facendo bene, ha razionalizzato la spesa elevando la qualità. Il Governo nazionale, a quanto risulta, ha chiesto la garanzia di una cifra precisa. Come l’avremmo ottenuta era affar nostro. Se l’opposizione abbandona il consiglio, disgustata, di fatto, per l’ennesima volta non ferma colui che identifica come causa del male. L’unico che dice una cosa efficacissima mediaticamente è Di Pietro: Iorio è una specie di boss del consenso elettorale e agisce con criminale irresponsabilità. Più o meno, traducendo dal vocabolario Toniniano, ha detto questo. Ha invocato un commissario esterno che gli tolga di mano l’ultimo martello sui conti di coccio del Molise. Sembra che abbia detto una cosa sgradevole per le delicate orecchie delle maestrine ma concreta, politicamente potente: il potere della caciara. Quando arriverà un commissario esterno leggerà dei dati: quanti pazienti ci sono ogni giorno in quell’ospedale, quanti parti in quel reparto, quanti ricoveri in quell’altro. Dopo due anni di caos, di smobilitazione e di disinformazione ciò che resta non è la realtà dei bisogni del territorio. I conticini, elementari, che bisognava fare, richiedevano troppo coraggio. Bisognava preservare chi lavora bene e nell’interesse pubblico e disinnescare, definitivamente, i banditi di ogni dove. Ha ragione l’avvocato Campopiano quando dice che gli attestati di “solidarieta” al Governatore, nel linguaggio mediatico – comunicativo sono volutamente fuorvianti, assolvendo di fatto ad una duplice funzione politica: “da un lato sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema vero, che è e resta quello del disastro della sanità regionale; dall’altro di radicalizzare, nell’immaginario collettivo, il confronto-scontro tra i due più visibili referenti della politica nostrana”. Ci sono due cose banali che nessuno considera importanti: sia in politica che in sanità la gente finisce per difendere ciò che c’è, rifiutanto ciò che potrebbe esserci, soltanto sulla carta. La gente comune che difende la Cattolica lo fa perché lì ha trovato accoglienza in un contesto schizofrenico, in cui a pochi metri di distanza trova pianeti diversi. Se difende la chirurgia di Larino è perché lì ha trovato camere pulite, buoni medici. Perché ha visto spesso, altrove, letti nei corridoi e file inaccessibili. Se difende l’ospedale di Venafro è perché sa quanto sarebbe difficile raggiungere un altro centro in poco tempo. Se al Cardarelli di Campobasso aveva disperatamente chiesto di conservare la chemioterapia è perché pur essendo un reparto piccolo, era a misura di malato.E se tra Cattolica e Cardarelli ci sono solo pochi metri, in Basso Molise è davvero molto più complicato. Rimane il problema, serio, ‘mediaticamente esplosivo’ dell’urgenza. Non si potrà ovviare con ambulatori poco attrezzati e non organizzati come veri e propri pronto soccorsi. Continuo a pensare ad un territorio diviso per settori: screeneng, diagnostica, eccellenza, e coordinati, come una sorta di ‘cervello centrale’ da centri di soccorso veri, non sulla carta e non ad uso e consumo elettorale, in grado di indirizzare i pazienti di volta in volta ma che portino a zero il rischio di morti per malasanità. Perché i colpi di teatro divertono molto in campagna elettorale, ma i morti pesano, anche dopo, e solo su chi è esposto in prima fila. Ecco perché è altrettanto ‘criminale’ fare chiasso quando si dovrebbe essere seri.

Iorio, il ‘capo dei capi’: Di Pietro e la strana associazione di idee

22 Settembre 2010 2 commenti

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Question time, Camera dei Deputati, 22 Settembre 2010. Di Pietro interroga il Ministro Ferruccio Fazio sulla opportunità di lasciare nelle mani di Michele Iorio, in qualità di Commissario straordinario, la gestione della sanità molisana. Chiede al Ministro di revocare quell’incarico immediatamente perchè: “E’ come se si affidasse il Ministero dell’interno a Riina o a Provenzano”.  Ma alla fine, nella controreplica, specifica: “Non deve essere ricandidabile, nè può fare il commissario, chi si comporta come Totò Riina’.

Bum!

Se Michele Iorio fosse davvero Totò Riina a Di Pietro toccherebbe il ruolo di Buscetta, sodale pentito e poi scoperchiatore del malaffare di Cosa nostra. A guardarli, pensando a ‘quelli veri’ dovrebbe venir da ridere. E invece non fa ridere il petardo violentissimo che Antonio ha fatto esplodere alla Camera dei Deputati, di fronte ad un Ministro Fazio sbigottito, egli stesso, e quasi imbarazzato. Lo guardava, durante il question time sulla sanità, come se assistesse ad un esperimento nucleare. Secondo me pensava: “Stì molisani dovremmo sparpagliarli subito..sono pericolosi.” Conoscendo i codici espressivi di Di Pietro, che parla di stalle e di rimesse quando vuole dire ‘regione’ e ‘senato’, immagino che intendesse dire che Iorio è un capo dispotico, il ‘capo dei capi’ ed ha, appunto, detto che agisce come Totò Riina. Quel nome però non è solo il personaggio di una fiction televisiva, con un titolo ridondante. Evoca morti tragiche, povera gente scomparsa nel nulla, cruente pratiche mafiose: incaprettamenti, corpi squagliati nel cemento, bombe che fanno saltare autostrade e uccidono Giovanni Falcone, saltato in aria come polvere in un giorno buio di Maggio. L’autostrada di Capaci alle persone per bene del Molise torna in mente per Falcone, giudice antimafia, sua moglie Francesca Morvillo, la sua scorta,  Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, trucidati su ordine di Riina e per mano di un tale Giovanni Brusca, uno che strangolò e sciolse nell’acido Giuseppe Di Matteo, un bimbo di 13 anni, colpevole di essere figlio di Santino, pentito di mafia. Se a Di Pietro Michele Iorio, pur con i suoi errori,  evoca davvero tutto questo, credo sinceramente di poter dire: mi dissocio. La sua è una deriva dialettica che si, quella, evoca una mentalità inquietantemente spregiudicata. Quando mi proverà che Michele Iorio ha ucciso, strangolato, messo bombe sulle autostrade, stringerò a Di Pietro la mano, come avrei voluto fare, bambina, quando arrestava i corrotti e i delinquenti. Ma ripensando a quei giorni, a quegli eventi, a quegli arresti eccellenti,  e osservando con quanta leggerezza dica ‘Riina’ a chiunque, provo un brivido. L’effetto che prevedo è che per la stessa foga di ‘dissociazione’ il Governo decida di non rimuovere Iorio proprio per non darla vinta a Di Pietro. Che uomo pratico il sciùr Tonino! Benchè, non mi piace questa politica di infantilismi strategici, di pratica che esaspera la grammatica. E mi chiedo, perché Riina? Più che improbabili associazioni a delinquere si tratta di un’associazione di idee; cosa lo avrà indotto a fare un parallelo così paradossale? Probabilmente, proprio l’esplosione dell’autostrada deve essergli rimasta impressa e gli è venuto fuori un paragone strampalato ma non illogico. Secondo la sua logica.

caterina sottile

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Una rete di servizi che segue il paziente e non il paziente che deve inseguirli

13 Settembre 2010 Commenti chiusi

Il Corriere della Sera, con una inchiesta di Simona Ravizza, di occupa malasanità e di anscite. Rileva che sono più rischiose nei piccoli ospedali, una tesi, apparentemente oggettiva, che lascia perplessi. “Un bollettino di guerra: Messina, Roma, Policoro, Piove di Sacco. Nelle ultime due settimane sono tragicamente emersi  tutti i problemi denunciati da mesi da esperti come Giorgio Vittori che guida la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). In Italia il tasso di tagli cesarei raggiunge il 40% contro il 15% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): un record in negativo che – secondo l’United Kingdom Confidential Enquiry – comporta un pericolo di morte materna 2,84 volte superiore. Duecentomila parti, uno su tre, avvengono nei 364 ospedali con meno di mille nascite l’anno (un numero garantito, del resto, solo in 190 centri sui 554 totali). E 54.142 bambini (il 10%) vengono alla luce in strutture con meno di 500 parti l’anno. Secondo Vittori meno donne partoriscono, meno esperienza hanno ginecologi e ostetriche: “Uno dei punti critici in ostetricia è il trasferimento tempestivo delle informazioni sui casi clinici in entrata. Ciò solleva la necessità, più che mai urgente, che all’interno delle unità operative sia creato un sistema di comunicazione tra i medici, che permetta di capire quel che è necessario per la singola paziente”. L’assioma sembra ovvio  ma manca qualche considerazione che la statistica non spiega. La comunicazione tra medici è semmai difficile proprio nei grandi ospedali. La riorganizzazione della sanità si compie davvero se la necessità di tagliare non finisce per ‘condonare’ i grandi ospedali  disorganizzati ma avvantaggiati solo dalla dimensione. Il rischio semmai,  aumenta in un contesto generalmente già isolato. Un incidente in un ospedale di Milano troverebbe una possibilità  di intervento a pochi metri. In Calabria, in Sicilia, in Campania ad uccidere, forse, è anche la mancanza di alternative e  la colpevole incapacità culturale di coordinamento fra ospedali. Se posso fare un intervento di altissima difficoltà chirurgica in un solo ospedale specializzato non è un problema di per sé se, però , ci arrivo accompagnato e potendo avere una diagnosi affidabile in strutture snelle e capillari; se le terapie successive posso farle,  agli stessi livelli, senza percorrere centinaia di kilometri. Altissima specializzazione accentrata ma accesso, proprio attraverso i medici delle piccole strutture, da ovunque. Una rete di servizi che segue il paziente e non il paziente che deve inseguirli. Se la sanità non fosse impresa individuale, soprattutto quella pubblica, ma concepita come una parte sostanziale dello sviluppo dei territori forse qualche euro lo risparmieremmo. E qualche vita anche.

 

Piove sul Molise

12 Settembre 2010 Commenti chiusi

Piove, sul Molise degli  agricoltori stanchi, in attesa di seconda occupazione. Piove sulla Fiat, sui lidi di Termoli e Campomarino, sulle strade piene di buche che portano al mare come se andassi in montagna. Sui negozi chiusi, non per ferie,  e sui centri commerciali pieni di ovvietà indispensabili. Piove sui marciapiedi che si inondano subito.  Piove sul Vietri di Larino, sul suo reparto di Chirurgia, con gli infermieri missionari  che lavorano, malgrado tutto. Piove sulla fila, sempre meno lunga, dei pensionati che aspettano le radiografie già dalle sette del mattino. Piove sui vigneti che non ci sono più e sui pali eolici che spaventano i bambini ma con cui volevamo essere ‘regione eco’.  Piove sui bar dei centri storici ridiventati luoghi bellissimi. Piove sullo sforzo di ricostruire un territorio ripartendo dalla bellezza e dalla sua forza e sulla banalità di chiamare tutto questo: clientelismo. E piove anche sui clientes veri, sui vigliacchi di sempre che ronzano come le api, senza sbagliare mai fiore. Divorato uno, giureranno di averne scelto un altro e rimarranno in volo. Ordino un caffè. La tazzina è dipinta da Matisse, che non saprà mai di averla dipinta. I corpi danzanti che avvolgono la porcellana mi allarmano. Mi sento l’uomo dal fiore in bocca e Pirandello non mi perdonerebbe mai. Per fortuna sono morti sia lui che Matisse, e posso bere il caffè in pace. Gli intellettuali, grazieaddio, sono quasi tutti morti. Il barista ha sessant’anni, le mani bianche e rughe che condividono un sentimento di inquietudine col cielo di Settembre.  Mi guarda, come se capisse che il fauvismo di Matisse non mi piace e mi cambia la tazzina. Quando un gruppo di pittori, nei primi del Novecento,  si riunì in una nuova corrente pittorica, un critico, Vauxcelles, definì la loro  mostra: “cage aux fauves“, gabbia di belve. Il Molise è così: una gabbia di belve addomesticate, ma pur sempre belve. Non per la cattiveria degli uomini ma per la loro conoscenza del vento. Dalla gabbia tutto diventa familiare, a poco a poco, e ci si arrende, per non farsi ferire troppo dalle sbarre. Il barista appoggia sul tavolo una nuova tazzina; questa volta è Segantini, l’Ora mesta, e mi rilasso. “Ha visto che bello il porticciolo di Termoli?”  Conosco il Porticciolo di Termoli e lo amo follemente. Vedo a distanza le barche in fila, tirate dalle funi che vibrano a ogni folata di vento;  almeno due,  per arrivare alle Tremiti,  hanno bisogno di 800 euro di carburante. Potremmo essere Portofino, Mentone. Il barista ha poteri paranormali e risponde come se leggesse i miei pensieri: “E invece io vivo dei cappuccini degli impiegati e delle birre dei ragazzi. Gli adolescenti bevono molto. Non so spiegarmelo. Qualche anno  fa si fermavamo le famiglie di agricoltori che almeno tre volte all’anno facevano il giro dei negozi. Quando aprivano le scuole compravano zaini, vestiti, scarpe. Poi passavano da me per fare colazione. Ora non li vedo più. Ma sa, le dico la verità, non mi dispiace questa crisi. Ci ha riportati coi piedi per terra. Eravamo convinti che le nostre cose valessero poco e non le abbiamo difese. Secondo me ora ricominceremo a ingegnarci. Non è tutto così brutto, sa, ma questi figli sembrano già anziani”.  Sul banco, dietro la cassa, molte buste ordinate di conti correnti: tasse,  fogli di estratto conto. Dietro al banco una ragazza serve succhi di frutta e ogni tanto sbircia in un quaderno di appunti, forse di un esame all’Università, forse di un concorso. “Si, è qui ma vuole andare via. Così non fai in tempo a costruire niente. I miei figli parlano solo di soldi. Io i soldi li ho visti dopo che ho avuto loro. Ma dicono che sono scemo. Lei, che lavoro fa?” Mi vergogno di non avere una risposta all’altezza della domanda. Dico, senza difese, la verità: “Scrivo!”Oh, complimenti! Allora sa bene di cosa parlo”. Chi scrive, secondo lui, conosce meglio degli altri la realtà. Sorride: “Pensavo di essere stato coraggioso a rimanere ma i mie figli non la pensano così”  “I suoi figli cresceranno e impareranno a difendersi come ha fatto lei”. Si commuove, dice che nessuno più rispetta chi lavora. Mi regala il caffè e la tazzina con il dipinto di Segantini; non sa, forse, che è il pittore delle ‘cattive madri’ e amò la sua terra con spietata tenerezza. Accetto il dono per riconoscergli, senza parlare, il coraggio che non crede di avere. Pioverà ancora e bisognerà aspettare.

Mettete pomodori nei vostri cannoni

27 Agosto 2010 Commenti chiusi

Immag025

La crisi del pomodoro in Basso Molise sembra la prova generale di un’apocalisse che tutti temevano. L’agricoltura non è in crisi per la diminuita produttività ma perché il lavoro degli agricoltori è stato demonetizzato, svalutato, denigrato così tanto che alla fine i meccanismi speculativi del mercato, come è avvenuto in molti altri settori, ne hanno annientato ogni potere contrattuale. Quintali di pomodori sprecati, non raccolti da un mercato che pure ne avrebbe bisogno. Non manca la domanda; semplicemente, si vuole indurre ad acquistare un prodotto di minore qualità ai prezzi stabiliti da questo gioco al massacro. Aleggia la coltre vischiosa della malavita e non sorprende affatto. Il dato, e bisogna tenerlo a mente, è che oggi la malavita organizzata si interessa, fortemente, di cibo e di terra per produrlo. Dopo l’energia, dopo le grandi e distruttive infiltrazioni nell’edilizia, negli appalti, nell’acqua, si concentra sull’agricoltura. Uno spazio povero, come credevamo fosse, ma essenziale per la sopravvivenza dei territori. E se alle mafie piace significa che il pericolo non è più dover dividere i guadagni, i soldi, ma doverci difendere dal monopolio criminale del pane, del latte, dell’olio, del pomodoro. Si tratta, e si capisce a occhio, del peggiore pericolo mai corso. In Molise, e soprattutto in Basso Molise, l’agricoltura ha garantito reddito anche al commercio, all’artigianato. Ha consentito una resistenza salvifica anche con poco ed ha tenuto insieme i pezzi fragili di una società in espansione ma non ancora pronta all’autonomia economica dei territori produttivamente più evoluti. Ai giovani imprenditori agricoli, sempre accusati di troppo assistenzialismo, è stato chiesto di corazzarsi davvero contro il rischio dell’impresa, della competizione sul mercato senza il paracadute statalista. A quello sforzo è seguita la doccia gelata: il mercato non è affatto libero; è ‘cosa loro’, spazio occupato dalla camorra e da chissà quale altra fetentissima edulcorazione. Ciò che serve capire lo si ascolta dalle parole degli agricoltori, gente per bene, piegata sulla terra dalla stanchezza e dalla mancanza di rispetto. E lo leggi nei blog, nei siti di imprenditori colti, capaci di reinventarsi il proprio libero mercato cercando di preservare se stessi e l’intera categoria.

Francesco Travaglini, impreditore sammartinese, proprietario di un’azienda a Larino, attraverso il suo sito, Agycult: “Crisi: del pomodoro? E’ vero che i pomodori arrivano dalla Cina, nella misura di 1000 fusti da 200 litri di concentrato al giorno. E’ vero che secondo i contratti siglati con le industre conserviere i produttori si sono accordati e accontentati di prezzi intorno agli 8 euro per quintale e che tali contratti non sono stati onorati ed ora vogliono darne 5. E’ vero che un mercato moderno, secondo la definizione del manifesto di Clutrain, è generato da conversazioni e in agricoltura molto spesso l’unico a parlare è  chi acquista. E’ vero che i contadini non sono muti ma azzittiti. E’ vero che le mafie sono sempre più padrone dell’industria agroalimentare, da quella conserviera a quella casearia passando per quella cerealicola ecc. Ma è vero anche che molti elementi grotteschi caratterizzano l’agricoltura italiana. Tanti soldi anzi tantissimi sono stati spesi per il comparto agricolo. Con quali risultati? Alla politica italiana ha fatto comodo aiutare i contadini atrofizzandone le menti in cambio di voti per  poi d’un colpo, pretendere efficienza e prontezza alle sfide imposte dai mercati globali. Se i contadini sono da sempre ubriachi di aiuti di tutti i tipi come si può pretendere che ora sappiano affrontare un momento così difficile? Ed allora chiedono altri aiuti, fanno appelli. Alla politica, agli assessorati, ai vescovi. Ma questi più che promettere un palo eolico o un parco fotovoltaico da 6-7000 euro lordi all’anno sui nostri terreni non possono fare. Soluzioni? Ci fermiamo tutti per un anno..qualcuno dice…”

  • Fermare le produzioni? Avviene già, per fisiologica resa. Sono molte le ex aziende ferme, perché travolte dai debiti, per scelta ponderata, per mancanza di soldi liquidi da anticipare per eseguire i lavori necessari. Rafforzare l’agricoltura, particolarmente in Basso Molise, potrebbe avere l’effetto di una sorta di ‘derattizzazione’ rispetto ai ricatti della malavita? C’è una via di mezzo tra assistenza ad oltranza e rivalutazione reale del settore? Si può pensare che servirà, sarà utile, non solo all’agricoltura ma alla salute di tutto il territorio?  “Perché fermarsi? La prima e banale risposta che mi viene in mente è per non rimetterci più soldi anche perché sono pressoché finiti. Ma ci sarebbe molto altro da dire. Si dà la colpa alla CIna ed alla legislazione che non tutela il prodotto …italiano ma… Nel settore olio d’oliva dove la provenienza è ormai obbligatoria in etichetta non mi risulta sia cambiato qualcosa sulle abitudini degli italiani: oltre il 90% dell’olio venduto e’ appannaggio dell’industria olearia che lavora olio straniero dichiarandolo pure in etichetta. Ma quanti italiani si preoccupano di leggere queste tanto attese etichette trasparenti? I grossisti dichiarano che si fanno moltissimi e migliori affari con gli oli lampanti a 1,20 euro rispetto agli extravergini a 2,50. Cambierebbe qualcosa se sulle etichette dei pomodori pelati trovassimo l’origine dei pomodori? Io credo di no.E poi. i preti, gli artisti, i musicisti hanno diritto all’anno sabbatico, perché non i contadini? Tutti insieme”.

 

 

 

 

 

 

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Francesco Cossiga

17 Agosto 2010 Commenti chiusi
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Neffa: Sognando contromano Roma, Milano..San Martino in Pensilis

17 Agosto 2010 Commenti chiusi
Caterina Sottile
Primapaginamolise.it

Fa un pò impressione, a dire il vero, leggere le tappe del suo tour: Roma, Milano, Bagnoli, Montalto di Castro e..San Martino in Pensilis. Un concerto di fine estate che sarà un evento. 

‘Sognando contromano’, la nave di Neffa, approda sulle coste di San Martino in Pensilis, a Piazza Umberto, il 17 Agosto. Porta musica, soul, cuore e una voce che sembra un sax che suona alla luna. Giovanni Pellino da Scafati, in arte Neffa, da ‘La mia signorina’ al Globo  d’Oro del 2007, consegnato dalla stampa estera in Italia per la colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek, “Saturno Contro“, ha attraversato molte ere: negli anni ottanta esordisce come batterista in gruppi hardcore punk e con i “Negazione” arriva alla classifica americana. Poi scopre il rap e diventa Neffa.  Con l’amico DJ Gruff, crea il gruppo Isola Posse All Star, nome di culto nell’underground Hip hop italiana.

E’ nel 1996 che si fa conoscere davvero realizzando con i suoi “Messaggeri della Dopa” un album omonimo e col singolo “Aspettando il sole”. Mel ’98 esce “107 Elementi”, secondo album della sua carriera solista. Nel 2001 con “La mia signorina” anticipa l’album “Arrivi e Partenze.” Con “Il mondo nuovo, singolo dalle melodie arabeggianti ha invece anticipato l’uscita dell’album ”Alla fine della notte”. E sorge il soul.

