SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE! 2010

03-01-2010, 9:14 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele
 
Un invito a pranzo per augurare un nuovo, felice anno a Termoli e ai termolesi del PDL. Lo ha organizzato l’assessore regionale Gianfranco Vitagliano. 

Se gli uomini della Giunta regionale fossero personaggi di fantasia Vitagliano sarebbe un ‘super eroe’ dei Fantastici Quattro, ‘la torcia umana’. E non è una metafora spiritosa ma serve a rendere l’idea dell’energia sovrumana con cui si muove, agisce e tenta di riaggregare le forze finendo per alzare troppo la temperatura. 

Termoli è tutta da rifare e nessun politico che voglia essere davvero rappresentativo potrebbe mai sottovalutarne l’importanza: Cosib, Zuccherificio, piano di rilancio industriale, piano edilizio, nucleare, energia, Interporto sono i temi da svolgere nel prossimo decennio.  Peraltro, il fallimento del governo di Vincenzo Greco, e il disorientamento del centro sinistra che ha provocato, fornisce una inattesa opportunità di riannodare i fili e di riportare il fulcro politico del Basso Molise a destra. 

Contro il notaio che impersonò la rivoluzione pacifica della società civile di sinistra si candidò l’avvocato Oreste Campopiano. Ebbe coraggio ad affrontare il giudizio degli elettori  dopo black hole e le note vicende che travolsero il sindaco uscente, nonché parlamentare, Remo Di Giandomenico. Al confronto dell’uomo nuovo, personificazione di un bisogno di riscatto inedito, Campopiano perse ai punti ma non riuscì davvero a combattere. L’epilogo della crisi amministrativa ora rischia di legittimare una sorta di revisionismo storico e il centro destra si rialza, ripartendo non dall’ultimo giorno dell’amministrazione Greco ma dall’ultimo giorno del governo di Di Giandomenico. Ecco perché sembra strano ai profani l’assenza dell’avvocato Campopiano al convivio che nelle intenzioni avrebbe dovuto riaprire quell’album fotografico chiuso frettolosamente. Con Gianfranco Vitagliano si sono seduti Leone, Crema, Di Rocco, Del Torto. Mancava il coordinatore di Forza Italia, partito di Maggioranza regionale, Ulisse Di Giacomo. Il senatore ha spiegato la propria assenza come una volontà di non interferire, in questa primissima fase di incontri, nel dibattito tutto interno al gruppo dei consiglieri comunali. Ed è un modo di consentire alle forze politiche di una città di rincontrarsi e di riorganizzare un percorso che prima di essere schematicamente elettorale ha bisogno di contenuti politici compatibili con la realtà del territorio. La Politica c’entra e aleggia sovranamente su ogni decisione ma avrà bisogno di essere condivisa e riconoscibile in loco. 

Assenti anche il consigliere uscente Spezzano e il coordinatore dell’UdC, Velardi. Tatticismo, prudenza o cos’altro? Velardi rivendica il diritto per l’UdC di un candidato ma la ‘mediazione conviviale’ dell’assessore alla programmazione ha scaldato gli animi più che i cuori. Il commento di Oreste Campopiano è dirompente: “Prima di sedersi a tavola a mangiare bisogna sedersi su altri tavoli politici per decidere il nome del candidato sindaco al Comune di Termoli. Sono sicuro che questo avverrà in breve tempo e nelle sedi opportune”. E sulla possibilità che il candidato ‘forte’ sia Di Brino dice: “Sono convinto della buona fede del nostro governatore che non lascia alla stampa alcune indiscrezioni proprie soltanto di tavoli politici. Il candidato del centrodestra deve essere non solo unico ma anche vincente”. 

Non c’erano, soprattutto, gli uomini del Governatore Iorio e Remo Di Giandomenico. E questo è un indizio di difficile interpretazione. 

Il Basso Molise vuole ritrovare se stesso, la sua naturale tradizione autarchica e Gianfranco Vitagliano si è posto a capotavola di un Congresso di Vienna tra conterranei; un segnale forte per tastare le potenzialità delle dirigenze locali, la loro ritrovata combattività. Sicuramente utile per camminare a piedi nudi sul terreno di Termoli, per sentirne davvero la consistenza. La più grande città del Molise marittimo, industriale, commerciale è un feudo formidabile e questa è una partita con cui bisognerà recuperare autorevolezza, autonomia,  non solo rispetto alla sinistra ma forse, anche rispetto al Governo regionale. 

Però, alle scorse elezioni Greco ha vinto grazie al tumulto spontaneo della società civile e apparentemente frapponendosi fra la gente comune e la Politica degli schemi e delle strategie. Michele Iorio non lascerebbe scoperto quel nervo e non trascurerebbe di capitalizzare il fallimento di quell’esperienza. Fingere di non aver visto e lasciare che i ‘termolesi’ se la sbrighino da soli significherebbe abdigare.  Alla maggioranza regionale non basterà, a nostro avviso, che cambino le bandiere ma dovrà riaffermare la forza del proprio ruolo di coordinamento: la Politica, con i suoi colori riconoscibili, contro la mitologia delle forti personalità troppo autoreferenziali, come è stato Vincenzo Greco. C’è un interesse strategico oggettivo per una città enormemente appetibile e c’è una esigenza di metodo politico per radicare il consenso. Non ci sorprenderemmo se Iorio affrontasse il confronto proprio con Di Giandomenico e se cercasse di far convergere tutte le forze su un candidato nuovo, imprevisto ma davvero ampiamente condiviso nel centro destra regionale. Non necessariamente un politico ma sicuramente una figura strutturale al contesto del Governatore. Le personalità troppo forti non giovano quasi mai alla ragion di Stato.

Le elezioni in cui vinse Greco ridimensionarono ‘pericolosamente’ gli apparati partitici e staccarono Termoli dalla terra ferma di Michele Iorio.  Il Presidente del Molise ora dovrà ribadire l’autorevolezza della Politica organizzata, oltre che la propria dentro il PdL. Giacché  c’è, al pranzo risolutivo potrebbe non voler rinunciare a scegliere il menù. Gianfranco Vitagliano, che beato lui se lo può anche permettere, dovrà rinunciare alla dieta e prepararsi a molti altri pranzi.

Caterina Sottile

 
17-01-2010, 11:58 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Iorio Angelo Michele, 17 Gennaio 1948, Morrone del Sannio. Buon compleanno, Presidente!
 
E’ il compleanno del Presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. L’abbiamo letto su FB, (miracoli dell’informatizzazione) ed abbiamo scoperto che compie 62 anni. Buon compleanno, Presidente! E, soprattutto, complimenti sinceri per come porta bene le sue sei decadi e oltre.. Le nostre decadi non valgono neppure il resto di due delle sue.
 
La invidiamo molto. Non tanto per il ruolo, per il potere, per l’immanente presenza in questo territorio. La invidiamo perchè ha 62 anni e non deve più preoccuparsi di pensare ai contributi per la pensione. Noi invece si, e non abbiamo mai neppure cominciato a pensarci. 

Io personalmente, proprio nel giorno del Suo genetliaco scrivo l’ultimo articolo come direttore responsabile di Primapaginamolise e la coincidenza si prestava a quel genere di editoriale, un po’ disimpegnato e un po’ ruffiano, adatto a cominciare la Domenica sorridendo.

 
Ma la cronaca di queste ore mi induce a riflessioni meno goliardiche.
 
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro! 

Cosa sta succedendo? A Nuovo Molise ancora una volta arrivano pallottole e lettere minatorie. Ma questa volta sono firmate BR.  Sui quotidiani nazionali leggiamo che Antonio Di Pietro sarebbe stato assoldato nientemeno che dalla CIA per abbattere la Prima Repubblica: ”Si avvicinano le elezioni, è tempo di infamare! Il copione si sta per ripetere anche questa volta, come per tutte le fasi elettorali precedenti. Questa volta il bidone che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere (utilizzando alcune foto del tutto neutre) che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della Cia per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia”. E’ lo stesso Di Pietro a denunciarne l’esistenza ma ciò che arriva ai lettori è il gelo di una guerra di nervi e di veleni che l’Italia ha già conosciuto e da cui è uscita a fatica. 

Ci ricordiamo tutto, all’improvviso, ogni volta che le parole scritte sui giornali ricominciano a diventare pesanti: piombo, dossier, corvi, servizi segreti deviati, mafia. Sono le parole magiche con cui l’Italia si paralizza, come colta da un malefico rito wodoo. 

Al di là del palcoscenico dei giornali e della politica, le aziende, i luoghi in cui concretamente le persone per bene hanno la possibilità di rendere dignitosa la loro esistenza attraverso il lavoro, sono in crisi. Ad ogni annuncio di chiusura avvertiamo il movimento di una frana che ci spaventa. Siamo davvero così in pericolo? Lo saremmo se l’Italia della gente che costruisce ricchezza fosse sovrastata da quella che la utilizza senza alcuna coscienza. Finchè, invece, un Paese avrà rispetto per le proprie ‘braccia’ non avrà troppa paura. La possibilità di essere seri, di essere presenti a noi stessi ci proviene dal senso profondo del valore del pane. Sembra un’omelia domenicale ma è così.  Cito, non a caso, Claudio Magris: “Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi… Centottanta quintali di pane buttati via ogni giorno a Milano, novecentocinquantanovemila tonnellate di pane consumate in Italia lo scorso anno…Lafitte, il banchiere di Luigi Filippo re di Francia, diceva che la finanza ha spesso la meningite ed era uno che s’intendeva di numeri e del loro rapporto, così spesso bislacco, con le cose. La cifra del nostro stipendio la sentiamo concretamente corrispondere alle cose in cui può convertirsi e si converte un pranzo, un cappotto o l’affitto finché non comincia a slittare così pericolosamente rispetto al costo della vita da diventare fluttuante e irreale, perché non sappiamo più a cosa corrisponde in realtà, a quanti caffè al bar o a quante stanze di un appartamento in affitto…Quello spreco di pane appartiene alla follia generalizzata in cui e di cui viviamo ..La mia generazione lo sente più fortemente di quanto lo sentano quelle più giovani, perché, pur non avendo mai patito la fame, sono cresciuto in un’epoca in cui si mangiava tutto quello che c’era nel piatto, senza buttare via niente…Distribuire, ai milioni e milioni che non li hanno, il pane e l’acqua che ci avanzano è più arduo che viaggiare nello spazio o realizzare mutazioni genetiche..


(Claudio Magris, Corriere della Sera, 06 Gennaio 2010)

 
Perché mi sembra che questa sia la sintesi vera di tutto ciò che leggo sui giornali, molisani o nazionali? Perché l’augurio che voglio farLe è di non sprecare nulla, di non sciupare le speranze quotidiane dei ragazzi e dei loro genitori. 

I molisani non sprecheranno mai il pane, di questo non ci dobbiamo preoccupare. Ma stanno sprecando la terra per produrlo, le intelligenze e le energie nuove e lo stanno facendo senza percepirne il danno. Accade ogni volta che un buon progetto viene triturato in un meccanismo cieco. Ogni volta che il lavoro utile a produrre ricchezza diffusa si disperde nelle speculazioni estemporanee. Gli operai che rischiano il lavoro non avrebbero paura di ricominciare se in questo territorio fosse facile o almeno possibile realizzare buone idee o se bastasse ‘darsi da fare’. Invece sanno bene che non è così. 

Primapaginamolise è un giornale giovane, un po’ sperimentale ma solido. Una piccolissima azienda nata sotto una buona stella per dimostrare che in Molise “sé po fà!” E’ più facile di quanto lo sia per gli operai delle fabbriche ma si può tentare, si può costruire lavoro facendo ciò che sappiamo fare? Spero che prima o poi riusciremo a risponderci, senza barare e senza neppure piangerci addosso.

Presidente Iorio, io Le auguro, con assoluta serietà, la consapevolezza di aver difeso davvero il pane e la preziosa conoscenza che serve a stabilirne il valore. 
 

Caterina Sottile

Tema e svolgimento
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TERMOLI 2010/ Termoli come Campomarino? Di Brino e la lotteria degli scontenti

• Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele

• Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

• TERMOI2010/ AAA classe dirigente cercasi: Termoli, l’energia e il futuro già visto

 
20-01-2010, 0:16 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ Giovedì, 21 Gennaio, Michele Iorio c’è e Remo Di Giandomenico lo sa
 
                                           La PeTTegola
                             La Tegola del pettegolezzo 
                       a cura di PrimaPaginaMolise.com

Ieri , oggi e domani

Al di là di Isernia, c’è Termoli:”Questi termolesi sono complicati”, avrà pensato Michele Iorio. Sono abituati agli orizzonti ampi del mare, agli spifferi repentini del Grecale e sono pur sempre geneticamente portatori di quella tradizione ribelle ed incendiaria  con cui misero in fuga  Pialj Pascià. Bisogna andarci cauti, senza strafare.

Se davvero Iorio ha pensato tutto questo, ha pensato bene. Perché a Termoli bisogna arrivarci da turisti, facendo sentire bene il tamburellare degli zoccoli sull’asfalto; gli zoccoli del dottor Sholls, quelli con la fibietta regolabile, che quando cammini tutti sanno che stai andando al porto. O entri in città da bagnante o pensano che vuoi assaltare il castello Svevo e si innervosiscono. Ecco perché il Governatore, che queste cose le capisce, ha scelto un’atmosfera soft, con la luce blu di un abat-jour che tenga bassi i toni. 
Gli bastano tre giorni per entrare in città: ieri, oggi e domani 
Ieri se ne è discusso, probabilmente, tra una telefonata e l’altra; avrà detto a Vitagliano: “Gianfrà, organizza tutto ma facciamo parlare loro” E mentre l’asse Iorio-Vitagliano è in Romania oggi qualcuno  deve essersi occupato di curare i dettagli, di preparare la scenografia (l’ufficio di Gianfranco Vitagliano); domani Remo Di Giandomenico tornerà da New York.

La regia è pregevole come quella di De Sica, ma il copione è tutto nuovo. Non è un remake.

Il 21 Gennaio tutti questi elementi convergeranno su un punto fermo: Michele Iorio. Non è detto che il ‘film’ sbancherà davvero al botteghino ma Giovedì il Governatore riceverà gli ex consiglieri comunali del centro destra e li ascolterà, tutti, uno ad uno. Per ciascuno c’è un ruolo da protagonista disponibile. Sentirà le loro ragioni, limerà gli spigoli, raccoglierà le impressioni. E deciderà i ruoli. In termolese si direbbe: Chi cconge e sconge ne perde mä timpe”  (Chi fa e disfa non perde mai tempo) 

In arrivo anche l’aereo da New York, con Remo Di Giandomenico a bordo, in volo sulla linea Parigi-NY-Porto di Termoli. Il Gattone atterrerà in Italia Giovedì. Proprio in tempo per esserci, volendo, e con secchiello e paletta. L’ombrellone e la sdraio pare li abbia già sistemati Gianfranco Vitagliano. L’abat-jour che “diffonde una luce blu” è sempre sulla scrivania del Presidente.

Minima moralia

 http://www.tintarelladiluna.info/
Per ascoltare
Abat jour
 
24-01-2010, 17:05 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Termoli 2010/ Tutti a pranzo da Nonna Maria: arsenico e vecchia DC, come quando c’era Girolamo
Steve McQueen in ‘Gioco a due’/ Gianfranco Vitagliano in ‘Termoli 2010′
                  
  La PeTTegola
La Tegola del pettegolezzo 
a cura di PrimaPaginaMolise.com

Ci vediamo ‘abbasciu u purt’ e parliamo“. Gianfranco gli avrà detto questo all’orecchio, a denti stretti, mentre Remo stringeva mani, impassibile.  Di Giandomenico ha osservato con attenzione i convenuti alla commemorazione di Girolamo La Penna. Nella sala convegni del Cosib di Termoli, ha stretto mani, ha concesso qualche accenno di sorriso di cortesia come un padrone di casa. Nell’incontro in cui il potere temporale, ma non temporaneo, dei termolesi democristiani ha dato sfoggio di sé, chiunque volesse farne parte doveva esserci.  L’appuntamento era solenne, velato di nostalgica tristezza per un’assenza che a Termoli sa di rimpianto. Dal parlamento o dall’Amministrazione, ‘Girolamo’ ha sempre governato il consenso e il dissenso. Proprio come Michele Iorio. In più, rispetto a Iorio, aveva un’indole sovieticamente autoritaria: con lui o contro di lui. Il Presidente  è più possibilista: si può essere anche contro, col suo consenso. La traccia genetica di questa evoluzione è sempre la Democrazia cristiana. La Penna è scomparso il 21 Gennaio del 2005, dopo cinquant’anni di potere assoluto, con cui ha penetrato ogni strato, ogni livello istituzionale e sociale del territorio molisano. Negli ultimi anni firmava i suoi lancinanti corsivi, su Le Libertà, allora diretto da Giuseppe Saluppo, come ‘Sebastiano Rosso’; enigmatico pseudonimo che gli serviva a celare un’identità talmente evidente che da quelle pagine sembrava mitologica. Eppure, in quel momento, piegata ad una modernità che stava facendo a meno di lui. Una modernità che era già di Iorio. 

Aveva un vezzo, per nulla frivolo: amava comandare. A questi suoi figli putativi ha insegnato, persino suo malgrado, che il comando non si cede mai per troppo tempo. 

E dopo la commozione, elettoralmente efficacissima, tutti a pranzo da Nonna Maria. 
Dentro il cuore di Termoli, proprio come un chirurgo su un paziente che a lui si affida, totalmente inerme. Un convivio pieno di cinismo costruttivo e di reciproca diffidenza, come ai vecchi tempi. 

Remo balla da solo
Il vescovo di Termoli, il Presidente del Consiglio, Michele Picciano, Antonio Chieffo. A capotavola, Michele Iorio e al suo fianco, (verrebbe da dire: nel suo fianco) Gianfranco Vitagliano e Remo Di Giandomenico. Remo infilza Gianfranco. Il candidato della destra non gli piace e minaccia di candidarsi e correre da solo. Gianfranco reagisce, sbraita, lambisce il fioretto ma non lo subisce. Iorio sorride. E ridendo e scherzando, il ‘centro’ si dilata


Di Giandomenico ha un sassolino da togliersi, ed è ben nascosto da due anni. Ha persino un cognato perfetto per estirparlo dalla scarpa. Ma, soprattutto, ricorda bene quanto Girolamo fosse ossessionato dai possibili successori troppo volenterosi; e troppo talentuosi. Vitagliano è tutte queste cose, oltre che poco paziente. Da Nonna Maria le portate scorrono, tra brusio di voci e di lame. 

Gianfranco Vitagliano, in queste giornate di gelido sole invernale ama indossare inquietanti occhialetti azzurri; sembra Steve McQueen in ‘Gioco a due’. 

Di Giandomenico ha un’aria più decadente. Ricorda vagamente Mastroianni nei panni del barone Ferdinando Cefalù, in ‘Divorzio all’italiana’. 

Iorio sembra Iorio; ecco perché riesce sempre a salvare le apparenze.
 
La PeTTegola
Tema e svolgimento
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TERMOLI 2010/ Giovedì, 21 Gennaio, Michele Iorio c’è e Remo Di Giandomenico lo sa

• TERMOLI 2010/ Termoli come Campomarino? Di Brino e la lotteria degli scontenti

 
01-02-2010, 1:11 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Termoli 2010/ La festa della Polizia Municipale e quel Tangaccio in processione
Ore 10,00, una splendida domenica mattina sotto il cielo azzurro di Termoli. L’occasione è solenne: la città festeggia San Sebastiano, patrono della Polizia Municipale. Il corteo dei gonfaloni procede verso il Duomo, nel cuore della Termoli vecchia. Tutti i comuni molisani hanno una loro rappresentanza. E’ la festa dei Vigili ed è la festa delle comunità locali. Dentro il corteo, la Politica serpeggia e sguscia tra le bandiere, a cavalcioni sul Grecale. Più in là, il mare è calmo e si dondola piano, come divertito. Attorno, il cielo e le mura, il Castello Svevo e le vie profumate di sale, come un inno alla gioia di un giorno tiepido di Gennaio.  Ma, imprevista, s’ode una musica nota. 

E’ Celentano, con il suo Tangaccio: “La rossa, si mi va; la mora, si mi va; la bionda, si mi va, se balla il cha cha cha“.

L’assessore Muccilli e Alberto Montano avanzano a braccetto, in testa al corteo, perfettamente amalgamati, come tagliatelle mari e monti, (per la provenienza geografica) nel cordone del potere istituzionale che si confonde tra le voci e i suoni della gente di Termoli.
 

In fondo alla processione, la ‘strana coppia: Gianfranco Vitagliano, (con gli occhialetti blu, ‘occhio che ti vedo’) al fianco di Vittorino avvocato Facciolla, il sindaco che “fa la differenza”. Da un po’ di tempo lo si vede spesso con l’assessore alla programmazione, ispirato forse proprio da quegli occhiali, in una sorta di creativo ‘periodo blu’: Ma dove va perchè non resta qua, non scappi e poi vedrà .. Gianfranco e Vittorino, come colombe dal desìo chiamate, deviano il percorso verso il Masaki. Il Tangaccio stanca anche i capitani coraggiosi e un caffè ritempra i muscoli.  Al bar ci sono i fratelli Marone, Giorgio e Michele, e la conversazione si fa interessante; i quattro si trattengono a lungo: quale ristoro, chiare, fresche, dolci acque! Al Tangaccio partecipano anche Chieffo e Basso Di Brino, il candidato ‘buono’. Sembrano papa Roncalli e papa Pacelli e ci si aspetta quasi che si mettano a fare carezze ai bambini. In realtà, don Antonio Chieffo seguirà la Messa solenne solo per un po’ e sparirà misteriosamente fra la folla. Dove è andato? 

Dopo la celebrazione religiosa, tutti a Villa Livia. E qui il tango si fa figurato: “Non ho colpa se mi piace la donna un po’ decisa, fantasiosa e ancor di più.. se generOOOsa..” 


Pare che Angelo Michele Iorio partirà per gli States, ma prima di partire, sembra, vorrà mettere ordine alle idee, e agli schieramenti termolesi. Potrebbe arrivare ad un’intesa, fosse anche solo un patto di non belligeranza, con Remo Di Giandomenico

Se così fosse, il Gattone potrebbe sostenere la candidatura di Basso Di Brino XXIII°, il sindaco buono. Perché azzardiamo un’ipotesi così estrosa? Perché pare che nello stesso giorno, dopo il convivio di Villa Livia,  la polizia stradale abbia multato Salvatore Muccilli e Oreste Campopiano, il Groucho Marx termolese. Non che basterebbe a fermare l’Oreste furioso, ma ci è sembrato emblematico che il ‘già assessore’ con delega alla Polizia locale abbia preso una multa per ‘eccesso di velocità’. Il Tangaccio lo dice chiaro chiaro: “Non scappi e poi vedrà..ritornerò al cha cha cha“.  Groucho Oreste  Marx è un genio indiscusso, notoriamente abile nel tango, ma eclettico alquanto. Col cha cha se la caverebbe anche meglio. E infatti, mentre la polizia lo multava, lui provava i nuovi passi del tangaccio con un maestro paziente, l’assessore Salvatore Muccilli, ed era completamente rapito dalle note furibonde di: “Ma dove va, perchè non resta qua, non scappi e poi vedrà, ritornerò al cha cha cha; la rossa si mi va, la mora si mi va..”
 

A Villa Livia, sulla spiaggia al confine tra Petacciato e Termoli, il clima diventa vacanziero: attorno al falò dei piatti fumanti, Salvatore Muccilli, Francesco Di Falco, Michelino Borgia, Bruno Verini, Roberti, Basso XXIII° Di Brino e il sindaco di Macchia Valfortore, Antonio Carozza. Pare che si sia già aggiudicato il privilegio di ospitare la prossima festa della polizia municipale nel suo comune, con la sua bella bandiera in prima fila. E d’altronde, la sede del suo municipio è in Via Fratelli Bandiera! Tra una portata e l’altra, Borgia e Di Falco si stuzzicano a distanza. Il Tangaccio diventa vertiginoso: il centro destra comincia ad azzeccare tutti i passi giusti e le liste che appoggiano Basso Di Brino, il papa Buono, sono almeno sette. Se al tango parteciperà anche la DC diventeranno otto: “Ma mi piace soprattutto la donna un po’ focosa, hermosa e perchè no, un po’ formooosa“. 

Mentre il PD è ancora in fase ‘riflessiva’, a destra i verbi sono tutti transitivi e si prendono multe per eccesso di velocità. Se davvero balleranno tutti insieme significa che non hanno più bisogno di contarsi. Sanno di ‘contare’. 

Minima moralia

 
08-02-2010, 21:14 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Di cosa hanno parlato Barack Obama e Iorio? Di Sanità, dello scudo spaziale di Termoli e di un pranzo euro-molisano in cui si è brindato con l’acqua
 
God bless America!
Il Presidente della Regione Molise, Michele Iorio, è andato negli Stati Uniti ed ha incontrato Obama. Noi sappiamo quale è stato l’argomento di conversazione. Come è noto, l’amico Barack ha qualche problemino: l’Iran, la Cina, il Medioriente ecc ecc.

Al di là delle preoccupazioni con la politica estera, la Casa Bianca ha confermato l’abbandono, per il momento, dei progetti di investimento per gli esperimenti spaziali. Per ora gli States rinunceranno ad andare sulla Luna, visto che i ‘chiari di luna‘ ce l’hanno già: il deficit quest’anno toccherà la cifra record di 1.600 miliardi di dollari. Però, Mr Obama ha annunciato anche che non rinuncerà in alcun modo alla riforma sanitaria.

Barack era deciso ad incontrare a tutti i costi il suo amico Mike Iorio.
Sa che il Molise, molto prima degli USA, ha affrontato il debito della Sanità, la crisi della piccola e media impresa, (quella middle class tanto cara a Obama) e malgrado ciò siamo riusciti anche a partecipare ad un progetto Geo-spaziale.

Il Presidente Iorio, come negli anni scorsi, è stato invitato direttamente dal Congresso degli Stati Uniti d’America. A guidare questo momento di riflessione e comunione è stato lo stesso Obama. Perché? Perché voleva sapere da Michele come si fa a governare un territorio tagliando le spese ma ricucendo sempre gli strappi, per così dire, politico-sociali. Iorio, con tutto il rispetto per mr. Barack, se ne intende. La sua ‘Cina’ e il suo ‘Iran’ ce li ha anche lui: ciascuno ha i suoi problemi! Il Medioriente termolese borbotta e rumoreggia più di una pentola sul gas.

Peraltro, tutto questo via vai tra Molise e Stati Uniti ci pare strano: Remo torna e parte Michele.

Si vede che ci sarà una promozione speciale sui viaggi in bassa stagione.

