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Archivio per la categoria ‘Cultural’

La sinistra secchioncella

12 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ho capito il problema. Dagli anni 70 in poi eri di sinistra se leggevi Camus, e potevi leggere Camus se eri di sinistra. Sui giornali di sinistra scrivevano da Emanuele Macaluso in giù. I democristiani avevano Montanelli. E tra i finti equidistanti c’erano Zavoli, Biagi. A sinistra, fino a qualche anno fa, parlava D’Alema e Er pecora, il Fini tricidone dei primi anni, Berlusconi stesso, i leghisti della prima ora diventavano grotteschi cartoni animati. Cito quelli pop, quelli che sicuramente tutti conoscono. I comizi dei ds e poi dell’Ulivo erano un caffè letterario in cui morivamo dal ridere quando Maximo I° e unico sfotteva i destrici. Ora sui giornali di destra ci scrivono Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco. Il Giornale, il Foglio, e in assetto obliquo talvolta Il Fatto sono centri di dibattito intellettuale altissimo rispetto alla elementare dialettica da secchioncelli con cui a sinistra si discute di nulla e si ambisce, soltanto, al potere momentaneo, finché dura

catharina sottile

 

La curva dritta di Andreotti

Marcello Veneziani

 

 

 

 

 

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MANFREDI NINO

8 Agosto 2014 Commenti chiusi
Il maniaco sessuale - Nino Manfredi e Véronique Vendell

Ma che lei è un tipo nervoso?

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Ornella - Nino Manfredi e Enrico Maria Salerno
La più delicata e perfetta prova d'attore su un argomento che merita solo maestri veri

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Malasanità Nino Manfredi, Sylva Koscina e Jimmy il Fenomeno
Colpo da maestro di Manfredi Un primario pomposo, un po' rattuso ma fintamente innamorato della professione medica..
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Il Santo Soglio Parte 1
CAPOLAVORO DEI CAPOLAVORI

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Semo tutti frosci - Nino Manfredi
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NINO MANFREDI STRAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI 1968
Questo è cult, stracult, cultissimo: Come si dice quando uno nell'intimità picchia?...Nervoso???
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Per Grazia Ricevuta (Nino Manfredi - 1970)
Vedeteli questi film. Chissà che non mi diventate più intelligenti. O, almeno, spiritosi

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Nino Manfredi - Viva Sant'Eusebio (La Processione)
Peccato che non ci sia più l'archivio de l'Unità. Lì c'era un articolo che avevo intitolato
Viva viva Sant'Eusebio ahahahahah

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Nino Manfredi in "Me pizzica, me mozzica"



Nino Manfredi - Tanto Pe' Cantà


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Maschi e femmine

3 Agosto 2014 Commenti chiusi

Esistono comportamenti da uomo e comportamenti da donna. cosa diversa è la degenerazione in comportamenti degli uomini contro le donne e viceversa. a me questa cosa dell’omologazione dei sessi, come tutte le forme di omologazione, sa di ideologia e di nazismo. ABORROOO

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La grande bruttezza

13 Marzo 2014 Commenti chiusi

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

 Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

 Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata. E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

 La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

 Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

 Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono? Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

 Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

 

Catharina Sottile

Oscar a ‘La Grande Bellezza’: io avrei ringraziato Robertino Baggio

3 Marzo 2014 Commenti chiusi
 Nella notte degli Oscar, arriva il momento in cui bisogna ringraziare. Fellini ringraziò Giulietta Masina e le chiese di smettere di piangere: Stop crying, Giulietta, please..

Paolo Sorrentino, il regista che ha creato Gep Gambardella, ha ringraziato Maradona. Da napoletano, da adolescente cresciuto in Italia quando Milano era da bere e a Napoli ci si stordiva di calcio e Diego Maradona
Gli italiani sono un groviglio genetico spaventoso. Eravamo pizza e mandolino e la ricchezza, dopo il Piano Marshall, ci ha resi pezze sul culo a mandolino rifatto dal chirurgo. Accade solo a noi di essere geniali nostro malgrado, a nostra insaputa.Sorrentino fa un film poetico come i tramonti di Roma, eterno e doloroso come i suoi crepuscoli sull’imponente irripetibilità della sua architettura e poi, quando il gotha del cinema gli dà il più prestigioso dei premi ringrazia Maradona. Come se avesse fatto un film sulla Giustizia e avesse ringraziato Ponzio Pilato.

Ma a pensarci bene, cosa c’è di più bello, per un bambino italiano povero, che un goal di Maradona? Il mare lo diamo per scontato. Il cielo di Roma per noi è un’ovvietà; la sua eternità incantata è dentro di noi. Forse ha ragione lui. Forse chi sa vedere la bellezza la vede anche dove la gente banale vede chiacchiere e ideologia.

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata.

E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono?

Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

Io, comunque, nella notte degli Oscar, avrei ringraziato Roberto Baggio: il piccolo genio perdente che sbaglia un rigore e malgrado ciò sarà per sempre grandissimo. Metafora straordinaria di italiano: talento esorbitante che segue una traiettoria sbagliata e ti fa perdere. Ma rimani destinato all’eternità, perchè sei nato nel centro del mondo.Ecco, gli italiani sono così: un popolo non-popolo, che gioca per giocare. E che quando vince, bara un po’; ma quando perde, perde con una classe che nessuno al mondo avrà mai

Catharina Sottile

Riferimenti:
• La Grande Bellezza s’é desta

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La Grande Bellezza s’é desta

20 Gennaio 2014 Commenti chiusi
21-01-2014, 16:03 • Editoriale
Gep Gambardella è orticante ma vede ogni cosa. La Grande Bellezza non è un film, è un’inchiesta fatta in sogno in cui tutti vedono, come li vedo io, italiani brutti e insipidi che vagano nel paradiso terrestre. L’Italia della bellezza maestosa, commovente e mistica. I suoi paesaggi imperiosi e i palazzi, e l’arte che luccica e intreccia il cielo alla terra. Fin dentro la favola bella che ieri ci illuse e oggi non ci illude più. Ma noi ci camminiamo in mezzo senza vedere, tecnologizzati e ubriachi di nulla. Bruttezza che ignora la bellezza fino a distruggerla, per incuria. E proprio la cretina, l’orribile macchietta d’artista che corre contro la grandezza di mattoni millenari è la manifestazione più assurda di come si possano dare inutili, stupide, violente capate annichilenti di fronte alla commozione radiosa dell’Acquedotto Claudio e del verde lussureggiante dell’Appia Antica. L’ultimo orrendo colpo alla sua paziente resistenza. Stupidità e ignoranza foraggiate da denaro pubblico che generano quella che io chiamo la cultura ‘delle povere oche da foie gras’, nutrite per essere uccise. Come viene uccisa la conoscenza e la dignità.
Che Goethe maledica quel viaggio fra baccanali e inerzia, in cui lui va oltre e porta con sè ogni miracolo di perfezione!Un film che non è un film ma una citazione volutamente inconclusa, indefinita. Dentro c’è Ettore Scola. C’è Dino Risi, in tutta la sua intoccabile, irripetibile e laicissima sacralità.

Il regista, Paolo Sorrentino, non lo tocca mai a mani nude. E’ come se lucidasse delicatamente la tela, per spolverarla, senza aggiungere nulla. Tutta l’Italia di Io la conoscevo bene o del Sorpasso o del Tigre è ancora lì, invecchiata e senza più futuro. C’è Gassmann e c’è Tognazzi e Sordi. Meno bravi, perchè peggiorando peggiorando, è difficile trovare qualcuno come loro.

Servillo invece è bravo persino a non sembrarlo. Gambardella é Ennio Flaiano; con una vischiosa spocchia partenopea, esasperante. E mentre lo detesti ti accorgi che è diventato antipatico come Gassman o viscidamente cinico come Sordi. Ma ormai è reale_ Gep, non solo Servillo

Un grande film è fantasia che lascia nell’immaginario della gente la super-realtà di un personaggio. Gep ormai esiste e avrà vita propria. Ecco la forza di questo film: il cinema che crea ancora un mito.

Ma al suo fianco non c’è la Vitti, non c’è la Cardinale, non c’è la Melato, perchè il peccato mortale della bruttezza al potere spetta alle donne e nessuna poteva avere la grazia e il fascino di Claudia o di Sofia o di Monica o della Sandrelli. 

Tant’è, le dive contemporanee, nel film, sono solo se stesse, in modo imbarazzante. Grottesche come le avrebbe immaginate Fellini. Ecco il Grande Danno che si compie contro la Grande Bellezza: il brutto divora il bello, fino a renderlo invisibile.

Tutto il film è pervaso di morte; un allarme, come la puzza di gas che annuncia uno scoppio: i vecchi sopravvivono ai giovani e il dolore si annacqua nei drink che Gambardella beve, ‘ma senza diventare molesto’.  Il racconto è liquido come il sogno di un paziente in coma. Un orribile tanfo di morte, fra volti di plastica e gioventù vera che soccombe a una generazione di vecchi che taglia la strada al futuro dei figli.

Eppure, aleggia intatto il sentimento dei luoghi; il provincialismo globale della finanza caput mundi e dei vassallaggi dei social network non l’ha scalfitoL’ignoranza universale non ha cancellato definitivamente la percezione della bellezza dell’Italia, dell’incanto della civiltà vera.

Non so se sarebbe piaciuto a Pasolini, ma Sorrentino gli rende un grande omaggio ogni volta che inquadra la campagna romana e il suo cielo galoppante di vento terso

 catharina sottile

Altro sull’argomento:
• Oscar a ‘La Grande Bellezza’: io avrei ringraziato Robertino Baggio

SNOOPY E WOODSTOCK

22 Gennaio 2012 Commenti chiusi
Categorie:Cultural Tag:

« Elogio del silenzio » la nuova esposizione di Michele Sottile su France 3 Television

25 Novembre 2010 Commenti chiusi

3 VERNISSAGE 26 NOVEMBRE 2010

 

 

 

 

 

 

  Villa Dracaena/art contemporain  presenta il nuovo ciclo di proposte espositive con un artista con cui intende stabilire un rapporto di lunga durata e di proficua collaborazione artistica

1 prioriterre

 

 

 

France 3 Television dedicherà una puntata di Prioriterre all‘evento il prossimo 27 Novembre

 Il 27 Novembre, PrioriTerre,  programma di France 3 television, si occuperà di arte contemporanea e, in particolare, dell’artista molisano Michele Sottile. Così annuncia France 3 l’incontro con la nuova esposizione a Villa Dracaena: “PrioriTerre, France 3 television, in onda il sabato pomeriggio, ci porta questa settimana in questo luogo “magico” interamente dedicato all’arte contemporanea. I lavori di Michele Sottile sono di ampio respiro, non concedono un facile riposo ma ci permettono di fare delle pause (come in senso musicale) nel suo mondo blu, ancorati a fragili fili. Le sue opere sono una partizione musicale. Da vedere ed “ascoltare” assolutamente.