“Sognando contromano”, l’ultimo lavoro contiene undici canzoni di sogni vissuti come speranze in un domani migliore, ispirate e piene di sfumature raffinate, dolci ma mai smielate.

Solo un passo nel futuro per sentire com’è
Non è tempo di fuggire è tempo di tornare a vivere
 
E’ un’esortazione senza schimazzo ma arriva, arriva forte e chiara ai ragazzi che lo seguono ovunque e stanno crescendo con lui.

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Antonio Pennacchi: D’alema unico leader? Ohhh..si, quannne vorrrte te lo devo dì?

16 Agosto 2010 Commenti chiusi
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Report: la sanità pubblica funziona dove costa meno

16 Agosto 2010 Commenti chiusi

E l’avevo detto io…

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Nucleare: tecnologia francese tutta per noi

16 Agosto 2010 Commenti chiusi
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Ancora qualche giorno e ricominciamo a chiacchierare in Tintarelladiluna..

14 Agosto 2010 Commenti chiusi
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Chi ce fa a guerra nun tene pietà

13 Agosto 2010 Commenti chiusi
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San Pietro e Paolo

29 Giugno 2010 Commenti chiusi
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Michele Iorio, chi era costui?

25 Giugno 2010 4 commenti

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Dopo la stangata di Tremonti, all’improvviso, i molisani colti e liberi si sono accorti di essere tutti anti-ioriani. Il Governatore arrogante non piace più ai sindaci, ai consiglieri, ai dirigenti e chissà, forse cercano di convincere anche i suoi fedeli elettori. L’avevano votato in massa ed eletto quasi con plebiscito ma ora, all’improvviso, il Molise, come Cuba, scopre di essere sotto un regime. Tremonti, da parte sua, come gli States contro Fidèl, mette i molisani sotto lo schiaffo di un vero e proprio embargo. Il Molise riscopre la sua spina dorsale e cerca di raddrizzarla. O forse, semplicemente, senza soldi Iorio non è più così carismatico. Le file per farselo amico, anche dall’altra metà del cielo, non servono più.

La rabbia e l’orgoglio in dialetto molisano. Oriana ora direbbe: “Quello che avevo da dire l’ho detto. La rabbia e l’orgoglio me l’hanno ordinato. La coscienza pulita e l’età me l’hanno consentito. Ma ora devo rimettermi a lavorare, non voglio essere disturbata. Punto e basta”.

A me dispiace un po’. Ero antiioriana e anticlientelare. Ora sono solo in una maggioranza libera e autonoma di mezze tacche smarrite..Mha!

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Giunta regionale: Passarelli lascia, presto un riassetto

2 Giugno 2010 Commenti chiusi
02-06-2010, 22:00 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Previsto un cambio al comando di due assessorati e uno pare sia la Sanità. E’ solo un ‘rumor’, al momento senza riscontri ufficiali. 

Non ci è stato possibile sapere quale sia l’altro, a cui dovrebbe accedere il consigliere Terzano, finalmente in ‘campo’ nell’Esecutivo regionale per i calci di rigore dell’ultimo anno di questa legislatura.

Sarà però interessante capire, se la notizia sarà confermata, chi oserà ereditare dal giudice Nicola Passarelli un posto in Giunta tanto impegnativo.

Il debito sanitario è un problema enorme, e lo è per tutto il Sud. Il Governo chiede di far quadrare i conti, anche a costo di tagliare i servizi. Un modo per rimettere ordine dove evidentemente la Politica e la pianficazione vera dello sviluppo cede il passo allo sfascio irrecuperabile di quel sud che non ha voluto imparare nessuna lezione dalla sua storia. Ma il Molise, forse, pur avendo le stesse difficoltà, non ha proprio le stesse colpe delle altre regioni bocciate dal Piano di rientro e qualche sforzo di modernizzazione l’aveva pur fatto.

Un magistrato chiamato a ‘guarire’ la Sanità è un’idea che non piaceva ai politici pigri ma neppure agli entusiasti dell’alta ‘tecnologia amministrativa’. Questi ultimi si auguravano l’intervento di un econonomista, o almeno di un fedele economo. La sorpresa, per noi che non abbiamo mai avuto occasione di conoscerlo, è che il nome di Nicola Passarelli, ogni volta che abbiamo provato a sapere qualcosa in più, ha suscitato sempre la stessa risposta: “Una intelligenza finissima”. Forse non è bastata ‘l’intelligenza finissima’ di fronte alla banalità drammatica dei numeri. Ma era corretto il presupposto: pensare al Sud  dal Sud è un modo responsabile per ammettere gli errori e per cominciare a nuotare davvero, senza canotti estemporanei. L’unico capitale utile,  al momento, è l’intelligenza politica.

 

caterina sottile

Ngopp u Merajòne

Antologia di luce bianca: un medico sensibile come un poeta

22 Febbraio 2010 Commenti chiusi

PIETRO PICUCCI: ANTOLOGIA DI LUCE BIANCA, POESIE PER LA VITA

Larino.Raccontano storie le parole. Storie bugiarde, crude, evanescenti….Non portare lontano la tua rabbia ansiosa. A volte una sosta può bastare”. Si chiude così ‘Antologia di luce bianca’, del dottor Pietro Picucci. Mezzo secolo trascorso tra i corridoi di un ospedale, il Vietri di Larino, all’ombra di una lampada di luce bianca. Tra le mani sempre il sigaro, quasi a voler nascondere la loro abilità di chirurgo. I medici incontrano storie di uomini e di donne che fuori da un ospedale sarebbero straordinarie e dentro sono ‘normali’. La confidenza con la complessità dell’anima a lui è servita a vedere meglio negli occhi di ogni suo paziente. La sala operatoria, l’ambulatorio di Endoscopia e il reparto delineano un percorso difficile in cui la malattia deve essere spiegata. In quel viaggio quotidiano tra i letti e le pareti verdi, i rumori metallici di un carrello e l’inspiegabilità della sofferenza umana c’è la vita e la sua ribellione al dolore. Pierino Picucci ne ha colto tutta la forza ed ai ‘suoi’ malati ha dato un angolo di Paradiso: una pagina di poesia. I loro nomi, le loro storie, sono capoverso di una poesia bella come l’amore, breve come la vita. Nel filo leggero che unisce ciascuna esistenza all’altra c’è la riflessione dolente di un medico che osserva, a distanza, il limite tra scienza e coscienza. Sembra quasi che si sorprenda, egli stesso, delle certezze del chirurgo e si lasci vincere dalle ‘speranze’ di un uomo. La bellezza del battito ribelle del cuore sguscia via, recalcitrante a tutto; c’è qualcosa di beffardamente razionale nel suo disincanto che non è cinismo. Il medico conosce il traguardo ed ogni ostacolo che il paziente potrà solo intuire. Eppure, sfogliando ‘Antologia di luce bianca’ abbiamo l’impressione che gli esseri umani, anche nella loro debolezza, vincono, sorprendono, superano il limite della conoscenza. Picucci sa quanto sia potente anche l’ultimo alito di vita e non ha mai pietà dei suoi malati indifesi, ma ne è complice. Lo racconta magistralmente Umberto Cerio, in una prefazione che è un libro nel libro. E la sorpresa è che alla fine, ci scappa da ridere. Nessun dolore potrà mai toglierci l’istinto alla vita, l’inattesa via d’uscita dell’ironia. Questo libello assomiglia molto al suo autore: sembra un quaderno di appunti, edito dalla Litografia Rossi in uno stile un po’ demodè, rassicurante e pulito come le lenzuola di un letto d’ospedale. Ma basta aprirlo per avvertire il gelo inafferrabile del disincanto. Sulla copertina, un cardo fiorito evoca la nostalgia della vita che si ripete, malgrado tutto, ad ogni nuova stagione. E tra le sue pagine il dolore degli uomini come uno scudo alzato contro la morte. Al medico tocca fomentare un’illusione o, talvolta, accade di essere risparmiato. Ci si può capire senza troppe parole fra ‘uomini che hanno vissuto abbastanza e non hanno più paura di nulla: “Arrivederci e grazie, così te ne andasti in un Settembre che sembrava Primavera; al sole tiepido del mattino. Arrivederci e grazie, tolgo il disturbo, professore”. Immaginiamo un dialogo non scritto tra medico e paziente e ci imbattiamo in altre storie, dentro questo libro gentile come una stretta di mano. Alla fine ci aspettiamo che i pazienti gli dicano: “Non temere, professore, non è solo della tua scienza che dovrò nutrire la mia speranza. Dovrò contare su me stesso, sul mio Dio, ma tu mi hai aiutato a non sentirne troppo la mancanza”.

Un passo a due, delicato, come tra due esseri che si amano e si conoscono profondamente. Lui conduce per mano lei e si incontrano con commovente bellezza.  Lui è il medico, la scienza, la ricerca. Lei è la malattia. Fra loro, la fragilità umana diventa poesia. ‘Antologia di luce bianca’ è il dono bello di un medico agli uomini e alle donne che ha accolto fra le braccia della sua conoscenza. Quarant’anni fra i corridoi di un reparto di chirurgia e la sala operatoria sono diventati poesia e raccontano il cuore e le emozioni che attraversano la ‘luce bianca’ di un ospedale. Pietro Picucci, chirurgo dell’Ospedale Vietri di Larino, ha conservato in sé ogni volto, ogni voce delle persone che ha curato e ne ha raccontato l’anima. Il dolore, le paure, le attese di un malato che cerca risposte nell’apparente imperturbabilità del suo dottore; ma anche l’ironia travolgente di un uomo intelligentissimo che gioca e domina la complessità della vita sorridendo al ‘male di vivere’.      

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Il Toscano sempre fra le dita, la barba che sembra neve morbida quando la paura del dolore ci fa avere freddo e il camice indossato come una sciarpa leggera nelle tempeste del mondo reale. Le sue Poesie di luce bianca hanno nomi di uomini e donne reali e hanno preservato il valore incantevole della loro esistenza. Ma dentro lo spazio stretto di una corsia, guizzi di geniale e rivoluzionaria disobbedienza alle convenzioni: il bisturi è un folletto incontrollabile e “sguscia, come biscia che striscia. E arriva la visita, che poi è una svista..”. Si ride, tenendo tra le mani questo libro che sembra un vecchio quaderno trovato nel cassetto di un nonno. Lo ha voluto proprio così, il dottor Pierino Piccucci, perché ci fosse familiare. Dentro c’è la nostra storia e la nostra dolcezza, il ricordo di una ruga profonda come una ferita ma anche la risata imprevista di un uomo fortissimo che combatte e si ribella nel campo di battaglia di un letto d’ospedale. E su ciascuna di quelle storie infinite e struggenti c’è lo sguardo complice di un medico che non ha mai dimenticato di ‘avere fra le mani la vita degli uomini’. Ha portato con sé tutti i cuori e tutte le speranze dei malati che ha incontrato e li ha restuiti al mondo attraverso la luce tenera della Poesia. Stampato dalla Litografia Rossi e con una pregevole prefazione, commossa e sensibilissima, di Umberto Cerio; vi troviamo, finalmente, le risposte che cercavamo e non sapevano fossero dentro la bellezza delle parole. Ce le ha tenute in serbo il dottor Picucci con la saggezza di chi della malattia conosce l’infida cattiveria,  perché non andasse sprecato neppure un attimo del tempo che gli uomini attraversano, talvolta fieri, talvolta stanchi, ma mai inutilmente.  ”Ape ronzante di albe e tramonti, ore nutrite di stanchezza e silenzi…il nero addolcisce il tuo biancore niveo”. Tutta la vita nel singhiozzo di due righe; e tutta la forza necessaria a viverla è nel sorriso mite di un medico irriverente e straordinario.
Caterina Sottile
http://www.primapaginamolise.com/detail.php?news_ID=27190
NICOLA DE FRANCESCO
http://www.termolionline.it/notizie/la-poesia-tra-le-corsie-di-un-ospedale-15282.html
http://www.primonumero.it/attualita/news/topnews.php?id=1266826971

Iorio Angelo Michele, 17 Gennaio 1948, Morrone del Sannio. Buon compleanno, Presidente!

17 Gennaio 2010 Commenti chiusi

presIorioAuguri, Presidente!

E, soprattutto, complimenti sinceri per come porta bene le sue sei decadi e oltre.. Le nostre decadi non valgono neppure il resto di due delle sue. La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci.

Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche. A Nuovo Molise arrivano messaggi firmati BR e sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica.

E’ il compleanno del Presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. L’abbiamo letto su FB, (miracoli dell’informatizzazione) ed abbiamo scoperto che compie 62 anni. Buon compleanno, Presidente! E, soprattutto, complimenti sinceri per come porta bene le sue sei decadi e oltre.. Le nostre decadi non valgono neppure il resto di due delle sue.
 
La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si, e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci. 

Io personalmente, proprio nel giorno del Suo genetliaco scrivo l’ultimo articolo come direttore responsabile di Primapaginamolise e la coincidenza si prestava a quel genere di editoriale, un po’ disimpegnato e un po’ ruffiano, adatto a cominciare la Domenica sorridendo.

 
Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche.
 
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro! 

Cosa sta succedendo? A Nuovo Molise ancora una volta arrivano pallottole e lettere minatorie. Ma questa volta sono firmate BR.  Sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica: ”Si avvicinano le elezioni, è tempo di infamare! Il copione si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il bidone che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere (utilizzando alcune foto del tutto neutre) che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia”. E’ lo stesso Di Pietro a denunciarne l’esistenza ma ciò che arriva ai lettori è il gelo di una guerra di nervi e di veleni che l’Italia ha già conosciuto e da cui è uscita a fatica. 

Ci ricordiamo tutto, all’improvviso, ogni volta che le parole scritte sui giornali ricominciano a diventare pesanti: piombo, dossier, corvi, servizi segreti deviati, mafia. Sono le parole magiche con cui l’Italia si paralizza, come colta da un malefico rito wodoo. 

Al di là del palcoscenico dei giornali e della politica, le aziende, i luoghi in cui concretamente le persone per bene hanno la possibilità di rendere dignitosa la loro esistenza attraverso il lavoro, sono in crisi. Ad ogni annuncio di chiusura avvertiamo il movimento di una frana che ci spaventa. Siamo davvero così in pericolo? Lo saremmo se l’Italia della gente che costruisce ricchezza fosse sovrastata da quella che la utilizza senza alcuna coscienza. Finchè, invece, un Paese avrà rispetto per le proprie ‘braccia’ non avrà troppa paura. La possibilità di essere seri, di essere presenti a noi stessi ci proviene dal senso profondo del valore del pane. Sembra un’omelia domenicale ma è così.  Cito, non a caso, Claudio Magris: “Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi… Centottanta quintali di pane buttati via ogni giorno a Milano, novecentocinquantanovemila tonnellate di pane consumate in Italia lo scorso anno…Lafitte, il banchiere di Luigi Filippo re di Francia, diceva che la finanza ha spesso la meningite ed era uno che s’intendeva di numeri e del loro rapporto, così spesso bislacco, con le cose. La cifra del nostro stipendio la sentiamo concretamente corrispondere alle cose in cui può convertirsi e si converte un pranzo, un cappotto o l’affitto finché non comincia a slittare così pericolosamente rispetto al costo della vita da diventare fluttuante e irreale, perché non sappiamo più a cosa corrisponde in realtà, a quanti caffè al bar o a quante stanze di un appartamento in affitto…Quello spreco di pane appartiene alla follia generalizzata in cui e di cui viviamo ..La mia generazione lo sente più fortemente di quanto lo sentano quelle più giovani, perché, pur non avendo mai patito la fame, sono cresciuto in un’epoca in cui si mangiava tutto quello che c’era nel piatto, senza buttare via niente…Distribuire, ai milioni e milioni che non li hanno, il pane e l’acqua che ci avanzano è più arduo che viaggiare nello spazio o realizzare mutazioni genetiche..
(Claudio Magris, Corriere della Sera, 06 Gennaio 2010)

 
Perché mi sembra che questa sia la sintesi vera di tutto ciò che leggo sui giornali, molisani o nazionali? Perché l’augurio che voglio farLe è di non sprecare nulla, di non sciupare le speranze quotidiane dei ragazzi e dei loro genitori. 

I molisani non sprecheranno mai il pane, di questo non ci dobbiamo preoccupare. Ma stanno sprecando la terra per produrlo, le intelligenze e le energie nuove e lo stanno facendo senza percepirne il danno. Accade ogni volta che un buon progetto viene triturato in un meccanismo cieco. Ogni volta che il lavoro utile a produrre ricchezza diffusa si disperde nelle speculazioni estemporanee. Gli operai che rischiano il lavoro non avrebbero paura di ricominciare se in questo territorio fosse facile o almeno possibile realizzare buone idee o se bastasse ‘darsi da fare’. Invece sanno bene che non è così. 

Primapaginamolise è un giornale giovane, un po’ sperimentale ma solido. Una piccolissima azienda nata sotto una buona stella per dimostrare che in Molise “sé po fà!” E’ più facile di quanto lo sia per gli operai delle fabbriche ma si può tentare, si può costruire lavoro facendo ciò che sappiamo fare? Spero che prima o poi riusciremo a risponderci, senza barare e senza neppure piangerci addosso.

Presidente Iorio, io Le auguro, con assoluta serietà, la consapevolezza di aver difeso davvero il pane e la preziosa conoscenza che serve a stabilirne il valore. 
 
Caterina Sottile

 Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele

 Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

 TERMOI2010/ AAA classe dirigente cercasi: Termoli, l’energia e il futuro già visto

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Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

1 Gennaio 2010 1 commento

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In Molise il 14% della popolazione è povera (Italia 11,1%).  Circa 4 famiglie su 10 non hanno risorse per affrontare spese impreviste  di 700 Euro, 2 su 10 non possono riscaldare adeguatamente la propria abitazione, affrontare spese mediche e in generale arrivano a fine mese con difficoltà; 3 su 10 non hanno soldi per il vestiario. Il dato è però leggermente inferiore rispetto al dato generale che riguarda tutto il Sud. Siamo meridionali, ma meno meridionali degli altri. E quasi quasi ci viene da dirlo in milanese: “Se l’è minga suppa l’è pan bagnàa
 
I dati sono della Caritas di Termoli-Larino e a leggerli bene confermano ciò che diciamo da tempo: il Molise si regge su una economia apparente che ha fondamenta sempre più fragili. In milanese o in molisano, la lettura dei dati Caritas produce qualche brivido: 
Non ha avuto soldi per alimentari: + 112,1% 
Non ha avuto soldi per spese mediche: + 15,7% . 

Questa è una percentuale inquietante, soprattutto perché immaginiamo possa riguardare soprattutto bambini e anziani o comunque nuclei familiari in cui ci sono entrambi. 
Non ha avuto soldi per vestiti necessari: + 37,6%
Arriva a fine mese con molta difficoltà: +36,4%
In arretrato con le bollette:8,4%
 
E questi due dati ci incuriosiscono più di tutti: 
Non riesce a riscaldare la casa adeguatamente:+19,8% 
e l’8,4% non può pagare con regolarità le bollette, presumibilmente anche quelle per l’elettricità. 
Il Molise sembra essere diventato il primo produttore di energia del mondo, da qualche anno a questa parte, e la percentuale di famiglie che non riesce neppure a scaldare la casa è aumentata del 19% nell’ultimo anno.       
 
Ma oggi non abbiamo voglia di piagnistei e vogliamo essere propositivi. L’ottimismo è il sale della vita e forse per questo soffriamo un po’ di ipertensione.
                             
Fra qualche ora avremo tutti un anno in più, persino Michele Iorio, che è sempre così giovane nell’aspetto e così forte nei fatti. Peraltro, appariva in ottima forma e con un taglio di capelli molto glamour alla conferenza stampa di fine anno. Qualcuno teme che sia il padrone incontrastato del Molise e un territorio che subisce padroni non è un territorio destinato ad uno sviluppo reale. Però, se i problemi avessero soltanto un nome e un cognome sarebbe facile risolverli. Credo che un Governatore e la sua Giunta siano il riflesso istituzionale di una realtà umana, politica, sociale che, come è sempre accaduto, precede e sopravvive agli amministratori. Il segno che la classe dirigente può lasciare è quella traccia che testimonia uno spostamento, un avanzamento anche lieve.
 
Immaginiamo il Molise come una spiaggia in cui sono passate tante ruote, pesanti o leggere. Osservando i solchi si può capire quanto chiaro, utile o meno, sia stato il percorso compiuto. E allora, piuttosto che giudicare le manovre inutili o sindacare sulla profondità della traccia cominciamo a metterci al fianco dei piloti e a guidare il progresso di questa regione. 

Il Molise ha un problema che nessuno sembra considerare importante: l’identità sociale che proviene dal lavoro. La precarietà, diventata normale, impedisce alle nuove generazioni di ‘essere’ oltre che di fare. 

I ragazzi non hanno più la possibilità di fare un lavoro abbastanza a lungo da diventare bravi, da essere i migliori ma afferrano ciò che possono, legittimamente, per sopravvivere. Per le professioni intellettuali, come in tutto il mondo, tendono a fuggire fuori dal Molise ma non è indizio di resa. La creatività ha implicitamente bisogno di essere nutrita altrove per esprimersi davvero. L’allarme è che i giovani non hanno più modo e tempo di imparare i mestieri manuali e di pensare a se stessi come entità autonome su cui investire, scommettere. A 20 anni ci si dovrebbe sentire abbastanza forti per costruire una strada dal nulla, o almeno per tentare di ampliarla. E invece l’obiettivo primario dei ragazzi è trovare ‘qualcuno che possa’ aiutarli. Quasi sempre, un politico. 

Quell’atteggiamento di sconfitta atavica banalmente definito ‘mentalità clientelare’ in realtà è adattamento acritico a ciò che c’è. La rinuncia a pretendere di modificare il percorso deve essere percepito da tutta la Politica come una sconfitta etica pesante; un basso livello di reattività popolare non deve rassicurare chi governa perché la disattenzione apparente dequalifica i politici e li rende interscambiabili. E’ un effetto collaterale ingovernabile a lungo termine e non certo solo molisano. 