Ma, la Pechino di Iorio è Venafro. Lì, davvero, non ci si può distrarre. In Basso Molise, si sa, ci pensa Gianfranco McVitagliano a controllare i confini; in cima al Castello Svevo è facile osservare la linea dell’orizzonte, anche se è un po’ ventilato. Forse per questo, l’assessore, oggi in Consiglio regionale è arrivato con una sciarpona ‘viola del pensiero’. Gianfranco Mc Vitagliano non fa mai nulla per caso: il viola è il colore di Firenze ed evoca lo ‘sciacquare i panni in Arno’ che è in realtà un antico proverbio termolese

Peraltro, a Termoli gli ombrelloni sono wirless e sono costantemente connessi con il computer centrale di Campobasso; un piccolo soffio e si attiva un complesso sistema d’allarme. Sono ombrelloni spaziali e se cambia il vento, nel capoluogo lo sanno. Il consigliere del PD, Petraroia, polemizza e si chiede a cosa servano i viaggi di Michele Iorio. Servono eccome! Abbiamo il più sofisticato sistema di comunicazione intranet al mondo: per questo Di Giandomenico deve andare fino a New York per prendersi un caffè in pace senza che lo sappiano a Campobasso o a Isernia. Ma, a parte la frenesia degli spostamenti e qualche eccesso di velocità di Campopiano, non ci sono grandi rischi. L’Oreste furioso (nel senso che è sempre di “furia”) è ribelle in piazza e disciplinato in casa: Cicero pro domo sua!

Il problema, semmai, è la ‘schiena’ di Termoli. Verso il mare, è tutto ben monitorato. Verso l’interno, molto meno.

Pare, si dice, che lo scorso Dicembre, forse l’8, forse il 15, si siano incontrati, ad un pranzo riservatissimo, un noto europotente, un presidente, un geometra e un dirigente che ha a che fare con le risorse idriche del Molise. L’Euro e l’acqua santa, insieme, producono reazioni impreviste, quasi come un reattore nucleare. La qual cosa, pare, non sia sfuggita a chi non doveva sfuggire.

Probabilmente si è discusso di regione, nel senso di ‘comando della Regione Molise’ visto che il padrone di casa avrebbe persino prospettato la presidenza della Giunta regionale ad uno dei suoi ospiti. Ora, la domanda è: ad una riunione in cui, fra una cosa e l’altra, si conversa di futuro del Molise, come mai si discute senza Mike Iorio?

Negli USA, Obama avrebbe chiesto di incontrare il nostro President per farsi spiegare come ridare fiducia alla middle class rafforzando pure la sanità. E di sanità, infatti, hanno discusso. Michele sembra gli abbia chiesto, in cambio dei suoi consigli, se, giacchè c’è, può inviare un contingente tra Campobasso e Venafro, per porre un argine, una sorta di ‘diga cautelativa’. Gli americani sono bravi con le guerre preventive e la prevenzione,si sa, è la migliore cura.

Comunque, i nostri eroi sono già in viaggio per il ritorno a casa. All’aereoporto Obama ha persino chiesto a Iorio se per caso ha mai avuto problemi simili a quelli che lui ha con l’Afghanistan. Iorio, ci riferiscono, ha risposto: “E come no! Tutti i giorni”. Dicono che Mr Barack sia rimasto molto impressionato.

caterina sottile

 
09-02-2010, 2:36 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Il presidente michele minuscolo è mitteleuropeo e i giornalisti.. tutti campobassani
Quando ci inerpichiamo nei sofismi sintattici delle M maiuscole e le m minuscole non lo facciamo per autocompiacerci del nostro amore per la lingua italiana o, ancor meno, per mancare di rispetto a chicchessia. La distinzione fra maiuscole e minuscole ci è utile a cogliere l’essenza della nostra regione. 

Il Molise non ha una identità propria davvero forte soltanto perché non sappiamo dare il giusto valore alle cose. Ci limitiamo pigramente ad una visione d’insieme e ci sfuggono i particolari davvero caratterizzanti. Ecco perché ci ostiniamo in questo esercizio estetico con cui rileviamo minuscole e maiuscole. Direte, oggi costoro hanno proprio voglia di perder tempo. No, cari lettori. Il Tempo non si perde se le attese portano a qualcosa che non conoscevamo.

Mentre il Presidente Iorio, Michele maiuscolo, era alle prese con le cene americane del suo amico Barack, l’altro Presidente del Molise, michele Picciano, era indaffarato a riarredare casa, la nostra. La differenza fra una m maiuscola ed una minuscola non è nell’altezza o larghezza, come potrebbe pensare l’osservatore superficiale e prosaico. In verità, la m minuscola evoca il senso della sintesi, dell’organizzazione, dell’ordine mentale che pur avendo un controllo assoluto del ‘tutto’ sa individuare il particolare, sa armonizzare i vuoti e i pieni. Ragionamento complesso per chi non si intende di pittura o di scultura; ma noi che invece siamo esteti e pure astuti, il pensiero di Picciano l’abbiamo colto e compreso perfettamente. Il Presidente del Consiglio del Molise immagina lo spazio della massima Istituzione molisana come fosse il Senato, la Camera, il Parlamento europeo e sogna di bonificarlo da quel provincialismo tipicamente campobassano con cui ci facciamo sempre riconoscere.
 
I corridoi del primo piano della sede della Regione sono brulicanti di scansafatiche travestiti da giornalisti: poltriscono, mangiucchiano, borbottano, qualche volta ridacchiano o parlano durante i Consigli. O, peggio, stanziano nel poco spazio dell’ingresso come parcheggiatori abusivi in attesa di non si sa bene cosa in una pericolosa promiscuità con i politici: “Consigliè, Wè, Ciao, Ma perché non hai firmato? Ah, ma lo voti? Nooo, e come mai? Il caffè? Si, dai, andiamo. ..” 

Aspettano uno sguardo che dica di più di una relazione scritta altrove e a mente fredda. O cercano di carpire il tono, la soffiata, il pettegolezzo di un commento da consigliere a consigliere, da assessore a ragazzetta sveglia che recita con affettata goffaggine la parte della cronista d’assalto. A guardare da un ideale punto esterno della prospettiva, sinceramente, appare tutto come un caotico groviglio di improbabilità. 

L’Informazione del Molise, al Presidente michele Picciano, deve sembrare uno sgradevole brusìo di sottofondo ed ha cercato, forse, di spalmare di silicone mitteleuropeo quei corridoi così irrimediabilmente mediterranei. “E che è questa spiaggia libera affollata di venditori di collanine?” avrà pensato. Non ci costa alcuna fatica confessare che un po’ ha ragione. Il giornalismo molisano è, come dire, ‘da bar’. Michele Picciano lo immagina invece inguainato in una pellicola isolante. 

Ecco che quella sua m concentrata come un cubetto di detersivo in pasticche ha cominciato a pensare, motu proprio, ad un luogo pulito, areato, asettico. Chiudi la porta là, devia il percorso di qua e conduci la processione dei cronisti verso uno spazio ben delimitato, come in un gioco dell’oca. Nella sala del Consiglio regionale si arriva solo attraverso la porta da cui accede il pubblico. Cancellata quell’orrida vetrata che prima ci avevano rifilato come ‘riservata alla stampa’, lo spazio disponibile è decisamente aumentato. Riorganizzata anche l’area tecnologica: più telefoni, più sedie, più confort. Certo, se scappa la pipì torni alla casella di partenza e devi chiedere il permesso ai vigilanti per attraversare il Mar Rosso dell’antibagno. Ma i vigilanti sono pazienti e discreti, e non è questo il problema. 


Cosa ispira tanta innovazione?

La preclusione del libero accesso alle scale che portano ai piani superiori e quindi al contatto diretto, ma riservato, con i consiglieri e con gli assessori. Tant’è, se si vuole dialogare in privato con loro bisogna scriverlo su un biglietto e passarlo segretamente ad una gentile hostess. La quale, lo sottoporrà al consigliere scelto. Ergo, bisognerà attendere che lo stesso, se disponibile, si presenti al cospetto del giornalista. Inoltre, chiunque abbia l’esigenza di salire le scale del palazzo deve farsi annunciare e comunicare la propria insana volontà ai soliti, pazienti e discreti vigilanti. Niente via vai incontrollato: chiunque passi dalle parti del Consiglio sarà formalmente immortalato. Una sorta di gioco delle coppie in cui i giornalisti indicano le loro preferenze e aspettano che prima o poi i consiglieri li scelgano o si lascino scegliere. Il Presidente Picciano invece la racconta con più eleganza. Immagina un’atmosfera da clinica svizzera che conferisce al Palazzo un’aurea di credibilità vera. 

Certo, inutile illudersi di raccogliere i commenti a caldo di D’Alete che esce dall’aula, o di Pallante che sbatte le sudate carte una sull’altra e abbandona il Consiglio in segno di protesta. Vuoi mettere il pathos di una caciara isituzionale che sembra una corrida fra toreri in giacca e cravatta? Niente più cronaca viva, diretta ma solo rassicuranti dichiarazioni in doppia copia, ben confezionate e passate nell’amuchina degli uffici stampa. Ce lo immaginiamo Giggino Terzano che si allontana furibondo e noi appresso coi bigliettini da consegnare alle hostess che poi dovranno raggiungerlo. E temiamo, fortemente temiamo, che alla fine dovrà pensarci Michele maiuscolo a riacchiapparlo, senza bigliettini, solo con il suono suadente della voce. Eppure, tutto ciò ha un fascino surreale che ci illude di poter essere, anche a Campobasso, anglosassoni per un giorno. 

Ma mentre pensiamo di dichiarare, previa nota scritta da porre alla hostess, la nostra assoluta approvazione, michele Picciano, architetto geniale ma mite, smentisce se stesso e dice che in realtà è stato frainteso dai vigilanti e che non ha mai dato loro indicazioni perché impedissero l’accesso ai piani superiori. La deviazione del percorso d’ingresso, inoltre, è solo un’esigenza momentanea, in attesa che i lavori di ampliamento della sala stampa vengano completati. Se fosse nel Parlamento europeo userebbe il termine: misunderstanding! Un dietrofront con la m minuscola

Fossimo nel secolo di Manzoni (maiuscolo pure lui che non è altro) con un tal presidente saremmo tutti condannati a rimanere ‘singles’ , condannati a subire le angherie della Monaca di Monza (tutte sue le M; quando si dice l’iniquità!)

Minima Moralia

 
12-02-2010, 1:11 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ AbBasso il PD!
Antonio Di Pietro
 
Aveva lanciato un missile terra-aria da Termoli: “Vincenzo Greco è il nostro candidato, contro la politica degli affari e contro chi ha fatto di tutto per rompere la coalizione di centro sinistra. Greco non si è dimesso per problemi giudiziari ma perché lo hanno tradito e venduto. Non farò accordi con chi insegue il potere per il potere. Voglio vedere i programmi. No al nucleare, senza possibilità di trattativa e legalità, legalità, legalità. Nessuna possibilità di mediazione con i farabutti e gli affaristi. Non sono contrario alle primarie, fermo restando che il nostro candidato è e sarà Greco; il problema è che prima di tutto dobbiamo creare la coalizione. Ci incontreremo sui programmi. Senza coalizione che primarie andremmo a fare? L’obiettvo è sconfiggere il sultanato di Iorio”.

Di Pietro non parla mai in politichese, e aveva ragione. Di quale aggregazione ampia si poteva parlare con un PD che si è dichiarato guerra da solo e che la guerra l’ha anche vinta? 

Ma qualche giorno dopo aver espresso la certezza assoluta sul nome del sindaco uscente, ha capito, e bene, che il problema non era solo Greco. A sinistra, come direbbe Basso Di Brino, solo macerie. Il centro destra ha un vantaggio enorme in queste strane elezioni in cui sembra che non sia Termoli la città da governare: non ha un metro di paragone con se stesso. Greco non aveva vinto sul centro destra ma sulla persona di Remo Di Giandomenico, che è un partito a sè. 

Il ruolo di Antonio Di Pietro in questo contesto poteva essere risolutivo.

Un uomo forte, pur con un plotone debole, avrebbe potuto almeno dare un’impressione di unità rabbiosa. 

La morsa che tiene insieme il PD e l’IdV nazionali è l’antiberlusconismo, non altro. Sui temi nodali, come l’energia, la Giustizia, Di Pietro scatta in avanti da solo. E in Molise l’antiberlusconismo non è sovrapponibile all’antiiorismo. Chi è davvero l’avversario a Termoli, per esempio? Sul nucleare il suo pensiero è chiarissimo: “Ogni Regione sottratta alla maggioranza di Governo sarà un passo verso la riaffermazione del referendum dell’87 che vietava l’impianto di centrali nucleari in Italia. Non ha senso dire che il nucleare non entra in una regione se poi ce lo ritroviamo nella regione confinante”. 



Il centro sinistra termolese avrebbe potuto recuperare almeno i suoi temi storici e Di Pietro, in effetti, era entrato in campagna elettorale con un salto da Tarzan, urlando contro il ‘sultano Iorio’. Poi, tutto è tornato nei ranghi di una ‘scomodità’ tutta interna al salotto del centro sinistra. 

Tant’è, a poche settimane dall’appuntamento politico più importante per Termoli, Antonio D’Ambrosio si è disimpegnato dal PD con un  ‘addio ai monti’  manzoniano; Filippo Monaco, uomo di sinistra, penultima chance del dopo-Greco, non ha superato l’esame ‘equidistanza’. E perché avrebbe dovuto essere equidistante dal suo stesso partito? 

Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.

 
Molti democratici di sinistra parlano di un PD impazzito, autolesionista e di Di Pietro come di un disturbatore che scientemente ha sparpagliato le ceneri dell’ex maggioranza. Sembra semplicistica questa mitizzazione del Tonino cinico e strategicamente demagogico. La candidatura del dottor Pasquale Spagnuolo, ex candidato alle regionali di AN e dichiaratamente ‘uomo di destra’ viene descritta dai delusi dei due partiti come una sorta di abbaglio. Un’idea di Ruta, con la mediazione dei vertici romani e approvata da Di Pietro in cambio del ‘sultanato di Montenero’. Non convince del tutto. 

Lino Spagnuolo è un medico amabile, ha molti amici e molti sostenitori: l’Avis, la professione medica, l’impegno sociale sono humus di una cultura politica trasversalista ma rassicurante.  E, inoltre, ha posto la condizione di dover piacere a tutti. Perchè dovrebbe esporsi, senza giusta causa, a tanto clamore? 


Ma, soprattutto, perché PD e IdV avevano bisogno di un candidato presentato come ‘neutrale’ ma di destra? Due domande e già siamo a corto di risposte. Se il laicismo di Vincenzo Greco era la causa della sua incomunicabilità nella coalizione, questo secondo tentativo appare come una perseveranza diabolica

Non è in discussione la qualità del candidato ma non è stato ben compreso il presupposto e, ancora meno, l’obiettivo comune. Due partiti, i maggiori partiti della maggioranza uscente, che si fanno rappresentare da un nome riconoscibile per se stesso più che per la valenza politica rispetto ad essi, penalizza proprio Antonio Di Pietro. Di quale sostanza politica è portatore se il centro sinistra perde forma e diventa sintesi casuale di esperienze esterne? Avrà pensato che l’unico modo per far perdere qualcuno di destra, ormai, è candidarlo a sinistra. 

Il centro destra è ‘calato’ a Termoli con un candidato istituzionale, legato al transatlantico del Molise come un’ancora. Il Pd e l’IdV hanno cercato ‘le mani pulite, il volto fresco, il nome illustre’, come se fossero ancora fermi a due anni fa, al dopo-Remo. 

Quando Di Giandomenico fu eletto al Parlamento, il 13 Maggio del 2001, i DS persero Termoli, il suo commercio, le sue aziende, la pianficazione del suo futuro. Allora Di Pietro accusò i comunisti di Fassino di avergli lanciato un candidato come un mortaretto tra i piedi. Di Giandomenico arrivò a Roma con 24.776 voti. Occhionero, il candidato Ds, ne ebbe 23.918. Di Pietro, 18.778. A Termoli, erano gli anni della sinistra progressista di Giovanni Di Stasi.  Ai Ds mancarono solo 858 voti per cambiare la storia e dopo di allora, l’occasione imprevista venne solo da Black hole, l’inchiesta sulla sanità molisana che fece franare 50 anni di potere democristiano. E arrivò Greco, l’antipolitico più bulgaro della storia contemporanea, ma fu davvero un blow-up. 
La Politica, d’altronde, è organizzazione delle scelte, e qualcosa bisogna scegliere! Il PD ha scelto il dottor Spagnuolo, salvo ripensamenti, e Antonio Di Pietro ha detto stop, come l’orologio di Portobello. Perché? Qui la risposta la intuiamo: in questa campagna elettorale è fondamentale esserci, anche a costo di farci. Un comunista vero non sarebbe stato più stalinista di lui: ha persino minacciato la cacciata dei ribelli. 

Forse, più che Stalin, ricorda quel tale ex socialista che all’improvviso si stufò di perder tempo con i partiti e se ne fece uno tutto suo, marciando su Roma.

Essere il pugno di ferro di una coalizione di latta non basta più e non gli è certo utile, a lungo termine, la fama di aggregatore di trasfughi. L’IdV sembra spezzarsi, come un pane azzimo condiviso fra chiunque vi si accosti. In Molise ha molto impressionato l’esodo recente, soprattutto perché a partire sono state le giovani promesse, Romano e Gatti. E mentre restituisce la libertà ai suoi falchi, il falconiere mostra strane attrazioni per la destra democratica, antiberlusconiana e progressista. Un’attrazione verso di sé, e non il contrario

Aveva definito una parte del PD come una ‘lobby affaristica’; ma come si recupera la Morale della politica se non restituendo voce ai territori? Il centro sinistra bassomolisano poteva ripartire dalle sue sezioni, non solo dai nomi dei candidati.  Non è scegliendo un candidato per vie traverse che si ottiene un consenso trasversale.


Eppure, Antonio Di Pietro sembra non accorgersi che è egli stesso la soluzione che cerca. Incontra la gente, parla e di lui ci si fida:Il candidato è Greco; non ci sono possibilità di mediazione con chi lo ha venduto; dobbiamo oscurare il sultanato di Michele Iorio..” 

E invece, accetta la trattativa col PD e una candidatura non condivisa dalle rispettive basi; fosse anche la migliore possibile, andrebbe spiegata meglio.  Ma Pialì Pascià Di Pietro non spiega  niente a nessuno.  


La politica del fare il contrario di ciò che dice. 
Caterina Sottile

 
15-02-2010, 0:11 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ AbBASSO il Pd e l’Idv!
Di Pietro il Grande!
 
Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.

Di Pietro il Grande
Aveva lanciato un missile terra-aria da Termoli: “Vincenzo Greco è il nostro candidato, contro la politica degli affari e contro chi ha fatto di tutto per rompere la coalizione di centro sinistra. Greco non si è dimesso per problemi giudiziari ma perché lo hanno tradito e venduto. Non farò accordi con chi insegue il potere per il potere. Voglio vedere i programmi. No al nucleare, senza possibilità di trattativa e legalità, legalità, legalità. Nessuna possibilità di mediazione con i farabutti e gli affaristi. Non sono contrario alle primarie, fermo restando che il nostro candidato è e sarà Greco; il problema è che prima di tutto dobbiamo creare la coalizione. Ci incontreremo sui programmi. Senza coalizione che primarie andremmo a fare? L’obiettvo è sconfiggere il sultanato di Iorio”.

Di Pietro non parla mai in politichese, e aveva ragione. Di quale aggregazione ampia si poteva parlare con un PD che si è dichiarato guerra da solo e che la guerra l’ha anche vinta? 

Ma qualche giorno dopo aver espresso la certezza assoluta sul nome del sindaco uscente, ha capito, e bene, che il problema non era solo Greco. A sinistra, come direbbe Basso Di Brino, solo macerie. Il centro destra ha un vantaggio enorme in queste strane elezioni in cui sembra che non sia Termoli la città da governare: non ha un metro di paragone con se stesso. Greco non aveva vinto sul centro destra ma sulla persona di Remo Di Giandomenico, che è un partito a sè. 

Il ruolo di Antonio Di Pietro in questo contesto poteva essere risolutivo.

Un uomo forte, pur con un plotone debole, avrebbe potuto almeno dare un’impressione di unità rabbiosa. 

La morsa che tiene insieme il PD e l’IdV nazionali è l’antiberlusconismo, non altro. Sui temi nodali, come l’energia, la Giustizia, Di Pietro scatta in avanti da solo. E in Molise l’antiberlusconismo non è sovrapponibile all’antiiorismo. Chi è davvero l’avversario a Termoli, per esempio? Sul nucleare il suo pensiero è chiarissimo: “Ogni Regione sottratta alla maggioranza di Governo sarà un passo verso la riaffermazione del referendum dell’87 che vietava l’impianto di centrali nucleari in Italia. Non ha senso dire che il nucleare non entra in una regione se poi ce lo ritroviamo nella regione confinante”. 



Il centro sinistra termolese avrebbe potuto recuperare almeno i suoi temi storici e Di Pietro, in effetti, era entrato in campagna elettorale con un salto da Tarzan, urlando contro il ‘sultano Iorio’. Poi, è tornato nei ranghi di una ‘scomodità’ tutta interna al salotto del centro sinistra. 

Tant’è, a poche settimane dall’appuntamento politico più importante per Termoli, Antonio D’Ambrosio si è disimpegnato dal PD con un  ‘Addio ai monti’  manzoniano; Filippo Monaco, uomo di sinistra, penultima chance del dopo-Greco, non ha superato l’esame ‘equidistanza’. E perché avrebbe dovuto essere equidistante dal suo stesso partito? 

Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.

 
Molti democratici di sinistra parlano di un PD impazzito, autolesionista e di Di Pietro come di un disturbatore che scientemente ha sparpagliato le ceneri dell’ex maggioranza. Sembra semplicistica questa mitizzazione del Tonino cinico e strategicamente demagogico. La scelta del dottor Pasquale Spagnuolo, ex candidato alle regionali di AN e dichiaratamente ‘uomo di destra’ viene descritta dai delusi dei due partiti come una sorta di abbaglio. Un’idea di Ruta, con la mediazione dei vertici romani e approvata da Di Pietro in cambio del ‘sultanato di Montenero’.  

Però, tutto ciò è strano! Lino Spagnuolo è un medico amabile, ha molti amici e molti sostenitori: l’Avis, la professione medica, l’impegno sociale sono humus di una cultura politica trasversalista ma rassicurante.  E, inoltre, ha posto la condizione di dover piacere a tutti. Perchè dovrebbe esporsi, senza giusta causa, a tanto clamore? 


Ma, soprattutto, perché PD e IdV avevano bisogno di un candidato presentato come ‘neutrale’ ma di destra? Due domande e già siamo a corto di risposte. Se il laicismo di Vincenzo Greco era la causa della sua incomunicabilità nella coalizione, questo secondo tentativo appare come una perseveranza diabolica

Non è in discussione la qualità del candidato ma non è stato ben compreso il presupposto e, ancora meno, l’obiettivo comune. Due partiti, i maggiori partiti della maggioranza uscente, che si fanno rappresentare da un nome riconoscibile per se stesso più che per la valenza politica rispetto ad essi, penalizza proprio Antonio Di Pietro. Di quale sostanza politica è portatore se il centro sinistra perde forma e diventa sintesi casuale di esperienze esterne? Avrà pensato che l’unico modo per far perdere qualcuno di destra, ormai, è candidarlo a sinistra. 

Il centro destra è ‘calato’ a Termoli con un candidato istituzionale, legato al transatlantico del Molise come un’ancora. Il Pd e l’IdV hanno cercato ‘le mani pulite, il volto fresco, il nome illustre’, come se fossero ancora fermi a due anni fa, al dopo-Remo. 

Quando Di Giandomenico fu eletto al Parlamento, il 13 Maggio del 2001, i DS persero Termoli, il suo commercio, le sue aziende, la pianificazione del suo futuro. Allora Di Pietro accusò i comunisti di Fassino di avergli lanciato un candidato come un mortaretto tra i piedi. Di Giandomenico arrivò a Roma con 24.776 voti. Occhionero, il ‘mortaretto’ Ds, ne ebbe 23.918. Di Pietro, 18.778. A Termoli, erano gli anni della sinistra progressista di Giovanni Di Stasi.  Ai Ds mancarono solo 858 voti per cambiare la storia e dopo di allora, l’occasione imprevista venne solo da Black hole, l’inchiesta sulla sanità molisana che fece franare 50 anni di potere democristiano. E arrivò Greco, l’antipolitico più bulgaro della storia contemporanea, ma fu davvero un blow-up. 
La Politica, d’altronde, è organizzazione delle scelte, e qualcosa bisogna scegliere! Il PD ha scelto il dottor Spagnuolo, salvo ripensamenti, e Antonio Di Pietro ha detto stop, come l’orologio di Portobello. Perché? Qui la risposta la intuiamo: in questa campagna elettorale è fondamentale esserci, anche a costo di farci. Un comunista vero non sarebbe stato più stalinista di lui: ha persino minacciato la cacciata dei ribelli. 

Forse, più che Stalin, ricorda quel tale ex socialista che all’improvviso si stufò di perder tempo con i partiti e se ne fece uno tutto suo, marciando su Roma.

Essere il pugno di ferro di una coalizione di latta non basta più e non gli è certo utile, a lungo termine, la fama di aggregatore di trasfughi. L’IdV sembra spezzarsi, come un pane azzimo condiviso fra chiunque vi si accosti. In Molise ha molto impressionato l’esodo recente, soprattutto perché a partire sono state le giovani promesse, Romano e Gatti. E mentre restituisce la libertà ai suoi falchi, il falconiere mostra strane attrazioni per la destra democratica, antiberlusconiana e progressista. Un’attrazione a sé, e non il contrario

Aveva definito una parte del PD come una ‘lobby affaristica’; ma come si recupera la Morale della politica se non restituendo voce ai territori? Il centro sinistra bassomolisano poteva ripartire dalle sue sezioni, non solo dai nomi dei candidati.  Non è scegliendo un candidato per vie traverse che si ottiene un consenso trasversale.


Eppure, Antonio Di Pietro sembra non accorgersi che è egli stesso la soluzione che cerca. Incontra la gente, parla e di lui ci si fida:Il candidato è Greco; non ci sono possibilità di mediazione con chi lo ha venduto; dobbiamo oscurare il sultanato di Michele Iorio..” 

E invece, accetta la trattativa col PD e una candidatura non condivisa dalle rispettive basi; fosse anche la migliore possibile, andrebbe spiegata meglio.  Ma Pialì Pascià Di Pietro non spiega  niente a nessuno.  


La politica del fare il contrario di ciò che dice.

Minima moralia
Opposizioni
• Pasquale Spagnuolo: il cuore a destra, la ragione a sinistra. Curriculum di un candidato PD-IdV

• Meglio un giorno da Leone: Silvio Berlusconi, Di Pietro, Monica Vignale e i portatori d’acqua

 
15-02-2010, 15:43 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ IdV-PD: Chiamate un medico!
Abbiamo visto cose che voi umani…
 
Il Pd e l’IdV cercano un medico.
Hanno lanciato l’SOS ma non è ancora arrivato uno specialista adatto a risolvere il problema. Michele Iorio, sempre avvantaggiato, siccome è medico egli stesso, ha trovato subito un buon infermiere e si è allestito la sua clinica elettorale senza troppe complicazioni.

Il PD e l’IdV

volevano un primario ma pare che i poveri primari siano tutti molto occupati a tenere in piedi gli ospedali del Basso Molise. Se ci si mettono anche i partiti a svuotarli, la razionalizzazione si compie per forza. 

