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Archivio per la categoria ‘Notte di note’

Gli spiritosi coi piedi nel cemento

12 Settembre 2014 Commenti chiusi

Vediamo di capirci con la vicenda dell’orsa del Trentino. A me dispiace quando tagliano gli alberi, ma i sindaci, se si fa male qualcuno sotto un albero che cade, sono responsabili. Siccome non sono perseguibili per non aver protetto i beni ambientali, gli alberi pericolanti si tagliano perchè i guai giudiziari arriverebbero se fanno male alle persone. Vale anche per gli animali, equiparati agli alberi. Io credo che il patrimonio ambiente vada considerato nella sua totalità: alberi, animali, acqua, aria, terra, persone. La gente che abita nella zona in cui viveva Daniza protestava, evidentemente, e il sindaco qualche giorno fa fece il cow boy annunciando che l’avrebbe uccisa lui stesso. Ma i soldi stanziati per il progetto di ripopolamento dei boschi si danno a uno che annuncia di ucciderla con le sue mani? E se questo è accaduto, dovrà risarcire l’Europa, e quindi noi, per aver utilizzato soldi per qualcosa che non voleva fare? Le amministrazioni, comunali, provinciali, regionali che decidono di avviare un piano, poi cambiano idea? Cioè, se gli immigrati fanno del male a qualcuno li abbattiamo? Se un mafioso versa rifiuti tossici nella terra lo abbattiamo col narcotizzante letale? Se un politico amministra male e nega i servizi essenziali alla gente lo catturiamo e lo addormentiamo per sempre? A me questa caccia all’orsa mi fa pensare anche ad una moda tribale, legittimata dai ruoli politici, con cui dei trogloditi si sentono finalmente autorizzati ad essere selvaggi. Siamo andati indietro di secoli. Con tutte le conoscenze che abbiamo, le professionalità, gli strumenti tecnici, sbagliamo un’operazione così? E se dovevamo salvare la gente bombardata sotto ospedali tenda, quanti ne accoppavamo? Le regioni spendono migliaia di euro per incarichi a gente di ogni tipo e non hanno un team specializzato, compatibilmente ai loro piani, ai progetti in atto, alle finalità che si vogliono perseguire?

Chiariamo una cosa anche ai soliti opinionisti senza idee e senza qualità: la rabbia per la morte dell’orsa del Trentino non è foga da isteriche animaliste. Non sono suggestionabile dalle passioni passeggere, di solito sintomo di frustrazione da menopausa. Mi lancio nelle questioni che hanno presupposti veri. Detesto e avverso i partitelli fondati sull’emotività e della speculazione dei temi a scopo elettorale. Purtroppo, l’animalismo e l’ambientalismo sono treni facili da prendere a volo in questo senso. E’ fisiologico che i furbacchioni si infilino ovunque, soprattutto quando l’argomento ‘tira’. Ma l’assassinio di un’orsa significa che i territori sono gestiti da cow boy, da stupratori di terra fertile. Non è roba da poco. Chi ridacchia quando si massacra un cane, un gatto, un orso, con la complicità di un sistema civile che non considera abbastanza grave tutto ciò, o è scemo o è mafioso. Quindi, vai a ridacchiare da un’altra parte e continua a farti pagare le mutandine dal mafioso impotente che ti mantiene. Quando finirai di essergli utile come indossatrice di mutande farà narcotizzare anche te

catharina sottile

Voglio un mondo di Ford e Fleming non di madre terese e che guevari

31 Agosto 2014 Commenti chiusi
 Con tutto il rispetto per le cooperazioni internazionali e laiche di sinistra e le madre teresa e affini, pace all’anima sua, piantiamola con l’imbroglio: i malati si curano con gli ospedali non con l’amore. E basta con ste chiacchiere. Ne hanno salvati più i vaccini e i soldi della ricerca. Riempirsi la bocca e la testa di sentimenti senza progetti e senza leggi è la peggiore cattiveria che si possa fare ai poveri, ai malati, ai violati del mondo. A loro serve economia, benessere, scienza, ricerca, formazione, classe medica, igiene, dignità che proviene dal lavoro. Mi fido più di chi in Italia o in contesti piccoli combatte per lo sviluppo reale in un Paese che difende la dignità del lavoro che di chi fa battaglie emotive e ideologiche allargate all’universo. Di fatto, non fa un cazzo e lo sa. E vende fumo in cambio di fiducia e fede.

 A San Martino visse un illuminatissimo dottore e ricercatore, Belpulsi (Ne parla Giuseppe Zio nel suo romanzo L’Albero del gelso) che ha insegnato alla gente dell’epoca a lavarsi bene le mani, a non bere acqua non pulita. E ha vaccinato i bambini, salvando generazioni intere e permettendo a quei piccoli di diventare agricoltori, medici, falegnami o fornai. Voglio università che formano gente seria, non canzoni e bandiere o preghiere e segni di croce senza bisturi, garze e diagnosi. E queste cose reali e utili si fanno con lo sviluppo non con la solidarietà a chiacchiere. Chi si crede buono perchè accoglie persone disperate, le valuta con un tariffario e di fatto le deposita in spazi che sembrano tanto canili non è solidale. E’ stronzo e sa di esserlo. Salvare l’umanità povera significa poterla accogliere in un contesto ricco, che la rimetta in forze e ne faccia umanità dignitosa. Distruggere l’economia reale per ingrassare gli speculatori del ‘tanto a testa’ con la scusa del progetto solidale è imbroglio. Io voglio che si lascino vivere gli alberghi di lusso perchè diano lavoro legale e vero a tutti, immigrati compresi.

 E invece distruggiamo ricchezza per incassare quote sulle teste di uomini ridotti a carne da macello, materia prima gratuita per la speculazione. E con il contentino a clerici e laici di sinistra degenere si favorisce il più pericoloso esodo della storia. Inviati in avamposto per occupare la terra degli infedeli.

catharina sottile

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L’orso, capro espiatorio di tutte le idiozie

17 Agosto 2014 Commenti chiusi

Un’orsa, nel mezzo del bosco, per difendere i suoi cuccioli dà una zampata a un uomo che si era spinto troppo vicino alla sua tana. L’esigenza di sicurezza e l’ipocrisia elettorale spinge le amministrazioni a chiedere la cattura, a rischio di abbatterla, di mamma orsa. Quindi, i mafiosi che sversano arsenico nei terreni agricoli o sotterranno rifiuti tossici o inquinano le falde acquifere li abbattiamo a vista? La Lega che dice? La caccia la facciamo solo a un povero orso isolato? Io voglio sparare a vista a chi mi fa venire il cancro. Altro che sicurezza pubblica attenta, vi pare? Se uccideranno quell’orso spero che Di Battista venga a farsi esplodere con me. Io ci sarò. I leghisti, per la sicurezza pubblica, andrebbero invece messi in un recinto subito, ma senza altre esitazioni

catharina sottile

Vaffanculo al terrorismo. Sempre

17 Agosto 2014 Commenti chiusi

Chiariamo una cosa, di domenica mattina:
Premessa
Il movimento 5stelle ha un problema, e spero che Grillo trovi anche questa ennesima soluzione: quando decidono di sostenere una causa o contrastarla non sanno perchè. Se viene posto un dubbio, se si solleva una polemica capisci che nessuno di loro sa dirti perchè la pensa così. A parte: e allora il pd? E quando votavi pci? E ti piaceva Berlusconi, allora? …Altre spiegazioni non sanno darle. Credo che dipenda dal fatto che non sappiano realmente perchè Di Battista è uscito con quella dichiarazione e che neppure condividano realmente. Ma la risposta a tutte le domande è sempre: ce l’hai con me? Hey, ce l’hai con me? E siccome tra loro ci sono ovviamente persone serie e per bene l’imbarazzo si taglia con un grissino.

Mò, passiamo alle cose più pericolose

Svolgimento
1)L’islam e il terrorismo islamico non sono la stessa cosa, non per me. Odio, ferocemente odio, l’aggressione culturale (oltre che armata) del terrorismo islamico e la propaganda con cui si insinua come una tubercolosi attraverso le zanzare della sinistra europea. Con la scusa della Nato, l’America, l’anticlericalesimo.

2) Ho votato pci, pds, ds dai 18 anni in poi perchè le donne possono andare in giro sole di notte e chi le aggredisce commette un reato. Perchè se voglio posso divorziare. Posso scegliere se avere figli o non averli, se sposarmi, convivere, tradire, essere zoccola o santa, mettere la minigonna o vestirmi da monaca. Posso essere madre e non per forza moglie. Posso essere compagna, posso essere medico, architetto, ingegnere. Posso prendere un treno o un aereo da sola. Posso dare ai miei figli la certezza che la forza di un uomo è nella sua educazione e nella sua intelligenza e la violenza è per gli sfigati da emarginare

3) La religione è un bisogno umano ma nel caso dei cattolici, pur senza avere alcun approccio clericale alla dottrina della Chiesa, ho ereditato una cultura della convivenza e del perdono come forza priva di violenza che non c’è in nessuna religione, in nessuna cultura. Perchè la modernità viene da quella metafora così potente: una croce piantata a mò di limite, per fermare gli scemi aggressivi

4) La mia umilissima battaglia personale non è fra quale religione è più bella. Io rivendico il diritto alla modernità conquistata col sangue e a cui non rinuncerò per essere tollerante con chi non vuole tolleranza ma sopraffazione e oscurantismo. Mi vogliono riportare nel medioevo da cui mi sono evoluta con secoli di sangue e dolore e non mi convinceranno mai. Se fossero migliori di questa maltrattata democrazia avrebbero acqua nelle case e bambini sani e liberi.  Non mi pare ci tengano molto alla salute della gente, se non per farne carne da macello

5) La Resistenza, quella dei partigiani, non ha nulla a che fare con il terrorismo. I partigiani stanavano i fascisti, sparavano ai soldati della dittatura. Non andavano, nel terzo millennio, a sbriciolare le vite dei giovani innocenti dentro le metropolitane delle città. Non mettevano bombe sotto i palazzi, non decapitavano le opere d’arte per umiliare la cultura millenaria del mondo non islamico. La Resistenza ha difeso il mio diritto a camminare con la testa scoperta, da sola, fumando o leggendo o mangiando seduta insieme ad altre persone. La Resistenza ha ristabilito il diritto della gente ad essere libera. Il terrorismo islamico vuole ristabilire il divieto della gente di essere libera.

Che la sinistrella che si è appropriata indegnamente di quella eredità sia diventata canale di scolo dell’estremismo islamico mi fa schifo, molto, molto schifo. I 5 stelle vogliono addirittura prendere parte a quello schifo?

Di Battista, vaffanculo. Siccome non tratto coi terroristi, nessuno terrorista, di nessun credo, posso dirti vaffanculo perchè nel mio mondo libero si può!

catharina sottile

Robin Williams chi? Gli stressati del web

13 Agosto 2014 Commenti chiusi

Muore, suicida, uno dei più grandi attori del mondo e la figlia è costretta ad abbandonare Twitter per le frasi offensive che alcuni le hanno vomitato on line. Addirittura, Zucconi, giornalista italiano, approfitta della morte di Robin Williams per fare battutine su Grillo. E fa fare una figuraccia epocale a tutta l’informazione italiana perchè rivela, una volta di più, quanto sia ristretto lo spazio di osservazione di questa informazione a misura di ‘uomo medio’ dell’italietta progressista senza qualità. E’ come se commemorando Michelangelo si perdesse tempo a fare battutine caciarone sul sindaco di Roma o, chessò, ricordando Leonardo o Dante si portasse l’attenzione solo su Renzi. Lo so, ipotesi probabilissima. E d’altronde, questo accade perchè chi dovrebbe raccontare il mondo ha uno sgabuzzino nella testa e sa raccontare solo quello.