La mia pittura é pensata come una partitura (musicale) continua dove i segni non sono ancora note ma forse pause, silenzi. (MicheleSottile.2010)

Michele Sottile vive a Marsiglia ma è di San Martino in Pensilis. « Elogio del silenzio » é la nuova esposizione; una mostra allestita in una villa, doppiamente suggestiva. Villa Dracaena è a La Ciotat, città della Provenza incastonata fra le rocce della Costa Azzurra. L’immanenza del Mediterraneo, con la sua vegetazione e i suoi profumi, le dà quella surreale eternità che è propria dell’arte. Dentro le stanze di Villa Dracaena, le pitture sembrano vivere, respirare nel contesto di uno spazio umano e quotidiano: non sono semplicemente esposte ma invadono e riempiono della loro luce una casa divenuta Fondazione per l’arte: “Tra le tante immagini colpisce  la diafana bellezza della serie eponima: sono immagini  «silenziose» immerse in un monocromo blu che sfuma in tonalità rarefatte, superfici marine (?) fatte di solchi tracciati dalla punta inchiostrata sulle quali volano oggetti senza spessore ancorati a fragili lacci.

«Il suono è il primo movimento dell’immobile ». (Giacinto Scelsi)

4 esposizione villa dracaena

Il silenzio come scelta, la sottrazione piuttosto che l’addizione, l’eleganza del poco, la consapevolezza che la creazione ha bisogno di sobrietà e non di esasperazione formale, una scelta che sembra particolarmente coraggiosa nel momento contingente in cui “l’arte [di oggi] nel cedere alla meraviglia tecnologica dei media ha perso proprio ciò che le stava più a cuore. Essa vorrebbe stupire, sorprendere, interrogare ma non si accorge che lo stupore così come la meraviglia sorgono dal lungo spazio lasciato dal silenzio”. Con questa scelta l’artista evidenzia che  “il fascino dell’arte non consiste nel suo circolare e diffondersi nei circuiti della comunicazione mediatica e nella sua auto riproduzione infinita in una sorta di festino godereccio al tavolo imbandito della telecomunicazione …ma [consiste] nel suo indicare la prossimità di un fuori, cavo, vuoto, [un luogo] marginale – e distinto – dalla ripetizione ossessiva delle immagini”. I lavori, inoltre, comprendono opere multimediali. Piccoli video in cui i suoni e le immagini sono ingegno dell’artista ma diventano realtà comprensibile e riconoscibile, come la chiave che svela un ricordo, una nostalgia silente ma giammai placata. Nel privilegio dell’arte la rassicurante accessibilità della bellezza, scorta quasi come il sole nel fogliame fitto della comunicazione moderna. Luccica e rincorre ogni apertura, ogni canale della nostra attesa, e brilla, senza possibilità di costrizione. E per capire la bellezza basta esserne compiaciuti. Reincontrarla nell’indizio di un moto dell’intelligenza di chi crea e che sembra sapere cosa stavamo cercando

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VILLA DRACAENA / ART CONTEMPORAIN VERNISSAGE / 26 NOVEMBRE 2010 – 18h30

25 Ottobre 2010 1 commento

VERNISSAGE 26 NOVEMBRE 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Villa Dracaena/art contemporain  presenta il nuovo ciclo di proposte espositive con un artista in residenza col quale intende stabilire un rapporto di lunga durata e di proficua collaborazione artistica. « Elogio del silenzio » é la nuova esposizione dell’artista italiano Michele Sottile. Tra le tante immagini colpisce  la diafana bellezza della serie eponima: sono immagini «silenziose» immerse in un monocromo blu che sfuma in tonalità rarefatte, superfici marine (?) fatte di solchi tracciati dalla punta inchiostrata sulle quali volano oggetti senza spessore ancorati a fragili lacci. Il silenzio come scelta, la sottrazione piuttosto che l’addizione, l’eleganza del poco, la consapevolezza che la creazione ha bisogno di sobrietà e non di esasperazione formale, una scelta che sembra particolarmente coraggiosa nel momento contingente in cui “l’arte [di oggi] nel cedere alla meraviglia tecnologica dei media ha perso proprio ciò che le stava più a cuore. Essa vorrebbe stupire, sorprendere, interrogare ma non si accorge che lo stupore così come la meraviglia sorgono dal lungo spazio lasciato dal silenzio”. Con questa scelta l’artista evidenzia che  “il fascino dell’arte non consiste nel suo circolare e diffondersi nei circuiti della comunicazione mediatica e nella sua auto riproduzione infinita in una sorta di festino godereccio al tavolo imbandito della telecomunicazione …ma [consiste] nel suo indicare la prossimità di un fuori, cavo, vuoto, [un luogo] marginale – e distinto – dalla ripetizione ossessiva delle immagini”.