Di tipicamente molisano invece abbiamo una concezione feudale dell’economia, tutta arroccata e in bilico sulla roccia del denaro pubblico. L’economia globale ha deteriorato ulteriormente il delicato equilibrio dei paesi, travolti dall’aggressività dei grandi centri commerciali che hanno divorato gli spazi delle piccole attività a gestione familiare. Così come ha sfiancato gli agricoltori. Proprio a causa della crisi i prodotti alimentari tipici sono diventati voce trainante del mercato italiano. Gli italiani hanno imparato a spendere bene e comprano cose buone, indispensabili, scegliendo la salute e rinunciando al resto. In Molise, in controtendenza, si svendono aziende agricole magnifiche perché alla difficoltà dei contadini si è risposto con i venditori porta a porta di energia. In pochi mesi abbiamo visto un’invasione, fino a sfiorare la speculazione, che ha definitivamente demotivato i coltivatori, spinti a compiere scelte estemporanee e frettolose. 

L’agricoltura ha bisogno di una visione d’insieme in cui ciascuna azienda non è indipendente dall’altra. Tutte sopravvivono solo preservando l’intero territorio. E se la crisi annienta il commercio, l’agricoltura, la piccola impresa, genera disoccupati adulti, che hanno difficoltà maggiori a reimmettersi nel ciclo del lavoro. 

In attesa di una modernità che non si è mai compiuta i paesini del Molise non hanno più la forza di vivere di micro economia e si sono trasformati in vuote periferie che producono solo nuovi bisogni. 

Non mi spaventa la povertà, ammesso che si possano definire povere comunità per le quali l’auto, il telefono, internet, l’istruzione o l’accesso all’informazione sono comunque un’ovvietà. Mi spaventa molto invece l’inerzia diffusa, l’assuefazione alla frustrazione per i diritti negati che ci autorizza, tutti, a non sentire la responsabilità di difendere ciò che abbiamo. Eppure, continua ad annoiarmi molto la retorica del ‘capo cattivo’ oppressore del popolo buono. 

Siccome siamo quasi nel 2010 posso permettermi di dialogare con i lettori di primapaginamolise come un’anziana seduta su una panchina, al sole tiepido di questo secolo con poche speranze e molte possibilità. 
Il primo compito che mi fu affidato quando cominciai a scrivere fu la cronaca di una conferenza sulla gestione del patrimonio idrico del Molise. Si parlò delle stesse cose di cui parliamo ancora: l’acqua è nostra o non è nostra? La diamo alle altre regioni o ce la teniamo? Anche allora il Presidente del Molise era Michele Iorio, dopo il famoso ribaltone, e anche per lui era il primo incarico, in fondo, anche se ben più impegnativo del mio.  Mi fu presentato molto gentilmente e gli dissi: “Mi chiamo…sono corrispondente per San Martino in Pensilis” Certo, sapevo che non era proprio un curriculum degno di nota, ma non potevo mentire. Rispose, senza scomporsi: “San Martino in Pensilis ha anche un corrispondente?” Ecco, al mio esordio nel mondo del lavoro capii subito che qualunque lavoro tu faccia, se lo fai in un piccolo territorio perdi tempo. Gli imprenditori, i piccoli o grandi datori di lavoro, hanno bisogno di strade, di tecnologia efficiente, burocrazia snella, di comunicazione veloce e di sicurezza sociale. Un’impresa sana in un contesto ‘lento’ perde metà del suo valore e sono proprio gli investitori più sani che non possono rinunciare a tutto questo anche se in cambio darebbero qualificazione, legalità del lavoro e ricchezza diffusa. Non è facile come scriverlo su un giornale, ma si può fare. 

Per questo voglio dedicare gli auguri di Primapaginamolise a chi ci crede, a chi vorrebbe e non pensava di trovare ascolto, agli anziani del Molise che fanno fatica a mettere insieme pranzo e cena ma non diranno mai di essere poveri. Auguri ai padri e alle madri che hanno paura di non capire cosa accade ai loro figli quando li vedono disorientati e pallidi, qualche volta troppo aggressivi, qualche volta troppo arrendevoli. Auguri agli operai che hanno perso il lavoro, a quelli che temono di perderlo. Auguri agli studenti, perché sappiano che nei loro libri c’è tutta la forza che serve per camminare senza stancarsi. Auguri a chi è in fila dietro gli sportelli, a chi è in lista d’attesa negli ambulatori, a chi è in ospedale. Auguri ai giornalisti, perché siano umili ma non sottomessi. A chi festeggerà felice e a chi non ne avrà molta voglia. Auguri alle Forze dell’Ordine e anche ai detenuti. Auguri agli uomini e alle donne per bene di questa regione che malgrado tutto è la nostra e le vogliamo bene. 
Buon anno, ragazzi! 

caterina sottile

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Cronaca (molto parziale) del 2009 

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Mettete dei fiori nei vostri cannoli di ricotta

15 Agosto 2009 Commenti chiusi

Sanità Molise: chi ha paura della Sanità che funziona?

30 Marzo 2009 Commenti chiusi

La sanità pubblica o privata convenzionata che funziona bene, che “smista” le liste di attesa in tempi ragionevoli e accoglie i pazienti senza anticamere sfiancanti oltre a garantire la salute pubblica impone regole “morali” nella vita quotidiana dei cittadini. Un servizio sanitario efficiente, pubblico o privato, bonifica il territorio dalle piccole e grandi evasioni fiscali, le prevaricazioni, le micro speculazioni che rendono complicato vivere nella legalità. Se posso andare in un ospedale che funziona, anche se mi costa un po’ di più di tiket (se ho un reddito che mi consente di pagarlo) o devo percorrere qualche metro in più,  non sono costretto a chiedere intercessioni per visite mediche preliminari ai ricoveri o consulti specialistici privati da medici pubblici. Se posso permettermelo e non voglio aspettare neppure due giorni per essere visitato, o se voglio eseguire un esame nell’ora che mi è più comoda, è giusto che paghi. Ma se tutto funzionasse a meraviglia la maggioranza delle persone che non hanno impegni straordinari e magari possono aspettare due giorni non avrebbero motivo per cercare scorciatoie, con costi aggiuntivi rispetto al tiket. Perché allora non ripristinare quel bel vecchio sistema dello sfascio per tutti? Sarei costretto, sempre, non in via eccezionale, ad aggiungere degli euro, quei “cinque fiorini” della memorabile scenetta di “Non ci resta che piangere”.

 Chi lavora, e lavora bene, è un rompiscatole e abitua i pazienti a sentirsi in diritto di troppi privilegi. La moralizzazione degli italiani comincia da qui. Abbiamo imparato, faticosamente, che i diritti costano ma non sappiamo ancora calcolare gli interessi, le spese aggiuntive che determinano i diritti negati. Non sempre è l’odiata politica, da sola, a mettersi di traverso in questo braccio di ferro contro natura tra servizi e cittadini. Più profondamente si insinua la cultura dell’illegalità  quotidiana, quella piccola ma costante goccia che scava ogni giorno, nella vita di tutti. A poco a poco, una visita senza ricevuta fiscale di qui, una fila allungata artatamente di là, e sprofondiamo nel Meridione brutto e cattivo. In un sistema che non consente di essere trasparenti, di procedere a tappe certe, sulla base dei requisiti, del merito e del gradimento degli utenti, in qualunque settore, i bravi scappano, gli onesti soccombono e gli altri annaspano e si adattano a tutto. Persino a fare i delatori o ad ostacolare tutto l’ostacolabile. Piccoli servizi resi “al nemico”, tanto perchè il futuro appartiene a chi è più spregiudicato e salta più in alto. La strategia della disgregazione produce aberrazioni vere e proprie ma la politica vi si infila solo di rimando.

 Tanti piccoli, perdonabili strappi alla regola creano l’illegalità grande, che ha bisogno di altri strappi per conservare se stessa. E più sei produttivo più diventi incompatibile con il contesto. Tanto per rimanere in tema sanitario, le cellule cancerose si sviluppano in un corpo sano ma per crescere vanno a cercare tessuti deboli. Il pericolo non sono le cellule cancerose ma la forza con cui l’organismo si difende. In pratica, all’occhio poco clinico, il processo appare uguale a quello ordinario, anzi, semmai è come se ci fosse una bella pulizia in atto. Solo alla fine, quando la malattia è molto diffusa, si capisce che i soldatini appartenevano all’esercito nemico al nostro sistema immunitario. Questo linguaggio da manualetto tascabile è voluto perché evoca la semplificazione con cui si rende sempre tutto incomprensibile. Le polemiche sul riordino sanitario suggeriscono una sorta di battaglia tra Custer e gli indiani, poveri e indifesi ma tenaci. Come se il Governo Regionale, “soldato Blu” mosso dall’odio, si fosse svegliato una mattina e avesse deciso di far fuori il Vietri di Larino e il SS Rosario di Venafro, indiani accampati sulle terre di conquista. Troppo esaltante per essere serio! Il Governo regionale ha l’urgenza di smussare qualche zero alla cifra del disavanzo e deve farlo e basta. Per evitare traumi bisognava studiare un riordino sanitario a lunghissimo termine, partendo dal buono che si aveva e avendo il coraggio di chiudere ciò che non ha funzionato mai. Tutto ciò, dovendo rispettare talune regole ineludibili, sia giuridiche e elettorali. Una faticaccia, insomma, perchè la politica moderna non può permettersi pianificazioni a futura memoria e deve brucare l’erba che si trova a portata di muso. Inoltre, non è una battaglia fra buoni e cattivi perché gli attori sono molti e due ruoli non bastano a spiegarla. Per esempio, politica a parte, il rapporto tra utenti ed erogatori di servizi è tutto sbilanciato verso i secondi, soprattutto quando gli utenti sono malati. “Acquirenti” solo sulla carta perché scelgono, talvolta inseguono disperatamente il medico di cui si fidano, l’ospedale che preferiscono, ma senza alcun potere di indirizzo. E quindi, di quale sanità moderna e di qualità parliamo se non sono i malati a condizionare il mercato?

 In Basso Molise, ad esempio, la si vuole dipingere quasi come una competizione all’ultimo “colpo basso” fra Termoli e Larino, due strutture che secondo la riforma Bindi avrebbero potuto compendiarsi, coordinarsi e diventare asso portante del Molise costiero ma anche attrazione per le regioni limitrofe: Termoli polo d’eccellenza per chirurgia d’urgenza, traumatologia toracica, ortopedia, urologia; Larino per la chirurgia generica, oncologica, l’oculistica, la ginecologia. E magari con le unità di endoscopia che trovano, ciascuna, un proprio spazio di contorno: prevenzione e attività ambulatoriale l’una, endoscopia chirurgica non di routine l’altra. Entrambi gli ospedali legati a doppio filo al reparto di Rianimazione di Termoli, ad un tiro di schioppo da Larino. Coalizzati ma distinti, illudendosi di pensare alle Piane di Larino come la Rozzano del Molise. Con tutto l’indotto che si poteva ricavare con una immigrazione in Basso Molise dalla Puglia, dalla Calabria o dalla Campania. Perché, non potevamo crederci anche noi? Il dottor Dell’Omo, in Oculistica, lo ha fatto, il dottor Picucci, in Endoscopia, lo fa tutti i giorni,  il dottor Malerba a Termoli, il dottor Fabrizio a Larino.  Medici “eletti”dai malati, hanno operano pazienti che erano emigrati verso la Lombardia, l’Emilia Romagna e poi, invece, hanno scelto di rimanere. Quanto ha risparmiato la Regione Molise sui molisani rimasti in Molise? E quanto ha guadagno su quelli arrivati da fuori? E la radioterapia della Cattolica quante vite ha salvato? Si parla continuamente di eccellenza ma la tendenza sembra essere la generalizzazione caotica, il tutti fanno tutto e lo fanno meno volentieri di come vorrebbero.

 Il problema di chi dovrebbe davvero risolvere il deficit non  è salvare a tutti i costi un ospedale o tagliarlo ma ricavare “soldi veri”, come direbbe Marcegaglia. I servizi sanitari, in un contesto disorganizzato, costano molto più di quanto danno: i pazienti che non possono far riferimento ad un ospedale spesso sono indotti al fai da te e pagano viaggi, supplementi, esami non necessari , consulti inutili o doppi prima di avere una diagnosi. Una volta ottenuta, se i tempi di accesso al ricovero sono lunghi rendono inutilizzabili gli esami già fatti. E si ricomincia. Un mare di denaro “vero” che non produce nulla, se non rischi oggettivi e ulteriore povertà per tutti. Gli italiani continuano a confondere il pubblico e il privato, con un pubblico gestito come fosse “di proprietà” di chi lo gestisce e un privato vincolato come fosse pubblico. In mezzo, i malati, pleonasmo trascurabile.

 

catharina sottile

30 Marzo 2009 

Categorie:Edittoriali, primapaginamolise Tag:

Telemolise monella fischia il principe azzurro-verde

7 Febbraio 2009 Commenti chiusi

Moti carbonari e scarti di carbonara

3 Settembre 2008 9 commenti

Perchè faccio fatica ad essere d’accordo

30 Agosto 2008 2 commenti

Io faccio una gran fatica ad essere considerata simpatica, malgrado sia sempre molto accondiscendente. C’è chi si sforza, scientemente, di essere "contro". Chi, altrettanto consapevolmente, di essere "a favore". Io mi sforzo di non rompere le scatole ma anche quando credo di essere riuscita a "essere a favore" pensano che stia contro, e viceversa. E allora, tanto vale, essere semplicemente seri.

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Smobilitata la sanità pubblica in Basso Molise

30 Agosto 2008 Commenti chiusi

 ENTRO OTTOBRE CHIUDE OSTETRICIA, APPELLO DI LARINO VIVA

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Beppe Grillo

29 Agosto 2008 1 commento

29 Agosto 2008

Stati SpA

FSIndex2008.jpg

Gli Stati sono sempre più simili a società per azioni. Gli Stati SpA possono fallire come una qualunque azienda e dichiarare bancarotta. Foreign Policy e The Fund for Peace hanno rilasciato l’Indice 2008 degli Stati falliti. Quando uno Stato cessa di esistere? "Quando il governo nazionale perde il controllo di parte o di tutto il suo territorio e non è più in grado di assicurare la sicurezza personale dei suoi cittadini. Quando i governi perdono il monopolio del potere e delle leggi e l’ordine inizia a disintegrarsi. Quando non riescono più a garantire servizi essenziali come l’educazione, la salute e il cibo perdono la loro legittimazione".(*)
Il fallimento è accompagnato all’inizio dall’aumento dell’inflazione e dal deterioramento di tutte le infrastrutture e in seguto da guerre civili, terrorismo, prevalere della criminalità organizzata.
La valutazione sulla salute degli Stati è fatta con 12 variabili, tra queste l’economia, i diritti umani, i servizi pubblici, la pressione demografica, il numero di rifugiati. Chi supera i 100 punti cessa in sostanza di esistere. Negli ultimi quattro anni, da quando è calcolato l’indice, gli Stati falliti sono passati da 7 a 13. E gli aspiranti new entry falliti, con un punteggio tra 90,1 e 99,3, sono diventati 22.
Se uno Stato fallisce crea instabilità globale. La criminalità lo utilizza per i traffici di droga, come in Afghanistan, primo al mondo per la produzione di eroina. Ospita gruppi terroristici, il primo è l’Iraq. Le guerre civili superano i confini nazionali, come è avvenuto per il Ruanda. L’ambiente viene devastato, succede ad Haiti, in Somalia. Le malattie epidemiche si diffondono.
Un tempo, gli Stati imperialisti erano la minaccia più importante per la pace. Oggi è l’epidemia del fallimento degli Stati. Quanti devono fallire perché scompaia la civiltà come la conosciamo?
I primi dieci ex Stati, nell’ordine, sono: Somalia, Sudan, Zimbabwe, Ciad, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Costa d’Avorio, Pakistan, Repubblica Centroafricana.
Finalmente una buona notizia. L’Italia non è ufficialmente tra gli Stati falliti. Questo nonostante la definizione di Stato fallito sia, in gran parte, il nostro ritratto. Forse, da noi, l’Antistato ha preso il posto dello Stato e nessuno se ne è accorto.

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L’Estate sammartinese è passata…arriva la primavera di Praga

29 Agosto 2008 Commenti chiusi

MALEDETTA PRIMAVERA (DI PRAGA) – RITROVATI DOCUMENTI SCOTTANTI: NEL ’68 C’ERA UN INFILTRATO DEL KGB ALLA FARNESINA – PCI SOTTO SCACCO: BERLINGUER "PUNITO" DAL PCUS CON UN FINANZIAMENTO RIDOTTO…
  
Sergio Romano per il "Corriere della Sera"

 

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Le caldaie di Provincia

29 Agosto 2008 Commenti chiusi

Massimiliano Orlando, direttore responsabile info@consumatori e Avv. Stefania Pezzullo, consulente legale info@consumatori

Il Ponte Molise

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Quando inizierà la raccolta differenziata?

27 Agosto 2008 4 commenti

nicola: Signora Sottile, mi perdonerà se approfitto di questo spazio per porre una domanda di interesse generale:
quando inizierà la raccolta differenziata?

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Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni

20 Agosto 2008 Commenti chiusi
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Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole

16 Agosto 2008 1 commento
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Il tangaccio

8 Agosto 2008 Commenti chiusi


Video importato

YouTube Video
C’è Remo? E la cremeria? 

In questi giorni dalle radio passa la nuova canzone di Antonello Venditti: "Un comunista al sole". Sembra scritta per D’Ascanio, un Presidente democratico  in vacanza virtuale nell’ex Unione sovietica, passando per Montenero….

E..state..sammartinesi!Con “Signora Lia” in sottofondo

Cari ragazzi, oggi vi racconto una storia.

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La Repubblica fondata sul lavoro degli immigrati

1 Agosto 2008 Commenti chiusi

L’impatto del rimpasto di Giunta regionale e della crisi del PD nell’esistenza di chi vive e lavora in Molise

di Caterina Sottile 

Radu Gheorche, rumeno di 35 anni, muore solo, nei campi, abbandonato a se stesso sul ciglio di una strada.

Lavorava come bracciante, a pochi euro al giorno, uno tra i i tanti nuovi schiavi di questa Repubblica fondata sul lavoro degli immigrati.

Ci laviamo la coscienza fingendo di non volerli, ma sappiamo che per il lavoro vero, quello che fa sudare e soffrire, ci sono soltanto loro.

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Caos calmo di provincia

28 Luglio 2008 Commenti chiusi

Tintarella letteraria

27 Luglio 2008 1 commento

Barbie, Clint e io

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Storie di Provincia

25 Luglio 2008 Commenti chiusi

Storie di Provincia

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La donna è mobile e al PD arriva la Mobile….

23 Luglio 2008 Commenti chiusi

Caro Giuseppe Tabasso,

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Dal sito dell’architetto Valente

23 Luglio 2008 Commenti chiusi
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DROGA: I DATI IN ITALIA

23 Luglio 2008 1 commento
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PrimaPaginaMolise compie un anno

23 Luglio 2008 Commenti chiusi

Un anno di vita per il quotidiano on linePRIMAPAGINAMOLISE.

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Avvelenatori di pozzi

23 Luglio 2008 Commenti chiusi

DOSSIER ILLECITI: COSSIGA, COSA VOGLIONO QUESTI AVVELENATORI DI POZZI?

Roma, 22 lug. (Adnkronos) – ”Ho letto con attenzione, anche se con disgusto, le due puntate di ‘Repubblica’ sulla security di Telecom e mi pongo due quesiti. Anzitutto se D’Avanzo, che comincio sempre piu’ a pensare, dopo che lui e il suo degno compare Bonini hanno paralizzato il nostro servizio segreto, non siano per caso agenti siriani o addirittura di al Qaeda, se abbiano riportato parole vere dette da Tavaroli o gliele abbiano messe in bocca”. Lo afferma il senatore a vita Francesco Cossiga. ”Il secondo quesito che mi pongo e’ questo -aggiunge Cossiga- Ezio Mauro e’ un bravo ragazzo che notoriamente non conta nulla nel giornale ma in un giornale militarizzato quale e’ ‘Repubblica’ nulla si pubblica senza il visto dell’ad Benedetto e l’unico proprietario Carlo De Benedetti, previa consulenza del noto Voltaire italiano romanziere, teologo, giornalista e direttore di giornali, peraltro autore della famosa campagna per fare dell’adulterio reato e per punire con la reclusione chi aveva due famiglie, perche’ costoro facciano tutto questo”. ”Ma cosa vogliono questi avvelenatori di pozzi? -domanda Cossiga- Naturalmente i pm si guarderanno bene dal procedere salvo forse contro D’Alema, contro Fassino, contro di me, Mastella e Letta perche’ noi non siamo ricchi, mentre Carlo De Benedetti lo e’. E un principio fondamentale della maggior parte dei pm e’ che i ricchi non si toccano, salvo Berlusconi, perche’ i ricchi hanno i denari possono reagire e far male. Attenzione: non del male, ma far male”.

(Pol/Col/Adnkronos)

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Matrimonio all’italiana: e vissero felici e diffidenti

23 Luglio 2008 Commenti chiusi
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Picchia selvaggiamente la figlia di 4 anni

22 Luglio 2008 2 commenti

 Roma, 22 Luglio

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Un sonetto molto libertino di Enzo Cupaioli

22 Luglio 2008 1 commento
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Le ragazze che salvarono le campane di San Martino in Pensilis

19 Luglio 2008 5 commenti
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La mafia non esiste

19 Luglio 2008 Commenti chiusi

Questa è la scena più terribile, per me, de "I cento passi". Qui c’è un delinquente che parla al suo più fiero accusatore ed appare per quello che è: un "povero cristo", un "pupo", un disperato che si è convinto di aver combattuto la povertà, la "mafia della povertà" facendosi strada a colpi di unghie e rispetto. Il "rispetto" di chi sa di non meritarsi altro che quello, che non ha la dignità di essere rispettabile davvero. L’assassino e la sua vittima, uno di fronte all’altro. Ma dei due il perdente è Tano.

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“Ad ogni parola muore una reputazione” (Alexander Pope).

18 Luglio 2008 Commenti chiusi

C’è una piccola rubrica di primonumero.it che mi fa morire dal ridere..