 Il piccolo mondo antico dei personaggi di Sordi, che almeno erano spregiudicati ma simpatici, oggi è degenerato in una sorta di pettegolume da pausa fuori dall’ufficio. Che la maleducazione tecnologica sia un sintomo allarmante dell’instupidimento generale lo abbiamo detto molte volte. Ieri mi hanno casualmente ricordato una brutta avventura virtuale. Hanno citato, senza sapere, un personaggio che per me è stato molto traumatico. Lo scorso anno un fantomatico profilo con un nome da imperatore cominciò all’improvviso a scrivere volgarità molto violente.

 Mi era accaduto molte volte di imbattermi in qualche finto profilo sciroccato. Una volta un tale mi augurò il cancro; un’altra volta un altro tale si era fissato che io fossi una giornalista raccomandata perchè ‘nipote’ di Salvo Sottile. (Povero dottor Salvo Sottile, che paragone infame :) ). Quando replicai che semmai avrei potuto essere la zia non la nipote il tale scrisse: “Fai meno la spiritosa, berlusconiana del cazzo…” (Mi scuso per la durezza del linguaggio, ma è la cronaca, bellezza!)

 Comunque, a proposito di quel profilo col nome di un imperatore: continuavo a parlarci, certa che fosse un amico in vena di scherzi; poi ci parlarono altre mie amiche. Quando l’aggressione divenne imbarazzante ebbi un attimo di perplessità. Soprattutto, osservavo che i messaggi, inviati da un telefonino, prima provenivano da Termoli, poi da Campomarino, San Martino ecc, come se si avvicinasse. Inoltre, scriveva ad altre persone e mi girava le risposte. Io ero incuriosita ma qualcuno che leggeva mi chiese di interrompere la conversazione. Da quel momento, le conversazioni furono monitorate da altri. Mi ero sbagliata del tutto: non era un mio amico, non lo conoscevo affatto. Era una persona malata, seriamente, e aveva scelto me come bersaglio anche senza conoscermi. Dovendo procedere con azioni formali ho saputo cosa lo aveva tanto esasperato. Aveva scritto a caso, a tutti i suoi contatti, frasi offensive e nessuno gli aveva dato retta. Tranne due o tre ingenui utilizzatori di social network, che si erano messi a conversare amabilmente con lui. Ignari di parlare con una persona incontrollabile e di fatto sconosciuta. Una in particolare gli disse ripetutamente che lui era d’accordo con me e stavamo facendo una sceneggiata per alzare l’audience. O, peggio, che ero io stessa a insultarmi per non so quale strategia contorta. Patologia, grave, anche quella che fa sentire Murdock chiunque abbia un profilo facebook.

 Ma tant’è, costei fece così tanto innervosire il poverino che lui si convinse di dover fare contro di me qualcosa di eclatante, così che tutti potessero credergli. E si era avviato per le discese ardite di santo martino in cerca di catharina. Cosa che mi annunciò girandomi tutti i messaggi che aveva scambiato con altri; disse che avrebbe dimostrato al mondo che sapeva fare.. Intercettato e dirottato, quando gli chiesero perchè ce l’avesse con me disse che non mi conosceva; lo aveva fatto incazzare la tipa che aveva osato ipotizzare che lui non esisteva. E aggiunse: “ma quante cazzo di fecce che ci sono ..e poi dice che il pazzo sono io…” In effetti, il web ha generato molti mostri e il peggiore è ‘lo sciacallo dalle ambizioni frustrate’ che pensa davvero che un profilo facebook sia un ruolo sociale o sostituisca lo studio, la lettura, la conoscenza, la bontà, l’intelligenza, la simpatia e tutte quelle qualità che caratterizzano un essere umano interessante

 L’imperatore detronizzato fu affidato a chi di dovere e benchè avrei potuto evitai di accanirmi sull’altra genia incompresa, la sciacalla sciocca; legalmente, intendo. Ma vi ho raccontato la storia per ricordarvi che dietro un profilo può esserci chiunque. State attenti, ate che stay foolish, stay hungry! Stay con la capa a posto

catharina sottile


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Internet in balìa della stupidità

12 Agosto 2014 Commenti chiusi

Internet era, all’inizio, lo spazio delle persone ‘tecnologicamente colte’, che avevano, cioè, strumenti evoluti e abilità complesse rispetto alla maggioranza. Oggi è una sorta di periferia degradata per analfabeti e disadattati. Un po’ come i luoghi di vacanza alla moda, dopo un po’ devi cambiare. Lo dico e lo ribadisco: la semplificazione sarà anche popolare ma di fatto genera disaffezione ai giornali, alle tv, al web. Rendere il linguaggio becero ed elementare per farsi capire da tutti serve solo ad attrarre gli scemi e allontanare gli intelligenti. Non è una questione di chiarezza, di semplicità delle parole per divulgare concetti difficili ma il contrario: si divulgano concetti idioti con il linguaggio del web. E’ come se si fosse creato un salone del barbiere universale, o una cucina di servette esagitate virtuale. La comunicazione, come la cultura, è un bene di consumo come gli altri. Ma è vendibile e capitalizzabile se genera cultura, all’infinito. Se si adegua invece che produrre una evoluzione si autodistrugge

Lo schema è sempre uguale: ci sono reazioni di consenso, di dissenso spiegato razionalmente, di irrigidimento preconcetto ed emotivo, di sarcasmo ideologico. il problema, che internet, e soprattutto gli spazi di discussione diretti del web rivelano in modo secondo me serio: la ridotta capacità di oggettività. siamo abituati a dividerci per squadre: a favore o contro. il web registra, perchè è possibile scrivere ciò che di solito diremmo a casa nostra o fra noi, i commenti e il ruolo di supporto indiretto ai due schieramenti principali. stabilito che ci sono due squadre, intervengono anche i tifosi. Questo tipo di struttura del dibattito pubblico, pur divertente, non consente quasi mai la comprensione reale dei fatti. Il signor Giuseppe Albano, per esempio, che tanto solennemente mi consiglia di andare a prendere aria ha un problema, si è sentito toccato per qualche ragione, deve difendere qualcuno? Chiedo, cioè, perchè ci poniamo in modo così finalizzato rispetto a qualunque problema posto. Chi si offende se dico quello che ho detto? e perchè si offende? E qui, il punto: ci sentiamo così toccati perchè ci sembra sempre che qualcuno ci accusa. Come quando si vive in un piccolo paese e la gente sparla. Perchè un social come fb, in questo caso, induce percezioni così minimali della realtà, perchè abitua a spazi così ristretti, come fossimo in un paesino, appunto? E’ una curiosità, non è snobismo. Discuto di cose che mi interessano per amore di scoperta. Non che il web debba essere educativo: intelligente non significa che debba indottrinare la gente. Significa che deve rappresentare la realtà, complessa come è veramente, non ridotta a due elementi: bello-brutto, buono-cattivo, mio-tuo ecc

Soprattutto mi sorprende sinceramente il retaggio scolastico. C’è molta ansia del voto alto, del dimostrare di essere bravi piuttosto che di dire semplicemente ciò che si vuole dire. La discussione per l’effetto che fa non per comprensione dei fatti

catharina sottile

Nota tratta da un post di facebook di cui sarebbe interessante leggere i commenti:

https://www.facebook.com/catharina.sottile/posts/10203938042445271

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Mater dei

10 Agosto 2014 Commenti chiusi

Sono cattolica ma non sono né particolarmente praticamente né mai sono riuscita ad adattarmi agli ambienti clericali. Anche il catechismo, dopo le elementari, mi sembrava un contesto surreale. Di cristianità ho ricominciato ad occuparmi da adulta e leggo il Vangelo, che è la parte che preferisco rispetto alla Bibbia, come leggo i filosofi. Abbiamo una religione in cui dio ha bisogno di un figlio per comunicare con gli uomini. E il figlio di dio ha una mamma. Tant’, nel primo testamento Caino uccide Abele, dio caccia adamo ed eva: ira, assassinio, vendetta. Nel secondo testamento Gesù impone la ragione, la civiltà della ragione. Una religione, cioè, in cui il potere di dio ha bisogno della tenerezza e dell’intelligenza di una donna. Perchè non si allevano dei ma uomini intelligenti capaci di fare rivoluzioni epocali raccontando parabole. Ma disposti a farsi crocifiggere per quella necessità di pace universale. Noi cattolici crediamo in un dio che è dio perchè sua mamma gli ha insegnato il coraggio e il buon senso. E lo ha cullato, ha avuto freddo per lui, è andato a cercarlo disperata quando lo hanno catturato. Una madre, cioè una donna, è il principio fondante della cultura cristiana. Non la dea, ma la madre che di dio conosce l’umanità. Tutto ciò che genera vita, in filosofia, ha un nome femminile. Ma la condivisione del dolore di tutte le madri del mondo è una sublimazione filosofica dell’umanità reale che ci rende solidali. Nella nostra cultura il dolore dell’ingiustizia conduce alla pietà, e quindi alla solidarietà. Piangere sotto la croce significa avere rispetto del dolore del mondo. L’apice di ogni civiltà è la pacificazione malgrado la croce, malgrado la disequità subita. Cancellare dalla storia questa matrice etica, questa radice filosofica significa annullare il progresso del pensiero umano e riportarlo al binomio elementare: forte-debole, assassinio-vendetta, dio-uomini senza la mediazione intellettuale e morale di una madre

catharina sottile

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La sanità è un’esigenza evoluta, non a portata di poveri e parvenus

6 Agosto 2014 Commenti chiusi

La più completa, efficace e dirompente inchiesta sulla sanità italiana l’ha fatta Nanni Moretti in Caro Diario. Più di una inchiesta giudiziaria, giornalistica, l’episodio ‘Medici’ del capolavoro del 1993, di Moretti, racconta come la sanità pubblica sia gestita da padroni che la boicottano, la affossano, la rendono una mostruosa slot machine per distribuire farmaci e consulti specialistici. Senza mai ascoltare i malati. Perchè l’obiettivo di questa sanità-mercato non è la vita delle persone ma la costruzione di un sistema a capitale pubblico e a utili privati.

Purtroppo, in Italia si è creata una opinione pubblica degenere, sguaiata e analfabeta, sdraiata sull’ideologia con pachidermica inerzia. E l’ignavia dei fessi politicizzati prevale su qualunque possibilità di discussione libera e oggettiva.

La gente reale tace, infastidita dal cicaleggio di poveri che si scannano per un telefonino ma non hanno alcuna urgenza di diritto, di benessere concreto, di qualità di vita realmente dignitosa. Sono i vizi tipici e patetici dei popoli poveri, che hanno bisogno di coca cola e oggetti inutili ma rinunciano all’acqua e al diritto di essere curati senza sentirsi defraudati.