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 http://villadracaena.monsite-orange.fr/
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Ennio, Stefano e io

2 Ottobre 2010 3 commenti

Una pagina qualsiasi di Diario Notturno, di Ennio Flaiano

flaiano-ennio-2Flaiano è la mia allegra ossessione. Non è patologica come le ossessioni, e non è neppure ossessiva, come le ossessioni. La mia ossessione per Flaiano è naturale affinità, scanzonata attrazione per quella ridarella che ti prende se sei molto serio.  Se sei idiota difficilmente riesci ad ammettere di sentirti ridicolo. Flaiano mi fa ridere. E io, proprio per questo, non scherzo mai su Flaiano. Stefano, il mio amico Stè, ha letto Diario Notturno perchè gli è venuto tra le mani come quando piove d’estate, e ti bagni le dita così che puoi passartele sulla fronte.

 

Ci sono alcune pagine proprio belle. Questa non è la migliore ma è la più terribile

L’AMICO QUALSIASI
Tra le mie conoscenze ricorderò Qualsiasi. Nel mio taccuino trovo molti appunti che lo riguardano. Ecco il primo: «I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell’ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l’ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello».

Q. è davvero un uomo qualsiasi: purtroppo egli è convinto di essere qualcuno. È però soddisfatto del suo nome, che porta con umile civetteria. Abita in una casa qualsiasi, che adorna di oggetti qualsiasi: spende molto per questi oggetti (ha vivissimo il senso della proprietà) ed è convinto così di allietarsi l’esistenza. Le sue macchine musicali sono potenti, egli le tiene in moto tutto il giorno, impedendo ai vicini di pensare. Segue il progresso pur nelle minuzie, ma non trascura la tradizione. Crede che la poesia sia fatta di buoni sentimenti, oppure di crudeli perversità. Non si stima molto abile, ma ha fiducia nel suo buon gusto: senza questo suo buon gusto il cattivo gusto non avrebbe tanto dilagato nel suo paese. Qualsiasi è padre affettuoso: ama i figli per le soddisfazioni che dovranno dargli in avvenire ed ha un unico vero amico: se stesso.

Se poi ci addentriamo ad esplorare le sue idee morali e politiche troviamo di che giustificare largamente le avversioni che hanno ridotto il suo paese nelle attuali deplorevoli condizioni e il Re a vivere in un albergo senza pagare il conto. Ha un animo senza dubbi, un cervello lucido: non si pone problemi che non abbia già risolti in anticipo. Potevo coglierlo a contraddirsi tre volte nella stessa frase, potevo metterlo alle strette con le sue stesse affermazioni. Allora, da uomo che rinuncia alla lotta per generosità, concludeva che – dopotutto – non gliene importava nulla.

Lo frequentai negli anni che seguirono la grande sconfitta; e ancora oggi giuoca a fare lo scontento. È scontento di sé e del suo paese che vorrebbe tranquillo, confortevole, simbolico come la Svizzera – un paese dove non si rubano le biciclette. La folla lo infastidisce con le sue eterne, malformulate minacce, ed è convinto che il popolo non ami le cose belle, che lui ama, e che non abbia ideali disinteressati – che lui ha. «Il popolo» dice spesso «è sporco, si accanisce nella piccola compravendita, è superstizioso, pronto a derubarvi, prontissimo alle barricate, soprattutto se si tratta di farle coi vostri mobili». Egli sente, quindi, come massimo dei suoi doveri, di controllare il popolo, di impedirgli di far pazzie. Miglior alleato in quest’impresa gli sembra l’esercito, il quale, se non ha generali abbastanza abili per vincere le guerre, ne ha sempre per tenere a bada chi non vorrebbe farne.

Qualsiasi è anche scontento della storia che lo sovrasta. Per la verità si tratta di una storia ingrata, che gli ha limitate tante aspirazioni. Gli ultimi avvenimenti hanno insinuato nel suo animo questa verità: che la morale si modella sull’economia. Si meraviglia perciò, anzi finge di meravigliarsi, che certi concetti una volta tenuti in gran conto – come l’Onestà, l’Onore, la Tolleranza, l’Umanità – siano scaduti a tal punto da essere invocati da tutti e osservati da nessuno. Non si chiede se, per caso, quei concetti non servirono troppo a difendere la sua concezione dell’esistenza, cioè la sua stessa esistenza, a scapito di quella degli altri.

Un confuso scetticismo lo invita a conquistarsi un benessere personale ad ogni costo. Sospirando ammette che «siamo in un paese di ladri»: si difenderà col furto. Il furto è talmente entrato nelle sue abitudini che ruba senza accorgersene: vi chiede la matita per segnare un indirizzo e dopo se la mette in tasca. Dai massacri che hanno insanguinato la sua terra, ha cavato l’insegnamento del suo diritto alla vita comoda, difesa dalle leggi e dalla polizia.