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Restrizioni sulle intercettazioni

18 Luglio 2008 Commenti chiusi

"Intercettazioni fondamentali
contro la pedopornografia"

di MARCO STEFANINI

ROMA – "Se ci tolgono le intercettazioni, si chiude bottega. Per noi sono uno strumento di lavoro indispensabile". Domenico Vulpiani, il capo della polizia postale italiana, non nasconde la sua preoccupazione di fronte all’eventualità che venga licenziata una regolamentazione più restrittiva sulle intercettazioni. Il dirigente della polizia di Stato parla nella sede romana del parlamento europeo, durante il convegno "Internet e minori – nuove strategie contro pedopornografia, cyberbullismo e abusi on-line". Accanto a lui c’è l’europarlamentare del Pdl, Roberta Angelilli.

Per dimostrare concretamente l’importanza di questo strumento di indagine, al centro di numerose polemiche politiche, Vulpiani ha citato il caso di F. V., un catanese 24enne, arrestato due giorni fa con l’accusa di adescamento di minori su internet, atti sessuali con minore, produzione di materiale pedo-pornografico. L’uomo aveva contattato via chat alcune ragazzine catanesi sotto i quattordici anni promettendo loro dai 2000 ai 5000 euro in cambio di riprese video di natura sessuale o comunque intima.

"Ad alcuni bambini – ricorda Vulpiani – aveva chiesto di poter girare un provino. I nostri poliziotti si sono finti minorenni, ragazzine di tredici anni, e dopo diverse sessioni di chat, anche con riprese con una webcam, hanno fissato un incontro in una zona centrale di Catania dove l’indagato ha trovato gli agenti, che lo hanno arrestato". "In questa operazione – dice Vulpiani – le intercettazioni sono state di fondamentale importanza e senza non saremmo mai arrivati ad arrestare questa persona. Sono uno strumento efficacissimo". Ma, avvisa il capo della Postale, "sono d’accordo con chi critica l’uso distorto che si può fare delle intercettazioni".

La Commissione europea ha intanto lanciato "Safer Internet", che predispone, per il periodo 2009-2013, un piano straordinario da 55 milioni di euro. Si tratta di un programma europeo per la protezione dei minori che usano internet, e dovrà essere approvato dal Parlamento di Bruxelles. "La sicurezza dei bambini online – ha detto la Angelilli – può essere raggiunta solo con un approccio multilivello che coinvolga i minori, le loro famiglie, la scuola, insieme agli operatori delle telecomunicazioni, i provider, ma anche le Ong e le istituzioni".

"Stiamo addosso ai pedofili, ogni giorno – ha detto Vulpiani – e quando ne individuiamo uno, lo controlliamo telematicamente e, ogni volta, come seguendo un filo di Arianna, arriviamo ad altri complici". "Sono persone che fanno una vita normalissima – ha sottolineato – Quasi nessuno ha precedenti penali. C’è chi lavora, ma non mancano i ragazzi".

In Italia la postale ha complessivamente oscurato 177 siti, altri undicimila sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all’estero. Centosessantatre, infine, i siti pedofili che, ad oggi, sono stati inseriti in una speciale blacklist, creata dal centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia su internet: grazie ad un accordo con i provider italiani non possono più essere visualizzati. "Una lista che cresce, giorno dopo giorno", avvisa Vulpiani, "e che già nei prossimi giorni aumenterà di due unità".
Repubblica.it
(17 luglio 2008)

Blow-up

16 Luglio 2008 Commenti chiusi
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Riceviamo e pubblichiamo

15 Luglio 2008 Commenti chiusi

Gentilissima Tintarelladiluna,

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Il professor de Rita alla Fiera delle Idee

15 Luglio 2008 Commenti chiusi

La lezione di De Rita 
di GIUSEPPE TABASSO

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Chi controlla i controllori?

15 Luglio 2008 Commenti chiusi

 IL "CONTROLLORE" DELLA SANITà MOLISANA INDAGATO IN ABRUZZO

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Riceviamo e pubblichiamo

14 Luglio 2008 Commenti chiusi

La zoccola impazzita, l’igiene e il nuovo cesso pubblico a Venafro

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La fatica di vivere di lavoro

14 Luglio 2008 3 commenti
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Moni Ovadia a Piazza Navona

12 Luglio 2008 Commenti chiusi

Camilleri a Piazza Navona

12 Luglio 2008 Commenti chiusi
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Marco Travaglio scrive all’Unità

12 Luglio 2008 Commenti chiusi

di MARCO TRAVAGLIO 

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Parco off shore e basso Molise

12 Luglio 2008 Commenti chiusi
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La mappa del rischio ambientale in Basso Molise

12 Luglio 2008 Commenti chiusi
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Il potere grottesco produce opposizioni grottesche

11 Luglio 2008 Commenti chiusi

Dario Fo:
"Difendo Piazza Navona e la satira "insultante"
E’ l’unico modo civile di rispondere ad un potere violento."

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Tintarella letteraria

Molise d’amare: storie di quotidiana letteratura inutile

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Riceviamo e pubblichiamo

5 Luglio 2008 Commenti chiusi

Solo una piccola premessa: Costantino Manes Gravina è amico mio…in ogni caso..e non so perchè abbia assunto questa decisione. Me lo farò spiegare bene. 

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Monnezza, arte e cultura…Dal blog di Rossano Turzo

MONNEZZA ARTE E CULTURA NEL MOLISE

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L’ultima anticamera del nucleare…

3 Luglio 2008 Commenti chiusi
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Michele Iorio parla dei fondi della ricostruzione

25 Giugno 2008 Commenti chiusi

La notte avrà portato consiglio a don Michele, mio amico di sempre! 

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Cupaioli…siamo pronti per un florilegio

25 Giugno 2008 1 commento

Ve vuoije rengrazià

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Aquiloni, fili e vento a sfavore

25 Giugno 2008 Commenti chiusi

Grazie, Max, per il tuo commento e grazie gdm, per aver segnalato l’inchiesta di PrimaPaginaMolise che ovviamente conoscevo. La considerazione di Max mi ha ricordato un vecchio articolo, che tiro fuori spesso perchè da un po’ di tempo (sarà l’età) le cose che ho scritto da "giovane" mi appaiono piu’ attuali che mai.

Il problema è che tutte le polemiche, le grandi mobilitazioni collettive, le battaglie sono indirettamente utili a qualcosa o qualcuno e servono a fare spazio, ad aprire nuovi varchi nel potere e nei potentati:

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Ma davvero per soldi si può fare tutto?

25 Giugno 2008 Commenti chiusi
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Quel gran genio del mio amico

24 Giugno 2008 Commenti chiusi

  Franco Valente

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Apocalypse now

23 Giugno 2008 1 commento
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I morti uccidono i vivi

22 Giugno 2008 8 commenti

Video importato

YouTube Video

Una nuova inchiesta dal nome avventuroso: “Eldorado” ci spiega perchè il Molise è e sarà sempre meridione povero e sconsolato e perchè potevamo crescere e non l’abbiamo fatto. Milioni, miliardi di soldi pubblici stanziati per rimediare ai danni, già di per sè evitabili, delle frane, degli alluvioni di una terra che non è affatto sfortunata ed a cui è stato inferto, sul danno prevedibile, la beffa del finto rimedio. In questo Giugno di pioggia che ci ha restituito la speranza di non essere diventati Africa come pensavamo l’estate scorsa, abbiamo visto strade sommerse di fango dopo solo 3 minuti: asfalto aggiunto ad asfalto, su strade incassate nelle cunette piene di terra e persino di rifiuti, che non consentono all’acqua di defluire come dovrebbe. Il Molise non è una regione brulla ed ha i profumi vivi di una terra che poteva essere ricca, o almeno operosa: amara terra mia, amara e bella! Forse la nuova generazione di molisani dovrebbe avere un ricordo che non ha più, per fortuna rimosso dal tempo e dalla volontà di perderlo: il dolore dell’emigrazione. Quando partire voleva dire arrendersi, inginocchiarsi senza più forze, sotto il peso di una terra a cui il sudore non bastava mai e non serviva a farla essere sopravvivenza. E le braccia giovani se ne andavano, sconfitte non inorridite o rabbiose ma mestamente arrese. Nel dopoguerra i giovani partivano per fame, portandosi dietro la dignità. Oggi partiamo per disattenzione, lasciando in Molise il rancore. Il Molise ci sputa fuori, come fossimo disturbanti e alle giovani energie riserva emarginazione. L’intelligenza, la professionalità, lo studio, l’istruzione che altrove sono capitale qui non servono a costruire nulla. Un finanziamento per non fare ciò che si dovrebbe fare è l’emblema di un abisso in cui sprofonda la “possibilità”. Basta andare due kilometri più giù di Termoli e il varco della Puglia ci appare come una porta santa: alberghi, ristoranti, maneggi, vivai che attraggono i molisani e non solo e che sorgono sull’humus di un paesaggio che ha saputo diventare capitale vero. E noi? Noi aspettiamo che qualcuno ci assuma, perchè sappiamo bene che non vale la pena provarci da soli a sopravvivere, perderemmo tempo. Abbiamo reparti ospedalieri che funzionano benissimo penalizzati proprio per questo, annullati per far spazio ai clientes. Medici, operai, giornalisti, architetti, ingegneri, sarte, qualunque professione si spalma sul panino della pianificazione dei consensi elettorali o, ancora più profondamente, non deve essere di disturbo al meccanismo delicato della mediocrità funzionale al sistema. Quale imprenditore può davvero osare di scegliere autonomamente la propria strategia produttiva, i nomi e i cognomi dei dipendenti, dei collaboratori, dei consulenti? E quale è l’effetto, concreto, che questo continuo e pernicioso adattamento forzato crea sui bilanci e sulla crescita economica? Ci si spartisce il territorio giocando a morra con “gli aventi diritto al voto” e trasformandoli in “non aventi diritto ad altro che quello”; di elezione in elezione, di governo in governo, bisogna saltare velocemente sul treno in corsa e non è sempre colpa della politica. Non illudiamoci di essere una regione tranquilla: il giudice Imposimato molti anni fa venne a Campobasso per dire che la mafia nasce e si nutre nelle piccole devianze del rapporto tra amministrazioni locali e cittadini: un diritto ottenuto per intercessione è un’aberrazione sociale, è mafia. Il lavoro gestito, distribuito, spartito come se le professionalità fossero mandrie da marchiare, è mafia. Nessuno in Molise può davvero sperare di fare il lavoro che sa fare se non per concessione diretta e inderogabile di chi comanda. Non basta e non serve a nulla saper fare se non si è accompagnati per mano. Poi magari ci si convince anche che va bene così. E ci si convince che qualcuno che conta, potente ma illuminato, ha capito quanto siamo bravi e ci ha voluto bene, ci ha protetti, ci ha “battezzati”, appunto, come avviene nelle gerarchie mafiose. Perchè se ci fosse una vera cultura d’impresa gli imprenditori non perderebbero tempo con i figliocci e i padrini e avrebbero bisogno, senza intermediazione alcuna, di scegliere con assoluta serietà le persone giuste al posto giusto. Ma quando anche l’impresa è solo un anello della catena delle clientele di un arrugginito e cigolante carrozzone che deve solo tenere a bordo il potere fine a se stesso, la politica che conserva i nomi e non i ruoli, che preserva gli individui e non la dignità istituzionale dello Stato.  Non pianifica un bel niente ma si trascina, al traino di ciò che arraffa per caso, per fortuna quasi, come una nave che scivola in una palude e trascina alghe indistinte.  E allora, a che serve essere seri? Non rende, talvolta penalizza, spesso butta giù dai ponti ragazzi giovani in cerca di bellezza e di dignità. Questo è un luogo che non esiste, un luogo inanimato, buono solo per far sopravvivere chi vi si adatta perchè morto a sua volta.

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Carlo Giordano: uno studio sul dialetto sammartinese che è molto, molto più che questo

22 Giugno 2008 6 commenti

….

Il linguaggio non apparterrà mai all’essere parlante (poiché è istituito a priori) e il dialetto ce ne mostra, nella sua ambiguità semantica (e nell’ambivalenza del sentire), un bell’esempio. 

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APPUNTAMENTI

20 Giugno 2008 Commenti chiusi
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Magrone su Il Corriere.it

20 Giugno 2008 Commenti chiusi

«La Giustizia muore e la gente è fregata»

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Adotta un bue…ma se hai vinto, pensa a chi “sta dietro di te”.

16 Maggio 2008 Commenti chiusi

Il Molise è la terra dei Tratturi , il luogo in cui la natura e le sue geometrie perfette accompagna per mano la storia e non se ne separa. Ed è  qui che ogni anno, quando la primavera esplode, ebbra del profumo di grano e di pampini giovani a San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso, a pochi kilometri dal mare Adriatico, si ripete la Corsa dei Carri. Una tradizione millenaria che ha come riferimento forte la figura carismatica di un santo, San Leo, monaco benedettino vissuto intorno al 1300. Le sue reliquie furono rinvenute durante una battuta di caccia da Roberto di Bassavilla, conte di Loretello, tra il 1154 e il 1182. Roberto e i suoi compagni decisero di portarlo in processione su un carro trainato da buoi e fu doverosamente chiesta la presenza della Chiesa, tramite il Vescovo. Il popolo vi si aggregò spontaneamente e San Leo fu traslato nella Chiesa di Santa Maria in Pensili di San Martino. Da allora il luogo del ritrovamento divenne meta di pellegrinaggio. Fu nell’800 che Monsignor Tria diede disposizioni perchè il corpo del Santo fosse trasferito definitivamente nella Chiesa di Santi Pietro e Paolo Apostoli, nuova e grandiosa per l’epoca, dove ancora è deposto.

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La Corsa dei Carri: ha inizio la festa

24 Aprile 2008 Commenti chiusi
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La bellezza salverà il mondo?

19 Giugno 2007 3 commenti


Le Libertà
5 Novembre 2004

Tommaso Di Domenico scrisse un lungo articolo, in più puntate, sulla filologia della bellezza. Erano giorni tesi e lui trovò quel modo “folle” per dire ai suoi colleghi del consiglio regionale che si perdevano in chiacchiere. Nell’articolo che precedette questa risposta si dilungò sulla consistenza del concetto di bellezza: “La forma bella come espressione della sostanza buona” (Le Libertà, 2 Novembre 2004) Molti pensarono che ce l’avesse con D’Ascanio…

C’eravamo tanto amati

di caterina sottile

Nel Molise delle riforme infinite e della Sanità sfinita abbiamo il sorprendente compiacimento d’essere nati “poveri ma belli”! Come nella migliore tradizione della commedia all’italiana, mammà ci ha fatti nù splendore e, per citare quell’altra Commedia, “più tosta” (come diceva Giovanna Ralli all’arrivista e cinico Vittorio Gassman in “C’eravamo tanto amati” parlando del romanzo “I tre Moschettieri”): “Ove é da sapere che li costumi sono beltà de l’anima, cioè le vertudi massimamente, le quali tal volta per vanitade o per superbia si fanno men belle e men gradite…” (Convivio, Trattato, cap. VX). Dante ci perdoni, se può, dell’ingrata citazione e della minor simpatia che gli serbiamo rispetto alla smodata passione che invece abbiamo per il cinematografo. Sempre in c’eravamo tanto amati, Vittorio Gassman, passato indenne dagli spari sui monti della lotta armata antifascista, ripudia i fuochi bassi dell’idealismo e diventa uno squalo capitalista entrando nel Palazzo dei ricchi dalla porta di servizio di un matrimonio famelico ma poetico con la signorina di cui prima, erede di un corrotto, corruttore palazzinaro. Figlia di un prosaico muratore, arricchito e salito al rango di imprenditore, la giovane signorina parvenu trova la lettura dei Tre Moschettieri ardua e spinosa. Povera, sprovveduta e provinciale fanciulla, sposata per interesse soltanto a quel marpione di Gassman, ex partigiano in odore di boom economico da dopoguerra. Ella, malgrado i pochi neuroni attivi, ha però la grana del papà e può sposare lui, bello e altezzoso, pervaso da quella irraggiungibile aurea che proviene dalla cultura, dall’intelligenza e dalla lettura: due mondi stridenti che si incontrano, appunto, graffiandosi, mai adattandosi l’uno all’altro. E il compromesso storico che ne deriva é la sintesi di tutta l’evoluzione politica e culturale dell’Italia post bellica. Gli studenti, l’intellighenzia critica, le anime elette della coscienza politica italiana erano sulle montagne a sparare ai fascisti, o a morire sotto i loro spari. E chi sopravvisse a quella guerra per la libertà si trovò di fronte ad un bivio silenzioso: “Nel mezzo del cammin”…appunto. Per fare sfoggio di cultura scolastica Dante é un sempreverde, come certe Querce secolari che resistono a tutte le intemperie! Gassman, nel film di cui parliamo, non svoltò ma proseguì lungo il percorso di centro, sbandando ora a destra ora a sinistra, a seconda della natura del terreno, delle condizioni climatiche, della forza del vento. E lasciò fuori dal cancello della sua villa “da padrone” i suoi sbigottiti ex compagni di lotta: un’esile Stefania Sandrelli, un magistrale e patetico Stefano Satta Flores e un trafelato ed affamato Manfredi, che, fedeli all’ideale comunista, continuavano a fare la fame e le file, per iscrivere il bambino in un affollatissimo asilo pubblico, per fare visite mediche in degradati ambulatori pubblici, per fare surreali concorsi pubblici per insegnare in frustranti scuole pubbliche. Ma sempre cantando attorno ad un fuoco le struggenti canzoni partigiane. Solo che i fuochi erano fatti con i copertoni, per strada, ben lontani dal sacrale e stoico vigore del legno delle montagne partigiane. Il bello della parola “pubblico”, figlia infida della res publica del mio amico Marco Tullio, (Cicerone, per gli estranei) fu offuscato dal fumo di quei copertoni e dall’edulcorazione che la società dei consumi ne fece; così divenne, impropriamente e immoralmente sinonimo di scadente, secondario.

Ma, pure in quel nuotare di squali nelle piscine delle ville, templi consacrati al dio mattone, la cultura fu la verità e la via: la conoscenza, la dialettica furono armi taglienti con cui sezionare la nascente Italia industriale. Il potere era nella forza dell’affabulazione, dell’istruzione che non era ancora patrimonio collettivo. Il Bello coincideva con il sapido; la fluidità dell parola e la profondità del pensiero erano luce di cui beltà splendea il Princeps che, da quel momento in poi diviene tesoriere del benessere diffuso e della democrazia consolidata sul cemento armato. E fu proprio in quegli anni magici che sulle note delle belle abbronzatissime come il carbòn e del mondo che non si é fermato mai un secondo, con una evoluzione idiomatica subliminale quanto soporifera, Democrazia divenne solo una contrazione di Democrazia Cristiana. Soprattutto in Molise. Il democristiano era un gran bel figo, malgrado avesse quasi sempre le sembianze di Andreotti, e dava di sè l’immagine della complessità intellettuale, della contraddizione, per i più rompiscatole e gli stalinisti sempre in vena di rivoluzioni; ma, comunque, era un uomo di cultura, di grande carisma e di indiscussa qualità intellettuale. Il bello diventò “bravo assai”, buono, istruito come un professore. E potente, come lo é soltanto la bellezza austera nell’ideale platonico dei “Migliori”. Il democristiano del bi-ventennio post bellico é un illuminato popolar-aristocratico, convincente e seducente, e quindi bello, coram populi.

Da cotanta bellezza il Molise fu fortunato sedotto, e condotto. L’Italia divenne bellezza al bagno delle movimentate estati del gegegè di Rita Pavone. Benché, di tintarelle di luna e di falde del Kilimangiaro in Molise, forse, se ne sentirono solo sparuti echi lontani: qualche martello pneumatico qua e là, fra una cementificazione e l’altra; ma di nessun disturbo. D’altronde, non posso dirlo con certezza; non c’ero ancora. Al platonismo democristiano seguì però il Craxismo romano. E lì, furono cavoli e merenghe, reggae music e disco dance. Una pioggerellina di monetine si portò via l’ideale estetico della purezza e della bellezza dell’anima, di qualunque sfumatura di grigio fosse. Da quel momento, forse a causa di un imbarbarimento del gusto comune, la solennità mistica della bellezza si stemperò fra i miti nascenti della appariscenza. Più che mistica, mistificante. E il bello ebbe bisogno del paradosso di sè per essere percepito da una folla incapace di riconoscerlo, diseducata alla sua percezione. Si ricorse agli orpelli delle bandane per captare lo sguardo assente di un pubblico abituato ai colori forti, ai suoni assordanti e non più avvezzo a cogliere le sfumature, le essenze sublimi della bellezza pura. Dal “sensismo” del secolo dei Lumi al sensazionalismo del decennio delle luminarie i molisani, belli e impossibili, rimasero se stessi, nella assorta contemplazione dei treni che partono sempre troppo presto e non danno il tempo di riflettere. E se ne sono portati di belle idee, quei treni diretti a Nord; di favole belle che non ci illusero mai, neppure un po’! Partiti, tra una chiacchiera e l’altra, con un carico di intelligenze e di cultura, di braccia, di menti e di cuori (cito un bel colpo di genio di Tommaso Di Domenico) sottratte al Molise, senza ricevuta di ritorno. Dostojevki diceva che la bellezza salverà il mondo. Era il tipo che scrisse “l’Idiota” e “Delitto e castigo”. Sveglio era sveglio, e potrebbe aver ragione. Perché non dargli fiducia, bell’è mammà?

ELEZIONI: Orgoglio ruvido, ovvero, abbasso i Giovani!

24 Aprile 2007 5 commenti


Kikko O’ Sarracino mi invita a dire qualcosa di cattivo, e vorrebbe che fosse una cattiveria “di sinistra”. Serpenteasonagli spara trikketrakke e lariulà, “sibilando” che Vittorino tentenna. Evvabbè, fàmose stò tango! Io, un forte pregiudizio “ab imis”, come direbbero i giuristi sopraffini, sui candidati fin qui pervenuti ce l’ho, ed é profondo ed insanabile. Sono tutti dei Giovani, e lo sono epidermicamente, molecolarmente, irreversibilmente. Nicola é un gentiluomo, mediatore moderato anche in questo; ma Facciolla e Luigi sono due scalmanati faziosi ed é un dato politico-carristico inquietante; non c’é alcuna possibilità che possa mai incontrare il mio consenso. Per Vittorino e Gino, detto Luigi, c’è però la possibilità condono delle colpe biancocelesti perchè condividono con me la fede juventina.  Ma essendo notoriamente incorruttibile, questo dato verrà ignorato dalla Corte. Sui Giovani mi esprimerò con i fatti. (punto)

Incompatibilità cromatiche a parte, Vittorino Facciolla non tentenna, pare. E se in cuor suo lo avesse fatto per qualche secondo, non lo darebbe a vedere. Il partito Democratico apre spazi infiniti, ma non incondizionati e proprio ora, e mai più di ora, richiede personalità e intelligenze nuove.