Ecco perchè per 50 anni siamo stati contenti di pagare due volte quello che ci era dovuto, passando attraverso consulti privati e inutili per avere accesso agli ospedali pubblici. Oggi il sistema è diventato terrificante e mostra la sofferenza degli stessi medici, quelli bravi, quelli veri, che non riescono più a distinguersi dal marasma degli improvvisati o di quelli che scientemente agiscono in malafede. Ciò che descrive Nanni Moretti l’abbiamo visto molte volte. Quando una appendicite è stata diagnosticata come ‘stitichezza’, senza ascoltare il malato, senza guardarlo, senza considerarne la presenza. O quando un tumore dell’ipofisi è stato interpretato in mille malattie, fantasiose e improbabili, pur di non sentire, semplicemente, ciò che il paziente diceva. Pur di non osservare i segni eclatanti che il suo corpo dava. Con scienza e coscienza, talvolta, anche le parole semplici di un paziente analfabeta sarebbero più utili di milioni di esami che non si sanno leggere, non si vogliono capire.

La sanità-mercato segue lo stesso, brutale e comico principio del tecnico della lavatrice: quando il problema è semplice e non particolarmente costoso la lavatrice bisogna portarla in laboratorio; aspettare qualche settimana e ipotizzare danni complicati per alzare il prezzo. E poi, ovviamente, ci sono proprio quelli che non sanno fare i medici e sbagliano per inadeguatezza. Ma per loro non ho una avversione forte. Perchè un sistema che funziona arginerebbe la loro fisiologica presenza. Un circuito organizzato tende a migliorare le prestazioni dei singoli, o perlomeno, a ridurre al minimo i danni. Inoltre, questo tremendo dossier di Nanni Moretti, girato 20 anni fa, avrebbe dovuto far cadere governi e portare la gente in piazza. E invece, evidentemente, il diritto alla salute ci sembra interessante solo quando discutiamo di Renzi, di pd, di dc, di spqr e di nunteregghepiù. Il cancro dell’Italia è questo: l’idiozia sublimata dall’ideologia che uccide ogni speranza di sviluppo

catharina sottile

Ah, una cosa, molto personale…Ho un metodo infallibile per individuare il medico incapace o proprio lestofante. Quando tu dici che stai perdendo sangue e lui risponde che è un fatto psicologico, ignorando completamente ciò che dici e che potrebbe vedere da sè, non perdere tempo. Mandalo al diavolo e fatti ridare i soldi

Ultima cosa e poi non disturbo più: quando stai male, queste aberrazioni che abbiamo visto in Caro diaro accadono se vai girando per studi privati e per ambulatori. Ciascuno parla a se stesso, agisce come fosse universo a sè. In ospedale, un medico che ha una formazione scientifica seria, abituato a leggere negli occhi dei pazienti, eviterebbe questi gironi infernali. Il coordinamento, spesso, è la più banale delle soluzioni. Moretti invece mostra, magistralmente, la sanità mercatino, con gli specialisti che sembrano dietro bancarelle, ciascuno pronto a venderti la sua merce

 

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L’equità è ambiente difeso per tutti

30 Luglio 2014 Commenti chiusi

Il principio giuridico che ha ispirato il walfare è finissimo: si tratta di un investimento a lunghissimo termine che lo Stato fa per preservare l’umanità etica, decisamente utile alla stabilità sociale. Con il walfare si garantisce alla gente reale la possibilità di essere curata e di essere istruita. E la gente reale non è povera; ma perchè non scivoli nell’indigenza ha bisogno di servizi essenziali accessibili.

 Peraltro, la gente reale non è in grado, diversamente, di curarsi e istruirsi perchè vive di suo, di lavoro, di poco: non ruba, non corrompe, non vive di denaro pubblico, non sottrae risorse a progetti di utilità collettiva. Garantendo alla maggioranza delle persone un livello di dignità sanitaria e culturale sufficiente lo Stato mette la sicuro se stesso e la possibilità di esistere in un contesto di persone non interessate ad assaltarlo. Dopo aver trasformato il welfare in un tesoretto da spartire e deviandone totalmente la finalità, ora si spiega alla gente che i soldi sono finiti. I soldi di chi?

Inoltre questo è il momento, irrimandabile, di occuparsi di animali che si estinguono, di biodiversità, di salvezza dei mari, di disastri ambientali, di territorio che si sbriciola solo perchè piove. Con qualunque legge elettorale, con qualunque numero di parlamentari e senatori, con qualunque maggioranza la generazione dei quarantenni doveva porre come priorità, assoluta e trasversale, la soluzione del problema dei problemi: la difesa della vita del pianeta. Il resto ha senso come spolverare durante un uragano.

Che una generazione nata dopo gli anni 70 sia così furibonda e idiota mi impressiona molto. Però, credo nei singoli. Credo ancora nella forza dei pochi, più intelligenti e più forti, che possono condizionare i molti. Non voglio arrendermi e continuerò ancora per qualche minuto a credere nel genio degli individui che costringe anche i fessi ad essere morali. O almeno a non nuocere troppo

 

catharina sottile

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La Costituzione non è una puttana, e non si vende

27 Luglio 2014 Commenti chiusi

Comunque, durante il berlusconismo, artisti, poeti, santi e navigatori venivano pagati per fare propaganda. A sinistra, dico. Ora lo so. Solo che invece di far perdere Silvio, lo rafforzavano. E io non capivo. La comica che parlava di zoccole e altre schifezzuole, gli intellettuali che andavano in televisione a sfottere il nano, i loro amici presentatori, raccomandatissimi come tutti gli altri, che facevano il moralismo lugubre manco fossero Gramsci. Si sentivano tutti sotto dittatura perchè quel giullare di miliardario voleva cambiare la Costituzione. Me la ricordo la gag di quella tale che imitava la giornalista spagnola e urlava: Ve cambiano la Costitutiòn…E mò? Oh bella ciao, bella ciao..abbiamo capito chi li pagava, per parlare o per tacere. E’ solo questione di paga, oh bella ciao, oh bella ciao. E quelle povere olgettine, tutta na caciara, i processi, i servizi sociali, le assoluzioni. Oh bella ciao, bella ciao, quanto si guadagna a fare i rivoluzionari di sinistra? Oh bella ciao, bella ciao, volete vedere che la Costituzione ce la difendiamo davvero, noi, a gratis, nel nome di Gramsci e Calamandrei, dei fratelli Cervi e di Berlinguer, di Moro, di Falcone, di Borsellino, di Livatino, di tutti i poliziotti e i carabinieri morti per lo Stato, di Aldovrandi e di tutti i ragazzini massacrati dallo Stato marcio e impazzito, di Pippo Fava, di Cassarà e Antiochia, di Antonino Agostino e la moglie Ida, incinta di cinque mesi, tutti uccisi dalla mafia. La difenderemo noi questa Costituzione che non è una una puttanella qualunque, nè analfabeta nè dotta, e non si vende. La difenderemo nel nome di Boris Giuliano e Dalla Chiesa, di Mauro de Mauro, del piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima di mafia a 11 anni. Non è bastata la Costituzione a salvarci dalla mafia, dalla corruzione, dall’ingiustizia. Ma ci serve per ribellarci, per pretendere una giustizia scritta che per quanto fragile, c’è. Non mi oppongo sterilmente ai cambiamenti ma voglio sapere perchè avvengono, a vantaggio di chi, e con quali conseguenze. 

 

catharina sottile

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Un’Italia a cui dare del lei

14 Luglio 2014 Commenti chiusi

Umilmente, dico che anche per il calcio il problema è la speculazione della debolezza. Non dobbiamo aver paura della Germania perchè è così che abbiamo fossilizzato, cementificato i luoghi comuni. Ed è di questo che campa la politica locale di ripiego. Quella tradizionalmente di sinistra, ma anche, in passato, di destra estrema: l’opposizione al traino che non vuole governare ma che campicchia di ideologia senza ideali e di moralismo senza morale. Di preconcetti piuttosto che di trasparenza, di oggettività, di razionalità. E fissa, con lo sputo e le bandiere, le differenze come filo spinato. Un imbroglio etico con cui la battaglia contro la povertà diviene fine a se stessa e quindi, i poveri sono materia prima su cui costruire, all’infinito, il business della politica senza soluzioni e senza progetti. Casta dall’aria rassicurante perchè indossa magliette invece che colletti bianchi. Invece che temere la Germania, che fra le altre cose vince persino i Mondiali, voglio uscire dalla gelatina appiccicosa dei luoghi comuni e far parlare gli italiani che studiano, pensano, creano, parlano molte lingue e costruiscono ricchezza perchè non hanno mai nuotato negli acquitrini della politichetta delle chiacchiere per sentito dire. Un’Italia a cui dare del lei e che trasforma in denaro sano il buon gusto invece che contrabbandare l’ignoranza per popolarità

catharina sottile

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Non è un Paese per lavoratori

16 Giugno 2014 Commenti chiusi

Abbiamo un sistema fiscale che punisce, perseguita e terrorizza chi vorrebbe lavorare autonomamente, anche guadagnando poco. Gli artigiani potrebbero favorire il lavoro degli apprendisti ed assorbire la disoccupazione; potrebbero insegnare ai ragazzi un mestiere vero. Ma assumere un apprendista significa scaraventarsi addosso dei veri e propri raid burocratici. Invece che favorire l’indipendenza economica e il lavoro onesto lo Stato italiano considera i pagatori di tasse dei fessi da stanare. Burocrazia impazzita che fa errori inconcepibili in qualunque parte del mondo tranne che in Italia. Ma l’errore dello Stato e dei suoi burocrati diventa incubo di chi lo subisce. I cittadini passano più tempo a rimediare agli errori dei burocrati che a produrre pane per se stessi. In un contesto in cui non creare nulla, non fare nulla, non dare da mangiare a nessuno premia decisamente, quale via d’uscita possiamo mai trovare alla morte sociale? Il più bravo dei falegnami, dei fornai, dei sarti ha molto più paura del fisco di un mediocre imbroglioncello che vive di soldi pubblici e utilizza le tasse di tutti per fare speculazioni da ladri di polli. E poi ci sono i delinquenti grandi e veri, quelli che spacciano, inquinano, imbruttiscono i territori e non hanno certo paura perchè rischiano sicuramente meno di un commerciante che non può pagare le tasse. La mafia al potere non ha molta fantasia!

 

Catharina Sottile

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Ogm e dubbi: mi spaventa la proprietà del cibo

16 Giugno 2014 Commenti chiusi

Ogm: mi spaventa la proprietà del cibo

Non avendo certezza degli effetti, non abbastanza sperimentati, mi riservo diffidenza. Ma il mio problema non riguarda solo la pericolosità di un elemento biologico non naturale. Io dico che ciò che viene costruito il laboratorio ha un padrone, un marchio. Un seme modificato geneticamente è proprietà di chi lo crea e non della natura, e quindi di tutti. Se parliamo di cibo ciò è spaventoso
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Non voglio essere manovalanza di un predatore qualunque

8 Giugno 2014 Commenti chiusi

Essere con una parte o l’altra in una guerriglia di bande distrugge definitivamente la possibilità di Democrazia e di amministrazione dei territori. La Democrazia come collocazione sociale, utilizzata per gli individui e non per pianificare la vita di tutti, è il peggiore dei rischi di questo vuoto di legalità. E uno dei sintomi di questo cancro è impedire il governo degli eletti, legittimati dal voto della gente. Ciò serve a demotivare la scelta, a sostituire il dialogo sociale con la trattativa tra poteri che non dipendono dalla volontà popolare, mediante l’agguato giudiziario, ma non solo. Io voglio essere interlocutore, sano e forte, non manovalanza di un predatore invece che l’altro

 Essere morali costa perchè è gratis. Non esserlo consente un valore di mercato, alto o basso. Ma è possibile stabilire un prezzo e trovare degli acquirenti. La morale ha un valore troppo alto per poter corrispondere ad un prezzo. Non produce guadagno ma ricchezza. Universale

Catharina Sottile

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Il medioevo del web

1 Giugno 2014 Commenti chiusi

Il web è invaso da replicanti. Bisogna fare numero e ci si presta.