Ennio Flaiano

Quando dico, povera me, che la Morale è una faccenda di forza, di coraggio e di indipendenza, non faccio che ribadire cose dette molti secoli prima di Cristo e qualche secolo dopo, anche da Ennio. Insisto sul fatto che la Politica la fanno gli uomini e il senso dello Stato, come patrimonio collettivo e a sua volta, induce gli uomini ad esserne suggestionati. Ma rimane il fatto che si può essere seri se qualcuno, da piccoli, ci ha insegnato ad esserlo. E’ la ragione, indiretta, per cui mi fido tendenzialmente di chi ha strumenti intellettivi sufficienti per provare imbarazzo, anche se non lo prova; perchè non può fare a meno di vedere, oltre sè, molto al di là di sè. Molto meno mi fido di chi non ha occasione per rubare, per delinquere, per trasgredire  ma lo farebbe senza cognizione di danno, con infantile avidità egocentrica.

Inutile imparare a nuotare da gatto

1 Ottobre 2010 1 commento

Il più grande fumetto di ogni epoca. Questo in particolare lo regalerò a due nuotatori con buone braccia e buone gambe. Ma con una volontà di domare le onde ancora debole

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Domenico Sassi: quando parla un intellettuale le nubi della pigrizia si diradano

19 Agosto 2010 Commenti chiusi

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Sonetti a San Biagio, raccolta di poesie e discorsi medici e politici di Domenico Sassi, curata da Giuseppe Zio

U temb è scurde e chiove fine fine
u sacrestane ngore ràp a cchiese
ma Ndonie già ca tromme stammatine
i ggend va squezzanne pù paiése

Neppure una telecamera moderna e potente avrebbe potuto raccontare meglio la mattina del 3 Febbraio a San Martino in Pensilis. E’ il giorno di San Biagio

E mò che Luch è mort e Ciaurè
pur’ isse ce n’è iute all’atu monne
a fest de san Biase chi a fà?

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Ci sono tutti i nomi, direbbe Josè Saramago. 
Tutti i dati di una lunga storia di paese che racconta il Meridione e la sua mite resistenza. Nessuno sa spiegare perchè nel 2010 ci sono uomini che all’alba salgono a cavallo e raggiungono una quercia secolare, nel Bosco di Tanasso. Compiono tre giri attorno ad essa, mangiano una pietra, la danno da mangiare ai cavalli obbedienti, e tornano in paese, lungo la Via Martinese, portando una Croce e recitando antiche litanìe. La Croce, ancora oggi, la porta Luca Del Pinto. Prima di lui il padre Consalvo e prima ancora lo zio, il nonno, il bisnonno, il Luca di cui parla Domenico Sassi.

San Martino in Pensilis, 18 Agosto 2010
La serata su largo Baronale si illumina con le note di Occhi celesti e di Sande Martine, arrangiate da Mariateresa e Luciano Primiani ed eseguita insieme a Ida Mazzocchetti sulla chitarra di Luciano Primiani e Raffaele Ceglia, del Coro di San Giuseppe
primo giorno di scuola e bologna 052
Il professor Marrano con Giuseppe Zio

Peppino Zio ha completato un altro difficile mosaico consegnandoci finalmente anche 
I Sonetti a San Biagio
, poesie dialettali di Domenico Sassi

Sassi fu un medico, un intellettuale e fu, come dice Giovanni Mascia: “uno dei fondatori, rimasti insuperati, della poesia dialettale molisana. Insieme ai colleghi medici e poeti Raffaele Capriglione e Giuseppe Altobello. Grazie alla benemerita ricerca di Giuseppe Zio, il poeta di San Martino non è più l’autore di  una sola opera, peraltro ammirevole.  Alla Storie de sande Lé, fanno ora corona i sonetti di San Biagio, Uocchie nerélla e le altre pregevoli composizioni”
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Tuocc carrièr, tuocc ssù temone
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Ci era noto come autore de A Storie de Sand Lè e finalmente, attraverso la ricerca di Peppino Zio, si è aperta completamente la visuale su un uomo di studi eclettico, incisivo per il suo tempo. 
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Il Pensiero dei Giovani,  la rivista che si pubblicava a San Martino in Pensilis alla fine dell’800, deve averlo influenzato sicuramente. San Martino in Pensilis fu, in quegli anni, capitale culturale in un territorio molto permeabile alle suggestioni napoletane, bolognesi, romane.  

L’esperienza de Il Pensiero dei Giovani fu esaltante, anche per gli anni che seguirono, almeno fino al Ventennio.  Cito una nota da Cavalli Sanniti, di Michele Tuono: “Nicola De Arcangelis, di Casalbordino (Ch), stampò per un certo periodo il «Pensiero dei Giovani», una bellissima rivista che si pubblicava a San Martino in Pensilis tra il 1886 e il 1888. Sulla testata spiccava un energico motto di Mario Rapisardi, poeta siciliano più noto, purtroppo, per le sue disavventure coniugali (sua moglie scappò con Giovani Verga) e per le memorabili risse verbali con Carducci e i suoi amici, che non per il suo talento. «Questo Pensiero dei Giovani – scriveva Rapisardi – sia degno della nuova generazione, che di caratteri ha mestieri più che d’ingegni e più dovrebbe operare che scrivere».

