SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE! 2007

 15-07-2007, 19:16 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!Malaparte, Borsellino: l’anima lunga del Sud

di Caterina Sottile

19 Luglio 1957, 19 Luglio 1992, 19 Luglio 2007

Un filo di spago, sottile e ruvido, da maneggiare con cura, perchè taglia le mani; teso sul meridione dei poveri e delle bombe. Sul Meridione della guerra che non è mai finita e di quell’altra, quella della mafia che uccide un uomo con una bomba, senza provare la vergogna del dolore. Un giudice per bene ed un giornalista scanzonatamente inespugnabile: uno scrittore che addomesticò il cinismo del cronista rendendo bella la verità. Due intellettuali, l’uno in partenza dal sud, l’altro in arrivo, in un viaggio nella disperazione che l’Italia credette essere la fine della guerra. Era solo l’inizio di un’altra, più silente, ma altrettanto cruenta.

 Curzio Malaparte moriva di cancro il 19 Luglio, a Roma, 50 anni fa. Paolo Borsellino fu fatto esplodere, come una mina nella miniera dello Stato, in un giorno afoso del 1992. Via D’Amelio lo accolse per l’ultima volta,attraendolo nella trappola di un legame inevitabile, sua madre. Le sigarette sempre tra le dita e lo sguardo che vede oltre, oltre ogni sfumatura all’orizzonte. Palermo lo amò e lo tradì, come una puttana a cui l’amore non basta, non serve.

 Palermo e Napoli, l’Etna placido e “di poche parole”, come la Sicilia dei pomeriggi di Luglio e il Vesuvio, oro escandescente di Napoli, spalancato come una bocca oscenamente affamata. Malaparte, pittore barocco di un paesaggio privo della frescura delle ombre e dei dubbi, chiassoso come un mercato di esseri umani, lo descrisse con un sentimento decandente che forse, anche se pieno di cattivo odore e di rabbia, fu rispetto: “Simile a un osso antico, scarnito e levigato dalla pioggia e dal vento, stava il Vesuvio solitario e nudo nell’immenso cielo senza nubi, a poco a poco illuminandosi di un roseo lume segreto, come se l’intimo fuoco del suo grembo trasparisse fuor della sua dura crosta di lava, pallida e lucente come avorio: finché la luna ruppe l’orlo del cratere come guscio d’uovo, e si levò estatica, meravigliosamente remota, nell’azzurro abisso della sera. Salivano dall’estremo orizzonte, quasi portate dal vento, le prime ombre della notte. E fosse per la magica trasparenza lunare, o per la fredda crudeltà di quell’astratto, spettrale paesaggio, una delicata e labile tristezza era nell’ora, quasi il sospetto di una morte felice”.

 Il Sud ha un’anima immortale,   stordita di bombe e  di corruzione ma é anima grande, “anima lunga”, direbbero gli uomini temprati dal gioco di nervi che rende resistenti a tutto. Lo sapeva bene Curzio Malaparte, che rinunciò all’eco germanico del suo vero nome, Kurt Erich Suckert, per chiamarsi come un italiano, “l’arciitaliano”, mostruosa metafora dei vizi e delle idiosincrasie di una nazione che non fu mai Nazione. Malaparte fu lo scrittore che raccontò l’esodo che seguì alla fine della seconda guerra mondiale meglio di chiunque altro. “La pelle” è un documento orrido e malvagio di una guerra che lasciò Napoli come l’aveva trovata: stuprata e indifferente, abituata a chiedere la carità in cambio della propria atavica, inestirpabile anarchia. Una povertà morale e materiale che faceva vendere bambini in cambio di sigarette, da rivendere al mercato nero in cambio del pane. Per sfamare altri bambini, altri figli di nessuno, da prendersi a poco prezzo. Un domino che puzza di povertà e di indecenza. Malaparte lo vomita addosso al lettore non abituato allo scandalo infinito della verità, curandosi di lavare bene le mani e la faccia.

 Cosa c’entra Napoli all’asta in cambio di sigarette e gomma da masticare dello sbarco americano, con la Sicilia contemporanea di Paolo Borsellino? Cosa c’entra l’angoscia di impotenza con cui Vitaliano Brancati fa sconfiggere il bisogno di “altro”, di Ragione e di civiltà del suo bell’Antonio? Cosa c’entrano le “storie semplici” di Sciascia e la grottesca immobilità dolente dell’Antonio Masciano di Brancati? Sono tutte lì, ingarbugliate in un filo di spago che si spezza ogni volta che muore un intellettuale. Si riannoda; ma diventa ogni volta meno resistente.

 La Palermo dei giudici e della legalità ritrovata si è infranta contro lo splendore rovente delle cattedrali barocche, scottate dal sole che pretende silenzio, da sempre. E le loro lunghe ombre si spandono come mare sulla spiaggia, ingoiando ogni cosa, ogni corpo estraneo alla sabbia. Ma con calma, con studiata lentezza. Tanto che possono passare 15 anni senza che il dolore sia davvero diventato Storia da leggere, che non duole più. O 50, senza che l’orrore di un carrarmato che passa su un uomo possa essere davvero considerato sacrificio necessario.