Comunque, più che un consulto medico scientifico, la ricerca del candidato IdV-PD sembra un accertamento fiscale coatto, con iscrizione a ruolo d’ufficio. I candidati vengono segnalati a loro insaputa e devono presentare regolare ricorso  per sottrarsi alle sanzioni. 


Forse per questo pare che abbiano visto Remo Di Giandomenico ridere di gusto. Nessuno l’aveva mai visto neppure sorridere di gusto. Nemmeno accennare una smorfia della bocca di gusto.

Lui non fa mai nulla per il ‘gusto’ di farlo. In effetti, avrà pensato: “Sono il candidato perfetto: provengo da una  famiglia di medici, piuttosto nota; peraltro, tutti primari”.

Si vede che certi compiti non si possono demandare a nessuno. Chi fa da sé, fa per tre. Ma non rideva per questo. Remo, il Gattone per gli amici, rideva perché pensa che almeno il centro sinistra è migliorato, anzi, sta proprio meglio; ora chiama il medico. Due anni fa aveva cercato direttamente il notaio.
Caterina Sottile

 
16-02-2010, 1:28 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ Io amo il PD e gli dico che un altro medico è possibile…
Un altro mondo è possibile, se troviamo subito un medico! Un nome ci viene in mente, così, quasi per caso: il dottor Zivago!

A Termoli, un  bel Zivago potrebbe essere il  dottor Rocchia! Chissà se accetterebbe. Ci aiuterebbe a superare il gelo siderale del centro sinistra


Al PD l’unica cosa di sinistra rimasta è Frà Filippo, Monaco benedettino. Sempre in cerca di grane. Anche lui è cosmopolita, e ha amici persino a Isernia, quasi come Vitagliano o Di Brino. Solo, essendo un frate di sinistra, i suoi amici isernini sono magri, pallidi e poco cordiali. E non vanno d’accordo con Danilo Leva. 

E allora, dopo Spagnuolo, dopo Fiore, suggeriamo Rocchia. Non per fare torto a Monaco, che sarebbe perfetto per il ruolo di candidato del centro sinistra. 

Ma al PD di Termoli non serve un candidato, serve un caminetto acceso, una poltrona comoda e tanti bei ricordi. 

Però, non può finire con Veltroni! Dateci l’emozione di un ballottaggio sul tema di Lara! Fateci sognare! Un dottor Zivago per noi signore attempate, che abbiamo conosciuto D’Alema, poi Veltroni, poi Franceschini, poi Bersani e abbiamo capito perchè a Isernia si vede il mare e a Termoli c’è sempre la nebbia. 

Metti che Frà Filippo spunta un ballottaggio contro Di Brino, chi lo dice a Bersani? Come gli spieghi che non era il candidato giusto? 

Yuri Zivago, con quella sua aria russa, spiegherebbe ogni cosa. Ruta, Leva, Francy Totaro, fateci sognare ancora. Il numero del dottor Zivago Rocchia ce l’abbiamo e la linea è anche libera. Ma prometteteci che non lo darete a Di Pietro.
Caterina Sottile

 
18-02-2010, 6:40 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ Romolo e Remo
 
E’ intervenuto, quasi sottovoce, l’assessore alla programmazione. Non ha resistito alla tentazione di commentare. La sua generazione è abituata, ed è una buona abitudine, alla dialettica pubblica, per dire o non dire. I democristiani, in particolare, erano educati fin da piccoli a quella ‘dotta, omertosa eloquenza’ con cui rendevano bella e possibile ogni cosa. Ciò che non si poteva fare era “realizzabile in futuro”. Se invece bisognava fare qualcosa di antipatico, di impopolare, dicevano che “era una fase transitoria, da cui emergeranno nuove opportunità”. In questo caso, però, ‘lo squalo bianco’ è davvero riemerso dal mare di Termoli. 

L’analisi di Gianfranco Vitagliano rivela un istinto di preservazione della specie che ci ha procurato un brivido. Blandisce il ‘rischio Filippo Monaco’ archiviandolo sullo scaffale della fenomenologia dei girotondi:Monaco, umiliato da Greco e dal Partito al quale dichiara ancora di appartenere – Partito che non ha mai speso un sussurro in sua difesa e che lo ha, ancora oggi, apertamente e con sufficienza trascurato – si ripresenta con tempismo e con un abile operazione ” di base”, apprestandosi alla riedizione del modello Greco: tutti dentro per vincere, indipendentemente dalla “maglia” e nonostante un enorme divario nelle provenienze e nella aspettative. Poi, si vedrà! Il bagaglio verbale, con gli stessi testimoni, è lo stesso del suo carnefice: luoghi comuni; richiamo alle regole (non si sa quali ma va di moda!); un immorale moralismo; lo spettro del passato e poi, tanto non guasta, i soliti: nepotismo, clientelismo, gli interessi, i padrini“. In pratica, sottolineando le divisioni interne, le ambiguità, mostra il lato b dell’era aurea di Vincenzo Greco e la liquida con un: “Ma non era come sembrava

Su Remo Di Giandomenico è più cauto ma dolorosamente gentile. Di una gentilezza che inquieta: “Di Giandomenico ormai non sorprende più.  Avrebbe trovato comunque il motivo per uscirsene. Lui è l’uomo della diaspora, delle rotture, del “rompi intanto e poi vediamo che c’esce… Lui “domestico” che nel maggio 2002 venne imposto a Termoli da un tavolo romano dove non mi pare sedessero termolesi”.  La memoria dei fatti, inevitabilmente comune, assume la levità letteraria di un ‘epitaffio’: “Remo ha avuto sempre una concezione egocentrica e contingente della politica, all’interno della quale la condivisione e la composizione hanno sempre richiesto agli altri lo sforzo, la rinuncia maggiore. ..La sua non è stata mai leadership persuasiva e conciliante…Di Giandomenico non si propone, s’impone come ha sempre fatto. E con questa indole ci si è scontrati quando, democraticamente e in tanti, abbiamo scelto una linea e un candidato che non coincideva con le sue intenzioni…Fin qui, Vitagliano ha preso la mira. Per una strana associazione di idee, viene in mente l’epitaffio sulla tomba di Robespierre: “Passante, non piangere la mia morte. Se io fossi vivo, tu saresti morto”.


Il sasso, però, lo ha lanciato preservando la ‘specie’, la ‘termolese razza padrona’: “Detto questo comprendo la voglia – quasi il diritto – di riprendersi quello che democraticamente gli è stato dato e che non democraticamente gli è stato tolto“. Silvio Berlusconi, al confronto, è solo un giovanotto molto intemperante. Ciò che il Premier dice senza troppa cura per la forma, Gianfranco Vitagliano lo esprime con l’insinuante discrezione di un bisturi. 

Di Giandomenico, ne deduciamo, avrebbe il solo diritto di riscattare se stesso (perseguitato da quelle toghe rosse e da quell’immorale moralismo da cui si è generata la politica società-civilista di Greco?) Ed infatti, Vitagliano associa Monaco e Di Giandomenico come espressioni speculari della stessa ‘apolitica’. Sa che gli iscritti del PD, e anche dell’IdV, non la pensano così; ancora più difficile è penetrare nelle certezze degli amici di Di Giandomenico. Ma ha trovato un modo astuto per dire che entrambi sono mossi da un bisogno di rivalsa personale e non hanno sostanza politica, condivisibile, con cui poter rappresentare Termoli, anche se ostentano un ‘orgoglio termolese’ che non riconoscono a Di Brino. 

Eppure, se alle parole dessimo il peso che hanno, le sue dovremmo tenerle a mente. Perché non dice di aver ragione; dice di ‘voler dare ragione’ alla Politica e di voler chiedere ai termolesi di scegliere obiettivi e squadre. Un voto razionale, non affettivo, non fideistico. “La Stato sono io! Ma ve lo dico con democratica cortesia e in nome del bene comune”.

20-02-2010, 1:34 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Mio cognato
 
Guido Bertolaso a Matrix: “Mio cognato ha solo la disgrazia di avere me nella famiglia

Il capo dipartimento della Protezione Civile risponde a Matrix sulle vicende che lo riguardano in questi giorni.

La raffica di domande riguarda anche i presunti privilegi di cui avrebbe goduto suo cognato, ingegnere, per la realizzazione di alcune opere alla Maddalena, in previsione del G8

Insomma, è sempre una faccenda di cognati.
Ci meraviglia che la lunga frequentazione molisana di bertolaso non gli abbia insegnato come ci si comporta quando si appartiene ad una famiglia affollata di cognati.

Ha ragione, Guido, amico nostro: “E che, siccome è mio cognato, doveva andare a lavorare in Svizzera?”

Vero, siamo sinceramente d’accordo. Anche perchè siamo solidali con lui: i cognati sono sempre un problema: Se mi candido alle elezioni e lui fa Politica ma non si candida, dicono che ha fatto votare per me, anche se io sono nel PDL e lui nel PD

Fa il presidente del Consiglio regionale, non lo rieleggono,  e dicono che è colpa mia perchè io ho litigato col capo

“Le malinconiche memorie di un cognato” è un’opera molto nota da noi. L’unico che non si lamenta mai dei cognati, è Michele Iorio.

  Ma lui non si lamenta mai nemmeno delle sorelle, dei figli. Ha una famiglia molto unita.

Il problema è che in Italia il matrimonio è ancora un’istituzione troppo diffusa. Con le unioni di fatto un povero professionista potrebbe avere tutti gli appalti che vuole senza risultare all’anagrafe cognato di nessuno. Si potrebbe candidare, non candidare, fare il presidente o non farlo e non sarebbe un problema di famiglia.

Ca&Ri

 
25-02-2010, 6:05 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Iorio batte D’Ascanio 50.000 a 40.000
 
Il Molise è una regione molto comunicativa. In questi giorni abbiamo sentito il Presidente Iorio parlare di ‘battage’ per promuovere il territorio e le sue bellezze poco conosciute. E d’altronde, sappiamo che fuori da qui è pieno di ‘Pirania’, e disfattisti e per spiegare agli stranieri quanto sia bella la molisanità, i suoi profumi, il suo mare e le sue montagne occorre potenziare con ogni mezzo e con ogni sforzo la comunicazione. 

I giornali, e ce n’è un numero ormai infinito, non bastano. I Palazzi puntano sulla comunicazione istituzionale. 

Il Presidente della Regione è tradizionalista e consolida una struttura  che già esiste. Il Presidente della Provincia di Campobasso invece è un rivoluzionario ed ha una visione più cosmopolita.

Michele Iorio ha pensato di spendere 50.000 euro per riorganizzare e mettere a punto il suo ufficio per la comunicazione pubblica e vorrebbe affidare la cura del sito della Regione a tre nuovi esperti. Energie nuove ma solo per far potenziare il sito web che c’era già. Un professore di musica ‘dirigerà’ a meraviglia l’orchestra della stampa istituzionale.


Nicola D’Ascanio ne vorrebbe spendere 40.000, ma con un obiettivo più ambizioso: creare una testata editoriale tutta nuova, Provincia Notizie web.

Michele ha sempre una marcia in più e dobbiamo perdonarlo se tende a consumare un po’ di benzina in più. Nicola D’Ascanio, diciamolo, è un po’ avaro ma vuole cambiare, trasformare, rinnovare e tende a fare sempre terra bruciata dietro di sè.

Mike Iorio invece è un umanista conservatore; ha una sensibilità molto più vicina a Benedetto Croce che a Karl Popper. Per lui la modernità è solo l’aspetto esteriore e coreografico delle buone, vecchie certezze antiche. Ogni cosa è ancora buona e bisogna conservarla; non si sa mai.  E’ come un nonno artigiano capace di aggiustare un vecchio giocattolo anche molte volte, recuperandolo sempre. E ad ogni magistrale intervento, l’oggetto acquisisce valore e diventa oggetto d’arte. Chi mai avrebbe più il coraggio di buttarlo o di sostituirlo?

Ah, questa frenesia dei giovani di cambiare, di sentire sempre il bisogno di avere nuove cose! Mio padre mi diceva che avevo sempre grandi idee per spendere i soldi ma mai che me ne venisse una giusta per guadagnarli. Ecco perchè ho cominciato ad osservare i politici. Io ho solo le mani bucate. Per loro ‘la capacità di spesa’ si sublima in incisività politica. Chissà come fanno!? Li invidio molto.
Minima moralia

 
15-03-2010, 2:23 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ La falda freatica del PdL
 
I sondaggi danno il centro destra di Di Brino già ad oltre il 50%. Se così fosse, non ci sarebbe il problema del ballottaggio e Termoli avrebbe già deciso che Basso è meglio. Tutto ciò ha affermato Iorio all’incontro con l’UdC. Velardi comosso ed entusiasmo cameratesco in sala, Michele Iorio ha instillato una buona dose di energia alle sue truppe azzurre. 

Di Remo Di Giandomenico non parla. Del centro sinistra invece dice più di quanto ci si aspetti: Erminia Gatti dovrebbe ricostruire qualcosa che è già PD e Monaco non si sa chi rappresenta. Ipse dixit. Aggiunge, di sguincio, che un voto a Di Giandomenico è un voto buono per gli altri. E ha già stabilito, dunque, che Remo è un elemento di disturbo del centro destra e che contribuirà, semmai, a rafforzare la sinistra. 

Il presidente del Molise ha un modo di parlare straordinariamente chiaro. La sua lingua è pregiata come quei cappotti che puoi rivoltare all’infinito e tornano nuovi e diversi ad ogni stiraggio. Tutti lo capiscono, indipendentemente dalla livello di istruzione. Chi non sa nulla di Termoli e del Molise avrà capito che Di Brino è un candidato forte, in una coalizione di Governo che ha progettualità e rappresentatività politica. Chi ha seguito le vicende termolesi più da vicino coglie anche un bisogno di ridimensionare il pericolo ‘Remo’ ricorrendo allo spauracchio del comunismo: al di là del colle governativo sono tutti sovietici ed è meglio stare uniti e non disperdere calore prezioso in caso di tormenta. E’ un atteggiamento coriaceo, come chi viene da una storia politica da protagonista ma è un po’ impreparato alle fasi di stasi. 

Nel centro destra ioriano non ci sono ‘seconde file’; ci sono ruoli e responsabilità diversi. Ecco perché la disposizione verticistica, che per molti è oggetto di critica feroce, risulta sempre vincente politicamente. Non sappiamo ancora se lo sarà elettoralmente, ma Termoli è un luogo reale in un contesto reale, da cui non è separabile a colpi d’orgoglio. E fin qui, ha ragione ‘Colui che viene’ nel nome del Molise.  A sinistra, invece, non è come racconta, in pubblico, Michele Iorio. Filippo Monaco continua il suo percorso e per quanto impervio è servito a raccogliere i cocci, pezzettino a pezzettino, di chi ha conservato un legame ideologico con la politica e spera ancora di potersi fidare dei suoi nomi storici. Dopo Greco, bisognava dimostrare che la sinistra c’è, a prescindere dalle abdigazioni temporanee  a favore delle grandi coalizioni ‘tecniche’. Il PD, da parte sua, ha scelto una donna che deve ancora poter dimostrare quanto vale. Non ha un curriculum politico e non è detto che ciò non le sia utile; se non altro, non ha niente da rimproverarsi rispetto agli errori che di solito vengono sviscerati nelle campagne elettorali. Di Erminia Gatti si può dire cosa non è ma non cosa non ha fatto. E per ragioni diverse, la stessa fiducia la merita Fasciano. In zona centro sinistra, insomma, i pianeti sono tornati a cercare l’orbita della gente, suo interlocutore naturale, e sventolano i temi più efficaci: l’ambiente, la salute, la cultura, le discriminazioni, la qualità della vita quotidiana. 

Al centro l’assetto è da difesa: il pdl che dice di amare Termoli si difende dal pdl di governo, a prevalenza isernina. Un ‘Kramer contro Kramer’ che ha qualcosa di costruttivo, politicamente, non di distruttivo. Iorio vorrebbe ‘calare’ da Isernia, utilizzando la sponda Di Brino,  e a Termoli sono pronti a dimostrare di non averne bisogno. Di Giandomenico ha dato un’impostazione un po’ risorgimentale della propaganda elettorale che  potrebbe localizzare una falda, una crepa sotterranea nel centro destra. Lo dicono, fiduciosi, i suoi sostenitori. Si usano parole come ‘annessione’ e ‘barricate’ come se a Termoli si preparassero le cinque giornate di Milano. Certo, fossimo a Milano, saremmo già avanti col lavoro. 

Tanto per aggiungere ceppi al fuoco, quel disobbediente di Vitagliano tesse l’elogio di La Penna e ne ricorda l’intelligenza, la capacità di vedere lontano, fino a noi. Chiedo scusa se mi ripeto, ma ci andrei cauta a citarlo. Scrive l’assessore alla Programmazione: “.. un grande uomo che, insieme ad una responsabile classe dirigente, ha consentito a noi di vivere e crescere in un Molise con scuole, strade, ospedali, Università, laureati e, soprattutto, con una nuova dignità civile. Quanto è rimasto di quella passione civile per la modernizzazione della politica? … Guardava con tristezza a questa abdicazione lui che concepiva la politica come educazione attraverso l’esempio.. e questo, a mio giudizio, il contributo più importante che la classe dirigente e il Molise gli devono riconoscere è la capacità di vedere nella politica l’insegnamento di un costume e di un comportamento….

<Per il futuro possiamo dare testimonianza> diceva <anche salvando e difendendo quello che c’è, avendo tutti noi il dovere di consegnare ai figli il nostro Molise in condizioni migliori di quelle in cui l’abbiamo trovato.>

 

Ed infatti, e Vitagliano lo sa, a Termoli ed in tutto il Basso Molise abbiamo un disperato bisogno di strade, di sanità accessibile davvero e di riqualificazione del lavoro. In questa parte del mondo affacciata sul mare, nata per essere ricca per privilegio naturale, non abbiamo tanto la necessità di inventare l’occupazione ma di evitare che ogni nuova scelta di pianificazione divori ciò che già c’era e che magari aveva garantito la vita per decenni. Parlo di piccolo commercio, di agricoltura, di turismo, di artigianato, e parlo di come trovare il modo di non danneggiare questa rete di per sé essenziale ogni volta che si tenta di ‘innovare’. Preoccupazione da cui l’assessore si smarca: “E se c’è un vero elemento negativo dello sviluppo – poco imputabile alla politica per la verità – è quello della la mancata realizzazione di un sistema integrato, della efficace integrazione produttiva tra settori dominanti e le altre attività economiche, per il quale l’impegno non poteva che essere della classe imprenditoriale”



Vero è che la politica esercita il suo ruolo di indirizzo e l’impresa dovrebbe fare la sua parte sul campo. Ma non sempre i due ruoli si incontrano sugli stessi obiettivi. Però, la visione prospettica del tecnico non rinuncia alle umane passioni del politico e alla fine scrive: “..La storia è ricca di tradimenti rispetto a questa missione e tutte le volte che ciò è avvenuto sono arrivati tempi bui. Una memoria per tutte: nel primo esercizio di democrazia referendaria che si ricordi il popolo, opportunamente stimolato, scelse. E fu crocifisso Gesù, non Barabba!” 

Ed eccolo, il rivolo d’acqua che si insinua nella crepa; e se ne appropria. Girolamo, avrebbe detto: “Gianfrà, scendi dalla croce, che serve altro vino”. 

 caterina sottile
 
18-03-2010, 0:20 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/Sparte palazze cha reste cantone
 
Vincere le elezioni non interessa più neppure ai partiti. Quando a Termoli ‘c’era Lui’ neppure l’ultimo dei partitelli di proporzionale evanescenza avrebbe mai ammesso una debolezza. Al tramonto della seconda repubblica non abbiamo ancora trovato una lingua vera, che non sia dialetto e che serva a comunicare con la gente. 

Disquisendo di politica nazionale, qualche giorno fa l’avvocato Campopiano ha scritto: “In questo quadro avvelenato ciascuno gioca la sua personale partita, che  però è una partita truccata, essendo di tutta evidenza, al di là delle parole, che il confronto/scontro non si attua tra i partiti o le coalizioni, ma si risolve all’interno dei partiti e delle coalizioni“. Nulla da aggiungere, soprattutto perché se è compatibile con tutti i livelli istituzionali e senza limiti geografici significa che è un problema oggettivo e universale. Tornare al proporzionalismo, come si augura Campopiano, non risolve, ma costringe a giocare ad armi pari tutti.  Ma poi, per vincere e governare, bisognerà sempre trovare il modo di ampliare le coalizioni. Tanto vale.

Sotto l’ombrellone delle elezioni termolesi le allegre comari da spiaggia sono al “chi sing ie e chi sì tù” e a destra respirano a pieni polmoni. Di Brino, sotto il marchio di Berlusconi e Iorio, ha un gruppo imponente e se fosse stato debole non avrebbe concesso fughe autonome a nessuno, pur di provarci. L’aveva capito subito Remo, che come tutti i gatti, odia l’acqua e si tiene a distanza dalla riva. Fiutato il garbino avrà pensato che la strada di Iorio era davvero troppo spianata e si è messo ad aspettarlo con un banchetto, (di quelli che non piacevano a Greco) davanti al Municipio. Uno ‘stand’ che secondo i sondaggi potrebbe valere il 7% dei consensi e secondo me anche un po’ di più. Non tanto in termini di quantità assoluta, quanto di peso specifico. Perché quanto meno varranno i partiti di centro sinistra, tanto più aumenteranno i metri quadri edificabili del centro destra. 

Certo, anche a Termoli il partito più pericoloso è quello dell’astensione, e ne ha dato un esempio Nicolas Sarcozy. Malgrado le fusa affettuose della bella Carla, quando il popolo si stufa, si stufa. A sinistra, la ‘tematica’ è la discontinuità col governo Greco. 


Avendo contro l’anti Greco per eccellenza, tornato in fretta dalla sua vacanza al polo nord, cosa fanno a sinistra?

Rivendicano la bontà di quella scelta, la paternità di quel tentato cambiamento? No! Si stracciano le camicie rosse per dire che loro non c’erano, e se c’erano, dormivano. Filippo Monaco, per quanto possa aver condiviso le idealità ecc ecc da quella amministrazione è uscito traumaticamente, sostituito in corsa proprio da Vincenzo Greco. E allora, quale parte del PD è più ‘discontinua’? Danilo Leva, segretario regionale del PD, avrebbe dovuto arrabbiarsi un po’ di più con Michele Iorio che della Gatti dice: “Una bella signora che rappresenterebbe Costruire Democrazia che nel frattempo non va più costruita perché è già nel Pd” e non con Monaco, che nel PD, coram populo, c’era già. E infatti, proprio Iorio fa notare che “ora non si sa chi rappresenti”.
Non è una bella cosa, soprattutto perchè è vera. Dal PDL ci vedono benissimo, a quanto pare.

Ma il problema è un altro, direbbe D’Alema; persino lui nel frattempo ha dovuto far pace con Vendola, per volontà popolare. A Termoli, la preoccupazione è dimostrare di non voler più bene a Greco e possibilmente, di non avergli voluto bene mai! A parte che il notaio è più visibile ora di quanto lo sia mai stato durante il suo governo, forse non tranquillizza abbastanza il bis-PD che l’elettore che vorrà scegliere la discontinuità avrà un bel ventaglio di opportunità, tutte sotto i simboli del PDL . 
caterina sottile


tintarelladiluna@ymail.com

 
BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ A paranze alla processione di San Basso
 
“San Basse che du märe si’ u patròne e t’hi a putènze de fä u bbéne e u mäle, libbrece da benazze e tempuräle, da sécche, da dammaje e da cefròne”. 

La processione in mare delle elezioni 2010 con la paranza, la grande rete per tutti i pesci

Erminia Gatti è entrata nella campagna elettorale con fierezza. Scelta la strategia, la sta perseguendo con estrema determinazione. La matita di Garofalo, strabiliante vignettista del foglio off line di Primapaginamolise.it, la dipinge come una ‘aristogattina’, col pelo fluente e lo sguardo sensuale.  In realtà, Erminia sta mostrando artigli un po’ più grandi di quelli di un gattino. In questi giorni ha la voce roca, come se qualcosa in lei si stesse trasformando. Prevediamo che all’improvviso le sfuggirà un ruggito, tra un sorriso e l’altro.  A capo di una lista politica, con il valore aggiunto del ‘tecnico’, dell’avvocato specializzato in diritto amministrativo, punta a catturare il voto giovane, quello che devi guadagnarti ad ogni elezione e non è mai scontato. 

Osservando la politica termolese come uno spettatore profano e un po’ ingenuo, queste amministrative 2010 sembrano una battaglia navale: ciascuno si sceglie un obiettivo, finchè rimarranno solo due navi e sarà più facile decidere, allora, in che modo colpire. A sinistra si procede col criterio della selezione naturale tra simili. Gatti contro Monaco e chi la spunterà sarà l’interlocutore unico dell’avversario ‘extra moenia’. Ma oltre a ciò, perché Erminia Gatti si è fiondata con tanta veemeneza contro Filippo Monaco? Perché la distinzione da chi vuole rappresentare lo ‘zoccolo duro’ del popolo di sinistra può avvenire solo catturando il voto moderato, magari libero e non troppo ideologico. E allora, chi non vota tradizionalmente a sinistra potrebbe rimanere nelle maglie della rete di Erminia. Sempre di partiti si tratta, non è più tempo di procedere a braccio. Un po’ come è accaduto alle ultime elezioni politiche. Pur nel litigioso contesto della coalizione fra PD e IdV, Di Pietro ha sorpassato il PD ma ha tenuto nel centro sinistra tutti i delusi, gli scettici e i nuovi elettori in cerca di alternative. Si vede che il PD ha imparato la lezione o, forse, ha proprio cambiato università. 


Monaco, da parte sua, fa il suo mestiere e lo sa fare bene. Dentro il suo progetto c’è tutto quello che serve ad essere popolari, ‘di rottura’, si diceva una volta. Però, i nomi e l’assetto mostrano un basamento istituzionale, di buon apparato, che accontenta anche chi non si fida troppo delle nuove proposte a tutti i costi. 

Fuori dalla mischia, ma dentro il dibattito a pieno titolo, Antonio Fasciano, navigatore solitario e rassicurante. Una chicca assoluta della sua propaganda elettorale è la poesia in termolese scritta e recitata da Nicolino Cannarsa. Basta da sola a voler bene a Termoli, elezioni o meno. 

A destra, niente di nuovo. Basso Antonio Michele Di Brino gioca ancora in difesa, contro chi, dando per scontato che è forte, cerca di mordere alle caviglie, provando a sbilanciarlo almeno un po’. 

Riemergi…Termoli!
Remo nuota sotto, a mani giunte, come se volesse spartire le acque. Si presta ai giochi dell’informazione on line, si lascia intervistare via YouTube, ‘chatta’ con chiunque, ammiratori o critici. Ha persino ammesso di amare una canzone: “Io ti darò di più”. Nel tentativo (pressochè inutile) di provocarlo, gli abbiamo suggerito un’altra canzone: “La voce del silenzio”, intepretata da Mina. Ed ha replicato che ‘il silenzio, a Termoli, potrebbe esplodere proprio come Mina’, schivando come un’anguilla interrogativi troppo intimistici. Si dichiara contro nucleare e inceneritori; parla di riqualificazione dell’ambiente, di turismo, di arenili e di mettere mano al piano regolatore. Una vena ecologista che non sospettavamo, ma rivelatrice. 