E poi c’é la responsabilità della volontà di mille elettori che hanno partecipato alle primarie.Vittorio ha ricevuto una investitura che vale mille persone, mille strette di mano che non si possono liquidare per giocare allo scopone scientifico. Ci ha messo la faccia e chi lo ha votato alle primarie lo ha scelto relativamente a quel contesto ed al gruppo a cui appartiene. Dato che non é sfuggito ai ds, a cui, ribadisco, bisogna dare il merito di una dimestichezza con la dialettica istituzionale che nessun altro dei nuovi attori di questa campagna elettorale ha ancora acquisito pienamente.

Esserci ora significa non delegittimare la storia ed i lunghi percorsi degli individui e dei partiti che hanno portato alla nascita del PD. All’interno del centro-sinistra di San Martino, ridurre la discussione politica ad una battaglia navale per affondare la “nave Totaro” significa ignorare la sua dimensione politica e considerarla scollata e distinta dal partito democratico. E questa é una fesseria. Mario Totaro é il sindaco uscente di una coalizione che ha vinto proprio anticipando gli equilibri e le convergenze del PD. E inoltre, Francesco Totaro é il candidato regionale eletto con il maggior numero di voti a San Martino e uno dei pochi consiglieri regionali del centro-sinistra che ha potuto arginare l’onda anomala della maggioranza regionale. Ci piaccia o meno, i dati sono questi.

L’alternativa può senz’altro essere un progetto civico, anti-politico e bla bla bla, ma é pensabile affrontare le elezioni, fossero anche solo di San Martino in Pensilis, senza stabilire alcuna linea programmatica che implichi un legame con i riferimenti regionali e nazionali? Ed é verosimile che chi vuole davvero amministrare possa “stracafottersi”
della scienza dei numeri e della coscienza dei contenuti?

Se devo dire una cattiveria, ne dico due: l’area generalmente considerata alternativa alla sinistra che ha scelto Nicola, ha fatto bene, ma Kikko ha sottolineato come Di Bello, in questi giorni, suoni campanelle della ricreazione e richiami Michele Iorio ai suoi doveri di stratega, rivendicando un ruolo più incisivo per AN. Mò, dico io, da quando in quà si muove foglia che Michele Iorio non voglia?

Per il popolo di sinistra, invece, avrei voluto, sinceramente, che Luigi Di Bernardo avesse un ruolo centrale in un’unica lista; perché ha capacità decisionali come pochi e perché ha ancora in sé il dna di un partito, o il batterio, se volete, della cultura delle sezioni. Ne sentiremo la mancanza quando l’ultimo dei centralisti democratici avrà abdicato al caos degli “one show men”. Se ha scelto diversamente, ha ragioni legittime e sicuramente ne ha calcolato rischi e vantaggi.

 

Facciolla, mi é stato riferito, non ha gradito che io l’abbia definito “ruvido”. Ma ruvido è, e se desidera posso usare un sinonimo, una metafora, un eufemismo. Proprio perché mi é simpatico posso sostituire “ruvido” con “superficie che provoca attrito”. E voglio vedere chi può affermare il contrario!

Comunque, volevo un sindaco dei Giovanotti, o almeno un assessore al bilancio, alla cultura, chessò, ai lavori pubblici. Tranne che alle Pari Opportunità. Per favore, risparmiateci le Pari opportunità;
metteteci una dei Giovani, che noi giallorossi siamo uomini duri.

Arturo Giovannitti: la libertà delle parole

19 Aprile 2007 4 commenti


Arturo Giovannitti: la libertà delle parole
Il prossimo 1 Maggio ad Oratino si terrà la cerimonia di consegna del premio di Poesia dedicato ad Arturo Giovannitti, poeta e politico, sindacalista e filosofo.

Sindacalista, rivoluzionario, un idealista fra la gente povera, la gente che lavora e subisce i soprusi di chi il lavoro lo compra e lo vende. In cerca di draghi e di mulini a vento da catturare con la dialettica della politica, da afferrare con i lacci della Giustizia, Giovannitti dette un senso alle sue letture filosofiche ed al suo studio febbrile, in mezzo agli operai americani dei primi anni del ’900. Uomini e donne stritolati dal ferro delle fabbriche, scantinati delle sale da ballo luccicanti del sogno americano. Un matto, partito dal Molise perché considerato pericoloso persino dai suoi genitori, che erano persone per bene e lo avevano fatto studiare all?Istituto Mario Pagano di Campobasso.

L’Associazione Culturale “Arturo Giovannitti”, di Luca Fatica, insieme al Quaderno di Segni coontemporanei “Altroverso” di Valentino Campo e Fabio Mastropietro hanno ideato anche la IV Edizione del Premio nazionale di Poesia.

La poesia scelta da una giuria di esperti e con il contributo di una giuria popolare sarà premiata ad Oratino, il 1 Maggio 2007, dalle ore 18,30.

Arturo Pericle Tommaso Giuseppe Giovannitti aveva tanti nomi quanti gli spiragli che la sua anima divinamente colta scavava nel tunnel della provincia molisana. Parte da Ripabottoni negli anni in cui cominciano le repressioni contro i primi germogli di socialismo e arriva in Canada, a Montreal. Accede alla presbiteriana Mc Gill University e segue i corsi di teologia. Di Dio ha una concezione intellettuale, sublimata da una attenzione per ?le cose umane? che eleva ogni nuova idea, ogni legame con la realtà a conquista dell?intelligenza. La sua concretezza è piena di passione, mossa da un illuminismo indottrinato dalla sensibilità di poeta. E Dio è il respiro del poeta oltre l?orizzonte del mondo materiale.

Finisce a fare il pastore in un villaggio di minatori della Pennsylvania e come Simone Weil, la difficoltà disumana di quelle vite anonime e così assolutamente vere trasforma un ragazzo di Ripabottoni in uno dei più importanti testimoni della storia moderna. Completamente coinvolto dal bisogno di trovare una via concreta per difendere i diritti dei lavoratori, si trasferisce a New York per iscriversi alla Columbia University. Nei primi anni del ?900 farà parte della Industrial Workers of the World, organizzazione sindacale in cui opera insieme a Carlo Tresca. Scrive per “La Plebe” e diventa direttore responsabile de “Il Proletario”. Sono gli anni delle lotte sindacali e dei grandi conflitti di classe che cambieranno per sempre l?America del sogno irrealizzato. Nel 1912 Arturo ha soltanto 28 anni ma gli accade qualcosa che consegnerà il suo genio alla storia: a Lawrence, nel Massachussets, durante un drammatico sciopero in una fabbrica tessile viene uccisa una operaia poco più che adolescente, Anna Lo Pizzo. Un incidente che venne immediatamente usato per destabilizzare il sindacato. In mezzo agli operai, infatti, c?erano i dirigenti della I.W.W, Carlo Tresca, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Nomi noti nel lungo elenco dei morti innocenti. Sacco e Vanzetti saranno giustiziati sulla sedia elettrica e Tresca morirà in un agguato nel ?43. Con loro, fra gli scioperanti ci sono anche Joseph Caruso, Joseph Ettor e Arturo Giovannitti. E tutti vengono ritenuti colpevoli di quella morte.

Il processo, piuttosto che zittire l?opinione pubblica finisce per scatenare un dibattito di enorme portata. Persino Benito Mussolini, ancora socialista, si mobilita dall?Italia per dimostrare l?innocenza di quel compatriota che in America si batte per la causa dei lavoratori e dei poveri. Ma al processo Arturo Giovannitti difende se stesso con una arringa che tuona sulla coscienza collettiva dell?America e diventerà un manifesto di lotta contro il sopruso e l?iniquità: ?Appello alla Giuria? è il titolo di un monologo che sembra un coro, voce di chi viene fatto tacere con gli spari o con i processi intimidatori.

In quei mesi aveva scritto “The Walker”, uno schiaffo ai dormienti e agli insipienti che divenne icona della nuova letteratura: ?Fermati, fratello mio, perché non è solo una chiave che può aprire il cancello..? Prese la parola nell?America che sparava alle gambe di chi urlava e replicò con la sintesi di ciò che era, con il risultato di ciò che aveva letto e studiato e scritto. Usò le parole. Nulla è più rivoluzionario di questo. Usò le parole perché ne conosceva benissimo la pericolosità: come Socrate, come Cicerone, come Gesù.

Se non fossero bastate a risparmiargli la sedia elettrica, sarebbero comunque sopravissute a lui. E sarebbero arrivate ben oltre la traiettoria di uno sparo, ben oltre i mattoni gialli della sua prigione ed i passi ossessivamente contati di un prigioniero insonne. Ben oltre le chiavi ed i cancelli di un mondo in cui, per fortuna, la violenza è sempre illetterata e le parole possono creare pace. E possono rendere liberi anche gli uomini incatenati ad una idea scomoda.

E’ un matto, Giovannitti; un matto autorevole come talvolta accade a chi rende conto a se stesso soltanto. Ed é lieve, per la stessa ragione, come lo sono i poeti.

caterina sottile

Questa é una sua poesia dedicata a Mussolini.

A MUSSOLINI

Un uomo può smarrire la propria anima per un solo giorno
di gloria ed esser tuttavia considerato saggio,
od anche gettar via la propria vita in un travestimento,
come re e sacerdoti e giullari, ed ancora

essere risparmiato e considerato eroe, se solo finzione
ha potuto conoscere. Ma cosa dire di colui che con onestà
tenta e fallisce, e la fama ottiene poi con la menzogna?
Come conoscerà il giudizio della storia?

Ecco: non v’è grand’uomo, orfano di
un poeta che con la sua arte lo celebri
per come egli è, in un potente canto

che romperà l’eterno silenzio.
Duce, dove è il tuo aedo? Nell’umanità intera
l’unico poema che hai ispirato è questo.

http://www.arturogiovannitti.it/bio.htm

http://www.ripamici.it/persone/arturo.html

http://www.literary.it/PREMI/premio.asp?Subject=2142502232

W.A. Michele Mozart

8 Novembre 2006 Commenti chiusi

Michele Iorio, di Forza Italia, a capo della coalizione di centrodestra, è stato confermato presidente della regione Molise. Ha ottenuto il 54,014% dei voti; il candidato dell’Unione, Roberto Ruta, il 45,86% dei voti.

Iorio: 112.152 54,14%
Ruta: 95.010 45,86%
Elettori 327.637   Votanti 213.283 65,10%
Schede bianche 2.100   Schede non valide (bianche incl.) 6.121  
 
Michele Iorio, rieletto presidente della Regione Molise con il 54,015% dei voti – contro il 45,984% dello sfidante, Roberto Ruta (Margherita) si appresta a ricoprire questo mandato per la terza volta, dopo la nomina nel 1998, quando militava nel Ppi, e nella precedente legislatura, come esponente di Forza Italia

Di chi sono i 112.152 voti che hanno di fatto ricostituito il centro, profondamente radicato nella cultura elettorale del Molise, che negli anni del dopoguerra era la democrazia cristiana ed oggi è diventato propagazione di un elemento carismatico individuale? Michele Iorio è diventato il riferimento inossidabile di una attesa popolare che va sempre più semplificandosi, banalizzandosi: il Molise chiede aiuto. Non basta più la prospettiva di un lavoro, chiede una risposta diretta, brevi manu. Non bastano i programmi, i percorsi a lungo termine, serve un elemento tangibile da mostrare. E non si tratta solo di degenerazione clientelare ma di cogliere l’urgenza di un respiro corto con cui le famiglie si misurano ogni giorno. Il “si va bene” è la risposta paradossalmente più concreta, molto più percettibile delle pianificazioni quinquennali o decennali.

Ci si dilania a descrivere questo peronismo a misura di Molise come la peggiore espressione della demagogia berlusconiana. E invece hanno avuto matematicamente ragione. Gli eletti, a destra e a sinistra, lo sanno. E ancora meglio, lo sanno i non eletti. Tutto questo mentre nel centro sinistra si continua a fomentare rivalità interne inutili, persino volgari. Perchè il Ministro Antonio Di Pietro osanna, pur legittimamente, il risultato dell’Italia dei Valori tagliando più a fondo in una ferita che forse andrebbe ricucita, non allargata?

E chi ha lasciato 15.000 voti liberi di andare verso un centro destra che non può ragionevolmente rappresentarli davvero tutti? Molti sono il risultato della povertà rumorosa che percorre questa regione come un’onda anomala, passando su alberghi bellissimi, su ville incompiute, su aziende fantasma o su imprese vere ma in affanno. Una povertà che non è assenza di lavoro ma negazione del valore del lavoro: proviene dalla creatività negata, dalla frustrazione delle professionalità, dall’omologazione del “prodotto lavoro”. Se non serve essere bravi il flusso naturale della produttività si ferma e ci si impoverisce. E si parte, lasciando al Molise un crescente bisogno di idee.

Moltissimi sono causa diretta della sinistra pigra, quella che genera presunzioni di innocenza, o finte innocenze presuntuose. Una sinistra abituata a sopravvivere a se stessa e dentro se stessa che non ha mai imparato a confrontarsi con i numeri e con l’evoluzione del territorio. Altri provengono dell’inerzia serva dei privilegiati a cottimo: quella brutta razza di elettori che si consegna sempre al vincente di turno perchè considera il lavoro un osso a portata di muso e le Istituzioni una coreografia di cartone. Molti sono dei privilegiati precari: quell’altra brutta razza di elettori che non hanno mai lavorato davvero e che “sono di sinistra” perchè quando c’è da lavorare possono fare sciopero e “di destra” perchè quando i raccomandati non sono loro, allora le raccomandazioni, le ruberie, non ci sono più le mezze stagioni e i politici sono tutti uguali..e bla bla bla. La maggior parte però sono della gente per bene che ha bisogno d’aiuto, perchè non vorrebbe mai aver bisogno di aiuto. Quella gente che sa che studiare non serve se non puoi accedere alla specializzazione, o se non puoi sperare di cominciare a lavorare subito dopo la laurea: un anno di ritardi e sei fuori da tutto. Inutile spiegare a queste persone che la Politica, non gli individui che la rappresentano, dovrebbe garantire questi diritti fondamentali.

La metà di quei voti “di troppo” che hanno spostato molte tegole sul tetto del Governo nazionale sono di Angelo Michele Iorio, assolutamente suoi, che di tutto questo zoo conosce bene i colori, gli odori, i suoni e lo amministra, con calma. Eppure, Roberto Ruta si è assunto tutta la colpa della sconfitta. Se solo a Termoli nascono quattro mega supermercati che fanno chiudere i negozi a gestione familiare o se l’Università Cattolica rischia di diventare succursale di un qualunque piccolo ospedale molisano, o se dopo i tagli della finanziaria agli enti locali l’aver detto no alla centrale turbogas di Termoli ha solo significato non averne in cambio nulla oltre alle tossicità ed ha indotto i piccoli comuni ad accettare pali eolici per 200.000 euro che sostituiscono i fondi dello Stato, e se, a tutto questo, il centro sinistra non è mai stato davvero estraneo o antitetico, perchè non votare Iorio?

Ma c’è anche un problema dialettico che riguarda la cultura politica, l’etica. Il sentore di quanto sia sproporzionata la statura tra la persona di Iorio ed il centro sinistra di queste elezioni è che nessuno, tranne Augusto Massa, ha ritenuto di dire pubblicamente che no, caro Roberto Ruta, la colpa non è solo tua. Nessuno che abbia avuto il buon gusto e la furbizia politica di raccogliere quel bel bouquet di diplomazia lanciato da Ruta a pochi minuti da una sconfitta drammatica.

Roberto Ruta ha mantenuto la calma. Ha detto, ed è strano che nessuno ne abbia colto l’importanza, che “no, non si può vincere a qualunque costo.” Ed ha spento qualunque spiraglio di polemica sulla finanziaria e sul Governo nazionale di cui fa parte. Si è assunto tutto il merito di un “no” alla vittoria per la vittoria e la responsabilità di una paura, per quanto ingiustificata, che serpeggia tra gli elettori. Ho sentito persino dei pensionati che vivono con 700 euro al mese temere per l’aumento delle tasse di Prodi, che ce l’ha con i miliardari da 700 euro al mese… La propaganda subdola della cattiva informazione ha generato mostri di comicità.

Però, per continuare a sperare di avere ancora ospedali gratuiti e medicine al costo di un euro qualcuno dovrà risanare un bilancio disastroso proprio a causa di tutte quelle elargizioni pre e post elettorali che gli elettori scambiano per generosità. E non è populismo, uguale e direttamente proporzionale, anche quello degli estremisti che sfilano nei cortei per protestare contro la finanziaria che il loro stesso Governo ha dovuto mettere a punto? Non è demagogia anche quella? La stessa cosa è accaduta in Molise. Stessi tarli a misura di consiglio regionale.

La strana scrematura che emerge da queste elezioni sembra un risultato letto al contrario, una sorta di pentagramma su cui si leggono note stonate. Trovo quantomeno rude che il Ministro Di Pietro intervenga solo per dire che Roberto Ruta era un candidato sbagliato; non è così e non è dialetticamente dignitoso sminuire ciò che è accaduto in Molise, pochi mesi dopo la vittoria del centro sinistra in Italia, ad un problemuccio di nomi e cognomi. Non da parte di un Ministro di questo Governo, che, Antonio Di Pietro lo sa bene, ha scardinato un pasticcio demagogico-istituzionale molto peggiore di quello molisano. In ogni caso, un progetto politico imponente non si infrange soltanto su un nome e comunque quel nome era assolutamente all’altezza. Questa volta l’emorragia è stata generale.

Tutti i candidati del centro sinistra hanno perso una parte del loro elettorato che non vuol dire perdere voti in assoluto, ma perdere rappresentatività nei loro bacini tradizionali. Se di elettorato tradizionalmente di centro sinistra parliamo; perchè proprio quello dell’Italia dei Valori proviene da un contesto in fondo esterno e diverso. L’affermazione della Lista Di Pietro segue una scia coerente con il successo di Michele Iorio e della sua coalizione. In queste elezioni ha prevalso il voto di centro, che a sua volta ha puntato su candidati che già avevano responsabilità di governo.

Però, va sottolineato che il protocollo, il metodo con cui si comunica la politica, ha una grandissima importanza; di solito presume i contenuti e la levatura di chi li espone. Augusto Massa ha avuto l’eleganza e l’autorevolezza di elevare a casus politico la responsabilità della sconfitta portando in questo modo la discussione su un piano alto. Dare addosso a Roberto Ruta mi sembra obiettivamente un modo di ridurre l’analisi di questo voto a bisbiglio, provocazione. Tanto più mettere in discussione il centro sinistra nazionale.

D’Alema, a Campobasso, aveva espresso un concetto semplice ma finissimo: “Nella politica c’è una logica, ed è questo che sfugge a Berlusconi.” E invece a Berlusconi, e soprattutto a Michele Iorio, non deve essere sfuggito affatto che in Molise non c’è alcuna logica tra i coinquilini di D’Alema. Per fortuna ci sarà lui, tutor e totem democristiano, a coordinarne le inconciliabili diversità.

Benevenuto, Lorenzo!

14 Agosto 2005 Commenti chiusi

Le Libertà, 21 luglio 2005

Benvenuto, in questo Molise che ha bisogno di sperare.
Di caterina sottile

Sono le 10,30 del 19 Luglio 2005. Arrivo alla fermata autobus dello zuccherificio del Molise pensando che 13 anni fa L’Italia ha perso Paolo Borsellino. Tredici anni non bastano a rimarginare la ferita di una sconfitta con tanti eroi e poche certezze. E’ un giorno di Luglio rovente e le auto sfrecciano aggressive in quel tratto di strada troppo largo per essere attraversato senza farsi un segno di croce. I grandi pensieri, le grandi speranze, le riflessioni collettive si confondono con la quotidianità semplice ma non facile del Molise.

Non ho grande dimestichezza con i pulmann e quella strada trafficatissima mi sembra subito impossibile da affrontare per raggiungere la fermata dell’autobus per Campobasso. C’è un ragazzo giovane che aspetta lo stesso pullman, gentilissimo ed evidentemente meno sorpreso di me per quella fermata così rischiosa. Se si viene dalla zona industriale o da Larino, da San Martino, da Ururi, da Portocannone è molto più comoda rispetto al terminal di Termoli: é facile parcheggiare e ci sono dieci minuti in più che si conciliano col mio ritardo cronico.

Ricordo Via D’Amelio, tredici anni fa e guardo gli autotreni fumanti incrociarsi maestosamente tra lo zuccherificio e il gessificio. La temperatura è altissima e lo smog asfissiante. E penso che queste persone lavorano sul serio: autisti, operai, tecnici che passano giornate intere sulle strade, sotto un sole che non assomiglia a quello delle canzoni estive, ma brucia e stanca; giorno per giorno, anno per anno. Rincorro il pullman che arriva dall’altra parte della strada pensando che Dio mi aiuterà. Il “circuito di Monza” è meno rumoroso e soprattutto meno pericoloso e ci si sente più tranquilli, dalla rassicurante distanza degli spalti. Ma devo attraversare e corro il rischio.

Decine di pendolari salgono ogni giorno sugli autobus per e da Termoli, decine di lavoratori che da Campobasso e dai paesi vicini raggiungono le fabbriche, gli uffici, le scuole. Ed altrettanti seguono il percorso contrario. Sbraito un po’ con il ragazzo che con grande cortesia mi aiuta persino ad attraversare: lavora a Termoli, in fabbrica, ma abita a Campobasso. Quella strada la percorre ogni giorno e la conosce benissimo. Oggi lo hanno richiamato dal lavoro perché al Cardarelli di Campobasso sta nascendo suo figlio. Si chiamerà Lorenzo!