Non considerando  che la ragione di uno, anche contro il torto di mille, varrà sempre 1 ragione contro mille torti

Noto una cosa e sono disposta ad essere smentita. La tv, soprattutto pubblica, sembrava destinata a divulgare solo banalità, trash e oscurantismo addolcito da tette e congiuntivi mancati. Il web doveva essere il grande fortino della conoscenza, libera e senza possibilità di condizionamenti. E lì, il popolo tecnologizzato, e quindi più colto, avrebbe dovuto aprire la frontiera della qualità dell’Informazione. Osservo, invece, magnifici picchi di professionalità all’una di notte, a rai 1 (speciale tg1 è solo uno dei tanti buoni esempi di giornalismo di razza pura) mentre il web è invaso dal popolo del pettegolezzo senza dati oggettivi, del livore che sostituisce la rabbia rivoluzionaria e dalle truppe patetiche dei soldatini di piombo a stipendio precario. Quelli che una volta portavano sedie ai comizi ora fanno chiasso sui social. Senza particolare efficacia, peraltro. E sono felice che la bravura, tanto osteggiata, sia sempre ferocemente vincente

 Parliamo tutto il tempo dei politici e delle loro necessità piuttosto che costringerli a discutere delle nostre. E’ questo il danno, irreversibile, che si è compiuto nel medioevo tecnologizzato di questi anni mediocri

 Ha ragione quella cinicona della mia amica: la gente si abitua a tutto. Puoi rifilargli cose banali, stupide, false o tremendamente trash e dopo qualche minuto le troverà normali, sopportabili, persino condivisibili. Io però inseguo chi non si abitua. Lo cerco anche dove non c’è. Mi convinco che c’è e fingendo di essere osservata da gente seria mi comporto con dignità. E’ così che ci salviamo. Terrorizzati da una dolorosa sensazione di solitudine diventiamo, nostro malgrado, incorruttibili dall’idiozia

 

catharina sottile

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Caterì, con chi ce l’avevi? Tre domande dalla realtà

29 Maggio 2014 Commenti chiusi

Caterì, hai difeso i 5stelle di Campobasso, tu, sporca dalemiana inciucista. Hai difeso il pd, nel senso che non l’hai attaccato e per questo ti riconosco coerenza. Prima dell’elezione di Frattura avevi spiegato bene che senza trasversalismi e agguati i puristi di sinistra non avrebbero certo aiutato il pd a vincere. Tant’è, due giorni fa hai scritto che la sinistra era con tsipras e quindi vale il 4%. Va bene. Allora ti faccio tre domande: Intuisco che per te i voltagabbana che vincono sono razionali, se perdono li disprezzi. Spiegami perchè vincere è così importante per una idealista come te. 

Ti riporto il brano che più mi ha toccato: “Il mondo a rovescio: gli onesti accusati dai ladri e dai raccomandati, Grillo considerato causa della sconfitta e non unico argine, i portatori di voti accusati di tradire l’elettorato dagli speculatori di temi, a chiacchiere, e senza mai aver risolto un problema a nessuno. La gente, con precisione chirurgica, ha delegato l’opposizione ai 5stelle o a chi, senza altra forza, ha portato programmi verificabili; gli elettori hanno ignorato, lucidamente, il marketing politico, preferendo la Politica. La bocciatura, clamorosa, è per i prestigiatori che recitano a soggetto a seconda del vento che tira e non fanno vincere, quando va bene. Nel peggiore dei casi, fanno proprio perdere anche chi meriterebbe di piùI cittadini hanno premiato la migliore politica disinteressata e la peggiore macchina elettorale del vecchio pci e della vecchia dc in una sorta di patologia bipolare che invece ha una logica, eccome. Ha isolato chi fa, lestofante o santo, da chi cavalca furiosamente qualunque onda. Chi urla contro i clientelismi e si serve spudoratamente di lecchini da due soldi; chi si straccia le vesti in nome della meritocrazia, della trasparenza, dell’autonomia ma continua ad imputridire il mondo di servi e di mediocri. La gente ha scelto buoni e cattivi, ha riconosciuto un programma e ha riservato una pernacchia epocale ai finti buoni e ai cattivi senza qualità. Certo, sognavo un mondo migliore, ma è stata data un’altra sberla ai molesti. (Editoriale Primapaginamolise, Il PD salverà il mondo ma i grillini sono belli dentro)”

 I cinque stelle li difendi, vuoi che ci siano. Ma non li prendi sul serio. Perchè?

 Che ti è sembrato Frattura a Telemolise? Perchè non hai commentato?

 Bene, sembra una intervista con la mia coscienza. Il signore che mi fa queste domande ha quasi 70 anni, non ha facebook ma legge tutto. Non so come faccia, ho rinunciato a capirlo. Però usa la mail e mi scrive cose tremende quando non condivide. In questo caso, credo, sia davvero dubbioso. Provo a rispondergli. 

 1)In Politica vincere non significa aver ragione o guadagnare una medaglia. Significa governare, realizzare dei progetti che cambiano la vita della gente, incidono sulla sopravvivenza dei territori. Chi gioca a fare il candidato per il gioco in sè, per esserci, per capitalizzare solo elettoralmente quella presenza è uno speculatore ideologico, non un politico. Ma la gente lo sa e di solito costoro non vanno oltre qualche centinaio di voti. Quello che penso l’ho scritto chiaramente. Abbiamo visto portacarte e lecchini di contorno coi menagrami dietro, in delirio incendiario, come Nerone. Ed hanno offuscato chi ha mostrato la faccia ed era anche una bella presenza. Eh che tristezza! Occasione sprecata

 2)Sui 5stelle ti rispondo con ciò che ho letto stamattina. I 5stelle di Mirandola, in Emilia, donano 450mila euro per la ricostruzione di una palestra. Sono i soldi degli stipendi che loro hanno scelto di utilizzare in questo modo. Quella dei grillini è un’opera di moralizzazione enorme, e non a caso i partiti cercano di sminuirne la portata. Rinunciare agli stipendioni e dimostrare che si possono costruire palestre, comprare defribillatori o ‘sfamare’ famiglie in affanno ormai gravissimo elimina la possibilità di essere indifferenti e continuare a stare arroccati nelle Istituzioni come fosse un fortino per nobili in fuga dalla rivoluzione francese. I 5stelle hanno introdotto un metodo di concretezza, ma anche di etica, che li rende incontestabili. Certo, il messaggio pubblicato oggi dai giornali fa sorridere. A Mirandola non hanno avuto i voti che speravano di avere e un ingenuo attivsta scrive: “Non dico che ci dovevate votare per forza, ma vi abbiamo dato 450mila euro e voi votate pd…” Ha ragione. Anche se i quotidiani italiani cercano malignamente di massacrarli per questa dichiarazione così in  linea col voto di scambio della prima repubblica. In realtà, la persona che scrive dice una cosa diversa: siete liberi, vi abbiamo dimostrato che se togliamo i soldi agli stipendi e costruiamo palestre e scuole e non avete bisogno di farvi ‘concedere’ più nulla. Ma neppure questo messaggio vi è arrivato. Sono d’accordo. Il problema dei 5stelle è, però, l’incapacità di capire che le loro convinzioni non sono le nostre, non sempre. Danno per scontato che pd sia sinonimo di ladri e delinquenti, forza italia significhi mafia e camorra ecc. Può darsi, invece, che la gente voglia avere anche il diritto di votare chi gli pare. Non è che se non voti per i grillini sei per forza corrotto e clientelare. Questa esasperazione ideologica e giustizialista apparteneva a certe vecchie forze di estrema sinistra. Che infatti si sono estinte quando abbiamo capito che i capi facevano tutti gli inciuci degli altri, solo sapevano parlare meglio. Tutti quelli che hanno usato questo metodo di comunicazione sono finiti sotto lo 0,1% di consenso, condannati a fare i terzi e i quarti. Non è una faccenda di moderazione verbale. E’ un problema di presunzione di stupidità altrui che di solito la gente punisce con un calcio in culo

 3)Frattura a Telemolise ha fatto una gran bella figura. Non ho intenzione di entrare nel merito della discussione che ha avuto col senatore Di Giacomo, posso risponderti da ‘fissata della comunicazione’. Il presidente del Molise era decisamente in forma e ha utilizzato quell’apparizione con grandissima efficacia. Proporrei la canonizzazione di Manuela Petescia per il controllo di ghisa che è riuscita ad avere della situazione. Ma Frattura è stato bravo perchè è stato capace di mantenere un contegno da capo vero. Non l’avevo mai visto così severo. Mi ha quasi emozionato il suo confronto con Adelchi Battista. Gli ha riservato un rispetto, come intellettuale, come artista, che hai solo se sei colto a tua volta. Adelchi ha posto questioni urgenti, non risolte ancora dalla giunta regionale: legge sull’editoria, finanziamento alla cultura. Che sono i temi che Telemolise urla disperatamente da mesi perchè riguardano le tv e i giornali e minano la sopravvivenza di una azienda per cui la qualità dipende indissolubilmente dalla possibilità di innovare continuamente. Alle domande di Adelchi Frattura ha risposto invitandolo a stilare insieme agli amministratori un piano per la cultura che sia di riferimento anche per altre regioni. Ho colto in quell’invito un rispetto che non è trascurabile. Una dimostrazione di bon ton che sinceramente ho apprezzato molto. Ha parlato da galantuomo. Vedremo come metterà in pratica quell’impegno ma non posso non considerare la bella immagine che lo scambio ha dato a chi guardava. Con Di Giacomo il tenore della conversazione è stato ovviamente diverso e comunque neppure quando Di Giacomo lo ha sfidato Paolo Frattura ha perso il fair play. Tutti hanno detto ciò che volevano dire, con il direttore arbitro, in un ruolo difficile che non a caso tocca ai capi, mai meno che questo. E per onestà devo dare atto a Frattura che ha affrontato un incontro-scontro come fa un Presidente vero

Catharina Sottile

Il PD salverà il mondo ma i grillini sono belli dentro

La sola bocciatura vera è per i prestigiatori senza progetti veri

Il ladro di merendine

21 Maggio 2014 Commenti chiusi

Il trappolone della scuola che riserva merendine 5stelle ai bambini che pagano di più e pasto base senza dolcetti ai meno abbienti è stato ben assestato. Esperimento riuscito perfettamente. Perchè il punto non è la faccenda in sè, grave senza se e senza ma. Il punto era suscitare una reazione razionale, efficace, suggestiva, convincente, come era stato Grillo, in grande spolvero, a Porta a Porta. E invece i fedelissimi hanno reagito come fanno da anni, perchè sanno fare solo così. Perchè, è chiaro, sono così. Ovunque leggi, in qualunque forum, bacheca, spazio web trovi assatanati difensori del sindaco, bracconieri di piddini, sarcastici nemici di Silvio e archivisti delle minchiate dei sindaci pd, usate a mò di giustificazione. Come nella più degenere partitocrazia. Si parlano fra supporters e la realtà rimane sullo sfondo.