Ne deduciamo che le ‘barricate’ preliminari, come una scrematura, serviranno a compattare sempre di più, dalle diverse postazioni, un gruppo dirigente che vorrà esserci quando si deciderà davvero. 
caterina sottile

 
22-03-2010, 0:36 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Termolesità tà tà
 
La più bella città del Molise (e lasciatecelo dire) vuole difendersi e pretende di preservare se stessa. ‘Termolesità’ è la parola con cui dichiara che si fiderà solo di un sindaco che conosce il territorio che amministrerà e saprà tenerne cura. E la si dichiara a tamburo battente, come in una parata. 

Lo Zuccherificio, la Fiat, il Nucleo industriale, il mare, il commercio, la piccola impresa sono linfa vitale di una città che ha dato, molto, a chiunque vi sia arrivato. Termoli è stata sempre il ‘nord del Molise’,  il luogo dove trovare un’opportunità in più. Ed ha pagato, ampiamente, anche lo scotto di un progresso industriale invasivo per un lembo di terra così piccolo. In difficoltà sono le aziende, ma soprattutto il commercio. I negozi storici di Termoli, i ristoratori, i balneatori meriterebbero attenzione vera, perché sono l’economia possibile, quella che non ha bisogno di grandi piani ma che di fatto rende viva la città.  

La campagna elettorale per le amministrative 2010 ha rispolverato l’orgoglio dei confini e ciascuno dei candidati  rappresenta il tema a propria immagine: per Di Brino la termolesità è orgoglio e tradizione ma dichiara che ‘Termoli è di chiunque le voglia bene’. 

Per Di Giandomenico è riscatto e resistenza contro ‘l’invasore isernino’. E lo stesso dicono dal forte di Filippo Monaco, i candidati dell’IdV; ma con un piglio più pragmatico, senza quel sentimentalismo propagandistico di Remo. Hanno lo stile ‘enciclopedico’ di Di Pietro e  citano numeri, dati, circostanze: “L’Interporto? Era partito con l’amministrazione Greco e il governo regionale lo ha fermato…Iorio non ha voluto far sviluppare Termoli perché non omogenea con la sua politica, perché Greco ha combattuto fortemente lo iorismo”. A Monaco, d’altronde, tocca fare ‘l’inseguito’, e preferisce parlare agli elettori senza preoccuparsi troppo degli altri candidati. 

Erminia Gatti declina ‘la termolesità’ con quella apertura cosmopolita della sinistra intellettuale e progressista: temi grandissimi, tanto grandi da sembrare inafferrabili: nucleare, salute, energia eco; e Termoli è un luogo da cui possono partire tutti i treni imperdibili. 

Antonio Fasciano la termolesità ce l’ha in versi grazie a Cannarsa. 

Una volta i dibattiti si animavano su cosa è di destra e cosa di sinistra; ora su cosa è termolese e cosa non lo è. Bastava candidare la squadra del Termoli, chessò, e si poteva vincere? Le differenze di intepretazione, sfumature, poco altro, sono tutto ciò che resta degli ideali, delle differenze che dovrebbero distinguere uno schieramento dall’altro. Che si tratti di realpolitik o post ideologismo, lascia un sapore strano, come di edulcorato. 

Il governo regionale è lo straniero cattivo che vuole occupare il villaggio ma ci si chiede se i termolesi siano elettori in Molise. Perché la maggioranza eletta, anche e soprattutto dai termolesi, è diventata all’improvviso pericolosa, estranea? Sulla base del suo operato? Sarebbe legittimo, vivaddio, se così fosse. La perplessità proviene semmai da un’impostazione che forse a lungo andare non si rivelerà utile, per nessuno. Se le elezioni di Termoli diventano un referendum su Michele Iorio i termolesi potrebbero chiedersi ‘che c’azzecca’ con loro e perché dovrebbero fare da test politico. La termolesità, forse, è in chi a Termoli vuole far bene e governando bene, potrà essere, per naturale evoluzione, barriera contro gli invasori occulti o quelli dichiarati. 

Una sintesi di come viene percepita questa chiassosa campagna elettorale, tutta a base di imperialismi e secessionismi, ce l’ha data un elettore onesto, una di quelle persone che è bello definire ‘per bene’. E’ di sinistra ma siamo certi che ha lo stesso sconcerto di un  elettore di destra di fronte ad una Politica che si vergogna  delle idealità e insegue il consenso piuttosto che produrlo: “Ogni tanto scendo giù nel mio studio-taverna e guardo al muro la bandiera rossa con falce, martello e stella; e mi faccio passare la voglia di menare le mani“. 
Caterina Sottile

 
22-03-2010, 23:58 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Remo si rialza. Iorio rimane seduto: ‘Di Giandomenico? Un’illazione’
 
Remo il barricadero provoca la maggioranza regionale, cavalcando consapevolmente la tigre dell’anti-isernismo. Michele Iorio replica: “Il PDL c’est moi”. 

Michele Iorio definisce ‘un’illazione’ l’affermazione fatta dal candidato sindaco a Termoli, Remo Di Giandomenico:E’ del tutto improprio e poco avveduta l’illazione sostenuta da Di Giandomenico circa un cambio di rotta che dovrebbe effettuare la Regione su Termoli. Abbiamo ben chiare le prospettive di sviluppo di questa città e siamo anche convinti che il percorso intrapreso per il suo risanamento è quello giusto. Anche sullo Zuccherificio siamo certi di seguire un percorso che porterà a mantenere la produzione di zucchero in Molise, a garantire i livelli occupazionali, a sostenere l’indotto e ad arrivare gradualmente ad una fuoriuscita dalla compagine societaria garantendone, come è opportuno che sia, una gestione imprenditoriale privata. Il tutto con procedure limpide e trasparenti come è nostro costume fare”. 

E sulla vendita dell’azienda Pantano e di altri beni della regione dice: “Circa la questione delle vendite immobiliari, evidenzia che la Regione Molise non ha mai programmato la semplice vendita dell’Azienda Pantano a scopi finanziari, ma ha deciso la valorizzazione delle sue peculiarità strutturali e di collocazione territoriale a fini economici. Specificità che, a nostro parere in questo momento, più che a soli indirizzi agricoli, possono essere utilizzate a scopi turistici, commerciali e imprenditoriali. Il tutto dando una grossa ricaduta occupazionale e di benessere a all’intera area circostante. Dunque non vendita, ma valorizzazione. E’ tanto vero questo che pur avendo inserito questa azienda tra gli immobili soggetti ad ipotesi di vendita o valorizzazione ad altri scopi, abbiamo successivamente statuito, con atto commissariale, che le uniche strutture a dover essere alienate dovevano essere quelle di proprietà della ASREM e non utilizzate o utilizzabili dal punto di vista socio-sanitario”.

Si chiama ‘cartolarizzazione’ e non l’ha certo inventata Michele Iorio. Ma dice di più e annuncia, suo malgrado, una guerra mediatica vera, a pochi giorni dall’appuntamento elettorale: “Sicuramente non abbiamo bisogno di bieche intimidazioni. Abbiamo, infatti, a cuore lo sviluppo di Termoli e di tutto il Basso Molise. Questo, devo dire, nonostante la candidatura di Di Giandomenico. Il mio unico rammarico è che Di Giandomenico, avendo proposto una candidatura in alternativa a quella del centrodestra, sta alimentando le stesse polemiche che prima di lui avevano già sostenuto i rappresentanti della sinistra in Consiglio Regionale. Capisco bene che queste cose non sono utili al confronto politico di questi giorni, sono però convinto della bontà e della validità della linea politica che abbiamo intrapreso e che stiamo portando avanti”

Replica come il capo del Governo regionale del PDL, sorpreso dei toni  da ‘opposizione’. Gli parla come ad un compagno di partito che invece vuole sollevare barricate. Nelle parole di Iorio c’è il tono gelido di chi sa di parlare a qualcuno abituato alla responsabilità di governo e ciò malgrado sceglie la provocazione, anche a costo di rischiare la strumentalizzazione. 

Chiarisce, il Governatore, che Di Giandomenico si è posto fuori dalla coalizione del PDL a Termoli.  E indirettamente risponde al senatore Giovanardi, venuto a sostenere la candidatura di Remo; il sottosegretario sottolineò con sibilante durezza che il premier Berlusconi avrebbe dovuto sapere, e l’avrebbe informato lui stesso, che Di Giandomenico non era stato sufficientemente coinvolto nella fase preliminare delle candidature: E’ evidente che in questa situazione va contro Berlusconi e il Pdl chi  proprio a Termoli assume decisioni senza riunire gli Organi del Partito, pensando che l’arroganza sia sufficiente a risolvere i problemi politici”

Dell’uscita ad effetto di Di Giandomenico parla come di ‘bieche intimidazioni’, non semplicemente di populismo. E c’è qualcosa di realmente severo nelle parole del presidente; una disillusione  che non spiega ma liquida la presenza di Di Giandomenico come una anomalia. Nel rush finale della campagna elettorale Iorio non sembra interessato più di tanto alle guerre interne. Ci piacerà vedere se e come Remo riuscirà a dimostrare che invece la guerra c’è, e non è solo una guerriglia.
caterina sottile
 
30-03-2010, 6:08 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ Dei delitti e delle pene
 
Basso, è meglio che riprenda fiato e riorganizzi le idee e le energie. Non ha nulla da rimproverarsi. Ha mancato il bersaglio del 50%+1, giusto quel tanto che basta per discutere di delitti e di pene. Il delitto del centro destra termolese è l’orgoglio di potersi contare, di rimettere tutti sullo stesso piano. Nessuno sconto ai nomi prestigiosi, alle nostalgie. Bisognava dimostrare quanto e se.
Ed è per questo che Remo Di Giandomenico ha dovuto aprire la sua valigia chiusa e mostrare alla dogana delle elezioni cosa c’era dentro. Ha portato  3 227 voti, il 15,04%. Fuori da Termoli sembra una cifra enorme per chi non sembrava neppure possibile si sarebbe candidato davvero. A Termoli, via via che Marzo asciugava la sabbia dall’umidità invernale, ci si è sorpresi che non abbia ottenuto un consenso più alto.
Tanto che Gianfranco Vitagliano, perfidamente, si affretta a dargli tutta la colpa del ballottaggio. Sia chiaro, in pratica, che vincere o perdere è solo una faccenda interna al centro destra e se la possono risolvere da soli. Il ‘disturbatore’ Di Giandomenico è l’incognita, certo, ma dentro il muro di cinta della maggioranza regionale. Iorio è più sornione, poco sensibile alle mitizzazioni. Non ha alcuna intenzione di aprire l’accesso all’ex onorevole, ex sindaco, ex capo democristiano ed entro Mercoledì riunirà tutte le liste, ma solo per decidere di non trattare. Contro Monaco, Di Brino dovrà vincere da solo e le ‘primarie’ del centro destra gli danno ragione. 
Remo Di Giandomenico ha fatto qualcosa di pericoloso, malgrado non si senta vincitore di nulla: gli sono bastate solo due liste per mettere in discussione il bipolarismo e dimostrare che il centralismo è democratico, così tanto che chiunque abbia una valigia può starci.
Ma Remo, da parte sua,  non è sereno e non sottovaluta che invece, fuori, è accaduto qualcosa in più. Monaco è il centro sinistra e la sua forza ha il marchio anche di Vincenzo Greco e dell’IdV. Rappresenta quell’alternativa, oggettivamente storica per Termoli, ma anche ‘la pena’, il pentimento dagli errori commessi ed il riscatto attraverso l’estromesso Filippo, oggi capo indiscutibile della cordata, diventata ‘coalizione’ e alternativa di sinistra, senza se e senza ma; lo è con le scuse ideali della maggioranza da cui si dimise, senza mai rinunciare a farne parte politicamente. 
La legge elettorale però costringe ancora alle aggregazioni e di fatto, da una parte c’è la sinistra della tradizione rispolverata e inamidata da  Antonio Di Pietro e Astore;  dall’altra la dc di governo, quella che non può permettersi sentimentalismi e ideologismi e deve confrontarsi con gli elettori sulla base di ciò che ha fatto, non di ciò che vorrebbe che altri facessero. Gli esperimenti politici partono sempre dal Molise: a Termoli è stata selezionata una classe dirigente forte. Non è nuova ma è decisamente ‘rianimata’.
 
06-04-2010, 0:15 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Il centro sinistra e lo ScappaGB
 
Quando a Termoli c’era Lui, Girolamo, nell’altra metà del cielo c’erano i comunisti. In Russia c’era il KGB e a Termoli c’erano i nemici di Girolamo e della Dc. Le elezioni non le vincevano quasi mai, ma neppure le perdevano. Oggi è difficile spiegare ad un elettore che magari ha da poco compiuto 18 anni ed è alla sua prima esperienza, come si faccia a non perdere anche se alle urne i numeri dicono di si. Eppure, è così quando perdere le elezioni o vincerle non basta a disperdere le forze, ad annullarle. A Termoli il PD, che fino ad oggi era la più grande forza di opposizione, ha perso davvero, perché al momento, manca un progetto successivo, manca una linea difensiva per spiegare agli elettori perché la maggiore forza di opposizione, maggioranza uscente, non è neppure al ballottaggio. Al ballottaggio però c’è Filippo Monaco, e per fortuna non ha mai rinnegato la sua appartenenza al PD e al centro sinistra. Se non ci fosse stato, se si fosse fatto da parte, dovremmo immaginare, così, tanto per fantasticare, che al ballottaggio sarebbero andati solo Di Brino e Di Giandomenico: voto bulgaro! Roba da KGB, davvero.  Però, per fortuna, non siamo nella Russia di Brezniev e neppure nell’Italia delle convergenze parallele. Siamo nel 2010 ed abbiamo tutti gli strumenti, culturali, tecnologici, morali persino, per conoscere e per scegliere. 
Remo Di Giandomenico, da parte sua, ha ottenuto il 15% ed è il risultato da cui partire per ragionare di queste elezioni. Ha spruzzato la campagna elettorale di colori forti contro l’invasore isernino ma ha insistito sulla consistenza politica della sua lista. Perchè una persona come Di Giandomenico fa leva sul progetto e non sulla facile personalizzazione? Perchè probabilmente ha cercato, semmai, di compensare la mancanza di un apparato ampio come quello di Di Brino, con una presenza chirurgicamente politica, puntando all’elezione di almeno tre dei suoi. Proveniva da sei anni di assenza, seguita ad un vero e proprio capovolgimento delle carte in tavola,  ed è tornato evitando accuratamente di apparire un partito a sè. Era fin troppo semplice vederlo in quel ruolo ma se l’è scrollato di dosso. Ha ottenuto 3227 voti, ciò che ha potuto raccogliere con le sue sole forze, ed ha ricostituito il suo alveo naturale. Eppure, lui stesso sa bene che in una coalizione avrebbe avuto molto di più.  Ora potrebbe lanciarsi in una incursione di ‘banditismo politico’, riversando i suoi voti su Monaco o potrebbe tenersi stretto il risultato e aspettare di vedere cosa fa Di Brino da solo. L’anomalia è che se vincesse Filippo Monaco avrebbe oggettive difficoltà di governare in un Consiglio quasi tutto del PDL che potrebbe coalizzarsi per sopraggiunte ragioni di utilità. In un quadro così demagogico, Remo deciderebbe, dall’opposizione, ‘se vincere e vince-remo’. Ma dopo le elezioni. Non mi pare serio e non mi pare che gli renderebbe giustizia.
Al di là dei giochini di fantasia, di fatto, ha avuto più voti del PD,  che a Termoli è stat0 maggioranza fino a pochi mesi fa e che in Italia è tradizionalmente forza popolare. Significa che un solo uomo del PDL, con due sole liste ha avuto più voti del più grande partito di opposizione. E vuol dire anche che il PDL, a Termoli, ha così tanti voti da essere maggioranza e opposizione di se stesso. Fossi in Bersani, mi preoccuperei molto.
Perchè Di Giandomenico ha tentato di dare al proprio isolamento forzato un peso politico e il PD ha cercato l’isolamento perdendo, al contrario, rappresentatività politica? Una città ha bisogno di essere amministrata e ci sono due cose che hanno infastidito gli elettori: la guerra, quasi personale, contro Michele Iorio a destra, e la guerra, altrettanto personale, contro Filippo Monaco, a sinistra. Il risultato delle urne ha spiegato, una volta ancora, che la gente sceglie chi si espone e scende in strada, chi entra nella realtà quotidiana e risponde viso a viso. Che Ermina Gatti, candidata PD, abbia riscosso un buon successo personale  non significa che abbia convinto gli elettori che dietro di lei c’era un progetto, un apparato in grado di elevare a ‘materia di Governo’ la sua naturale ed innegabile combattività. La gente di Termoli ha dato un segnale importante ed ha votato i partiti non le ‘personalità forti’. Evidentemente, ha bisogno e chiede di fidarsi dei progetti a lungo termine, indipendentemente da chi li rappresenta oggi o fra un mese. Per questa ragione trovo inutile ed autodistruttiva la guerra contro Michele Iorio, a danno di Di Brino. Di Brino è diretta espressione di quell’enturage ma, proprio per questo, ne impersona la progettualità e la capacità di penetrazione politica sul territorio. Esattamente come Monaco, è portavoce di una coalizione forte, non estemporanea e non funzionale solo a queste elezioni. Ma per esserci, Filippo Monaco ha dovuto giocare da libero. La tradizione togliattiana del complesso di Crono è ancora viva, a quanto pare. Chissà quando a sinistra la smetteranno di fare primarie e affronteranno davvero l’avversario, quello esterno.
Caterina Sottile
 
13-04-2010, 3:30 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
L’Italia è una Repubblica fondata sul confine fra ex dc e post pci
Ballottaggio 12 Aprile 2010
Termoli
DI BRINO Basso Antonio

57,13%   Tot. voti  9.850
MONACO Filippo
42,86%   Tot. voti  7.390
Affluenza, 64,08%

Nella sede del PDL, è ‘Meglio Basso’ e ci si prepara alla grande festa, dopo una campagna elettorale estenuante ma non politicamente complessa. La scelta da compiere al ballottaggio era tra due poli davvero opposti e tra due punti di vista. Numericamente, ha vinto Basso, ha vinto la maggioranza regionale che lo supportava e il progetto amministrativo di cui è espressione diretta. Politicamente, è questo è il dato interessante, ha vinto la coerenza, da ambedue le parti e la responsabilità di essere dentro una organizzazione che una volta si chiamava ‘partito’. 

Un risultato ‘bipolare’ in cui le fisiologiche e ovvie dissidenze interne hanno rafforzato l’idea portante; a destra, la presenza esterna di Di Giandomenico ha stabilito il peso specifico di ciascuna delle anime, nel corpo del centro destra. Nel centro sinistra è avvenuta una vera e propria scelta storica e gli elettori hanno scelto la tradizione, la ‘sinistra riconoscibile’, persino familiare e, soprattutto, che si immoli, se serve, ma dichiaratamente contro, senza se e senza ma, il centro destra. Monaco ha perso, in una città che ha urgente bisogno di decisioni concrete, impopolari quanto coraggiose, ma non ha perso il contatto interno con i suoi elettori naturali. Si può ripartire da qui. 

Di Brino ha dovuto giustificare, forse persino ingiustamente, la sua lealtà rispetto alla coalizione ma la vittoria, dei numeri, conferma che gli elettori si fidano ancora di questa maggioranza regionale, o comunque, la percepiscono come più affidabile. E ancora una volta, è da qui che si dovrà ripartire.
caterina sottile

 
14-04-2010, 22:52 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Sanità: ma davvero vogliamo che funzioni?
 
Il sub-commissario Isabella Mastrobuono, incaricata dallo stesso Iorio di far tornare le cifre del debito sotto una linea accettabile, semina scompiglio. Di Sandro chiede spiegazioni, Antonio Sorbo, da Venafro, gli risponde che la Mastrobuono è ‘il pompiere’ chiamato da Iorio a spegnere l’incendio incontrollabile dello sforamento della spesa sanitaria. Un intervento durissimo ma realistico.

E via via, una serie di interventi, commenti, note stampa: Bonomolo, Petraroia, Romano, le repliche di Vincenzo Niro, le rassicurazioni di questi, le accuse di quelli. Il Molise non può più permettersi tentennamenti e perché tutti possano continuare a ricevere cure negli ospedali, qualcuno dovrà perire. La prospettiva, altrimenti, è che nessuno avrà più diritto a nulla. E’ come quando si ha uno scoperto bancario e malgrado dispiaccia alquanto, bisogna vendere una parte per preservare il tutto. La domanda, semmai, è se presentare al Ministero conti accettabili, tagliando e riducendo, possa risolvere a monte il problema. Forse no, visto che la causa maggiore del deficit sanitario non è la frammetanzione dei presidi sul territorio ma la loro eventuale disorganizzazione. La presenza di due ospedali in pochi kilometri quadrati, come per esempio in Basso Molise, ha consentito a quel territorio una sanità eccellente, efficace, da prendere ad esempio? Ha annullato le emigrazioni fuori regione, ha migliorato la salute pubblica, la prevenzione, la sicurezza persino? Ha premiato le professionalità e razionalizzato le spese inutili? In qualche caso si ma non è servito comunque a salvare un reparto, a stabilire con chiarezza le priorità. Ed è qui che il sub commissario, non Di Sandro, dovrebbe lasciare uno spazio a disposizione dell’intervento del Consiglio regionale. Il problema ha due livelli: quello tecnico e finanziario: bisogna ottenere entro un tempo limitato che le cifre scendano sotto un numero preciso. E poi c’è uno strato più profondo e più pernicioso: preservare qualcosa che funziona e tagliare senza rimpianto ciò che non ha mai funzionato bene non ha a che fare solo con le cifre ma con il coraggio politico di scegliere ciò che è utile davvero a danno di ciò che è solo elettoralmente utile. 

L’assessore Filoteo Di Sandro, a nome della Politica, della classe politica, sente l’allarme e invoca l’intervento del presidente Michele Iorio. Michele Iorio, da parte sua, sa bene che ogni decisione trova l’ostacolo di un “ma io no, lui nemmeno, loro, per carità”. E sa bene che Isabella Mastrobuono pone sul tavolo i dati oggettivi ma senza le postille e le noticine del tira e molla degli interessi di parte. In questa indecisione apparente, trascinata silentemente, ciò che funzionava ha cominciato a non funzionare più tanto bene, per mancanza di fondi certi e per mancanza di prospettive. 

E invece, contemporaneamente,  si assiste ad una sorta di deragliamento verso il basso dei poli di eccellenza, che finiscono per fare anche interventi chirurgici ordinari;  proprio perché la sanità coinvolge i ragionieri ma anche l’etica dei medici, che si trovano di fronte bisogni, emergenze, necessità. Se a Larino i chirurghi non possono lavorare davvero senza un posto tecnico di rianimazione, e dal pronto Soccorso gli infermieri urlano il loro disagio per turni che considerano insostenibili, la faccenda, attraverso i giornali, si banalizza in una guerra tra la politica che taglia servizi essenziali e i territori che provano inutilmente a protestare. 

A costo di ripetermi, se i piccoli comuni interni avessero ambulanze e elicotteri a disposizione per arrivare ‘in tempo’, un po’ più lontano, i cittadini non avrebbero così tanta paura di rinunciare a ciò che hanno sempre avuto a metà. Distribuire i centri di primo soccorso, renderli davvero efficienti e accentrare le eccellenze non sarebbe percepito da nessuno come una catastrofe.

Non servono 10 ospedali se 5 funzionano davvero e se da ovunque, nella regione, si può arrivare con tempi accettabili. Però, la qualità, dove c’è, deriva fortemente dalla competizione, dalla possibilità di scegliere tra due possibilità.  Ma se dal Basso Molise bisogna andare a Campobasso, a Gennaio, con la neve, il malato del Basso Molise è pericolosamente sfavorito rispetto agli altri. Se a Termoli non ce la fanno a sostenere l’aumento dei pazienti al pronto Soccorso, il risultato dei tagli diventa un problema, ben più grave, per la politica. 


I territori perderanno e la politica anche.

Premiare chi ha dimostrato di saper razionalizzare le spese dando qualità è un successo dimostrabile delle Amministrazioni. Non è stato così.  Non si può pensare di organizzare un servizio sanitario come un ufficio del catasto: un paziente è un essere umano e può arrivare in un ospedale con un braccio rotto ma poi, in corso di diagnosi, rivelare patologie diverse, complesse. Ecco perché la sanità funziona se è organizzata come una rete, in cui le diverse professionalità si coordinano e si compendiano. Se il servizio sanitario è un servizio vero e non un fortino: se posso fare un primo screeneeng a Larino o ad Agnone e poi so che da lì, se necessario, posso accedere ad un polo d’eccellenza; se ho a pochi kilometri un pronto Soccorso affidabile, che mi accompagna nella fase successiva, non mi servono 10 ospedali che funzionano male.  Se non si metterà davvero mano dentro le rotative burocratiche, pesanti, liberando finalmente le mani ai buoni medici, non basterà mai nessun taglio. Fra tanti ‘se’, il problema è stabilire che bisognerà preservare la salute delle persone, anche a danno dei feudi, delle ataviche certezze borboniche con cui abbiamo sempre dovuto mediare. 