Provo una sensazione intensa; lui è emozionatissimo, di una dolcezza che lo fa sembrare persino troppo giovane per avere già due figli. Lorenzo non ha voglia di aspettare né che papà finisca il suo turno di lavoro, né tantomeno ha intenzione di aver pazienza rispettando gli orari degli autobus. Il telefono del neo papà continua a squillare e l’autobus finalmente arriva. Partiamo, facendo un tifo sfrenato per Lorenzo e per la sua mamma. E’ un giorno speciale, davvero singolare, pur nella ordinarietà di un viaggio in pullmann.

In questo Molise in cui molte cose non vanno proprio bene, Lorenzo, suo malgrado, ha rimesso a posto i tasselli mancanti fra i pensieri confusi che mi portavano così lontano, in fondo al cielo del Sud. Il coraggio di vivere e di costruire tiene in piedi questa regione stanca ma non sconfitta. Questo bambino ha scelto un giorno bellissimo per nascere: ha riafferrato quel filo di Morale e di Ragione che qualcuno aveva spezzato tra le mani di Paolo Borsellino. Ora non lo sa e probabilmente dorme pacificamente vicino alla sua famiglia. Ma quel viaggio in pullmann che papà ha fatto per aiutarlo a nascere vale tutto l’oro del mondo.

Quando sarà grande forse qualcuno avrà finalmente trovato una soluzione migliore per quella fermata all’ultimo respiro ma è magnifico che la vita riesca a manifestarsi ovunque e comunque, in tutta la sua travolgente bellezza! Auguri, Lorenzo!

emozioni

23 Febbraio 2005 Commenti chiusi
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Sebastiano Rosso: conversazioni con un gigante seduto

7 Febbraio 2005 3 commenti


a.d.2002
20 giugno
Elezioni provinciali

Le Libertà

Gentilissimo Sebastiano Rosso,
cosa è realmente successo lo scorso 9 Giugno? Abbiamo preso troppo sole? Abbiamo rifatto le suole? (Come appariva in un comunicato DS qualche mese fa) O, semplicemente, abbiamo avuto un impeto d’orgoglio e ci siamo detti: “Vuoi vedere che basta non votarli per spaventarli?” Antonio ventresca, uomo di centro e di ottima stoffa non era affatto un candidato sbagliato. Perchè non era per lui il veto chiaro espresso dagli elettori. Forse ci eravamo soltanto stancati di questo clima vacanziero, con gente che viene e gente che va e che non prende mai decisioni che riguardino realmente noi. E ci siamo stancati anche di questi conti che all’improvviso non tornano più; di tutti questi miliardi di miliardi di debiti che ddobbiamo coprire presto, subito, anzi, prima che sia troppo tardi. Prima delle ultime elezioni politiche dovevamo tutti partire per Honolulu, tanto ci avrebbe pensato il Cavaliere a pagare il biglietto. Ora, neanche il tempo di partire, dobbiamo venderci i monumenti, pagare le medicine, subaffittare il giaridno di casa alle multinazionali dell’energia. E che è successo? Eppure, dico davvero, l’ultimo periodo del governo Berlusconi a me sembra il più serio e il più concreto. La Maggioranza assume le decisioni che andavano assunte e l’Opposizione non disturba neppure un cinin! Ciò che appare inquietante è questo smottamento che proviene dal centro, una specie di tumulto sordo che preannuncia un’eruzione di quelle storiche. Sarà una di quelle maledizioni bibliche della serie: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”? Chissà, forse Sansone s’è tagliato i capelli a Sesto San Giovanni, il presidente lo ha preso in giro e lui s’è innervosito! In tutta questa irresistibile massa lavica le polemiche riguardano il conflitto di interessi e le televisioni. Certo, l’Informazione è il solo mezzo con cui è possibile concretizzare la Democrazia: la conoscenza dei fatti e delle persone consente la partecipazione efficace e continua del cittadino alla cosa pubblica. Quando le informazioni non rispecchiano la realtà dei fatti il cittadino ha una immagine parziale e distorta di questioni che lo riguardano direttamente. L’opinione e la reazione che ne derivano sono altresì distorte ed errate. L’Informazione è dunque un diritto fondamentale, come la vita, la salute, la libertà. Ma allora perchè ci facciamo defraudare di diritti tanto essenziali così allegramente? Ammesso, e non concesso, che i vari potentati di italica tradizione ci possano garantire lavoro e benessere, che ce ne facciamo senza la libertà di opinione? Finchè le seduzioni delle americanate televisionarie ci faranno pensare che i soldi, peraltro altrui, garantiscono benessere e libertà e non piuttosto che la libertà è la base essenziale del progresso e del benessere, dovremmo preoccuparci di questo “azzurrino” che si fa chiamare “alternativa democratica al regime comunista”. A parte che il comunismo è una cosa seria, è difficile capire dove sia l’alternativa democratica! Alle strategie sofisticate e travestite da banalismi popular dei forzaioli in crisi d’astinenza da potere, forse, ma solo forse, è preferibile una Sinistra ondivaga ma intelligente, un po’ arrogante e un po’ fessa, che si appella alla saggezza e si arrovella tra gattini bizzosi che le mordicchiano le caviglie e leonesse in gabbia che fanno le fusa. Ulivo nuovo e olio vecchio. E Di Pietro che non sta fermo un attimo. Chissà se va!, cantava Raffaella Carrà. Certo, meglio un Governo precariamente forte che un governucolo fortemente precario come fu quello dei cento giorni e di un milione di posti di lavoro: abbiamo ancora i brividi! E a Campobasso cosa capitò? Io ero lì quel pomeriggio in cui credevamo di non aver capito bene e sorridevo a denti stretti, come tutti, per Augusto Massa e per quel venticello nuovo che soffiava in Piazza della Prefettura. La credibilità paga, almeno quanto gli appalti e gli spari incrociati. Anche se a Termoli, più che la voglia di Sinistra poterono i duelli notturni di Forza Italia. I nobili sono vendicativi, figuriamoci se avrebbero ignorato il guanto lanciato alle recenti elezioni comunali! Non ci sono molte differenze nei piani alti del potere, i comportamenti finiscono per omologarsi e le faide si compiono a destra e a sinistra con uguale intensità. Ma nella ovattata “Piazza dei Nodi al Pettine”, quel bel pomeriggio frizzante ho visto facce strane che non ricordavano più come si sorride. Ho visto un abbraccio roccioso come le pareti del Savoia. E mi sono ricordata in quel momento cosa voglio essere e cosa non voglio essere. Al di là degli assessorati e delle spartizioni lievitanti, e ne vedremo di stranezze, ho capito perchè taluni preparano le strategie ed altri le subiscono. Perchè la mia generazione ha fatto appena in tempo a votare Andreotti o Berlinguer: male che andava, sceglievi comunque la Storia, il pensiero portante di questa o quella visione delle cose. Io ho espresso il primo voto della mia vita in quelle famose elezioni politiche in cui il PCI raggiunse la DC. Era morto Berlinguer ed io debuttai come elettrice votando per lui. Nulla mi legava e mi lega a quella ideologia, il catechismo tutti i Giovedì ed una splendida maestra delle Elementari innamorata di Indro Montanelli mi avevano dato una educazione assolutamente lontana dalle dottrine di Marx. Fu la forza della televisione, Togliatti l’avrebbe detto, la solennità che filtrava attraverso le telecamere puntate su quel funerale austero, non tanto l’emozione ma la sensazione di compattezza di tutte quelle persone raccolte attorno ad “Enrico”, come loro lo chiamavano, a stregare i miei 18 anni. Gli anni in cui a Termoli i cattivi votavano “Girolamo” e se mai si macchiavano delle colpe del capitalismo sapevano di affidare l’anima ad “uno esperto”! Oggi, a chi la vendiamo l’anima? Al ballottaggio per l’elezione del Presidente della Provincia di Campobasso. finalmente, ci siamo trovati di fronte a due nomi sulla scheda che rappresentavano qualcosa, che erano espressione diretta ed inequivocabile di un mondo, di una cultura, di un percorso condivisibili o deprecabili. Ma c’erano due nomi tra cui scegliere sul serio. In tal senso penso che Ventresca valga almeno quanto Massa, perchè rappresenta la sua antitesi, l’altra visuale del mondo. Due nomi emersi da una sorta di selezione naturale che evidentemente proviene da una strategia, da una organizzazione armonica e razionale delle cose, non solo una corsa disordinata alla poltrona; e sono moltissimi coloro che ultimamente hanno confuso le poltroncine dell’anticamera con il salotto e vi si sono assiepati esausti. La Politica non è una faccenda facile, richiede molta pratica, come il calcio: se non sei nato attaccante devi stare in difesa e se non hai le spalle per fare il terzino stare a centrocampo, senza per questo perdere il senso della squadra. Alla fine vinci con gli altri. Ma i tiri in porta devi lasciarli fare a chi ha le gambe e la fantasia, e non si risparmia mai! Come nell’ultima partita col Messico: ottanta minuti di tecnica, di freddezza e di confusione e poi un colpo di testa e di cuore che si porta dietro un boato. Del Piero ha visto meglio degli altri, ed ha avuto coraggio. E la rete, in fondo, era lì, per chi sapeva vederla!

01 settembre 2002
Le Libertà

Gentilissimo Sebastiano Rosso, che già il nome si scompone agli occhi
del lettore, come scatole cinesi: chi ama lo sport pensa si tratti
del nome di un campione, scritto in modo errato. Chi ?crede? di aver
letto Campanile pensa si tratti di uno di quei suoi allucinati viaggiatori, perennemente seduti nello scompartimento sbagliato, del treno
sbagliato, del viaggio sbagliato. E chi poi?abbassare la voce,
please?ha ?fatto il ?68?, pensa si tratti di un rivoluzionario
stanco, di quelli che sapevano a memoria le canzoni sul Che e fumavano
soltanto marijuana biologica, prodotta senza pesticidi!
Dunque dicevo, gentilissimo Sebastiano,
qualche giorno fa il ?Manifesto? pubblicava un articolo in cui si poneva un interrogativo inquietante: ?Padre Pio è di Destra o di Sinistra?? E Diego Gabutti, su ?Il Nuovo? seguiva, spezzandolo allegramente, il filo logico di quell?interrogativo chiedendosi e chiedendoci se ?Siamo filosofi o caporali? Più che una critica della ragion pura io vorrei che mi aiutasse a fare una critica della *Region* persa. Per esempio, parliamo di Sanità.
La cattiva gestione del ‘patrimonio umano e sociale del Molise’, come lo
chiamerebbe un qualunque illuminato assessore, che in pratica sono
le persone che abitano in Molise, è un problema della Destra o della
Sinistra? Poniamo che un componente del patrimonio suddetto, cioè uno
di noi, si senta male e, per esempio, gli capiti di andare in uno dei
bellissimi ospedali del basso Molise e magari, soltanto perché è
sfortunato, gli capiti innanzitutto di doversi giustificare di essere
malato, e, nell?ansia di ciò che potrebbe accadergli, osservi anche
che ci sono moltissimi medici, magari giovani, in grado di operare in
Molise con la stessa preparazione e lo stesso entusiasmo con cui
lavorano i colleghi dei centri più grandi, ma che devono, non si sa
bene come mai, adeguarsi ai ritmi atavicamente lenti di quel tipo di
Sanità che si usava quando i soldi c’erano e nessuno considerava i
pazienti come clienti, come sponsor preziosi, ma soltanto come
scocciatori di passaggio tra una sigaretta e l’altra.

Le riesce di immaginare come si sente un malato trattato con sufficienza da un medico? Può immaginare cosa vuol dire perdere un padre dopo averlo
accudito per giorni in ospedale? Portarlo a casa con una diagnosi di
quelle tanto vaghe quanto trascurabili, quel tipo di diagnosi che
sembra dirti: ‘Lei è fissato, e viene qui a farci perdere tempo’ e
poi, arrivati a casa, poveraccio, magari ti muore, ma solo perché era
fissato. E forse, altrettanto tristi devono sentirsi quei medici,
preparati, che hanno studiato notti intere ed hanno corso da un’aula
all?altra per anni, che hanno speso soldi e tempo per laurearsi e
specializzarsi ecc. ecc. e sanno che basterebbe poco a rendere il
Molise un posto civile, ma non possono farlo. E continuando a correre
da un reparto all?altro vedono i pazienti fuggire, ad un passo dalla
soluzione. Perché, malgrado il Basso Molise abbia due ospedali
decisamente grandi, i pazienti continuano ad usare, realmente,
soltanto il pronto soccorso? Per le cose serie, continuiamo ad
emigrare. Chi può, almeno. Perché capita di parlare con infermieri,
medici gentilissimi e sorprendersi a pensare che sono i buoni e
prima o poi ci imbatteremo nei cattivi di sempre?

Ma questi sono solo raccontini banali, un po’ retorici e un po’ ruffiani. Queste storielle non sono né di Destra né di Sinistra e di solito sono grane che fanno perdere le elezioni, quindi non esistono. Con Lei vorrei parlare di filosofia politica. Mi piacerebbe disquisire di necessità e di virtù e mi viene in mente, dato il momentaccio storico della nostra
Regione, un certo Girolamo Savonarola, un personaggio affascinante, che
Machiavelli, suo contemporaneo ed oppositore, definì: “un profeta
disarmato”, cioè mancante di forze proprie nel gestire la situazione
che era riuscito a creare in Firenze.

Girolamo Savonarola diventò arbitro della vita fiorentina appoggiando Pierantonio Soderini, eminente personaggio politico in una riforma della costituzione della Repubblica per cui la città fu sottoposta ad un regime
“Demo-teocratico”(1494). Osò persino disubbidire all?ordine papale,
la quale colpa gli costò, due anni dopo circa, la scomunica e
l’appellativo di “eretico”. La situazione non peggiorò solo dal punto
di vista “religioso” ma anche politico; anche se appoggiato dai
“Piagnoni” i suoi nemici, gli Arrabbiati, (la parte più intransigente
dell?antica oligarchia) e i Compagnacci (gli insofferenti del suo
rigorismo morale) seppero seminare il malcontento tra i Fiorentini
che erano stati minacciati dal Papa di interdetto. Poiché non si era
sottoposto alla sfida della prova del fuoco, il popolo si ribellò e
nel 1498 diede l’assalto a S. Marco durante il quale Savonarola venne
catturato ed in seguito torturato e sottoposto a ben tre processi.
Alcuni videro in lui l’eretico, altri il santo, qualcuno capì che fu
il precursore della Riforma. Per rigore storico bisogna dire che
Machiavelli, acuto precursore del pensiero politico moderno, rimasto
pressoché estraneo alle vicende del frate e, come detto, liquidatolo
come profeta disarmato, a cinque giorni dall’esecuzione, forse
grazie anche all’appoggio di Marcello Virgilio Adriani, viene
candidato all’ufficio di secondo cancelliere della Repubblica di
Firenze, in sostituzione di Alessandro Braccesi, seguace, appunto, di
Girolamo Savonarola.

Cosa c’entrino Girolamo Savonarola e Niccolò Machiavelli con il sistema sanitario molisano o lo scempio del territorio e delle risorse, o le polemiche sul piano delle Acque? Non so, ma suggerirei di cautelarsi. Ed a tale scopo cito la parte finale della lettera a Savonarola di Troisi e Benigni, nel film ‘Non ci resta che piangere’:
/Santissimo Savonarola.quanto ci piaci a noi due..
Almeno si mette già che siamo seguaci ? Noi ti salutiamo con la
nostra faccia sotto i tuoi piedi..Senza chiederti nemmeno di stare fermo.
Puoi muoverti.Cioè con la faccia sotto i piedi puoi camminare.. non
volevamo minimamente offendere. I tuoi peccatori di prima, con la
faccia dove sappiamo. Sempre zitti, sotto../

a.d.2003
4 giugno
Le Libertà
Altromolise.it

Sebastiano Rosso, sulle Libertà del 31 Maggio, parla di dignità e di rischi della dignità. Non ne sentivamo parlare da un pò; Tabasso, “qui da noi”, parla di me come disertrice del “gruppo combattente mascalzoni illuministi”.
E mi chiede se non abbia abbandonato la lotta per eccesso di pragmatismo, insinuando, forse, che in realtà me la sia filata per fifa!

Tabasso di quà e Sebastiano di là ci fanno venire in mente che la Politica è una cosa seria. E non si improvvisa, ovvero: Larino come Parigi del 1789 e la linea Larino-Guglionesi come Spaccanapoli dei moti rivoluzionari napoletani.

Le elezioni amministrative a Larino hanno fomentato una tale riflessione collettiva che sembra di essere tornati nell’era dell’Illuminismo. Si è svegliato l’ “ésprit de je peuple” sopito e ci sentiamo tutti Robespierre e Masaniello. E tanto perchè ci piace far sfoggio di francese, scomodiamo pure Napoleone Bonaparte: i nemici di Iorio vogliono far credere che il Presidente della Regione abbia trovato a Larino la propria Waterloo e avanti a sè pare abbia solo campi bruciati e freddo siberiano: Forza Italia è in stato di emergenza e gli alleati di centro non hanno perso tempo a prendere le distanze. Sarà vera gloria? Era chiaro che le elezioni amministrative in una città ferita dal terremoto avrebbero avuto un’importanza speciale e fortissima ed avrebbero “misurato” la febbre del Governo regionale. Era chiaro che in una città che da anni difende la propria struttura ospedaliera da tutti i riordini e le riforme e i ridimensionamenti possibili sarebbe stato difficile per ciascuna forza politica proporsi senza disturbare nessuno. Ed era umano che tutti fossero un tantino nervosi, al punto che un mio scanzonato e sereno “imboccallupo” a Sabrina De Camillis abbia infastidito molti lettori e persino alcune delle più autorevoli Penne dell’Informazione locale. Perchè, in effetti, molti politici hanno usato gli organi di informazione come il giardino di casa ottenendo un effetto boomerang, paradossale: a chi scrive ora capita di non poter essere, ragionevolmente e ponderatamente, dalla parte di questo o di quello perchè si rischia di non essere credibili. Bisogna sempre essere contro per non destare sospetti di piaggeria. Ed è un rischio reale che ha finito per penalizzare proprio chi ha usato la Stampa senza il necessario buon gusto della decenza. Era prevedibile e addirittura auspicabile ed infatti, uno dei sintomi allarmanti in queste elezioni, perlomeno per i “berluscones”, è che lo spiegamento di forze cosiddette mediatiche non ha avuto l’efficacia sperata, anzi, forse è stato dannoso. L’Informazione regionale per i molisani ha una storia relativamente recente ma i lettori hanno imparato molto presto cosa è credibile e cosa non lo è, cosa è serio e cosa è deleterio. Ma chi ha vinto, alla fine? Sicuramente, e lo ribadiamo, Nicola Anacoreta. Lui e la sua lista hanno davvero vinto, senza colpo ferire. Il problema, guarda caso, è capire chi ha perso. Se avesse perso il centro-destra non vi sarebbe ragione di cantar vittoria da parte di alcune delle sue componenti. Perchè se pur distinti e diversi, quando si accetta di appartenere ad una coalizione se ne condividono perlomeno le tesi fondamentali. Altrimenti si rischia di autoalienarsi al ruolo di comparse, plaudenti o fugaci, a seconda del destino momentaneo. Se avesse perso Iorio, il suo “impero” non avrebbe più rappresentanza politica; in tal caso, peraltro, vorrebbe dire che il Molise reclama un governo di indirizzo politico diverso, plausibilmente opposto, magari di sinistra? Certo, ancor più che per le scorse elezioni provinciali la sinistra regionale ha ritrovato lo spirito combattivo degli anni migliori ma a Larino ha dovuto competere senza Rifondazione e Verdi, che non sono una parte marginale del corpo politico della sinistra italiana, ed è andata alle elezioni con qualche lacerazione. E comunque, non sembra essere la sinistra molisana ad aver provocato questa deriva istituzionale di cui non è timoniere, non a viso aperto, non di fronte agli elettori. E’ ragionevole pensare che abbia vinto il centro? Il centro che era con la sinistra ha vinto, concretamente, numeri alla mano; il centro che era ed è a destra dice di aver vinto lo stesso. Come e dove, non è dato capirlo. Ma se può fare, pubblicamente, una tale affermazione vuol dire che ha le sue ragioni: bipolarismo, andrebbe chiarito, non vuol dire “non perdere nè di là nè di qua” ma vuol dire vincere “o” perdere. E anzi, essere o non essere, senza le ambiguità dei proporzionalismi. Ma vallo a spiegare a chi ha inventato le convergenze parallele! Michele Iorio esce comunque destabilizzato, pare. E va bene! Ma cosa ereditiamo da questa inattesa “révolution française” partita da Larino? La si sta facendo apparire come un attacco alla Bastiglia della Giunta regionale ma ci porterà una prospettiva politica nuova, alternativa, riformista? O un non ancora identificato ” ancien regime” ?

Detto ciò, caro Tabasso, non me la sono filata manco per niente. Mi sono “schierata” pubblicamente con Sabrina, sapendo ma tacendo, per eleganza e per affetto nei suoi confronti, che non avrebbe vinto. Ricorda, immagino, quel: “Lei sa, caro Maestro, meglio di me chi vincerà….”? Se temessi chi non la pensa come me sarei fascista e se dovessi aver paura di stringere la mano ad un’amica di scuola perchè “metterebbe in discussione la mia apprtenenza politica” sarei solo un inserviente del gruppo a cui sento di appartenere, non una iscritta al partito. Non mi piace stare in un partito che non ha la forza dell’obiettività. Lei che dice? E voglio un mondo in cui posso parlare dei libri che scrivo anche da un’emittente televisiva che non vede le cose dalla mia prospettiva. Altrimenti siamo nel regno degli squadroni fascisti. Io non voglio vivere in un postaccio simile. E lei? So bene cosa Le risulta incomprensibile: dire cose che di solito non si dicono in pubblico, con troppa leggerezza. Rischiando persino che il frustrato di passaggio le interpreti come “esibizionismo”. Ma la forza, secondo me, va esercitata, altrimenti si perde l’allenamento. Anche rischiando di farsi un pò male. Perchè avrei dovuto vietarmi di parlare di Sabrina? Perchè c’era il rischio che vincesse? E non è censura, anche questa? E non è fifa?