 Io, grillinamente (e cioè come chi è nuovo, onesto e morale) avrei semplicemente detto che non sono d’accordo con quel sindaco. Perchè una merendina non è una spesa insostenibile e si deve trovare un metodo diverso per non penalizzare chi paga e non discriminare chi non paga. Perchè un bambino che si sente trattato in modo diverso nella stessa scuola avrà su di sè la vergogna della povertà. I soldi comprano tutto, anche le merendine. E a che serve andare a scuola se parti svantaggiato e vali ‘meno una merendina’ anche a cinque anni? Che cazzo di amministratore sei se di fronte a un bambino la tua forza morale la misuri a merendine? E a che serve rinunciare a tutti quei soldi, con quei teloni di assegni giganti che mostrate, se poi non ritenete di usarli per le merendine? Non per i poveri, per tutti. Il senso profondo di ‘tutti’ che spiega a un bambino che se studia non avrà bisogno di un dolcetto per affermare la sua presenza nel mondo. Gli basterà studiare per essere rispettato, anche a digiuno.

Ma perchè il bambino si senta così tanto forte un adulto dovrà aiutarlo a non sentirsi un tariffario sul cuore. Abbiamo problemi enormi, spese pubbliche insostenibili. Questa ruffianata della merendina come status non è anticomunista (come forse il re grillino voleva farlo sembrare); è semplicemente volgare e nichilista. Un innovatore onesto non discrimina un povero e non discrimina un ricco. Perchè ai bambini fa paura essere qualcosa: ricco, povero, stupido, intelligente. I bambini vogliono essere qualcuno, amati perchè sono bambini. Dei dolci fanno a meno. Dategli meno burocrazia e più istruzione, meno sovrastrutture e più strutture.

E in ogni caso, se quel sindaco, come molti altri di altri partiti, volesse anche riuscire a spiegare ciò che non è spiegabile, la grande vergogna è stata la reazione dei fideisti. Nessuno che abbia avuto un moto di coscienza, di umana, liberale e libera esigenza di buon senso. Hanno reagito come le formiche, tutte all’attacco, senza chiedersi neppure cosa difendevano. Pur di dar torto al nemico. Mio dio, continuo ad essere ossessionata dal ‘mausoleo’ che ho nella testa (lo dico e lo ridico); vorrei liberarmi di Gramsci, di Simone Weil e di San Francesco; ma morirò nostalgica e recalcitrante ad ogni nuovo vuoto privo di vecchissima intelligenza

catharina sottile

Il ladro di merendine è il più bel racconto di Montalbano che Camilleri abbia mai scritto.

Il più duro, il più lucido fu Il giro di boa.

Ma il più poetico fu proprio Il ladro di merendine

Come sempre, quel gigante dell’Andrea ha visto oltre

 

riferimenti

 http://notizie.virgilio.it/…/sindaco-m5s-nella-polemica…–

ELEZIONI EUROPEE 2014

20 Maggio 2014 Commenti chiusi

Grillo va a Porta a Porta, si fa intervistare da Bruno Vespa e dà una botta di audience all Rai, facendo male a mediaset, al potere berlusconiano e all’informazione privata. Berlusconi, che è intelligentissimo, capisce che ha un signor problema. Grillo polarizza il consenso: con lui o, chi lo detesta, col PD. Perchè è il PD che dà rifugio ai pragmatici sotto l’ala dell’ultima parvenza di partito organizzato. C’è anche Tsipras, come Civati in Italia, ma più glamour. Tutti giovani, tutti con una prospettiva decisamente lunga davanti. Silvio lo sa che questo uno contro l’altro così netto fotte lui, che non è più nè uno nè altro. Ma il pd+tsipras che ti fa? Dopo la seratona formato famiglia di Grillo, reazioni isteriche, da viziatelli intolleranti. Come tutti quelli che fiutano, razionalmente o solo a pelle, che è finita l’era dei piccoli numeri e delle larghe intese senza voti. O meglio: temo che si inasprirà l’autopreservazione ancora per un po’ e forse ce la faranno anche a fermare Beppe a colpi di decreti. Ma Silvio, a differenza della sinistra, se la sarebbe cavata meglio, secondo me. Fosse stato un po’ più giovane e un po’ meno condannato. Eppure, se Grillo non stravince sa che sarà come al gioco dei pacchi quando rifiuti tutte le offerte e poi ti parte il pacco più ricco. A me, tutta sta voglia di sinistra solidale all’ombra della destra degli affari non mi incanta più. Tant’è, Tsipras mi ha letto nel pensiero e dice che lui vuole governare, non vuole giocare. E non ho dubbi sulle sue buone intenzioni. Sulla concretezza, si, ne ho molti. Lui mi piace ma che ci sia Vendola a sostenerlo mi ricorda molte grandi promesse di un mondo migliore, mai mantenute. Mha, mi serve un caffè da un mio amico comunista del secolo scorso. Quando sto per votare a sinistra vado sempre da lui. E desisto

 Quando torno a casa mi porto nella testa le parole ascoltate durante il giorno. E mi appare chiara la sintesi di un caos che sembrava indecifrabile. Quando subisco processi divento anche un po’ pericolosa. D’Alema mi perdoni, ma a me ‘sfasciacarrozze e votifici’ mi fanno incazzare. Lui ironizza, io mando al diavolo. In Molise quelli di sinistra non hanno semplicemente accettato una alleanza con forza italia pur di governare, hanno fatto diventare forza italia di sinistra. Non mi pare che ci siamo scandalizzati, salvo poi discutere di rivoluzione e purezza a elezioni fatte. Soprattutto, la sinistra ha prestato la sua bella faccia sana per consentire un passaggio generazionale a forza italia che altrimenti non sarebbe avvenuto ora. Ma si aveva fretta e bisognava far vincere la new generation ad ogni costo. Era necessario, era razionale, dal punto di vista strategico e a vittoria ottenuta avremmo, semplicemente, dovuto sfruttare la possibilità di metterci il peso della sinistra nelle scelte. Macchè, abbiamo ricominciato a fare chiacchiere evanescenti, da mestieranti dell’opposizione, non barriera concreta, materiale, delle direzioni sbagliate. La mia diffidenza, a questo punto insanabile, per la sinistra di Tsipras è che in molise la maggior parte degli elettori di questa maggioranza pd.forza italia ora inneggia al cambiamento con tsipras. Io ero cambiata prima delle elezioni ma mi davano della reazionaria  Trovavo corretta la scelta di Frattura, ma mi davano della inciuciona dalemiana. Ritenevo che solo così sarebbe stato possibile governare e quindi incidere davvero sui programmi; e mi prendevo i vaffa dei comunisti in odore di santità perchè, ammettendo che quella strada era giusta preferivo Iorio. Lo chiamavo Mao perchè in lui c’è il senso ‘francescano’ della dc padrona che non trascura mai completamente i popolo. Perchè sa che la calma sociale tiene insieme i grandi e i piccoli interessi pacificamente.  Alla fine, e come al solito, ‘loro’ facevano e rinnegavano ciò che avevano fatto e io stavo sulla croce, condannata a sentirmi dare della democristiana. Non è per caso che a san pietro, nel vangelo, si danno le chiavi del paradiso. E’ il ruolo dei fifoni disposti a rinnegare e pentirsi. Voi non lo sapete: puoi consentire l’esplosione di una bomba ecologica ed essere tranquillamente perdonato e rieletto dai sinistri. Ma se hai avuto l’ignominia di essere definita ‘democristiana’ sei fottuta per sempre. Non andrai mai in paradiso. Ho in testa un mausoleo ideologico che sarà duro scardinare e ne sono consapevole. Ma se sostengo un governo so che non sto giocando, sto contribuendo a salvare vite, speranze, prospettive. E dunque vorrei chiarire che non ci si preserva spostandosi sul candidato nuovo e illuminato a ogni tornata elettorale. Vedo invece che saliamo e scendiamo dai carri, noi di sinistra, a ogni cambio di vento, senza nessuna responsabilità diretta. Gramsci avrebbe dato ragione a me e avrebbe sputato in un occhio a costoro, sappiatelo. E se individuare la giustizia sociale dove realmente è, non sotto la marca più colorata significa essere democristiani, lapidatemi, lo sono.

 

Catharina Sottile

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Elezioni 2014: siamo nuddu mbiscatu cu nenti

17 Maggio 2014 Commenti chiusi

Discutiamo di elezioni e ad ogni elezione siamo già pronti per le successive. Ciascuno ha il suo mito, il suo Savonarola, il suo presidente perfetto. A cui vorrebbe affidare un paese bambino, che non è più in grado di fare da sé perchè questi stessi candidati (molti c’erano già e molti hanno passato gli ultimi 10 anni a buttare pomodori a quelli) lo hanno ridotto così. ‘Paese bambino’ è una definizione che oggi ho sentito pronunciare ad una giovane regista. Ero distratta, stavo facendo altro ma mi ha colpito perchè è incontestabilmente giusta. Ed ho pensato, infatti, che io non voglio un candidato perfetto. Voglio italiani reattivi, resistenti, esigenti, persino un po’ snob, che facciano barriera ad un Paese che saprebbe navigare da sè e a cui chi si candida deve adeguarsi. Vorrei territori a cui non puoi imporre nè chiacchiere nè scempio. Nè promesse nè soprusi. E a cui devi rispetto, per il suo lavoro, per i suoi lavoratori, per la sua forza economica.

 Grillo ha ragione su tutto, io sono d’accordo con lui su tutto. Ma posso affidare l’Italia a uno solo? Attorno a lui quanti sono come lui? Cosa ha di diverso, questo meccanismo, dal partito di Berlusconi che divora Berlusconi, dallo iorismo molisano che sopravvive e degenera rispetto a ciò che di buono forse c’era all’origine, dai miti di Tsipras, che non si capisce perchè ci fidiamo così tanto? Maggioranze e opposizioni che si generano come in un progesso di meiosi. E’ patogeno il principio, il criterio elettivo: scelgo qualcuno che ha carisma. E attorno? Ieri Grillo ha detto una cosa che mi ha fatto paura: ‘L’accusa di terrorismo dei NO TAV è assurda. Li si può incriminare di vandalismo, non di terrorismo. Sono vandali, eventualmente, non altro’. Grillo, cazzo dici? I vandali sono i tangentari che vogliono sbranare una montagna per giustificare il flusso enorme di denaro che produrrà. Non mi pare il caso di buttarla in battutina. Stavi andando così bene, con dei ragazzi che finalmente parlano bene, dicono cose serie e demoliscono quelle quattro sciantose arrogantelle del pd, tutte impresa e ‘parenti potenti ma impresentabili’. Berlusconi aveva le escort per le seratine eleganti. Questi si sono inventati le belle ragazze laureate per sembrare innovatori e qualificati. Ma è apparenza. Parlano due minuti e capisci che hanno il timer. Di sinistra nemmeno l’ombra, di buon senso manco a parlarne; sono quelle del pdl che hanno cambiato stilista. E ci siamo inventati la saletta di Tsipras, come i ristoranti che hanno una sezione veg per non disperdere la clientela.