In questo riordino rischiano solo le facce note della politica, i buoni medici, i buoni infermieri che andranno altrove, e i cittadini. In mezzo, ben nascosti, i grandi e piccoli opportunismi di sempre, che sopravviveranno comunque. Di questo mi preoccupo, ma inutilmente. 

 caterina sottile

15-04-2010, 3:19 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Giornali e analisti molisani
 
Peek a Boo (espressione americana di Bu bu settete) è uno straordinario esempio di pedagogo meridionale. Sembra uno di quei signori seduti nei bar di provincia, con gli occhiali da sole e una bibita fresca sul tavolino, che sorseggiano con gusto. Appena passa qualcuno, arriva il commento, la sottolineatura, l’unghiata che per pigrizia viene inviata solo idealmente. Meglio non strapazzarsi troppo. Racconta con insofferente ironia l’Informazione molisana, piena, a suo dire, di retorica della tragedia, in cui manca il senso della tragedia. Uno schema banale e banalizzato, ripetitivo, con cui la vita quotidiana dei molisani non è mai realmente compresa: “Trattori che si ribaltano, vecchiette raggirate da falsi ispettori Inps, le frane che affliggono il territorio, la carenza idrica nel Basso Molise, la mancata diffusione sul mercato nazionale (ed internazionale) dell’olio extravergine nostrano. In questo modo il tg dà vita ad un involontario ‘approfondimento’ di problemi affrontati da oltre mezzo secolo senza  essere stati mai risolti”. A parte che le frane affliggono davvero il territorio molisano e alle vecchiette capita di essere raggirate, la cronaca, in Molise, parla di vecchiette come a Milano parla di traffico e a Corleone parla di catture di boss. Non c’è solo questo, ma c’è. L’unico modo per difenderci dalla retorica della cultura medio bassa è non avere pensieri retorici e, possibilmente, possedere una cultura medio alta. Peek a Boo è coltissimo ma ha in sé, diciamocelo, un po’ di quel pulviscolo di provincialismo, tipicamente mediterraneo, che ci fa stare seduti, al bar, a dire che in Molise manca il lavoro, manca la cultura, manca la libertà e manca il coraggio e che prima o poi, appena il bar chiude, scoppierà una rivoluzione. Nel frattempo, qualcuno (mischino, direbbero a Palermo) sta coltivando l’olio molisano e qualche altro sta mettendo una pezza all’ennesima frana. E a Natale, mentre noi siamo al bar, nella redazione di una nota emittente locale, la direttrice dovrà per forza intervistare Michele Iorio, visto che è l’unico che lavora, insieme agli operai che aggiustano le strade franate, agli agricoltori che qualche volta cadono dai trattori e  ai poliziotti che salvano le vecchiette dai falsi ispettori dell’Inps Siccome è magnanima, magari chiamerà in diretta il nostro barista per fargli gli auguri di buon anno ed esprimergli la sua sincera soldiarietà.
Caterina Sottile

Riferimenti

• Giornali molisani

 
23-04-2010, 0:32 • Bojano • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Dante, torero nell’Arena
 
Un imprenditore intelligente, duro come l’acciaio, inattaccabile come l’amianto. Dante Di Dario l’abbiamo sempre immaginato così. Istrionico, abile, mille idee e duemila fatti, con le gambe che non fanno in tempo a tenere il passo alla testa. Ci piace, Dante, o meglio, ci piaceva. Ci sembrava che appartenesse alla razza degli ‘autonomi’, quelli che possono fregarsene sempre dei politici, seri e meno seri, con cui noi, giornalisti, seri e meno seri, abbiamo a che fare ogni giorno.

Abbiamo sempre pensato che l’economia è rock e la politica è lenta, e l’imprenditore per antonomasia ci appariva come una cometa lontana, ma visibile. E invece, come un qualunque assessore dimissionario, di quelli che ogni giorno vengono sostituiti dal presidente di turno, ecco l’uscita a sorpresa: “Le mie dimissioni sono dettate da motivi personali. Quando i fatti d’impresa diventano oggetto di speculazioni politiche e di attacchi giornalistici, l’imprenditore deve lasciare. Io non so lavorare in questo clima. Per esprimere il meglio di me, ho bisogno di serenità, fiducia ed entusiasmo“.

Persino Sandro Arco quando dovette lasciare l’assessorato alla Cultura rilanciò, provocò il President con un ‘rifiuto l’offerta e vado avanti’.

Diciamo per dire, per fare un esempio di come la politica si sia evoluta ed abbia acquisito lo sprint dell’impresa. E invece, l’Imprenditore, lui, dichiara che la colpa è degli attacchi dei giornali. Chi ci salverà ora? Se anche Lui parla come i politici? Ha ragione, la serenità è la madre di tutte le buone scelte.

Ma perché se la prende con i giornalisti? Fosse un tributo, una sorta di contorto riconoscimento ad un mestiere calpestato e denigrato, bersaglio naturale degli attacchi di chiunque gestisca un qualche potere? Fosse che DdD ci abbia voluto dire: “Yes…you can” ? Vuoi vedere che non è inutile questo lavoro inutile? Ce lo riconosce un uomo di mondo, mica un intellettuale qualunque! Non volevamo disturbare il suo sonno, ci creda. Volevamo soltanto capire e lei, più e meglio di chiunque potrebbe darci ragione di troppi sforzi andati a vuoto.

E’ stato attaccato, nel senso che le hanno fatto i conti in tasca ma lei non si è chiuso in religioso e spietato silenzio. Ha parlato, ha cercato nella stampa un interlocutore, ha spiegato le sue ragioni e le ha spiegate mirabilmente.

Non a tutti, però, solo a chi ha ritenuto indoneo. Ha parlato con chi, a fiuto, le è sembrato più affidabile? Esattamente come chi scrive osserva, studia, riflette, e decide, sulla base dei dati oggettivi, cosa è condivisibile e cosa no, cosa è credibile e cosa no.
caterina sottile

 
23-04-2010, 1:06 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Sanità: Il Molise lo guariranno i buoni medici, se la Politica avrà coraggio
Studio del Ministero
Valutazione della Performance della Sanità Italiana (MOLISE)
di caterina sottile

Il Progetto SiVeAS, Sistema di Valutazione della Performance della Sanità Italiana ha tracciato uno schema della salute della sanità italiana sulla base dei dati raccolti dal Ministero nel biennio 2007-2008.

Il Molise ha le ossa rotte e gli fa tanto male anche la testa.  Questo si evince dallo ‘schema Fazio’, l’operazione trasparenza con cui il Ministero della salute ha voluto fotografare la sanità italiana.  In pratica, sulla base di parametri certi di riferimento, il Ministero dice: questo succede nella tua regione e questo è il punto in cui la barca scricchiola. Ma i dati oggettivi sono sempre un po’ interpetabili, soprattutto se applicati al Molise. Chi vive in questa regione ed ha avuto direttamente a che fare con gli ospedali può affermare con la mano sul cuore che la sanità era migliorata, e molto, rispetto ai decenni passati.

  
Eppure, la battaglia non è tra chi vuole toglierci e chi vorrebbe difenderci, ma tra la nostra percezione del diritto e la nostra disponibilità al dovere

Ora siamo in emergenza, ma in un contesto sicuramente più reattivo e più consapevole. Qual’è il dato più evidente di questo studio? Il sistema di valutazione ha rappresentato il risparmio come un bersaglio da centrare e le ‘freccette’ sono i servizi sanitari. 

In Molise, il servizio più vicino al bersaglio del risparmio ed alla efficienza è il vaccino antinfluenzale. Guarda caso, è uno dei servizi a cui si può accedere attraverso il medico di famiglia e che, fra l’altro, previene eventuali ricoveri per complicanze, soprattutto negli anziani. Si tratta dunque di uno strumento di prevenzione già di per sé importante per evitare la degenza in ospedale. 

Però, c’è un altro settore che funziona ed è lo screeneng al colon retto. Non si tratta certo di una prestazione ordinaria, accessibile ovunque ed a chiunque. Richiede un ambulatorio attrezzato, un chirurgo, in casi particolari persino l’anestesista. Ma è uno dei servizi che in Molise è vicinissimo al bersaglio ‘sanità ottimale’. Innanzitutto significa che c’è una richiesta di prevenzione da parte dei cittadini e che quindi abbiamo superato la diffidenza storica verso il medico e la prevenzione. E forse, ma questo è suscettibile di smentita, l’efficienza dipende dal fatto che si tratta di una prestazione medica di alta specializzazione e che quindi, al momento, viene eseguita in strutture che hanno la fiducia dei pazienti. 

Molto più lontano dal bersaglio l’adesione allo screeneeng mammografico. Perché? Perché le donne hanno paura, perché non si fidano delle strutture in cui si eseguono gli esami o perché pensano che non serva? C’è un errore di comunicazione? E allora perché ha ottenuto maggiore successo un esame come l’endoscopia, che è decisamente più invasiva e più impegnativa? Un doppio nodo che tiene insieme queste due domande è nella zona rossa del ‘non risparmio’: i ricoveri in day hospital e la degenza pre-operatoria. In pratica, in Molise è più facile eseguire uno screeneeng endoscopico in condizioni accettabili che ottenere un ricovero in day hospital, per esempio per intervenire dopo lo screeneeng. Altra ‘freccetta’ lontanissima dal bersaglio è la diangosi. I  ricoveri con finalità diagnostica sono addirittura fuori dal livello di attenzione. E questa è esattamente la ‘radiografia’ della nostra sanità. 
Perchè l’esodo dei pazienti, il cosiddetto ‘nomadismo sanitario’ è causato proprio dalla difficoltà di ottenere diagnosi, e in tempi ragionevoli. Parliamo, fino allo stremo, di eccellenze, ma questo è il problema vero. Inoltre, c’è una resistenza inspiegabile rispetto al day hospital da parte di alcuni reparti. Perché? 

Nota dolentissima, i malati cronici. Il Ministero dice che le patologie croniche rappresentano le malattie maggiormente diffuse e in crescita in tutto il mondo. Si curano efficacemente se si seguono stili di vita sani, se il paziente viene preso in carico dal medico di famiglia e dal distretto e seguito con continuità. Il ricovero, e soprattutto i ricoveri ripetuti, per pazienti tra i 50 e i 74 , è spesso il segno che questa presa in carico manca e che il servizio non è adeguato.

Qui non c’entra solo l’ospedale ma il coordinamento  tra medico di base e specialista. Conosciamo i dati, le cifre, le analisi incontestabili ma proviamo a semplificare perché questa discussione sia comprensibile a chi, ogni giorno, si misura con la malattia e con l’inaccessibilità alle cure. Un anziano malato non deve stare in ospedale se il ricovero non è indispensabile. Cosa stabilisce che lo sia? La gravità oggettiva della sua malattia o la possiblità di curarsi anche fuori dall’ospedale? 
Un medico di base, in Molise, può solo prescrivere dei farmaci, o al massimo tentare una diagnosi. Un malato cronico non ha mai un solo sintomo, un solo problema. Se le condizioni di malessere superano il livello di guardia, il medico di base ‘consiglia’ l’ospedale. La maggior parte degli anziani non riceve cure risolutive o che ne migliorino realmente la qualità di vita ma solo ‘assistenza’ , I ricoveri tampone sono i più frequenti e forse anche i più costosi ma non risolvono mai il problema, che tende appunto, a cronicizzarsi. 

Dallo studio del Ministero ciò che salta all’occhio è che abbiamo bisogno di una sanità che porti fuori le persone dagli ospedali: altissima qualità, e altamente specialistica per restituire autonomia ai malati ed eviti i ‘parcheggi senza soluzione’. Allo stop ai ricoveri impropri e prolungati  si vorrebbe rispondere con un maggior numero di reparti di lungo degenza e centri per l’assistenza ai malati cronici e terminali. Ovviamente indispensabili e sappiamo bene quanto aiutino le famiglie, oltre che i pazienti. Ma il  Ministero dice proprio il contrario: una buona sanità deve, se possibile, rialzare i pazienti, non limitarsi a rimboccargli le copertePer questo serve la diagnosi, servono esami appropriati e tempestivi e serve, terribilmente, la possiblità di accedere alla riabilitazione. Quanto bisogna aspettare per avere un ciclo di terapie riabilitative in una struttura pubblica? Quanto costa un paziente impiega mesi per tornare efficiente dopo un trauma?


Ma proviamo a fare un esempio più semplice: se un malato cronico, anziano, diabetico o cardiopatico ha un calcolo alla cistifelea, in Molise, al momento, può affrontare l’intervento solo dove c’è un centro di rianimazione. Ha un calcolo, nulla di grave, ma andrà ad occupare un posto letto in un ospedale in cui sono attrezzati per intervenire nei casi di cancro o di patologie più gravi. Il rischio è che l’eccellenza, data l’enorme richiesta di questo tipo di assistenza, finisca per snaturarsi, livellandosi verso l’ordinarietà. Peraltro, proprio per quel tipo di paziente, quanto più l’ospedale è distante da casa tanto più dovrà inevitabilmente trattenerlo in regime di ricovero. Se sto bene, non mi è difficile percorrere 30 kilometri in più, anche per tre giorni di seguito, ed eseguire gli esami che mi servono senza ricovero. Se ho 80 anni non è neppure ipotizzabile. 

Lo spreco maggiore avviene con gli esami inutili o ripetuti perchè inutilizzabili rispetto al tempo che passa tra il momento della prescrizione e quello in cui vengono realmente eseguiti. Inoltre, e non se ne parla mai, c’è una cattiva abitudine tra i molisani, indotta, non per loro colpa, dalla incomunicabilità tra medici: spessissimo ci si sottopone ad esami senza seguire un percorso razionale, guidato solo e totalmente dal medico. Il medico di base prescrive radiografie che poi dovranno essere ‘viste’ dallo specialista che a distanza di mesi deve farle ripetere o non può considerarle sufficienti. Più frequentemente di quanto si pensi, ci si sottopone persino a TAC che vagando tra un ambulatorio privato e uno pubblico, a distanza di mesi e di kilometri, risultano del tutto inappropriate. 

Una diagnosi che in un ospedale si può fare in 48 ore, dall’esterno può richiedere 48 giorni, se va bene. E nel frattempo, non è escluso che intervengano altri sintomi, altre complicazioni ecc ecc. Quanto più la sanità è inaccessibile, tanto più disperde denaro e tempo.


E siamo sicuri che centri piccoli, altamente specializzati, che possano garantire piccoli interventi di routine, siano dispendiosi e l’accentramento della sanità sia invece la soluzione? La stranezza è che la sola discussione sulla razionalizzazione della sanità regionale ha portato via dagli ospedali a rischio le professionalità che avevano innovato e che avevano portato nei reparti know how e metodi di lavoro in linea con l’indirizzo che oggi impone l’economia sanitaria. 

La cultura del risparmio a fronte dell’efficienza non sempre ha premiato chi l’ha concretizzata. Non ha smosso, e non smuoverà, proprio le resistenze ataviche che ci hanno portato a dover discutere di tagli, senza possibilità di scelta. Non a caso, le regioni che hanno il debito sanitario più alto sono quelle in cui la salute non è percepita come un diritto ma come una concessione. E di questa distorsione sono colpevoli anche molti addetti ai lavori, non solo i politici. Si può dire?

 
08-05-2010, 22:40 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Tre uomini in barca, abbasciu u purt: il Presidente, l’assessore, il sindaco
 
Parterre des rois a bordo di un peschereccio, nel Porto di Termoli. C’era Michele Iorio, Gianfranco Vitagliano e sicuramente c’era anche Basso, sindaco Di Brino…
Cena a base di pesce fresco e molte cose da dirsi

E cosa si saranno detti, Michele, Gianfranco, Basso durante la cena a lume di faro, dondolando sulle onde dolci del Porto a bordo della barca di un noto padrone di casa? Innanzitutto, dopo la zuppa di pesce avranno bevuto vino dolce e mangiato dolci tipici in onore di San Michele Arcangelo, patrono dei presidenti pazienti. E tra San Michele e San Basso, c’era san Vitagliano, patrono del buon tessuto impermeabile. Il clima di Termoli è umido e bisogna indossare stoffe leggere ma pregiate, traspiranti ma a trama stretta. 

Il convivio è stato sicuramente allegro ma non è mancato, immaginiamo, un tema portante e un bel panorama su cui allargare lo sguardo. 

La concretezza dei dolcetti e le grandi idealità del vino buono, per parlare della Termoli in ‘mezzo al mare’ ,  ma ad ancora calata. E d’altronde, gli ospiti avevano tutti gli strumenti per affontare senza paura qualunque questione: le ali ce l’ha, per dogma, il presidente del Molise; chiamandosi Michele, ne ha facoltà. La spada la mantiene Gianfranco,  e la corazza dorata ce l’ha Basso. In tre, fanno un San Michele arcangelo perfetto.

Lo scorso anno fummo un po’ balsfemi e nel giorno di San Michele

chiedemmo al Presidente se il Molise avrebbe avuto una centrale nucleare. (Però era il San Michele settembrino, non quello di Maggio. Eh, il nostro Presidente di onomastici ne festeggia due) Ci rispose di no e ci fidammo

, perchè noi di Angelo Michele Iorio ci fidiamo. E ancora di più, ci fidiamo di Termoli. E’ una città un po’ snob ma ha un cuore  d’artigiano e quando accoglie qualcuno con disponibilità significa che non ne ha paura.

Ma di cosa avranno parlato, su un peschereggio in mezzo al mare? Di pesca miracolosa, con moltiplicazione di pani e di pesci o di cos’altro?
cater Sottile

 
16-05-2010, 22:58 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Caro Presidente niente “piazzate”, ma solo coraggio e scelte impopolari
 
di Caterina Sottile
Onorevole Presidente della Regione Molise, come si affronta, dopo centinaia di articoli, comunicati, cronache, il ‘tema sanità’? Qualunque cosa si voglia dire è un ‘già detto’. Il Governo nazionale ha posto un problema serio: chi non è in pari con i conti faccia in modo di esserlo e senza tarantelle. Troppe eccezioni non sanano i debiti. Lei risponde, sorprendendoci, che andrà a manifestare in piazza, se necessario. E’ strano sentire Lei parlare di piazze e di proteste.

Il Molise ha bisogno di ‘saldare’tutti i suoi debiti, anche quelli con uno svantaggio storico oggettivo. Tremonti alza la voce e ci considera meridionali piagnoni e spreconi; Lei replica come hanno sempre fatto i meridionali, spreconi e piagnoni: “Non potete farci questo”. E invece sa bene che possono farlo e forse, per fortuna lo faranno.

La ringrazio, a titolo personale e a nome di certi malati più malati di altri, per aver voluto dare un tono emotivo ad un problema che proprio l’emotività devasta. La malattia non è mai ragionevole e non è mai brava a risparmiare. Di solito provoca dispendio a raggio: prima disperde energie vitali, ferma le persone; se sono giovani, impedisce loro di lavorare. Quindi, spreco aggiunto allo spreco, fa mancare i soldi per vivere, per progettare. Per i vecchi fa peggio, perché coinvolge le famiglie.

Penso che in Molise non abbiamo bisogno di tagliare ospedali se non siamo disposti davvero a far quadrare i conti. Risparmiare significa ottenere risultati, curare le persone in modo efficace., rendere accessibile le cure ed estirpare la vecchia abitudine all’asta del posto letto. Agire politicamente perché ciò avvenga significa premiare i medici e le strutture di cui la gente si fida.

Lei si è dovuto confrontare con troppi paletti, quasi sempre inamovibili. Primariati, vertici, nuclei di potere e di pigrizia che non servono a salvare vite ma hanno sui conti della sanità molto più peso dell’efficacia scientifica. Ma a difesa degli ospedali a rischio sento solo linciaggi opportunistici, vagamente elettorali. E’ finita a chi si è mangiato cosa ma i cittadini non hanno davvero condiviso questa battaglia di sopravvivenza, che mostrerà il danno solo quando ricominceranno pienamente gli esodi fuori regione. Sono stati smontati interi reparti per inerzia, non pianificando davvero la loro sostituzione. E il risultato non è il risparmio ma l’inevitabile caos in cui nessuno sa bene cosa può fare e cosa no.

Il presidente della Regione, nonché commissario alla Sanità, Michele Iorio, è stato ammonito dal Ministro Tremonti, che fa il suo mestiere. Lei faccia il suo lavoro di Commissario e agisca come fosse il Governatore della Lombardia: niente piagnistei o ‘siamo poveri e veniamo dal Sud’. Perché abbiamo avuto per troppi anni il complesso di essere meridionali e siamo andati a curarci in Lombardia, contribuendo, nostro malgrado, alla virtuosità delle sue strutture e alla crescita scientifica dei suoi professionisti.

Caro Presidente, nella sanità molisana non funziona quello non viene fatto funzionare, per assenza, voluta o meno, di controllo. Il primo problema è trattenere in regione i malati. Il secondo, è trattenere i buoni medici, i buoni infermieri. E le due cose risolvono lo stesso problema. Ma se il Governatore afferma che ‘scenderà in piazza’ le persone serie penseranno che allora non c’è molto altro da fare. Gli inetti di sempre si sfregheranno le mani pregustando la caciara che li salverà ancora, miracolosamente.


Se dobbiamo fare le addizioni e le sottrazioni, facciamole sulla base del dato oggettivo: chi produce e chi no. Tenendo ben presente che produrre, in sanità, significa anche dare qualità alla degenza di un malato, non solo fare numero. Mi preoccupa molto che il ‘dopo tagli’ sarà una sorta di era del disimpegno. Chi aveva lavorato per dimostrare di essere competitivo non ha avuto conto dei risultati; ciò premia, indirettamente, chi ha sempre pensato che l’efficienza, in fondo, è una gran fatica. Non abbia paura di fare scelte giuste. Se sono giuste, la gente lo constaterà, ogni giorno. Se sono solo rassicuranti ma non utili, alla fine, sarà sempre colpa del Governo di Iorio

 
21-05-2010, 15:15 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Sanità: le elezioni le perdono tutti, non solo Iorio
 
di Caterina Sottile
Ma quant’è forte Tarzan, ma com’è bello Tarzan..Era una sigla televisiva degli anni ’80 di un programma di Vianello e Mondaini. L’opposizione regionale che alza gli scudi contro Michele Iorio, chissà perché, ricorda quella canzoncina. Al Molise stanno togliendo vent’anni di progresso, di ‘europeizzazione’ , e non può farci sentire meglio considerarla solo l’occasione per dare addosso a Iorio.  Purtroppo, la frana del deficit non travolgerà i governi ma la salute della gente. Faremmo bene a concentrarci (una volta tanto, e ora o mai più) sul problema.
La preoccupazione di una ‘cambiale’ di 59 milioni di euro da coprire con soldi molisani dovrebbe rendere meno doloroso il taglio di posti letto? Il Governo nazionale vuole  soluzioni certe e non bastano più le dichiarazioni di intenti, serve moneta sonante in cassa.  Certo, il federalismo doveva  stimolare le regioni a strutturare in loco doveri e diritti, e quindi sviluppo.  Se un territorio può offrire buoni servizi esercita un controllo sulle ‘emigrazioni’.  Tagliare non serve se  l’urgenza di ridurre le spese finisce per produrre, paradossalmente, sprechi. 

Per convincere i molisani che i soldi erano pochi si è cominciato con il terrorismo mediatico, per indurre i cittadini a ‘non scegliere’ quel dato ospedale ma quello ‘poco più in là’. Il risultato è che sono ricominciati gli esodi fuori dal Molise. 

La necessità di evitare l’ospedalizzazione non è, quasi mai, supportata da un percorso esterno all’ospedale accettabile. Se ho un sintomo mi vengono prescritti esami di laboratorio, e aspetto qualche giorno. Poi mi prenoto per un’ecografia, una tac, una risonanza, e dopo molte peregrinazioni fra vari centri, aspetto qualche mese. In tutto ciò, non ho un medico solo che coordini e veda gli esami. Quindi, opinioni diverse in tempi diversi. Dopo due mesi, se i sintomi si acutizzano, finisco al Pronto Soccorso comunque e quindi ricomincio d’accapo. Altrimenti emigro, scelgo il grande ospedale fuori dal Molise. E vanifico anni di sforzi per risparmiare soldi pubblici.

I cittadini non sprecano nulla e sappiamo bene che le dispersioni inutili di denaro non sono attribuibili ai malati.  L’Italia investe circa 105 miliardi di euro in sanità pubblica.  Il15% circa, una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi, tre volte la nostra Finanziaria, finisce in sprechi. Ovviamente, nel capitolo delle spese folli, c’è la disorganizzazione delle turnazioni di anestesisti, specialisti, consulenti. Lo spumante dello spreco assoluto lo stappano, come noto, dirigenti e burocrati. Ma salta all’occhio che la sanità sprecona non è quella accessibile ed efficiente, anzi. 

Le regioni che hanno il debito maggiore sono proprio quelle in cui funziona meno. E allora, perchè facciamo finta che sia solo una faccenda di quantità di servizi e non di persone, di cultura della legalità, di meritocrazia? Difendere i nostri reparti, se e quando sono davvero buoni reparti, significa pretendere di affermare un nostro diritto. Proprio come farebbe la Lombardia, il Veneto, il Trentino. La politica regionale reagisce come fosse una faccenda di ordinaria politica locale: Iorio ha sperperato per regalare ai suoi amici e finalmente abbiamo l’occasione per grattare un po’ del suo roccioso potere. Se non altro, gli facciamo un po’ paura.  E dei buoni reparti, qualcuno si preoccupa? Qualcuno dell’opposizione che abbia il coraggio di dire cosa non funziona e chi non lo fa funzionare? O che alzi barriere per difendere il lavoro dei tanti medici e infermieri che invece competitivi lo sono, eccome? Non dobbiamo mantenere un ospedale perchè è nella nostra città ma perchè funziona. Non c’è una ragione più forte e più incontestabile che il dato oggettivo. 

Il riordino sanitario si fondava su un’idea precisa: garantire il miglior servizio con la minore spesa. Cosa possibile se la sanità è un un’unico corpo presente su tutto il territorio. Piccole strutture, snelle, ‘umanizzate’ coordinate fra loro, che sono in grado di seguire il paziente in ogni fase della malattia.  Qualcuno ha capito e ci ha provato, riuscendoci davvero.  Altri hanno continuato a concepire la sanità pubblica come un monopolio misto: strutture pubbliche, pagate con soldi pubblici, a gestione  privata, quasi personale. E sono i malati a dover ‘inseguire’ posti letto previo pedaggio della visita privata e altre aberrazioni di ordinaria italianità. 

In Molise abbiamo un debito spaventoso ma la competizione naturale degli ultimi anni ha decisamente alzato la qualità della sanità. I cittadini scelgono e preferiscono rimanere in regione. Non subiscono più in silenzio reparti sporchi, operatori scortesi, medici incapaci. Inoltre, la buona sanità trattiene sul territorio pazienti in grado di pagare le tasse per sostenerla. Dove i servizi sono scadenti rimangono solo i malati più poveri mentre  i ‘pagatori di tasse’ vanno a cercarsi strutture idonee. 

Ora, la colpa sarà anche di Michele Iorio, e pare quantomai ingenua questa semplificazione, ma l’opposizione regionale farebbe bene a salvare con ogni mezzo ciò che di buono e di produttivo c’è in Molise perchè scaricare colpe, in questo momento, serve quanto una flebo a un morto. Si capisce molto della vivacità politica di una regione se di fronte ad un allarme come il nostro l’agguerrita opposizione si affretta a comunicare ai lettori dei giornali che la colpa è di Iorio. Grazie! Ora ci sentiamo meglio. Quasi quasi ordiniamo un’altra flebo. Alla nostra salute!

 
24-05-2010, 22:39 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Iorio, Tremonti e Massimo Romano: i conti della Sanità e gli sconti dell’opposizione
 
di Caterina Sottile
Potranno i barbari più di quanto poterono i Barberini?
Una disamina roboante, di quelle che mentre leggi ti copri le orecchie, perché senti quasi il rumore del tuono. Massimo Romano si è scatenato ed ha snocciolato le cifre del debito della sanità, buttando le ‘cogne’, diremmo noi molisani, sulla faccia della classe dirigente locale.

I conti, il Governo regionale, li ha fatti benissimo ed ha aspettato che ci convincessimo ad arrenderci all’evidenza. Ma aspetta e aspetta, di campagna elettorale in campagna elettorale, Michele Iorio e i suoi compagni di avventura hanno finto di non capire. E sugli ‘indiani del Molise’ è arrivato di galoppo il generale Custer dei ragionieri di Stato. Il soldato Blu, (per via della penna blu) ha chiuso la partita dei tentennamenti e rien ne va plus.