 

 

Della professione medica, della sua filosofia di studioso di medicina, il professor Marrano dice: “Negli scritti medici di Sassi si denota una impostazione di studioso “corretta e ancora attuale”, poiché, partendo dai casi clinici, discute i sintomi e i segni, quel complesso mondo che noi medici chiamiamo semeiologia, ed esaminandoli fa una serie di illustrazioni di teorie mediche che denotano una conoscenza salda e una capacità di discernimento non comuni. Quel che colpisce nel leggere i lavori di Domenico Sassi è lo spiccato senso clinico, la perfetta disamina tra quello che c’è di funzionale e di organico in una manifestazione morbosa, adeguando di conseguenza la terapia. Altra caratteristica metodologica importante del Dottor Domenico Sassi è quella di non accettare la diagnosi posta da altri medici, anche se illustri, come dato di fatto ma di costruire una diagnosi propria dall’anamnesi familiare, personale, remota e recente, e sulla disamina del reperto obiettivo.” 

Chirurgo di fama mondiale, Marrano parla di fronte ai ‘suoi amici di San Martino’, nel luogo in cui è nato, con la commozione che di solito sorprende gli esseri umani quando la vita all’improvviso diventa abbastanza lunga perchè il dolore di una nostalgia non si possa più barattare con gli impegni, gli appuntamenti, gli obblighi quotidiani, Bisogna lasciarsi domare; e tra gli amici di sempre diventa, quasi quasi, tutto più semplice.

 

 

 

E della intelligenza ‘visionaria’ di Sassi, Vittorino Facciolla, sindaco di San Martino, coglie l’intuito assolutamente attuale di un discorso pubblico del 1925: ”

Il 24 Dicembre del 1925 nel suo discorso per l’inaugurazione della prima lampadina elettrica Domenico Sassi dic e che domani forse avremo nuove macchine che sapranno trasformare in energia anche i raggi del sole. Nulla di più moderno e oggi riscontrabile. Aveva immaginato l’energia fotovoltaica a cui oggi cerchiamo fortemente di credere proprio perchè oggi il progresso è miglioramento e preservazione del territorio”
Il pubblico è attento e ascolta con rispetto straordinariamente edificante. Ci sono tutti i volti a cui abbiamo posto domande da bambini, da cui abbiamo avuto risposte. In silenzio, schivo come ama essere lui, Domenico Lanese, che conserva il più grande archivio storico di San Martino in Pensilis, per amore soltanto. Ed anche a lui si è potuto attingere molte e molte volte per riportare alla luce il tesoro della cultura di questo territorio. C’è Dario D’Adderio, che ha musicato la Carrese trasformandola in taranta. Grazie a quella melodia orecchiabile tutti oggi la conoscono.

 

Marcello Pastorini canta Uocchie nerella, musicata da lui dopo una ricerca autonoma e il risultato è di una canzone d’amore bella come una notte di luna.

Paolo Mancino e Ida Mazzocchetti recitano alcuni dei sonetti di Sassi, in sammartinese. Antonio Raimondo è seduto accanto alla pila di libri e ricorda agli ospiti che il volume costa 10 euro, ma vale tutta la bellezza di questa terra. Più in là, i rumori e gli umori familiari di Piazza Umberto non disturbano la luna che è rimasta con noi, come interessata a quella strana storia di scienza e di parole buone. 

• Speciale Aprile sammartinese/Luigi Sassi: la lunga storia di un’opera scritta a mano su cinque quaderni a righe

• Giacomo Donati su le xilografie di Romeo Musa per la Storia de Sand Lé

• E’ datato 1727 il più antico documento che parla della Corsa dei Carri

 

 

E’ Giovanni Mascia, nell’incanto di Largo Baronale, in una sera di fine Agosto sammartinese, a raccontare la storia interrotta di un pensiero meridionale che invece fu freneticamente vivo. Lo fa, come sempre, salendo con ordine i gradini dei nomi, delle date, delle circostanze, delle svolte impreviste che riguardano le vicende umane. Ma, soprattutto, ci spiega cos’è quella memoria istintiva che conserviamo attraverso la rigorosa comprensione della lingua, del ‘dialetto solenne’ che Domenico Sassi ha così amato da renderlo leggibile, fino a noi. 
ritrattoRaffaele Capriglione
Racconta di un geniale quanto tormentato contemporaneo di Sassi, Raffaele Capriglione, che cantò il popolo condividendo con esso la povertà, gli stenti. Oggi penseremmo ad Erri De Luca che, nato ricco, sceglie di fare l’operaio e non può fare a meno, anche da quella ‘metà del cielo’ di essere un poeta. Ma vede davvero ciò che i poeti sentono soltanto, per sensibilità e per ispirazione.
toroweb04• Giovanni Mascia: Sassi è uno dei fondatori, rimasti insuperati, della poesia dialettale molisana

TERRONI

31 Luglio 2010 Commenti chiusi
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Michele Sottile: l’arte bisogna meritarsela!

di Celeste Fois
PrimaPagianMolise.it
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Il suo ‘segno’  diventa sempre più essenziale, in un’evoluzione con cui sembra catturare l’attimo, nel moto delle cose:
In questi anni ho cercato di rendere sempre più essenziale la mia pittura, ho cercato di perseguire una mia idea interiore che posso riassumere sinteticamente con una frase che mi piace molto e che sento molto vicina:  ”multum in parvo”. “La frase multum in parvo ha sempre avuto un significato speciale per me. Nella sua concisa e compatta dizione latina, che esemplifica esattamente ciò che connota: molto con poco. L’archetipo di brevità, però, non è facile da definire. Astrazione, concisione, simbolismo, immaginazione sono alla base del concetto. Una molteplicità di dettagli è concentrata in un principio unitario, il particolare è trasformata in universale, ricchezza di significato è espressa con la massima economia di mezzi. Questa ricchezza del significato dovrebbe essere realizzata mediante un impatto di grande effetto, in una parola: il discernimento con un sospiro”. (Carl Zigrosser, Multum In Parvo, George Braziller, 1965). La mia è una preoccupazione di sintesi che non sempre viene raggiunta ma vale comunque la pena continuare nella ricerca.
 