 La coscienza, voglio un po’ di coscienza. Mi fido solo di chi sa dire dei no e non mi illudo affatto: i no degli individui non valgono nulla. Aumentano solo la posta per quelli che diranno si. Come ne usciamo? Non pretendendo buona politica ma buona impresa, buon artigianato, buona informazione, buona scuola, buona sanità. Cominciamo a pretendere di leggere cose scritte bene e verificate, di avere reparti puliti e medici efficienti. Di cacciare dalle nostre campagne i barbari delle energie inutili, che sconquassano la sola fonte di nutrimento che ci rimarrà nei prossimi anni. La violentano, la squartano, e ci lasceranno affamati e poveri. Cominciamo a pretendere di mangiare cose prodotte bene e di vestire con tessuti di qualità al giusto prezzo.

 Cominciamo ad essere esigenti e i politici dovranno preservare quel target se vorranno il nostro voto. Ci comprano con ‘nuddu mbiscatu cu nenti’, direbbe Tano Badalamenti; che ci aspettiamo, che ci considerino rispettabili?

Catharina Sottile

 

Nota a margine

Visto che siamo in campagna elettorale, ho una curiosità banale; perdonatemi l’ovvietà: noi nati in Molise, fra case di campagna, di mattoni, o palazzi risorgimentali, con segni visibili di romanità, perchè ci facciamo travolgere dal brutto cemento delle periferie metropolitane senza bellezza e senza utilità? Dove arriva il cemento armato a mò di decoro urbano post moderno, arriva il degrado. La tristezza si eleva a disagio collettivo e persino il caldo diventa torrida bruttura negli spazi grigi e senza alberi, bollenti di quella malinconia sporca che danno le strutture di cemento inconcluse. Gli alberi piantati 50 anni fa oggi sono architettura pregiata, danno lo stile che la modernità deve ritrovare con fatica. Alberi, niente di costoso, di inafferrabile..alberi. Un pino marittimo in buoina salute a Campomarino Lido o a Termoli è un segno di solidità decisamente più eloquente di quanto riesca ad esserlo una brutta casa presuntuosamente post moderna. Come a san martino o a Campobasso lo sarebbero i peschi, i mandorli, gli alberi di fico, le querce. Ascolto Renzo Piano che parla di recupero delle periferie, ultimo eroe realmente in difesa del popolo, penso che quando i ricchi si sono appropriati definitivamente anche della bellezza della natura il mondo è finito. Niente apocalisse. E’ bastato questo. Noi, regione povera, abbiamo in realtà aria, mare, paesaggio, costosissima materia da commerciare per acquirenti ricchi. E infatti, hanno cercato e cercano in tutti i modi di togliercela 

Catharina Sottile

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ELEZIONI COMUNALI 2014

10 Maggio 2014 Commenti chiusi

SAN MARTINO IN PENSILIS/ CAMPAGNA ELETTORALE PIROTECNICA

CRONACA DI UNA SETTIMANA ELETTORALE

I PUGILI SONO SUL RING

Vittorino Facciolla

8 maggio 

Sono nervosi assai! Dopo averli sentiti imperversare per mesi con inenarrabili panzane sullo stato del nostro bilancio, ora annaspano sotto la scure di documenti ufficiali provenienti sia dagli organi interni di controllo che dalla corte dei conti. Non ci resta che sfidarli per un dibattito pubblico; NOI siamo pronti e voi?

Unione Persanmartino (La lista con candidato sindaco Massimo Caravatta e in cui è candidato Vittorino Facciolla)

ha pubblicato qualcosa sulla?

San Martino Libera (Lista con candidato sindaco Giovanni Di Matteo)

8 maggio 

INVITO PUBBLICO

I RAPPRESENTANTI DELLE LISTE CONCORRENTI A QUELLA DELL’UNIONE PER SAN MARTINO, SONO INVITATI AD UN CONFRONTO PUBBLICO ED APERTO SUL TEMA RENDICONTO, BILANCIO, SPESE CORRENTI, MUTUI , CLASSIFICHE ….!

SABATO 17 MAGGIO PROSSIMO, ORE 18.00, SALA DEL RISTORANTE IL CASTELLO.

NOI SAREMO LI AD ASPETTARVI PER ILLUSTRARE I NUMERI DEL NOSTRO COMUNE (ATTENZIONE ABBIAMO SCRITTO “ILLUSTRARE” I NUMERI E NON “DARE” I NUMERI QUINDI , PREPARATEVI! )

AH! IL MODERATORE PORTATELO PURE VOI!  

Giovanni Di Matteo

8 maggio 

Un impegno speso male

Ecco, in questa frase è contenuta la critica ai sette anni di amministrazione Facciolla-Caravatta-Totaro. Mistificazione? Incompetenza? Semplicemente una diversa analisi della situazione economica del nostro Comune e delle decisioni di spesa e investimento che in questi anni sono state assunte. Non poniamo, in questa sede, questioni di legittimità. Noi, né dilettanti, nè demagoghi, poniamo una questione POLITICA, ovvero, le spese, l’indebitamento contratto, le risorse pubbliche di cui menano vanto, sono andate nella direzione di un accrescimento del benessere dei nostri concittadini o no? La sensazione, in generale, non è affatto positiva, però, questa potrebbe essere falsata a causa delle conseguenze della crisi economica che tocca il nostro Comune come altri. Allora, abbiamo cercato dei dati oggettivi, ufficiali, che potessero offrirci un confronto tra realtà omogenee, cioè, tra realtà che hanno subito gli stessi condizionamenti esterni nel medesimo periodo di riferimento. Abbiamo ritenuto utile prendere in considerazione i comuni della provincia di Campobasso, 84 comuni, classificati secondo il reddito pro-capite. Universalmente, il reddito pro-capite è riconosciuto come l’indicatore per eccellenza della ricchezza di un paese, pur essendo esso un parametro non esaustivo nell’ambito di una corretta analisi socio-economica. Dal confronto delle classifiche annuali dei redditi pro-capite della provincia di Campobasso abbiamo osservato come il nostro Comune classificato al 31° posto nel 2007, sia sceso fino al 45° posto nel 2011. Eccoci al punto. Le tabelle dimostrano come, in termini di reddito pro-capite, i nostri concittadini non abbiano tratto nessun beneficio dall’enorme mole di investimenti e spese messe in campo dall’amministrazione Facciolla-Caravatta-Totaro. Non solo, la situazione sembrerebbe peggiorata.

Ma, al di là delle immancabili offese, qual è stata la risposta? Secondo i nostri interlocutori, applicando “l’indice di Gini”, la ricchezza nel nostro Comune risulterebbe ottimamente distribuita. A noi e alla maggioranza dei cittadini sembra meglio distribuita la povertà che la ricchezza, ma, tant’è.

In conclusione, pensiamo che il nostro sia un modo onesto e corretto di porre questioni di fondamentale importanza per la nostra comunità.

Ai “competitors” confutarle con le loro ragioni.

Ai cittadini scegliere.

P.S. Una precisazione: di “effettivo stato del bilancio comunale che ad oggi risulta essere alquanto dissestato” si parla nel programma elettorale della lista dell’Assessore al Bilancio dell’amministrazione uscente, Giuseppe Totaro.

(Giuseppe Totaro, assessore al bilancio dell’amministrazione uscente dell’ex sindaco Facciolla, poi passata al vice Caravatta. Ora Totaro è candidato nella lista Democratici per San Martino, capolista Antonio Zio)

 Vittorino Facciolla

15 ore fa 

La contemporaneità obbliga al confronto, alla confutazione delle tesi e delle antitesi e così, all’accertamento della verità! Per questa banalissima quanto evidente ragione insisto a chiedere, ai candidati sindaci avversari della lista ‘unione per san Martino’, di partecipare ad un dibattito pubblico, con il sottoscritto, sullo stato dei conti del comune. Giovanni Di Matteo non credo si possa sottrarre al confronto avendo imperversato per mesi, sui conti della ‘mia’ amministrazione, in ogni dove, tentando di far passare l’idea che il nostro e’ un comune indebitato. Antonio Zio, con buona pace del mio assessore al bilancio, non credo si possa sottrarre al confronto avendo definito il comune ‘dissestato’. Ho la certezza che i due competitor, anche avendo l’esigenza di ben informare i cittadini sanmartinesi, non faranno mancare la loro presenza e così risponderanno con un ruggito al mio ennesimo invito, se ciò non fosse (come si intitola una nota trasmissione radiofonica), il loro ruggito sarà… Il ruggito di un coniglio.

Il PD e la piccola fiammiferaia di San Martino

8 Maggio 2014 Commenti chiusi

Da piccola volevo farmi suora, poi conobbi certi brutti ceffi che a San Martino facevano le feste dell’Unità e divenni comunista. Alle feste dell’unità pioveva sempre e puzzava tremendamente di fritto. Inoltre, facevano il gioco dello stand del topo che io trovavo molto crudele per il povero criceto, costretto a subire le urla forsennate di gente che pretendeva che entrasse in una casella numerata. In compenso, si vendevano anche i libri e io compravo sempre cose molto compatibili col contesto: Il Vangelo spiegato ai bambini, Le favole illustrate da grandi pittori, I racconti dell’orrore (Libri che ho ancora)

 Soprattutto, mi piacevano le canzoni della lotta partigiana: Per i morti di Reggio Emilia mi dava dolore e mi piaceva stare dove stavano le persone che parlavano di quelle storie. Ero piccola ed emotivamente controllabile. La suggestione musicale, si sa, è efficacissima.

 Però, quando scoprì che frequentavo la sezione del PCI mio padre mi fece rapare a zero e mi proibì la nutella per due mesi. Dimagrita e inorgoglita dalla resistenza passiva, mi iscrissi al pds (nel frattempo Occhetto aveva fatto danni).

 Quando, durante una riunione di sezione, sentii Peppe Zio che chiamava ‘compagno’ Leo D’Alesio mi spaventai così tanto che non misi più piede nella sezionaccia Gramsci di Piazza Umberto. E ridivenni democristiana, ma anticlericale. Una forma personale di progressismo ragionato e cristiano, ma senza preti e senza dogmi. Poi conobbi Giggino Occhionero, ad una cena elettorale a cui dovetti andare come corrispondente di Nuovo Molise. E lì divenni proprio fascista. Mi diede della ‘prezzolata di Ciarrapico’ perchè secondo lui lavoravo in un giornale fascista. Non aveva tanto torto, in effetti, ma io ci lavoravo solo da poche ore e non sapevo molte cose. Coi fascisti, però, ci ho avuto a che fare solo per finta e per dispetto dei ds. Confesso che a tanto non sarei potuta arrivare nemmeno io.

 Rischiai anche di tesserarmi nell’IDV perchè una volta venne Di Pietro a San Martino e, non so perchè, fra un mare di gente prese sottobraccio me. Mi disse, come se mi conoscesse: “Guagliò, quanto si alta..E poi aggiunse che una scelta amministrativa o politica epocale dipende dalla simpatia che riesci ad ispirare a un gruppo di persone per strada. Voleva dire che una manciata di voti fa la differenza fra mafia e legalità, fra distruzione e rinascita. Non erano ancora i tempi di: tutti uguali, tutti casta. E in quel momento aveva ragione lui. Gli riconosco una straordinaria abilità. Di Pietro, prima di Berlusconi, prima di Grillo, prima di tutti, ha mandato all’aria i partiti. Certo, quando il gioco si fa grande ci vogliono evidentemente molti soldi. E Berlusconi e Grillo hanno avuto più risorse di lui, credo. Però continuo a considerarlo un personaggio oscuro e geniale, per me non del tutto comprensibile.