Io, in rappresentanza dei molisani, ho due problemi seri:

le malattie dei poveri hanno bisogno di buon senso, almeno quanto ne abbiano di buoni medici. Il secondo problema è più ideologico: credevo che il mio avversario politico fosse Michele Iorio, con la sua democristiana irriducibilità. Ma le opposizioni, anche quando dicono cose vere e verificabili, finiscono per scivolare in qualche imperfezione. Mi inducono, ogni volta, a provare un po’ di amichevole comprensione per il nemico democristiano. Proprio come succede a Silvio Berlusconi. Ha commesso errori enormi ma la sua opposizione finisce sempre per farlo sembrare un po’ più buono di come realmente è.  

Cosa manca nel bilancio stilato da Massimo Romano, in cui spiccano i nomi di Iorio, Vitagliano, Di Giacomo come sodali e rappresentati di Berlusconi e del PdL? Mancano altri due nomi del PdL sannita: Patriciello e Ciarrapico, per esempio. C’entrano con la Sanità anche loro e il riordino potrebbe aiutarli più di quanto abbia fatto il disordine di Iorio.

 
Romano elenca i ‘fatti’, e li mette in colonna spiegando come siano stati sperperati i soldi ‘in più’ che il Governo ci aveva concesso per rimediare ai danni della cattiva gestione della Sanità. Ma non sono bastati. Gli spreconi molisani hanno continuato ad utilizzare soldi impropriamente ed hanno lasciato che il debito lievitasse, fino allo stop definitivo. Ora il Governatore del Molise prova ad impietosire Tremonti con la solita scusa delle specificità, del territorio svantaggiato e delle vie di comunicazione arretrate. Certo, i fondi Fas si dovrebbero utilizzare proprio per risolvere, una volta per tutte, quei problemi. Scrive Romano: “Grazie alle clientele, ai doppi reparti, ai doppi primariati, alle unità operative inutili talvolta con un solo posto letto, insomma grazie a Michele Iorio, ininterrottamente al Governo della Regione da quasi quindici anni, con ampie parentesi di gestione diretta della sanità vuoi come assessore regionale vuoi come Presidente con delega ad interim,  vuoi oggi come Commissario ad acta, i molisani oggi già pagano le tasse regionali più alte d’Italia.“  Dice una cosa vera. 

La dice, prima di lui, anche Ignazio Marino su l’Unità: “Due miliardi di euro per colmare la voragine del debito di una sanità inefficiente in Calabria, Campania, Lazio e Molise. …Ammettiamo, in teoria, che i fondi FAS siano utilizzati per colmare, almeno in parte, il crescente divario nei servizi sanitari e per fare in modo che i cittadini del Sud possano sperare nella stessa qualità delle cure, e quindi nello stesso diritto alla salute, di un cittadino emiliano o toscano, ma è intelligente farlo senza garanzie? Come si può pensare di riversare un miliardo di euro in una regione come la Calabria dove non si riescono a chiudere, a causa delle resistenze di piccoli cacicchi locali, decine di minuscoli ospedali inutili e anzi pericolosi per i pazienti? O dove si registrano record negativi come la più alta percentuale di tagli cesarei del mondo e contemporaneamente il maggiore livello di mortalità infantile d’Italia? Siamo sicuri che la sanità della Campania o del Lazio migliorerà con il versamento di mezzo miliardo di euro ciascuno, prima ancora che i nuovi governatori abbiano detto come riformeranno il servizio sanitario? Sarebbe davvero scellerato indirizzare somme tanto ingenti senza vedere i primi risultati concreti di un piano di risanamento economico e strutturale, senza sapere se i nuovi direttori generali di ASL e ospedali saranno selezionati in base alle loro capacità manageriali e ai risultati ottenuti, oppure per le loro amicizie politiche o parentele. E sarebbe ancora più sbagliato correre il rischio di sperperare risorse che potrebbero invece servire per strade, reti ferroviarie, energie rinnovabili, servizi pubblici e turistici, tentando il rilancio di settori non più competitivi con altri paesi del Mediterraneo“. Marino, queste cose le dice dal 2008, e pone un problema incontestabile: la sanità funziona peggio dove costa di più. 

Il Molise, però,  non ha torto se cerca di preservare ciò che ha avuto solo da qualche decennio: gli ospedali puliti, organizzati, concepiti come servizi e non come ‘regali’ li avevamo visti a Milano o a Torino, a San Giovanni Rotondo. E di viaggi ne abbiamo fatti tantissimi. Se avevamo il cancro, fino a dieci anni fa, andavamo via. La questione è stata sollevata anche per il Registro tumori: le emigrazioni di malati impedivano uno studio epidemiologico perché disperdevano i dati necessari. Oggi siamo in grado di subire interventi impegnativi anche in regione. Possiamo fare la chemioterapia, la radioterapia a pochi metri da casa.

Persino a Larino, nell’Ospedale considerato più ‘inutile’ tra quelli da tagliare,

c’è un reparto di Chirurgia penalizzato dalla mancanza di un posto tecnico di rianimazione e in cui si può affrontare un intervento in laparoscopia e tornare a casa in due giorni. E si può fare ‘anche’ perché il lavoro dei medici è coordinato a quello di buoni infermieri. Questo ci è costato troppo, a quanto pare. Ma se economicamente ci è vietato, o lo sarà a breve, moralmente rappresenta un dubbio pesante. Le opposizioni dovrebbero discutere un po’ di più sul come organizzare la sanità e salvare ciò che ci serve. Utilizzare come leva politica una questione che impone discernimento significa amalgamare ‘i fatti’ perché si montino come panna.  Marino dice che con i Fas potremmo costruire strade e ponti e io, molto populisticamente, dico che se posso curarmi il cancro, o anche solo l’appendicite,  senza dover attraversare autostrade e ponti, sono contenta lo stesso. Le imprese non ce la faranno a pagare lo scotto della cattiva gestione della Sanità ma nessuno dall’opposizione osa rispondere ad una domanda semplice: chi funziona e chi no, chi ci serve e chi no?  E se i ‘conti’ dei nomi non li fa l’opposizione, figuriamoci la Maggioranza.

Se chiudiamo un reparto di chirurgia che utilizza correttamente il day hospital pre-operatorio e rimanda i pazienti a casa in due giorni ma dilatiamo i reparti ‘parcheggio’, sulla carta avremmo garantito un servizio, nei fatti avremmo accentuato lo spreco. In Lombardia dovranno intitolarci almeno una stradina: “Via del virtuosismo, con il contributo dei molisani”



E poi c’è un aspetto più sottilmente politico. La denuncia di Massimo Romano è dirompente e blandisce i nomi eccellenti del PdL che ora ‘fingono’ di opporsi al loro stesso partito di Governo. Di quel PdL fanno parte anche due grandi esponenti locali, entrambi notoriamente interessati alla Sanità. Smobilitare il microscopico sistema sanitario regionale pubblico significa, per forza, attrarre lo sguardo dei privati.  Peraltro, è facile franare nel ‘sistema misto incontrollato’, come già succede proprio dove gli ospedali pubblici funzionano male. 

Se Michele Iorio sta resistendo a questo rischio, forse non sbaglia del tutto, indipendentemente dalla sua buona o cattiva fede.

L’articolo di Romano
Il Ventennio di Michele Iorio è ormai al tramonto
di Massimo Romano
 
27-05-2010, 22:58 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
SupersTar Molise: il tribunale amministrativo ferma Perna e Wagner
 
di Caterina Sottile

Ci piacerebbe intervistarlo, l’agricoltore di Campomarino che ha osato ricorrere al Tar e, al momento, ha sparpagliato le sudate carte con cui si era tentato di rilanciare, a colpi di decisionismo, lo Zuccherificio del Molise. Il Tar ha stabilito che la delibera della Giunta regionale n. 92 del 16 Febbraio scorso va annullata, con tutti gli atti e provvedimenti che da essa derivano. 

La delibera della discordia, che tante polemiche aveva suscitato, doveva produrre un riassetto societario dello Zuccherificio, con la revisione del socio privato, che diventa la G&B di Remo Perna, e la Regione Molise che rinuncia al diritto di prelazione sulla quota della famiglia Tesi, il precedente socio privato, sulla base di un mandato del Consiglio. 

Ma  grazie a un ‘don Chisciotte’ di Campomarino, Teodoro Zullo, agricoltore che ha avuto ragione, al momento, contro i mulini a vento del potere regionale, il Tar ha sospeso la delibera. 

A distanza di poche ore, fermi anche altri mulini a vento, i pali eolici nel mare di Termoli. Questa volta oltre a De Cervantes (autore di Don Chisciotte) c’entra anche Wagner, autore della Cavalcata delle Valchirie e tutti questi personaggi fanno un gran film:  Apocalypse now!

I giudici del Tar accolgono la richiesta di sospensiva degli Enti locali interessati al mega parco eolico nel mare tra Termoli e Petacciato. La Regione Molise ha capitanato la cordata dei ricorrenti: comune di Petacciato, comune di Montenero, Arsiam. Il Ministero dell’Ambiente incassa il fermo momentaneo e presumibilmente farà ricorso al Consiglio di Stato

Gli avvocati Colalillo e De Lisio hanno curato il ricorso su mandato delle Istitituzioni locali e al momento la Effeventi dovrà sospendere il progetto. Nel 2009 il Ministero, con la firma del Ministro Prestigiacomo, aveva espresso parere positivo per un impianto che doveva sorgere a 5 miglia dalla costa. Parere positivo confermato anche l’anno successivo, quando però il progetto aveva subito una modifica e la distanza era diventa inferiore a 6 kilometri. Effeventi, società con sede a Milano, dell’ingegner Luca Wagner,  vorrebbe ergere 54 pali di 80 metri, con un raggio delle pale di circa 5 metri e una potenza  di 162 megawatt.  Tanto per avere un’idea della grandezza delle cifre, possiamo fare una proporzione con il parco eolico di San Martino in Pensilis: 29 pali producono almeno 50mila euro di energia in un solo giorno.

Per lo Zuccherificio invece è la Regione a subire l’arresto improvviso della corsa verso il rilancio. E a fermare i nostri eroi non è stata la politica, i sindacati, le associazioni ma un coltivatore di barbabietole che ha preso carta e penna e ha scritto al Tar. Se non fosse vero, sembrerebbe un romanzo d’azione.  Vorremmo tanto parlare con lui. Se non altro perchè merita l’onore del coraggio.  L’Apocalisse vera, però, ora la rischia chi aveva un lavoro e sperava di non perderlo.


Documenti
Sentenza del Tar Molise su Effeventi Srl, Parco eolico off shore

• ZUCCHERIFICIO: Il testo dell’ordinanza

Citazioni
Il capitano Benjamin L. Willard: “Era un modo particolare che avevamo qui di vivere con noi stessi: li facevamo a brandelli con una mitragliatrice e poi gli davamo un cerotto… (Da Apocalyspe now, F.F. Coppola, 1979)

29-05-2010, 2:02 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Tremonti controvento: la manovra fiscale mette mano ai certificati verdi per le energie da fonti rinnovabili
 
Italia Nostra, con una lettera aperta al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, aveva chiesto  che nella manovra finanziaria si riconsiderasse il sistema dei certificati verdi previsti per gli impianti di produzione di energia alternativa al petrolio.  Marcello Seclì , Presidente di Italia Nostra, Sezione Sud Salento, aveva decisamente alzato il tiro contro l’eolico e il fotovoltaico slegato da una pianificazione contestuale della produzione energetica, soprattutto nei territori a vocazione turistica e agricola: “I certificati verdi hanno innescato una corsa all’oro alla produzione di energie rinnovabili da mega-eolico e mega-fotovoltaico in forme devastanti e industriali in tutto il Sud Italia, alimentando quella che si deve certamente ritenere la più catastrofica ed immane speculazione della storia d’Italia; .. economie locali oggi minacciate dalla scomparsa dei suoli agricoli e di pascolo sotto distese sconfinate di pannelli fotovoltaici desertificanti il territorio in nome di una strumentalizzata falsa ecologia.. Chiediamo che si mantenga la politica di incentivo per gli impianti fotovoltaici domestici a basso impatto con pannelli ubicati sui tetti e tettoie di edifici e strutture moderne, che danno vantaggi diretti economici per le famiglie, tanto importanti in questi tempi di crisi, e che si mantengano gli incentivi per i rimboschimenti in ottemperanza del Protocollo di Kyoto, come forme d’intervento virtuose e intelligenti, alternative alla produzione d’energia in forme, sempre industriali, sebbene da fonti rinnovabili, fin ora catastroficamente sostenuta con grandissimi fondi pubblici. Il taglio dei Certificati Verdi taglierebbe la testa al toro di una speculazione immorale e dagli effetti assurdi e paradossali, poiché trasforma le energie alternative, che dovranno salvare il pianeta da nocivi fumi ed altri inquinanti, nonché dall’effetto serra, il surriscaldamento globale desertificante, in occasioni di interventi, invece, di vasta desertificazione artificiale e morte della biodiversità e della più florida e sana economia turistica e agricola del territorio italiano! ” 

Un intervento durissimo che Giulio Cesare Tremonti ha evidentemente accolto. 
La manovra fiscale ha messo mano, mediante l’art. 45, proprio sui certificati verdi e, addirittura, con effetto retroattivo. Disposizione contro cui reagisce l’ANEV, Associazione Nazionale Energia del Vento con oltre 2.000 soggetti rappresentanti il comparto eolico nazionale in Italia e all’estero (tra cui E- On, Sorgenia, Acea Electrabel, IVPC, Ansaldo Sistemi Industriali, Erg Renew)  lancia l’allarme ed esprime disappunto per le misure contenute nella manovra economica del Governo: “La misura prevista dall’Art. 45 infatti abolisce, anche retroattivamente, l’unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alla crescita delle Fonti Rinnovabili, che serve invece proprio a tutelare il mercato e ad evitare speculazioni derivanti dall’oscillazione artificiosa dei prezzi dei Certificati verdi. Il provvedimento proposto, da una prima analisi svolta, rischia seriamente di compromettere le iniziative in essere, che ricordiamo nel solo settore eolico (studio Uil-ANEV) al 2009 vedono occupati circa 25.000 lavoratori (con un incremento di circa 5.000 unità nel solo anno 2009), tra settore e indotto. Inoltre la formulazione del medesimo Articolo 45 comprometterebbe tutti gli investimenti in corso di finanziamento nel settore delle rinnovabili, che negli ultimi due anni è stato uno dei pochi anticiclici a consentire crescita occupazionale nel nostro Paese. Estremamente grave è poi il fatto che tale sistema di stabilizzazione del mercato, fu introdotto a tutela degli investitori nazionali SOLO in caso di un eventuale inadempimento del nostro Paese rispetto al raggiungimento degli obblighi liberamente assunti dall’Italia in sede Comunitaria.Tecnicamente l’abolizione dell’obbligo del riacquisto da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dei Certificati Verdi in eccesso in dote agli operatori delle rinnovabili, potrebbe portare in assenza di un adeguamento coerente della quota d’obbligo, ad una sostanziale destabilizzazione del sistema e di conseguenza, da un punto di vista occupazionale, agli effetti disastrosi sopra richiamati e da un punto di vista ambientale ad un profondo passo indietro per il progressivo abbandono di produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro paese“.

In pratica, cosa avverrà? E cosa sono i certificati verdi?


L’appetibilità finanziaria delle energie da fonti rinnovabili è determinata proprio dal ‘mercato’ dei certificati verdi,  titoli negoziabili che certificano  una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) perché “da fonti rinnovabili”, il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

Introdotti dal decreto di liberalizzazione del settore elettrico, il Decreto Bersani,  in Italia sono emessi dal Gestore dei Servizi Energetici GSE (Gestore Servizi Energetici) su richiesta dei produttori di energia da fonti rinnovabili.   La legge stabilisce che i produttori possano richiedere i certificati verdi per 8 anni (per impianti entrati in servizio o revisionati dopo l’aprile del 1999) e per 15 anni per impianti successivi al 31/12/2007 (norma in finanziaria 2008). I certificati verdi permettono alle imprese che producono energia da fonti convenzionali (petrolio, carbone, metano) di rispettare la legge che obbliga ogni produttore o importatore di energia a usare fonti rinnovabili per il 2%.
L’impresa produttrice di energia acquista, presso la borsa gestita da GSE, i certificati verdi che gli occorrono per raggiungere la soglia del 2% della propria produzione. La quota del 2% si incrementa ogni anno, dal 2004, di 0,35% punti percentuali. I certificati verdi possono essere accumulati e venduti successivamente, ad esempio quando il valore sia cresciuto a seguito della domanda di mercato. 

Fino ad oggi i produttori di energia da fonti rinnovabili avevano, per legge, la “priorità di dispacciamento” cioè la garanzia, da parte del gestore della rete, di comprare  l’energia così prodotta. 


Lo scopo era di utilizzare i meccanismi del libero mercato per incentivare l’energia pulita, evitando un intervento diretto dello Stato.  Parlando di milioni di euro è difficile evitare che l’interesse speculativo fine a se stesso forzasse la diffusione di impianti, come per esempio l’eolico, anche oltre la razionale ‘capienza’ dei territori idonei ad accoglierlo.  Peraltro il decreto Bersani  lasciava spazio a qualche ambiguità perchè  concedeva questi sussidi anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa) una gran parte dei fondi sono stati destinati in modo controverso anche alla combustione di scorie di raffineria o agli inceneritori; allargamento poi corretto da un secondo decreto, più restrittivo.

Scardinare il meccanismo dei certificati verdi  probabilmente allontanerà gli imprenditori meno solidi  che comunque hanno trovato spazio in quel complicato sistema di mediazione tra chi riusciva ad ottenere i certificati e chi poi realmente realizzava gli impianti. Essendo il provvedimento reotrattivo si prevede un vero big bang.
caterina sottile


30-05-2010, 3:09 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Ve lo do io il Molise: Royalty sulle energie rinnovabili per rientrare nel debito sanitario?
Una ‘strana’ intervista: un economista USA ci spiega come uscire dal debito della Sanità
 
Michele Iorio e Vasco Errani alla Conferenza Stato-Regioni
A. Marius Instrongged, di origini molisane, docente di economia negli States. Dal nome, intuiamo che la madre è molisana e il papà americano. Lo incrociamo casualmente navigando nel web e parliamo del Molise, del debito della Sanità, dei tagli della manovra finanziaria di Giulio Tremonti.  Accetta un’intervista formale e non perdiamo tempo.

Legge i quotidiani molisani?


Si, quelli on line. Mi interessano poco. Sono un po’ troppo localistici, ma qualche volta trovo anche delle letture gradevoli.  Ho avuto modo di vedere qualche quotidiano non web e trovo che gli on line siano, paradossalmente, più curati nel linguaggio, meno frettolosi. 

E del deficit della Sanità pubblica cosa pensa? Obama sembra volersi ispirare al sistema italiano e in Italia il welfaire scoppia. Il federalismo all’italiana le sembra praticabile?
La regola principale del sistema di imposizione fiscale, norma costituzionale art.53, prevede che ciascuno debba sostenere le spese dello stato secondo la propria capacità contributiva ed oggi nel sistema economico molisano di capacità contributiva ce n’è ben poca ad eccezione del settore delle energie rinnovabili. 

Siamo produttivi solo per il vento e il sole?
Io mi occupo di numeri e le aziende che operano in questo settore conseguono dei profitti importanti utilizzando un bene che appartiene prevalentemente alla collettività con ricadute non lievi sul sistema economico preesistente, assimilabile alle aziende che estraggono petrolio. 

Ora la manovra finanziaria Tremonti ha ritoccato il sistema dei certificati verdi e anche quel settore potrebbe perdere appeal
La regione potrebbe parametrare la profittabilità di ogni attività di produzione energetica da fonti rinnovabili e chiedere delle royalties che ad ipotesi potrebbero essere pari solo al 10% della capacità produttiva o della produzione di ciascun impianto. 

Ci aiuta a capire con parole semplici?
Ad esempio, prendendo a riferimento l’eolico, un palo di Mw 2,2, produce mediamente annualmente energia pari a 4.400.000 kwh, per un fatturato di circa € 660.000,00, che porterebbe alle casse regionali circa € 66.000,00 annui; tutto questo senza deprimere l’attività economica che, al netto di ammortamenti ed oneri vari, resterebbe abbondantemente redditizia. Ebbene, per ipotesi, circa  1000 pali eolici di queste dimensioni porterebbero nelle casse regionali circa 66 milioni di euro, sufficienti a coprire il buco sanitario senza gravare su lavoratori ed imprese, e senza il ricorso a tagli indiscriminati ai servizi; senza contare il contributo degli impianti fotovoltaici, biomasse, turbogas e quant’altro. Vi pare poco?

No, però ci gira un po’ la testa. Ma se lei fosse invitato in Molise a studiare i problemi della nostra Sanità, che altro farebbe?

Piuttosto che mettere un magistrato a capo di un’azienda complessa qual’è il sistema sanitario regionale, sceglierei tra i migliori manager che hanno operato ed operano nei sistemi sanitari virtuosi con l’obiettivo di migliorare la qualità ed i conti del sistema sanitario molisano.

Forse è proprio questo il punto: il sistema sanitario non è un’azienda a sè in un contesto svantaggiato e ha bisogno di eccezioni che di fatto sono fondamentali perchè sia efficace. Il profitto, in Sanità, è la salute della gente
Si, ma non c’è bisogno di far finta di ringhiare, nè di mordere polpacci. Un problema interno ad un sistema non sempre ha bisogno di soluzioni esogene, perchè queste non  ne rimuovono le cause.

In America la vita è meno complicata che in Molise
Si, abbiamo meno ansie di riscontri immediati e pianifichiamo solo a lunghissimo termine
caterina Sottile

 
 
30-05-2010, 23:32 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Riunione di Giunta top secret: malgrado il dì di festa, tutti dal Presidente del Molise
 

di Caterina Sottile
Tutti gli assessori raccolti attorno al Governatore. Via Genova come il quartier generale di Hiroshima, dopo la ‘bomba’ lanciata da Tremonti sugli Enti locali. I vetri del Palazzo della Giunta di Campobasso sono isolati a doppio strato di silicone e nulla trapela di ciò che si sono detti ‘tutti gli uomini del Presidente’. Ma non è difficile immaginare che Michele Iorio abbia innanzitutto spiegato ai suoi assessori che non è più tempo di chiacchiere e di buoni propositi. Cominceranno a tagliare il superfluo vero, senza intaccare ciò che inutile non è?

E cosa è inutile in Molise? Sono inutili le spese di rappresentanza, gli investimenti di denaro e uomini che servono a conservare l’ottimismo e niente altro. E’ inutile il compiacimento istituzionale delle apparenze se non è presupposto di incisività concreta sui territori.
 
Volendo evitare di discutere di Sanità, di essenziale resta il lavoro, la possibilità per le famiglie o per i ragazzi di pianficare a lungo termine e di versare contributi nelle casse regionali, piuttosto che elemosinare servizi senza poterli pretendere.
 
Produrre contribuenti è il miglior risultato possibile, in tempi di tagli di servizi pubblici. Una ricetta semplice e un po’ ingenua prevede che gli aiuti pubblici vadano sempre distribuiti e controllati fino a quando arrivino davvero ai lavoratori, di ogni settore e di ogni livello. L’impresa sana viaggia da sola e non pesa ai polpacci dei politici senza dare mai in cambio reale ‘soddisfazione sociale’.
 
Io che sono populista senza speranze, vivo di boutade e citazioni colte. La più colta (consapevole, incontestabile, ponderata) di tutte, l’ho sentita da un infermiere: Il valore del lavoro dà valore alla gente. Io ho quasi sessant’anni e il problema non è dover lavorare di più se serve a farlo bene. Sono stato a Milano e a Trieste e se sai fare in Molise quello che faresti altrove, non hai paura di niente“.
 
Alla Politica tocca, proprio gli tocca, garantire sempre che ‘i lavoratori abituati ai ritmi milanesi’ non si sentano stranieri in patria
 
Inoltre, un’idea, che anticipo soltanto, ce l’ha sussurrata un brillante personaggio a cui ho potuto fare qualche domanda di troppo: Un’idea su cui avevo letto anche di esperienze già realizzate e che potrebbe aiutare enormemente il sistema sanitario regionale riguarda l’information tecnology applicata alla sanità. Parliamo di risparmi nell’ordine del 20% in 3 anni. Senza costi, visto che Molise Dati gia c’e’
 
Ne parleremo appena avrà voglia di spiegarcelo meglio
 
02-06-2010, 22:00 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Giunta regionale: Passarelli lascia, presto un riassetto
 
Il giudice Nicola Passarelli, assessore alla Sanità
Previsto un cambio al comando di due assessorati e uno pare sia la Sanità. E’ solo un ‘rumor’, al momento senza riscontri ufficiali. 

Non ci è stato possibile sapere quale sia l’altro, a cui dovrebbe accedere il consigliere Terzano, finalmente in ‘campo’ nell’Esecutivo regionale per i calci di rigore dell’ultimo anno di questa legislatura.

Sarà però interessante capire, se la notizia sarà confermata, chi oserà ereditare dal giudice Nicola Passarelli un posto in Giunta tanto impegnativo.

Il debito sanitario è un problema enorme, e lo è per tutto il Sud. Il Governo chiede di far quadrare i conti, anche a costo di tagliare i servizi. Un modo per rimettere ordine dove evidentemente la Politica e la pianficazione vera dello sviluppo cede il passo allo sfascio irrecuperabile di quel sud che non ha voluto imparare nessuna lezione dalla sua storia. Ma il Molise, forse, pur avendo le stesse difficoltà, non ha proprio le stesse colpe delle altre regioni bocciate dal Piano di rientro e qualche sforzo di modernizzazione l’aveva pur fatto.

Un magistrato chiamato a ‘guarire’ la Sanità è un’idea che non piaceva ai politici pigri ma neppure agli entusiasti dell’alta ‘tecnologia amministrativa’. Questi ultimi si auguravano l’intervento di un econonomista, o almeno di un fedele economo. La sorpresa, per noi che non abbiamo mai avuto occasione di conoscerlo, è che il nome di Nicola Passarelli, ogni volta che abbiamo provato a sapere qualcosa in più, ha suscitato sempre la stessa risposta: “Una intelligenza finissima”. 

Forse non è bastata ‘l’intelligenza finissima’ di fronte alla banalità drammatica dei numeri. Ma era corretto il presupposto: pensare al Sud  dal Sud è un modo responsabile per ammettere gli errori e per cominciare a nuotare davvero, senza canotti estemporanei. L’unico capitale utile,  al momento, è l’intelligenza politica.
caterina sottile

 
06-06-2010, 22:40 • Bojano • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Michele Iorio, l’acqua di Bojano e il federalismo
 
Il Governatore del Molise ha affermato, in un incontro a Bojano, che punterà molto sull’acqua. Sull’acqua di Bojano, appunto. 

Cosa intendeva dire?  L’acqua di Bojano arriva in 141 comuni tra Puglia e Campania (persino a Capri e Ischia).  Da questa cessione il Molise ricava circa 7,5 milioni di euro dalla Campania e poco meno dalla Puglia. Il calcolo viene fatto tenendo conto che le regioni ci riconoscono 0,002 centesimi di euro per metro cubo di acqua. I cittadini molisani pagano 0,2.