Di lei è stato scritto:Le forme che appaiono nei suoi lavori sono strumenti per una ricognizione immaginifica del reale, stimoli per la memoria dell’osservatore. Le sue opere sono finestre sull’infinito, nella loro (sensuale) fisicità riescono a toccare le corde intime del nostro inconscio connettendo il mondo fenomenico con quello del non rappresentato, sono spazi meditativi attuali e allo stesso tempo arcaici, architetture mentali dense di spiritualità, alla ricerca dell’assoluto…” 
Quindi, l’arte non è solo istinto ma passa inevitabilmente attraverso l’evoluzione del pensiero? Nei suoi quadri c’è l’evocazione continua del mito, della filosofia come se il patrimonio di conoscenza contribuisse a intepretare il significato di ciò che l’artista vede, suo malgrado 
Cerco nella pittura, nel fare pittura, di seguire determinate regole, infinite, ma sempre regole, ed è da questo conflitto fra ordine e disordine, visionarietà e azzardo che è maturato il mio percorso. Per me la libertà non è uno sfogo irrazionale e folle dell’eccentricità, che a mio avviso non é mai interessante, ma bensì trovare delle regole con cui poter costruire un sistema di lavoro. La superficie è il campo del mio fare artistico, per superficie intendo quel luogo in cui si scontra la fisicità della vita, della realtà ma allo stesso tempo è quel limite in cui può avvenire qualcosa che può essere riempito dalla tua percezione della superficie stessa. Un affresco su un muro: la pittura è stata fatta su una superficie solida, materiale, pesante, grave ma la pittura rappresenta proprio quell’accadimento misterioso che de-materializza la superficie del muro facendola diventare altro da se , e la pittura dove accade? Sulla superficie, su questo luogo che non sai bene materialmente cos’è, non sai dove inizia e dove finisce e che segna il limite fra il fisico ed il mentale, e questo è il luogo che mi interessa che è passaggio metafisico per eccellenza, che è la porta fra la realtà e il possibile.
 
Infatti le forme che lei crea non sono un fine ma un mezzo per raccontare l’invisibile, questa, a mio avviso, è la cifra stilistica della sua pittura una “geometria” mistica che le permette di entrare in contatto con i mondi possibili e non detti. Anzi nei suoi quadri il non rappresentato è forse più presente del visibile: Ritorna il vecchio forse banale concetto dell’opera d’arte come “finestra”!, Un concetto contro cui si sono scagliate tutte le avanguardie del ‘900… Ma è secondo me efficace perché esprime molto bene l’affacciarsi oltre il mondo fisico. Attingendo dalla poetica montaliana penso alla pittura come “varco gessoso” per mettersi in contatto con una realtà altra. Per continuare con l’immagine della finestra: aprendo una finestra sul buio della campagna c’è in me fortissimo il desiderio/necessità di voler partecipare all’infinito rappresentato da questo buio, ma proprio guardando questo buio, gravido del tutto e pullulante di vita, mi rendo conto che dell’infinito posso prendere al massimo un’idea, ma non ne posso partecipare, oppure posso rubare dei piccoli frammenti che a volte improvvisamente si illuminano.. a volte, questi frammenti diventano segni…
 
La sua pittura non dà risposte, anzi al contrario, lascia aperti molti interrogativi…
Io rimango dell’idea che l’Arte non debba né essere rassicurante né fornire risposte; è molto più importante e utile che ponga degli interrogativi dei dubbi… “Il dubbio è uno dei nomi dell´intelligenza” (J. L. Borges).
 
Borges diceva anche che chi dice che l’arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. Ma l’arte è contemporanea?
L’arte contemporanea non esiste, esistono gli artisti contemporanei, nel senso che ci sono alcune opere prodotte molti secoli fa che ci parlano con un’intensità ed un linguaggio familiare e quindi a noi contemporaneo, al contrario ci sono produzioni artistiche dei nostri giorni che a mio avviso non rispondono alle nostre aspettative. Mi viene in mente un esempio musicale forse un po’ estremo: il movimento musicale che oggi ricordiamo come “Ars Subtilior” (n.d.r.1370-1410 ca.) ha raggiunto una raffinatezza stilistica, un minimalismo ed una essenzialià linguistica che sento più vicino di alcuni autori pseudo-minimalisti di oggi. Questo si ritrova anche nelle arti cosiddette visive.
 