Ma insomma, con questo curriculum così variegato e ricco mi posso candidare anche io nel PD? Che dite, mi prendono?

Catharina Sottile

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La dignità rivoluzionaria del Venerdì Santo

17 Aprile 2014 Commenti chiusi

Il Venerdì Santo è il concetto più alto e più evoluto che l’umanità abbia mai concepito: il coraggio della rivoluzione pacifica, la dignità della morte di un uomo intelligente, non semplicemente buono, che non si piega alla cattiveria stolta dell’utilità. Gesù è stato sacrificato perchè non fosse disturbato l’equilibrio dei corrotti, degli ignavi, dei codardi. Ed ha lasciato che lo legassero e inchiodassero ad una croce perchè fosse forte e visibile la sua bellezza. La dignità, in chi non ce l’ha, provoca terrore, disorientamento, fuga. Proprio come la guerra. Ma non uccide, non devasta: semplicemente, modifica la Storia, senza altra possibilità. E’ una rivoluzione che sa di poter contare sulla essenza profonda del genere umano: la ragione. E’ di un venerdì santo che avremmo bisogno: di un colpo inesorabile di pacifica fierezza. Razionale, illuminata, pacifica fierezza!

Catharina Sottile

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La Corsa dei Carri di San Martino in Pensilis e il decreto Martini

30 Marzo 2014 Commenti chiusi

Accanirsi su una tradizione popolare come la Corsa dei Carri senza conoscere realmente le sue dinamiche e senza valutare oggettivamente il trattamento che gli animali ricevono finisce solo per colpire ulteriormente l’identità dei territori e la forza della loro memoria. Non serve a proteggere la salute degli animali ma solo a destrutturare le comunità, che sulla loro storia difendono, malgrado tutto, la quotidiana e profonda possibilità di sopravvivenza. Proprio colpendo quel rapporto antico fra uomini e animali si aggrava ulteriormente la deriva di una società che tortura cuccioli innocenti per gioco, che considera i canili lager unica soluzione al randagismo e anzi fomenta la fobia assurda verso gli animali domestici trasformando il loro diritto naturale ad essere liberi in una anomalia. 

Una civiltà che mette i cani in prigione, talvolta fino a condannarli a morte per stenti o alleva polli, agnellini, vitelli come merce, senza alcun rispetto per la loro vita pretende di preservare la loro salute colpendo il legame sano, antichissimo e ‘morale’ che la Carrese ha difeso per mille anni. Perchè?

Vorrei una legge spietata contro chi massacra cani indifesi e talvolta lo fa come conseguenza di ‘una legge’ che li considera solo codice burocratico. Ma ad ispirare qualunque legge per la protezione degli animali può esserci solo il legame naturale che i contadini hanno sempre avuto coi loro animali. Tant’è, ho apprezzato molto le parole del sindaco di San Martino, Massimo Caravatta: “Consideriamo il decreto Martini una sfida costruttiva, non una minaccia, importante per rendere la Carrese sempre più sicura e rispettosa della sicurezza di uomini e animali. La cultura del rispetto è la sola formula possibile perchè la nostra Corsa possa funzionare. Noi vogliamo proprio dimostrare lo spirito con cui andiamo a correre”

La legge imponga la regola, e non sia negoziabile, mai. Ma corregga la palese distrazione rispetto a troppe atrocità che non hanno nulla a che vedere con la Corsa dei Carri di San Martino in Pensilis.

catharina sottile

L’insostenibile leggerezza di Ruta e la puzza di fumo del PD

25 Marzo 2014 Commenti chiusi

 Vito D’Aprile, che non conosco di persona, a commento di un articolo di Michele Mignogna sulle dichiarazioni del vice segretario del PD, Michele Di Giglio, scrive: “Chi ricopre cariche di rappresentanza in un partito o ha la dignità e la coerenza di dimettersi dinanzi ad iniziative che magari non condivide o più sommessamente tace se ritiene di non avere questo coraggio ma francamente e’ sconcertante uscire con dichiarazioni di questo tipo. Chiunque sia il candidato che il partito indicherà su Campobasso chi ha incarichi di partito apicali deve sostenerlo o ne deve trarne le conseguenze. Ma a quanto pare fare politica e’ un po’ più complesso dei post su fb”.

Posso rispondere seriamente? Michele Di Giglio milita in un partito di sinistra e dice quello che gli pare. Capisco il tuo richiamo alle regole, al protocollo ecc ma se uno non è d’accordo, lo dice. Dimettersi faceva effetto quando i partiti dovevano salvare le apparenze. E le dimissioni suonavano come uno schiaffo imbarazzante. Ora se si dimette un comunista il pd lo gestisce uno di forza italia e non frega niente a nessuno. La penso sinceramente come te se seguo i testi sacri della dialettica politica. I testi che l’onorevole Vennittelli conosce bene e che cita senza bisogno di ripassare: “Non puoi votare il candidato di un altro partito se sei nella dirigenza del PD”. Quindi, o Bibiana non è il candidato di Sel o Di Giglio non è un dirigente del pd. Basterà spiegare bene.

L’errore, grave, semmai, è l’assenza di tatto di Di Giglio. Con le dimissioni di Prencipe, Frattura potrebbe convergere totalmente ed attivamente su Bibiana. Lui può, come presidente della Regione e quindi garante naturale di tutto il centrosinistra. Ma con le dichiarazioni di Di Giglio sembrerebbe quasi una ‘resa ai sottoposti’. L’invito declinato di Prencipe suona già come: “Ma perchè fate perdere tempo alle persone serie?” Il suo grazie affettuoso a tutti, tranne che a uno, dice chiaramente che a fermarlo è stata l’insostenibile leggerezza di Roberto Ruta. E non giova molto al carisma di un Presidente, del PD. Se seguisse anche la linea ‘dettata’ da Di Giglio significa che il PD è solo di Fanelli, visto che dalla sua segreteria si lanciano gli sos ai vicini. Io dico che non è così. Almeno, avrò un’opinione quando vedrò come ne esce ora Frattura. Facciamo che giochiamo a essere seri e se Frattura vuole appoggiare Bibiana, cosa legittima e a me gradita, lo dica per primo, senza scavalcamenti. Nel frattempo, PD e alleati, andiamoci piano con le dichiarazioni. Il bon ton, talvolta, ha un suo perché

catharina sottile
 

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La grande bruttezza

13 Marzo 2014 Commenti chiusi

Ai nostalgici della sinistra italiana non piace la Grande Bellezza. Come ai nostalgici del ’68 non piacevano Fellini e Lucio Battisti. Quella che leggeva solo Camus e non sapeva che era morto facendosi un segno di croce. Perchè non gli era bastata l’evanescenza del tangibile e aveva cercato il materialismo dello spirito. Che è fantasia e arte, anch’esso.

 Ai travet della dottrina illuminista, ieri assoldati dall’Unione Sovietica oggi dai cosacchi dell’energia, non deve piacere nulla che abbia soltanto lo scopo di emozionare.

 Nessuna fiaba, nessuna manifestazione fantastica può essere riconosciuta dalla rivoluzione; ciò che non ha alcuna finalità pedagogica è dannoso per il popolo. E la creatività che se ne frega delle direzioni obbligate e genera idee dalle idee, emozioni dalle emozioni deve essere repressa e deprecata. E poi ci sono i mediocri, le povere macchiette di certezze impolverate di ipocrisia. Quelli non li sformi neppure con le bombe. Tant’è, hanno tollerato le bombe e altre atrocità, ma non sia mai ammettano che possa piacergli qualcosa che il Dogma non consente di apprezzare.

 La realtà, la concreta possibilità di esistere si genera proprio dalla fuga dell’immaginazione verso l’imprevisto, verso ciò che non c’era e il cuore fa come ci fosse. E’ dalle giraffe che appaiono e scompaiono che muove il mondo, quello dell’umanità migliore. L’umanità che inventa, per intelligenza e non per ideologismo, la luce, la bellezza, l’ombra. Gesù diceva di non occuparsi delle cose terrene e rifilava a Cesare le patacche di latta che erano di Cesare.

 Ecco, Fellini, in fondo, si è svuotato le tasche di robaccia da restituire ai cesari al di sopra del bene e del male. Ma non al di là. Oltre è andato lui, allegramente e con i polmoni pieni della libertà vera. Non quella col cartellino del prezzo e le divise. Come fa la musica, la letteratura, la pittura; l’arte sopravvive solo di vita, come le farfalle e l’aria.

 Sorrentino ha osato seguire quel volo. Senza meta, senza pilota, solo per immaginare. E ha lasciato la scia di un personaggio che non esiste ma sembra vero: uno Jep Gambardella che non significa nulla, non deve dirci nulla ma ci sembra che esista. E non c’è. E vi pare poco? Vi pare poco che il cinema inventi ancora e di nuovo emozioni che non c’erano e ora ci sono? Ci si aspetta una storia più lunga, che spieghi, che dica ancora. Come i libri che non vorremmo finire di leggere perchè ciò che ci fanno immaginare è la storia che volevamo vivere

 Il fantastico, potente starnuto della creatività è l’indizio che siamo immuni dalla morte. E dalla morbosa violenza della distruzione degli stupidi

 

Catharina Sottile

I pifferi della sinistra

12 Marzo 2014 Commenti chiusi

Siamo riusciti a non parlare di alluvioni, di TAV che scardinerà le montagne e ucciderà tutto ciò che le circonda, di terra dei fuochi, di Ilva che si è mangiata una regione intera e il suo mare e ha sfamato pochi operai e solo per poco.

 Non abbiamo parlato di speculazioni sull’energia, di pizzaioli che si suicidano mentre i burocrati non capiscono come facciano a non avere duemila euro, di precariato che non verserà contributi e produrrà vecchi poveri e senza assistenza.

 Ci siamo inventati qualunque tema per non discutere di fatti concreti: abbiamo parlato di quote rosa, leggi speciali contro la violenza sulle donne, mentre basterebbe far funzionare gli strumenti che già ci sono. E infatti, non discutiamo mai di droga che rende la gente folle.

 Non discutiamo di cattivi medici, cattivi imprenditori, cattivi dirigenti blindati da contratti di ghisa che tengono fuori migliaia di professionalità destinate ad emigrare o a sprecarsi.

 Abbiamo parlato di Barilla che si occupa di reclame e abbiamo persino dibattuto di proteste esemplari per fargli chiudere la fabbrica, avendo, appunto, lui discusso di reclame. Abbiamo parlato di Renzi, di primarie, di legge elettorale, di possibilità di scegliere il cognome della madre e della sostituzione delle parole genitore 1 e genitore 2 a papà e mamma, nei moduli scolastici.

 La sinistra non sa più di cosa non parlare pur di fare finta di parlare.

Catharina Sottile 

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Rione Sanità

5 Marzo 2014 Commenti chiusi

Iorio subì una guerra furibonda da Ciarrapico per non avergli regalato la sanità del Molise. Non era tanto una faccenda di pubblico-privato, ma proprio di latifondo sanitario. Una storia che non è mai stata raccontata per intero e forse mai lo sarà. Eppure, chissà perchè, Iorio rimase impassibile e non trattò. Frattura rispetto all’espansione di Patriciello come imprenditore della sanità sembra molto meno preoccupato. Ed è più generoso. Eppure la sanità è la forza elettorale più formidabile, per chiunque ed ovunque. Cederla significa abdigare. Non capisco e sicuramente non so cose che dovrei sapere per avere un’opinione equilibrata. 