Dunque, dovendo ragionare di federalismo e di autonomia potremmo trarre maggiore profitto dalle risorse che siamo in grado di produrre o che abbiamo avuto in dote dal territorio. Per esempio, se dovessimo adeguare i prezzi a quelli dei nostri conterranei avremmo entrate 10 volte superiori; parliamo di almeno 130 milioni di euro. Fin qui, il ragionamento del Presidente. 

E le concessioni ai privati?


Volendo approfondire e spulciando fra leggi e regole abbiamo anche scoperto che in  tema di concessioni alle aziende private produttrici di acque minerali in bottiglia, in Italia alcune regioni fanno riferimento al decreto regio del 1927; la Puglia incassa solo 1,033 euro per ogni ettaro di terreno in concessione, indipendentemente dalla quantità di acqua. In Veneto  la concessione costa 587,68 euro ad ettaro. In Molise le concessioni sono gratuite del tutto.

caterina sottile
 
08-06-2010, 1:23 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Le auto della Regione Molise: il blu ‘che sfina’ le finanze
 
Mentre Romano indaga sul giallo dei POR, Petraroia interroga sul blu delle auto. La vita regionale è sempre così colorata, vivaddio!

Opposizione scatenata come non mai: il consigliere del PD interroga l’Assessore al Bilancio sul rinnovo parco auto di rappresentanza del Presidente e della Giunta Regionale, dei Dirigenti Regionali e utilizzo del personale addetto alla guida delle autovetture assegnate agli amministratori.

In tre anni,  700 mila euro per comprare nuove auto e un milione e mezzo di euro l’anno di costi fissi
Nel 2007 la Regione ha autorizzato il noleggio di otto  Lancia Thesis 2.4 JTD 20VC.A.Executive 185 CV da assegnare agli assessori per un periodo di tre anni e per un canone mensile di euro 826,00 +iva e per un importo complessivo di circa 290.000,00 euro da pagare fino alla data di scadenza del contratto ovvero gennaio 2011 alla società fornitrice “Lease Plan Italia S.p.A.” ;
 
Nel 2009 la Giunta delibera la locazione per 24 mesi presso la “Lease Plan Italia S.p.A.” mediante adesione alla Convenzione Consip di sei Audi A6 2.7 TDI FAP sempre da assegnare alla Giunta Regionale per un importo complessivo di 242.681,76 e il trasferimento delle Lancia Thesis all’Ufficio Automezzi del Servizio Affari Generali della Presidenza della Regione per la mobilità per motivi di servizio del personale regionale;
 
Nel 2007 però era stata acquistata un’Audi A8 4.2 TDI 326 CV Quattro Tiptronic DPF per un importo complessivo di circa 60.000,00 euro al netto del valore della permuta di 30.000,00 dell’autovettura Audi A8 datata 2003 in dotazione al Presidente della Giunta Regionale;
 
Nell’Aprile 2010 la Giunta delibera perchè si comprassero altre macchine, in particolare di  due Audi A6 2.7 TDI 190 CV FAP Tiptronic per un importo complessivo di circa 100.00,00 euro;
 
Nel Bilancio di Previsione 2010 risultano stanziati nell’Upb 029 “Affari Generali della Presidenza della Regione” cap.8400 “spese per l’acquisto ed il noleggio di automezzi, manutenzione e acquisto di carburanti, assicurazioni R.C.A. e spese relative all’uso degli automezzi”  euro 852.436,00;
 
Compresi nel prezzo anche altri  45.270,94 per utilitarie per gli uffici regionali di Termoli, Campobasso e Isernia e altri 31.978,85  per far fronte alle “numerose richieste provenienti dalle diverse Direzioni Generali con le quali viene richiesta la disponibilità di autovetture per il raggiungimento della città di Roma ed altre località in occasione di incontri con Organi Istituzionali”  

C’è poi l’incremento del numero degli autisti, due per ciascun Presidente (del Consiglio e della Giunta) e altri due per gli assessori non residenti a Campobasso. Ma ci sembra una cosa buona e giusta. Con tutte quelle macchine, qualcuno dovrà anche guidarle e sugli autisti e i lavoratori in genere, eviteremmo di fare i tirchi. 

Petraroia, ammettiamolo, è un grigio marxista e vorrebbe risparmiare sull’immagine, che è l’anima di qualunque commercio: “Considerato che in modo indicativo tra acquisto, noleggio, manutenzione, assicurazione R.C.A., carburante e spese per dipendenti addetti alla guida con relativi compensi per lavoro straordinario la Regione Molise spende orientativamente un milione e mezzo di euro l’anno, chiedo se non sia il caso di dimezzare tale spesa attraverso un piano di razionalizzazione dei costi per le auto blu che escluda il loro utilizzo per circostanze non strettamente istituzionali“.

 
Ma arriva anche una speranza  inattesa: in Consiglio Regionale sono disponibili un’Audi A6, adibita esclusivamente ai trasferimenti del Presidente del Consiglio Regionale, una “Fiat Panda” per le attività interne alla città di Campobasso connesse alla spedizione e al ritiro della corrispondenza tra le strutture regionali nonché al trasferimento nella città del personale dipendente, una “Fiat Punto”, una “Lancia Delta” e una “Lancia Thesis” con autista per il trasferimento per motivi istituzionali dei Consiglieri regionali e del personale regionale nell’ambito del territorio regionale e per le missioni fuori dal territorio regionale previa autorizzazione del Presidente del Consiglio;

Se proprio non sanno come usarle, abbiamo una proposta alternativa! Essendo un costo oggettivamente irrinunciabile e dovendolo, nostro malgrado, sostenere ‘per interposta persona’, proponiamo un’operazione promozionale: ’Buon viaggio, Regione!  Per gli studenti, i giovani operai o precari, tutti coloro che vorrebbero ma proprio non possono,  un bel viaggio in auto blu,  accompagnati dall’autista e con tutti i confort.  Rinunceremmo alla Thesis o all’Audi A6 perchè non vorremmo che ci scambiassero per un anziano assessore termolese. Scegliamo la Panda blu, un vero cult. E andremmo in gita su una macchina ‘President style’ senza neppure la preoccupazione di dover rispondere alle interrogazioni, tranne che per dire: “E’ mia!”


caterina sottile

 
06-07-2010, 22:48 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Sanità. Iorio, commissario commissariato?
 
Voci romane riferiscono di una chiusura totale del Governo nei confronti delle regioni che hanno i conti della sanità in disordine. Nei prossimi giorni il Governatore del Molise, commissario alla Sanità, potrebbe essere addirittura a sua volta ‘commissariato’. Un non sense che però dà l’esatto livello di gravità del debito. E forse, rivela anche altro.

Due assessori del Governo Iorio, Salvatore Muccilli e Franco Giorgio Marinelli starebbero per approdare nell’Udc. Velardi annuncia altri nomi pronti a passare sotto l’arco di trionfo del partito della Nazione. La nuova creatura di PierFerdinando Casini comincia ad attrarre migranti. In Molise, si tratta di strategia di attacco o di ritirata?


Le regioni con il deficit sanitario più alto dovranno aumentare le tasse fino al ripianamento:

Lazio, Campania, Molise, Calabria e Sicilia. Una richiesta che il governatore Iorio ha definito “assurda, iniqua e incomprensibile“. Poi si tentò la strada del riutilizzo dei Fonsi Fas. Strada sbarrata dal Governo nazionale con la motivazione che queste regioni non hanno dato delle garanzie ai Tavoli tecnici di monitoraggio per quanto attiene la certezza di avere dei conti certi da un lato e soprattutto di aver avviato dei processi di riqualificazione della rete assistenziale.

Michele Iorio, in questo contesto di crisi profonda, è più esposto di altri. I suoi colleghi presidenti sono in carica da poco tempo, pur avendo già approntato un programma di risanamento di massima. Il piano di rientro del Molise è invece ‘ingiustificatamente ritardatario’ e c’è il sospetto che verrà comunque bocciato.
caterina sottile

 
06-07-2010, 22:54 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Presidente Iorio, pienzece pure tu..
 
di Caterina Sottile
Il Ministro Sacconi, nei primi mesi del 2010, ipotizzò che i Presidenti delle Regioni che non riescono a ripianare i debiti della Sanità devono assumersi la responsabilità politica del loro fallimento amministrativo. Nel nostro caso, si dovrebbe immaginare una sorta di commissariamento del commissario, spodestato dall’alto come Lippi dopo i mondiali? Un’onta tremenda per il capo di un territorio, tanto clamoroso quanto difficile da interpretare.

Quando all’interno di una casa si sente puzza di fumo bisogna capire bene da dove arriva: “Accidere ex una scintilla incendia passim” diceva quel petulante di Lucrezio. Salvatore Muccilli emigra (?) nell’Udc seguito da Franco Giorgio Marinelli. Gino Velardi spiega come il nuovo partito ‘dal sapore antico’ , il partito della Nazione di Pier Ferdinando Casini stia crescendo velocemente. In Molise, si tratta di strategia di attacco o ritirata? La domanda è plausibile osservando i tempi e i modi. Il dubbio è se si tratti di un arroccamento nella battaglia finale contro l’avanzata inesorabile del ‘nordista’ Tremonti o se, a sorpresa, sia una manovra di guerra più ampiamente politica. In tal caso, sarebbe un evento rilevante e significherebbe che il centro destra non è più tutto di Silvio e sta subendo una mutazione genetica vera. Però, potrebbe anche dipendere solo dalla paura che il Governo Berlusconi voglia davvero attuare quel concetto espresso dal Ministro Sacconi nei primi giorni del 2010: ‘fallimento politico’.


La questione sanità, in tutto il sud, ha assunto una strana piega.

Più che una concreta e grave emergenza di numeri sta diventando un conflitto ideologico fra nord e sud, fra servizio pubblico e deregulation istituzionale. Ambiguità in cui si è infilato, con insperato tempismo, tutto il centro sinistra, isole dipietriste comprese. Il rigorismo di sinistra dell’ultimo governo per la maggioranza di Rutelli fu devastante. Per Berlusconi le tasse e l’austerity vengono raccontate come ‘salvifico decisionismo’ contro i tentennamenti della casta.

Dal fronte molisano, un Presidente di Regione ‘commissariato’ dal Governo non è ricandidabile, e questa è già la prima novità. E d’altronde, Silvio Berlusconi dice: ‘ghe penso mi’ e possiamo fidarci. Se la sua maggioranza riuscirà a convincere gli italiani che la manovra Tremonti li salverà davvero dal baratro, avrà vinto sul sud, sul nord e sulla vecchia carcassa del consociativismo mendicante dei partiti. Ma dovrà vincere tutto. Se invece riuscirà a spuntarla solo ai rigori il risultato visibile sarà una grande, spaventosa crepa a metà dello stivale, tra leghismo e meridionalismo acritico, che non si rimarginerà facilmente.

Paradossalmente, il Governatore ‘sfiduciato’ avrà l’ultima parola in tema di sanità di fronte ai molisani e la userà per dire: “Non è mica colpa mia se…. ghe pensa lù“. In attesa, il commissariamento dei commissari servirebbe a dare prova che il Governo nazionale non scherza e non rimanda decisioni inderogabili. Tanto, che gli costa?

 
12-07-2010, 3:54 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Tremonti, Iorio, Pasolini e l’Alba meridionale
 
La manovra Tremonti non è contestabile per i numeri ma per il presupposto, per la foga di disimpegno che contiene. Smembra lo Stato e la memoria della nostra cultura sociale.

di caterina Sottile

Ezra Pound nei suoi ultimi dieci anni di vita non parlò più con nessuno. Il grande genio poetico di un personaggio complesso ma lucido divenne così incomprensibile nella Babele della semplificazione della cultura moderna che lui scelse di tacere.  Uno dei suoi versi dice qualcosa che un contadino molisano avrebbe capito perfettamente: «Con l’usura nessuno ha una solida casa». Pound non era un istintivo e le sue teorie sono saldamente in piedi sulla dottrina, sullo studio oggettivo nei fatti e su quella formidabile quanto irripetibile capacità di vedere dentro le cose e al di là di esse. Lungimiranza che, per varie ragioni,  gli costò 13 anni  di manicomio criminale a Washington. Eppure,  oggi l’America lo rivaluta per le intuizioni profetiche contro lo strapotere di una finanza apolide, refrattaria alle regole e non compassionevole”.

Pound incontrò  Pier Paolo Pasolini, in un giorno di Ottobre del 1967. Lo scrittore americano era ormai vecchio, avvolto nel suo silenzio come in una sciarpa. Forse non fu chiaro in quel momento, ma oggi, a pensarci bene, la modernità era già stata compresa da due intellettuali che ne avevano visto, in anticipo sul mondo, i confini e i limiti.  Ezra col suo mito dei pionieri e Pier Paolo che mentre l’Italia si lasciava ubriacare di rumori,  dolori e solitudini metropolitane, continuava a sognare la verità umana dei contadini. 

Nella testa di un genio non c’è mai spazio per la retorica e la sua visione del mondo era concretamente incontestabile. “Ciò che sai amare non ti sarà strappato fu il verso di una poesia di Pound che unì i due uomini, come fossero nati nello stesso luogo. Tutto questo mi è venuto in mente riflettendo sulla capacità dei molisani che hanno ruolo pubblico di non amare abbastanza e di lasciarsi strappare il poco in cambio del nulla. 

Pensavo che come Ezra Pound, ma senza la sua arte e la sua conoscenza, sarei finita in silenzio, non avendo più opinioni su nulla. Se non altro, mi sentivo in ottima compagnia. E invece ho visto Cavalli Sanniti;  un blog che è un campo di battaglia snervante o rassicurante. Lì scrive Michele Tuono, che non è pericolosamente oggettivo come Pound e non è dolorosamente lirico come Pasolini. Pur elitario come loro, non è solo e non credo vorrebbe esserlo. Finalmente dice qualcosa di tanto ovvio da farmi prendere uno spavento: facciamo il tifo per Tremonti pur di pestare un piede a Iorio? Che genere di ideologismo, di separatismo, di rigorismo  è mai questo? Mi preoccupo perché se a qualcuno di noi, uno qualunque di noi molisani, venisse spostata la macchina, farebbe fuoco e fiamme. Ci depennano dal certificato di ‘esistenza in vita’ e non ci innervosiamo neppure un po’. 

Io non voglio gli ospedali con gli sprechi e le assunzioni inutili ma se mi togliete gli ospedali, tutto sommato preferivo prima. Abbiamo sprecato, abbiamo foraggiato clientes e cattivi imprenditori famelici. Abbiamo dilapidato risorse e non abbiamo saputo garantire servizi? La cura, in un paziente obeso, è la morte per fame. E certo: Totò avrebbe detto: questo viso non mi è nuovo! Noi, molisani per finta, se fossimo ancora contadini e fossimo ancora gente seria diremmo: “Ma fuss sciute pazz?”. Siccome siamo progrediti, sposiamo teorie, condividiamo punti di vista e senza accorgerci ci mettiamo in fila. La fila di chi comanda, anche se ci sta dicendo che non gli serviamo più e quando sarà il nostro turno verremo rimandati indietro. 

La manovra Tremonti non è contestabile per i numeri ma per il presupposto, per la foga di disimpegno che contiene. Si tratta di sfascismo travestito da austerità e questo Paese non merita tanta sciatteria. Malgrado gli sprechi e malgrado la demagogia, la povertà inflitta con il ghigno dell’indefferenza consegna il sud alle mafie e ai banditi delle promesse. Smonta , defintivamente, lo stato sociale. Per questo utilizza l’effetto liberatorio della caccia alle streghe.  Continuo a non vedere soluzioni se non da chi nella testa ha la Politica e la sua ingombrante nervatura sociale. Non avendo più opinioni, oggi voglio esprimere idee. E voglio farlo citando l’unica persona credibile che al momento conosco: “Non c’è da accertare nulla, se non la mia ingenuità. Torno, e trovo milioni di uomini occupati soltanto a vivere come barbari discesi da poco su una terra felice, estranei ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia della Preistoria che a tutto ciò darà senso, riprendo a Roma le mie abitudini di bestia ferita, che guarda negli occhi, godendo del morire, i suoi feritori…Così Pasolini, nella sua ‘Alba meridionale’. 



Quando mi avranno spiegato perchè altrove la difesa di ciò che era mio si chiama sviluppo e qui è parassitismo, forse, capirò. Al nord siamo capaci di starci meglio dei settentrionali. L’abbiamo dimostrato per decenni. Ma ora pensavamo che non fosse più tempo di dogane. Al momento, aspetto che qualcuno dica al presidente del Molise che abbiamo capito benissimo cosa sta accadendo e forse è il caso di rileggere, tutti, il nome che abbiamo sulla carta di identità. Vale, di per sé, uno scatto di serietà. 

 
23-07-2010, 6:30 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
La libertà di Informazione è opportunità di sviluppo
 
Per tutti gli anni della mia adolescenza ho creduto di essere di sinistra. Quando sono arrivata a Primapaginamolise mi ci sono talmente affezionata che ho provato un fortissimo istinto di ‘appropriarmene’. Ho capito solo allora quanto fosse comodo, se applicato alla realtà, il concetto di esproprio proletario. E da quel momento, Ingrao mi perdoni, mi sono sentita una comunista ‘middle class’ che capisce quanto sia difficile costruire dal nulla, produrre lavoro, investire i propri soldi, che starebbero tanto tranquilli se li si lasciasse dove sono, e vedere che succede. In realtà, come la mia amica Iacobucci sa bene, il mio cervello è più intelligente di me. Nella mia testa convivono pacificamente un milanese e un napoletano; quando serve energia al lombardo, il campano prepara il caffè. Quando la prova richiede inventiva, il lumbàrd tace..e acconsente.

Proprio per questo, mentre riflettevo sui limiti del comunismo ideologico e sulle opportunità del capitalismo pratico, stavo già dedicando al giornale tutto il mio tempo. All’inizio, confessiamo, non avevamo tante notizie fresche di giornata e proprio come un fruttivendolo volentoroso ho puntato sul ‘tempo reale’. Aggiornavamo continuamente, anche di minuto in minuto. Io controllavo i titoli, l’allineamento delle righe, come una casalinga un po’ nevrotica che rimette continuamente a posto i tappeti;  Mario curava lo sport, Buonty la musica e la cultura. Dell’Omo, come un vecchio commerciante, arrivava presto e chiudeva quando tutti erano andati via.  L’idea si è rivelata buona e ho lasciato perdere la sociologia politica.

Piuttosto, mi sono fidata di tre consigli buoni che ho ricevuto da bambina:

1) Se una cosa è giusta, falla.

2) Se lavori ovunque come fosse casa tua, costruisci una casa

3)

Se aiuti persone intelligenti a ottenere risultati utili, fai una gran bella figura e forse ti danno anche un premio alla memoria.

 Su questi tre principi ho fondato tutta la mia gaia scienza. Capite bene che quando mi si è parato di fronte Nicola Dell’Omo ho capito che era lui l’intelligente del mio destino. Era giovane, intelligente, e cercava risultati concreti. Non c’era molto da discutere, bisognava provare a fare qualcosa che, modestamente, so fare: resistere! Un giornale è un’impresa a capitale intellettuale perché senza professionalità, e senza motivazioni, un anno, forse due, ma poi ci si arena.  

Ed è questa la ragione per cui un quotidiano deve essere libero di assomigliare a se stesso. Si è autorevoli e quindi rispettabili quando si è onesti. I Poteri degni di attenzione non hanno mai temuto la contrapposizione dialettica. Temono, molto di più, il silenzio accomodante della mediocrità. Perché non è mai consenso ma solo distrazione. 

Primapaginamolise invece non si vuole distrarre e piuttosto che presenziare ai funerali metaforici, preferisce vivere, vuole dire cosa pensa, raccontare cosa ha visto, far parlare chiunque.

Il Molise non manca di forza o di idee ma ha bisogno di libertà d’azione, di spazio sufficiente per fare cose concrete anche se nascono dalla creatività, dal talento, dall’orgoglio. Non è una cosa da poco fare qui ciò che serve qui. Se poi, crescendo crescendo, produrrà lavoro stabile, per molti altri ragazzi, abbiamo vinto! Il premio in palio è la dignità di una generazione che ha studiato per diventare classe dirigente e non sa da dove si comincia

Provare a costruire una porta invece che cercare solo la chiave per aprirla sarebbe una bella novità. Nel frattempo, buon compleanno! 

 caterina sottile
 
28-07-2010, 23:48 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Indovina indovinello, chi ha chiesto un aumento?
 
Per quanto la politica abitui a quel sano cinismo ‘ignifugo’, che rende resistenti a tutto, a Michele e Gianfranco devono essere proprio cadute le braccia quando hanno ricevuto questa letterina di mezza estate. Un loro fedele sostenitore, a sua volta sostenuto saldamente, scrive: “Carissimi Presidente Iorio e Assessore Vitagliano, come sta avvenendo sul piano nazionale e nelle altre regioni, la situazione economica sta inducendo gli amministratori a dare un esempio di sacrificio decidendo di ridurre e tagliare una parte dei propri emolumenti e contribuire così ai sacrifici che saranno chiesti ai molisani…..)”

Ma malgrado questa nobile e responsabile premessa, l’autore della missiva torna in sé e aggiunge che gli emulamenti dei componenti del CdA non sono in linea con gli altri Enti. Lamenta, ‘mischino’, che, per esempio, Molise Dati o Molise Acque godono di stipendi decisamente migliori: 44.000 euro per il presidente di Molise Dati, 90.000 per Molise Acque; per non parlare dello IACP, con stipendi mensili di 50.000 euro. Quindi, il povero amministratore autonomo e abbandonato sottolinea che il suo ente è rimasto in coda, con soli 33.218 euro di stipendio mensile per il presidente

Quindi, scrive, perentorio: “Alla luce di queste considerazioni riteniamo necessario che si proceda ad una perequazione delle indennità” e spera in un positivo e urgente riscontro. In pratica, visto che gli altri hanno stipendi da nababbi e lui solo 33.000 euro al mese, o giù di lì, vuole l’aumento. Tremonti dovrebbe proprio incontrarlo questo ‘proletario coraggioso’, deciso a protestare e a rivendicare i diritti della classe operaia.

Michele Iorio, secondo noi, ha sorriso, appena appena, senza che il toscano si spostasse dalla bocca. Uno di quei sorrisi che servono a guadagnare tempo. Gianfranco Vitagliano avrà imprecato un po’, avrà pensato ad alta voce cose indicibili ad alta voce. Ma entrambi, secondo noi, hanno capito benissimo che trattasi di mercatino delle pulci, in cui sono in vendita mobili antichi, arsenico e vecchi merletti. Ma non è detto che varrà la pena spenderci troppo. 
S’

 
29-07-2010, 22:17 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Michele Iorio perde il consenso emotivo, non quello politico
 
L’ISTITUTO CRESPI pubblica un sondaggio sul gradimento del governo nazionale e sui governatori delle regioni. Michele Iorio lo divulga con una nota pubblicata persino sul network più cliccato dai navigatori di internet, FaceBook. 

L’analisi considera il periodo tra il secondo semestre 2008 e Luglio 2010. In quel momento Iorio partiva da un capitale di gradimento del 50%. Nei sei mesi successivi ha guadagnato tre punti e poi ha cominciato un po’ a calare, fino ad oggi. Ora ha un 48,6%, con -0,3. Nel frattempo, siamo passati attraverso il taglio dei fondi alla sanità, la paventata chiusura di alcuni ospedali, la perdita dei fondi Por da utilizzare per sanare il debito sanitario, i problemi della Cattolica, il più grande centro oncologico del Molise e del Sud, la ricostruzione post terremoto ancora da completare, l’agricoltura smembrata persino dai problemi climatici, oltre che economici. Malgrado ciò, Iorio, leggendo i numeri, perde solo quello che aveva conquistato nei mesi successivi a Luglio 2008 e porta a casa quasi tutto il suo capitale di partenza. E’ ciò che sta accadendo a Giovanni Chiodi, Presidente dell’Abruzzo, che ha un +0,4%. Quando avvengono tragedie così grandi, come è accaduto a noi e come è accaduto, persino peggio, agli abruzzesi, la gente spera, si affida, punta tutto su chi riconosce come parte del territorio. 

Su quali questioni il 2% degli elettori della maggioranza del Molise ha avuto riserve? Su quelle che hanno travolto tutto il mondo occidentale, dall’Italia alla Spagna, alla Germania, la Francia. Peraltro, l’elettorato di Michele Iorio ha votato il centro destra di Berlusconi, di Fini, della Lega Nord e bisognerebbe anche capire se oggi, gli scontenti, lo sono solo di Iorio, solo di Fini, solo Di Berlusconi, di Bossi o di tutti. Se si tratta di un giudizio asettico e profondamente tecnico sull’operato di Michele Iorio, considerato il guado in cui siamo, evidentemente i molisani si fidano davvero molto e pensano che saprà arginare i problemi della crisi generale. 

Ci verrebbe da dargli  un piccolo suggerimento: difenda, con le unghie, la salute dei molisani. Difenda i malati di cancro, la prevenzione che è possibile solo se sul territorio le strutture sono organizzate, accessibili e agli strumenti diagnostici si può arrivare tempestivamente. Difenda i servizi di chemioterapia, così come li abbiamo avuti negli ultimi anni, e una sanità a misura di dignità. Faccia scudo ai medici e ai reparti che sanno garantire efficienza, day hospital, interventi d’urgenza.  Perché questo sondaggio, diffuso proprio in queste ore, ha il vago sapore di un cucchiaio di miele offerto non ai molisani ma a Tremonti e Berlusconi. E’ come se i molisani dicessero ai ‘tagliatori di fondi’ armati di affilatissime sciabole: provate, prima di decidere. 

Un Governatore passato attraverso un terremoto che ha generato la più grande e giusta attenzione mediatica mai avuta in Molise, e che oggi si sta misurando con un federalismo che sembra tanto separatismo, risale dalla palude di tutti questi mesi con il 48,6% di audience. Il dubbio: o i Molisani non capiscono nulla o fuori dal Molise non capiscono che i territori sanno riconoscere bene da chi vogliono farsi governare. 

Il primo, inquietante effetto del federalismo è proprio l’arroccamento degli elettori attorno a chi considerano, malgrado tutto, ‘affidabile’. E finchè l’Italia sarà una nazione e non una federazione di stati autonomi, chi la governa ne dovrà tenere conto
caterina sottile

 
29-07-2010, 23:57 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
E Berlusconi si fidò di Iorio
 
Tremonti alza la voce con il Governatore del Molise e chiude ogni possibilità di discussione. Ma Berlusconi, questa volta, dà ragione a Iorio. 

Prima del Consiglio dei Ministri, che si terrà a Roma il 30 Luglio alle 11,00, Michele Iorio ha incontrato il premier Berlusconi e il ministro Tremonti. Un incontro/confronto con Tremonti aspro soprattutto sul nodo sanità. Il Governatore del Molise ha spiegato i problemi sulla base dei dati e ha mostrato, numero per numero, il suo piano per risolvere o perlomeno arginare la crisi del debito sanitario.
 
Ma questa volta, forse per la prima volta, ha avuto il sostegno del presidente Berlusconi. 