Torna la conoscenza come strumento dell’arte. O forse è solo la dimostrazione che l’arte è sintesi di ogni cosa. Cosa le dà maggiormente fastidio sul come l’arte viene considerata?
Certa cultura continua instancabilmente ad associare l’arte alla pedagogia. L’arte non ha bisogno di essere accompagnata, o peggio, giustificata, dalla pedagogia. Perché obbligare tutti a vedere l’arte? Il discorso che sottende questo comportamento è: l’arte -non è necessaria- quindi avvolgiamola in una pellicola di buonismo pedagogico ed in questo modo mettiamo a posto la coscienza e giustifichiamo i soldi spesi per organizzare i famosi “eventi culturali”…Quando in un museo si organizza una mostra è sempre più frequente trovare visite organizzate per bambini, donne, impiegati, religiosi, equilibristi, pompieri, educande, lavandaie, orefici, postini, giocolieri, apicultori, dattilografe, extracomunitari… ma l’arte non ha un linguaggio universale? Perchè cercare sempre di tradurre qualcosa per qualcuno? Si ha ormai l’orrore della difficoltà nel capire, tutto deve essere reso “digeribile” “omogenizzato”. per ogni singolo settore della società.
 
Lei è “anacronistico”. Il mondo ha bisogno di classificazioni per essere comprensibile. Forse oggi si confonde pericolosamente la democrazia con la banalizzazione? La mia esperienza qui in Francia, mi ha fatto toccare con mano a che livello di aberrazione può arrivare una società che vuole spiegare a tutti e non vuole far torto a nessuno…si generano veri mostri dell’appiattimento culturale in nome del politicamente corretto!
 
Peggio di una brutta mostra?
Il laboratorio organizzato per i bambini. Non sopporto questo bisogno di rendere tutto un gioco, io la chiamo la sidrome dell’ “art attack”: Bimbi che ridisegnano i quadri visti che li scompongono che li ricolorano compilano schede per l’analisi dell’opera “preparate” dall’animatore di turno…io penso che la creazione ha bisogno di spazi privati ed intimi, ha bisogno di pomeriggi lunghi e noiosi dove sperimentare con se stessi la propria creatività. Se questo non avviene meglio fare sport…
 
Ma allora che ruolo ha la scuola?
Nessuno, o piuttosto, la scuola non basta anche perchè l’insegnamento delle materie cosiddette “artistiche” ha bisogno di docenti di grande qualità, preparazione e intuito soprattutto nelle scuole dell’obbligo….non mi risulta che la scuola offra questo anzi succede che queste discipline siano una sorta di terra di nessuno…E ne parlo con cognizione di causa. Poi c’è la situazione della storia dell’arte che in tutta Europa é sempre meno studiata nelle scuole dell’obbligo. Non ho mai capito perché la storia e la storia dell’arte non vengono studiate insieme: io la chiamerei Storia dei Fatti e delle Cose…
 
Scomporre tutto con la ‘classificazione’ riduce la creatività vera a favore di quella indotta, apparente. L’equivoco della “grande sfiga” e dell’artista tormentato.
Ho letto sulla biografia di un artista riportata nel sito web di una galleria francese: “L’artista ha avuto una adolescenza difficile, i suoi genitori si sono separati e ha dovuto affrontare numerose difficoltà economiche [...] La sua arte riflette i numerosi drammi vissuti… A parte la compassione che possiamo provare per il soggetto, ma tutto questo cosa centra con la sua arte; o meglio la sua arte ha più valore perchè egli é un caso sociale? Ma che grande equivoco! Come se l’arte avesse bisogno del supporto della “grande sfiga “.
 
Quelli che pensano che moderno sia sinonimo di brutto e drammatico.
Se non é brutto non é vera arte contemporanea: la madre degli stupidi é sempre gravida. 

Una “Cloaca contemporanea.” 
Certa arte contemporanea tende a evacuare le emozioni, l’orrore, lo sconforto, l’angoscia, facendosi sovrastare dagli avvenimenti esteriori e le emozioni interiori, passivamente, senza mediare, annegando nelle propre lacrime e nel proprio vomito, inondando di sangue e insetti morti le sale espositive, senza creare niente, svuotandosi e mostrando le proprie frattaglie, senza avanzare. Dimenticando che l’arte sola puo’ salvare dal mare caldo delle proprie lacrime attraverso la sublimazione

 
Le esposizioni d’arte gratis?
No. L’arte si merita. E merita anche dei sacrifici economici. Non mi risulta che forme di pseudo-arte come certa musica pseudo-giovanilistica venga distribuita gratis. Basta impiegare meglio i propri soldi. Perchè bisogna offrire gratis una mostra sul trecento senese alla scolaresca, che poi paga per vedere uno spettacolo di qualche contemporaneo e (grazie a dio) provvisorio cantante “televisivo”?
Una frase che definisca l’arte ?
2 frasi: “Gli uomini e le vicende sono i sospiri della storia; l’arte è il suo respiro”.
“Nella creazione la cultura è in equilibrio con le rivelazioni dell´inconscio.” (Fausto Melotti).
  
La ringrazio molto. Posso regalarle un’idea di Borges molto rassicurante per il mondo?
Prego mi dica,… le rassicurazioni sono sempre benvenute.
 
«Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere ». Credo che valga ancora di più per la pittura. E questo è davvero un bene. Nell’arte non ci sarà mai uno spazio abbastanza ampio per la semplificazione. Trovo che sia molto tranquillizzante tutto ciò. La ringrazio davvero.

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  http://sottile.monsite.orange.fr/
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