 ”Dite che Malaparte non è morto”, pare abbia sussurato nei suoi ultimi minuti di vita. E invece no, invece gli uomini vanno e vengono, come le nuvole di Pasolini, come le maree che rubano roccia solida alla Sicilia dei giudici per bene o della Napoli imbrattata di ferocia e di fame. Ma il senso di quell’anima lunga, attraversata da uno spago, non è nella memoria, inutile esercizio di retorica. Il senso è nel cambiamento che le maree producono , nelle rivoluzioni che irrompono nelle teste degli spettatori e ne stravolgono l’esistenza.

 Il senso è nel sorriso che ci sfugge riguardando un uomo che fuma, raccontato più dalle sue dita affusolate che dalle parole impronunciabili. Se e quando ci sembrerà di sapere cosa stava pensando, avremo avuto il privilegio di condividere un sogno. E lo avremo reso possibile.

 06-09-2007, 12:59 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Giovani, lavoro politica: fra qualunquismo e realismo

“Perchè non me ne importa molto della politica? Perchè il neo feudalesimo clientelare della politica del “Se po’ fà, semo tra noi” e del “rialzati, che ci pensa papà tuo” sta facendo fuggire intere generazioni di studenti all’estero” Risponde così, Stefania, 21 anni, laureanda in Giurisprudenza ma senza troppo entusiasmo. Come molti suoi coetanei non crede affatto che troverà lavoro in Molise, e forse neppure in Italia. Marco è più politicizzato, ha 24 anni e studia Scienze Politiche a Roma: “40000 giovani cervelli istruiti che lasciano questo povero Paese in ostaggio della camorra e della ndrangheta, flebilmente difeso da una politica che cerca mediazioni per rinnovare candidature e sopravvivere e non può più dare spallate vere, significa che la “desertificazione intellettuale”, oltre che reale, non sarà più arginabile. Il destino dei luoghi dipende dalle menti, dalla volontà umana, dal patrimonio di inventiva e di conoscenza. Spero che i ragazzi, gli adolescenti intelligenti riscoprano “l’orgoglio degli svegli”: se un imprenditore li vuole  vuol dire che capisce, sennò nisba, fallirà. E si terrà i clientes di sempre, aspettando finanziamenti pubblici e catene di schiavismo a ciclo intermittente. Ci stiano loro qui. In Spagna ci aspettano”. 40.000 ragazzi, ogni anno, decidono di iscriversi nelle Università europee, dove il praticantato è davvero una fase preliminare per acquisire esperienza, pagata dignitosamente e anticamera certa per una crescita professionale verticale. I ragazzi italiani vanno in Germania, in Spagna, in Inghilterra dove parlare due lingue, aver studiato, saper fare qualcosa, serve. Serve a trovare un lavoro compatibile con le proprie inclinazioni e le proprie capacità. “In Svizzera non sanno cosa siano i concorsi pubblici ma se ti fai venire una buona idea te la pagano subito. E altrettanto immediatamente ti licenziano se non hai voglia di lavorare, se lavori male, se tratti male un cliente”.  Manuela, 24 anni, laureata in Lingue e letteratura straniere, ha trovato un lavoro di commessa, per tre mesi, in un centro commerciale. Francesco è un aspirante giornalista, ha 21 anni ed è un mago dei computers. Ha almeno due blogs a cui dedica molto tempo: “Ho un lettore che mi segue spessissimo dal Canada. Con una sciocchezza come il mio blog lì ci farebbe un mestiere e le fesserie che io lancio a gratis, lì producono denaro sonante: slogans, idee per la pubblicità, persino rubriche di consigli per riviste di settore. Una quisquilia qualunque, se è originale, se è confezionata bene, se è vendibile, diventa lavoro. business”. Nino aggiunge: “Se poi sai davvero fare qualcosa, se hai davvero studiato, allora le aziende ti considerano “patrimonio” da accudire e da allevare.  Una mia intelligentissima amica campobassana si è laureata a Cambridge ed è tornata a campobasso, sicura che dall’alto delle sue quattro lingue scritte e parlate e della sua specializzazione in economia avrebbe governato il nuovo corso molisano, Un anno da disoccupata, ha deciso di ripartire per Londra, diretta verso un lavoro temporaneo di cameriera di pub. Sull’aereo, durante il viaggio verso London, era seduta a fianco di un imprenditore inglese che le ha dato il suo biglietto da visita dopo averle chiesto: “Cosa sai fare, cosa vuoi fare, quando cominciamo?” Ora fa un lavoro stranissimo; viaggia in tutto il mondo in cerca di idee per un’azienda che produce abbigliamento per operai specializzati nell’edilizia. Una cosa che sembra una baggianata e invece guadagna in un mese quello che un ragazzo molisano della sua età guadagnerebbe in sei mesi; dopo aver atteso, elemosinato, ringraziato e riverito”.

Caterina Sottile

 

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