18 Gennaio 2003
Le Libertà
Scusi, lei è favorevole o contrario?

 Le Libertà, A.D. 2003 Scusi, lei è favorevole o contrario? Da Shakespeare ad Alberto Sordi il passo è breve. E noi lo facciamo con la sfacciataggine di chi non ci capisce granché, ma “ce prova”! Ma come si fa a sottrarsi alla domanda dell’intelligentissimo Sebastian Contrario, (Shakespeare e il Molise – Le Libertà, 17 Gennaio), raffinato come pochi, appunto, forse come solo Sebastiano Rosso. Il dottor Contrario pone crudelmente a quest’ultimo una domanda che fa venire i capelli dritti anche a chi ne ha pochi, figuriamoci a me che li ho ribelli fino al terrore: “Ti sembra serio?” Ci sembra serio che la struttura portante della Morale politica di questo Paese oggi si regga sulle stampelle del profitto economico? Non il profitto, legittimo, che deriva da una pianificazione, pur liberista, pur brutalmente economica di un progetto di sviluppo, ma quel profitto tanto assordante quanto afono del “prendi i soldi e scappa”. Leggendo, assaporando anzi, l’editoriale di Sebastian Contrario, viene fuori, finalmente, tutta la nostalgia di Politica, i bei ricordi di una dialettica, sì consociativista, (come direbbe elegantemente Nicola D’ Ascanio) ma alimentata e plasmata dall’Intelligenza, dalla cognizione della politica e dei suoi assiomi. La mia generazione, e perdonate la solita favoletta dei giovani e delle nuove generazioni, si era ribellata a quei democristiani molisani che gestivano tutto, spartivano tutto, “capivano” tutto. E, lasciando la via vecchia per la nuova, abbiamo ereditato un partito che non c’è, un Pensiero che non c’è, un Nulla in cui non ci siamo più noi. Essere di Destra o di Sinistra, quando avevo sette anni, voleva dire essere potenti o non essere potenti, ma anche essere favorevoli o contrari, liberisti o liberi, cattolici o atei, moralisti o ribelli, musicisti o bancari, idealisti o strateghi. E in tutte queste inutili illusioni si finiva per creare un movimento di idee e di sentimenti collettivi che tenevano insieme il filo trasparente della Società: gli operai erano poveri ma sacri, gli imprenditori erano infidi ma fondamentali; e se nascevi dall’una o dall’altra parte, l’istruzione, garantita dal Diritto, ti dava la possibilità di scegliere in corsa. Come quando si nasce cattolici e ci si converte da adulti. E quella Democrazia Cristiana, quel Partito Comunista hanno consentito un salto di qualità generazionale che ha prodotto la struttura portante delle nuove classi dirigenti: i figli degli operai e dei contadini, laureati e fuori dal loro ambiente hanno avuto accesso “all’altro versante del fiume” o, più radicalmente, hanno ripensato l’etica di questo Paese, i suoi presupposti culturali, la sua Storia. Il consenso doveva necessariamente derivare dalla visibilità, edulcorata o meno, e dalla presenza capillare nella vita quotidiana delle persone. Ma la riconoscibilità derivava comunque da una interferenza materiale con la realtà: dalla “raccomandazione” all’acqua in tutte le case, dai voti pilotati alla Scuola per tutti, dalla medaglia al suo rovescio, ma pur sempre “metallo pregiato”. Ora siamo alla gestione mediatica della Cosa pubblica, come quando si firmano le cambiali e ci si convince di aver comprato l’auto nuova. Abbiamo un Paese nuovo ma ancora tutto da pagare. Il problema è serio, e ci vorrebbero i “centrismi sferici” ipotizzati da Sebastian Contrario (un po’ di rispetto per le signore non guasterebbe!) per estinguere un debito con la Storia che non ci farà dormire a lungo. Perché il Popolo Italiano ha capito di non essere geneticamente predisposto per l’ aggregazione funzionale ad un solo Pastore, fosse anche Gesù in persona. Noi italiani siamo artisti e navigatori, (anche in senso informatico) e nel nostro DNA esiste una tendenza “all’orbita variante”, una sorta di attrazione per il nucleo centrale da cui ci allontaniamo velocemente se il nucleo non ha la forza necessaria a controllarci. O, meglio, proprio se il controllo aumenta siamo portati ad uscire dall’orbita. Distinti nella nostra comune identità, non siamo mai stati un Popolo forte e proprio per questo, recalcitranti agli stereotipi un po’ western e un po’ soap opera della società americana, sempre e comunque allineata e coperta nella difesa dell’orgoglio nazionale. La nostra identità non proviene dal patrimonio genetico: figli di arabi, di romani, di sanniti, di normanni che non siamo altro! La nostra identità proviene dalla Cultura del Rinascimento, dalle lotte carbonare, dallo strazio e dall’esaltazione del Ventennio fascista, e dalla ricchezza che ci hanno dato le automobili, le scarpe, la moda, la tecnologia. E certo non ci basta l’illusione di essere felici, noi che le illusioni le vendiamo, semmai le regaliamo, ma acquirenti e mazziati, mai! I “comunisti seri” di cui parla Sebastian Contrario, poco amati dagli amici e troppo poco odiati dai nemici sanno bene quanto sia dannoso questo clima ventilato che rende visibili più le banderuole sui tetti, che i tetti! Lo stesso Sebastian Contrario, democristiano come l’arcobaleno dopo la pioggia, sa bene di cosa parlo: tant’è, arrogante d’uno juventino, degrada il Cavaliere al ruolo di comparsa e l’intellighenzia politica molisana al ruolo di pubblico plaudente. E, soprattutto, richiama i “don Fabrizio Salina” ai loro doveri: “In mentem non venit iubere?” Ma figuriamoci se Voscienze non ci avevano pensato anche loro! Diavoli di interisti!

EMERGENZA 114:POLIZIA E TELEFONO AZZURRO PER DIFENDERE I PICCOLI

15 Gennaio 2005 Commenti chiusi


caterina sottile

Entro Dicembre 2005 anche in Molise sarà attivato il numero Emergenza Infanzia 114, un numero “facile facile” che tutti i bambini sanno di poter fare ogni volta che il “mondo fà loro paura”.

Un servizio attivo 24 ore su 24, voluto dai Ministeri del Lavoro, delle Comunicazioni e delle Politiche Sociali e Pari Opportunità e sostenuto da Telecom nell’ambito del Progetto Italia che mette a disposizione tecnologie e mezzi avanzati per uno scambio di informazioni tempestivo ed il supporto delle consulenze richieste da ogni singolo caso, in tempo reale.
Attualmente attivo in Sicilia, Lombardia e Veneto, sarà accessibile anche in Molise nei prossimi mesi.

La Polizia di Stato a misura di bambino e a sostegno dei genitori: potrebbe essere questa la sintesi dell’ impegno stipulato tra il Ministro dell’Interno Pisanu ed il Prof. Caffo, Presidente di Sos Telefono Azzurro. Il protocollo di intesa firmato al Viminale il 22 SETTEMBRE 2004 è il risultato di uno sforzo di collegialità e di interazione tra Telefono Azzurro e Polizia di Stato. Un Protocollo d’intesa permanente che affida alle Prefetture ed agli Uffici territoriali il compito delicatissimo di coordinare e gestire le attività di prevenzione e di intervento, in presenza di reati che riguardano i minori. O anche solo nel caso i bambini vivano un disagio morale e psicologico temporaneo.

Ce ne illustra i contenuti e gli obiettivi fondamentali la dirigente dell’Ufficio Prevenzione generale e Soccorso Pubblico (113) di Campobasso: “Lo scopo della Polizia di Stato è di essere vicina ai cittadini, presente sul territorio e di rappresentare, soprattutto per i minori, un riferimento positivo, a cui chiedere sostegno ogni volta che ce n’è bisogno. L’attenzione particolare alla prevenzione di tutti i disagi un minore può subire è un obiettivo primario. Abbiamo avuto collaborazioni costruttive con L’Unicef; siamo entrati nelle scuole ponendoci di fronte ai bambini con un linguaggio a loro comprensibile mediante progetti a tema, come ‘Il poliziotto, un amico in più’ ed il concorso ‘M’ama non m’ama’ con il quale è stato affrontato il tema “dell’analfabetismo emotivo”, quella difficoltà di esprimere le emozioni e le sensazioni che portano il bambino ad isolarsi, a chiudersi in se stesso. Sono iniziative utili a monitorare la condizione dei ragazzi in età scolastica ed hanno lo scopo di evidenziare esperienze e percorsi che inducano un positivo consolidamento della personalità ( autostima, valori, convinzioni profonde, modelli di riferimento) al fine di incentivare l’autonomia delle scelte, il rifiuto del conformismo di gruppo e delle suggestioni ambientali, che possono avviare i ragazzi sulla strada della droga, dell’alcool del tabacco, o alla mitizzazione di comportamenti arroganti, violenti e intolleranti. La vicinanza del poliziotto vuole essere un sostegno al loro bisogno di fiducia nello Stato. Con lavori realizzati individualmente o in gruppo, scegliendo liberamente le tecniche, opere letterarie, arti figurative, tecniche multimediali e cine-televisive abbiamo scoperto cosa si attendono dalla Polizia e abbiamo permesso loro di conoscere molte delle nostre attività. Queste iniziative hanno lo scopo di diffondere la cultura della legalità e della solidarietà sociale e sono volti a favorire la comprensione del concetto di “Polizia di prossimità”, sviluppato in particolare dagli Uffici Minori, istituiti presso le Questure con lo scopo di aiutare minori e famiglie in difficoltà, per problemi che vanno dai maltrattamenti all’evasione scolastica, fino allo sfruttamento sessuale dei bambini. All’interno delle questure, le Squadre mobili hanno una speciale sezione investigativa dedicata alla prevenzione e al contrasto dei reati in danno di minori.
Quando si può chiamare il 114?
Al 114 si possono segnalare situazioni di emergenza in cui la salute psico-fisica di bambini o adolescenti è in pericolo o in cui il bambino o l?adolescente sono a rischio di trauma, rendendo necessario un intervento immediato di tutela attraverso il coinvolgimento dei Servizi e delle Istituzioni che hanno competenza a riguardo, presenti sul territorio. Oppure situazioni di disagio derivanti da immagini, dialoghi sentiti in televisione, alla radio, attraverso il computer. Non è soltanto un pronto intervento e non presuppone sempre l’esistenza di un reato ma è anche uno strumento di prevenzione quando ci fosse un disagio emotivo per il bambino, una condizione di solitudine, anche passeggera.”

Polizia e Unicef è un binomio già consolidato: nel 2004, l’intero incasso della vendita del calendario della Polizia è stato devoluto all’UNICEF Italia, per il progetto ‘Moldavia’ . Ora, l’interazione fattiva anche con il Telefono Azzurro consente una maggiore efficienza del servizio ed un impiego di mezzi sicuramente superiore.

I ragazzi vivono situazioni complesse e ricche di stimoli, tecnologici, ambientali che possono diventare pericoli; la famiglia, da sola, talvolta può non bastare a difenderli. Le nuove generazioni hanno sempre troppe domande a cui non sanno rispondere e il grande dramma è la pedofilia. Lo scempio dei bambini deturpa il sentire collettivo, c’è qualcosa di stomachevole e di orrido che ci fà sentire tutti responsabili di non fare abbastanza. La scuola, la cultura, l’affetto, l’educazione, l’informazione sono risposte indispensabili per crescere bene e troppo spesso sono proprio gli adulti a negare il diritto di essere bambini. La Polizia di Stato ha scelto questo percorso inedito per andare incontro ai giovanissimi ed avvicinarli alle Istituzioni, ed è una visione straordinariamente realistica della società contemporanea. Proteggere i piccoli attraverso la presenza concreta delle Istituzioni è un impegno di civiltà ma presume la volontà di capire il territorio, di saper interagire con esso. E’ questa la filosofia di fondo dell’emergenza 114: fare in modo che i bambini non debbano “aver paura di essere indifesi” . Un impegno che la Polizia di Stato intende mantenere, con la collaborazione responsabile di tutti noi.

Riferimenti: emergenza 114

Democratici di Sguincio

11 Gennaio 2005 Commenti chiusi


caterina sottile

10 gennaio 2005

Con 66 voti contro 53 Cloridano Bellocchio traccia la LINEA MAGINOT dei DS molisani ed è il nuovo segretario della Federazione del Basso Molise dei Democratici di Sinistra. Due i candidati: Bellocchio, sindaco di Guglionesi e Andrea Vitiello, segretario della sezione DS di Larino.

Nel clima marittimo del lungomare di Termoli abbiamo avvertito qualche brivido siberiano. Tra una stretta di mano e un ammiccamento, tra il molto prevedibile e l’improbabile imprevisto, i democratici di sinistra hanno schierato gli eserciti per il prossimo congresso regionale. Il confronto è aperto, anzi, quasi! Andrea Vitiello ha parlato all’assemblea con la passione dei vecchi tempi, facendo appello alla necessità di ritrovare la gente comune, la politica della piazza, della concretezza, delle battaglie per i poveri, per i disoccupati, per le donne, per chi non trova e non troverà mai risposte nei governi ad uso e consumo dei ricchi e dei privilegiati. Un intervento pragmatico, disilluso, in cui ha chiesto ai DS di tornare ad essere forza popolare, capace di rispondere e di parlare ai licenziati della Molisana, della Fiat, della Barilla, ai ragazzi che assistono allo scempio del territorio. Ha invocato una Sinistra che sia “di Sinistra” contro una Destra che ha destrutturato le antiche certezze della classe operaia e lavoratrice, della coscienza comune del popolo di Sinistra. Parla da elettore, prima che da candidato, condivide con i presenti un sentimento di gruppo che ci sembra rinnovare la voglia di farne parte. E ascoltandolo abbiamo pensato: “Ha ragione, diamine!”

Poi inizia il suo intervento Cloridano Bellocchio e sembra completare, non contrastare, l’intervento di Vitiello: alla passionalità genuina aggiunge l’introspezione. Parla come Veltroni quando arriva il momento di essere austeri e percepiamo lo spessore intellettuale della Sinistra europeista, colta, autorevole. Pronuncia parole come “economicismo” e sbaraglia le banalità di una Destra caciarona e populista. Risveglia gli spiriti sopiti della responsabilità, della capacità di governo, della supremazia etica della Sinistra evoluta; parla con la fluidità dell’oratore che conosce bene i dubbi e le diffidenze di chi ascolta. Sguscia via dai fronzoli della retorica della piazza e detta le linee e le regole ; non si entusiasma troppo e ammonisce senza battersi il petto; individua gli errori di un partito autoreferenziale e conflittuale e riduce implicitamente la Destra a spettatrice, di fronte ad un partito che ha da solo la forza di determinare i risultati, nel bene o nel male.

Fosse vero, ci basterebbe un po’ di buona volontà per tornare al Governo. A sentire gli oratori la realtà è cambiata, continua inesorabilmente a mutare e se perdessimo meno tempo a lucidare le armi avremmo qualche possibilità di recuperare la fiducia degli italiani. Che non sono fessi per niente. E sono tanto pazienti con il berlusconismo imperante quanto sono stati inesorabili con i tentennamenti di una sinistra litigiosa e disorientata. Alle “cinque della tarda” comincia a soffiare un’arietta più tiepida che ci sveglia dal torpore del gioco delle parti. La situazione è disperata, ma non è seria! Vivaddio! Ci pensa Augusto Massa a dispiegare la bandiera della questione morale; cita i fatti della variante di Venafro e richiama i suoi a prendere le distanze dalla politica delle clientele che stà riaffondando gli sforzi dei molisani, le speranze di costruire uno sviluppo reale. Parla di sprechi e di giochi di prestigio con cui la destra regionale persegue la politica dell’immagine, a spese dei contribuenti.

Di Stasi, bello più che mai, lasciatemelo dire, è silenzioso ma sorride, D’Alete ascolta attento, D’Ascanio sbruffa, bisbiglia con Scurti, studia il terreno ma non si perde una sillaba. Massa presiede l’assemblea e domina la sala, rilassato e sornione. Parlano i giovani diessini, di solidarietà, di adozioni a distanza, di volontariato, di impegno sociale. Sergio Sorella schiaccia i tasti pericolosamente dolenti del lavoro, della scuola, della sanità, della difesa del territorio: “Siamo l’unica regione che non è riuscita a fermare le centrali turbo gas e in cui l’emigrazione è in controtendenza”. L’aria è finalmente più respirabile: il vuoto asfissiante dei numeri comincia a riempirsi di opinioni, di punti di vista, di idee e l’aquilone DS, sgualcito dai venti avversi, ricomincia a planare.

Il filo del confronto dialettico si tende con insperato vigore. Ci fà alzare lo sguardo Giggino Occhionero che sembra tornato da un viaggio in Russia con don Camillo: difende questo partito pieno di pregi e di storia ma che ha dimenticato la carta d’identità a casa; esorta la scelta della Politica come sola alternativa al nichilismo di questa generazione che non ha il coraggio di riconoscersi classe dirigente e di pianificare il futuro del partito. “Non c’è altra strada che l’equità sociale, che la difesa del diritto alla salute per tutti, che la solidarietà come fondamento della Democrazia. La sola alternativa ad una Destra che ha sventrato lo Stato di Diritto in cambio di evanescenza e non riconosce i bisogni fondamentali della gente come ineludibili per un Governo civile è una classe dirigente che abbia il coraggio della Politica, dell’interesse comune, del rigore della progettualità; una classe dirigente che abbia il coraggio di essere credibile. I Democratici di Sinistra non hanno altra strada che essere se stessi, una forza di Governo capace di misurarsi con la politica internazionale e di rinunciare agli spettacolini del localismo populista di una Destra volutamente minimalista, che incita il popolo a pagare meno tasse perché passi l’idea che lo Stato non serve a nulla. E intanto destruttura la società dei servizi perché del tutto disinteressata a garantire servizi a chi non può pagarseli.”

Cita Alfredo Reichlin e rimane coi piedi in Molise annunciando ad Augusto Massa che lo aspetteremo tutti al Congresso regionale per discutere di queste cose; Luigi IV travestito da Peppone: ” il Partito cest moi!” Ma Augusto ride. Gli altri meno.

Alle 21,00 si vota, non senza qualche confusione e i Democratici di Sinistra non smentiscono la loro struttura binaria: 66 a 53. Più due schede bianche, la minoranza silenziosa dei sognatori.

Il Ponte di Larino, in un editoriale autorevole ma gelidamente dietrologico, affonda: “Così facendo le diverse mozioni congressuali vengono ridotte a strumenti di regolamento dei conti……Da una parte Di Stasi, e D?Alete (che sostenevano Vitiello), dall?altra Massa (sostenitore di Bellocchio). Il risultato di domenica assesta un duro colpo a D?Alete che considera il Basso Molise ?cosa sua? e che grazie ai voti da lì provenienti deve la sua elezione in Regione. Ridimensiona le velleità di Giovanni Di Stasi che coltiva il desiderio di essere nuovamente candidato presidente alle prossime regionali (ma si ?accontenterebbe? anche di un posto nel maggioritario come garanzia per continuare il suo impegno in Europa). Conferma che Massa non ha nessuna intenzione di gettare la spugna e che, sempre in attesa di un candidato tirato fuori dal cilindro magico, è oggi lui tra i papabili candidati presidente alla Regione. ..Tutto sommato, al di là dei morti e dei feriti che il prossimo congresso regionale produrrà, c’è ben poco altro da registrare.”

Ci era noto, infatti, che il grande limite della partitocrazia è proprio l’incapacità di impiegare le energie umane e di fare di conto. E così è accaduto che il nuovo “avanzava” sempre, e nessuno sapeva che farne. Un surplus di volontà e intelligenza che, soprattutto a Sinistra, ha finito per cercare altrove il luogo ideale in cui esprimersi. E “gli avanzi”, una volta mancati all’appello, hanno pesato terribilmente sul bilancio elettorale e politico dei partiti. Le dirigenze ferraginose li sentivano far chiasso nelle piazze e nei girotondi e s’è intuito quasi subito che andavano recuperati velocemente. Cofferati l’ha capito prima degli altri, ma lui era avvezzo a certi linguaggi moderni che il centralismo democratico faceva fatica a decodificare.

Il Congresso di federazione dei DS del Bassomolise è una prova generale di adeguamento del personale. Ed ovviamente ha rivelato una notevole goffaggine nella gestione di questi metodi di arruolamento innovativi che si fondano sulla trasparenza e sulla partecipazione democratica spontanea. Qualche indecisione di troppo, qualche recalcitranza, persino qualche tensione ingiustificata, ma chi c’era sa di aver visto un partito; mancavano molti volti storici delle sezioni locali, la mitica “base” resiste solo nei ricordi dei nostalgici. C’erano le cordate, le spade e le veroniche ruotavano minacciose fra i caffè mugugnati e i sorrisi ingoiati con stancante retorica. C’era l’ipocrisia delle mediazioni e la mediocrità dei finti pasionari, perennemente incazzati. C’era l’umanità coreografica dei comunisti delle feste dell’Unità e l’avanguardia colta dei vertici autoreferenziali. Ma c’erano anche, e davvero, le persone per bene, gli onesti, i testimoni di una Democrazia giovane che si stà sfaldando tra gli attacchi di una Destra televisiva e i conati, della stessa Sinistra, dell’ ostruzionismo ad oltranza. Alcuni hanno parlato, altri hanno taciuto o dissentito. Ma erano lì e fanno parte, malgrado le apparenze, di un partito solidamente fragile, come lo è sempre l’agorà.

I DS non sono una società per azioni, piena di luccichii e crinoline, sono un luogo pericoloso, pieno di conflitti e di differenze, di incoerenze e di idiosincrasie, di ambizioni individuali e di imposizioni accentratrici. C’erano i democratici. Di Sinistra.