 A prescindere da tutto ciò, rimane il fatto che la sanità pubblica del Molise deve sforzarsi di fornire ottime ragioni per essere difesa. Rimangono ancora in giro troppi filosofi del tira a campare, della disorganizzazione come regola e della negligenza protetta per contratto. Tutti costosamente e allegramente sulle spalle dei soliti santi, medici eroi che vogliono fare i medici in un campo minato di inadeguati e improvvisati

 

Catharina Sottile

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Quel povero cristo crocifisso dal grande imbroglio che chiamiamo ancora Stato

5 Marzo 2014 Commenti chiusi

Ma un povero figlio di 40 anni che si suicida perchè lo Stato gli estorce un pizzo spropositato per le sue possibilità e lo fa per pagare le puttane degli impotenti tossicomani che lasciano conti in rosso e danni irrisolvibili non vi sembra spaventoso? Non vi sembra che si sia andati oltre la dittatura, oltre il terrorismo? Non vi provoca un dolore angosciante l’idea che gli siano entrati in casa e lo abbiano spaventato così tanto da indurlo a suicidarsi? Non vi sembra che esseri onesti e voler vivere di lavoro in Italia sia pericoloso? Se vuoi semplicemente lavorare, se vuoi alzarti alle quattro di mattina per fare il pane o per fare il muratore, l’idraulico, il commerciante ti rendono la vita così difficile che devi aver paura. Avesse spacciato droga sarebbe ai domiciliari. Avesse lasciato un buco di miliardi nelle casse dello Stato, quindi nostre, sarebbe senatore a vita o dirigente di qualche ente a misura di corrotto. A me la storia del pizzaiolo suicida dà un dolore atroce

 

Catharina Sottile

 

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SANREMO/ In Italia discutiamo se è di destra o di sinistra

21 Febbraio 2014 Commenti chiusi

Non ho mai negato di vedere Sanremo, non l’ho mai snobbato, mai deprecato. Ma non l’ho mai visto, o perlomeno, non mi sono mai seduta di fronte al televisore seguendo con attenzione. E anche quest’anno, ho evitato commenti proprio perchè non avevo visto e non potevo esprimermi. Però mi sono resa conto che centinaia di migliaia critici televisivi e musicali discutono animatamente sull’argomento pur premettendo che loro, mai e poi mai, vedranno Sanremo. E d’altronde, siamo il Paese in cui “il PD non va bene, è schifosamente a destra e io che sono di sinistra mai e poi mai lo voterò”. Poi a votare il PD ci vanno quelli che di sinistra non sono ma partecipano e progettano e gli elettori puri del PD che mai e poi mai voteranno il PD ripartono con la sindrome del commentatore fuori campo. Fuori tema. Fuori tempo. Fuori dai coglioni, spero presto.

 Comunque, ciò che volevo dire con serietà è che ho guardato Sanremo nei minuti in cui Fazio fa dell’autoironia e si inventa un disturbatore dal pubblico; qualche minuto di tensione perchè naturalmente si pensa ad una replica del disoccupato disperato che nella prima serata minacciava di buttarsi e invece è una gag: un gruppo di cantanti a cappella, stratosfericamente bravi, improvvisano un piccolo concerto. Ad uno ad uno spuntano tra il pubblico, vestiti da sera, da buttafuori, da venditori di panini. E cantano, solo con voce e talento. Ho avuto come l’impressione che si cercasse il colpo di scena, la bella mossa per sembrare padroni del caos che c’è intorno, fuori da quel teatro.

 E chissà perchè mi accade sempre di vedere, con chiarezza, la risposta a un dubbio dove non mi aspetterei di vederla. L’Italia è arretrata e destinata al regresso ulteriore perchè gli italiani sono servi e ignoranti. Quelli che non lo sono vedono Sanremo, e non negano di farlo. Perchè i non-servi hanno un rispetto sacro per il lavoro; e l’arte, lo spettacolo, la televisione, la musica sarebbero l’industria più forte e più produttiva di questo popolo di cantanti, poeti e navigatori. Se non fosse che l’ideologia dell’impiegatuccio combattente di sinistra (o anche di sguincio e di centro e di destra), felice di campare leccando piedi in cambio di denaro pubblico distrugge ferocemente, azzannando come fanno i cani affamati, tutto ciò che è sano, produttivo, libero. Questo è un Paese in cui comandano i servi, invischiati nella palude di un vassallaggio che paghiamo tutti ma che fa campare solo loro. E divora divora hanno sgranocchiato anche la carne sana. Che ora sanguina, visibilmente.

 In America esiste una voce tra le categorie produttive che si chiama specificamente ‘show business’ e pesa, condiziona, si impone come qualunque industria che produca lavoro, ricchezza, progresso. Soprattutto perchè lo spettacolo è un veicolo molto molto potente di cultura. In Italia ogni forma di produttività è sottoposta al consenso di quattro politucoli, appollaiati sul trespolo di quel gratta e vinci che è un ruolo nelle Istituzioni. Mediocrità nullafacente che frena ogni possibilità di movimento, come l’ancora di una barca. Perchè tutto abbia un ritmo sufficientemente lento per renderlo inutile e improduttivo. E allora bisogna sostenerlo coi soldi pubblici. E quindi bisogna sottomettersi per ottenerli.

 E alla fine, capisci che anche l’arte, anche il talento vero (che la natura distribuisce fottendosene di tutto ciò) indossa una sorta di invisibile ma doloroso cilicio aspettando un cenno di consenso. Come se si aggiungesse sale in una minestra guasta per dargli sapore, l’ideologia viene aggiunta a pugni pieni per fomentare polemiche e dibattiti e chiacchiere. Lo capisci osservando artisti che ci invidiano ovunque e che in Italia vengono raccontati dai giornali con sufficienza, con analisucce strumentali da manuale pratico del portacarte raccomandato e illetterato. Ogni forma d’arte viene svilita, banalizzata, sottomessa all’ordine innaturale del vassallaggio. E mai nessuno che dica di vedere ciò che vede realmente: uno spreco spaventoso di talenti, opportunità, sviluppo, ricchezza, lavoro, benessere. Sprecati per tenersi attaccati, come cozze guaste, alla melma della brutta politica. Quella che i bambini li mangia davvero perchè ingoia tutto ciò che garantisce futuro reale

Catharina Sottile

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Grillo/Renzi: il pifferaio magico e il venditore di pentole sordo

19 Febbraio 2014 Commenti chiusi

 Matteo Renzi e il suo giro di consultazioni per la formazione del Governo: Grillo va ad incontrarlo ma solo per dirgli che non vuole avere a che fare con lui

 Un venditore di pentole che ha provato ad essere furbo, mediaticamente furbo con Grillo. Ed ovviamente ne è stato triturato. Però il punto è questo: la Politica deve servire a cambiare, a migliorare, a risolvere. La grandissima forza dialettica di Grillo basterà a modificare il percorso imposto da Renzi? No!

 Cioè, uno forte, che ha molte ragioni, non cambierà i progetti di un giovane simpaticone che sarà il presidente del Consiglio essendo passato dal voto delle primarie del PD e non delle elezioni politiche degli italiani. Quindi, come ne usciamo? Possiamo salvare un Paese magnifico che si sbriciola, fisicamente, sulla sua corruzione e sulle sue ingorde tifoserie di mediocri dicendo cose giuste e vere che non cambiano di un millimetro il programma di chi fa ciò che vuole, indisturbato? Questa è la mia domanda. Grillo continua a fare il giornalista, rispetto a Renzi che fa i soliti accordi, con le solite lobbies, con la solita regola non scritta della gestione del potere. Ed ha self control

d’acciaio. Nessun essere umano in buona fede avrebbe resistito a quel dialogo senza dare alcun segno di intolleranza. O forse, Renzi è un po’ sordo e questo lo rende invincibile nella guerra dei nervi.

 E poi c’è un’altra perplessità: Grillo parla da dio e a sentirlo sembra oggettivamente inaffrontabile. Mi ricordo Di Pietro al suo esordio: credibile, senza fronzoli, sprizzava onestà a pelle. Poi vedevi i suoi nella tua regione, nel tuo comune e ti chiedevi come avrebbero potuto mettere in pratica ciò che diceva il leader. Tant’è, Di Pietro è diventato in pochi anni un banale partito di famiglia, la sua. Perchè, come sempre quando la fiducia dipende dalle persone e non da un’impalcatura molto più alta degli individui, alcuni sono migliori di Grillo, altri non all’altezza. E io non so capire come si possa  disinfettare davvero il marciume del sistema politico: basterà fare gli editorialisti?

 O infilando persone nuove, a caso, al posto di quelli già compromessi coi partiti si rigenererà una classe dirigente sana? Non sono certa, anzi, quasi per nulla. Il rinnovamento cellulare che lui immagina come di per sè salutare è un buon esperimento ma è fin troppo visibile che senza di lui il Movimento 5 stelle diventa altro i due secondi. E possiamo tenerci questo dubbio? Mi si risponderà: vi siete tenuti Scilipoti, per dire… Vero. Ma proprio per questo non mi va bene qualunque cosa. Non più

 Catharina Sottile 

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La Rivoluzione in una culla

22 Dicembre 2013 Commenti chiusi
  • La culla di Betlemme è la più dolce ed inesorabile rappresentazione del diritto della vita di essere, di manifestarsi ovunque e comunque. Ed è metafora di famiglia al di là del legame genetico. C’è, nella culla di paglia, il coraggio di un padre per responsabilità e per scelta di coerenza, che ha condotto con sè il bambino che ha voluto proteggere. Nulla, in nessuna filosofia, in nessuna religione è più moderno e rivoluzionario della Natività e della Croce. Noi provenivamo da quella cultura in cui la libertà dei poveri vale molto più del potere dei ricchi. Perchè osa la solidarietà che preserva la vita. Ma siamo diventati dei banalotti nichilisti di provincia, convinti di essere laicisti e, di fatto, allineati e incapaci di tentare il viaggio e la rinascita

     

     

  • Catharina Sottile
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MINCULPOP di peperoni

18 Ottobre 2013 Commenti chiusi

Mi si ripropone il Minculpop

  • Secondo me in Molise ci sono due problemi: gli amministratori e gli amministrati. Gli amministratori credono di partecipare all’isola dei famosi e che essere eletti sia una specie di prova di coraggio che poi fa di loro dei leaders. Gli amministrati si sentono tutti don Ernesto Guevara, anche quando magari, scava scava, scopri che con gli amministratori hanno avuto rapporti stretti e poco edificanti. Fra i Guevara nervosi ci sono clienti, estorsori, mendicanti, complici, collusi, privilegiati-sprivilegiati e portacarte appiedati. Più in là, a distanza da tutto ciò, molte brave persone. I più giovani partono, gli anziani fanno file lunghe negli ambulatori. Se gli chiedi cosa pensano del diritto all’Informazione ti rispondono: Scrivi, dottorè, scrivi. Che qui il problema non è che non sappiamo le notizie ma che non le vogliamo sapere. Scrivi, falli vergognare almeno un po’. 

     

    Catharina Sottile

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