Nello scontro a tre le ragioni del Molise, poste sul tavolo da Iorio, sono state accolte. In realtà, Michele Iorio ha affrontato i vertici del governo nazionale con il dichiarato rischio di essere ‘commissariato’ ed ha rilanciato minacciando di dimettersi sia dalla presidenza della regione Molise, sia dal Pdl. 

Nessuna mezza trattativa, né scorciatoie per mendicare soluzioni di facciata. Se davvero i conti non fossero considerati corretti, il presidente del Molise ha dichiarato di rimettere il proprio mandato. 

Si è quindi deciso di rimandare la discussione sulla Sanità/Molise e domani, nell’incontro dei Ministri, l’argomento non sarà all’ordine del giorno. 

Michele Iorio non torna in Molise con la soluzione ma ha ristabilito l’equilibrio dei ruoli e Berlusconi, al momento, ha preferito non strappare davvero l’ultimo lembo del suo legame con il centro sud. 

Dopo il Molise, c’è la Puglia di Vendola e proprio a fianco, i carboni ardenti del terremoto aquilano.


sottile

 
04-08-2010, 14:59 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Barbarossa cavalca verso sud e in Molise giochiamo a risiko
 
C’è un tempo per gli ideali, un tempo per le decisioni e un tempo per la fuga. Se a fuggire è un uomo che ha degli ideali ma sa assumere decisoni, probabilmente, quasi sicuramente, fugge per raggiungere mete certe. In caso contrario, fugge senza saper decidere quale strada prendere. Non è che abbiamo voglia di scherzare in queste ore in cui la fatica di sopravvivere, in Molise, ha assunto sembianze pubbliche e si vede, forse finalmente, anche nei luoghi blindati delle Istituzioni. Iorio era andato a Roma a negoziare una tregua ed è tornato sventolando un patto momentaneo di non belligeranza con Tremonti, con la benedizione di Berlusconi. 

Nel frattempo, il presidente del Consiglio ha avuto un ‘signor problema’ con Gianfranco Fini ed ha perso un pezzo di maggioranza come un blocco di ghiaccio che si stacca dalle Alpi. 
La destra popolare è scivolata via dalla destra padana leghista, rigorista solo coi conti del sud. L’unico modo per liberare il centro destra, ostaggio della Lega, era squagliarlo fino a farlo scivolare.  Ed infatti, coloro  a cui era caro il consenso meridionale se  la ‘sono squagliata’. 

Il presidente del Molise, al ritorno da Roma, ha trovato un’altra barricata e sempre per colpa di un ‘Gianfranco’. Il suo di cognome fa Vitagliano, ma sempre problematico è. Gli assessori in carica, pare, non abbiano per nulla gradito l’invito a diminuirsi lo stipendio di 2000 euro ed hanno calcolato i costi degli assessorati esterni. L’assessore più visibile ‘dall’esterno’ è proprio Gianfranco Vitagliano. 

Oreste Campopiano, corrosiva medusa parlante all’ombra degli ombrelloni termolesi, scrive: “Quasi con perfetto sincronismo si è consumato in Molise uno strappo istituzionale e politico che non trova precedenti e questa volta il fattaccio è accaduto alla personale presenza di un esterrefatto  Governatore,  il quale – rebus sic stantibus – difficilmente riuscirà a traghettare questa barca sgangherata  fino alla scadenza naturale del mandato“. 
L’avvocato Campopiano fa l’avvocato dell’accusa e afferma anche quando non è certo, smentisce quando lo è, ipotizza quando è meglio non approfondire. Gli scappa di dire, però, che è la barca ad essere sgangherata. 


Conferma, insomma, le inquietanti parole di Filoteo Di Sandro:

Non è più possibile che all’interno della stessa coalizione, in questo caso del centro destra, ci siano atteggiamenti e comportamenti contrastanti, a volte di netta contrapposizione al governo regionale. In sostanza ci manca “l’amalgama ” e mi chiedo se non sia il caso di chiederla agli elettori prima della scadenza naturale della legislatura. Proviamo a cambiare , prima che gli altri ci cambino. Anticipiamo a quest’anno le regionali”. Le emergenze affinano le intelligenze a aggregano le volontà forti.

L’assessore Di Sandro dice, con grande gentilezza qualcosa che alle menti rudi suona così: Dovevamo fare una manovra da 90 milioni di euro e ne abbiamo rastrellati solo 30 milioni; abbiamo chiesto un segno politico, non certo economico, rinunciando a 2000 euro al mese e avete reagito puntando dita l’uno contro l’altro; vi invito allora a guadagnarvi lo stipendio intero, ma rimettendovi alla volontà degli elettori: chi resisterà avrà diritto assoluto di governare e di stabilire le regole. Se stare in una squadra significa assumersi la responsabilità dei vantaggi e degli errori, misuriamo il consenso ‘a uomo’ e ricostituiamo il gruppo che le urne vorranno formare. 


Forse siamo troppo semplici ed abbiamo interpretato male il pensiero ispiratore della nota di Di Sandro. Ma ci sono due o tre dubbi: il governo nazionale si è posto, giustamente, ad arbitro del danno economico del debito accumulato dalle regioni e impone di sanarlo. Danno di cui i governatori pagano lo scotto politico. Ciò che non è chiaro è perché il rigore di Tremonti conferisce credibilità e consenso al suo governo e penalizza invece i diretti referenti nelle regioni? Non sono gli stessi elettori a osservare ciò che sta accadendo? I territori periferici sono stati amministrati male? E il governo nazionale non c’entra nulla? Al contrario, se tagliare servizi in Molise e in tutte le altre regioni significa legare le mani ai gruppi dirigenti perché, per magia, dovrebbe premiare la maggioranza in parlamento? 

Il debito della sanità molisana è spaventoso e il ministro Tremonti impone di chiudere anche la Cattolica. Dopo esserci arresi alla chiusura degli ospedali pubblici di Larino, Agnone, Venafro scopriamo che non basta e ci chiedono di perdere anche l’Università cattolica, con i suoi servizi di chiemioterapia, di oncologia. Tutto questo dovrebbe ristabilire equilibrio nei conti e nessuno ha replicato dicendo che significherebbe anche lasciarci in mezzo ad una steppa deserta. Gli ospedali garantiscono salute ma anche economia di contorno, attività commerciali e trattengono fondi pubblici in loco. 

In una situazione come questa serviva davvero un gruppo dirigente in grado di precedere Tremonti ‘sbattendo’ sul tavolo una pianificazione sanitaria razionale, solidale ma efficiente.  Nessun ministro oserebbe conrastare la forza politica che deriva da una scelta giusta se il fine è davvero il controllo della spesa. E nessun governatore può permettersi di lasciare il proprio territorio senza servizi essenziali. Non è una faccenda elettorale ma attiene all’obbligo morale di ogni uomo. Da Roma invece stanno osservando l’ennesimo teatrino di comparse che al primo fischio lasciano il palco.  L’opposizione regionale ha colto al volo l’attimo fuggente delle divisioni ed ha forzato i cancelli con una proposta propria, chiara. La gravità del tema posto meritava un voto 
trasversale, ma convinto.

Non sappiamo cosa pensi ora il Governatore Iorio e forse ha ragione Di Sandro; la prossima commedia avrà bisogno solo di attori protagonisti, possibilmente anche in grado di recitare senza copione.

caterina sottile

Riferimenti

• Filoteo Di Sandro:”Troppa confusione, torniamo a votare”

• Il coraggio dell’umiltà

 
15-08-2010, 18:06 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Il candidato alla presidenza del Molise per l’Idv? Giovanni Di Stasi
 
Di Pietro è vulcanico, come noto, e forse questa volta ha cercato un nome che sparpaglierà le foglie nel giardino autunnale del centro sinistra

La manovre di riordino finanziario non distraggono la politica da quelle elettorali. Per le prossime elezioni regionali il centro sinistra ha un solo nemico da battere: Michele Iorio. I tagli, la crisi, la sanità sono temi essenziali su cui l’opposizione si giocherà la campagna elettorale del 2011. Ma oltre agli argomenti, fondamentali, bisognerà trovare la giusta voce con cui affrontarli. Il centro sinistra cerca un uomo (o una donna) in grado di rinsaldare le gambe della minoranza ma anche di aggregare il dissenso a Iorio, tra gli ex sostenitori delusi. I mugugni, le ambizioni possono aggiungere la percentuale di consenso che manca a sinistra. 


Assodato che il centro destra ricandiderà Michele Iorio, chi sarà lo ‘sfidante’ forte in grado di contrastarlo? 
L’onda alta di Forza Italia, con i suoi imprenditori, la sua borghesia che si è fatta da sé, l’anti burocrazia e il capitale come unica garanzia di servizi e di benessere, in Italia ha avuto un leader ‘nuovo’, Silvio Berlusconi. Tanto nuovo che quando la crisi ha destabilizzato i ruoli la Politica, anche a destra, ha cominciato a considerarlo un ‘corpo estraneo’, un po’ pericoloso, forse. In Molise, quell’onda ha avuto un ‘surfer’ con la testa piena di dogmi antichi e capace di domarla puntando sul solco profondo della mediazione piuttosto che sui muscoli o sul carisma. 

Dall’altra parte c’è il PD, c’è Astore, c’è la sinistra, Costruire democrazia con Romano ed Erminia Gatti e c’è l’Idv di Tonino Di Pietro

. Non sono uniti, al momento, e non è dato sapere se lo saranno contro Michele Iorio. 

Nello scontro nazionale con il centro destra Tonino Di Pietro di Fini dice che è caduto dalla padella alla brace e, di fatto, ne stempera il pungiglione; l’opposizione a Berlusconi è ‘una faccenda sua’. In Molise, l’avversario è lo stesso, ma contro il centro destra di Iorio, in casa, non ci si può andare sempre e solo a testa bassa

Come possibile candidato dell’IdV c’è un’ipotesi che farà rumore: Giovanni Di Stasi. Deputato in Parlamento nel 1996, eletto nel collegio di Termoli per l’Ulivo e presidente del Molise per un anno, proprio quando un ricorso annullò le elezioni a vantaggio di Iorio, aveva intuito la necessità di trasformare i partiti in movimenti ideali invece che ideologici. Chi lo avversava pensava la stessa cosa ma considerandola una deriva. Fu lui a portare la sinistra più vicino a Di Pietro, proprio per conquistare un consenso più trasversale e più comprensibile agli elettori dell’era moderna.

Dal 2004 al 2006 è stato presidente del Congresso delle Autorità Locali e Regionali d’Europa (CLRAE). Sarà disposto a rinunciare all’Europa per tornare in Molise? Oggettivamente, il suo nome aprirebbe un dibattito vivace. Il dato da osservare è se servirà ad unire o allungherà le distanze tra PD e IDV. Fino ad oggi la minoranza ha identificato in Michele Iorio il solo responsabile di tutti i mali del Molise. Questo dovrebbe indurre a cercare un solo candidato su cui convergere pur di batterlo. Le elezioni di Termoli non lasciano presagire che sarà facile.

 CaterS
 
24-09-2010, 22:03 • Venafro • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Nicandro Ottaviano come Houdini: a Monaco per brindare ai suoi elettori
Non ha mai lasciato l’Idv. E’ solo andato a farsi una birra
 
Ci è pervenuta notizia della diffusione di un comunicato stampa proveniente dal seguente indirizzo di posta elettronica: circoloidv.venafro@hotmail.it Si porta a conoscenza delle SSLL che si tratta di un falso comunicato illegittimamente attribuito al Circolo dell’Italia dei Valori di Venafro e di una falsa riproduzione della carta intestata del partito. Infatti il Circolo dell’IDV di Venafro utilizza per i propri comunicati esclusivamente il presente account di posta elettronica: circolovenafroidv@alice.it. Si prega d’ora innanzi di verificare l’attendibilità della fonte ritenendo tali esclusivamente i comunicati provenienti da questo indirizzo di posta elettronica. Il Presidente del Circolo IDV Venafro
Giuseppe Riccitiello”

Houdini (Udinì) fu il più grande illusionista della storia, famoso anche per le sue fughe impossibili e per l’abilità di slegarsi dalle catene in tempo record. 

Lo strano caos che ha avvolto Nicandro Ottaviano in queste ore ci ricorda i colpi di teatro di Harry Houdini: arriva in tutte le redazioni un comunicato che annuncia l’abbandono dell’IdV. Subito dopo, la secca smentita, con un invito perentorio a verificare le fonti

Il presidente IdV di Venafro smentisce l’attendibilità della fonte, insomma, ma non della notizia. Forse, dando per ovvio ed implicito che se l’autore del comunicato è mendace, lo è anche ciò che afferma. Ed in effetti, prendiamo per buono l’assunto. 

L’IdV ha annunciato un ‘No Iorio day’ a suon di grancassa sul tema sanità. Per non parlare dello scontro di due giorni fa alla Camera. Antonio Di Pietro, e lo sanno oramai tutti, ha persino definito ‘Riina o Provenzano’ il presidente del Molise per i suoi nepotismi e familismi in tema di ospedali. Ma, Ottaviano durante il Consiglio regionale in cui si è parlato di riordino e che ha indotto i consiglieri di minoranza ad abbandonare l’aula polemicamente, pare fosse all’October Fest. Essendo, a quanto pare, ancora nell’IdV, probabilmente brindava alla salute dei suoi 800 elettori venafrani che nei giorni scorsi erano andati a manifestare contro i tagli della riforma sanitaria. Un brindisi di solidarietà, a tutta birra, da Monaco di Baviera, in attesa di tempi migliori.
Sottile

 
27-10-2010, 21:55 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
Neuromed e Cattolica in Molise: case mix e strutture d’eccellenza
 
I parametri di ‘alta complessità’ (case mix) e gli standard di eccellenza delle cliniche universitarie. Proviamo a ragionare di salute e di economia sanitaria, senza pregiudizi e senza entusiasmi. Cattolica e Neuromed leggermente al di sotto dei parametri ma i criteri prevedono anche la ‘non genericità’ delle prestazioni proprio perchè non si sovrappongano a servizi già presenti sul territorio

Per non sbagliare, chiediamo aiuto ad Ippocrate, e chi più di lui?Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa”.

di Caterina Sottile

Dai dati del Ministero sullo stato di salute degli italiani, aggiornato al 2006, si fotografa una realtà che forse nel quotidiano conosciamo bene: le due grandi patologie ‘madri’ che spiegano quasi tre morti su quattro (70%), sia tra gli uomini che tra le donne, sono malattie del sistema circolatorio ed i tumori; per le donne le malattie circolatorie sono causa preminente (43,8%) distanziando i tumori (25,6%). La terza causa di decesso sono le malattie respiratorie ma seguono i due “big killer” con notevole distacco (7,4% tra gli uomini e 5,4% tra le donne). Tra gli uomini le cause violente si collocano al quarto posto tra le cause di decesso (5,1%) mentre tra le donne questo gruppo di cause rappresenta il 3,4% . La quarta causa di decesso tra le donne è invece rappresentata dalle malattie endocrine e del metabolismo (4,9%) e in particolare dal diabete che da solo provoca il 4% dei decessi femminili. 

A leggere questo schema possiamo dire che il Molise, nel suo ‘piccolo’, nell’ultimo decennio si è organizzato con coerenza rispetto alle priorità da affrontare. 

I tagli imposti dal riordino, accolti come evento improvviso e non con la necessaria, progressiva strategia di pianificazione sul territorio, porteranno caos nella gestione ordinaria della sanità,  soprattutto per i pazienti cronici o per le piccole e medie urgenze. E’ lì che le carenze potrebbero diventare dirompenti. Per la sanità ad alta complessità abbiamo invece recuperato un ritardo enorme rispetto al nord o agli ospedali specialistici dell’Abruzzo o della Puglia. Peraltro oltre alle strutture pubbliche, le due grandi presenze scientifiche private rispondono perfettamente alla necessità di arginare i ‘big killer’: malattie cardiocircolatorie e tumori. Da una parte Neuromed, con la sua ricerca neurologica e dall’altra Cattolica, con la cardiochirurgia e la chirurgia oncologica, la radioterapia e la chemioterapia.

La presenza di strutture private è giustificata quando il pubblico non è in grado da solo di assecondare la richiesta di salute del territorio. Bisogna dire che tendiamo a immaginare il ‘privato’ molisano solo con Neuromed, Cattolica, Villa Esther di Bojano o Villa Maria di Campobasso. In realtà, ci sono moltissimi ambulatori o piccole strutture che eseguono esami diagnostici, anche in aree vicine agli ospedali pubblici. La presenza dei privati, però, se la osserviamo solo dal punto di vista geografico, non occupa zone in cui il pubblico è assente. La Cattolica, per esempio, è poco distante dal Cardarelli di Campobasso. E lo stesso vale per Neuromed rispetto all’Ospedale di Venafro.
 
Dal rapporto annuale sui dati di ricovero aggiornato al 2007 (SDO 2007)  emerge che i privati accreditati rappresentano il 14, 4% delle discipline per acuti e il ricorso a strutture private accreditate è maggiore in meridione: 26,1% in Abruzzo, 27,1 in Campania, 25,9% in Calabria. L’aumento netto del flusso di pazienti verso i privati in Molise riguarda i ricoveri diurni, con il 19,2%.
 
Lo strumento principale di relazione tra il servizio sanitario regionale e Università, adottato dalla riforma, è quello dei protocolli d’intesa; l’art. 1 comma 1 stabilisce infatti che: “l’attività assistenziale necessaria per la didattica e la ricerca è determinata, nel quadro della programmazione nazionale e regionale, in modo da assicurarne la funzionalità e la coerenza, a mezzo di specifici protocolli d’intesa, stipulati dalla regione e dall’università sulla base di apposite linee guida emanate dal governo“. L’art. 7 del decreto di riforma riconosce alle aziende ospedaliero-universitarie, a seguito degli accordi contrattuali e previa verifica dei requisiti, un finanziamento correlato alla maggiore complessità dell’attività assistenziale e ai maggiori costi indotti dall’attività di didattica e di ricerca svolta presso queste strutture. A fronte di una maggiore complessità della casistica si riconosce quindi un maggior costo dell’attività assistenziale, anche come costo indiretto dell’attività didattica e della ricerca. 

Il tema del finanziamento degli ospedali di insegnamento, soprattutto in relazione alle modalità di copertura degli alti costi assistenziali di queste strutture,  è il nodo da districare di tutti i sistemi sanitari. C’è però una sorta di livello imprenscindibile che giustifica la convenzione con il privato che è, appunto, l’alta complessità della prestazione: la possibilità di diagnosi complesse presume il supporto di strumenti di altissima tecnologia, per esempio. 

Un indice che riassume tutte le ‘qualità peculiari’ è l’indice di case mix che indica la complessità relativa della casistica trattata, l’esperienza su quella particolare patologia. Una sorta di bollino di qualità che attesta l’efficienza ma anche l’economicità che deriva dal rapporto tra efficacia dell’intervento e tempi di degenza. Ma dentro questo dato c’è, ovviamente, tutto l’insieme dei parametri imposti dalla legge per l’assistenza sanitaria, compresa la ‘solidarietà, la tempestività e persino le buone maniere, oltre a elementi più squisitamente medico-scientifici e di sicurezza. Avendo a che fare con pazienti mediamente più gravi le cliniche universitarie sono in grado di affinare la propria esperienza scientifica e forniscono, contemporaneamente, una casistica più ampia e più continuativa. Un patrimonio che si traduce con la capacità sempre maggiore e diretta di intervento sulle malattie. Per semplificare diciamo che  il case mix si esprime con un valore pari a 1; valori superiori indicano una complessità della casistica superiore a quella di riferimento. 

Lo standard medio delle strutture di alta complessità è di 2.1. Cattolica ha un case mix di 1,1; Neuromed 1,3. Quindi, al di sotto della media. Quali parametri fanno oscillare questo dato?

Per esempio, le prestazioni ‘non appropriate‘: se in un centro di altissima specializzazione come Cattolica si eseguono esami di ruoutine in pazienti che non hanno patologie oncologiche o necessità di interventi al cuore, il case mix si abbassa perché significa che quella struttura, presente in quel contesto per la sua ‘irripetibilità’, si allinea invece agli standard di assitenza ordinaria già garantiti nel pubblico o in altre strutture sanitarie vicine. Per questa ragione, viene penalizzata l’economicità, criterio essenziale per la valutazione del case mix.

Considerando che il case mix per Cattolica è 1.1 e per Neuromed 1.3, in rapporto ad un indice di riferimento 2.1, dovrebbe significare che le prestazioni di alta complessità sono del 10% rispetto al totale dei servizi erogati. In proporzione alle potenzialità e alla spesa, è poco; soprattutto rispetto all’effettivo bisogno dei molisani. Attenti però a non semplificare troppo. Le ragioni sono complesse e non sempre dirette. Inoltre, i molisani vengono indirizzati troppe volte verso ospedali lontanissimi; non per scelta, che sarebbe legittima, ma perché non trovano in Molise percorsi facili e sostenibili, a misura di malato. 

1) C’è un paziente A che deve arrivare alla cura B, ma finisce per passare attraverso tutte le lettere dell’alfabeto senza mai arrivarci, o arrivando tardi. 

2) Il paziente A ha bisogno della cura B e può trovarla sotto casa sua ma pensa che un ottimo cardiochirurgo, un luminare della neurochirurgia possano o debbano risolvergli anche i guai con la gastrite.

3)C’è una strana abitudine di eseguire esami invasivi o altamente specialistici suggeriti mangari dal medico di base. Per farli si ricorre ai centri d’eccellenza perchè si fa prima, perchè ci si fida di più ecc ma in assenza di una diagnosi chiara  il percorso si interrompe, salvo poi ricominciare a distanza di qualche mese, se i sintomi non si risolvono spontaneamente. Un gioco dell’oca costoso e inutile per la soluzione del problema.

E’ in questa aspettativa dei malati che ricorrono all’alta complessità perchè la considerano ‘alta affidabilità’ che si crea il corto circuito. Certo, il concetto sarebbe più semplice da spiegare se parlassimo, chessò, di abbigliamento: in un territorio in cui si producono ottimi jeans si decide di finanziare un atelier di alta moda in modo da generare un mercato diversificato e garantire un dato prodotto anche a chi ha bisogno di lana pregiata, troppo costosa per il mercato ordinario. Ma, se invece che produrre capi unici cominciasse a confezionare altri jeans, peraltro, con costi di produzione molto più alti, finirebbe per appesantire il mercato interno travolgendo come in un domino tutte le altre attività. Raccontato così il problema è comprensibile. Trattandosi però di malattie e di esseri umani, non sempre è facile e possibile separare i percorsi e deludere le aspettative dei pazienti. Se si chiedono ad un centro di ricerca come Cattolica o Neuromed risposte per domande ‘banali’, ma che il paziente stesso non percepisce mai come tali, molto dipende da quali altre possibilità di accoglienza dignitosa trovi altrove.

30-11-2010, 2:07 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Signore e Signori, Buonanotte! Mario Monicelli non c’è più

Signore e signori, buonanotte! Con un salto ci aveva fatto maramao per cinquant’anni, visionario e strafottente, annunciandoci un futuro banale, ipocrita, disfatto e senza ironia. Era sempre un salto più in là. E ora, a 95 anni, come il Marchese del Grillo, ci ha salutati: Io sono io, e voi non siete un….! L’aveva vista bene la ‘Grande guerra’ del sud imbroglione che si inventa accenti settentrionali per cavarsela. Mai una volta che ci si possa fidare. E imbrogliando imbrogliando, gli tocca sempre di tornare a casa a piedi, di resistere, come fanno gli eroi, ma vestito da barbone. Il Meridione strafalcione che fa le guerre e non le capisce, che laurea i suoi figli per farli vergognare di ciò che sono e quando partono, lo fanno per scappare, mai per arrivare. Eppure, una ‘Ragazza con la pistola’ che arriva a Londra dalla Sicilia per sparare a Macaluso Vincenzo, ci travolge in una fragorosa, cattivissima risata: Monica Vitti con la treccia e il lutto che insegue il suo seduttore, disonorata e illetterata, è una pernacchia fantastica al mafioso inerme che incombe sulla sua piccola storia quotidiana. Le basta spostarsi un metro più in là per scrollarsi la polvere del sud arretrato e dimostrare ai fessi che non esiste. Non esistono i meridionali, se milioni di italiani, un metro più in là del sud, diventano cittadini del mondo. Mi mancherà Mario Monicelli. Come quando fuori piove, e l’ultima scommessa è persa. Ora che ‘Vogliamo i colonnelli’, e lui lo sapeva, e che ci lasciamo rimbambire da una masnada di Borghesi piccoli piccoli, invece che aiutarci, s’è lanciato giù, cinico d’un genio, senza tenerezza alcuna per la sua Italia pigra. Noi, qui, sotto il tacco di uno stivale slacciato, siamo un’armata Brancaleone di chiacchieroni, i Soliti ignoti incapaci di trovare soluzioni serie, spreconi di qualità che altri non hanno mai avuto; ma abbiamo ciò che serve per ridere in faccia agli inetti senza allegria. Inseguiamo treni, come gli scemi di Amici miei, per schiaffeggiare le marionette che non prendono sul serio la nostra comicità. Possiamo farcela, forse, a fare maramao a nuovi mostri che somigliano tanto ai vecchi. Ce la faremo ridendo e riallacciandoci lo stivale con lo spago lungo, lunghissimo, della grammatica italiana. Mi mancherà, il maestro Monicelli. Ci mancherà. Come ci manca, da troppo tempo, l’autorità dell’intelligenza come ambizione sociale suprema. 

29-12-2010, 21:36 • Larino • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

I vandali devastano la sede Imam di Larino

Se sono questi i futuri ‘liberatori’, stiamo bene così. Grazie

Mobili all’aria, tappezzerie tagliate e una scritta sulla facciata del palazzo che ospita la sede dell’istituto di musica e arte di Larino: “Non vi preoccupate, tanto paga zio Michele”. Il problema è che i novelli guastatori non sanno che non paga zio Michele, pagano i loro padri, le loro madri, le sorelle, i fratelli. Pagano i molisani e non solo mettendo mano alle tasche.

Pagano, e un conto salato, il disvalore aggiunto dell’imbecillità. Quella forma di criminale cretinaggine che induce a distruggere invece che a  proteggere, a cancellare invece che creare. I larinesi non meritano questa rivoluzione finta che uccide e inibisce la possibilità vera di resistere e di affermare i loro diritti. E’ già la seconda volta che con la scusa della pernacchia al potere ci si accanisce contro la povera storia e le povere mura di Larino. Le povere, belle mura di una città magnificamente antica e docilmente forte, nobile e pigra ma impenetrabile. Eppure, chissà perchè, l’unico pensiero che sa esprimere, oltre le sue mura alte, è un ‘non pensiero’. Non l’ha uccisa il terremoto, non la ucciderebbero i cattivi politici. Ci riusciranno, pare, i cretini anonimi che non sapendo far nulla, distruggono ciò che hanno fatto, molti secoli fa, quelli che invece sapevano fare.

Povera Larino, sconfitta non dai padroni estranei ma dagli inermi che ha allevato, inconsapevolmente, sperando che la aiutassero a risollevarsi. E invece la devastano, sputando sulle sue pareti vecchie e orgogliose e sulla voce fioca di una storia che avrebbe meritato migliori guerrieri.

caterina sottile

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