Un postaccio in cui non manderei mia figlia ma da cui mia figlia dovrebbe comunque passare per pretendere da se stessa la complessità. I duelli e gli spari incrociati sono coreografia, intrattenimento per le anime semplici. Rimangono le capacità, la solidità intellettuale di chi è abituato dalla storia e dalla propria cultura a ridiscutersi continuamente, in un moto perpetuo che è il conflitto di identità su cui si fonda la cultura europea. Al congresso di federazione c’era tutto questo, oltre a D’Alete, a Di Stasi, a Massa, a D’Ascanio, a Occhionero. Proprio perché questo è un partito in cui possono convivere D’Alete, Di Stasi, Massa, D’Ascanio, Occhionero.

C’era una pepita d’oro da pesare e la bilancia è andata da una parte sola. Ma evitiamo le immagini cruente degli agnelli sacrificali: le candidature sono responsabilità calcolate e previste per chi di politica vive. Occhionero accettò di candidarsi a Sindaco di Ururi, e fu battuto mentre era parlamentare. Più che di riti sacrificali parlerei di consapevolezza dei compiti e dei ruoli. Berlusconi non potrebbe permettersi di perdere, perché è sull’onnipotenza che fonda la propria rappresentatività. A Sinistra dovrebbe essere esattamente il contrario. Ma volendo discutere, al di là dei feriti e dei morti c’è molto altro da registrare, soprattutto la necessità, dopo i risultati di Termoli, di trovare una personalità capace di mediare tra le due “cordate”. Ma non un garante, per carità, tantomeno un commissario ad acta. Parliamo di Politica e di progettualità. E di realtà. Fuori dalle sale convegni, sotto il cielo del Molise, c’è molto altro da registrare e i Democratici di Sinistra dovranno trarre da lì l’ispirazione giusta.
Riferimenti: il Ponte on line

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Petali, petardi e ritardi

25 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Vincerà la sinistra… se perderà la destra
Thursday, 02 December @ 07:16:37 il Ponte

Riflessioni su di una sinistra che (appare) confusa e una destra che (appare) divisa. Con un occhio a quanto accade in Molise.

Pasquale Di Bello, destrarolo mordace ma perspicace, sulle pagine de Le Libertà parla di Olio Santo per L’Ulivo. E si augura non fiori (Margherite?) ma opere di bene.

di caterina sottile
Disquisire di Ulivo ed olio Santo con chi ha un legame, sicuramente lontano ed incolpevole, con il pensiero Unico dell’olio di ricino ci pare cosa interessante e sottilmente comica.
E capisco che la vociante anarchia delle troppe anime libere della Sinistra italiana deve apparire sconveniente e indecifrabile ai vigorosi eredi di quel rigor mentis che taluni credevano fosse forza, talaltri ritenevano fosse esercizio illegittimo della forza, “noiantri” riteniamo sia folklore definitivamente tramontato: rigor mortis, come direbbe Pasquale Di Bello, che, da “Le Libertà”, spera di demolire la Sinistra, molisana e non, con i giochi di parole. Di Bello, ma davvero vuoi venire a fottere a casa del mariolo? Te lo dico come lo disse Padre Pio a un ingegnoso finto benefattore di San Martino in Pensilis.

Quel bel gioco di società che è diventato trovare un nome con cui appellare questi baldi ragazzotti è sicuramente indizio di una pigrizia intellettuale inedita a Sinistra: pane e libri era il binomio nutriente di un mondo ideale e ideologizzato, politico e politicizzato e ora, dopo Berlusconi, solo cocci di dogmi indimostrabili. Ma, non bisognerebbe mai sottovalutare l’avversario se è intelligente ed è capace di aggregare nani e ballerine, ma anche principi e condottieri.

In questa Sinistra che appare confusa sono solidissime le strutture portanti, le menti che di solito, quando c’è da far conto con gessetto e lavagna, i conti li fanno tornare, eccome!
Tant’è, che quando si assentano ingiustificatamente le elezioni le perdono e le vincono gli altri, i grandi altri e i piccoli altri. I grandi altri sono statisti veri, e lo dimostrano ovunque vadano a sedersi. I piccoli altri, sono, ad esempio, quelli che si arrabbiano per il Nobel a Dario Fo, coloro che non capiscono proprio perché non andava bene Mike Bongiorno al posto di Mario Luzi per la carica di Senatore a vita.

In Molise, la Sinistra indecisa tra Gad e Fed, tra flik e flok e tra Tom e Jerry, quella che, come dice Di Bello, è riunita attorno ad un tavolo che non c’è per parlare di una coalizione che non si sa se ci sarà, in realtà c’è, e rispetto al suo prototipo nazionale, paradossalmente, è una macchina molto ben congegnata. Ha un motore centrale, potente, programmato anche per essere modificato in corsa, un motore di sostegno con trazione posteriore per innestare la retromarcia con agilità ed un motore laterale che interviene solo se necessario, quando il percorso diventa accidentato.
La formazione culturale della Sinistra è complessa, le diversità sono elemento di forza e la conflittualità è organizzazione, non confusione. Perché la Destra è un premier in cerca di coalizione, la Sinistra una coalizione in perenne ricerca di premier.

Il compagno Diliberto ha recentemente raccontato una favoletta assai fine: gli antichi greci usavano imbarcare sulle loro navi da guerra i porcellini perché la razza suina ha un fiuto speciale per sentire l’avvicinarsi della terra. Questa storiella bucolica Diliberto l’ha raccontata parlando degli arruolamenti di ex craxiani fatti da Rutelli e Marino nella Margherita: Giusi La Ganga, Titti Parenti, Enrico Manca sono stati richiamati alle armi dal partito di Rutelli per catalizzare i voti dei socialisti scontenti della destra di Governo.

I grandi osservatori hanno gridato allo scandalo; nel centro sinistra c’era già un legittimo rappresentante dei socialisti che è lo Sdi di Boselli. Persino Giampaolo Pansa sulle pagine dell’Espresso ha scritto che è un’operazione sbagliata e gli viene da ridere, ma così tanto che se continuerà a ridere forse non andrà a votare. Diliberto, da comunista qual’è, e quindi avvezzo al rigido protocollo regale del partito, ha parlato dei porcellini navigatori per dire che i socialisti fiutano sempre prima degli altri la vittoria elettorale e quindi, la loro “rentre” lascia facilmente intuire che la Sinistra è vincente, evidentemente.

Non so se lo sia in Molise, ma in Italia, secondo Diliberto, lo è. Il bel Francesco, fra l’altro, spara alle ginocchia della coalizione con delle uscite davvero sensazionali; ha ipotizzato il finanziamento statale di docenti di scuole private, guadagnandosi la diffidenza di tutta la sinistra e sembra voler giocare in proprio, deluso dal passaggio dal ruolo di candidato premier a quello di comparsa con pari dignità con tutti gli altri. Forse ha intuito che il futuro non è più tanto bipolare e si è affrettato a collocarsi in un centro forte.

E d’altronde, la guerra, la fecondazione assistita, la parificazione scolastica, le riforme dello Stato e della Giustizia sono temi enormi, difficili da amalgamare in un calderone comune che comprenda la cultura di Pecoraro Scanio o di Bertinotti con la visione del mondo di Marino, e ora di Giusi La Ganga e Titti Parenti.

Ma, a Destra succede che AN voglia dare più soldi, giustissimamente, ai poliziotti ed ai carabinieri che vanno sulle strade a farsi sparare guadagnando meno, molto meno di quanto vale la vita di un padre di famiglia, mentre gli allegri leghisti i soldi vorrebbero darli a delatori e ruffiani di Stato per catturare i criminali avendo una sorta di rapporto confidenziale ed immorale con chi dovrebbe denunciare un assassino per dovere, avendo la certezza di essere protetto da uno Stato fondato sulla Morale e sulla Legalità.

C’è un altro piccolo particolare: la Margherita molisana, vuoi per il clima, vuoi per la vicinanza al mare, ha petali più brillanti di quella romana. In Molise, al centro del centro-sinistra c’è il raffinato esteta Di Domenico, mica un Rutelli qualunque, e l’onorevole Ruta, mica Marini. E al centro della sinistra ci sono i ds. E qui, il discorso sarebbe lungo e tempestoso. I ds hanno un segretario uscente, uno volante e uno posante, una cordata vincente e una recalcitrante, un progetto convincente ed una nota dolente. Il partito del participio presente, insomma, che vincerà alle prossime elezioni.
Se perderà la Destra.

C’eravamo tanto armati

23 Dicembre 2004 Commenti chiusi


1 Dicembre 2001
di cater sottile

Io c’ero.. e se c’ero, dormivo!!! La bella riunione dei centrosinistrati sconfitti autoconvocata da Giuseppe Astore é stata una pacchia: non mi sono mai divertita tanto! Astore rimane sempre un gran signore, nulla da dire. Nulla da dire, appunto, sull’incontro alla verticale. Parlare di vertice sarebbe presuntuoso, la verticale rende meglio l’idea: passetto, passetto, inchino, passetto, un due tre, un due tre. E chi c?è c’è, chi non c’è….ha vinto, e se ne frega altamente. Tutti belli gli interventi: illuminata la Amicarelli che fino a pochi mesi fa filosofava (si dice?) sull’acume politico di Giovanni (DI STASI; ma lei lo chiama così) e oggi filosofa su Nicola (D’Ascanio; ma lei lo chiama così). Decisamente impeccabile l’oratoria di Ettore Di Domenico, la volpe del Volturno, che quando il gioco si fa duro, i socialisti cominciano a giocare. Con lui l’ing. Sammarone ed altri: la ‘ripartenza’, come direbbe madame Amicarelli (che lo ha fatto dire anche a Nicola, D’Ascanio, per i non addetti ai lavori), la ‘transumanza’, come direbbe un mio amico buttero!! Già, ‘ripartenza’ è un elegante neologismo a metà tra l’aulico stil novo del Manzoni politico e l’Aulin che mi serviva per stare attenta tutto quel tempo.

Stranamente saggio Giggino Occhionero che parla di infamie e dei guai propri ma frega tutti non lasciando trasparire alcun livore, anzi, rendendo tutto il suo personalissimo disprezzo “questione di Stato”, riflessione politica, critica della Ragion Pura. Ma lui se lo può permettere: ha il look da operaio e la cattiveria del centralista democratico e quando non é aria lo capisce da sé; parla di morale e di dubbi e tutti pensano: vuoi vedere che é l’unico serio che ci rimane? Massa parla da statista e da democratico di sinistra ( e finalmente qualcuno che ci pensa), si becca con Biscardi che aspettava di stordire tutti con la lettura di Pasquini e invece poi preferisce defilarsi.

Un medico, carino assaje, dice cose tremende di Di Stasi con una tale dolcezza che tutti ridono, e conclude, col tono di chi chiede scusa di esistere: “Scusatemi se mi permetto di esprimere delle opinioni con molta umiltà, io non voglio fare il politico, sono solo una persona seria”. E tutti ridono per quell’inconsapevole, perfido, elegantissimo, disarmante pragmatismo.

Veneziale ha chiuso l’incontro, bello come il conte di Montecristo, pallido come la luna calante sul mare agitato. Voce maschia e profonda, oratoria impeccabile, ma non riesco a ricordare cosa ha detto. Secondo me bisognava dire due cose: le elezioni le avrebbero perse comunque e con chiunque e le hanno effettivamente perse anche, ma non soltanto, perché hanno costretto gli elettori a prendersi la responsabilità che spettava a loro costituzionalmente: Di Stasi ha determinato scientificamente la sconfitta dei ds (il suo partito, per chi non lo ricordasse) alle scorse elezioni Politiche, dando un consistente appoggio a Di Pietro. Che ha perso sonoramente a sua volta. Uno così dovrebbe essere perseguibile penalmente, se fosse stato un militare lo avrebbero processato in Corte marziale per alto tradimento. Invece, la Sinistra molisana ha accettato pedissequamente la sua candidatura come Presidente, fingendo poi, fuori tempo e fuori luogo, di fare ostruzionismo non votando. Mo’, dico io, che dovevano fare gli elettori per fermare questo scempio? Appunto! Li hanno mandati tutti al diavolo. E qualcuno ci si trova anche bene!

L’altra considerazione è che quel brivido che ho avvertito non era solo di freddo ma anche perché pensavo che tutte quelle profonde psicoanalisi sintattiche fatte anche mesi fa avrebbero avuto lo stesso risultato: sarebbe a dire che sapevamo tutti di perdere e nun ce poteva fregà de meno. Perché? Perché da un anno a questa parte votare per la sinistra non ci fa sentire felici? E’ migliorata la destra? Macché!! Forse ci siamo stancati di fare da garanti alle guerre di Piero (non Fassino, cito De André, ma l’assonanza è carina). Abbiamo votato per anni uno che doveva far le scarpe ad un altro che a sua volta doveva detronizzare quell’altro ancora. Tra una fregatura e l’altra, avremmo voluto qualcuno che amministrasse anche. Ma non s’è visto. Ed intanto Di Stasi immolando non se stesso ma semplicemente la Presidenza della Regione Molise, ha preparato la via più agevole per accaparrarsi il partito, finalmente! Divide et Impera, perdi e ricomprati i cocci per quattro soldi. Come certi praticoni che prestano soldi a strozzinaggio e poi rilevano le imprese con due lire.  Ad Astore vorrei chiedere chi glielo fa fare a ricostruire la ricostruzione della ricostruzione dell’Ulivo da ricostruire, per una azione costruttiva che ricostruisca le basi per l’altezza sull’ipotenusa.. ma il triangolo no, non l’avevo considerato?!!!!!!!
A D’Alema dico: Massimo, fai qualcosa di sinistro.., datte un pugno!!!

Voti:
Veneziale 10+, come i polli di Amadori;
Minicozzi 4–, pettinatura impossibile; Occhionero 9, quando perde lui se ne porta dietro parecchi, praticamente tutti; Massa non pervenuto, i commercianti minacciano di occupare il Municipio e deve scappar via; Ruta assente giustificato; c’era, ma solo per chi sa ascoltare col cuore. Astore 5 e mezzo, un’altra insufficienza e si gioca la promozione; Di Stasi 13. Ma farà a metà con Iorio!

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Corrispondenze approfondite

23 Dicembre 2004 Commenti chiusi


Voci dalla Fogna Thursday, 28 October @ 10:57:31 il Ponte

Il dibattito che imperversa nella maggioranza di Governo dopo il “caso Buttiglione” sembra scaturito da “La voce della Fogna”, rubrica di satira e di ordinaria “destrosità” degli anni settanta.

Caterina Sottile      Si sbandierano identità intellettuali che si farebbe cosa buona e giusta a ripiegare nel tiretto più basso, chiudendo bene a chiave. Ma, tant’è, parliamone! Cosa distingue la retorica di Destra dalla retorica di Sinistra? L’intellighenzia Rossa, intrisa di dispotismo gramsciano, si distingue da quella “Noir” per consapevolezza semantica: gli “intellettuali” di sinistra sanno di esserlo e la discriminazione di tutto ciò che è altro da sé è talmente acquisita che talvolta travalica persino il limite implicito del sé, appunto, che è l’apoteosi della speculazione ideologica. L’intellettuale noir però è più canaglia, “se deve da ingoià le rane vive” per non sembrare uno smidollato di sinistra.

E’ condannato dalla storia contemporanea ad arroccarsi sugli eremi della caciara e del qualunquismo a tutti i costi. Allora Baldoni diventa “un simpatico pirlacchione”, i cattolici sono tutti antiamericani perché ripudiano la guerra, Papa Giovanni Paolo II° è di Sinistra perché condanna l’odio e le armi. Ma l’assioma fondante del Pensiero noir è che “l’omo è omo, se sa!” E l’omo-sessuale non è mai di destra. Sennò ce scompiglia le fila della genetica. Che è una delle poche certezze che ci abbiamo noiantri. Forse la sola. Eppure, se il qualunquismo, per uno strano scherzo della genetica, si associa all’intelligenza, allora uno o si chiama Friedrich Nieztche, o Ennio Flaiano, o Giuliano Ferrara, o quasi. Certo, è un rischio nascere noir e con una irriducibile creatività: si sfocia nell’evoluzionismo politico, prima che biologico. E da lì, il passo a Sinistra è breve.

L’inventiva del diavolo si tramuta in rivoluzionaria crusca e uno si ritrova comunista da un giorno all’altro! Magari va a manifestare fianco a fianco con Grillini senza avere la preparazione psicologica necessaria. Per fortuna, il nominalismo post-moderno dell’onorevole Tremaglia ci illumina d’immenso; perché Mirko è comunista, ma non glielo hanno ancora detto. Solo un uomo veramente sovversivo e profondamente ribelle, ma con un forte senso del Popolo e della classe operaia può dire le cose che ha detto lui. Gay è una aberrazione intellettualistica di un concetto che ha in realtà un nome comune singolare: culattone, appunto. Ed ha ragione, il nominalista-operaio Mirko Tremaglia, Ministro degli italiani, fuori dal mondo. Sant’Anselmo polemizzò con Roscellino, filosofo medioevale, precursore del nominalismo radicale, liquidandolo come un superficialone secondo cui i concetti, gli “universali” (per essere rigorosi) sono soltanto “fiato di voce”. E deve essere stato Sant’Anselmo ad illuminare un altro grande intellettuale noir, Teodoro Bontempo, detto “Er Pecora”, (per correttezza nominalistica). Dopo il putiferio scatenato da San Rocco Buttiglione, in una intervista di Augusto Minzolini per “La Stampa”, ha affermato: “Noi non conosciamo più l’Europa del Nord… Quelli sono trent’anni avanti a noi, lì gli omosessuali non vogliono essere riconosciuti come da noi, vogliono la libertà di adottare i figli. Noi ai loro occhi rappresentiamo i valori che hanno voluto dimenticare, che hanno perso. Per questo ci odiano, come i loro deputati odiano Buttiglione”. Una dichiarazione ponderata, critica, più in linea con Veltroni e Bobbio che con Storace e i “Cel’hoduro dalla val Padana in giù”.

Premesso che io condivido assolutamente e dogmaticamente Buttiglione, essere cattolici non preclude la responsabilità di essere eticamente pronti a riconoscere la laicità dello Stato: la prerogativa, profondamente politica oltre che morale del cattolicesimo è proprio la sacralità della convivenza. Pretendere però di separare “l’essere froci” dal “diritto di essere froci”, è un limite arduo da dimostrare sulla base dei principi della ineludibilità del diritto alla vita. Il problema vero, forse, è che nella non-cultura qualunquistica tutte le manifestazioni umane che sfuggono allo schema precostituito della “tripletta”: Stato-Chiesa-Famiglia non sono riconosciute, come un codice troppo complesso per essere decodificato con mezzi primordiali. Il concetto di diritto è già una evoluzione troppo avanzata di “essenza”. I gay, gli omosex, sono. (Punto) Non c’è il margine di discussione ulteriore con cui stabilire se “possono essere”. Ma se i culattoni possono esistere allora possono anche votare. E figuriamoci se non votano comunista! Però ha ragione, Buttiglione: l’omosessualità è peccato. Ha detto una cosa seria, ma non sa fino a che punto. E immagino quanti rosari e atti di dolore reciti tutte le sere dovendo conciliare il suo “essere cattolico” con il “suo essere politico” e con il suo voto alla guerra e alla Cirami.

Come disse Salvator Dalì, (Sommo Sapere dei cioccolatini!): “Io sono convinto praticante, ma non sono credente!” E ci pensa Oscar Luigi Scalfaro, altro democristiano “old”, a sturare il lavandino; su “L’Espresso, afferma:”Buttiglione non è stato bocciato in quanto cattolico, ma in quanto politico; anche Dossetti e La Pira erano cattolici, ma non mi risulta che siano mai stati discriminati. La Pira terminò un suo intervento alla Costinuente facendosi il segno della croce e ci fu un rispetto assoluto, malgrado nell’aula ci fossero forti contrapposizioni..” Mario Pannunzio fu, fra tante altre cose, fondatore, nel 1949, de “Il Mondo”, laboratorio intellettuale di tutta la cultura liberale dell’Italia post bellica. Nell’editoriale di addio ai lettori, alla fine di quella esperienza giornalistica, scrisse: “Gli intellettuali per noi non si trovano soltanto tra i poeti e i novellieri. Né tantomeno fanno parte di una corporazione privilegiata, separata dalle altre. L’intellettuale per noi è una figura intera. L’uomo politico, se non vuole essere un puro faccendiere, è anche esso un intellettuale che vive pubblicamente e che fa con naturalezza la sua parte nella società.”

Pannunzio era anticomunista e antifascista e non sappiamo se fosse gay. Né ci interessa. Sappiamo che era un liberale laico crociano e, oltre al “Mondo”, fondò il Partito radicale, quello che poi ereditò Marco Pannella. Montanelli raccontò che il maestro Pannunzio spiegò al giovane Pannella che “per fare carriera politicamente bisogna partire da sinistra, non da destra: a destra si arriva quando si è fatta questa benedetta carriera”. Giuliano Ferrara conosce bene quel mondo, per statura culturale e perché la genetica lo ha aiutato; ha l’intelligenza non ordinaria per parlare come Tremaglia, pensando e sentendo che vento tira come D’Alema o come Giulio Andreotti, ed avendo impresso nel proprio dna l’egemonia culturale gramsciana. Ma a cosa porterà questo azzardo morale che appare provocatorio alle coscienze mature ma fomenta la ferocia del pensiero vacuo tra gli indifesi?

Intanto, gli abusivi usurpatori del nominalismo, ben equipaggiati di uno straordinario bagaglio di nichilismo dovrebbero prendere lezioni da un nobile larinese, sagace filosofo nominalista, nell’accezione alta, che con le Voci dalla Fogna ebbe un legame inedito. Qualche decennio fa frequentava i circoli ricreativi e culturali frentani, agorà elitarie della nuova classe dirigente; giovani e rampanti professionisti si beavano delle frequentazioni femminili e degli eroici successi che ne ottenevano. Donne distanti e ambite che erano riusciti a sedurre e via via, tutta una serie di allusioni e di “non dico altro”. Lui, molto più in là con gli anni, benché apparisse spaesato traduceva nella sua mente ciò che ascoltava, con una sintesi folgorante. Una sera lo videro infilare delle lettere nei tombini della fognatura. Alla domanda ovvia sul perché, rispose: “Ho una corrispondenza con le zoccole! Non fatemi dire altro…!”